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Subject: Crisi economica

2015-02-10 20:02:41
Interessante discussione di mezz'ora (sebbene un po' surreale) tra Giannino e Borghi

E qui c'è Bagnai che dice la sua, come sempre andando a mettere il dito nella piaga :)

Giannino e le sue spalle
2015-02-10 21:13:52
ma a Giannino danno ancora credibilità?
sarebbe da chiedersi il perché
2015-02-11 06:13:01
ma ai grandi gruppi editoriali danno ancora credibilità?
sarebbe da chiedersi il perché la gente è disinformata.
2015-02-11 07:38:08
Come dice Bagnai, non è tanto Giannino e i suoi studi universitari a turbarlo, ma le sue 2 spalle (uno era Mario Seminerio, l'altro non ricordo) che si vendono per 30 denari! E sono professori universitari!
2015-02-11 08:45:10
tutta sta situazione è il frutto dell'attuale discrasia tra il lavoro che serve per la produzione e quello che serviva qualche decennio fa. Non c'è più bisogno che lavorino tutti e, di conseguenza, gran parte delle persone vanno (e andranno sempre di più) a spasso. A prescindere dalle questioni relative alla crisi, la necessità produttiva è soddisfatta per gran parte da processi meccanizzati (sempre più anche nel lavoro di concetto, vedi sportelli automatici, biglietterie automatiche, ecc ecc) oppure delocalizzata in zone specifiche. Se non passa il concetto che chi sta a spasso non è perché è pigro o inetto (com'era decenni fa), ma per le mutate condizioni produttive, le cose andranno sempre peggio. La ricchezza si concentrerà sempre di più lasciando ampie fasce della popolazione a stecchetta. La coda sarà la depressione sempre maggiore perché, poi, il sistema deve essere foraggiato da chi consuma, e non potrà farlo. Spirali concentriche sempre più accartocciate su se stesse. In due parole, stanno ammazzando la gallina per troppa avidità e parossismo nell'efficientazione del sistema produttivo.

non è che hai torto, ma non cogli secondo me il problema ideologico che ci sta dietro.

La questione è:
quale società abbiamo in mente? Una solidale e redistributiva o una che premia la produttività?
E questa scelta si fa scegliendo A CHI voglio vendere le merci che produco.
Mercantilismo =Vendere all'estero? me ne frego dei salari, punto solo alla competitività.
A livello di sistema paese punto alla deflazione dei salari e dei diritti.
L'obiettivo è creare un paese con un'elite ricchissima e una larga classe di servi.

Se invece volessi vendere all'interno del mio mercato, i salari devono essere in linea con la produttività, in modo che i miei lavoratori comprino. altrimenti il sistema cade.
L'obiettivo è un sistema di redistribuzione che garantisce di restare immune alle crisi mondiali in quanto sostenuto principalmente dalla domanda interna (che poi era l'obiettivo dichiarato dell'UE, obiettivo naturalmente che è stato abbandonato).


In Italia il partito della deflazione (PD) ed i suoi alleati hanno puntato (tradendo i loro elettori) su un'ideologia mercantilista. Infatti si incensano con l'unico dato positivo della nostra situazione economica. Quando sentite che incensano il nostro "export", il "made in Italy" e via dicendo, in pratica vogliono implicitamente farvi capire che solo diventando schiavi abbiamo una possibilità, che non esiste alternativa, che oggi c'è la Cina e via dicendo..
Ma non è vero. E' una scelta. Che non abbiamo fatto noi, ma che siamo chiamati a pagare.
2015-02-11 10:37:58
ti faccio un esempio.
Questo articolo che è stato postato in sokker-international, firmato da T. Blair : Two false paths for Europe — and a new third way

in pratica è una traduzione anglofona del "più europa", ci vuole più integrazione, poiltiche espansive e LE RIFORME PER COMPETERE.

Bene, questo è mercantilismo.

