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Subject: Tensioni Italia-India
israele ha i migliori servizi segreti del mondo il miglior esercito del mondo e ha l'atomica, secondo me mamma america c'entra poco, sono loro che sono i più cazzuti
pupe... Israele ha vinto la guerra dei sei giorni da solo contro quasi tutte le potenze arabe di allora, e se non fosse per gli USA anche il Golan sarebbe in mano sua
da sempre basano la loro sopravvivenza sulla superiorità tecnologica-militare e su una rete di servizi che anche gli USA invidiano (la CIA fa acqua da tutte le parti, la NSA è solo un'agenzia di oppressione nazionale)
dire che senza USA sarebbero uno staterello senza speranze è un pò troppo, dai
da sempre basano la loro sopravvivenza sulla superiorità tecnologica-militare e su una rete di servizi che anche gli USA invidiano (la CIA fa acqua da tutte le parti, la NSA è solo un'agenzia di oppressione nazionale)
dire che senza USA sarebbero uno staterello senza speranze è un pò troppo, dai
eh gianni, lascia stare che senza i soldini e la protezione degli states non avrebbero mai raggiunto nessuno di questi obiettivi.
Poi che siano estremamente efficienti in ambito militare è un fatto.
Cmq non andiamo troppo OT parlando della storia di Isralele e della quest. mediorientale!
Poi che siano estremamente efficienti in ambito militare è un fatto.
Cmq non andiamo troppo OT parlando della storia di Isralele e della quest. mediorientale!
Se volete ne discutiamo altrove.
anche la guerra dei 6 gg ha motivazioni e spiegazioni che non sono tutte da ascriversi al campo militare.
anche la guerra dei 6 gg ha motivazioni e spiegazioni che non sono tutte da ascriversi al campo militare.
ok.
però è innegabile che israele ha altro peso specifico, militare ed economico, rispetto al nostro.
e questo imho non perchè noi non facciamo politica di potenza o non partecipiamo a "missioni di pace", ma perchè il classico modo italiano di intendere le relazioni internazionali, "amici di tutti quelli da cui possiamo ottenere un vantaggio", sul lungo periodo porta a un deficit determinante di credibilità.
però è innegabile che israele ha altro peso specifico, militare ed economico, rispetto al nostro.
e questo imho non perchè noi non facciamo politica di potenza o non partecipiamo a "missioni di pace", ma perchè il classico modo italiano di intendere le relazioni internazionali, "amici di tutti quelli da cui possiamo ottenere un vantaggio", sul lungo periodo porta a un deficit determinante di credibilità.
però è innegabile che israele ha altro peso specifico, militare ed economico, rispetto al nostro.
fino ad Andreotti questo non era vero. poi siamo diventati una barzelletta di paese..
che poi anche la posizione geografica ha un peso determinatne, fino a quando sei "frontiera" pesi sempre di più dei tuoi reali "meriti".
fino ad Andreotti questo non era vero. poi siamo diventati una barzelletta di paese..
che poi anche la posizione geografica ha un peso determinatne, fino a quando sei "frontiera" pesi sempre di più dei tuoi reali "meriti".
e meno male che c'erano gli sbs (special boat service, gli anfini dei sas).
operazione condotta alla "perfezione". mi ricorda molto quella per catturare bin laden....tsk
adesso facciamo guerra anche all'inghilterra...
http://www.corriere.it/esteri/12_marzo_09/nigeria-ostaggi-stampa-inglese-ipotesi_5c58bea0-69c2-11e1-b42a-aa1beb6952a8.shtml
operazione condotta alla "perfezione". mi ricorda molto quella per catturare bin laden....tsk
adesso facciamo guerra anche all'inghilterra...
http://www.corriere.it/esteri/12_marzo_09/nigeria-ostaggi-stampa-inglese-ipotesi_5c58bea0-69c2-11e1-b42a-aa1beb6952a8.shtml
Il giallo dei marò consegnati Ecco cosa accadde sulla Lexie
Grazie ad alcuni addetti ai lavori, il Giornale ha ricostruito gli avvenimenti del 15 febbraio. Venti giorni di errori Riportiamoli a casa: Le vostre foto
di Fausto Biloslavo - 09 marzo 2012, 08:40
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L’esca degli indiani, il capitano che informa l’armatore ricevendo il via libera per tornare in porto, la Farnesina che chiama la società per chiedere cosa sta accadendo, ma è già troppo tardi e la Marina che voleva tirare dritto.
Ingrandisci immagine
Così i nostri marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girolamo, sono finiti nelle galere indiane. Il Giornale, grazie a fonti incrociate, che hanno chiesto l’anonimato, ricostruisce cosa è realmente accaduto il 15 febbraio.
