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Subject: »[CALCIOPOLI]

2011-12-22 11:34:45
se fosse tutto vero..

..facciamoci una promessa, non difendiamo nessuno e pretendiamo la radiazione di tutti e la retrocessione in serie Z di tutte le squadre coinvolte.
2011-12-22 11:50:34
sai qual'è il problema pupe ?
Che non ne esci...il Lione che per passare in CL deve farne 7 e ne fa 7...ma davvero crediamo ancora in questo "sport" ?
Finchè possiamo guardiamolo in TV...ma che il calcio sia una cosa da noi lontana anni luce non ci piove.
E' bellissimo poi che tutti gli organi di informazione si indignano a pag. 2 poi a pag. 3 ti mettono il paginone con le quote..."dai scommetti!!!"

Siamo alla follia
2011-12-22 11:59:23
mi sa che hai ragione..
e noi che ci si scanna (a parole) sul "restituisci lo scudetto"..
.. ma quanto siamo polli!
2011-12-22 12:00:25
concordo con entrambi :(
2011-12-22 12:01:02
ridatecelo!!!! :P
2011-12-22 12:09:17
Il problema di fondo è che siamo di fronte ad un'organizzazione criminale reticolata in tutti i punti
Qui non si parla di far vincere il Milan piuttosto che l'Inter o la Juve etc..etc..
Qui si muove un'organizzazione che deve fare soldi
Quando metti a fuoco che nell'est asiatico si sono giocati 23 milioni di euro su Padova-Atalanta 1-1 (in Asia stanno cercando sulla cartina la città Atalanta ma non la trovano), capisci che la cosa è molto più grande di quello che sembra.
2011-12-22 12:27:55
..facciamoci una promessa, non difendiamo nessuno e pretendiamo la radiazione di tutti e la retrocessione in serie Z di tutte le squadre coinvolte.



direi radiazione per i calciatori (qui le società risulterebbero danneggiate) e retrocessione di due serie per le società i cui dirigenti hanno comprato le partite. senza cretinate del tipo "Meani agiva per conto proprio", o "Moggi non è la Juve".

e per favore, niente qualuquismi della serie "così fan tutti", perchè se uno ruba resta un ladro, anche se il furto è l'attività principale di tutto il paese.

Ps: sulle scommesse nel mondo del calcio l'allarme fu lanciato dal presidente del Napoli già da questa estate quando disse che invece di parlare ancora di calciopoli sarebbe ora di aprire gli occhi sulle scommesse. ora o lui è un veggente o gli altri non hanno interesse ad affrontare il problema.
(edited)
(edited)
2011-12-22 13:16:17
Uno imparziale, super partes, tipo guido rossi per intenderci :D


rimane sempre uno dei pochi che dice cose sensate!... ( con i giudici )... :-))
(edited)
2011-12-22 18:12:46
Scommesse, un "superteste" allarga il giro
Dall'inchiesta della procura di Cremona emergerebbe un coinvolgimento più vasto di calciatori, società e arbitri anche della Serie A
foto Ap/Lapresse11:08 - Potrebbe essere molto più grosso il giro attorno allo scandalo del calcioscommesse. Le carte dell'inchiesta della procura di Cremona, infatti, chiamerebbero in causa giocatori, società e arbitri anche di serie A. Nel dettaglio, da alcune intercettazioni spuntano anche nomi importanti come quello di Gennaro Gattuso, Wesley Sneijder e Dejan Stankovic. I tre vengono citati spesso in maniera errata e non risultano indagati.
Le ultime indiscrezioni sullo scandalo arrivano da un rapporto della Mobile di Bologna di ottobre, in cui è riassunto il racconto di una "fonte confidenziale di assoluta affidabilità, particolarmente addentrata nel mondo delle scommesse sportive lecite e del gioco d'azzardo". Una testimonianza shock che ipotizza un meccanismo inedito e allarga lo scandalo ai big del calcio.

Secondo tale fonte, infatti, "il fenomeno delle partite truccate sarebbe ben più ampio di quello emerso dalle indagini condotte dalla procura di Cremona e vedrebbe coinvolti giocatori, società ed arbitri sia nella serie A che in quelle minori". "Per 3/4 del campionato possono esserci accordi tra giocatori per 'aggiustare' i risultati, ma questi non offrono garanzie assolute", spiega il superteste Alfa.