La cosa veramente devastante è che il dibatito pubblico non è sul punto cruciale (COSA VOGLIAMO OTTENERE?) che viene dato per scontato (vogliamo più competitività per competere e esportare).
il dibattito viene spostato sul COME ottenerlo. Risposte varie, che però per chi si arricchisce son tutte buone:
-Riforme e austerità
-riforme ed espansione del bil. pubblico
-riforme e centralizzazione
-riforme e decentralizzazione.

insomma RIFORME, che oramai abbiamo capito significa impoverire e togliere diritti alla "working class"..
2015-02-11 14:16:54
E questa scelta si fa scegliendo A CHI voglio vendere le merci che produco

secondo me sei fuori strada e fuori tempo! l'attuale modello economico farlocco e insostenibile NON è basato sulla produzione!!! il cuore della nuova visione economica finanziaria è basata sulla rendita di posizione e sull'accentramento della ricchezza esistente, non sulla produzione di nuova ricchezza.
la crisi del 2008 ha dimostrato che è più facile arricchirsi sottraendo la ricchezza esistente a chi ce l'ha piuttosto che crearne di nuova, dal 2009 non si può più parlare di crisi economica ma di nuovo modello economico, hai mai sentito la merkel parlare di crescita, sviluppo, produttività o cose simili? io ho sempre e solo sentito dire: "dovete ridurre il debito" oppure "i debiti vanno onorati" e cose simili.
in questo nuovo scenario economico il PD è il liquidatore fallimentare della repubblica italiana, il resto è solo fumo negli occhi.

l'obiettivo è ben peggiore di quello che prospetti, un servo o uno schiavo che acquista consapevolezza della propria situazione può ribellarsi. ma l'obiettivo non è renderci servi, bensì renderci sussidiati.
alcune regioni d'italia hanno dimostrato al mondo intero che è possibile mantenere una popolazione in stato di semipovertà, di elevata disoccupazione, di sussidi, clientelismo e voto di scambio, e con questo renderla complice e sostenitrice del proprio carnefice!
un servo può facilmente ribellarsi, un cane difficilmente morde la mano che lo sfama
2015-02-11 14:22:20
secondo me dici una cosa assurda.
Senza produzione nessuno ripaga nulla.
poi la Merkel parla continuamente di "riforme" .

L'unica cosa che io condivido è che le politiche deflazionistiche avvantaggiano sempre chi ha "stock" di capitali rispetto a chi ha un reddito da lavoro/produzione che si rivaluta.

l'obiettivo è ben peggiore di quello che prospetti, un servo o uno schiavo che acquista consapevolezza della propria situazione può ribellarsi. ma l'obiettivo non è renderci servi, bensì renderci sussidiati.
alcune regioni d'italia hanno dimostrato al mondo intero che è possibile mantenere una popolazione in stato di semipovertà, di elevata disoccupazione, di sussidi, clientelismo e voto di scambio, e con questo renderla complice e sostenitrice del proprio carnefice!
un servo può facilmente ribellarsi, un cane difficilmente morde la mano che lo sfama


per me è una tua distopia immaginaria questa.
2015-02-11 14:29:33
Senza produzione nessuno ripaga nulla

non è vero. si può utilizzare la ricchezza prodotta e accumulata in passato. per una famiglia significa vendere la seconda casa oppure i gioielli. uno stato vende aziende pubbliche, monumenti, isole... vi suona familiare?

per me è una tua distopia immaginaria questa

lo spero, ma non ne sono troppo convinto. che la democrazia rappresentativa sia in forte crisi è sotto l'occhio di tutti
2015-02-11 14:42:56
per una famiglia significa vendere la seconda casa oppure i gioielli. uno stato vende aziende pubbliche, monumenti, isole... vi suona familiare?

mah..
e la seconda casa chi la compra? la banca? e che se ne fa?
E l'azienda pubblica (sempre se non produce nulla) chi la compra? E che se ne fa?
2015-02-11 15:11:10
Bagnai, capita a fagiuolo nel mio discorso (e mi pare ovvio, visto che l'ho saccheggiato in lungo ed in largo)

