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Subject: terremoto
la mia non risposta è successiva la tua.. ma tranquillo..
io ho solamente chiesto cosa cavolo mi fossi perso.I tuoi "buoooongiornooo" te li puoi tenere perchè fatti da te ,persona che non conosco,risultano offensivi. tutto quì!
chissà com'è che stai sempre litigando te...
(edited)
chissà com'è che stai sempre litigando te...
(edited)
io litigando?!
la mia era solo una battuta, non pensavo offensiva, ma si vede che sarai permalosetto,
ma comunque tranquillo, rimani rilassato che non ti rispondo più.
la mia era solo una battuta, non pensavo offensiva, ma si vede che sarai permalosetto,
ma comunque tranquillo, rimani rilassato che non ti rispondo più.
ok,vale anche per memedesmo aka "mister permalosetto"
restiamo in topic evitando discussioni personali. se avete qualcosa da dirvi fatelo via skmail, grazie
La signora Okoshi misura le radiazioni di Fukushima
I giapponesi si fidano sempre meno dei dati ufficiali forniti dal governo, e iniziano a fare da sé
La signora Kiyoko Okoshi vive a Shidamyo, un remoto villaggio giapponese nella prefettura di Fukushima, a meno di 30 chilometri di distanza dai tre reattori nucleari danneggiati l’11 marzo scorso dallo tsunami che ha colpito la costa settentrionale del Giappone. Le autorità le avevano assicurato che il suo villaggio non era stato contaminato dalle radiazioni, ma lei non ci ha creduto e ha deciso di misurarle da sé. Ne parla il New York Times.
In aprile la signora Okoshi, spendendo cira 625 dollari, ha comprato un misuratore di radioattività e ha iniziato a raccogliere dati. Le sue analisi hanno registrato un livello di radiazioni potenzialmente pericoloso per l’organismo, se l’esposizione è prolungata: 67 microsievert all’ora. Le misurazioni amatoriali sono spesso poco attendibili, perché rilevano un solo tipo di radiazioni e spesso non sono in grado di calcolare il tempo di esposizione ma in questo caso sembrano trovare conferma nelle rilevazioni del Dipartimento dell’Energia americano e del governo giapponese.
Shinzo Kimura, un esperto di radiazioni che ha lasciato il Ministero della Salute giapponese per protestare contro la lentezza con cui il governo stava affrontando l’emergenza, ha fatto ulteriori rilievi nella zona e ha dimostrato che la signora Okoshi ha ragione. I materiali radioattivi vengono trasportati dal vento e non si depositano in modo uniforme sul territorio. Alcune zone presentano un livello di radioattività molto basso, mentre altre hanno fatto registrare livelli simili a quelli Chernobyl, il sito nucleare ucraino.
Le autorità giappponesi non hanno ancora risposto agli appelli della signora Okoshi, ma il suo non è un caso isolato. Sempre più cittadini stanno perdendo fiducia nei dati ufficiali diffusi dal governo giapponese e dal traballante primo ministro Naoto Kan. E quando a Tokyo è stato organizzato il primo seminario per imparare a usare i misuratori di radioattività si sono presentate più di 250 persone, costringendo gli organizzatori a lasciare fuori alcuni dei partecipanti. Anche qualche politico ha preso l’iniziativa: in diverse città della prefettura di Fukushima gli amministratori locali stanno ripulendo i campi sportivi delle scuole senza aspettare l’aiuto del governo centrale.
ilpost
I giapponesi si fidano sempre meno dei dati ufficiali forniti dal governo, e iniziano a fare da sé
La signora Kiyoko Okoshi vive a Shidamyo, un remoto villaggio giapponese nella prefettura di Fukushima, a meno di 30 chilometri di distanza dai tre reattori nucleari danneggiati l’11 marzo scorso dallo tsunami che ha colpito la costa settentrionale del Giappone. Le autorità le avevano assicurato che il suo villaggio non era stato contaminato dalle radiazioni, ma lei non ci ha creduto e ha deciso di misurarle da sé. Ne parla il New York Times.
