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Subject: pazzesco..
sono pochi i maniaci che erano conosciuti come delle persone normalissime alla vita di tutti i giorni? va bene che la psichiatria ha fatto passi da gigante ma non penso che sia così immediato riconoscere con una tale sicurezza l'assassino in una persona con problemi mentali. nessuna perizia psichiatria può prevedere con assoluta certezza se una persona in futuro ucciderà o meno.
non dimentichiamo poi che un potenziale assassino c'è in tutti noi, semplicemente nelle normali circostanze dorme sul fondo della coscienza.
non dimentichiamo poi che un potenziale assassino c'è in tutti noi, semplicemente nelle normali circostanze dorme sul fondo della coscienza.
Concordo.
Neanche avessimo in giro 100 taglia teste a settimana...
Neanche avessimo in giro 100 taglia teste a settimana...
ci sono cose che per i maniaci si ripetono nella propria adolescenza, basta andare a leggere le vite dei diversi pazzi della storia, tutti accomunati da qualcosa, io di sicuro non so niente di queste cose visto che non ho fatto manco un mese e manco un giorno di studi a riguardo, la cosa sicura è che per tutelare le persone non si manda fuori gente così a caso, un errore ci dev'essere per forza, se no non sarebbe successo sto casino
le cose non avvengono mai per caso
le cose non avvengono mai per caso
ne hai uno, che tra 100 potenziali NON tagliatesta è uscito, quindi c'è qualcosa che non va
io invece sono convinta che sia la legge del random. ogni volta che si mette una persona con problemi psichiatrici in circolazione (per motivi che possono essere non di negligenza o di errore di valutazione ma di tipo logistico) ci si fa la croce all'incontrario sperando che non faccia il peggio. su un tot ne capita uno che ammazza.
questa cosa è brutta come poche ma se non c'è modo per tenere rinchiusi tutti che fai? è retorica la domanda, bisogna investire nelle infrastrutture. e qui casca l'asino, specialemente se si tratta dei paesi particolarmente poveri o in via di sviluppo.
questa cosa è brutta come poche ma se non c'è modo per tenere rinchiusi tutti che fai? è retorica la domanda, bisogna investire nelle infrastrutture. e qui casca l'asino, specialemente se si tratta dei paesi particolarmente poveri o in via di sviluppo.
sul punto di partenza sono d'accordo con te, però prova ad andare un po' oltre e ti chiederai:
A) a tenerife ci saranno così tanti pazzi da lasciarne andare uno così instabile?
B) in tutta la spagna non c'è la possibilità di un trasferimento o la possibilità di trasformare alcune cose abbandonate in case di cura?
sarà che non mi piace pensare al caso ma caxxarola un modo ci sarà per bloccarlo, da analisi psichiatriche o da operazioni di logistica, sono cose ovviamente evitabili, più andremo avanti e meno vedremo ste cose (sspero / credo)
lascio una lettura interessante sugli istinti omicidi tanto per farsi una cultura (che in questo campo non ho), interessante per tutti credo
[Esplora il significato del termine: stinto omicida. Nella mente del killer Esistono basi biologiche che rendono alcuni individui ] stinto omicida. Nella mente del killer
Esistono basi biologiche che rendono alcuni individui "predisposti" a uccidere? Nuovi studi cercano di individuarle
di FRANCA PORCIANI Servizio alle pagine 58-59 * * * del *** killer Nella mente Esiste l' istinto omicida? Le neuroscienze indagano Nuovi studi cercano di individuare le basi biologiche dell' estrema aggressività. Scrutando i segreti del cervello Olindo Romano e Rosa Bazzi se ne stanno tranquilli mano nella mano nel gabbiotto del tribunale mentre si consuma un evento che, vista l' affluenza, sta diventando un circo mediatico dell' orrore. Il processo, in corso a Como, è quello per la strage di Erba, uno dei delitti più efferati degli ultimi anni: quattro omicidi (fra le vittime, un bambino di appena due anni) perpetrati nel giro di pochi minuti l' 11 dicembre 2006. È l' ultimo caso che ripropone un interrogativo complesso: esiste l' istinto di uccidere? È una predisposizione biologica, sia questa scritta nei geni o frutto del nostro processo