Il nucleo antipirateria, comandato dal capo di prima classe Latorre, ha appena respinto, in acque internazionali, un presunto attacco dei pirati alla petroliera Enrica Lexie sparando colpi di avvertimento in acqua, secondo il rapporto scritto a caldo.
A terra la Guardia costiera indiana viene informata che due pescatori sono stati uccisi. Il proprietario del peschereccio sostiene che gli spari sono arrivati da una nave mercantile. Il comandante della Guardia costiera dell’India occidentale, S.P.S Basra si inventa «una tattica ingegnosa», come lui stesso ammetterà qualche giorno dopo. Ovvero lancia un’esca sperando che qualcuno finisca in trappola. «Eravamo nel buio più completo riguardo a chi avesse potuto sparare ai pescatori. Grazie ai sistemi radar abbiamo localizzato quattro navi che si trovavano in un raggio fra 40 e 60 miglia nautiche dal luogo dell’incidente» ha spiegato l’alto ufficiale. Gli indiani chiedono via radio se qualcuno «avesse respinto per caso un attacco dei pirati. Solo gli italiani rispondono positivamente». Quello che Basra non dice è l’inganno comunicato via radio: «Tornate in porto per riconoscere i pirati» che sembrava fossero stati catturati o individuati.
James, il primo ufficiale di coperta indiano della petroliera, conferma a una fonte del Giornale: «Eravamo in acque internazionali, ma quando uno Stato costiero chiede assistenza per un’indagine è nostro dovere obbedire. Non solo: ci avevano promesso che non avremmo subito ritardi». Da terra gli indiani mentono spudoratamente chiudendo la trappola. Il comandante, Umberto Vitelli, deve, per qualsiasi inversione di rotta, segnalarla all’armatore e al charter che affitta la nave. La petroliera è dei Fratelli D’Amato spa di Napoli, la stessa società che per 11 mesi si è vista sequestrare nave Savina Caylin, con cinque ufficiali italiani a bordo, dai pirati somali.
Secondo più fonti, compreso il sito Liberoreporter che si è occupato a lungo del Savina, dalla società armatrice arriva il via libera per tornare a Kochi: «Fate come dicono loro».
I marò informano il proprio comando e la Marina contatta la Farnesina. Il ministero degli Esteri chiama l’armatore per chiedere cosa stia accadendo. Dall’altra parte del telefono viene garantito che «è solo un controllo di routine». La Marina, però, monitorizza la situazione e nota che i media indiani già lanciano notizie di una nave italiana individuata per la morte dei pescatori. La Difesa vuole che la nave tiri dritto, ma è già troppo tardi. La petroliera è entrata nelle acque territoriali indiane. Il sistema si mette in allarme dalle 17.45 ora italiana, ma un elicottero e due motovedette indiani hanno intercettato la petroliera per scortarla in porto. La nave è già alla fonda quando si annusa il pericolo, anche se non risulta ancora chiaro l’inganno.
In serata nella rada di Kochi, il capitano chiede agli indiani: «Facciamo presto che domani dobbiamo ripartire». A quel punto le autorità locali scoprono le carte e gli ordinano di non muoversi. La trappola si chiude e per i marò il destino del carcere è segnato.
La Farnesina sostiene di non aver mai «chiesto, né autorizzato il comandante della nave» ad attraccare a Kochi, «né a entrare nelle acque territoriali indiane». L’ex sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, vuol chiedere una commissione d’inchiesta sul caso, dopo il ritorno a casa dei marò.
Un altro aspetto sono i particolari rapporti di Luigi D’Amato, l’armatore della petroliera, con l’India. La società riceve commesse legate al trasporto del greggio e le sue navi fanno spesso scalo nel grande paese. Se la Lexie avesse tirato dritto, le altre unità della compagnia sarebbero state vessate in tutti i modi dai controlli nei porti indiani.
Non solo: a bordo della Lexie ci sono 18 marittimi di nazionalità indiana, come erano indiani i 17 membri dell’equipaggio del Savina finito nelle mani dei pirati. Libero reporter rivela che una delle sei sedi della «V. Ships India management», che recluta i marittimi indiani per l’armatore di Napoli, guarda caso è proprio a Kochi, dove ha avuto inizio la disavventura dei marò.
(edited)
Grazie ad alcuni addetti ai lavori, il Giornale ha ricostruito gli avvenimenti del 15 febbraio. Venti giorni di errori Riportiamoli a casa: Le vostre foto
di Fausto Biloslavo - 09 marzo 2012, 08:40
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L’esca degli indiani, il capitano che informa l’armatore ricevendo il via libera per tornare in porto, la Farnesina che chiama la società per chiedere cosa sta accadendo, ma è già troppo tardi e la Marina che voleva tirare dritto.
