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Subject: »Morti sul lavoro
Vi ricordate di Maria Monteanu la giovane romena morta il 5 NOV travolta dal muletto? Sembra che la povera giovane sia stata regolarizzata mezz'ora dopo l'infortunio mortale. Questa realtà è venuta fuori nel corso degli accertamenti compiuti dalla Direzione Provinciale del Lavoro che li ha trasmessi all'autorità competente. Ma l'azienda nega queste conclusioni. Sono notizie che fanno gelare il sangue nelle vene tanto sono incredibili: ma ormai non ci si meraviglia più di niente. sembra che l'azienda neghi
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Thyssen, a 7 mesi dalla condanna ancora
nessun risarcimento alle famiglie delle vittime
A più di sette mesi dalla condanna e a quattro anni dalla tragedia di Torino, la ThyssenKrupp non ha ancora rimborsato gli ex operai e alcuni familiari delle vittime come imposto dai giudici. Si tratta dei pagamenti provvisionali, cioè gli anticipi sui rimborsi disposti dalla sentenza del 15 aprile scorso, con cui sono stati condannati l’ad Harald Espenhahn e altri cinque dirigenti dell’acciaieria tedesca. Oltre all’accusa di omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, i pm Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso hanno recriminato al primo i reati di omicidio e incendio volontari con colpa cosciente; e per gli altri omicidio e incendio colposo.
Il Fatto Quotidiano
Lastampa
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nessun risarcimento alle famiglie delle vittime
A più di sette mesi dalla condanna e a quattro anni dalla tragedia di Torino, la ThyssenKrupp non ha ancora rimborsato gli ex operai e alcuni familiari delle vittime come imposto dai giudici. Si tratta dei pagamenti provvisionali, cioè gli anticipi sui rimborsi disposti dalla sentenza del 15 aprile scorso, con cui sono stati condannati l’ad Harald Espenhahn e altri cinque dirigenti dell’acciaieria tedesca. Oltre all’accusa di omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, i pm Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso hanno recriminato al primo i reati di omicidio e incendio volontari con colpa cosciente; e per gli altri omicidio e incendio colposo.
Il Fatto Quotidiano
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Tratto da Repubblica
Lettera di Graziella Marota
Andrea aveva 23 anni quando, il 20 giugno 2006, è rimasto con il cranio schiacciato da una macchina tampografica non a norma. Andrea voleva imparare a suonare la tromba, come se la chitarra da sola gli andasse stretta. Perché a quell'età la taglia dei desideri si allarga e non stai più nei tuoi panni dalla voglia di metterti alla prova, conoscere, guardare avanti. Da li a quattro giorni pure la metratura della sua vita sarebbe lievitata di colpo: dalla sua camera da ragazzo, in casa dei genitori, a un mini appartamento, acquistato dai suoi con un mutuo, a metà strada tra Porto Sant'Elpidio e la fabbrica Asoplast di Ortezzano, dove aveva trovato lavoro come precario per 900 euro al mese.
Andrea voleva imparare a suonare la tromba, ma non ha fatto in tempo: una tromba che, rimasta la dov'era in camera sua, suona un silenzio assordante. E neppure l'appartamento è riuscito ad abitare: doveva entrare nella nuova casa sabato 24 giugno 2006, se ne è andato il 20 giugno di 4 anni fa. Oggi Andrea avrebbe 28 anni ma è morto in fabbrica alle sei e dieci dell'ultimo mattino di primavera. E suonerebbe ancora la chitarra con i Nervous Breakdwn e non darebbe il suo nome a una borsa di studio. Sarebbe la gioia di sua mamma Graziella
e non la ragione della sua battaglia da neo cavaliere della Repubblica, per cultura sulla sicurezza. Una battaglia finita con una sconfitta dolorosa: nel nome del figlio e a nome dei tanti caduti sul lavoro, senza giustizia: Umbria-Oli, Molfetta, Thyssenkrupp, Mineo.... Sono solo le stazioni più raccontate di una via Crucis quotidiana, che per un po' chiama a raccolta l'indignazione italiana, che poi guarda altrove.