Diverso sarebbe invece il discorso quando si avvicina la fine del campionato e i giochi sono ormai quasi fatti. "A questo punto entrano in gioco le società, i cui dirigenti concordano gli esiti delle partite - prosegue la fonte -. L'esito dell'incontro è praticamente sempre quello concordato, fatto che induce a ritenere che le società riescano in qualche modo a pilotare il comportamento dei propri giocatori e della terna arbitrale".

Il racconto dell'uomo è lungo e dettagliato, pieno di riferimenti, nomi e circostanze. "Nel mondo degli scommettitori - riport ail verbale - i sono soggetti che hanno stretti rapporti con le società o con singoli giocatori, i quali riescono a sapere con congruo anticipo quando una partita risulta 'truccata' e dunque sono in grado di effettuare scommesse anche importanti in termini economici su tali eventi".

Il nome di Gennaro Gattuso
Dalle carte dell'inchiesta emergono poi i nomi di alcuni giocatori importanti, oltre a quello di Doni. C'è quello di Gennaro Gattuso, dopo che il pentito Wilson Perumal aveva parlato di un suo inesistente fratello. Stavolta a nominarlo è l'altro pentito, il tedesco Marjio Cvrtak. Dopo aver sentito Perumal gli investigatori gli chiedono se conosce "parenti di Gattuso" coinvolti nella manipolazione delle partite. E lui risponde. "Io non conosco nessun giocatore italiano che è coinvolto in partite manipolate. Io so soltanto che lo zio di Gattuso ha un ristorante nelle vicinanze del campo dell'Ac Milan a Milanello, dove ho mangiato più volte... L'allora autista del pullman dell'Ac Milano mi ha portato li'...Io lì non ho scommesso. Non ho sentito che lì si scommetteva. In questo ristorante sono stato l'ultima volta nel 2008 circa. Quando ci è stato l' incontro Milan-Bayern sono stato la prima volta in questo locale". In realtà dagli accertamenti svolti non risulterebbe un ristorante di proprietà dello zio di Ringhio nei pressi di Milanello, ma la circostanza che sia Perumal sia il tedesco parlano di qualcuno dell'entourage del centrocampista, non viene tralasciata.

Sneijder e Stankovic
Nelle carte spuntano poi anche i nomi degli interisti Wesley Sneijder e Dejan Stankovic, confusi durante un match. I due vengono citati da Zoltan Kenesei, un ex giocatore ungherese arrestato dalle autorità di quel paese per aver combinato diverse partite in contatto con il singaporiano Eng Tan Seet, e Matyas Lazar, uomo spesso in Italia per affari non meglio precisati. La telefonata tra i due è del 9 aprile 2011 alle 20.09, il giorno di Inter-Chievo, finita 2-0 per i nerazzurri. "Hanno mandato il messaggio che la cosa non si fa", dice Lazar. "E perché - risponde l'altro - potrebbero averlo saputo?". "Non lo sappiamo ancora, ci hanno mandato un messaggio durante la partita. Vedremo, adesso torniamo alla banca di Como, perché abbiamo un incontro lì". Poi Kenesei chiede se sono stati "insieme alla partita" e Lazar risponde di no. "Ci siamo visti questa mattina. Ci siamo salutati e torneremo lì per sapere cosa sta succedendo" I due poi parlano del match. "A fine primo tempo: 1,9 da meno 0,5", dice Kenesei. E Lazar: "Si vedeva che l'Inter era fottuta. I giocatori erano letargici e un po' stanchi. Sono stati vicini al gol per due volte nel primo tempo... Sneijder? Stato sostituito da...era meglio". In realtà, all'inizio del secondo tempo è l'olandese che prende il posto di Stankovic. Una settimana dopo, tornato in Ungheria, con un altro interlocutore, Lazar sottolinea che "la questione italiana è difficile, dobbiamo andare lì dieci volte per realizzarne uno". E quattro giorni prima, ad un altro interlocutore: "Lui pensava che la partita di Palermo fosse truccata".


http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/articoli/1031796/scommesse-un-superteste-allarga-il-giro.shtml
2011-12-23 01:59:32
li paghi tu gli arbitri (che hanno tutti un doppio lavoro) per farsi tutti i weekend all'estero?
gli arbitri si portano dietro i guardalinee o non si capiscono a dovere (viaggiano delle terne)
30 arbitri per nazione che girano...