evolutivo? È comunque ineliminabile dalla faccia della terra per fattori sociali, disuguaglianze economiche, rapporti di potere? Dell' argomento si sono occupati psichiatri criminologi, storici, filosofi, antropologi, psicologici evoluzionisti, ma da qualche anno in questo campo «minato» hanno cominciato a muoversi anche neuroscienziati e genetisti. Alle loro ipotesi ha dedicato di recente un articolo la rivista inglese Nature. Quello che interessa agli scienziati è dimostrare (o sfatare) l' idea di una base «neurobiologica» del comportamento omicida. Nel 1997 fece scalpore uno studio pubblicato da Adrian Raine e Lori LaCasse, all' epoca all' università della Southern California, insieme ai colleghi della Mount Sinai school of medicine di New York. Analizzando con la Pet (tecnica che individua quali aree cerebrali sono in attività, registrando il consumo di glucosio, il carburante dei neuroni) il cervello di 41 assassini americani, capaci di intendere e di volere, i ricercatori trovarono due caratteristiche un po' strane: una maggiore eccitabilità del sistema limbico e una ridotta attività delle aree della corteccia prefrontale, soprattutto di quella orbitofrontale. Che cosa significa? Il sistema limbico, un insieme di strutture nervose antico quanto la storia dell' uomo, è strettamente legato ai meccanismi della sopravvivenza e governa le pulsioni emotive, la paura, la rabbia, il disgusto. La corteccia prefrontale è, al contrario, una «parte» nobile del cervello, sede dei processi integrativi e quindi della capacità di elaborare le conoscenze e guidare le azioni: la orbitofrontale, in particolare, sembra associata al controllo delle emozioni, soprattutto delle pulsioni aggressive. Rilievo che conferma osservazioni precedenti che registravano comportamenti aggressivi sia nella scimmia, sia nell' uomo, in seguito a lesioni di quest' area della corteccia. Abbiamo scoperto dove si «annida» l' istinto omicida? «Nessuna conclusione affrettata, per carità - risponde Pietro Pietrini, dell' Università di Pisa, responsabile scientifico dell' organizzazione mondiale per l' Human Brain Mapping -. Devo ricordare però un esperimento che ha realizzato il mio gruppo insieme ai colleghi di Bethesda, pubblicato nel 2000. Abbiamo sottoposto 15 soggetti sani ad una simulazione visiva capace di stimolare la loro aggressività - la madre veniva assalita da sconosciuti dentro un ascensore - e abbiamo registrato che cosa succedeva nel loro cervello con la Pet. Ebbene, si vedeva un calo nell' attività della corteccia prefrontale, come se per mettere in atto una riposta aggressiva fosse necessario "spegnere" l' area cerebrale deputata al controllo razionale. Il famoso conflitto fra emozioni e raziocinio sembra esistere anche in termini neurobiologici». Assolutamente contrario a questa ipotesi Samuel Bowles, economista, docente all' Università di Siena e direttore del programma in scienze comportamentali presso il Santa Fe institute nel New Mexico. Di lui l' articolo di Nature ricorda le ricerche che hanno dimostrato come nel processo evolutivo l' altruismo sia co-evoluto in tandem con un atteggiamento di ostilità, una sorta di Rambo e Madre Teresa, necessari l' uno all' altro. «Se l' idea del "cervello violento" fosse vera - dice Bowles -, sarebbe impossibile spiegare perché il tasso di omicidi in Finlandia è tre volte quello della Norvegia e quello di Detroit venti volte quello di Toronto. L' omicidio, come la guerra, fa parte del repertorio umano, però le cause sono soltanto sociali». Un altro tassello ad una sorta di predisposizione alle pulsioni omicide, viene, però, dagli studi della genetica comportamentale, una branca nuova (e discussa) che cerca di individuare i geni che possono favorire certi tratti della personalità, come l' abuso di droghe, il comportamento aggressivo o antisociale. Ce ne parla Silvia Pellegrini, del laboratorio di biologia molecolare dell' università di Pisa: «Le ricerche degli ultimi anni hanno messo in risalto come possedere una certa variante (che ne aumenta o ne riduce la potenza, ndr) di un gene che regola il metabolismo di mediatori cerebrali coinvolti