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Subject: »Morti sul lavoro
Non si vede nessuno perchè è un topic triste, un cammino nel dolore e nella morte. Cosa si può aggiungere, o commentare, alle notizie che riporti?
imho, meno "triste" dei tanti topic aperti per personaggi famosi
imho, meno "triste" dei tanti topic aperti per personaggi famosi
altre discussioni attirano perchè ci sono cose da dire e riflessioni da fare, dibattiti ed idee che si confrontano. Ovvio che ci sia più partecipazione..
ah!
qui non c'è posto per dire qualcosa?e neanche per fare delle riflessioni?
bisogna solo leggere i nomi di questi defunti e dire amen?
aggiornerò questo macabro ruolino di marcia sperando di incontrare utenti che avranno voglia di provare a dire qualcosa;l'intenzione del topic non è quella di passeggiare in un cimitero,nè quella di mettere dei fiori ad ogni tomba;l'intenzione primaria era quella di sensibilizzare e coinvolgere un certo numero di persone,ma forse questo non è il posto giusto!
sinceramente non capisco la tua polemica,
i tuoi post li leggono tutti, solo che non c'è nulla da aggiungere (come scrive eridon)
credo che siamo tutti daccordo che è uno scandalo e una cosa che fa rabbia..
la mia non è polemica,ma se non hai nulla da aggiungere perchè aggiungere qualcosa nel topi POLITICA? o in quello di steve jobs?o in quello di economia?il tuo è un discorso che non regge,mi dispiace ammetterlo,ma le morti bianche in Italia aumentano anche per l'omertà che le circonda......
ah!
qui non c'è posto per dire qualcosa?e neanche per fare delle riflessioni?
bisogna solo leggere i nomi di questi defunti e dire amen?
aggiornerò questo macabro ruolino di marcia sperando di incontrare utenti che avranno voglia di provare a dire qualcosa;l'intenzione del topic non è quella di passeggiare in un cimitero,nè quella di mettere dei fiori ad ogni tomba;l'intenzione primaria era quella di sensibilizzare e coinvolgere un certo numero di persone,ma forse questo non è il posto giusto!
sinceramente non capisco la tua polemica,
i tuoi post li leggono tutti, solo che non c'è nulla da aggiungere (come scrive eridon)
credo che siamo tutti daccordo che è uno scandalo e una cosa che fa rabbia..
la mia non è polemica,ma se non hai nulla da aggiungere perchè aggiungere qualcosa nel topi POLITICA? o in quello di steve jobs?o in quello di economia?il tuo è un discorso che non regge,mi dispiace ammetterlo,ma le morti bianche in Italia aumentano anche per l'omertà che le circonda......
ah!
qui non c'è posto per dire qualcosa?e neanche per fare delle riflessioni?
c'è posto, ma non ci sono le riflessioni, altrimenti trovavi chi le scriveva.
bisogna solo leggere i nomi di questi defunti e dire amen?
bisogna dire qualcosa che si pensa, se provo solo tanta rabbia cosa vuoi che scriva?
aggiornerò questo macabro ruolino di marcia sperando di incontrare utenti che avranno voglia di provare a dire qualcosa;l'intenzione del topic non è quella di passeggiare in un cimitero,nè quella di mettere dei fiori ad ogni tomba;l'intenzione primaria era quella di sensibilizzare e coinvolgere un certo numero di persone,ma forse questo non è il posto giusto!
fai bene a continuare e spero che altri trovino cose intelligenti da scrivere.
Io continuerò a leggere.
la mia non è polemica,ma se non hai nulla da aggiungere perchè aggiungere qualcosa nel topi POLITICA? o in quello di steve jobs?o in quello di economia?il tuo è un discorso che non regge,mi dispiace ammetterlo,ma le morti bianche in Italia aumentano anche per l'omertà che le circonda......
ma quale omertà?
mi sa che hai capito male...