In aprile la signora Okoshi, spendendo cira 625 dollari, ha comprato un misuratore di radioattività e ha iniziato a raccogliere dati. Le sue analisi hanno registrato un livello di radiazioni potenzialmente pericoloso per l’organismo, se l’esposizione è prolungata: 67 microsievert all’ora. Le misurazioni amatoriali sono spesso poco attendibili, perché rilevano un solo tipo di radiazioni e spesso non sono in grado di calcolare il tempo di esposizione ma in questo caso sembrano trovare conferma nelle rilevazioni del Dipartimento dell’Energia americano e del governo giapponese.
Shinzo Kimura, un esperto di radiazioni che ha lasciato il Ministero della Salute giapponese per protestare contro la lentezza con cui il governo stava affrontando l’emergenza, ha fatto ulteriori rilievi nella zona e ha dimostrato che la signora Okoshi ha ragione. I materiali radioattivi vengono trasportati dal vento e non si depositano in modo uniforme sul territorio. Alcune zone presentano un livello di radioattività molto basso, mentre altre hanno fatto registrare livelli simili a quelli Chernobyl, il sito nucleare ucraino.
Le autorità giappponesi non hanno ancora risposto agli appelli della signora Okoshi, ma il suo non è un caso isolato. Sempre più cittadini stanno perdendo fiducia nei dati ufficiali diffusi dal governo giapponese e dal traballante primo ministro Naoto Kan. E quando a Tokyo è stato organizzato il primo seminario per imparare a usare i misuratori di radioattività si sono presentate più di 250 persone, costringendo gli organizzatori a lasciare fuori alcuni dei partecipanti. Anche qualche politico ha preso l’iniziativa: in diverse città della prefettura di Fukushima gli amministratori locali stanno ripulendo i campi sportivi delle scuole senza aspettare l’aiuto del governo centrale.
ilpost
Il plutonio intorno a Fukushima
Il governo giapponese ammette di aver trovato tracce del pericoloso materiale radioattivo a decine di chilometri di distanza dalla centrale nucleare
1 ottobre 2011
Tracce di plutonio sono state trovate a circa 45 chilometri di distanza dall’impianto nucleare di Fukushima Daiichi, in Giappone. Si tratta della prima rilevazione di questo materiale radioattivo in un’area così distante dalla centrale, rimasta gravemente danneggiata dal terremoto e dallo tsunami dello scorso marzo nel Giappone settentrionale.
La conferma del ritrovamento delle tracce radioattive è stata diffusa dal ministro della Scienza in un rapporto governativo pubblicato ieri. Oltre al plutonio, a una ottantina di chilometri dall’impianto sono state rilevate anche tracce di stronzio, un altro elemento molto pericoloso che va trattato con cautela. Fino a ora nell’area intorno a Fukushima era stata rilevata solamente la presenza di due altri materiali radioattivi: il cesio e lo iodio.
Nel rapporto le autorità giapponesi dicono che la radioattività del plutonio e dello stronzio è “estremamente bassa”, se confrontata con le alte concentrazioni di cesio trovate in questi mesi in altre aree nei pressi della centrale nucleare. Per il governo la scoperta non è quindi allarmante e l’obiettivo principale rimane la bonifica delle aree rimaste maggiormente contaminate dalla crisi nucleare.
L’ammissione che tracce di materiale radioattivo siano state trovate a una simile distanza da Fukushima Daiichi non deve essere comunque sottovalutata, perché indica una potenziale esposizione a maggiori radiazioni da parte di chi abita lontano dall’impianto. Il plutonio e lo stronzio non emettono raggi gamma a livelli alti quanto quelli emessi da cesio e iodio radioattivi, tuttavia entrambi gli elementi si possono accumulare nell’organismo e causare alcune forme tumorali. Il plutonio si accumula solitamente nelle ossa e nei polmoni, lo stronzio nell’apparato scheletrico.
Come spiegano sul Wall Street Journal, plutonio e stronzio hanno un tempo di dimezzamento (emivita) lungo: per alcune forme di stronzio ci vogliono almeno 29 anni perché metà dei loro atomi decadano in un altro elemento, per il plutonio in alcuni casi possono volerci più di 24mila anni. Questo significa che questi due elementi emettono per lungo tempo raggi alfa, dannosi per molti organismi viventi. Bonificare un’area contaminata da questi elementi è molto complicato ed è difficile liberarsi completamente della loro presenza.
