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Subject: Crisi economica
Ecco perché io oggi non credo nemmeno a una parola della retorica main stream...
http://scenarieconomici.it/i-numeri-disastro-greco/
330%?
Rilanciooooooooo:
550%
Io ho master alla iuniversidi ov super-emericn-ginius-ov-evridin
Rilanciooooooooo:
550%
Io ho master alla iuniversidi ov super-emericn-ginius-ov-evridin
IlFattoQuotidiano.it / BLOG / di Lucio Di Gaetano
Grecia uccide austerity (definitivamente)
Zonaeuro
di Lucio Di Gaetano | 5 febbraio 2015
Lucio Di Gaetano
Economista
La vittoria di Tsipras e l’affondo negoziale contro la Troika di Varoufakis sono l’alibi perfetto per gli insospettabili autori di un delitto pianificato sin dal 2011: l’assassinio dell’austerità di rito francofortiano. Invisa alla larga maggioranza di governi e popoli d’Europa, accusata giustamente dei molti dolori di un continente ormai unito da economie interdipendenti e da comuni interessi geopolitici, la filosofia nata sulle rive del Meno è ormai avviata a una rapida tumulazione.
Eppure non oggi essa subisce il fatale attacco. Non da oggi il suo destino è realmente segnato.
Per capire quando comincia ad essere forgiato il pugnale ora impugnato da Syriza, bisogna partire dal 2011 e precisamente dall’11 febbraio di quell’anno, quando il governatore della BundesBank – e principale candidato alla successione di Jean-Claude Trichet alla presidenza della Bce – Axel Weber, abbandona improvvisamente il proprio incarico, denunciando “il mancato appoggio del proprio Governo”: cosa è successo? Cosa ha potuto indurre il suicidio di un candidato perfetto per garantire una linea rigorista al governo dell’Euro?
Pubblicità
Cerchiamo di ricostruire il clima di quelle settimane: la crisi greca è già esplosa in tutto il suo fragore; il Portogallo è dichiaratamente incapace di far fronte da solo al proprio debito e sinistri scricchiolii si odono provenire da Madrid; Jean-Claude Trichet ha già da tempo lanciato un piano di intervento a sostegno di Atene presto rivelatosi insufficiente a riportare la calma sui mercati anche a causa dei tentennamenti dei leader europei: e i tentennamenti sono particolarmente intensi proprio a Berlino, dove Angela Merkel (per cultura e storia personale istintivamente orientata a favorire l’intervento pubblico in economia) non sa che pesci pigliare.
La confusione regna sovrana.
In questo clima occorre trovare un successore di Trichet e in base alle regole non scritte della coabitazione franco-tedesca, toccherebbe a Berlino nominarlo. Proprio in quelle settimane, tuttavia, si cominciano a udire con una certa insistenza le prime avvisaglie di un “double dip” della recessione avviata dal crack dei mutui sub-prime; proprio in quei giorni comincia a esser chiaro che lo tsunami finanziario è ormai affare esclusivo del Vecchio Continente e che il modello europeo fatto di grande industria ed economia sociale di mercato non è una diga capace di contenere gli eccessi della finanza deregolamentata.
Il governo della Merkel è stretto in una morsa a tenaglia: da un lato l’assillo di una crisi finanziaria senza precedenti che potrebbe mettere a rischio non solo l’Euro, ma soprattutto i bilanci di alcune importanti banche tedesche (in primis il “mostro” Deutsche Bank, campione del mondo di derivati Otc e tra i principali creditori del governo greco); dall’altro il concreto rischio di disastro politico ove i probi e parsimoniosi elettori tedeschi presentissero una qualche forma di debolezza del Cancelliere verso gli infidi sperperatori del Sud-Europa.