perché adesso è un problema pagare un week and a 4 persone all'estero?
lol
ci sono in gioco milioni di euro e ci preoccupiamo di un paio di mila euro di spese?
su. Sarà costato ben di più il circo di calciopoli, e il conto non è ancora concluso probabilmente.

naturalmente questa è una necessità/proposta che ho sentito solo nel calcio, strano.

perché solo nel calcio ci sono interessi così ampi. E non solo economici. Chi vince nel calcio diventa una semidivinità che può spendere la sua popolarità acquisita in altri ambiti.
Berlusconi ci è diventato presidente del consiglio fidando sulla buona impressione di vincente nel calcio.
Sensi ha potuto fare un po' quel che gli pareva a Roma e così tanti altri. Vincere nel calcio è importante, politicamente e mediaticamente.

Come considerazione finale, tra l'altro, mi viene da pensare che questa degli arbitri è ormai un'anomalia troppo grave. Dici bene: "hanno tutti un doppio lavoro". Nel calcio sono tutti superprofessionisti (anche i massaggiatori e fisioterapisti, anche i magazzinieri) e gli arbitri, che sono uno degli elementi cardine, no, loro sono dilettanti.
Va creato il professionismo degli arbitri e trovata una soluzione che li renda meno succubi dell'influenza dei grandi presidenti e potentati del calcio nostrano. La mia è un'idea, ma se raggiunge lo stesso risultato va bene qualsiasi alternativa.
2011-12-23 02:04:12
ma adesso che rileggo i rilievi di ibrizi, mi trovo d'accordo con lui, e quindi ciccia... guardiamoci la bella serpentina con colpo sotto di messi, divertiamoci con il goal di osvaldo (che fa incavolare newton), come se guardassimo un bel quadro o il wrestling.
2011-12-23 09:09:26
CALCIOPOLI CHOC: rivelazione clamorosa dal Corriere dello Sport che avvalora le testi dei tifosi bianconeri

Nella giornata di oggi, l'edizione del Corriere dello Sport pubblica una clamorosa intervista a uno degli investigatori (che ha chiesto di rimanere anonimo) che se vera confermerebbe che calciopoli e' farsopoli. Ecco alcuni punti chiave. "Io dico la verità, la maggior parte. Cioè, è una cosa fatta, forzata un po', ci stava la telefonata, però se vai a vedere effettivamente le partite partite veramente truccate, dove l'arbitro è stato veramente coinvolto. Non ci sono. Non c'è la partita dove si dice: adesso li abbiamo beccati. Si era parlato di questo è Lecce-Parma, di De Santis, quella di "mi sono messo in mezzo". E' una spacconeria, quello voleva fare il fenomeno. Secondo me, di veramente importante, che uno deve prendere cinque anni, sei anni, non ci sta niente. Poi magari pensi all'eccessivo modo spavaldo di Moggi che può dare anche fastidio, questo ci può stare, quello è il periodo in cui era prepotente, arrogante. Ma da lì ad arrivare a.... Bisognava dimostrare che c'era un'associazione. Lui, solo lui (Moggi, ndr) fa l'associazione? Così è un'altra cosa. . . E' una questione di prestigio, di carriera". " Mi hanno raccontato di alcune cenette: Auricchio, Arcangioli, Narducci, anche altri personaggi che hanno segnato quel periodo di Calciopoli. In qualche caso, mi sono chiesto che importanza poteva avere andare a mangiare con Narducci. Sono andati a cena a Napoli, di fronte al Vesuvio, a Castel dell'Ovo. . . da Zi' Teresa. E non c'erano solo gli investigatori". "Hanno detto che non c'era nulla di penalmente rilevante, Arcangioli. Disse: basta. E lì è nato lo scontro con Auricchio, arrivarono ai ferri corti. Arcangioli voleva stoppate l'indagine. Erano impegnate quindici, venti persone per questa cosa qua. E l'autista; e quello che deve andare di continuo a Napoli. Non era cosa... In una sezione di sessanta persone, ne levi quindici, le altre fanno tutto il lavoro". "No, non c'e' stato alcun pentito".