Prova a leggere senza pregiudizio:
uno scrive se ha qualcosa da scrivere o viene stimolato ad una riflessione. Altrimenti che deve fare? mettere asterischi???
qui non c'è posto per dire qualcosa?e neanche per fare delle riflessioni?
c'è posto, ma non ci sono le riflessioni, altrimenti trovavi chi le scriveva.
bisogna solo leggere i nomi di questi defunti e dire amen?
bisogna dire qualcosa che si pensa, se provo solo tanta rabbia cosa vuoi che scriva?
aggiornerò questo macabro ruolino di marcia sperando di incontrare utenti che avranno voglia di provare a dire qualcosa;l'intenzione del topic non è quella di passeggiare in un cimitero,nè quella di mettere dei fiori ad ogni tomba;l'intenzione primaria era quella di sensibilizzare e coinvolgere un certo numero di persone,ma forse questo non è il posto giusto!
fai bene a continuare e spero che altri trovino cose intelligenti da scrivere.
Io continuerò a leggere.
la mia non è polemica,ma se non hai nulla da aggiungere perchè aggiungere qualcosa nel topi POLITICA? o in quello di steve jobs?o in quello di economia?il tuo è un discorso che non regge,mi dispiace ammetterlo,ma le morti bianche in Italia aumentano anche per l'omertà che le circonda......
ma quale omertà?
mi sa che hai capito male...
Prova a leggere senza pregiudizio:
uno scrive se ha qualcosa da scrivere o viene stimolato ad una riflessione. Altrimenti che deve fare? mettere asterischi???
9 Ottobre
Perugia
E' morto un muratore di 58 anni a Colle di Massa Martana. La vittima è stata travolta da un escavatore con il quale stava lavorando. Le cause che hanno portato alla tragedia sono ancora in corso d'indagine. I carabinieri stanno infatti cercando di capire cosa abbia effettivamente portato al ribaltamento del mezzo, provocando così la morte dell'edile.
Perugia
E' morto un muratore di 58 anni a Colle di Massa Martana. La vittima è stata travolta da un escavatore con il quale stava lavorando. Le cause che hanno portato alla tragedia sono ancora in corso d'indagine. I carabinieri stanno infatti cercando di capire cosa abbia effettivamente portato al ribaltamento del mezzo, provocando così la morte dell'edile.
La faccia tosta di Sacconi
Dall’amico Marco Bazzoni ricevo e volentierissimo pubblico:
Ieri il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della 61 giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro, ha detto che «gli infortuni e le morti sul lavoro costituiscono un fenomeno sempre inaccettabile (…) e non può abbassarsi la guardia, riducendo gli investimenti nel campo della prevenzione e della sicurezza sul lavoro».
Prontamente il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha risposto che «la guardia resta alta (…) fosse anche uno solo non saremmo soddisfatti».
C’è da chiedersi con che faccia Sacconi facia un’affermazione del genere, quando il governo Berlusconi (in primis il suo ministero) ha stravolto il Testo unico la sicurezza sul lavoro (Dlgs 81/08) voluto dal governo Prodi, dimezzando le sanzioni ai datori di lavoro, rinviando per due anni l’obbligo della valutazione dei rischi da stress lavoro correlato, prorogando di 90 giorni la redazione del documento di valutazione dei rischi (DVR) per le nuove imprese, posticipando l’applicazione della legislazione in materia di protezione della salute e sicurezza sul luogo di lavoro per le persone appartenenti a delle cooperative sociali e a delle organizzazioni di volontariato della protezione civile, prorogando il termine per completare l’adeguamento alle disposizioni di prevenzione incendi per le strutture ricettive turistico – alberghiere con oltre 25 posti letto, deresponsabilizzando i datori di lavoro in caso di delega e sub delega (salva-manager), non facendo nulla per aumentare i controlli ispettivi delle Asl in materia di sicurezza sul lavoro, che hanno un personale ispettivo ridotto all’osso, mentre le aziende da controllare sono circa 6 milioni.
Inoltre come dimenticare il ‘libro unico del lavoro’ che sostituisce ‘libro matricola’. E le regolarizzazioni, che ora si fanno ogni 20 giorni o più, quindi “armi spuntate” a chi fa controllo sui contratti, cioè la Direzione Provinciale del Lavoro (DPL). E il Decreto 112/08 che ha tolto le violazioni sulla durata del lavoro come causa di sospensione dell’attività produttiva (sull’autostrada fanno turni di 12 ore).