Il rapporto governativo ipotizza che il plutonio-238 sia stato emesso dai reattori danneggiati di Fukushima e che abbia viaggiato per diversi chilometri nell’aria prima di depositarsi sul suolo. La sua presenza è stata riscontrata in sei siti diversi. Nella zona del villaggio di Iitate, a 50 chilometri dalla centrale nucleare, sono stati registrati 0,82 becquerel di plutonio-238 e 2,5 becquerel di plutonio-239 e plutonio-240 (il becquerel è l’unità di misura dell’attività di un radionuclide, quella che siamo soliti chiamare radioattività; la bomba di Hiroshima produsse 8 milioni di miliardi di miliardi di becquerel). Il villaggio era stato evacuato nei giorni della crisi nucleare.
Dallo scorso marzo, tecnici ed esperti sono al lavoro per mettere in sicurezza l’impianto nucleare di Fukushima. Il lavoro sui reattori continua, tra grandi cautele per evitare una eccessiva esposizione dei lavoratori alle radiazioni. L’Agenzia per la sicurezza nucleare del Giappone ha chiesto al governo di stanziare per il prossimo anno almeno 3,7 miliardi di euro per la bonifica dei terreni contaminati, la costruzione di nuovi sistemi di sicurezza e delle infrastrutture nell’area intorno a Fukushima.
ilpost
Il governo giapponese ammette di aver trovato tracce del pericoloso materiale radioattivo a decine di chilometri di distanza dalla centrale nucleare
1 ottobre 2011
Tracce di plutonio sono state trovate a circa 45 chilometri di distanza dall’impianto nucleare di Fukushima Daiichi, in Giappone. Si tratta della prima rilevazione di questo materiale radioattivo in un’area così distante dalla centrale, rimasta gravemente danneggiata dal terremoto e dallo tsunami dello scorso marzo nel Giappone settentrionale.
La conferma del ritrovamento delle tracce radioattive è stata diffusa dal ministro della Scienza in un rapporto governativo pubblicato ieri. Oltre al plutonio, a una ottantina di chilometri dall’impianto sono state rilevate anche tracce di stronzio, un altro elemento molto pericoloso che va trattato con cautela. Fino a ora nell’area intorno a Fukushima era stata rilevata solamente la presenza di due altri materiali radioattivi: il cesio e lo iodio.
Nel rapporto le autorità giapponesi dicono che la radioattività del plutonio e dello stronzio è “estremamente bassa”, se confrontata con le alte concentrazioni di cesio trovate in questi mesi in altre aree nei pressi della centrale nucleare. Per il governo la scoperta non è quindi allarmante e l’obiettivo principale rimane la bonifica delle aree rimaste maggiormente contaminate dalla crisi nucleare.
L’ammissione che tracce di materiale radioattivo siano state trovate a una simile distanza da Fukushima Daiichi non deve essere comunque sottovalutata, perché indica una potenziale esposizione a maggiori radiazioni da parte di chi abita lontano dall’impianto. Il plutonio e lo stronzio non emettono raggi gamma a livelli alti quanto quelli emessi da cesio e iodio radioattivi, tuttavia entrambi gli elementi si possono accumulare nell’organismo e causare alcune forme tumorali. Il plutonio si accumula solitamente nelle ossa e nei polmoni, lo stronzio nell’apparato scheletrico.
Come spiegano sul Wall Street Journal, plutonio e stronzio hanno un tempo di dimezzamento (emivita) lungo: per alcune forme di stronzio ci vogliono almeno 29 anni perché metà dei loro atomi decadano in un altro elemento, per il plutonio in alcuni casi possono volerci più di 24mila anni. Questo significa che questi due elementi emettono per lungo tempo raggi alfa, dannosi per molti organismi viventi. Bonificare un’area contaminata da questi elementi è molto complicato ed è difficile liberarsi completamente della loro presenza.
