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Subject: Materiale di studio sul calcio
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Donni22 [del] to
All
Ciao ragazzi! Visto che molti qui sono dei veri appassionati del calcio reale, vorrei chiedervi una mano in un progetto che vorrei sviluppare: dovreste, gentilmente, darmi una mano (linkando o indicandomi i riferimenti) a trovare tutto ciò che è inerente al calcio dal punto di vista, però, economico.
Mi spiego meglio: leggendo un articolo de Il Sole 24 Ore su uno studio condotto da Deloitte, mi sono accorto che si potrebbe creare un discorso molto ampio che riassuma i motivi della scarsa competitività del sistema nostrano, evidenziando allo stesso tempo pregi e difetti dei sistemi degli altri paesi ritenuti maggiormente performanti.
Il tutto può spaziare dalla questione stadi, ai problemi fiscali con la Spagna, ai soldi degli sceicchi, alle politiche di contabilizzazione dei giocatori e tanto altro ancora.
Insomma, se avete qualcosa di interessante da postare, fatevi avanti!
Mi spiego meglio: leggendo un articolo de Il Sole 24 Ore su uno studio condotto da Deloitte, mi sono accorto che si potrebbe creare un discorso molto ampio che riassuma i motivi della scarsa competitività del sistema nostrano, evidenziando allo stesso tempo pregi e difetti dei sistemi degli altri paesi ritenuti maggiormente performanti.
Il tutto può spaziare dalla questione stadi, ai problemi fiscali con la Spagna, ai soldi degli sceicchi, alle politiche di contabilizzazione dei giocatori e tanto altro ancora.
Insomma, se avete qualcosa di interessante da postare, fatevi avanti!
questo potrebbe esserti utile:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/30/calcio-prezzo-della-vittoria/180766/
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/30/calcio-prezzo-della-vittoria/180766/
hai intenzione di scrivere qualche publicazione????
comunque ottima idea complimenti :)
se mi capiterà tra le mani qualcosa te la passo più che volentieri :)
comunque ottima idea complimenti :)
se mi capiterà tra le mani qualcosa te la passo più che volentieri :)
Si, sto pensando di scriverci qualcosa sopra :)
Potrei farci la tesi (se trovo un prof che mi segue XD) oppure scriverci un saggio personale!
Ovviamente citerò tutti quelli che mi aiuteranno :)
Potrei farci la tesi (se trovo un prof che mi segue XD) oppure scriverci un saggio personale!
Ovviamente citerò tutti quelli che mi aiuteranno :)
secondo me un argomento che puoi sviluppare è quello del mercato dei diritti tv... vendita individuale vs collettiva (in italia c'è stato una cambiamento da poco), differenza tra i vari campionati (il fatto che in inghilterra c'è meno sproporzione rispetto alla spagna) e come questo poi va ad incidere sulla competitività dei campionati
Azienda Calcio Italia: realtà e prospettive economico-aziendali
di Mario Nicoliello
Le società calcistiche italiane hanno compiuto dal punto di vista aziendalistico la metamorfosi da semplici club sportivi ad aziende di produzione? Nel corso della trattazione si è cercato poi di verificare altresì se il successo sportivo sia compatibile con quello commerciale – cioè se la conquista dei trofei comporti anche un incremento degli introiti per i club – e se oltre alla compatibilità tra successi sportivi e commerciali sia possibile raggiungere anche quella tra vittorie sul campo ed equilibrio reddituale, cioè se i maggiori ricavi derivanti dalla conquista degli obiettivi sportivi abbiano comportato per i club anche la produzione di utili netti oppure siano stati erosi da un incremento più che proporzionale dei costi d’esercizio.