...
continua su piovonorane
Dall’amico Marco Bazzoni ricevo e volentierissimo pubblico:
Ieri il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della 61 giornata per le vittime degli incidenti sul lavoro, ha detto che «gli infortuni e le morti sul lavoro costituiscono un fenomeno sempre inaccettabile (…) e non può abbassarsi la guardia, riducendo gli investimenti nel campo della prevenzione e della sicurezza sul lavoro».
Prontamente il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha risposto che «la guardia resta alta (…) fosse anche uno solo non saremmo soddisfatti».
C’è da chiedersi con che faccia Sacconi facia un’affermazione del genere, quando il governo Berlusconi (in primis il suo ministero) ha stravolto il Testo unico la sicurezza sul lavoro (Dlgs 81/08) voluto dal governo Prodi, dimezzando le sanzioni ai datori di lavoro, rinviando per due anni l’obbligo della valutazione dei rischi da stress lavoro correlato, prorogando di 90 giorni la redazione del documento di valutazione dei rischi (DVR) per le nuove imprese, posticipando l’applicazione della legislazione in materia di protezione della salute e sicurezza sul luogo di lavoro per le persone appartenenti a delle cooperative sociali e a delle organizzazioni di volontariato della protezione civile, prorogando il termine per completare l’adeguamento alle disposizioni di prevenzione incendi per le strutture ricettive turistico – alberghiere con oltre 25 posti letto, deresponsabilizzando i datori di lavoro in caso di delega e sub delega (salva-manager), non facendo nulla per aumentare i controlli ispettivi delle Asl in materia di sicurezza sul lavoro, che hanno un personale ispettivo ridotto all’osso, mentre le aziende da controllare sono circa 6 milioni.
Inoltre come dimenticare il ‘libro unico del lavoro’ che sostituisce ‘libro matricola’. E le regolarizzazioni, che ora si fanno ogni 20 giorni o più, quindi “armi spuntate” a chi fa controllo sui contratti, cioè la Direzione Provinciale del Lavoro (DPL). E il Decreto 112/08 che ha tolto le violazioni sulla durata del lavoro come causa di sospensione dell’attività produttiva (sull’autostrada fanno turni di 12 ore).
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continua su piovonorane
ROMA 10 ottobre E' morto un operaio romeno cadendo da una scala mentre stava effettuando dei lavori in un di ristrutturazione in un appartamento in Via Tevere.La vittima era al lavoro con altri connazionali ed è morto all'istante. La salma è a disposizione dell'Autorità giudiziaria. Sul posto la Polizia Scientifica e uomini del commissariato Parioli. Purtroppo i nostri cuginii latini stanno pagando un contributo di sangue intollerabile. i romeni sono oltre il 40% di tutti gli stranieri morti per infortuni sul lavoro e con la vittima di oggi sono 24 i romeni morti sui luoghi di lavor dall'inizio dell'anno in Italia e questo dovrebbe far riflettere i razzisti di casa nostra.
TRENTO, 09 OTT - Un'operaia morta e tre ferite, delle quali una in condizioni gravissime. E' questo il bilancio di un incidente sul lavoro avvenuto nel pomeriggio in un magazzino per la lavorazione delle mele a Denno in val di Non. Le operaie sono state investite da un trattore in manovra. Una di loro e' deceduta all'istante, mentre un'altra ha riportato lesioni gravissime: e' stata soccorsa e con un elicottero e' stata trasportata a Trento, dove e' stata ricoverata in fin di vita all'ospedale Santa Chiara. Non si conosce anche in questo caso l'identità della vittima
Perugia, 11 ott.E' morto un operaio di 65 anni e' morto nel primo pomeriggio in un cantiere di San Mariano di Corciano . L'anziano lavoratore che doveva montare i vetri alle finestre, ha aperto una porta dietro la quale c'era la tromba di una scalinata a chiocciola, ha perso l'equilibrio ed e' caduto per diversi metri andando a finire sul pavimento del garage.
CATANIA, 10 OTTOBRE E' morto un autista di 62 nella Zona industriale della città. La vittima è rimasta schiacciata o dalla motrice di un Tir guidata da un collega. L'incidente è accaduto stamane nella ditta di trasporti Luigi Cozza srl. E' intervenuta la polizia per accertamenti sulla dinamica della tragedia.