Il rapporto governativo ipotizza che il plutonio-238 sia stato emesso dai reattori danneggiati di Fukushima e che abbia viaggiato per diversi chilometri nell’aria prima di depositarsi sul suolo. La sua presenza è stata riscontrata in sei siti diversi. Nella zona del villaggio di Iitate, a 50 chilometri dalla centrale nucleare, sono stati registrati 0,82 becquerel di plutonio-238 e 2,5 becquerel di plutonio-239 e plutonio-240 (il becquerel è l’unità di misura dell’attività di un radionuclide, quella che siamo soliti chiamare radioattività; la bomba di Hiroshima produsse 8 milioni di miliardi di miliardi di becquerel). Il villaggio era stato evacuato nei giorni della crisi nucleare.
Dallo scorso marzo, tecnici ed esperti sono al lavoro per mettere in sicurezza l’impianto nucleare di Fukushima. Il lavoro sui reattori continua, tra grandi cautele per evitare una eccessiva esposizione dei lavoratori alle radiazioni. L’Agenzia per la sicurezza nucleare del Giappone ha chiesto al governo di stanziare per il prossimo anno almeno 3,7 miliardi di euro per la bonifica dei terreni contaminati, la costruzione di nuovi sistemi di sicurezza e delle infrastrutture nell’area intorno a Fukushima.
ilpost
Torna la paura a Fukushima
La Tepco segnala rischi di fissione
I tecnici della società che gestisce l'impianto stanno iniettando acido borico
MILANO - Ancora paura a Fukushima. Gli ufficiali della Tokyo Electric Power Co. (Tepco), hanno individuato alla centrale nucleare giapponese la presenza di un gas associato con la fissione. L'irregolarità potrebbe indicare un problema a uno dei reattori dell'impianto gravemente danneggiato dal terremoto e dallo tsunami dell'11 marzo. I gestori della centrale hanno iniziato a iniettare acido borico come misura precauzionale. Al momento, con le temperature invariate, non sono state segnalate maggiori anomalie: non sono aumentate nè pressione nè radiazioni della centrale il cui combustibile si ritiene si sia parzialmente fuso con la distruzione dei sistemi di raffreddamento a seguito dell' impatto del devastante sisma.
ALLERTA - Le procedure di allerta, in particolare, sono state lanciate con la rilevazione nel vaso di contenimento di possibili tracce di xenon, un gas generato solitamente dalla fissione nucleare. La Tepco, in attesa di ulteriori accertamenti e verifiche per capire i caratteri del fenomeno, ha precisato che le misure per l'arresto a freddo procederanno secondo i piani stabiliti. Il reattore n.2 era ormai considerato vicino alla messa in sicurezza con la temperatura nella parte inferiore del suo involucro scesa ampiamente sotto i 100 gradi.
corriere
La Tepco segnala rischi di fissione
I tecnici della società che gestisce l'impianto stanno iniettando acido borico
MILANO - Ancora paura a Fukushima. Gli ufficiali della Tokyo Electric Power Co. (Tepco), hanno individuato alla centrale nucleare giapponese la presenza di un gas associato con la fissione. L'irregolarità potrebbe indicare un problema a uno dei reattori dell'impianto gravemente danneggiato dal terremoto e dallo tsunami dell'11 marzo. I gestori della centrale hanno iniziato a iniettare acido borico come misura precauzionale. Al momento, con le temperature invariate, non sono state segnalate maggiori anomalie: non sono aumentate nè pressione nè radiazioni della centrale il cui combustibile si ritiene si sia parzialmente fuso con la distruzione dei sistemi di raffreddamento a seguito dell' impatto del devastante sisma.