Che si fa? Beh una cosa è certa: se il governo tedesco vuole assicurarsi il monopolio della retorica del rigore, deve impedire che a Francoforte si vada a sedere il padre nobile dei rigoristi: Axel Weber, per l’appunto. E dunque accade l’impensabile. Angela Merkel “costringe” Weber a dimettersi dalla BundesBank e al suo posto piazza l’improbabile Jens Weidmann (notoriamente privo di qualsivoglia esperienza nel sistema delle banche centrali, eccezion fatta per due brevi stage presso la Banque de France e alla National Bank of Rwanda). La debolezza curriculare di Weidmann e l’impossibilità di nominare nuovamente un francese fanno il resto: Draghi è il nuovo presidente della Bce.
Può cominciare finalmente il ridicolo (e dannoso) teatrino al quale assistiamo ormai da quattro anni: il governo tedesco che si lagna da mane a sera della moneta facile, che rivendica la necessità di austerità in tutto l’orbe terracqueo e la Bce a guida italiana che allarga sempre di più i cordoni della borsa, col solito dissenso del solito Weidmann e il consenso di tutti gli altri membri del board. Il tutto in un rimpallo esasperante di responsabilità e con disastrosa lentezza.
E il teatrino non è composto solo da politici, ma anche da altissimi ermellini.
Il 7 febbraio 2014 assistiamo alla più alta performance di tartufismo in salsa teutonica che la storia dell’Uem ricordi: la Corte Costituzionale Tedesca, invocata dai soliti perditempo rigoristi di rito bavarese, emette una sentenza memorabile, dicendo che sì, in effetti è vero, può darsi proprio che le manovre di Draghi (Omt e Esm) violino la Costituzione tedesca, però è anche vero che prima di affermarlo bisogna avere dei chiarimenti sul punto dalla Corte di Giustizia Ue. Tradotto per i non addetti ai lavori: “Prima di decidere se gli organi dell’Unione stiano o no adottando provvedimenti in violazione della costituzione tedesca dobbiamo chiedere un parere a un organo dell’Unione”. Bene, bravi, bis.
Ma facciamo un bel salto e arriviamo ad oggi, anzi a ieri sera: dopo le prime schermaglie tra il dinamico duo Varoufakis/Tsipras (per cui faccio selvaggiamente tifo) e la Commissione, Mario Draghi, con la grazia di un elefante in una cristalleria (e facendomi quasi pentire del mio ultimo post), annuncia al mercato che la Bce non accetterà più titoli greci in garanzia, suscitando la reazione piccata e condivisibile del governo greco. Ebbene, devo ammettere che in un primo momento ho piuttosto malgiudicato quest’iniziativa, salvo poi, leggere con calma e per esteso il comunicato Bce al mercato e scoprire che anche questo è un magnifico manifesto di rigore de noantri: “le necessità di liquidità delle controparti (greche, ndr) che non avessero garanzie alterantive (ai titoli greci, ndr) potranno essere soddisfatte la banca nazionale rilevante (quella greca, ndr) nel contesto delle operazioni di liquidità d’emergenza”, dice il comunicato.
Insomma, cari greci, soldi non ve ne diamo più… a meno che proprio non vi servano, nel qual caso vi preghiamo di stamparveli da soli.
Austerity requiescat in pace.
Grecia uccide austerity (definitivamente)
Zonaeuro
di Lucio Di Gaetano | 5 febbraio 2015
Lucio Di Gaetano
Economista
La vittoria di Tsipras e l’affondo negoziale contro la Troika di Varoufakis sono l’alibi perfetto per gli insospettabili autori di un delitto pianificato sin dal 2011: l’assassinio dell’austerità di rito francofortiano. Invisa alla larga maggioranza di governi e popoli d’Europa, accusata giustamente dei molti dolori di un continente ormai unito da economie interdipendenti e da comuni interessi geopolitici, la filosofia nata sulle rive del Meno è ormai avviata a una rapida tumulazione.
Eppure non oggi essa subisce il fatale attacco. Non da oggi il suo destino è realmente segnato.