Le morti si fanno sentire, ma le sentenze molto meno, quando passano sotto silenzio anche per una sorta di disagio nell'accettarle e comunicarle. I responsabili di questa orrenda morte sono stati condannati a otto mesi di condizionale con la sospensione della pena, anche se il Procuratore generale del tribunale di Fermo aveva parlato "di un chiaro segnale perché questi reati vengano repressi con la massima severità". Andrea è stato ucciso per la seconda volta. La tragedia è finita nel dimenticatoio, con alcune frasi fatte e disfatte, tipo non deve più accadere, basta con queste stragi, lavoreremo per migliorare la sicurezza. Parole piene di buone intenzioni, che lo spillo della smemoratezza buca in un momento. Parole al vento!
Alla fine anche Andrea si è perso tra i morti da stabilimento e da cantiere: martiri del lavoro che fanno notizia il tempo di commuovere, che non promuovono ronde per la sicurezza, spesso rimossi pure nei processi. Tragedie quotidianamente dimenticate da un Paese ignavo e incurante, La tromba silente di Andrea a suonare la sua ritirata. Questo è quanto accade a tutti i morti sul lavoro; di loro restano solo dolore e angoscia dei familiari ma giustamente questo non fa notizia: una mamma che piange tutti i giorni, che guarda sempre la porta di casa aspettando che il suo Andrea rientri perché spera che tutta la sofferenza che sta vivendo sia solo un brutto sogno..... Ma tutto ciò non importa a nessuno!
Questa è la tragica realtà, di chi rimane e si rende conto di essere emarginato e dimenticato da tutti. Forse ciò che gli altri non conoscono è la realtà del "dopo" di queste tragedie… La vita per i familiari viene stravolta dal dolore e dalla mancanza della persona cara, ti ritrovi a lottare giorno per giorno per sopravvivere e se sei forte riesci in qualche modo a risollevare la testa da quel baratro di depressione in cui sei caduta, altrimenti sprofondi sempre di più! Ti accorgi che sei lasciato solo a te stesso…. manca il sostegno psicologico, sono assenti tutte le istituzioni e nessuno è disposto ad ascoltare il tuo dolore perché il dolore fa paura a tutti! Speri nella giustizia ma questa si prende beffa di te perché otto mesi e sospensione della pena per chi ha ucciso tuo figlio mi sembra una vergogna per un paese che si definisce civile…..
E vogliamo parlare dell’Inail, questo ente che ogni anno incassa milioni di euro? Ebbene la morte di Andrea è stata calcolata 1.600 euro e cioè rimborso spese funerarie, allora mi chiedo ma la vita di mio figlio che è stato ucciso a soli 23 anni, per la società non valeva nulla? Eppure io quel figlio l’ho partorito, l’ho amato , curato e protetto per 23 anni, era il mio orgoglio e la mia felicità e quindi tutto diventa assurdo e inaccettabile. Nemmeno l’assicurazione vuole pagare il risarcimento e a distanza di 4 anni e mezzo dovrò subire ancora violenze psicologiche tornando di nuovo in tribunale e ripercorrere ancora una volta questa tragedia…. descrivere come è morto Andrea, come lo hanno trovato i colleghi di lavoro, come ho vissuto dopo e come continuo a vivere oggi… Credetemi una pressione che non riesco a sopportare più.
Per terminare anche l’amministrazione comunale di Porto Sant’Elpidio si rifiuta di dare una definitiva sepoltura al mio angelo. Allora mi chiedo e lo chiedo a voi: la vita di un operaio vale così poco? E’ un essere umano come tutti e se per i soldati morti in “ missione di pace” si fanno funerali di Stato, per i 1300 operai che muoiono ogni anno per la mancanza di sicurezza, cosa viene fatto? Nulla perché non sappiamo nemmeno nome e cognome… sono solo numeri che fanno parte di una statistica.
Termino questa lettera con un appello disperato: fermiamo questa strage che serve solo a far arricchire gli imprenditori e a distruggere le famiglie. Ogni essere umano ha diritto alla propria vita e non si può perderla per 900 euro al mese.
Lettera di Graziella Marota
Andrea aveva 23 anni quando, il 20 giugno 2006, è rimasto con il cranio schiacciato da una macchina tampografica non a norma. Andrea voleva imparare a suonare la tromba, come se la chitarra da sola gli andasse stretta. Perché a quell'età la taglia dei desideri si allarga e non stai più nei tuoi panni dalla voglia di metterti alla prova, conoscere, guardare avanti. Da li a quattro giorni pure la metratura della sua vita sarebbe lievitata di colpo: dalla sua camera da ragazzo, in casa dei genitori, a un mini appartamento, acquistato dai suoi con un mutuo, a metà strada tra Porto Sant'Elpidio e la fabbrica Asoplast di Ortezzano, dove aveva trovato lavoro come precario per 900 euro al mese.