Astenersi piddini, pagina web del "Giornale"

:D
2015-02-11 16:57:59
ok ho estremizzato il discorso della produzione fino all'estremo del nessuno produce nulla (e così muoiono di fame anche i ricchi) per far intendere che è stato spezzato il dogma della necessità della crescita della produzione
invece sul cosa se ne facciano banche e altre istituzioni finanziarie di tutto quello che stanno racimolando (aziende, case, oro e gioielli, ecc) non lo so, posso anche avere delle ipotesi ma senza riscontri non le espongo

e tornando alla immaginaria distopia, non può compiersi realmente soprattutto perchè non esiste un governo mondiale ombra, quindi le dinamiche che stiamo subendo in occidente non avvengono simultaneamente dappertutto. ci sono regioni in controtendenza (penso al sudamerica) che creano una difformità che è il motore dell'evoluzione di qualsiasi sistema (fisico, sociale, economico, ecc)
2015-02-11 17:50:43
2015-02-13 20:52:25
questa è per te Diamanti, tiè!



IlFattoQuotidiano.it / BLOG / di Lucio Di Gaetano

ECONOMIA & LOBBY

Lega Nord, il programma economico è un capolavoro da cantina sociale

di Lucio Di Gaetano | 13 febbraio 2015

Questa mattina avevo voglia di ridere, così ho deciso di dare un’occhiata al programma economico della Lega Nord: ne ho trovato traccia in una lettera al Foglio, ricicciata qualche giorno fa un po’ in sordina dal portale dedicato ai meridionali smemorati “Noiconsalvini.org”.

Il modello propagandistico è il solito: approfittare di un problema particolarmente sentito (la concorrenza straniera, la crisi economica, il mal di schiena) per terrorizzare la gente, addebitarne la responsabilità a un nemico immaginario (la grande finanza, gli immigrati, Maga Magò) e spacciarsi per l’unica ancora di salvezza nel procelloso mare della globalizzazione. Ne viene fuori un autentico capolavoro di macroeconomia da cantina sociale, dove Reaganomics, kenynesismo, colbertismo e pulsioni ultranazionaliste sono frullate in una indigeribile, ma affascinantissima sbobba.

Vediamolo da vicino:

Punto 1: Meno Europa. Il mantra è quello che ha fatto la fortuna di Salvini alle Europee: “è tutta colpa dell’Euro/l’Euro è colpa del Pd/senza l’Euro e senza il Pd torneranno i mitici anni ‘80”. Non una parola sui 20 anni di Lega al governo, non una parola sulle solenni dormite dei lumbard mentre si approvavano le misure di austerity “2010-2011”, non una parola sulle passate strumentalizzazioni dell’Euro in direzione diametralmente opposta e altrettanto farlocca.

Punti 2 e 3: Più vicini ai piccoli; Pagare meno (prima) per pagare tutti (dopo). Ahi la grande finanza! Ahi le tasse! La Lega proteggerà i “piccoli” e le “produzioni domestiche” attraverso una fortissima detassazione, terrà lontane le manacce degli speculatori le banche popolari, convincerà i molti imprenditori che hanno delocalizzato a tornare in Italia. Non una parola sul fatto che l’autore della legge n. 311 del 2004 (con cui il secondo governo Berlusconi trasformò gli studi di settore in arma di distruzione di massa) sia stato quel Giulio Tremonti candidato dalla Lega al Senato appena due anni fa, non una parola sui disastri della Banca Popolare di Milano targata “Lega Nord”, non una parola sul crack della mai dimenticata banca padana “Credieuronord” (si, si chiamava proprio CrediEUROnord).