Per capire quando comincia ad essere forgiato il pugnale ora impugnato da Syriza, bisogna partire dal 2011 e precisamente dall’11 febbraio di quell’anno, quando il governatore della BundesBank – e principale candidato alla successione di Jean-Claude Trichet alla presidenza della Bce – Axel Weber, abbandona improvvisamente il proprio incarico, denunciando “il mancato appoggio del proprio Governo”: cosa è successo? Cosa ha potuto indurre il suicidio di un candidato perfetto per garantire una linea rigorista al governo dell’Euro?
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Cerchiamo di ricostruire il clima di quelle settimane: la crisi greca è già esplosa in tutto il suo fragore; il Portogallo è dichiaratamente incapace di far fronte da solo al proprio debito e sinistri scricchiolii si odono provenire da Madrid; Jean-Claude Trichet ha già da tempo lanciato un piano di intervento a sostegno di Atene presto rivelatosi insufficiente a riportare la calma sui mercati anche a causa dei tentennamenti dei leader europei: e i tentennamenti sono particolarmente intensi proprio a Berlino, dove Angela Merkel (per cultura e storia personale istintivamente orientata a favorire l’intervento pubblico in economia) non sa che pesci pigliare.
La confusione regna sovrana.
In questo clima occorre trovare un successore di Trichet e in base alle regole non scritte della coabitazione franco-tedesca, toccherebbe a Berlino nominarlo. Proprio in quelle settimane, tuttavia, si cominciano a udire con una certa insistenza le prime avvisaglie di un “double dip” della recessione avviata dal crack dei mutui sub-prime; proprio in quei giorni comincia a esser chiaro che lo tsunami finanziario è ormai affare esclusivo del Vecchio Continente e che il modello europeo fatto di grande industria ed economia sociale di mercato non è una diga capace di contenere gli eccessi della finanza deregolamentata.
Il governo della Merkel è stretto in una morsa a tenaglia: da un lato l’assillo di una crisi finanziaria senza precedenti che potrebbe mettere a rischio non solo l’Euro, ma soprattutto i bilanci di alcune importanti banche tedesche (in primis il “mostro” Deutsche Bank, campione del mondo di derivati Otc e tra i principali creditori del governo greco); dall’altro il concreto rischio di disastro politico ove i probi e parsimoniosi elettori tedeschi presentissero una qualche forma di debolezza del Cancelliere verso gli infidi sperperatori del Sud-Europa.
Che si fa? Beh una cosa è certa: se il governo tedesco vuole assicurarsi il monopolio della retorica del rigore, deve impedire che a Francoforte si vada a sedere il padre nobile dei rigoristi: Axel Weber, per l’appunto. E dunque accade l’impensabile. Angela Merkel “costringe” Weber a dimettersi dalla BundesBank e al suo posto piazza l’improbabile Jens Weidmann (notoriamente privo di qualsivoglia esperienza nel sistema delle banche centrali, eccezion fatta per due brevi stage presso la Banque de France e alla National Bank of Rwanda). La debolezza curriculare di Weidmann e l’impossibilità di nominare nuovamente un francese fanno il resto: Draghi è il nuovo presidente della Bce.
Può cominciare finalmente il ridicolo (e dannoso) teatrino al quale assistiamo ormai da quattro anni: il governo tedesco che si lagna da mane a sera della moneta facile, che rivendica la necessità di austerità in tutto l’orbe terracqueo e la Bce a guida italiana che allarga sempre di più i cordoni della borsa, col solito dissenso del solito Weidmann e il consenso di tutti gli altri membri del board. Il tutto in un rimpallo esasperante di responsabilità e con disastrosa lentezza.
E il teatrino non è composto solo da politici, ma anche da altissimi ermellini.