Andrea voleva imparare a suonare la tromba, ma non ha fatto in tempo: una tromba che, rimasta la dov'era in camera sua, suona un silenzio assordante. E neppure l'appartamento è riuscito ad abitare: doveva entrare nella nuova casa sabato 24 giugno 2006, se ne è andato il 20 giugno di 4 anni fa. Oggi Andrea avrebbe 28 anni ma è morto in fabbrica alle sei e dieci dell'ultimo mattino di primavera. E suonerebbe ancora la chitarra con i Nervous Breakdwn e non darebbe il suo nome a una borsa di studio. Sarebbe la gioia di sua mamma Graziella
e non la ragione della sua battaglia da neo cavaliere della Repubblica, per cultura sulla sicurezza. Una battaglia finita con una sconfitta dolorosa: nel nome del figlio e a nome dei tanti caduti sul lavoro, senza giustizia: Umbria-Oli, Molfetta, Thyssenkrupp, Mineo.... Sono solo le stazioni più raccontate di una via Crucis quotidiana, che per un po' chiama a raccolta l'indignazione italiana, che poi guarda altrove.
Le morti si fanno sentire, ma le sentenze molto meno, quando passano sotto silenzio anche per una sorta di disagio nell'accettarle e comunicarle. I responsabili di questa orrenda morte sono stati condannati a otto mesi di condizionale con la sospensione della pena, anche se il Procuratore generale del tribunale di Fermo aveva parlato "di un chiaro segnale perché questi reati vengano repressi con la massima severità". Andrea è stato ucciso per la seconda volta. La tragedia è finita nel dimenticatoio, con alcune frasi fatte e disfatte, tipo non deve più accadere, basta con queste stragi, lavoreremo per migliorare la sicurezza. Parole piene di buone intenzioni, che lo spillo della smemoratezza buca in un momento. Parole al vento!
Alla fine anche Andrea si è perso tra i morti da stabilimento e da cantiere: martiri del lavoro che fanno notizia il tempo di commuovere, che non promuovono ronde per la sicurezza, spesso rimossi pure nei processi. Tragedie quotidianamente dimenticate da un Paese ignavo e incurante, La tromba silente di Andrea a suonare la sua ritirata. Questo è quanto accade a tutti i morti sul lavoro; di loro restano solo dolore e angoscia dei familiari ma giustamente questo non fa notizia: una mamma che piange tutti i giorni, che guarda sempre la porta di casa aspettando che il suo Andrea rientri perché spera che tutta la sofferenza che sta vivendo sia solo un brutto sogno..... Ma tutto ciò non importa a nessuno!
Questa è la tragica realtà, di chi rimane e si rende conto di essere emarginato e dimenticato da tutti. Forse ciò che gli altri non conoscono è la realtà del "dopo" di queste tragedie… La vita per i familiari viene stravolta dal dolore e dalla mancanza della persona cara, ti ritrovi a lottare giorno per giorno per sopravvivere e se sei forte riesci in qualche modo a risollevare la testa da quel baratro di depressione in cui sei caduta, altrimenti sprofondi sempre di più! Ti accorgi che sei lasciato solo a te stesso…. manca il sostegno psicologico, sono assenti tutte le istituzioni e nessuno è disposto ad ascoltare il tuo dolore perché il dolore fa paura a tutti! Speri nella giustizia ma questa si prende beffa di te perché otto mesi e sospensione della pena per chi ha ucciso tuo figlio mi sembra una vergogna per un paese che si definisce civile…..
E vogliamo parlare dell’Inail, questo ente che ogni anno incassa milioni di euro? Ebbene la morte di Andrea è stata calcolata 1.600 euro e cioè rimborso spese funerarie, allora mi chiedo ma la vita di mio figlio che è stato ucciso a soli 23 anni, per la società non valeva nulla? Eppure io quel figlio l’ho partorito, l’ho amato , curato e protetto per 23 anni, era il mio orgoglio e la mia felicità e quindi tutto diventa assurdo e inaccettabile. Nemmeno l’assicurazione vuole pagare il risarcimento e a distanza di 4 anni e mezzo dovrò subire ancora violenze psicologiche tornando di nuovo in tribunale e ripercorrere ancora una volta questa tragedia…. descrivere come è morto Andrea, come lo hanno trovato i colleghi di lavoro, come ho vissuto dopo e come continuo a vivere oggi… Credetemi una pressione che non riesco a sopportare più.
