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Subject: »Morti sul lavoro
non facciamo finta di niente,i "capi" sono i primi a cercare di velocizzare il lavoro,trascurando anche certe sicurezze!non è che un operaio vuol rischiare di morire,tanto per fare!
Non c'entra niente col discorso che stiamo facendo io e miccè. Sono d'accordo anche con te su quello che dici, ma non c'è correlazione.
Non c'entra niente col discorso che stiamo facendo io e miccè. Sono d'accordo anche con te su quello che dici, ma non c'è correlazione.
Allora,io credo che il capo si tolga dagli impicci quando ti fa firmare un foglio in cui tu dichiari che lui ti ha fornito tutta l'attrezzatura di sicurezza necessaria,anche se suppongo che gli resti un minimo di dovere di controllare.Per quanto riguarda la chiave della macchina,credo(ma ripeto credo) tu sia addirittura imputabile di reato se tuo figlio minorenne ne prende le chiavi e la combina grossa.
In generale, io penso che se tu fai tutto il possibile per evitare un danno e gli altri invece fanno tutto il possibile affinché il danno accada, direi che il problema sta ovunque tranne che in te. Poi si può discutere di tutto: mancanze, inosservanze, accordi sottobanco, io non guardo e tu fai come vuoi, ecc... Il punto è: se è possibile dimostrare che il responsabile ha fatto tutto il possibile (e sottolineo: se) per evitare danni, allora non vedo proprio come si possa far ricadere comunque la colpa su chi, per definizione, non ce l'ha.
Nei casi specifici non posso mettere bocca, in quanto non mi intendo di giurisprudenza né ho (per fortuna) esperienze sulle spalle che mi possano aiutare a dire la mia. Però, se mi è permesso - e con buona pace della legge -, se mio figlio mi ruba le chiavi della macchina per andarsi ad ammazzare, non mi sento di dare la colpa diretta a me. Magari è come dici tu a livello educativo - nel senso che si può, in qualche modo, pensare ad una colpa che viene "da lontano"-, ma non si può certo dire che, rispetto al fatto, io abbia colpe, a meno che non si dimostri una mia qualche forma di negligenza (ad esempio: io sono un poliziotto e lascio inavvertitamente la mia pistola carica sul bordo del tavolo mentre mio figlio di 4 anni gira per casa in cerca di un passatempo).
In definitiva: le chiavi della MIA macchina (nella tasca del MIO giubbotto, poggiato sulla MIA sedia del MIO studio dove, per entrare, è necessario pure avere la chiave della relativa porta) non si toccano; e se qualcuno le tocca, prende l'auto e si va ad ammazzare, come si fa a dire che è (direttamente) colpa mia?
(edited)
Nei casi specifici non posso mettere bocca, in quanto non mi intendo di giurisprudenza né ho (per fortuna) esperienze sulle spalle che mi possano aiutare a dire la mia. Però, se mi è permesso - e con buona pace della legge -, se mio figlio mi ruba le chiavi della macchina per andarsi ad ammazzare, non mi sento di dare la colpa diretta a me. Magari è come dici tu a livello educativo - nel senso che si può, in qualche modo, pensare ad una colpa che viene "da lontano"-, ma non si può certo dire che, rispetto al fatto, io abbia colpe, a meno che non si dimostri una mia qualche forma di negligenza (ad esempio: io sono un poliziotto e lascio inavvertitamente la mia pistola carica sul bordo del tavolo mentre mio figlio di 4 anni gira per casa in cerca di un passatempo).
In definitiva: le chiavi della MIA macchina (nella tasca del MIO giubbotto, poggiato sulla MIA sedia del MIO studio dove, per entrare, è necessario pure avere la chiave della relativa porta) non si toccano; e se qualcuno le tocca, prende l'auto e si va ad ammazzare, come si fa a dire che è (direttamente) colpa mia?
(edited)
non facciamo finta di niente,i "capi" sono i primi a cercare di velocizzare il lavoro,trascurando anche certe sicurezze!non è che un operaio vuol rischiare di morire,tanto per fare!