Il 7 febbraio 2014 assistiamo alla più alta performance di tartufismo in salsa teutonica che la storia dell’Uem ricordi: la Corte Costituzionale Tedesca, invocata dai soliti perditempo rigoristi di rito bavarese, emette una sentenza memorabile, dicendo che sì, in effetti è vero, può darsi proprio che le manovre di Draghi (Omt e Esm) violino la Costituzione tedesca, però è anche vero che prima di affermarlo bisogna avere dei chiarimenti sul punto dalla Corte di Giustizia Ue. Tradotto per i non addetti ai lavori: “Prima di decidere se gli organi dell’Unione stiano o no adottando provvedimenti in violazione della costituzione tedesca dobbiamo chiedere un parere a un organo dell’Unione”. Bene, bravi, bis.
Ma facciamo un bel salto e arriviamo ad oggi, anzi a ieri sera: dopo le prime schermaglie tra il dinamico duo Varoufakis/Tsipras (per cui faccio selvaggiamente tifo) e la Commissione, Mario Draghi, con la grazia di un elefante in una cristalleria (e facendomi quasi pentire del mio ultimo post), annuncia al mercato che la Bce non accetterà più titoli greci in garanzia, suscitando la reazione piccata e condivisibile del governo greco. Ebbene, devo ammettere che in un primo momento ho piuttosto malgiudicato quest’iniziativa, salvo poi, leggere con calma e per esteso il comunicato Bce al mercato e scoprire che anche questo è un magnifico manifesto di rigore de noantri: “le necessità di liquidità delle controparti (greche, ndr) che non avessero garanzie alterantive (ai titoli greci, ndr) potranno essere soddisfatte la banca nazionale rilevante (quella greca, ndr) nel contesto delle operazioni di liquidità d’emergenza”, dice il comunicato.
Insomma, cari greci, soldi non ve ne diamo più… a meno che proprio non vi servano, nel qual caso vi preghiamo di stamparveli da soli.
Austerity requiescat in pace.
Questi prima o poi una crisi l'avranno...
La banca svizzera Hsbc ha aiutato i suoi clienti a eludere le tasse, secondo l’inchiesta Swissleaks
La banca svizzera Hsbc ha aiutato diversi suoi clienti facoltosi a compiere una frode fiscale internazionale. L’istituto avrebbe permesso ai suoi clienti di eludere le tasse e nascondere milioni di dollari di asset, distribuendo denaro contante non rintracciabile e dando consigli su come aggirare le autorità fiscali.
La rivelazione arriva dall’inchiesta Swissleaks, realizzata sulla base di alcuni documenti riservati ottenuti da alcuni mezzi d’informazione internazionali (Le Monde, International Consortium of Investigative Journalists, Bbc, The Guardian, L’Espresso).
I file, rubati nel 2007 da Hervé Falciani, un esperto informatico che lavorava per la Hsbc a Ginevra, contengono i nomi di più di centomila clienti in tutto il mondo. L’inchiesta, scrive Le Monde, può mettere in imbarazzo numerose personalità, tra le quali il re del Marocco Mohamed VI e l’attore statunitense John Malkovich.
La lista delle principali clienti della Hsbc coinvolti nell’inchiesta Swissleaks si trova sul sito dell’International Consortium of Investigative Journalists. Le Monde, The Guardian
internazionale
La banca svizzera Hsbc ha aiutato i suoi clienti a eludere le tasse, secondo l’inchiesta Swissleaks
La banca svizzera Hsbc ha aiutato diversi suoi clienti facoltosi a compiere una frode fiscale internazionale. L’istituto avrebbe permesso ai suoi clienti di eludere le tasse e nascondere milioni di dollari di asset, distribuendo denaro contante non rintracciabile e dando consigli su come aggirare le autorità fiscali.
La rivelazione arriva dall’inchiesta Swissleaks, realizzata sulla base di alcuni documenti riservati ottenuti da alcuni mezzi d’informazione internazionali (Le Monde, International Consortium of Investigative Journalists, Bbc, The Guardian, L’Espresso).
I file, rubati nel 2007 da Hervé Falciani, un esperto informatico che lavorava per la Hsbc a Ginevra, contengono i nomi di più di centomila clienti in tutto il mondo. L’inchiesta, scrive Le Monde, può mettere in imbarazzo numerose personalità, tra le quali il re del Marocco Mohamed VI e l’attore statunitense John Malkovich.