Per terminare anche l’amministrazione comunale di Porto Sant’Elpidio si rifiuta di dare una definitiva sepoltura al mio angelo. Allora mi chiedo e lo chiedo a voi: la vita di un operaio vale così poco? E’ un essere umano come tutti e se per i soldati morti in “ missione di pace” si fanno funerali di Stato, per i 1300 operai che muoiono ogni anno per la mancanza di sicurezza, cosa viene fatto? Nulla perché non sappiamo nemmeno nome e cognome… sono solo numeri che fanno parte di una statistica.
Termino questa lettera con un appello disperato: fermiamo questa strage che serve solo a far arricchire gli imprenditori e a distruggere le famiglie. Ogni essere umano ha diritto alla propria vita e non si può perderla per 900 euro al mese.
insisto: la maggior parte di queste perdite sono causate da errore umano, imperizia, disattenzioni
tutte cause contro cui non si può nulla
l'errore umano è insito nell'uomo, ed è appunto attraverso regole e leggi che si possono e si devono evitare simili morti.
non si parla di guerre o altro dove il problema è la stupidità dell'uomo.
tutte cause contro cui non si può nulla
l'errore umano è insito nell'uomo, ed è appunto attraverso regole e leggi che si possono e si devono evitare simili morti.
non si parla di guerre o altro dove il problema è la stupidità dell'uomo.
leggendo le statistiche la maggior parte muore sotto il trattore mentre lavora la propria terra
che je voi fa a quella gente?
che regole voi mette?
che controlli voi fa?
con chi te la prendi?
che je voi fa a quella gente?
che regole voi mette?
che controlli voi fa?
con chi te la prendi?
immagino che anni fa i trattori esplodessero pure, poi la tecnologia qualche passo avanti l'ha fatto.
basta trovare il modo e metterlo in pratica, anche i casa muoiono molti per le fughe di gas, ma esistono dei congegni che permettono di bloccare il gas se non c'è fiamma.
basta trovare il modo e metterlo in pratica, anche i casa muoiono molti per le fughe di gas, ma esistono dei congegni che permettono di bloccare il gas se non c'è fiamma.
Trieste - (Adnkronos/Ign) - Tragico infortunio oggi a Trieste dove è crollata l'impalcatura in corso di allestimento al Palasport per il concerto di stasera di Jovanotti. Il bilancio è di un morto e dodici feriti, di cui due gravi. La vittima è un operaio di 19 anni. Sul posto al lavoro i soccorritori, polizia, 118 e due squadre vigili del fuoco.
Da quanto si è appreso finora il palco sarebbe crollato nella parte anteriore, travolgendo diversi operai in alcuni casi rimasti incastrati sotto la struttura. Complessivamente, nel montaggio del palco, era coinvolta una squadra di una cinquantina tra tecnici e operai.
Il concerto previsto per questa sera è stato annullato
Da quanto si è appreso finora il palco sarebbe crollato nella parte anteriore, travolgendo diversi operai in alcuni casi rimasti incastrati sotto la struttura. Complessivamente, nel montaggio del palco, era coinvolta una squadra di una cinquantina tra tecnici e operai.
Il concerto previsto per questa sera è stato annullato
Vigile ucciso da un Suv, e' caccia all'uomo
Agente e' stato trascinato per oltre 200 metri
12 gennaio, 23:59
Travolto deliberatamente da un Suv e trascinato per 200 metri: così è stato ucciso Niccolò Savarino, 42 anni, vigile urbano a Milano mentre svolgeva il suo dovere nel quartiere che gli era affidato, in Bovisa, nella zona Nord della città. Un 'ragazzo d'oro, un ragazzo seriò, così lo ha definito un suo superiore. L'uomo che era alla guida dell'auto una Bmw serie X5, dopo averlo barbaramente ucciso, è fuggito e a Milano e in provincia è caccia all'uomo con i ghisa milanesi, che hanno fatto gara a rientrare in servizio, sguinzagliati alla ricerca dell'assassino del collega. Cercano tutte le vetture che rispondono alla descrizione dei testimoni, avendo in mano anche alcuni numeri di targa.