Ingrandisci immagine
Così i nostri marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girolamo, sono finiti nelle galere indiane. Il Giornale, grazie a fonti incrociate, che hanno chiesto l’anonimato, ricostruisce cosa è realmente accaduto il 15 febbraio.
Il nucleo antipirateria, comandato dal capo di prima classe Latorre, ha appena respinto, in acque internazionali, un presunto attacco dei pirati alla petroliera Enrica Lexie sparando colpi di avvertimento in acqua, secondo il rapporto scritto a caldo.
A terra la Guardia costiera indiana viene informata che due pescatori sono stati uccisi. Il proprietario del peschereccio sostiene che gli spari sono arrivati da una nave mercantile. Il comandante della Guardia costiera dell’India occidentale, S.P.S Basra si inventa «una tattica ingegnosa», come lui stesso ammetterà qualche giorno dopo. Ovvero lancia un’esca sperando che qualcuno finisca in trappola. «Eravamo nel buio più completo riguardo a chi avesse potuto sparare ai pescatori. Grazie ai sistemi radar abbiamo localizzato quattro navi che si trovavano in un raggio fra 40 e 60 miglia nautiche dal luogo dell’incidente» ha spiegato l’alto ufficiale. Gli indiani chiedono via radio se qualcuno «avesse respinto per caso un attacco dei pirati. Solo gli italiani rispondono positivamente». Quello che Basra non dice è l’inganno comunicato via radio: «Tornate in porto per riconoscere i pirati» che sembrava fossero stati catturati o individuati.
James, il primo ufficiale di coperta indiano della petroliera, conferma a una fonte del Giornale: «Eravamo in acque internazionali, ma quando uno Stato costiero chiede assistenza per un’indagine è nostro dovere obbedire. Non solo: ci avevano promesso che non avremmo subito ritardi». Da terra gli indiani mentono spudoratamente chiudendo la trappola. Il comandante, Umberto Vitelli, deve, per qualsiasi inversione di rotta, segnalarla all’armatore e al charter che affitta la nave. La petroliera è dei Fratelli D’Amato spa di Napoli, la stessa società che per 11 mesi si è vista sequestrare nave Savina Caylin, con cinque ufficiali italiani a bordo, dai pirati somali.
Secondo più fonti, compreso il sito Liberoreporter che si è occupato a lungo del Savina, dalla società armatrice arriva il via libera per tornare a Kochi: «Fate come dicono loro».
I marò informano il proprio comando e la Marina contatta la Farnesina. Il ministero degli Esteri chiama l’armatore per chiedere cosa stia accadendo. Dall’altra parte del telefono viene garantito che «è solo un controllo di routine». La Marina, però, monitorizza la situazione e nota che i media indiani già lanciano notizie di una nave italiana individuata per la morte dei pescatori. La Difesa vuole che la nave tiri dritto, ma è già troppo tardi. La petroliera è entrata nelle acque territoriali indiane. Il sistema si mette in allarme dalle 17.45 ora italiana, ma un elicottero e due motovedette indiani hanno intercettato la petroliera per scortarla in porto. La nave è già alla fonda quando si annusa il pericolo, anche se non risulta ancora chiaro l’inganno.
In serata nella rada di Kochi, il capitano chiede agli indiani: «Facciamo presto che domani dobbiamo ripartire». A quel punto le autorità locali scoprono le carte e gli ordinano di non muoversi. La trappola si chiude e per i marò il destino del carcere è segnato.
La Farnesina sostiene di non aver mai «chiesto, né autorizzato il comandante della nave» ad attraccare a Kochi, «né a entrare nelle acque territoriali indiane». L’ex sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, vuol chiedere una commissione d’inchiesta sul caso, dopo il ritorno a casa dei marò.
Un altro aspetto sono i particolari rapporti di Luigi D’Amato, l’armatore della petroliera, con l’India. La società riceve commesse legate al trasporto del greggio e le sue navi fanno spesso scalo nel grande paese. Se la Lexie avesse tirato dritto, le altre unità della compagnia sarebbero state vessate in tutti i modi dai controlli nei porti indiani.
Non solo: a bordo della Lexie ci sono 18 marittimi di nazionalità indiana, come erano indiani i 17 membri dell’equipaggio del Savina finito nelle mani dei pirati. Libero reporter rivela che una delle sei sedi della «V. Ships India management», che recluta i marittimi indiani per l’armatore di Napoli, guarda caso è proprio a Kochi, dove ha avuto inizio la disavventura dei marò.