TRENTO, 09 OTT - Un'operaia morta e tre ferite, delle quali una in condizioni gravissime. E' questo il bilancio di un incidente sul lavoro avvenuto nel pomeriggio in un magazzino per la lavorazione delle mele a Denno in val di Non. Le operaie sono state investite da un trattore in manovra. Una di loro e' deceduta all'istante, mentre un'altra ha riportato lesioni gravissime: e' stata soccorsa e con un elicottero e' stata trasportata a Trento, dove e' stata ricoverata in fin di vita all'ospedale Santa Chiara. Non si conosce anche in questo caso l'identità della vittima
Perugia, 11 ott.E' morto un operaio di 65 anni e' morto nel primo pomeriggio in un cantiere di San Mariano di Corciano . L'anziano lavoratore che doveva montare i vetri alle finestre, ha aperto una porta dietro la quale c'era la tromba di una scalinata a chiocciola, ha perso l'equilibrio ed e' caduto per diversi metri andando a finire sul pavimento del garage.
CATANIA, 10 OTTOBRE E' morto un autista di 62 nella Zona industriale della città. La vittima è rimasta schiacciata o dalla motrice di un Tir guidata da un collega. L'incidente è accaduto stamane nella ditta di trasporti Luigi Cozza srl. E' intervenuta la polizia per accertamenti sulla dinamica della tragedia.
Stanno cercando in tutti i modi d'intervenire per l'ennesima volta sull'età della pensione dei lavoratori, occorre ricordare alla politica che le vittime d'infortuni mortali che hanno più di 60 anni sono oltre il 30% di tutti i morti sui luoghi di lavoro. Ma questo di questi tempi ha poca importanza. La vita dei lavoratori conta meno di niente
Carlo Soricelli
visto che il sito del fatto quotidiano è temporaneamente inattivo riporto questo articolo di Silvia Truzzi
Silvia Truzzi
IL FATTO QUOTIDIANO
Morti bianche, lavoro nero Non si capisce bene perché ci consideriamo un Paese avanzato, una moderna democrazia, un luogo civile: non ne abbiamo ragioni. E non penso alle miserie parlamentari. Penso a un posto dove quattro donne un mattino escono di casa per andare a lavorare e non tornano più a casa, perché la palazzina che ospita il maglificio si sbriciola sulle loro teste, le travolge e le uccide. La loro paga era quattro euro l’ora, “al nero”. Al nero significa senza tutele, senza diritti, senza contributi. Cioé vuol dire senza futuro, e mai come in questo caso la metafora è tristemente indovinata. Pochi soldi, maledetti e subito. Ma a quale prezzo. Dall’inizio dell’anno ci sono stati 508 morti per infortuni sui luoghi di lavoro, ma – secondo l’Osservatorio di Bologna – si arriva a contarne oltre 830 se si aggiungono i lavoratori deceduti “in itinere”. Erano 441 il 4 ottobre del 2010. L’aumento, in 12 mesi, è del 13,2%. Ci ricordiamo dei sette operai bruciati vivi nel rogo della Thyseenkrupp che ha occupato per mesi le pagine dei giornali, perché sono morti in un modo disumano e perché i dirigenti della loro azienda sapevano che i lavoratori rischiavano la vita tutti i giorni. Ma nei numeri dell’Osservatorio ci sono anche morti in breve sulle cronache dei quotidiani, locali e nazionali. Molti di loro sono operai, manovali, muratori extracomunitari che cadono da un’impalcatura o dentro un altoforno: invisibili senza cittadinanza e lavoratori senza garanzie. Che in comune con le donne di Barletta hanno l’unica urgenza di mangiare e far mangiare i propri figli. In questi tempi di crisi si sente ripetere ovunque: “Chi ha un lavoro non deve lamentarsi. Deve tenerselo stretto e ringraziare il cielo”. Il punto è che in questa fame di impiego, che è fame di cibo, i rapporti di lavoro si sono continuamente imbarbariti. Troppe garanzie, troppi lacci e scarsa flessibilità, dicono. Eppure la disoccupazione aumenta, la precarietà pure. E anche l’essere disposti a tutto per lavorare. I quotidiani e le televisioni hanno parlato molto dell’incidente di Barletta, ma scrivere oggi i nomi delle vittime è un ricordo doveroso. Perché non siano soltanto un numero che aggiorna le statistiche ma tornino a essere persone che hanno lasciato mariti, figli, genitori. Fotografie e disegni di bambini, un santino di Padre Pio. Matilde Doronzo, 32 anni, Giovanna Sardaro, 30 anni, Antonella Zaza, 36 anni e Tina Ceci, 37 anni sono morte insieme a Maria Cinquepalmi, 14 anni, figlia dei titolari del maglificio. Un edificio che scricchiolava – letteralmente – per avvertire che non era il caso di starci dentro: l’ampliamento della palazzina