(edited)
2011-12-23 09:11:20
qua trascrizione per intero dell'articolo del CORRIERE DELLO SPORT

http://www.uccellinodidelpiero.com/documents/corsport-confessione.pdf


CLAMOROSO
Le rivelazioni di un investigatore che ascoltava le intercettazioni:
«Calciopoli: tutto quello che non sapete»
di EDMONDO PINNA

Parla uno degli uomini di Calciopoli. Parla, racconta, descrive pagine di un libro inedito, svelandoci le “sue” verità. L'idea è che le sue rivelazioni non siano solo un sasso nello stagno ma uno stimolo al dibattito. E su queste colonne chi vuole e vorrà rispondere troverà uguale ospitalità. Intanto, il nostro interlocutore parla (ci dice) per liberarsi da un peso, per sperare che la “sua” verità possa diventare verità storica. Un appuntamento mancato nei dintorni di Firenze, l’attesa attorno all’ora di pranzo, un hotel a fare da coreografia. Viene o non viene? No, non verrà, un contrattempo, all’ultimo momento, perché succede così anche nei film che fanno botteghino. Ma è una parentesi, che si chiude qualche giorno dopo, nel cuore di Roma, un ufficio con vista fra la cupola di San Pietro e il Tevere, mentre intorno brillano le luci di Natale. Si comincia che il sereno del cielo sta per farsi azzurro, si finisce che è notte ed il freddo è tornato pungente. Parla, uno degli uomini di Calciopoli. Non uno qualsiasi, però. Ma uno che, in quell’inchiesta, stava dall’altra
parte, dalla parte di chi, quelle indagini, le ha fatte. Un investigatore. Ci qualifichiamo, i documenti sul tavolo, non per mancanza di fiducia, ma per garanzia reciproca. Chiede che il suo nome non venga svelato sul giornale. E poi racconta..
Calciopoli, definito il più grande scandalo del calcio mondiale, nasce da quale inchiesta?
«La cosa degli arbitri, l’inchiesta che stava a Napoli. Da lì poi parte un supplemento di indagini, perchè a Torino avevano archiviato e mandato gli atti… Da questo hanno preso spunto e da lì sono partite varie intercettazioni, all'inizio erano due telefoni controllati, telefonino e telefono di casa...»
Da due telefoni a oltre centosettantamila intercettazioni?
«Si allarga il giro con le telefonate: questo conosceva quello, quello conosceva quell'altro e si iniziano a mettere tutti i telefoni sottocontrollo. In un momento uscivano venti numeri di telefono nuovi. Parlavano,
psdaarlavano... Parlavano di stupidaggini alla fine, niente di che… Fino a quando si è arrivati a Moggi. Anche se, quando senti il sonoro, quello scherza, quell'altro fa il fenomeno...».
Lei ascoltava le telefonate?
«Si, sentivo le intercettazioni»
Quanti eravate?
«Dodici, ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, in via in Selci. Ma non pensate alle bobine di una volta. Ci sono computer, entri con la password... e ognuno seguiva una singola utenza.. Poi alla fine si faceva una riunione, io ho seguito questo, ho seguito quell'altro e si faceva resoconto».
Ci spieghi una cosa: come mai le telefonate che riguardavano l’Inter non sono entrate nell’inchiesta? Eppure il loro tenore non era diverso da quelle che abbiamo letto, dal 2006 ad oggi…
«Noi facevamo i baffetti: dopo ogni telefonata usavamo il verde se le conversazioni erano ininfluenti, l’arancione se c'era qualche cosettina. Col rosso parlavano di calcio (nel senso, cose che potevano interessare all’inchiesta, ndr). Noi facevamo un rapido riassunto, un brogliaccio. Ogni telefonata aveva il suo brogliaccio, nome cognome e di cosa parlavano, se era interessante.. C'era una cartellina con il nome».
Ha mai intercettato una telefonata dell’Inter? Le ha mai sentite? Sapeva che c’erano?
«Che ci stavano sì, ma io personalmente no. Io facevo altro. . . »
Ma lei ha mai sentito Bergamo, ad esempio, che parlava con Facchetti. O con Moratti.
«Tu non è che fai sempre gli stessi... Se capita che non ci sei, c'è un altro che ascolta».
Una giornata a sentire le intercettazioni, a mettere i baffetti e scrivere i brogliacci. E poi?
«Tutte le sere si facevano le riunioni a fine servizio. Attorno ad un tavolo».
Ha mai avuto la sensazione di “tagli”?