ALLERTA - Le procedure di allerta, in particolare, sono state lanciate con la rilevazione nel vaso di contenimento di possibili tracce di xenon, un gas generato solitamente dalla fissione nucleare. La Tepco, in attesa di ulteriori accertamenti e verifiche per capire i caratteri del fenomeno, ha precisato che le misure per l'arresto a freddo procederanno secondo i piani stabiliti. Il reattore n.2 era ormai considerato vicino alla messa in sicurezza con la temperatura nella parte inferiore del suo involucro scesa ampiamente sotto i 100 gradi.
corriere
Fukushima, esperto ridimensiona
E' fenomeno parziale, iniezione acido borico cautelativa
Fukushima, esperto ridimensiona (ANSA) - ROMA, 2 NOV - Il reattore 2 della centrale giapponese di Fukushima non si e' riacceso. La reazione di fissione nucleare rilevata nelle ultime ore dalla Tepco, e' un fenomeno parziale, ''che puo' verificarsi in particolari condizioni di densita' e distribuzione del combustibile rimasto all'interno del reattore'', spiega Emilio Santoro, dell'Enea. E' quindi probabile che sia legato ad una reazione partita spontaneamente.
Percio' si e' deciso di iniettare acido borico nel circuito di raffreddamento.
ansa
E' fenomeno parziale, iniezione acido borico cautelativa
Fukushima, esperto ridimensiona (ANSA) - ROMA, 2 NOV - Il reattore 2 della centrale giapponese di Fukushima non si e' riacceso. La reazione di fissione nucleare rilevata nelle ultime ore dalla Tepco, e' un fenomeno parziale, ''che puo' verificarsi in particolari condizioni di densita' e distribuzione del combustibile rimasto all'interno del reattore'', spiega Emilio Santoro, dell'Enea. E' quindi probabile che sia legato ad una reazione partita spontaneamente.
Percio' si e' deciso di iniettare acido borico nel circuito di raffreddamento.
ansa
ridimensiona sto par di co.....stolette !!!!
E' un fatto gravissimo di per sè !!!!!!
E' un fatto gravissimo di per sè !!!!!!
La bonifica intorno a Fukushima
I costosi lavori nei territori contaminati intorno alla centrale sono stati appaltati a tre grandi compagnie edilizie, tra critiche e dubbi sulla loro efficacia
12 febbraio 2012
A quasi un anno dal disastro nucleare di Fukushima, in Giappone si lavora per bonificare dalle radiazioni una regione di circa 20 mila chilometri quadrati, più o meno come la Lombardia. Nelle settimane successive al disastro, il governo giapponese ha dato in appalto i lavori di bonifica a Taisei, Obayashi e Kajima, tre grandi imprese di costruzioni del paese, investendo 13 miliardi di dollari. Il New York Times si è occupato delle polemiche intorno all’assegnazione degli appalti: sia riguardo a chi ne è stato beneficiario – tre imprese che hanno partecipato alla costruzione di 45 delle 54 centrali nucleari del paese, tra cui lo stesso impianto di Fukushima - sia riguardo le effettive competenze delle società coinvolte nella bonifica.
Alcuni ricercatori giapponesi hanno definito l’enorme investimento del governo come non giustificabile, soprattutto a fronte del fatto che i risultati dell’immensa operazione di bonifica non sono per niente certi. Kiyoshi Sakurai, per esempio, uno degli esperti del settore più critici verso l’industria nucleare giapponese, ha denunciato la poca chiarezza nella concessione degli appalti e la natura sospetta del legame tra le tre imprese appaltatrici dei lavori e il governo.
Secondo Yoichi Tao, professore di fisica alla Kogakuin University, “non esistono ancora veri e propri esperti nella decontaminazione, per questo non c’è ragione che giustifichi investimenti così ingenti a vantaggio delle aziende”. Anche gli abitanti della zona sono molto critici sul lavoro di bonifica che stanno svolgendo le tre aziende. Proprio per questo hanno deciso di richiedere, a proprie spese, l’aiuto di personalità indipendenti per mettere a punto strategie e metodi alternativi: concentrandosi, per esempio, sulla bonifica dei boschi che ricoprono le montagne sopra l’area coinvolta, e che sono una fonte importante di contaminazione delle aree sottostanti.