adiacente sembra aver determinato il crollo. I datori di lavoro delle operaie hanno perso una figlia e Mariella Fasanella l’unica sopravvissuta, sul Corriere della Sera, difende chi l’ha sfamata: “Sono brave persone. Eravamo noi a chiedere di non essere registrate. Ma cosa ne volete sapere, voi che venite da fuori? Ci davano 4 euro all’ora, è vero. Ma adesso non ho nemmeno quelli. E quando esco da qui devo cercarmi subito un altro lavoro, ho tre figli e l’affitto da pagare. Per voi contano solo le regole” . Non è così: dietro, anzi dentro, le regole ci sono le persone. E combattere per un lavoro che non si trasformi in morte bianca significa lottare per le persone. Per ogni nome che entra nelle statistiche. (Il Fatto Quotidiano, 9 ottobre 2011)
Carlo Soricelli
visto che il sito del fatto quotidiano è temporaneamente inattivo riporto questo articolo di Silvia Truzzi
Silvia Truzzi
IL FATTO QUOTIDIANO
Morti bianche, lavoro nero Non si capisce bene perché ci consideriamo un Paese avanzato, una moderna democrazia, un luogo civile: non ne abbiamo ragioni. E non penso alle miserie parlamentari. Penso a un posto dove quattro donne un mattino escono di casa per andare a lavorare e non tornano più a casa, perché la palazzina che ospita il maglificio si sbriciola sulle loro teste, le travolge e le uccide. La loro paga era quattro euro l’ora, “al nero”. Al nero significa senza tutele, senza diritti, senza contributi. Cioé vuol dire senza futuro, e mai come in questo caso la metafora è tristemente indovinata. Pochi soldi, maledetti e subito. Ma a quale prezzo. Dall’inizio dell’anno ci sono stati 508 morti per infortuni sui luoghi di lavoro, ma – secondo l’Osservatorio di Bologna – si arriva a contarne oltre 830 se si aggiungono i lavoratori deceduti “in itinere”. Erano 441 il 4 ottobre del 2010. L’aumento, in 12 mesi, è del 13,2%. Ci ricordiamo dei sette operai bruciati vivi nel rogo della Thyseenkrupp che ha occupato per mesi le pagine dei giornali, perché sono morti in un modo disumano e perché i dirigenti della loro azienda sapevano che i lavoratori rischiavano la vita tutti i giorni. Ma nei numeri dell’Osservatorio ci sono anche morti in breve sulle cronache dei quotidiani, locali e nazionali. Molti di loro sono operai, manovali, muratori extracomunitari che cadono da un’impalcatura o dentro un altoforno: invisibili senza cittadinanza e lavoratori senza garanzie. Che in comune con le donne di Barletta hanno l’unica urgenza di mangiare e far mangiare i propri figli. In questi tempi di crisi si sente ripetere ovunque: “Chi ha un lavoro non deve lamentarsi. Deve tenerselo stretto e ringraziare il cielo”. Il punto è che in questa fame di impiego, che è fame di cibo, i rapporti di lavoro si sono continuamente imbarbariti. Troppe garanzie, troppi lacci e scarsa flessibilità, dicono. Eppure la disoccupazione aumenta, la precarietà pure. E anche l’essere disposti a tutto per lavorare. I quotidiani e le televisioni hanno parlato molto dell’incidente di Barletta, ma scrivere oggi i nomi delle vittime è un ricordo doveroso. Perché non siano soltanto un numero che aggiorna le statistiche ma tornino a essere persone che hanno lasciato mariti, figli, genitori. Fotografie e disegni di bambini, un santino di Padre Pio. Matilde Doronzo, 32 anni, Giovanna Sardaro, 30 anni, Antonella Zaza, 36 anni e Tina Ceci, 37 anni sono morte insieme a Maria Cinquepalmi, 14 anni, figlia dei titolari del maglificio. Un edificio che scricchiolava – letteralmente – per avvertire che non era il caso di starci dentro: l’ampliamento della palazzina adiacente sembra aver determinato il crollo. I datori di lavoro delle operaie hanno perso una figlia e Mariella Fasanella l’unica sopravvissuta, sul Corriere della Sera, difende chi l’ha sfamata: “Sono brave persone. Eravamo noi a chiedere di non essere registrate. Ma cosa ne volete sapere, voi che venite da fuori? Ci davano 4 euro all’ora, è vero. Ma adesso non ho nemmeno quelli. E quando esco da qui devo cercarmi subito un altro lavoro, ho tre figli e l’affitto da pagare. Per voi contano solo le regole” . Non è così: dietro, anzi dentro, le regole ci sono le persone. E combattere per un lavoro che non si trasformi in morte bianca significa lottare per le persone. Per ogni nome che entra nelle statistiche. (Il Fatto Quotidiano, 9 ottobre 2011)
i lavoratori,certi lavoratori,spesso sono carne da macello!come i cavalli delle corse...