«No. Che poi c'erano Auricchio (il tenente colonnello del Nucleo Investigativo dei Carabinieri, ndr) e Di Laroni (maresciallo capo dei Carabinieri) che decidevano cosa mettere o non mettere nell'informativa è un
altro discorso. Ma durante le riunioni no»
Però alcune intercettazioni non sono finite nell’inchiesta, nelle indagini. Un’anomalia?
«C’erano perché ci sono le registrazioni. La cosa un po’ anomala è il server delle intercettazioni. E’ in Procura, a Roma, a Piazzale Clodio. Quando c’era qualche problema, e capitava spesso, telefonavamo a chi era in Procura: “Guarda, la postazione 15 qui non funziona, che è successo?” “Vabbé adesso controllo....”. Dopo un po’ richiamavano da Piazzale Clodio: “Ti ho ridato la linea, vedi un po’”. Andavi a controllare, magari avevi finito alla telefonata 250 e ti ritrovavi alla telefonata 280. E le altre 30? “Me le so perse. . . ”».
Chi contattava il responsabile del server a Piazzale Clodio?
«Non ci parlavamo solo noi, c’era anche il responsabile della sala. Ci parlava Auricchio, ci parlava Di Laroni...».
E’ tecnicamente possibile non intercettare un’utenza sotto controllo per un determinato periodo di tempo?
«Tranquillamente. Tu stacchi il server e la cosa si perde».
Torniamo alle telefonate alle quali avevate messo i baffetti rossi: non sono finite nell’inchiesta.
«Evidentemente non ci dovevano andare, che devo dire.... Non lo so questo. So soltanto che quello che veniva fatto, veniva fatto per costruire. Poi io ti porto il materiale, t’ho portato il mattone ma se tu non ce lo metti, sto mattone..».
Vi hanno detto che l’indagine doveva essere fatta su Moggi, Bergamo, Pairetto, eccetera?
«No, no. Noi eravamo liberi».
Quindi il lavoro di scrematura veniva fatto dopo?
«Sì, nella seconda fase».
Avete mai intercettato le sim estere? Quelle del gestore svizzero, per capirci.
«Quando vai ad intercettare una scheda straniera, in questo caso Svizzera, devi chiedere l’autorizzazione. E loro che cosa hanno fatto? L’hanno chiesta ma, nello stesso tempo, hanno già attaccato il telefono. Ma a quel telefono non parlavano. In quindici giorni, questa scheda, non ha fatto niente».
Di chi era la scheda?
«Di Luciano Moggi»
Non la usava?
«Non faceva niente, telefono muto. E’ come se tu metti sotto (controllo, ndr) questo telefono (e indica il suo, ndr) e poi questo è spento per un mese. Zero. E quindi questa cosa delle schede è stata un po’ accantonata perché poi l’autorizzazione non te la dava nessuno».
Si parlava di anomalie.
«Nel corso di questa indagine sono nate delle cose che inizialmente non c’erano, mentre cose che inizialmente c’erano, non ci stanno più».
Cioè?
«Un esempio di quello che non c’era e si è materializzato nel giro di poco tempo: Martino Manfredi (ex segretario della Can A-B, ndr). Quando l’abbiamo portato in ufficio era morto, era un cadavere, tremava, aveva paura... Diceva: “io non so niente, non ‘è successo niente, ma quando mai... “. E piangeva sul fatto del posto di lavoro... “come faccio... non posso lavorare più, mi devo sposare...”. Dopo un po’ di tempo, sto Martino un giorno è andato a lavorare in Federcalcio.... quando lui ha cominciato ad essere interrogato… improvvisamente è uscita la storia delle palline. Quella è la cosa che io dico: è lecito e capibile da parte sua, un po’ meno da…»
Si può definire un pentito?
«Non lo so. Prima non sapeva niente, poi sapeva tutto, sapeva di questo, di quell’altro, di Pairetto, della Fazi...».
Lei ha detto: cose che inizialmente c’erano, non ci stanno più. Cioè?
«La storia dell’intercettazione ambientale a Villa La Massa, vicino Firenze»
E’ il pranzo che secondo l’accusa rappresenta l’architrave del patto per salvare la Fiorentina. Andrea e Diego Della Valle da una parte, Mazzini e Bergamo dall’altra. Bene, e cosa non c’è più?