La sensazione è che l'omicida, che pare fosse in auto in compagnia di un'altra persona, abbia le ore contate. Almeno un paio di testimoni lo hanno visto in faccia e si visionano i filmati delle telecamere della zona. Dovrà rispondere di omicidio volontario, il pm Mauro Clerici si appresta ad aprire un fascicolo con questo titolo di reato Il tragico fatto accade in via Varé, nei pressi di piazza Bausan. Savarino, insieme con un collega con cui era in servizio, nel corso di un normale pattugliamento, passa davanti a un parcheggio affollato davanti alla stazione di Bovisa. I due notano che un camper della comunità di nomadi che da tempo vi staziona, sporge in modo tale da creare intralcio al passaggio delle macchine. Si rivolgono a un anziano zingaro, che si trova fuori dal camper, per chiedere di farlo spostare. E' in quel momento che arriva il Suv nero che, passando forzatamente a bassa velocità, visti gli spazi ristretti, ma incurante di chi c'era, investe l'anziano nomade passandogli su un piede. L'uomo finirà in ospedale per accertamenti.
I due vigili, a quel punto, inseguono e raggiungono il Suv proprio grazie all'agilità delle biciclette all'interno del parcheggio. Savarino, lo precede al varco d'uscita del parcheggio e gli si para davanti con la bicicletta per impedire che si dilegui. Ma il conducente non frena e lo investe volontariamente. Il vigile viene trascinato per 200 metri. Soccorso, morirà durante il trasporto all'ospedale Niguarda per la gravità delle ferite riportate. Intanto il Suv prosegue la sua corsa trascinando sotto lo chassis la bicicletta del vigile. Sarà trovata poco dopo in via Catone a circa 700 metri da dove è avvenuto il fatto. Qui il conducente del Suv ha manovrato con insistenza per disincastrare la bici.
Mentre in ospedale giungono in lacrime la fidanzata ed il fratello del vigile ucciso, i suoi colleghi danno la caccia all'auto assassina. Almeno due vetture delle stessa marca e serie vengono controllate ma i riscontri alla fine sono negativi. Immediata la reazione sdegnata delle istituzioni mentre la città è sotto choc: il sindaco Pisapia giunge sul posto e poi va a rendere omaggio alla salma di Saverino: "Siamo sgomenti - dice -, non ci sono parole. Ma chi non c'é più avrà giustizia. Ci impegneremo perché sia arrestato e punito adeguatamente chi ha commesso questo delitto, un delitto che non doveva succedere e non dovrà mai più accadere". Il presidente della Regione Formigoni parla di "un fatto raccapricciante e tristissimo. Mette i brividi pensare che una persona, un vigile urbano, possa essere stato ammazzato per una discussione o un contrasto di punti di vista". "Episodi come questo - ha detto il presidente della Provincia Guido Podestà - ci impongono di riflettere seriamente tutti insieme su come mantenere e difendere il senso civico e la cultura della solidarietà da sempre bandiere della città".
ansa
Agente e' stato trascinato per oltre 200 metri
12 gennaio, 23:59
Travolto deliberatamente da un Suv e trascinato per 200 metri: così è stato ucciso Niccolò Savarino, 42 anni, vigile urbano a Milano mentre svolgeva il suo dovere nel quartiere che gli era affidato, in Bovisa, nella zona Nord della città. Un 'ragazzo d'oro, un ragazzo seriò, così lo ha definito un suo superiore. L'uomo che era alla guida dell'auto una Bmw serie X5, dopo averlo barbaramente ucciso, è fuggito e a Milano e in provincia è caccia all'uomo con i ghisa milanesi, che hanno fatto gara a rientrare in servizio, sguinzagliati alla ricerca dell'assassino del collega. Cercano tutte le vetture che rispondono alla descrizione dei testimoni, avendo in mano anche alcuni numeri di targa.