Esaminando i dati sono emerse diverse tendenze concernenti il comparto calcistico italiano. Innanzitutto i ricavi delle società sono aumentati, con l’avvento delle televisioni a pagamento, in misura che non ha precedenti; i giocatori, invece, sono diventati professionisti strapagati e vere e proprie star dello show-business. Il calcio, quindi, è divenuto un’industria con un volume d’affari paragonabile a quello di altri settori dell’economia. Tuttavia, nonostante la fortissima crescita del settore, i club hanno presentato, tranne qualche rarissima eccezione, conti in rosso in misura da spingere il governo ad adottare provvedimenti di emergenza. Dopo aver constatato nella parte teorica dell’opera la possibilità di considerare le società di calcio come vere e proprie aziende di produzione, il lavoro si è incentrato sull’analisi delle principali classi di valore del bilancio delle società in oggetto, muovendo dall’osservazione della composizione dei ricavi dei club calcistici. Analizzando i proventi delle squadre italiane militanti in Serie A è emerso, innanzitutto, come negli ultimi anni la crescita generalizzata dei ricavi dei club non sia avvenuta in maniera omogenea. Il 60% del fatturato totale della Serie A, infatti, è stato prodotto soltanto da quattro club (Juventus, Milan, Inter e Roma), i quali sono stati anche quelli che sono risultati vincitori delle competizioni sportive.
Osservando la composizione dei ricavi è emersa, inoltre, una peculiarità del contesto italiano rispetto alle altre nazioni europee. Nel nostro Paese, infatti, la fonte principale di ricavo è costituita dai proventi derivanti dalla cessione dei diritti televisivi, i quali rappresentano circa il 60% del totale delle entrate dei club. Negli altri contesti europei, invece, la principale fonte di ricavo per le società è costituita dai proventi commerciali, ossia dai ricavi provenienti dalle sponsorizzazioni e dal merchandising. In Inghilterra, Spagna, Germania e Francia i diritti televisivi rappresentano soltanto il 30% delle entrate dei club, la metà esatta rispetto alla realtà italiana. Per quanto concerne le altre classi di ricavo tipiche di un club calcistico si è osservata una riduzione sensibile dei proventi derivanti dal botteghino a causa della contemporanea riduzione sia del numero degli abbonati sia del numero degli spettatori paganti. Confrontando questo andamento con le altre realtà europee è emerso come l’ampliamento della gamma di servizi offerti dai club e il passaggio dall’idea di tifoso a quella di cliente sono processi che risultano soltanto abbozzati e che sono lungi dall’essere implementati a pieno regime nella quotidiana attività gestionale condotta dalle società in parola. La necessità di raggiungere un giusto equilibrio tra logiche sportive e manageriali impone, conseguentemente, alle società sportive professionistiche di concentrare la propria attenzione non solo sulle vicende agonistiche, ma anche su quelle concernenti gli aspetti più propriamente economico-aziendali della gestione. Per quanto concerne gli altri quesiti iniziali, l’analisi ha dimostrato come ai successi sportivi siano seguiti incrementi di ricavo, derivanti oltre che dai maggiori diritti televisivi anche dalla conclusione di lauti contratti di sponsorizzazione. Sul punto è stato verificato, inoltre, come gli importi incassati dai tre principali club italiani dalle aziende sponsor siano perfettamente in linea con quanto ricevuto dagli altri club europei maggiormente blasonati. L’indagine ha, altresì, dimostrato come i maggiori proventi derivanti dai trofei conquistati sul campo non si siano tradotti in risultati positivi di gestione, ma siano stati erosi da un incremento più che proporzionale dei costi, soprattutto quelli legati agli ingaggi dei calciatori migliori.
Dopo aver delineato lo scenario presente del settore calcistico in Italia, il lavoro si è concentrato sulle azioni future che potrebbero essere compiute dai club di casa nostra al fine di assumere a tutti gli effetti i connotati di vere imprese. Il primo aspetto sul quale ci si è focalizzati è stato lo sfruttamento a fini commerciali del marchio societario. Dall’analisi è emersa l’arretratezza del nostro Paese rispetto ad altri contesti europei, quello inglese soprattutto, nella commercializzazione di articoli col nome o col marchio della società (merchandising) a causa, principalmente, delle dimensioni raggiunte in Italia dal mercato dei prodotti contraffatti, che rendono estremamente difficile l’adozione di un’azione repressiva veramente efficace da parte delle autorità competenti. Il secondo aspetto affrontato è stato la gestione diretta dello stadio. L’indagine condotta ha palesato come in Italia la mancata proprietà dello stadio impedisca ai club di disporre di un asset fondamentale per lo svolgimento della propria attività.