«Di questo incontro si è saputo nell’arco di 4, 5 giorni, attraverso le intercettazioni. Il servizio era organizzato con telecamera e microfono direzionale. Se la cosa fosse stata fatta in un locale dove c’era gente e avendolo saputo un po’ prima, si potevano mettere microspie dappertutto. Invece così, in pochissimo tempo, e non a Roma ma a Firenze, era difficoltoso. Con il microfono direzionale, a cinquanta, cento metri, senti quello che uno dice. E lo filmi con la telecamera. Però sta voce non s’è mai sentita… Io so che l’hanno sentita... Questa cosa è importante perché là io so che non hanno parlato di niente. Questi qui hanno parlato ma non hanno detto niente di.... Magari pensi che Della Valle abbia detto a Mazzini: “Dai, famme vince, mandami quest’arbitro”, che sarebbe stata una cosa penalmente rilevante. Invece, non hanno detto niente. Ci sono le immagini, Diego e Andrea che scendono dal furgoncino, che si sono incontrati con Bergamo. Hanno dato più rilevanza a questo che non facendo sentire l’audio».
Secondo lei, quindi, l’audio c’è?
«Non secondo me. L’audio c’è».
Sicuro?
«Sicuro»
La difesa della Fiorentina, durante il processo, ha puntato proprio sulla presunta esistenza di quest’audio....
«La Fiorentina evidentemente qualcosa ha saputo. . . E’ come il fatto del “Libro nero” (dell’Espresso, ndr), cioè, sto libro nero da là è uscito, non è un foglio, è tutta l’informativa e qualcuno l’ha data all’Espresso. Quindi i buchi ci stanno. Della Valle qualcosa sa».
Come funziona un’intercettazione ambientale con il microfono direzionale?
«E’ una valigetta, c’è un microfono che somiglia ad una specie di pistola con una parabola. La punti verso il soggetto....Ma da quel giorno non s’è saputo più nulla di questa cosa qua...».
Ricorda altre situazioni poco chiare?
«No, a queste ho sempre pensato. E mi dico: perché uno deve passare i guai, per che cosa? E quell’altro, perché deve andare dentro? Moralmente ti pesa, dopo un po’ ti dici: mamma mia».
Tra quelli che sono stati condannati in primo grado, quali sono quelli che pagano troppo o ingiustamente?
«Io dico la verità, la maggior parte. Cioè, è una cosa fatta, forzata un po’, ci stava la telefonata, però se vai a vedere effettivamente le partite, partite veramente truccate, dove l’arbitro è stato veramente coinvolto. Non ci sono. Non c’è la partita dove si dice: adesso li abbiamo beccati. Si era parlato di questo è Lecce-
Parma, di De Santis, quella di “mi sono messo in mezzo”. E’ una spacconeria, quello voleva fare il fenomeno».
Sì, ma sono state condannate tante persone. Lei, invece, parla di spacconate: qualcosa non torna....
«Secondo me, di veramente importante, che uno deve prendere cinque anni, sei anni, non ci sta niente. Poi magari pensi all’eccessivo modo spavaldo di Moggi che può dare anche fastidio, questo ci può stare, quello è il periodo in cui era prepotente, arrogante. Ma da lì ad arrivare a.... Bisognava dimostrare che c’era un’associazione. Lui, solo lui (Moggi, ndr) fa l’associazione? Così è un’altra cosa… E’ una questione di prestigio, di carriera».
Ma l’hanno fatta tutti, la carriera?
«Mica tanto: Auricchio e Arcangioli stanno alle scuole.... non è che so stati proprio premiati....Uno alla scuola Ufficiali, uno alla scuola Allievi. . . »
Non ricorda niente altro di particolare. Non necessariamente di anomalo. Magari anche solo di curioso.
«Mi hanno raccontato di alcune cenette: Auricchio, Arcangioli, Narducci, anche altri personaggi che hanno segnato quel periodo di Calciopoli. In qualche caso, mi sono chiesto che importanza poteva avere andare a mangiare con Narducci. Sono andati a cena a Napoli, di fronte al Vesuvio, a Castel dell’Ovo. . . da Zi’ Teresa. E non c’erano solo gli investigatori».
Ha detto che non c’era nulla di penalmente rilevante: c’è stato qualcuno che, ad un certo punto, ha avuto dubbi sul peso dell’indagine, sulla necessità di continuare ad andare avanti?
«Sì, Arcangioli. Disse: basta. E lì è nato lo scontro con Auricchio, arrivarono ai ferri corti».
Quindi voleva stoppare l’indagine perché debole?
«Sì, Arcangioli sì. Erano impegnate quindici, venti persone per questa cosa qua. E l’autista; e quello che deve andare di continuo a Napoli. Non era cosa... In una sezione di sessanta persone, ne levi quindici, le altre fanno tutto il lavoro».
Qualche pentito c’è stato?
«No».
In via in Selci (è la sede del Nucleo Investigativo dei Carabinieri), dove si sono svolti gli interrogatori, sarebbero successe due cose: una che Moggi si mise a piangere e l’altra che l’ex arbitro Paparesta accusò un malore: verità o leggenda?
«Non è vero».