La lista delle principali clienti della Hsbc coinvolti nell’inchiesta Swissleaks si trova sul sito dell’International Consortium of Investigative Journalists. Le Monde, The Guardian
internazionale
ricavi privati, alle solite
http://www.vincitorievinti.com/2015/02/il-salvataggio-della-grecia-che-salvo.html?spref=fb
http://www.vincitorievinti.com/2015/02/il-salvataggio-della-grecia-che-salvo.html?spref=fb
E come dice il buon Guido meda...Rossi c'è!
Sto schifoso che non è altro...
Sto schifoso che non è altro...
Qui stanno gia' girando la manovella per puntare i missili :P
IlFattoQuotidiano.it / BLOG / di Roberto Marchesi
ECONOMIA & LOBBY
La crisi non è colpa del debito ma degli errori madornali commessi dall’Europa
di Roberto Marchesi | 10 febbraio 2015 COMMENTI
Il premio Nobel per l’economia Paul Krugman, nel suo articolo di domenica scorsa ‘Nobody understand debt‘ (nessuno capisce il debito) spiega ancora una vota al grande pubblico come debba essere interpretata correttamente la diversità tra il debito pubblico e il debito privato, cioè questa: a differenza di una semplice famiglia, quando lo Stato riduce le proprie spese al fine di ridurre i propri debiti, non è una “goccia” in meno nel mare dei consumi, sostanzialmente insignificante come nel caso della famiglia, ma è un fiume che si secca, e molti consumatori, e imprese, a catena, sono costretti a fare la stessa cosa. Si avvia così un ciclo recessivo che tende ad espandersi in cerchi sempre più larghi fino a contagiare tutti e a diventare depressione per tutto il paese.
Al contrario di ciò che deve fare il “buon padre di famiglia” perciò gli Stati devono stare bene attenti a come azionano la leva dell’austerity per la riduzione del debito pubblico, poiché non è vero che è sufficiente ridurre le spese per ridurre il debito. Fatta malamente, questa manovra, serve solo a ridurre l’economia e a spingere l’intero paese prima in severa recessione e poi, se non si riesce ad arrestare il ciclo negativo, in disastrosa depressione che può durare decenni.
Non è solo teoria, è proprio ciò che disgraziatamente sta accadendo un po’ in tutto il mondo, basta guardarsi attorno e non è difficile rendersene conto.
Solo negli Stati Uniti è in atto un piccolo inizio di ripresa, ma il debito non è diminuito per niente, anzi, continua ad aumentare. Gli interventi di politica monetaria praticati negli ultimi cinque anni dalla Federal Reserve americana sono stati massicci, mentre la Bce, come noto, ha cominciando solo recentissimamente ad avviare qualcosa di concreto con un QEE.
Ma c’è già chi dice ‘Stimulus for Eurozone, It May Be Too Little or Too Late‘ (lo stimolo potrebbe essere troppo piccolo, o arrivato tardi).
Meglio tardi che mai, dice un sano proverbio, però è vero che è molto tardi. I danni che si sono creati, specialmente in Europa, con la folle politica di austerity, che in soli tre anni ha generato in tutto il continente disastri che, sul piano economico, sono pari a quelli prodotti da una grande guerra persa.
Appare però ormai in tutta evidenza che non è più col monetarismo di Friedman che si può sperare di risolvere questa intricata situazione, ci vuole un robusto Keynes. Se è un singolo Stato ad attuare una politica monetaria ben calibrata, gli effetti positivi si vedono abbastanza in fretta, ma se sono più o meno tutte le grandi banche centrali a farlo, tutte assieme, il monetarismo si annulla, diventa inefficace.