L’esperienza straniera ha dimostrato, infatti, che la proprietà degli impianti sportivi consente ai club da un lato di disporre di una solida componente patrimoniale, dall’altro di creare valore tramite la gestione delle numerose attività commerciali che possono essere realizzate all’interno dell’impianto stesso. Dall’indagine è emerso, inoltre, come negli ultimi anni, soprattutto in Inghilterra e in Germania, gli stadi siano stati costruiti ex novo, o ristrutturati, in compartecipazione finanziaria fra club e grandi sponsor privati, i quali poi hanno dato il loro nome al nuovo impianto. Ciò ha consentito alle società di ridurre il proprio investimento nella costruzione dello stadio e di disporre di lauti proventi annuali derivanti dalla cessione del diritto sul nome dell’impianto stesso. Ai club italiani non resta dunque che innestare un nuovo circuito finanziario che, muovendo dallo sfruttamento del marchio a fini commerciali e dalla proprietà dello stadio, sia in grado di generare un incremento futuro delle entrate societarie. Ad oggi, però, questo circolo sembra lontano dall’essere implementato, tanto che diverse società calcistiche italiane per incrementare i propri ricavi hanno sì puntato sul proprio marchio, ma non sfruttandolo dal punto di vista del merchandising, bensì cedendolo ad una società appartenente al loro medesimo gruppo aziendale.
Nel lavoro si è cercato di evidenziare le principali dinamiche del settore calcistico avendo sempre come punti di riferimento i quesiti posti all’inizio della trattazione e il taglio economico-aziendale da conferire all’opera. La conclusione a cui si giunge è che le società di calcio italiane hanno ancora tanto da lavorare per immettersi sul binario giusto che le condurrà verso la via della diversificazione dell’attività aziendale, la quale rappresenta l’unica strada idonea per svincolare i club dalla figura del presidente-mecenate disposto illimitatamente a mantenere in vita la società nonostante i risultati gestionali consiglino altri rimedi.
* Mario Nicoliello - Specialista in Direzione Aziendale
di Mario Nicoliello
Le società calcistiche italiane hanno compiuto dal punto di vista aziendalistico la metamorfosi da semplici club sportivi ad aziende di produzione? Nel corso della trattazione si è cercato poi di verificare altresì se il successo sportivo sia compatibile con quello commerciale – cioè se la conquista dei trofei comporti anche un incremento degli introiti per i club – e se oltre alla compatibilità tra successi sportivi e commerciali sia possibile raggiungere anche quella tra vittorie sul campo ed equilibrio reddituale, cioè se i maggiori ricavi derivanti dalla conquista degli obiettivi sportivi abbiano comportato per i club anche la produzione di utili netti oppure siano stati erosi da un incremento più che proporzionale dei costi d’esercizio.
Esaminando i dati sono emerse diverse tendenze concernenti il comparto calcistico italiano. Innanzitutto i ricavi delle società sono aumentati, con l’avvento delle televisioni a pagamento, in misura che non ha precedenti; i giocatori, invece, sono diventati professionisti strapagati e vere e proprie star dello show-business. Il calcio, quindi, è divenuto un’industria con un volume d’affari paragonabile a quello di altri settori dell’economia. Tuttavia, nonostante la fortissima crescita del settore, i club hanno presentato, tranne qualche rarissima eccezione, conti in rosso in misura da spingere il governo ad adottare provvedimenti di emergenza. Dopo aver constatato nella parte teorica dell’opera la possibilità di considerare le società di calcio come vere e proprie aziende di produzione, il lavoro si è incentrato sull’analisi delle principali classi di valore del bilancio delle società in oggetto, muovendo dall’osservazione della composizione dei ricavi dei club calcistici. Analizzando i proventi delle squadre italiane militanti in Serie A è emerso, innanzitutto, come negli ultimi anni la crescita generalizzata dei ricavi dei club non sia avvenuta in maniera omogenea. Il 60% del fatturato totale della Serie A, infatti, è stato prodotto soltanto da quattro club (Juventus, Milan, Inter e Roma), i quali sono stati anche quelli che sono risultati vincitori delle competizioni sportive.