nel controllo degli impulsi e nei meccanismi di gratificazione e di punizione, si associa ad un rischio maggiore di comportamenti anomali. D' altro canto il cervello è sotto controllo genetico, anche se viene plasmato dall' ambiente e dall' esperienza». Si possono ipotizzare «attenuanti genetiche» per un omicida? «Le attuali conoscenze sulla genetica comportamentale - risponde la ricercatrice - non pongono al momento cambiamenti alla nozione di responsabilità applicata al contesto legale. Comprendere meglio le implicazioni dei meccanismi genetici potrebbe modificare il concetto di colpa e, di conseguenza, quello della pena da infliggere. Non a caso di recente in un processo è stata invocata dalla difesa la vulnerabilità genetica (accertata) di una donna accusata di aver ucciso il proprio bambino. Se un ambiente sfavorevole, l' essere cresciuti con genitori violenti, ad esempio, costituisce oggi un attenuante, perché non dovrebbe avere valore un assetto genetico che rende più inclini a comportamenti antisociali?». La risposta non c' è; verrà forse dalla ricerca. Ma Sam Bowles sposta i termini del problema: «La generosità che procede insieme all' ostilità è probabilmente la nostra eredità evolutiva, ma non deve essere il nostro destino. Siamo una specie "culturale", capace di mutamento. In questo senso la dichiarazione di Siviglia (stilata da un gruppo di scienziati nel 1986 e adottata dall' Unesco, ndr), "La biologia non condanna l' umanità alla guerra", e dico io all' aggressività, è profondamente vera». * Delitti efferati Il mistero di Perugia Meredith Kercher (nella foto), studentessa inglese di 22 anni, il 2 novembre 2007 viene trovata morta in un casolare di via Sant' Antonio. Per l' omicidio sono indagati tre ragazzi: Raffaele Sollecito, Amanda Knox e Rudy Hermann Guede. Il processo si svolgerà in aprile. *** Senza movente Ancora una volta si spara e si uccide nelle università Usa, senza apparente movente. Due giorni fa un ex studente è entrato in un' aula di un campus dell' Illinois ed ha aperto il fuoco. Ha ucciso sei persone e ne ha ferite 16; poi si è tolto la vita. (nella foto l' Fbi al lavoro)
(edited)
A) a tenerife ci saranno così tanti pazzi da lasciarne andare uno così instabile?
B) in tutta la spagna non c'è la possibilità di un trasferimento o la possibilità di trasformare alcune cose abbandonate in case di cura?
sarà che non mi piace pensare al caso ma caxxarola un modo ci sarà per bloccarlo, da analisi psichiatriche o da operazioni di logistica, sono cose ovviamente evitabili, più andremo avanti e meno vedremo ste cose (sspero / credo)
lascio una lettura interessante sugli istinti omicidi tanto per farsi una cultura (che in questo campo non ho), interessante per tutti credo
[Esplora il significato del termine: stinto omicida. Nella mente del killer Esistono basi biologiche che rendono alcuni individui ] stinto omicida. Nella mente del killer
Esistono basi biologiche che rendono alcuni individui "predisposti" a uccidere? Nuovi studi cercano di individuarle
di FRANCA PORCIANI Servizio alle pagine 58-59 * * * del *** killer Nella mente Esiste l' istinto omicida? Le neuroscienze indagano Nuovi studi cercano di individuare le basi biologiche dell' estrema aggressività. Scrutando i segreti del cervello Olindo Romano e Rosa Bazzi se ne stanno tranquilli mano nella mano nel gabbiotto del tribunale mentre si consuma un evento che, vista l' affluenza, sta diventando un circo mediatico dell' orrore. Il processo, in corso a Como, è quello per la strage di Erba, uno dei delitti più efferati degli ultimi anni: quattro omicidi (fra le vittime, un bambino di appena due anni) perpetrati nel giro di pochi minuti l' 11 dicembre 2006. È l' ultimo caso che ripropone un interrogativo complesso: esiste l' istinto di uccidere? È una predisposizione biologica, sia questa scritta nei geni o frutto del nostro processo evolutivo? È comunque ineliminabile dalla faccia della terra per fattori sociali, disuguaglianze economiche, rapporti di potere? Dell' argomento si sono occupati psichiatri criminologi, storici, filosofi, antropologi, psicologici evoluzionisti, ma