Se poi, come nel caso dell’Europa, si arriva buoni ultimi, cioè dopo Usa, Gran Bretagna, Giappone e Svizzera, per citare solo le più grandi, la speranza di un effetto positivo diventa pura illusione. Allora non è sulle proposte “velleitarie” di Tsipras che bisogna puntare il dito, ma sulla totale insipienza di chi ci ha governato in Italia e in Europa.
E’ stato un intero corollario di errori madornali a creare questa disastrosa situazione, non il debito.
Non è difficile individuarli a grandi linee. Si è cominciato nel 2009, lasciando salire il cambio del dollaro fino a circa una volta e mezzo contro l’Euro. Un differenziale pesantissimo! Perché così tanto e così a lungo non si è fatto nulla per moderare la distanza? E sui tassi? Altro classico intervento monetario. Gli Usa hanno subito portato in pochi mesi il tasso di rifinanziamento alle banche pari sostanzialmente allo zero. L’Europa non solo non lo ha fatto, ma ha addirittura aumentato il tasso due volte nel 2011 scatenando una crisi gravissima in tutta Europa. E quando finalmente hanno messo la retromarcia, invece di andare a competere con gli Usa, hanno mantenuto una distanza di oltre un punto percentuale fino a due mesi fa.
Cosa sono questi? Errori? Ignoranza?
Qualcuno (compresa l’Italia) ha esagerato con l’accumulazione del debito, ma la parte in eccesso (rispetto alla Germania per esempio) non è andata in spese sociali, ma a lubrificare la corruzione dei politici e l’evasione fiscale. Comunque non è stato il debito a causare la crisi, ma quelle incredibili “stravaganze e disattenzioni” fatte dai nostri politici e governanti a metterci la corda al collo.
E le riforme che vuole fare Renzi? (e fino a l’altro ieri anche Berlusconi!) E’ un caso che vadano proprio nella direzione “gradita” dai riformisti del capitalismo internazionale americano?
Perché è stato fatto e si sta tuttora facendo questo inconcepibile regalo al capitalismo made in Usa?
C’è una sola risposta logica a tutto questo: la crisi era necessaria a smantellare le migliori condizioni sociali create in Europa dal dopoguerra fino al 2010.
La nostra tutela e trattamento retributivo dei lavoratori, la nostra sanità, il nostro sistema pensionistico, ecc., la gran parte degli americani se li potranno sognare ancora per un bel pezzo, e probabilmente non li avranno comunque mai! Ma purtroppo, di questo passo, tra non molto anche l’Europa non li avrà più.
ECONOMIA & LOBBY
La crisi non è colpa del debito ma degli errori madornali commessi dall’Europa
di Roberto Marchesi | 10 febbraio 2015 COMMENTI
Il premio Nobel per l’economia Paul Krugman, nel suo articolo di domenica scorsa ‘Nobody understand debt‘ (nessuno capisce il debito) spiega ancora una vota al grande pubblico come debba essere interpretata correttamente la diversità tra il debito pubblico e il debito privato, cioè questa: a differenza di una semplice famiglia, quando lo Stato riduce le proprie spese al fine di ridurre i propri debiti, non è una “goccia” in meno nel mare dei consumi, sostanzialmente insignificante come nel caso della famiglia, ma è un fiume che si secca, e molti consumatori, e imprese, a catena, sono costretti a fare la stessa cosa. Si avvia così un ciclo recessivo che tende ad espandersi in cerchi sempre più larghi fino a contagiare tutti e a diventare depressione per tutto il paese.
Al contrario di ciò che deve fare il “buon padre di famiglia” perciò gli Stati devono stare bene attenti a come azionano la leva dell’austerity per la riduzione del debito pubblico, poiché non è vero che è sufficiente ridurre le spese per ridurre il debito. Fatta malamente, questa manovra, serve solo a ridurre l’economia e a spingere l’intero paese prima in severa recessione e poi, se non si riesce ad arrestare il ciclo negativo, in disastrosa depressione che può durare decenni.