Il governo difende l’operato delle aziende appaltatrici, definendole come “le più attrezzate per un simile di lavoro”, anche se l’Agenzia giapponese per l’energia atomica ha dichiarato che le società di costruzioni non avranno necessariamente anche il grosso dei lavori in futuro, che deve essere ancora assegnato dal ministero dell’Ambiente. Nel frattempo sul territorio lavorano circa 500 persone, reclutate tramite società subappaltatrici (e sub-subappaltatrici) da tutto il Giappone con la promessa di un lavoro semplice, ben pagato (circa 250 euro al giorno) e non particolarmente pericoloso. E in effetti i loro compiti, finora, sono abbastanza semplici: grattare e pulire a fondo i muri degli edifici, rimuovere zolle di terra, raccogliere in sacchi di plastica gli oggetti contaminati. Interpellati dai giornalisti del New York Times, loro stessi hanno ammesso di non avere alcuna competenza specifica nella bonifica di territori contaminati da radiazioni.
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I costosi lavori nei territori contaminati intorno alla centrale sono stati appaltati a tre grandi compagnie edilizie, tra critiche e dubbi sulla loro efficacia
12 febbraio 2012
A quasi un anno dal disastro nucleare di Fukushima, in Giappone si lavora per bonificare dalle radiazioni una regione di circa 20 mila chilometri quadrati, più o meno come la Lombardia. Nelle settimane successive al disastro, il governo giapponese ha dato in appalto i lavori di bonifica a Taisei, Obayashi e Kajima, tre grandi imprese di costruzioni del paese, investendo 13 miliardi di dollari. Il New York Times si è occupato delle polemiche intorno all’assegnazione degli appalti: sia riguardo a chi ne è stato beneficiario – tre imprese che hanno partecipato alla costruzione di 45 delle 54 centrali nucleari del paese, tra cui lo stesso impianto di Fukushima - sia riguardo le effettive competenze delle società coinvolte nella bonifica.
Alcuni ricercatori giapponesi hanno definito l’enorme investimento del governo come non giustificabile, soprattutto a fronte del fatto che i risultati dell’immensa operazione di bonifica non sono per niente certi. Kiyoshi Sakurai, per esempio, uno degli esperti del settore più critici verso l’industria nucleare giapponese, ha denunciato la poca chiarezza nella concessione degli appalti e la natura sospetta del legame tra le tre imprese appaltatrici dei lavori e il governo.
Secondo Yoichi Tao, professore di fisica alla Kogakuin University, “non esistono ancora veri e propri esperti nella decontaminazione, per questo non c’è ragione che giustifichi investimenti così ingenti a vantaggio delle aziende”. Anche gli abitanti della zona sono molto critici sul lavoro di bonifica che stanno svolgendo le tre aziende. Proprio per questo hanno deciso di richiedere, a proprie spese, l’aiuto di personalità indipendenti per mettere a punto strategie e metodi alternativi: concentrandosi, per esempio, sulla bonifica dei boschi che ricoprono le montagne sopra l’area coinvolta, e che sono una fonte importante di contaminazione delle aree sottostanti.
Il governo difende l’operato delle aziende appaltatrici, definendole come “le più attrezzate per un simile di lavoro”, anche se l’Agenzia giapponese per l’energia atomica ha dichiarato che le società di costruzioni non avranno necessariamente anche il grosso dei lavori in futuro, che deve essere ancora assegnato dal ministero dell’Ambiente. Nel frattempo sul territorio lavorano circa 500 persone, reclutate tramite società subappaltatrici (e sub-subappaltatrici) da tutto il Giappone con la promessa di un lavoro semplice, ben pagato (circa 250 euro al giorno) e non particolarmente pericoloso. E in effetti i loro compiti, finora, sono abbastanza semplici: grattare e pulire a fondo i muri degli edifici, rimuovere zolle di terra, raccogliere in sacchi di plastica gli oggetti contaminati. Interpellati dai giornalisti del New York Times, loro stessi hanno ammesso di non avere alcuna competenza specifica nella bonifica di territori contaminati da radiazioni.
ilpost
Non so se come dice Pinkerton i petromagnati dell'energia hanno brindato all'esito del referendum (ne dubito, visto che è sfumato un affare d'oro come la costruzione e gestione delle nuove centrali), ma dopo aver letto questo un Crodino mi sento di offrirglielo. Come si fa a gestire una faccenda del genere, di sicuro non una bazzecola, con così poco interesse verso la trasparenza, e con tale arroganza e tracotanza?