da qualche anno in questo campo «minato» hanno cominciato a muoversi anche neuroscienziati e genetisti. Alle loro ipotesi ha dedicato di recente un articolo la rivista inglese Nature. Quello che interessa agli scienziati è dimostrare (o sfatare) l' idea di una base «neurobiologica» del comportamento omicida. Nel 1997 fece scalpore uno studio pubblicato da Adrian Raine e Lori LaCasse, all' epoca all' università della Southern California, insieme ai colleghi della Mount Sinai school of medicine di New York. Analizzando con la Pet (tecnica che individua quali aree cerebrali sono in attività, registrando il consumo di glucosio, il carburante dei neuroni) il cervello di 41 assassini americani, capaci di intendere e di volere, i ricercatori trovarono due caratteristiche un po' strane: una maggiore eccitabilità del sistema limbico e una ridotta attività delle aree della corteccia prefrontale, soprattutto di quella orbitofrontale. Che cosa significa? Il sistema limbico, un insieme di strutture nervose antico quanto la storia dell' uomo, è strettamente legato ai meccanismi della sopravvivenza e governa le pulsioni emotive, la paura, la rabbia, il disgusto. La corteccia prefrontale è, al contrario, una «parte» nobile del cervello, sede dei processi integrativi e quindi della capacità di elaborare le conoscenze e guidare le azioni: la orbitofrontale, in particolare, sembra associata al controllo delle emozioni, soprattutto delle pulsioni aggressive. Rilievo che conferma osservazioni precedenti che registravano comportamenti aggressivi sia nella scimmia, sia nell' uomo, in seguito a lesioni di quest' area della corteccia. Abbiamo scoperto dove si «annida» l' istinto omicida? «Nessuna conclusione affrettata, per carità - risponde Pietro Pietrini, dell' Università di Pisa, responsabile scientifico dell' organizzazione mondiale per l' Human Brain Mapping -. Devo ricordare però un esperimento che ha realizzato il mio gruppo insieme ai colleghi di Bethesda, pubblicato nel 2000. Abbiamo sottoposto 15 soggetti sani ad una simulazione visiva capace di stimolare la loro aggressività - la madre veniva assalita da sconosciuti dentro un ascensore - e abbiamo registrato che cosa succedeva nel loro cervello con la Pet. Ebbene, si vedeva un calo nell' attività della corteccia prefrontale, come se per mettere in atto una riposta aggressiva fosse necessario "spegnere" l' area cerebrale deputata al controllo razionale. Il famoso conflitto fra emozioni e raziocinio sembra esistere anche in termini neurobiologici». Assolutamente contrario a questa ipotesi Samuel Bowles, economista, docente all' Università di Siena e direttore del programma in scienze comportamentali presso il Santa Fe institute nel New Mexico. Di lui l' articolo di Nature ricorda le ricerche che hanno dimostrato come nel processo evolutivo l' altruismo sia co-evoluto in tandem con un atteggiamento di ostilità, una sorta di Rambo e Madre Teresa, necessari l' uno all' altro. «Se l' idea del "cervello violento" fosse vera - dice Bowles -, sarebbe impossibile spiegare perché il tasso di omicidi in Finlandia è tre volte quello della Norvegia e quello di Detroit venti volte quello di Toronto. L' omicidio, come la guerra, fa parte del repertorio umano, però le cause sono soltanto sociali». Un altro tassello ad una sorta di predisposizione alle pulsioni omicide, viene, però, dagli studi della genetica comportamentale, una branca nuova (e discussa) che cerca di individuare i geni che possono favorire certi tratti della personalità, come l' abuso di droghe, il comportamento aggressivo o antisociale. Ce ne parla Silvia Pellegrini, del laboratorio di biologia molecolare dell' università di Pisa: «Le ricerche degli ultimi anni hanno messo in risalto come possedere una certa variante (che ne aumenta o ne riduce la potenza, ndr) di un gene che regola il metabolismo di mediatori cerebrali coinvolti nel controllo degli impulsi e nei meccanismi di gratificazione e di punizione, si associa ad un rischio maggiore di comportamenti anomali. D' altro canto il cervello è sotto controllo genetico, anche se viene plasmato dall' ambiente e