Non è solo teoria, è proprio ciò che disgraziatamente sta accadendo un po’ in tutto il mondo, basta guardarsi attorno e non è difficile rendersene conto.
Solo negli Stati Uniti è in atto un piccolo inizio di ripresa, ma il debito non è diminuito per niente, anzi, continua ad aumentare. Gli interventi di politica monetaria praticati negli ultimi cinque anni dalla Federal Reserve americana sono stati massicci, mentre la Bce, come noto, ha cominciando solo recentissimamente ad avviare qualcosa di concreto con un QEE.
Ma c’è già chi dice ‘Stimulus for Eurozone, It May Be Too Little or Too Late‘ (lo stimolo potrebbe essere troppo piccolo, o arrivato tardi).
Meglio tardi che mai, dice un sano proverbio, però è vero che è molto tardi. I danni che si sono creati, specialmente in Europa, con la folle politica di austerity, che in soli tre anni ha generato in tutto il continente disastri che, sul piano economico, sono pari a quelli prodotti da una grande guerra persa.
Appare però ormai in tutta evidenza che non è più col monetarismo di Friedman che si può sperare di risolvere questa intricata situazione, ci vuole un robusto Keynes. Se è un singolo Stato ad attuare una politica monetaria ben calibrata, gli effetti positivi si vedono abbastanza in fretta, ma se sono più o meno tutte le grandi banche centrali a farlo, tutte assieme, il monetarismo si annulla, diventa inefficace.
Se poi, come nel caso dell’Europa, si arriva buoni ultimi, cioè dopo Usa, Gran Bretagna, Giappone e Svizzera, per citare solo le più grandi, la speranza di un effetto positivo diventa pura illusione. Allora non è sulle proposte “velleitarie” di Tsipras che bisogna puntare il dito, ma sulla totale insipienza di chi ci ha governato in Italia e in Europa.
E’ stato un intero corollario di errori madornali a creare questa disastrosa situazione, non il debito.
Non è difficile individuarli a grandi linee. Si è cominciato nel 2009, lasciando salire il cambio del dollaro fino a circa una volta e mezzo contro l’Euro. Un differenziale pesantissimo! Perché così tanto e così a lungo non si è fatto nulla per moderare la distanza? E sui tassi? Altro classico intervento monetario. Gli Usa hanno subito portato in pochi mesi il tasso di rifinanziamento alle banche pari sostanzialmente allo zero. L’Europa non solo non lo ha fatto, ma ha addirittura aumentato il tasso due volte nel 2011 scatenando una crisi gravissima in tutta Europa. E quando finalmente hanno messo la retromarcia, invece di andare a competere con gli Usa, hanno mantenuto una distanza di oltre un punto percentuale fino a due mesi fa.
Cosa sono questi? Errori? Ignoranza?
Qualcuno (compresa l’Italia) ha esagerato con l’accumulazione del debito, ma la parte in eccesso (rispetto alla Germania per esempio) non è andata in spese sociali, ma a lubrificare la corruzione dei politici e l’evasione fiscale. Comunque non è stato il debito a causare la crisi, ma quelle incredibili “stravaganze e disattenzioni” fatte dai nostri politici e governanti a metterci la corda al collo.
E le riforme che vuole fare Renzi? (e fino a l’altro ieri anche Berlusconi!) E’ un caso che vadano proprio nella direzione “gradita” dai riformisti del capitalismo internazionale americano?
Perché è stato fatto e si sta tuttora facendo questo inconcepibile regalo al capitalismo made in Usa?
C’è una sola risposta logica a tutto questo: la crisi era necessaria a smantellare le migliori condizioni sociali create in Europa dal dopoguerra fino al 2010.
La nostra tutela e trattamento retributivo dei lavoratori, la nostra sanità, il nostro sistema pensionistico, ecc., la gran parte degli americani se li potranno sognare ancora per un bel pezzo, e probabilmente non li avranno comunque mai! Ma purtroppo, di questo passo, tra non molto anche l’Europa non li avrà più.