La sensazione è che l'omicida, che pare fosse in auto in compagnia di un'altra persona, abbia le ore contate. Almeno un paio di testimoni lo hanno visto in faccia e si visionano i filmati delle telecamere della zona. Dovrà rispondere di omicidio volontario, il pm Mauro Clerici si appresta ad aprire un fascicolo con questo titolo di reato Il tragico fatto accade in via Varé, nei pressi di piazza Bausan. Savarino, insieme con un collega con cui era in servizio, nel corso di un normale pattugliamento, passa davanti a un parcheggio affollato davanti alla stazione di Bovisa. I due notano che un camper della comunità di nomadi che da tempo vi staziona, sporge in modo tale da creare intralcio al passaggio delle macchine. Si rivolgono a un anziano zingaro, che si trova fuori dal camper, per chiedere di farlo spostare. E' in quel momento che arriva il Suv nero che, passando forzatamente a bassa velocità, visti gli spazi ristretti, ma incurante di chi c'era, investe l'anziano nomade passandogli su un piede. L'uomo finirà in ospedale per accertamenti.
I due vigili, a quel punto, inseguono e raggiungono il Suv proprio grazie all'agilità delle biciclette all'interno del parcheggio. Savarino, lo precede al varco d'uscita del parcheggio e gli si para davanti con la bicicletta per impedire che si dilegui. Ma il conducente non frena e lo investe volontariamente. Il vigile viene trascinato per 200 metri. Soccorso, morirà durante il trasporto all'ospedale Niguarda per la gravità delle ferite riportate. Intanto il Suv prosegue la sua corsa trascinando sotto lo chassis la bicicletta del vigile. Sarà trovata poco dopo in via Catone a circa 700 metri da dove è avvenuto il fatto. Qui il conducente del Suv ha manovrato con insistenza per disincastrare la bici.
Mentre in ospedale giungono in lacrime la fidanzata ed il fratello del vigile ucciso, i suoi colleghi danno la caccia all'auto assassina. Almeno due vetture delle stessa marca e serie vengono controllate ma i riscontri alla fine sono negativi. Immediata la reazione sdegnata delle istituzioni mentre la città è sotto choc: il sindaco Pisapia giunge sul posto e poi va a rendere omaggio alla salma di Saverino: "Siamo sgomenti - dice -, non ci sono parole. Ma chi non c'é più avrà giustizia. Ci impegneremo perché sia arrestato e punito adeguatamente chi ha commesso questo delitto, un delitto che non doveva succedere e non dovrà mai più accadere". Il presidente della Regione Formigoni parla di "un fatto raccapricciante e tristissimo. Mette i brividi pensare che una persona, un vigile urbano, possa essere stato ammazzato per una discussione o un contrasto di punti di vista". "Episodi come questo - ha detto il presidente della Provincia Guido Podestà - ci impongono di riflettere seriamente tutti insieme su come mantenere e difendere il senso civico e la cultura della solidarietà da sempre bandiere della città".
ansa
Che barbarie... Questa gente non merita neppure di esistere...
Gli infortuni sul lavoro in Italia
di Marco Surace
Come funzionano le norme in materia, quali sono i nodi da sciogliere (uno su tutti, fondamentale), e poi numeri, dati e statistiche
ilpost
di Marco Surace
Come funzionano le norme in materia, quali sono i nodi da sciogliere (uno su tutti, fondamentale), e poi numeri, dati e statistiche
ilpost
Dale Oen muore a 26 anni
Fatale un arresto cardiaco
L'iridato dei 100 rana a Shanghai è stato trovato senza vita a Flagstaff, in Arizona, dove si stava allenando
Tragedia nel mondo del nuoto: il norvegese Alexander Dale Oen è morto a 26 anni. L'iridato dei 100 rana a Shanghai, argento all'Olimpiade di Pechino, è stato trovato senza vita a Flagstaff, in Arizona, nella sua stanza, tra pavimento e vasca da bagno. Lo riportano i media di Oslo. Il ritrovamento è avvenuto ieri alle 19.50: il compagno di stanza ha bussato ma non ha ricevuto risposta. Immediati i soccorsi del medico della nazionale, l'ambulanza è arrivata dopo 6 minuti ma Oen è stato dichiarato morto alle 21, in ospedale. Gli è stato fatale un arresto cardiaco, anche se il Flagstaff Medical Center non ha voluto fornire ulteriori dettagli.