dall' esperienza». Si possono ipotizzare «attenuanti genetiche» per un omicida? «Le attuali conoscenze sulla genetica comportamentale - risponde la ricercatrice - non pongono al momento cambiamenti alla nozione di responsabilità applicata al contesto legale. Comprendere meglio le implicazioni dei meccanismi genetici potrebbe modificare il concetto di colpa e, di conseguenza, quello della pena da infliggere. Non a caso di recente in un processo è stata invocata dalla difesa la vulnerabilità genetica (accertata) di una donna accusata di aver ucciso il proprio bambino. Se un ambiente sfavorevole, l' essere cresciuti con genitori violenti, ad esempio, costituisce oggi un attenuante, perché non dovrebbe avere valore un assetto genetico che rende più inclini a comportamenti antisociali?». La risposta non c' è; verrà forse dalla ricerca. Ma Sam Bowles sposta i termini del problema: «La generosità che procede insieme all' ostilità è probabilmente la nostra eredità evolutiva, ma non deve essere il nostro destino. Siamo una specie "culturale", capace di mutamento. In questo senso la dichiarazione di Siviglia (stilata da un gruppo di scienziati nel 1986 e adottata dall' Unesco, ndr), "La biologia non condanna l' umanità alla guerra", e dico io all' aggressività, è profondamente vera». * Delitti efferati Il mistero di Perugia Meredith Kercher (nella foto), studentessa inglese di 22 anni, il 2 novembre 2007 viene trovata morta in un casolare di via Sant' Antonio. Per l' omicidio sono indagati tre ragazzi: Raffaele Sollecito, Amanda Knox e Rudy Hermann Guede. Il processo si svolgerà in aprile. *** Senza movente Ancora una volta si spara e si uccide nelle università Usa, senza apparente movente. Due giorni fa un ex studente è entrato in un' aula di un campus dell' Illinois ed ha aperto il fuoco. Ha ucciso sei persone e ne ha ferite 16; poi si è tolto la vita. (nella foto l' Fbi al lavoro)
(edited)
letto l'articolo, interessante ma abbastanza generico e parla di uno dei tanti studi nel settore. più domande che risposte, in poche parole.
sono cose ovviamente evitabili, più andremo avanti e meno vedremo ste cose (sspero / credo)
lo voglio sperare anche io ma sono fermamemente convinta di no! mettici tutto l'impegno/ingegno/logistica/investimento che vuoi ma la probabilità di rimanere decapitato da un matto sarà sempre con noi.
è lo stesso discorso degli incidenti stradali - mettici tutta l'educazione civica e tutta la sicurezza e severità della pena per la guida in stato d'ebbrezza ma questo mondo sarà sempre pieno di idioti pronti di mettersi alla guida ubriachi. mettici pure quelli che guidano alla caxxissima anche da sobri e vedrai che di maniaco con il machete ce ne sta uno ogni tot anni, di persone pericolose al volante ce ne stanno uno ogni incrocio. entrambi sono il gran male con la quale la società deve convivere. pensandoci meglio... il tipo con il machete ha una mezzamezzamezza attenuante di non essere in possesso delle proprie facoltà mentali, mentre chi ammazza sul manto stradale lo fa spesse volte per la propria negligenza e maleducazione.
(edited)
sono cose ovviamente evitabili, più andremo avanti e meno vedremo ste cose (sspero / credo)
lo voglio sperare anche io ma sono fermamemente convinta di no! mettici tutto l'impegno/ingegno/logistica/investimento che vuoi ma la probabilità di rimanere decapitato da un matto sarà sempre con noi.
è lo stesso discorso degli incidenti stradali - mettici tutta l'educazione civica e tutta la sicurezza e severità della pena per la guida in stato d'ebbrezza ma questo mondo sarà sempre pieno di idioti pronti di mettersi alla guida ubriachi. mettici pure quelli che guidano alla caxxissima anche da sobri e vedrai che di maniaco con il machete ce ne sta uno ogni tot anni, di persone pericolose al volante ce ne stanno uno ogni incrocio. entrambi sono il gran male con la quale la società deve convivere. pensandoci meglio... il tipo con il machete ha una mezzamezzamezza attenuante di non essere in possesso delle proprie facoltà mentali, mentre chi ammazza sul manto stradale lo fa spesse volte per la propria negligenza e maleducazione.