Dillo tu ai miei ragazzi a cui abbiamo dato cuffie e mascherine per il taglio legno e che nessuno usa "per fare prima"...
Dillo tu ai miei ragazzi a cui abbiamo dato cuffie e mascherine per il taglio legno e che nessuno usa "per fare prima"...
perchè devono fare prima?
Vuoi mettere perdere tempo a indossare la mascherina, togliendola dal cellophane, mettere le cuffie, quando magari è un taglio solo, un pezzettino di compensato, che poi devo ritogliere le cuffie, riporre la mascherina al chiuso. In fondo è un taglietto solo, accendo e spengo la sega, che devo sbancalare il fornitore che è arrivato stamattina e non ho tempo...
Vuoi mettere perdere tempo a indossare la mascherina, togliendola dal cellophane, mettere le cuffie, quando magari è un taglio solo, un pezzettino di compensato, che poi devo ritogliere le cuffie, riporre la mascherina al chiuso. In fondo è un taglietto solo, accendo e spengo la sega, che devo sbancalare il fornitore che è arrivato stamattina e non ho tempo...
vedi squiz,
sono convinto che il lavoratore che fa presto e bene riceve un premio, quello che ci mette un sacco no.
Il punto è che il datore di lavoro ha l'obbligo di vigilare e di punire chi non rispetta le misure di sicurezza, però per esperienza personale so che non ci sono datori di lavoro che ti fanno la ramanzina perchè ci hai messo meno tempo del necessario.. e tantomeno che fan partire lettere di richiamo per questo.
Purtroppo il problema è sempre il controllo e la sanzione. Il controllo è nullo, la sanzione è opzionale, infatti l'ispettorato del lavoro è uno dei regni della corruzione, con una buona bustarella si riesce a farla franca anche per un morto. immaginatevi per i semplici "incidenti"..
sono convinto che il lavoratore che fa presto e bene riceve un premio, quello che ci mette un sacco no.
Il punto è che il datore di lavoro ha l'obbligo di vigilare e di punire chi non rispetta le misure di sicurezza, però per esperienza personale so che non ci sono datori di lavoro che ti fanno la ramanzina perchè ci hai messo meno tempo del necessario.. e tantomeno che fan partire lettere di richiamo per questo.
Purtroppo il problema è sempre il controllo e la sanzione. Il controllo è nullo, la sanzione è opzionale, infatti l'ispettorato del lavoro è uno dei regni della corruzione, con una buona bustarella si riesce a farla franca anche per un morto. immaginatevi per i semplici "incidenti"..
dove lavoro io una parte è in cassaintegrazione a zero ore ed altri fanno rotazione!secondo voi hanno messo i più veloci e produttivi o i più lenti?e sempre secondo voi,hanno tenuto conto di uno che magari va un pò più lento ma rispetta tutte le norme di sicurezza e usa tutta la strumentazione necessaria per la sicurezza?
anche se qualcuno l'ha già messo in questo topic faccio copia incolla:
Dopo la messa in mora dell’Italia da parte di Bruxelles per non aver rispettato le disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro, a Roma restano adesso un paio di settimane per le giustificazioni, poi scatterà la procedura d’infrazione. Roma è infatti accusata dall’Ue di non fare abbastanza per arginare il fenomeno delle cosiddette morti bianche. All’origine dell’intervento della Commissione europea la denuncia fatta da Marco Bazzoni, 37 anni, operaio metalmeccanico in un’azienda che produce frantoi e presse per il settore enologico nel fiorentino.
Sotto la lente della Direzione generale Occupazione e Affari sociali sono finiti ben sei punti del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro a partire dalla “deresponsabilizzazione del datore in caso di delega e subdelega”, una norma che a ben guardare sembra proprio riferirsi alla “salva manager”, il provvedimento che il ministro Maurizio Sacconi aveva detto di aver stralciato ma sembra riapparire tra un codicillo e l’altro della Legge 106/9 (Il testo unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro). Per scongiurare la sua entrata in vigore, un gruppo di penalisti aveva scritto a Giorgio Napolitano, sottolineando come la norma avrebbe spogliato “i soggetti che rivestono posizioni al vertice dell’impresa del loro indiscusso ruolo di garanti della vita e dell’incolumità fisica dei dipendenti”.