Gazzetta TV
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campione del mondo — Dale Oen era una delle grandi speranze norvegesi di conquistare una medaglia ai Giochi di Londra 2012 e si stava allenando in altura a Flagstaff per preparare l'evento. Lo scorso anno, la sua medaglia d'oro mondiale era arrivato in un momento molto diffiicile per una Norvegia in lutto dopo il massacro di 77 persone compiuto a Utoya dal fanatico di estrema destra Anders Behring Breivik.
il lutto — "La Norvegia ha perso un eroe dello sport". Arrivano dal primo ministro Jens Stoltenberg le condoglianze del paese per la morte di Dale Oen. "Questo giorno - ha detto il premier, secondo Aftenposten - è oscurato dalla tragica notizia. Un piccolo paese ha perso un grande atleta. Il mio pensiero va alla famiglia".
Fatale un arresto cardiaco
L'iridato dei 100 rana a Shanghai è stato trovato senza vita a Flagstaff, in Arizona, dove si stava allenando
Tragedia nel mondo del nuoto: il norvegese Alexander Dale Oen è morto a 26 anni. L'iridato dei 100 rana a Shanghai, argento all'Olimpiade di Pechino, è stato trovato senza vita a Flagstaff, in Arizona, nella sua stanza, tra pavimento e vasca da bagno. Lo riportano i media di Oslo. Il ritrovamento è avvenuto ieri alle 19.50: il compagno di stanza ha bussato ma non ha ricevuto risposta. Immediati i soccorsi del medico della nazionale, l'ambulanza è arrivata dopo 6 minuti ma Oen è stato dichiarato morto alle 21, in ospedale. Gli è stato fatale un arresto cardiaco, anche se il Flagstaff Medical Center non ha voluto fornire ulteriori dettagli.
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campione del mondo — Dale Oen era una delle grandi speranze norvegesi di conquistare una medaglia ai Giochi di Londra 2012 e si stava allenando in altura a Flagstaff per preparare l'evento. Lo scorso anno, la sua medaglia d'oro mondiale era arrivato in un momento molto diffiicile per una Norvegia in lutto dopo il massacro di 77 persone compiuto a Utoya dal fanatico di estrema destra Anders Behring Breivik.
il lutto — "La Norvegia ha perso un eroe dello sport". Arrivano dal primo ministro Jens Stoltenberg le condoglianze del paese per la morte di Dale Oen. "Questo giorno - ha detto il premier, secondo Aftenposten - è oscurato dalla tragica notizia. Un piccolo paese ha perso un grande atleta. Il mio pensiero va alla famiglia".
un'altro arresto cardiaco nello sport,e magari l'ennesima coincidenza
Quanto vale la vita di un uomo di 35 anni, morto sul lavoro, mentre sostituiva un collega? Un uomo che non era sposato, non aveva figli e abitava con i genitori? La risposta: 1.900 euro (ossia il rimborso, e anche parziale, delle spese funerarie) è arrivata dall'Istituto nazionale contro gli infortuni sul lavoro ai genitori di Nicola Cavicchi, l'operaio di San Martino, in provincia di Ferrara morto sotto le macerie della Ceramica Sant'Agostino nella notte dello scorso 20 maggio: la notte della prima scossa del terremoto d'Emilia. Cavicchi è uno dei 4 operai morti nel sisma del 20 maggio (con lui morì anche un collega alla Sant'Agostino). Nella scossa del 29 a morire furono altri 11 operai più un titolare d'azienda e un ingegnere chiamato a fare un sopralluogo a un capannone.
Se è vero che la vita non ha prezzo la morte, almeno per legge, ne ha uno. A farlo, lasciando stare le assicurazioni private, è (almeno per chi è morto lavorando) l'Inail. L'istituto a cui, scorrendo col dito le varie voci delle buste paga, vengono versati contributi a tutela dei dipendenti. Il valore della vita di questo giovane l'Istituto lo ha calcolato tenendo conto del fatto che morendo non ha lasciato una famiglia: non aveva figli e moglie da mantenere, ma viveva con i genitori. Risultato: 1.900 euro
Se è vero che la vita non ha prezzo la morte, almeno per legge, ne ha uno. A farlo, lasciando stare le assicurazioni private, è (almeno per chi è morto lavorando) l'Inail. L'istituto a cui, scorrendo col dito le varie voci delle buste paga, vengono versati contributi a tutela dei dipendenti. Il valore della vita di questo giovane l'Istituto lo ha calcolato tenendo conto del fatto che morendo non ha lasciato una famiglia: non aveva figli e moglie da mantenere, ma viveva con i genitori. Risultato: 1.900 euro
a Vieri 1 milione perchè ascoltavan le sue telefonate. Viva l'Italia