(edited)
A) a tenerife ci saranno così tanti pazzi da lasciarne andare uno così instabile?
B) in tutta la spagna non c'è la possibilità di un trasferimento o la possibilità di trasformare alcune cose abbandonate in case di cura?
sarà che non mi piace pensare al caso ma caxxarola un modo ci sarà per bloccarlo, da analisi psichiatriche o da operazioni di logistica, sono cose ovviamente evitabili, più andremo avanti e meno vedremo ste cose (sspero / credo)
interessante il tuo ragionamento...hai trovato il modo il modo di risolvere il crimine nel mondo, basta rinchiuedere tutti i potenziali asassini :)
semplice no?!
o no?
B) in tutta la spagna non c'è la possibilità di un trasferimento o la possibilità di trasformare alcune cose abbandonate in case di cura?
sarà che non mi piace pensare al caso ma caxxarola un modo ci sarà per bloccarlo, da analisi psichiatriche o da operazioni di logistica, sono cose ovviamente evitabili, più andremo avanti e meno vedremo ste cose (sspero / credo)
interessante il tuo ragionamento...hai trovato il modo il modo di risolvere il crimine nel mondo, basta rinchiuedere tutti i potenziali asassini :)
semplice no?!
o no?
basta non fare uscire uno squilibrato, difficile?
difficile?
difficile?
sì ma io sono d'accordo con te, la possibilità c'è sempre
però quello che dico io è MINIMIZZARE (facendo tendere a zero) le possibilità di un nuovo crimine da parte di chi esce
se io esco dalla galera devo esser considerato come tutti gli altri perchè in teoria esco pulito
se esco da una clinica devo esser considerato sano perchè in teoria esco sano
questo è quello che intendo, poi sono d'accordo con te su tutto il resto
però quello che dico io è MINIMIZZARE (facendo tendere a zero) le possibilità di un nuovo crimine da parte di chi esce
se io esco dalla galera devo esser considerato come tutti gli altri perchè in teoria esco pulito
se esco da una clinica devo esser considerato sano perchè in teoria esco sano
questo è quello che intendo, poi sono d'accordo con te su tutto il resto
però quello che dico io è MINIMIZZARE (facendo tendere a zero) le possibilità di un nuovo crimine da parte di chi esce
fosse tutto così lineare questo sarebbe un altro mondo, magari migliore.
perseguendo questo scopo molti paesi adottano ancora la pena di morte. minimizzare la probabilità dei più cruenti reati attribuendoli la massima pena. stavolta però a tendere a zero sono i risultati, purtroppo, statistica non mente.
fosse tutto così lineare questo sarebbe un altro mondo, magari migliore.
perseguendo questo scopo molti paesi adottano ancora la pena di morte. minimizzare la probabilità dei più cruenti reati attribuendoli la massima pena. stavolta però a tendere a zero sono i risultati, purtroppo, statistica non mente.
infatti sono contrario alla pena di morte, però con recuperi, analisi e quant'altro prima o poi si riuscirà a far uscire solo chi è tornato ad essere una persona normale
si, a meno di costruire altri centri di detenzione ma non mi pare che si stia andando in quella direzione
o no?
o no?
lo spero per tutti noi ma è utopia. attualmente non si riesce a far uscire dagli ospedali le persone sane dopo una "semplice" frattura ad una gamba, ben più facilmente diagnosticabile e curabile di un disturbo mentale. c'è stata gente che ha preso infezioni del sangue per un'unghia incarnita rimossa male, per dirne una. il mondo che lascia i danni permanenti a molte persone per una semplice negligenza o malsanità foooooorse è ancora molto lontano dal perfezionare le questioni ben più delicate.
non ne ho idea di che cosa stiano facendo in spagna, di certo non mi sembra una roba impossibile
credo che la situazione non sia molto diversa da quella italiana
non è che in italia non ci scappi il morto di tanto in tanto...
non è che in italia non ci scappi il morto di tanto in tanto...