nel caso di barletta si incrociano e si sommano quasi tutte le illegalità italiane:
lavoratrici in nero, senza contributi ferie malattia ecc, e pure pagate meno del minimo sindacale (ma non è questo che le ha uccise)
azienda non registrata, non sottoposta a controlli e, probabilmente, che svolge l'attività in locali non idonei per quel lavoro (neanche questo le ha uccise, ma le ha poste in condizioni di pericolo)
lavori edili fatti senza criteri e senza controlli (questo le ha uccise)
lavoratrici in nero, senza contributi ferie malattia ecc, e pure pagate meno del minimo sindacale (ma non è questo che le ha uccise)
azienda non registrata, non sottoposta a controlli e, probabilmente, che svolge l'attività in locali non idonei per quel lavoro (neanche questo le ha uccise, ma le ha poste in condizioni di pericolo)
lavori edili fatti senza criteri e senza controlli (questo le ha uccise)
ma purtoppo molti lavoratori sono costretti a lavorare in nero per tirare a campare,visto che un posto in regola è difficilissimo trovarlo!anche dove lavoro io per dire si è fatta e si fa ancora cassaintegrazione e quando si è casa, se si trova,si fa qualcosa in nero!ma non per non voler rispettare le regole,semplicemente per arrotondare, per cercare di arrivare a fine a mese!
da il fattoquotidiano
Morti sul lavoro: una brutta bella notizia
C’è un operaio il cui nome probabilmente i più non conoscono. Si chiama Marco Bazzoni ed è un lavoratore metalmeccanico. Ha un chiodo fisso: non si rassegna al fatto che in un Paese civile come (dovrebbe essere) l’Italia è di 3,87 la media delle persone che muore ogni giorno sul posto di lavoro.
Bazzoni quotidianamente spedisce lettere, fax, mail, sms a tutti: sindacati, partiti, istituzioni, giornali. Quelli così li chiamano spammer, lui invece è un portatore positivo e martellante di segnalazioni e denunce sui nuovi casi di infortuni sul lavoro che poi, l’indomani, non saranno neppure citati, da gran parte dell’informazione.
Giornali e tv che si ostinano a chiamarle “morti bianche”, e lui ogni volta s’inalbera, perché in queste tragedie non c’è niente di bianco, di candido ed innocente… Morti bianche? No, semmai coscienze sporche…
La notizia è la seguente: tra i destinatari delle svariate missive inviate da Marco Bazzoni c’è la Commissione europea. Dopo aver raccolto tutto il materiale necessario Bazzoni nel 2009 spedisce a Bruxelles una denuncia dettagliata sulle violazioni e sulle inadempienze italiane in materia di sicurezza sul lavoro. La prepara da solo. Non ha dietro di sè né partiti, né sindacati. E’ un operaio metalmeccanico di Firenze, un cittadino comune, arrabbiato, indignato, e mai rassegnato. Anche quando i suoi appelli cadono nel vuoto.