Osservando la composizione dei ricavi è emersa, inoltre, una peculiarità del contesto italiano rispetto alle altre nazioni europee. Nel nostro Paese, infatti, la fonte principale di ricavo è costituita dai proventi derivanti dalla cessione dei diritti televisivi, i quali rappresentano circa il 60% del totale delle entrate dei club. Negli altri contesti europei, invece, la principale fonte di ricavo per le società è costituita dai proventi commerciali, ossia dai ricavi provenienti dalle sponsorizzazioni e dal merchandising. In Inghilterra, Spagna, Germania e Francia i diritti televisivi rappresentano soltanto il 30% delle entrate dei club, la metà esatta rispetto alla realtà italiana. Per quanto concerne le altre classi di ricavo tipiche di un club calcistico si è osservata una riduzione sensibile dei proventi derivanti dal botteghino a causa della contemporanea riduzione sia del numero degli abbonati sia del numero degli spettatori paganti. Confrontando questo andamento con le altre realtà europee è emerso come l’ampliamento della gamma di servizi offerti dai club e il passaggio dall’idea di tifoso a quella di cliente sono processi che risultano soltanto abbozzati e che sono lungi dall’essere implementati a pieno regime nella quotidiana attività gestionale condotta dalle società in parola. La necessità di raggiungere un giusto equilibrio tra logiche sportive e manageriali impone, conseguentemente, alle società sportive professionistiche di concentrare la propria attenzione non solo sulle vicende agonistiche, ma anche su quelle concernenti gli aspetti più propriamente economico-aziendali della gestione. Per quanto concerne gli altri quesiti iniziali, l’analisi ha dimostrato come ai successi sportivi siano seguiti incrementi di ricavo, derivanti oltre che dai maggiori diritti televisivi anche dalla conclusione di lauti contratti di sponsorizzazione. Sul punto è stato verificato, inoltre, come gli importi incassati dai tre principali club italiani dalle aziende sponsor siano perfettamente in linea con quanto ricevuto dagli altri club europei maggiormente blasonati. L’indagine ha, altresì, dimostrato come i maggiori proventi derivanti dai trofei conquistati sul campo non si siano tradotti in risultati positivi di gestione, ma siano stati erosi da un incremento più che proporzionale dei costi, soprattutto quelli legati agli ingaggi dei calciatori migliori.
Dopo aver delineato lo scenario presente del settore calcistico in Italia, il lavoro si è concentrato sulle azioni future che potrebbero essere compiute dai club di casa nostra al fine di assumere a tutti gli effetti i connotati di vere imprese. Il primo aspetto sul quale ci si è focalizzati è stato lo sfruttamento a fini commerciali del marchio societario. Dall’analisi è emersa l’arretratezza del nostro Paese rispetto ad altri contesti europei, quello inglese soprattutto, nella commercializzazione di articoli col nome o col marchio della società (merchandising) a causa, principalmente, delle dimensioni raggiunte in Italia dal mercato dei prodotti contraffatti, che rendono estremamente difficile l’adozione di un’azione repressiva veramente efficace da parte delle autorità competenti. Il secondo aspetto affrontato è stato la gestione diretta dello stadio. L’indagine condotta ha palesato come in Italia la mancata proprietà dello stadio impedisca ai club di disporre di un asset fondamentale per lo svolgimento della propria attività.