Punti 4 e 5: Spendere per produrre; Politiche anticicliche mirate alla piena occupazione. Temete l’avanzata delle armate liberiste della Troika? Tranquilli ci pensa Salvini. Contrariamente alla manica di fessi che dagli anni ‘60 governa il Belpaese, lui ha la formula magica per portarci tutti dritti alle Cayman senza passare dal via: aliquota fiscale unica al 15%, aumento generoso della spesa pubblica, abolizione del pareggio in bilancio e infine, udite, udite, “nazionalizzazione di imprese strategiche”. Capito che bel minestrone? Un po’ di Reaganomics, un po’ di Keynes e un po’ di fanfanismo d’antan. Peccato che la curva di Laffer sia stata smentita dai fatti già da 30 anni (vi consiglio, per approfondire, questo illuminante studiolo del Mises Institute); peccato che il pareggio di bilancio in Costituzione sia una precisa responsabilità della Lega che ne promosse l’approvazione in Parlamento votando favorevolmente due volte alla Camera e una al Senato, salvo poi astenersi in seconda lettura sempre a Palazzo Madama; peccato che la “nazionalizzazione delle imprese strategiche” faccia letteralmente a cazzotti con le premesse reaganiane di cui sopra.

Punto 6: Abolizione della Legge Fornero. Quando le balle superano la velocità della luce lo spazio-tempo si distorce e si torna per magia al 2004: proprio allora un tal Roberto Maroni (noto sponsor di Matteo “Che” Salvini) firmò una riforma passata alla storia come “scalone”, che comportava l’istantaneo innalzamento dei requisiti pensionistici. Quando si dice la coerenza!

Punto 7: No Ttip. Se gli amerikani vogliono fare strame del tessuto industriale italico se la dovranno vedere col duo Salvini-Calderoli: niente libero scambio e niente apertura delle frontiere, specie in assenza di sovranità monetaria! Domanda: la sovranità monetaria c’era a novembre 2001? Sì, ma solo per un altro mese (anzi no, a sentire Claudio Borghi, visto che già dal 1996 la Lira è legata a un sistema di cambi fissi). Altra domanda: chi c’era al governo nel novembre 2001? La Lega, naturalmente. Ultima domanda: quand’è che il WTO ha approvato unanimemente l’abbattimento delle barriere doganali verso la maledettaCinachehadistuttolepmidelnordlimortaccidellagrandefinanza? Il 10 novembre 2001.

Punto 8: Valorizzare le diversità e controllare le frontiere. Solita solfa sugli “immigrati che rubano il lavoro”: inutile perderci tempo. Se proprio vi interessa, potete leggere quello che ho scritto in proposito con Mattia Corsini a dicembre.

Punto 9: Si può tassare solo se c’è reddito. E infatti gli “studi di settore” di cui sopra (promossi come dicevo da Tremonti e mai aboliti o depotenziati da nessun governo a targa leghista) servono proprio a tassare il reddito presunto calcolato in base a rilevazioni statistiche, non quello reale.

Punto 10: Superamento del sistema dei trasferimenti fiscali. Come diceva quel tale di Stoccarda? “La nottola di Minerva spicca il volo sul far del tramonto”. E proprio così è. La perla delle perle la troviamo in coda al delirante papello della Salvinomics: “Noi proponiamo un sistema dove nessuno debba pagare per altri e dove ognuno possa essere competitivo con le proprie forze” (alla faccia di Keynes), cosicché, dopo il ritorno alla Lira, necessario per “rimettere in piedi il tessuto industriale del nord … occorrerà pensare a meccanismi di flessibilità (come ad esempio due monete) per riequilibrare la competitività del sud”.

Matteo perché tutta questa timidezza? Vogliamo la moneta condominiale.
2015-02-13 21:00:28
Grazie, l'avevo già letto e commentato, il mio è quello più votato ;)

Ricapitolando, si contestano i punti della lega non in quanto tali, ma perché in passato...... la lega...... quando c'era Bossi....... quando c'era Tremonti.........
Semplicemente quel partito NON ESISTE PIU'.
Nessuno ha mai negato che la lega in passato abbia commesso molti errori, oltre che essere coinvolta in un certo numero di scandali. Lei in parte ce li ha ricordati.
Bene.....
E quindi???
2015-02-13 22:02:49
Falso Quotidiano??
dai via...