(edited)
la soluzione è semplice: riportare a casa i marò, ovvio, e poi mai più militari su navi private. Si paghino loro dei "contractors" con i rischi annessi e connessi.
tra l'altro ora l'armatore chiede di poter la nave lasciare il porto. senza vergogna. quanto meno per decenza dovrebbe stare ormeggiata lì fino a che i due non vengano rilasciati.
come s'era capito sin dall'inizio, la responsabilità del ritorno nelle acque nazionali è dovuta all'armatore che ha fatto pressioni sul comandante.
Per me gli andrebbe revocata la licenza armatoriale di navigazione.
Per me gli andrebbe revocata la licenza armatoriale di navigazione.
io gli direi proprio di mettere tutti i suoi scafi fuori dai nostri confini e di cambiare sede legale dell'azienda, che in Italia non è più gradito.
La forza di Israele è la protezione degli USA, altrimenti oggi non esisterebbero da decenni.
Poi il mito delle loro forze armate e dei loro servizi segreti è giustificato da una grande efficienza, certo, ma senza l'aiuto di mamma america resterebbero uno staterello senza speranze.
Pupe non diciamo fesserie. Negli anni 60 Israele ha fatto il culo a cappello di prete a tutti gli stati limitrofi uniti senza che ci fosse 1 solo militare usa.
Non hanno bisogno neanche di addestratori dato che loro hanno i migliori del mondo e l'atomica ti ricordo che l'hanno inventata degli ebrei e i soldi gli hanno gli ebrei.
Chi a bisogno di chi?
Poi il mito delle loro forze armate e dei loro servizi segreti è giustificato da una grande efficienza, certo, ma senza l'aiuto di mamma america resterebbero uno staterello senza speranze.
Pupe non diciamo fesserie. Negli anni 60 Israele ha fatto il culo a cappello di prete a tutti gli stati limitrofi uniti senza che ci fosse 1 solo militare usa.
Non hanno bisogno neanche di addestratori dato che loro hanno i migliori del mondo e l'atomica ti ricordo che l'hanno inventata degli ebrei e i soldi gli hanno gli ebrei.
Chi a bisogno di chi?
Pupe non diciamo fesserie. Negli anni 60 Israele ha fatto il culo a cappello di prete a tutti gli stati limitrofi uniti senza che ci fosse 1 solo militare usa.
Non hanno bisogno neanche di addestratori dato che loro hanno i migliori del mondo e l'atomica ti ricordo che l'hanno inventata degli ebrei e i soldi gli hanno gli ebrei.
coi soldi e la protezione di chi? cmq siamo OTissimo.
Chi ha bisogno di chi?
bella domanda, di certo lo "stato" israeliano dello "stato" USA.
poi è da capire se la questione non finisce per evidenziare i limite della meravigliosa democrazia USA..
la soluzione è semplice: riportare a casa i marò, ovvio, e poi mai più militari su navi private. Si paghino loro dei "contractors" con i rischi annessi e connessi.
su radio radicale (vale la pena buttarci un'orecchiata) stanno disquisendo da ore sulla presenza dei militari sulle navi private
a quanto pare confitarma, cioè l'organizzazione degli armatori, ha minacciato più volte di lasciare che le compagnie cambiassero bandiera (ergo, trasmigrassero dall'italia ad altri paesi con regimi fiscali agevolati) se il governo (proponente Larussa, ma con la complicità di tutti, pd compreso) non avesse votato i militari "in affitto". fra l'altro a prezzi stracciati, perchè un'unità di 6 militari per nave costa all'armatore 1.000 euro al giorno invece dei 10.000 che pagherebbe a un contractor.
altra questione è quella del luogo dove sono avvenuti i fatti e quindi della giurisdizione, linko un articolo davvero interessante
Dietro le quinte
su radio radicale (vale la pena buttarci un'orecchiata) stanno disquisendo da ore sulla presenza dei militari sulle navi private
a quanto pare confitarma, cioè l'organizzazione degli armatori, ha minacciato più volte di lasciare che le compagnie cambiassero bandiera (ergo, trasmigrassero dall'italia ad altri paesi con regimi fiscali agevolati) se il governo (proponente Larussa, ma con la complicità di tutti, pd compreso) non avesse votato i militari "in affitto". fra l'altro a prezzi stracciati, perchè un'unità di 6 militari per nave costa all'armatore 1.000 euro al giorno invece dei 10.000 che pagherebbe a un contractor.
altra questione è quella del luogo dove sono avvenuti i fatti e quindi della giurisdizione, linko un articolo davvero interessante
Dietro le quinte
e però poi se vengono rapiti si facessero salvare da quegli stati...