Tutto inutile. Come una serie di lettere e appelli che Bazzoni ha scritto a partiti e sindacati. A quel punto l’operaio decide di andare più in su, rivolgendosi direttamente a Bruxelles.
Dall’Europarlamento risponde Sergio Cofferati (Pd): “Bazzoni ha dimostrato un’attenzione per il rapporto tra la legislazione Ue e quella nazionale che le organizzazioni di settore non hanno avuto. Troppo spesso le organizzazioni utilizzano criteri di carattere troppo generale”. E adesso? “Ora è importante che tutti adempiano i vincoli indicati dall’Ue”.
Ecco come è iniziato tutto. “Insieme a un amico ingegnere della sicurezza sul lavoro abbiamo scritto una denuncia al Segretariato generale della Commissione europea”, spiega Bazzoni. “Il 27 novembre 2009 ho mandato una mail alla Commissione con tutti gli allegati del testo del decreto legislativo italiano”. Nel aprile 2010 i servizi della Commissione europea rispondono che in base alla denuncia avrebbero chiesto informazioni allo stato italiano. A fine Novembre la Commissione conferma che ci sarebbe stata la possibilità di aprire una procedura d’infrazione. A maggio 2011 la possibilità di una procedura d’infrazione inizia a prendere forma.
Così si arriva al 30 settembre 2011, giorno in cui il governo italiano si vede recapitare la lettera di messa in mora per presunta violazione della Direttiva Ue 89/391, quella sulla sicurezza e salute sul luogo di lavoro. Lorenzo Fantini, responsabile della direzione generale delle relazioni industriali e dei rapporti del Ministero del lavoro, in un’intervista pubblicata sul sito dell’Inail, risponde che “si tratta di un insieme di censure fondate su un presupposto sbagliato: ritenere che le parti della legge siano volte a deresponsabilizzare il datore di lavoro”. In altre parole, il servizio giuridico della Commissione europea, il top del top degli esperti in diritto comunitario, si sarebbe sbagliato. E per quanto riguarda gli altri cinque punti contestati nero su bianco all’Italia? “Si tratta di censure di dettaglio che, a livello generale, si correlano a questa impostazione generale erronea”. Insomma Bruxelles avrebbe preso un enorme granchio.
Ora al nostro paese restano circa 15 giorni per convincere la Commissione europea che si è sbagliata e che il Testo unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro va bene così. In caso contrario scatterà una procedura d’infrazione con conseguente multa economica.
Intanto in Italia i lavoratori continuano a morire. Secondo l’Osservatorio indipendente di Bologna sui morti sul lavoro dall’inizio del 2011 i morti per infortuni sui luoghi di lavoro sono stati ben 542, oltre il 15 per cento di queste vittime lavoravano in nero o erano già in pensione. Una cifra che supera i 900 morti (stima minima) se si aggiungono i lavoratori deceduti in itinere, ovvero lungo il tragitto casa-lavoro lavoro-casa. Cifre che fanno paura e che non considerano i lavoratori in nero.
“Basta chiamarle morti bianche, non c’è niente di bianco in queste morti”, chiede Bazzoni. “Con questo termine le si vogliano sminuire, nascondere i responsabili, ma non è così, ci sono sempre dei responsabili”.
fonte: Il Fatto Quotidiano
(edited)
Dopo la messa in mora dell’Italia da parte di Bruxelles per non aver rispettato le disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro, a Roma restano adesso un paio di settimane per le giustificazioni, poi scatterà la procedura d’infrazione. Roma è infatti accusata dall’Ue di non fare abbastanza per arginare il fenomeno delle cosiddette morti bianche. All’origine dell’intervento della Commissione europea la denuncia fatta da Marco Bazzoni, 37 anni, operaio metalmeccanico in un’azienda che produce frantoi e presse per il settore enologico nel fiorentino.