il manifesto
Fukushima, visita “guidata” per stampa selezionata
Per la seconda volta la Tepco ha gentilmente consentito ad alcuni giornalisti (anche stranieri: stavolta ben 5!) di “visitare” il colabrodo di Fukushima Daichi. In attesa che il governo giapponese punti i piedi e mantenga la promessa di organizzare un tour decente, senza censure preventive o successive (anche stavolta i giornalisti della carta stampata hanno dovuto consegnare cellulri, macchine fotografiche e videocamere, mentre all’unica TV autorizzata è stato imposto di consegnare il girato all’uscita ed accettare eventuali tagli) l’associazione stampa estera di Tokyo ha organizzato un pool di colleghi che, in cambio di 4 ore di preparativi, briefing vari e addirittura la proiezione di un video promozionale sulla “sicurezza” del nucleare, sono entrati nella centrale per un’oretta, riugorosamente intruppati, beccandosi, a fine giornata, circa 80 microsievert. Una dose, come si sa, più che accettabile, visto che dopo l’incidente il governo ha aumentato le dosi massime assorbibili dai cittadini a 250 millisievert l’anno! Nel corso della visita non è stato ovviamente possibile entrare negli edifici dei reattori. In particolare il numero 3, dove nonostante la TEPCO continui a sostenere sia stato raggiunto il cosiddetto “cold shutdown” nessuno ha ancora mai messo piede. Momenti di surreale ilarità vi sono stati quando, ai giornalisti che insistevano per capire come mai, nei giorni scorsi, la temperatura all’interno del reattore n.2 era pericolosamente salita, il nuovo manager della centrale, Takeshi Takahashi (che a dicembre ha sostituito Masao Yoshida, colpito da tumore) ha confessato che si è trattato di un semplice guasto ad una delle tre sonde. “Ci sono voluti tre giorni, ma alla fine siamo riusciti a sostituirla”. Siamo a buon punto. (segue sul sito)
il manifesto
Fukushima, visita “guidata” per stampa selezionata
Per la seconda volta la Tepco ha gentilmente consentito ad alcuni giornalisti (anche stranieri: stavolta ben 5!) di “visitare” il colabrodo di Fukushima Daichi. In attesa che il governo giapponese punti i piedi e mantenga la promessa di organizzare un tour decente, senza censure preventive o successive (anche stavolta i giornalisti della carta stampata hanno dovuto consegnare cellulri, macchine fotografiche e videocamere, mentre all’unica TV autorizzata è stato imposto di consegnare il girato all’uscita ed accettare eventuali tagli) l’associazione stampa estera di Tokyo ha organizzato un pool di colleghi che, in cambio di 4 ore di preparativi, briefing vari e addirittura la proiezione di un video promozionale sulla “sicurezza” del nucleare, sono entrati nella centrale per un’oretta, riugorosamente intruppati, beccandosi, a fine giornata, circa 80 microsievert. Una dose, come si sa, più che accettabile, visto che dopo l’incidente il governo ha aumentato le dosi massime assorbibili dai cittadini a 250 millisievert l’anno! Nel corso della visita non è stato ovviamente possibile entrare negli edifici dei reattori. In particolare il numero 3, dove nonostante la TEPCO continui a sostenere sia stato raggiunto il cosiddetto “cold shutdown” nessuno ha ancora mai messo piede. Momenti di surreale ilarità vi sono stati quando, ai giornalisti che insistevano per capire come mai, nei giorni scorsi, la temperatura all’interno del reattore n.2 era pericolosamente salita, il nuovo manager della centrale, Takeshi Takahashi (che a dicembre ha sostituito Masao Yoshida, colpito da tumore) ha confessato che si è trattato di un semplice guasto ad una delle tre sonde. “Ci sono voluti tre giorni, ma alla fine siamo riusciti a sostituirla”. Siamo a buon punto. (segue sul sito)
qualcuno mi conferma un terremoto a Palermo e se forte e/o breve? grazie.
confermato.. 4.2 richter 33km a Nord di Palermo, vicino Ustica
possibile che io abbia appena sentito una scossa?