Ma pochi giorni fa a ricevere la posta per una volta è lui. Il mittente è proprio la Commissione europea, Direzione Generale Occupazione e Affari Sociali. “Egr. Signore, in riferimento alle Sue mail vorremmo informarLa che il progetto di costituzione in mora è stato approvato dalla Commissione il 29 settembre scorso e che la lettera di costituzione in mora è stata inviata alla Repubblica italiana il 30 settembre 2011″.
Tradotto: l’Italia è stata messa sotto accusa dall’Ue per non aver rispettato le disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro grazie alla denuncia di un singolo cittadino. Non solo: nei prossimi due mesi, sottolinea la nota ufficiale della Commissione, l’Italia dovrà porre fine alla situazione che configura l’infrazione e tenere puntualmente informato il promotore della denuncia, l’operaio metalmeccanico di Firenze.
Bazzoni è incredulo nel leggere la risposta di Bruxelles. “Ancora non ci credo. Già far aprire una procedura d’infrazione contro uno Stato è difficilissimo, ed in genere sono sempre le associazioni a fare denunce del genere. Mai un singolo cittadino, per il quale diventa un’utopia riuscirci; e invece c’è l’ho fatta…”
Una brutta notizia per il Paese e per il governo. Una notizia bella e foriera di speranze per coloro che, come Marco Bazzoni lottano, anche individualmente, per il riconoscimento di un diritto.
Morti sul lavoro: una brutta bella notizia
C’è un operaio il cui nome probabilmente i più non conoscono. Si chiama Marco Bazzoni ed è un lavoratore metalmeccanico. Ha un chiodo fisso: non si rassegna al fatto che in un Paese civile come (dovrebbe essere) l’Italia è di 3,87 la media delle persone che muore ogni giorno sul posto di lavoro.
Bazzoni quotidianamente spedisce lettere, fax, mail, sms a tutti: sindacati, partiti, istituzioni, giornali. Quelli così li chiamano spammer, lui invece è un portatore positivo e martellante di segnalazioni e denunce sui nuovi casi di infortuni sul lavoro che poi, l’indomani, non saranno neppure citati, da gran parte dell’informazione.
Giornali e tv che si ostinano a chiamarle “morti bianche”, e lui ogni volta s’inalbera, perché in queste tragedie non c’è niente di bianco, di candido ed innocente… Morti bianche? No, semmai coscienze sporche…
La notizia è la seguente: tra i destinatari delle svariate missive inviate da Marco Bazzoni c’è la Commissione europea. Dopo aver raccolto tutto il materiale necessario Bazzoni nel 2009 spedisce a Bruxelles una denuncia dettagliata sulle violazioni e sulle inadempienze italiane in materia di sicurezza sul lavoro. La prepara da solo. Non ha dietro di sè né partiti, né sindacati. E’ un operaio metalmeccanico di Firenze, un cittadino comune, arrabbiato, indignato, e mai rassegnato. Anche quando i suoi appelli cadono nel vuoto.
Ma pochi giorni fa a ricevere la posta per una volta è lui. Il mittente è proprio la Commissione europea, Direzione Generale Occupazione e Affari Sociali. “Egr. Signore, in riferimento alle Sue mail vorremmo informarLa che il progetto di costituzione in mora è stato approvato dalla Commissione il 29 settembre scorso e che la lettera di costituzione in mora è stata inviata alla Repubblica italiana il 30 settembre 2011″.
Tradotto: l’Italia è stata messa sotto accusa dall’Ue per non aver rispettato le disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro grazie alla denuncia di un singolo cittadino. Non solo: nei prossimi due mesi, sottolinea la nota ufficiale della Commissione, l’Italia dovrà porre fine alla situazione che configura l’infrazione e tenere puntualmente informato il promotore della denuncia, l’operaio metalmeccanico di Firenze.
Bazzoni è incredulo nel leggere la risposta di Bruxelles. “Ancora non ci credo. Già far aprire una procedura d’infrazione contro uno Stato è difficilissimo, ed in genere sono sempre le associazioni a fare denunce del genere. Mai un singolo cittadino, per il quale diventa un’utopia riuscirci; e invece c’è l’ho fatta…”
Una brutta notizia per il Paese e per il governo. Una notizia bella e foriera di speranze per coloro che, come Marco Bazzoni lottano, anche individualmente, per il riconoscimento di un diritto.