Sotto la lente della Direzione generale Occupazione e Affari sociali sono finiti ben sei punti del Testo unico sulla sicurezza sul lavoro a partire dalla “deresponsabilizzazione del datore in caso di delega e subdelega”, una norma che a ben guardare sembra proprio riferirsi alla “salva manager”, il provvedimento che il ministro Maurizio Sacconi aveva detto di aver stralciato ma sembra riapparire tra un codicillo e l’altro della Legge 106/9 (Il testo unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro). Per scongiurare la sua entrata in vigore, un gruppo di penalisti aveva scritto a Giorgio Napolitano, sottolineando come la norma avrebbe spogliato “i soggetti che rivestono posizioni al vertice dell’impresa del loro indiscusso ruolo di garanti della vita e dell’incolumità fisica dei dipendenti”.
Tutto inutile. Come una serie di lettere e appelli che Bazzoni ha scritto a partiti e sindacati. A quel punto l’operaio decide di andare più in su, rivolgendosi direttamente a Bruxelles.
Dall’Europarlamento risponde Sergio Cofferati (Pd): “Bazzoni ha dimostrato un’attenzione per il rapporto tra la legislazione Ue e quella nazionale che le organizzazioni di settore non hanno avuto. Troppo spesso le organizzazioni utilizzano criteri di carattere troppo generale”. E adesso? “Ora è importante che tutti adempiano i vincoli indicati dall’Ue”.
Ecco come è iniziato tutto. “Insieme a un amico ingegnere della sicurezza sul lavoro abbiamo scritto una denuncia al Segretariato generale della Commissione europea”, spiega Bazzoni. “Il 27 novembre 2009 ho mandato una mail alla Commissione con tutti gli allegati del testo del decreto legislativo italiano”. Nel aprile 2010 i servizi della Commissione europea rispondono che in base alla denuncia avrebbero chiesto informazioni allo stato italiano. A fine Novembre la Commissione conferma che ci sarebbe stata la possibilità di aprire una procedura d’infrazione. A maggio 2011 la possibilità di una procedura d’infrazione inizia a prendere forma.
Così si arriva al 30 settembre 2011, giorno in cui il governo italiano si vede recapitare la lettera di messa in mora per presunta violazione della Direttiva Ue 89/391, quella sulla sicurezza e salute sul luogo di lavoro. Lorenzo Fantini, responsabile della direzione generale delle relazioni industriali e dei rapporti del Ministero del lavoro, in un’intervista pubblicata sul sito dell’Inail, risponde che “si tratta di un insieme di censure fondate su un presupposto sbagliato: ritenere che le parti della legge siano volte a deresponsabilizzare il datore di lavoro”. In altre parole, il servizio giuridico della Commissione europea, il top del top degli esperti in diritto comunitario, si sarebbe sbagliato. E per quanto riguarda gli altri cinque punti contestati nero su bianco all’Italia? “Si tratta di censure di dettaglio che, a livello generale, si correlano a questa impostazione generale erronea”. Insomma Bruxelles avrebbe preso un enorme granchio.
Ora al nostro paese restano circa 15 giorni per convincere la Commissione europea che si è sbagliata e che il Testo unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro va bene così. In caso contrario scatterà una procedura d’infrazione con conseguente multa economica.
Intanto in Italia i lavoratori continuano a morire. Secondo l’Osservatorio indipendente di Bologna sui morti sul lavoro dall’inizio del 2011 i morti per infortuni sui luoghi di lavoro sono stati ben 542, oltre il 15 per cento di queste vittime lavoravano in nero o erano già in pensione. Una cifra che supera i 900 morti (stima minima) se si aggiungono i lavoratori deceduti in itinere, ovvero lungo il tragitto casa-lavoro lavoro-casa. Cifre che fanno paura e che non considerano i lavoratori in nero.