Cosa sono questi? Errori? Ignoranza?
ovviamente nè l'uno nè l'altra ma assoluta e perfetta malafede, per applicare politiche che arricchiscono pochi impoverendo tutti gli altri
La nostra tutela e trattamento retributivo dei lavoratori, la nostra sanità, il nostro sistema pensionistico, ecc., la gran parte degli americani se li potranno sognare ancora per un bel pezzo, e probabilmente non li avranno comunque mai! Ma purtroppo, di questo passo, tra non molto anche l’Europa non li avrà più.
a prescindere dall'euro, questo è il prodotto della globalizzazione delle merci: la globalizzazione dei diritti (ovviamente al ribasso!)
ovviamente nè l'uno nè l'altra ma assoluta e perfetta malafede, per applicare politiche che arricchiscono pochi impoverendo tutti gli altri
La nostra tutela e trattamento retributivo dei lavoratori, la nostra sanità, il nostro sistema pensionistico, ecc., la gran parte degli americani se li potranno sognare ancora per un bel pezzo, e probabilmente non li avranno comunque mai! Ma purtroppo, di questo passo, tra non molto anche l’Europa non li avrà più.
a prescindere dall'euro, questo è il prodotto della globalizzazione delle merci: la globalizzazione dei diritti (ovviamente al ribasso!)
La nostra tutela e trattamento retributivo dei lavoratori, la nostra sanità, il nostro sistema pensionistico, ecc., la gran parte degli americani se li potranno sognare ancora per un bel pezzo, e probabilmente non li avranno comunque mai! Ma purtroppo, di questo passo, tra non molto anche l’Europa non li avrà più.
a prescindere dall'euro, questo è il prodotto della globalizzazione delle merci: la globalizzazione dei diritti (ovviamente al ribasso!)
assolutamente no.
Questo è il prodotto dell'ideologia mercantilista dominante.
a prescindere dall'euro, questo è il prodotto della globalizzazione delle merci: la globalizzazione dei diritti (ovviamente al ribasso!)
assolutamente no.
Questo è il prodotto dell'ideologia mercantilista dominante.
tutta sta situazione è il frutto dell'attuale discrasia tra il lavoro che serve per la produzione e quello che serviva qualche decennio fa. Non c'è più bisogno che lavorino tutti e, di conseguenza, gran parte delle persone vanno (e andranno sempre di più) a spasso. A prescindere dalle questioni relative alla crisi, la necessità produttiva è soddisfatta per gran parte da processi meccanizzati (sempre più anche nel lavoro di concetto, vedi sportelli automatici, biglietterie automatiche, ecc ecc) oppure delocalizzata in zone specifiche. Se non passa il concetto che chi sta a spasso non è perché è pigro o inetto (com'era decenni fa), ma per le mutate condizioni produttive, le cose andranno sempre peggio. La ricchezza si concentrerà sempre di più lasciando ampie fasce della popolazione a stecchetta. La coda sarà la depressione sempre maggiore perché, poi, il sistema deve essere foraggiato da chi consuma, e non potrà farlo. Spirali concentriche sempre più accartocciate su se stesse. In due parole, stanno ammazzando la gallina per troppa avidità e parossismo nell'efficientazione del sistema produttivo.
ps: anch'io ho i soldi in svizzera... un po' di tempo fa sono andato a trovare un mio amico a neuchatel e ho dimenticato qualche euro nel cassetto del comodino :p
ps: anch'io ho i soldi in svizzera... un po' di tempo fa sono andato a trovare un mio amico a neuchatel e ho dimenticato qualche euro nel cassetto del comodino :p
Interessante discussione di mezz'ora (sebbene un po' surreale) tra Giannino e Borghi
E qui c'è Bagnai che dice la sua, come sempre andando a mettere il dito nella piaga :)
Giannino e le sue spalle
E qui c'è Bagnai che dice la sua, come sempre andando a mettere il dito nella piaga :)
Giannino e le sue spalle