L’esperienza straniera ha dimostrato, infatti, che la proprietà degli impianti sportivi consente ai club da un lato di disporre di una solida componente patrimoniale, dall’altro di creare valore tramite la gestione delle numerose attività commerciali che possono essere realizzate all’interno dell’impianto stesso. Dall’indagine è emerso, inoltre, come negli ultimi anni, soprattutto in Inghilterra e in Germania, gli stadi siano stati costruiti ex novo, o ristrutturati, in compartecipazione finanziaria fra club e grandi sponsor privati, i quali poi hanno dato il loro nome al nuovo impianto. Ciò ha consentito alle società di ridurre il proprio investimento nella costruzione dello stadio e di disporre di lauti proventi annuali derivanti dalla cessione del diritto sul nome dell’impianto stesso. Ai club italiani non resta dunque che innestare un nuovo circuito finanziario che, muovendo dallo sfruttamento del marchio a fini commerciali e dalla proprietà dello stadio, sia in grado di generare un incremento futuro delle entrate societarie. Ad oggi, però, questo circolo sembra lontano dall’essere implementato, tanto che diverse società calcistiche italiane per incrementare i propri ricavi hanno sì puntato sul proprio marchio, ma non sfruttandolo dal punto di vista del merchandising, bensì cedendolo ad una società appartenente al loro medesimo gruppo aziendale.
Nel lavoro si è cercato di evidenziare le principali dinamiche del settore calcistico avendo sempre come punti di riferimento i quesiti posti all’inizio della trattazione e il taglio economico-aziendale da conferire all’opera. La conclusione a cui si giunge è che le società di calcio italiane hanno ancora tanto da lavorare per immettersi sul binario giusto che le condurrà verso la via della diversificazione dell’attività aziendale, la quale rappresenta l’unica strada idonea per svincolare i club dalla figura del presidente-mecenate disposto illimitatamente a mantenere in vita la società nonostante i risultati gestionali consiglino altri rimedi.
* Mario Nicoliello - Specialista in Direzione Aziendale
leggi anche qua
ti consiglio di spulciare roba straniera, notoriamente superpartes e non influenzata da gazzette, corrieri e quant'altro..
ti consiglio di spulciare roba straniera, notoriamente superpartes e non influenzata da gazzette, corrieri e quant'altro..
ti consiglio il sito del'uefa ed i loro studi..
recentemente non so dove ne avevo postato uno..
tipo questo
(edited)
recentemente non so dove ne avevo postato uno..
tipo questo
(edited)
Grazie a tutti! Continuate a postare se vi passa qualcosa per le mani! Io, ad esempio, ho trovato lo studio Deloitte di quest'anno e da lì mi è venuta l'idea :)
Se avete qualcosa che non riguarda solo la serie A, è sempre benvenuta :)
@Matt: l'idea dei diritti tv è molto interessante! Conto di fare qualcosa anche per gli stadi...
Se avete qualcosa che non riguarda solo la serie A, è sempre benvenuta :)
@Matt: l'idea dei diritti tv è molto interessante! Conto di fare qualcosa anche per gli stadi...
up per dirvi che presumibilmente la tesi verterà su questi argomenti, con un particolare focus sul fair play finanziario ;)
Avete qualcosa al riguardo?
@Drag e aeryon: sapete dirmi quando vengono pubblicati di solito i bilanci di Juve e Napoli (quelli della prima son pubblici, lo so, ma più o meno una data)...
Grazie a tutti ;)
Avete qualcosa al riguardo?
@Drag e aeryon: sapete dirmi quando vengono pubblicati di solito i bilanci di Juve e Napoli (quelli della prima son pubblici, lo so, ma più o meno una data)...
Grazie a tutti ;)
Fai un salto in cattolica, laurea anno 1995, tesi: il bilancio delle società di serie A
La fece una mia amica.
Stralol, da leggere come i principi della redazione di un bilancio nel calcio non c'entrino una fava
La fece una mia amica.
Stralol, da leggere come i principi della redazione di un bilancio nel calcio non c'entrino una fava
Sto vedendo un pò di cose, ma mi sono accorto che c'è stato sempre un grande velo sui conti delle società di calcio e sulle metodologie di contabilizzazione. Per questo credo che la farò più dal punto di vista di analisi di bilancio, limitandomi a dei richiami di contabilità...
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