“Basta chiamarle morti bianche, non c’è niente di bianco in queste morti”, chiede Bazzoni. “Con questo termine le si vogliano sminuire, nascondere i responsabili, ma non è così, ci sono sempre dei responsabili”.
fonte: Il Fatto Quotidiano
(edited)
non è vero che non puoi controllare... ci sono metodi per assicurarsi ceh tutti facciano ciò che devono, a partire dall'informazione, la formazione, il giro dei cantieri...
se un cantiere è molto grande devi prevedere più controllori che girano per il cantiere in continuo se è necessario.
ci sono le leggi a riguardo, niente di inventato
se un cantiere è molto grande devi prevedere più controllori che girano per il cantiere in continuo se è necessario.
ci sono le leggi a riguardo, niente di inventato
hai premi produzione durante l'anno, dalli solo a chi puoi vedere lavorare in sicurezza
hai qualcuno più responsabile di altri?
dagli piccolo premio se controlla e segnala chi non indossa i DPI
hai fatto formazione in azienda, durante l'orario di lavoro?
hai previsto corsi obbligatori in orario di lavoro di 1-2 ore per affrontare il problema?
Tutto questo costa meno di una ipoacusia attribuibile al lavoro verificata dall'INAIL, sia nell'immediato che in futuro.
hai qualcuno più responsabile di altri?
dagli piccolo premio se controlla e segnala chi non indossa i DPI
hai fatto formazione in azienda, durante l'orario di lavoro?
hai previsto corsi obbligatori in orario di lavoro di 1-2 ore per affrontare il problema?
Tutto questo costa meno di una ipoacusia attribuibile al lavoro verificata dall'INAIL, sia nell'immediato che in futuro.
non è vero che non puoi controllare
Ma io non ho detto che non si può controllare.
Ma io non ho detto che non si può controllare.
Nell'esempio delle imbragature: se il cantiere è molto grande e il "capo" non può materialmente controllare tutti nello stesso istante, è chiaro che dovrà fare un giro ciclicamente, perdendo così necessariamente di vista qualcuno.
parliamo di cose concrete: non è che se non ti vedo 15 minuti ti togli la cintura di sicurezza per lavorare sui tetti, io devo controllare che tu te la metta e poi ogni tanto passo a controllare che tu ce l'abbia, tranquillo che nel mezzo, se ho progettato bene il cantiere e la parte di rpevenzione, nessuno se la toglie.
parliamo di cose concrete: non è che se non ti vedo 15 minuti ti togli la cintura di sicurezza per lavorare sui tetti, io devo controllare che tu te la metta e poi ogni tanto passo a controllare che tu ce l'abbia, tranquillo che nel mezzo, se ho progettato bene il cantiere e la parte di rpevenzione, nessuno se la toglie.
tranquillo che nel mezzo, se ho progettato bene il cantiere e la parte di rpevenzione, nessuno se la toglie.
Mi piacerebbe tantissimo vivere con questo stesso tipo di tranquillità. Purtroppo non ci riesco, quindi sono portato a considerare concrete anche situazioni che per molti non lo sono. Si tratta di filtri diversi con cui osservare gli avvenimenti della vita, probabilmente dipendenti anche dalla forma-mentis che uno ha. Che ti devo dire... secondo me - tornando al discorso principale - si può parlare di responsabilità più che di colpa. E sicuramente non di dolo.
(edited)
Mi piacerebbe tantissimo vivere con questo stesso tipo di tranquillità. Purtroppo non ci riesco, quindi sono portato a considerare concrete anche situazioni che per molti non lo sono. Si tratta di filtri diversi con cui osservare gli avvenimenti della vita, probabilmente dipendenti anche dalla forma-mentis che uno ha. Che ti devo dire... secondo me - tornando al discorso principale - si può parlare di responsabilità più che di colpa. E sicuramente non di dolo.
(edited)
No io ti parlo da addetto ai lavori, e quando si cercano casi limite come esempi dove si dice "se qualcuno vuole farsi male" mi viene da ridere.
Perché non è mai cosi.
Se un operaio non fa ciò che deve da qualche parte c'è qualcuno che non lo ha istruito. E funziona sempre così.
Perché non è mai cosi.
Se un operaio non fa ciò che deve da qualche parte c'è qualcuno che non lo ha istruito. E funziona sempre così.