(edited)
2011-12-23 09:36:01
Va creato il professionismo degli arbitri e trovata una soluzione che li renda meno succubi dell'influenza dei grandi presidenti e potentati del calcio nostrano. La mia è un'idea, ma se raggiunge lo stesso risultato va bene qualsiasi alternativa.

io questa non la capisco.
l'arbitro è un essere umano, come tale vive di sensazioni, emozioni etc.
se da bambino urlava in curva "Inter merdaaaaaaaaa!!!" comunque sia quando seguirà l'inter o altro avrà un background culturale impostato in un certo modo.
Gli arbitri vivono secondo le leggi umane, professionismo o no. quando un presidente ti piazza 5 playmate a casa e ti dice "Te le trombi tutte per un mese a grattisse se vinco contro la cremonese" stai pur tranquillo che il pensiero corre anche a loro, quando ci sarà un intervento dubbio in area.
nel basket portarono da due a tre arbitri per maggior chiarezza e per rendere più difficile la corruzione.
In italia, invece, gli arbitri SERVONO così come sono oggi. Perchè è l'unico modo per tenere in piedi un zoppicante sistema che non ha più senso di esistere, perchè er calscio DEVE avere stì bordelli, altrimenti ti renderesti perfettamente conto della pochezza del sistema calcio in italia.
moggi, giraudo, moratti, paoloni, gervasoni, l'arbitro cornuto, il guardalinee fijo de nà mignotta etc. sono FALSI problemi; ciò che vi ostinate a non capire è che il problema siete VOI (nel senso più ampio del termine). I tifosi VOGLIONO queste cose, lo capisci? Vogliono idolatrare, vincere anche fottendo la partita, potersi rinnegare il passato, vedere il figlio che fa carriera nel calcio etc. Non frega un cazzo a nessuno di affrontare gli altri problemi, il problema è IL CALCIO! Siamo disposti a fare guerre per un fuorigioco e non per difendere un paese dallo sterminio.
Vuoi il professionismo arbitrale? Accomodati.
Credo che non cambierà nulla, perchè gli arbitri agiscono su variabili che possono controllare, quindi non cambierà una emerita fava. Idem i giocatori. Sono esseri umani, solo se gli togli quella sorta di inviolabilità (nata dai "tifosi") forse cominceranno a capire che il mondo va affrontato in maniera più matura.
"Il capitano non si tocca!" urlano di solito. Manco se ammazza una persona. pensa te che sorta di tutela non legale hanno alcuni giocatori. La tutela delle masse, molto più forte di quella delle leggi.
2011-12-23 10:02:39
Nella giornata di oggi, l'edizione del Corriere dello Sport pubblica una clamorosa intervista a uno degli investigatori (che ha chiesto di rimanere anonimo)

devo davvero continuare a leggere?
2011-12-23 10:20:42
Non so se hai letto bene. Dico professionismo arbitrale, e poi in più, l'idea dell'arbitraggio incrociato tra le leghe europee, oppure un altro espediente che sottragga gli arbitri dalla sudditanza.
Non solo il professionismo, che di per sé qualcosa migliorerebbe cmq. L'arbitro dilettante ha una passione, ma sul piatto della bilancia ha le 5 donnine facili o i soldi, e dall'altra parte rischia di perdere una passione e nulla di più. Se avesse un posto di lavoro con i controcazzi da perdere, la corruzione sarebbe ben più difficile secondo me. Anche se son d'accordo che non basta. Ci vuole altro.
Il fatto che siano ancora dilettanti in un mondo iperprofessionistico viene al discorso che fai tu. Fanno comodo così. Come in ogni situazione, poi, quando si decide di far fuori qualcuno, si fa trapelare la punta dell'iceberg, giusto fino al punto in cui serve.

(edited)