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Subject: studiate somari!
A regà, mi sa che state sbagliando. Anche io non sono per la competizione, ma non diamo alla luce un nobel neanche per sbaglio. E se diversi nobel sono italiani trasferiti all'estero qualcosa di vero ci sarà, del tipo che abbiamo le menti ma non le strutture (e la mentalità). Va bene tutto, ma senza ricerca e sviluppo meglio che ci facciamo le pippe, il luogo deputato per questo sono le università.
Tutti d'accordo su tutto, ma se tiriamo le somme...
Tutti d'accordo su tutto, ma se tiriamo le somme...
quando devi trovarti da solo un articolo in una rivista scientifica in un enorme archivio polveroso, quando per avere un testo devi capire dove andarlo a cercare
Scusa ma la trovo una cosa molto cretina
è un sistema che forse produce più laureati, ma che promuova l'indipendenza e l'intraprendenza non mi convinceranno mai.
Infatti è nota l'intraprendenza italiana
sono tutto fuorchè un nazionalista, ma penso che il valore potenziale medio del laureato italiano sia parecchio superiore a quello del laureato USA
La ricerca non valutava il potenziale dei laureati ma dell'università. E qui tu come gli altri prendete il granchio.
Come volete che valutino le nostre università se a Roma due ricercatori devono emigrare per non vedersi ricattati dal primario che vuole che la ricerca sia firmata dal figlio? .Come devono valutare le nostre università se tutti i concorsi sono pilotati? Perchè non si parla di baroni all'estero? Perchè nelle università straniere non ci sono comitati di gestione familiari?
http://www.repubblica.it/scienze/2009/08/17/news/via_dallitalia_per_nepotismo_trovano_gene_dello_sviluppo-1822544/
Come devono valutare l'università italiana se Lanzetta che è stato il primo al mondo a trapiantare mani non è idoneo a insegnare in Italia?
http://pensierimadyur.blogspot.com/2008/12/lanzetta-il-chirurgo-della-mano.html
L'unico che ti fa i trapianti di trachea costretto a emigrare a Stoccolma.
http://noteesalute.blogspot.com/2011/02/uno-dei-chirurghi-italiani-piu-famosi.html
Pensa ad avere un'università seria quali sarebbero i risultati.
Scusa ma la trovo una cosa molto cretina
è un sistema che forse produce più laureati, ma che promuova l'indipendenza e l'intraprendenza non mi convinceranno mai.
Infatti è nota l'intraprendenza italiana
sono tutto fuorchè un nazionalista, ma penso che il valore potenziale medio del laureato italiano sia parecchio superiore a quello del laureato USA
La ricerca non valutava il potenziale dei laureati ma dell'università. E qui tu come gli altri prendete il granchio.
Come volete che valutino le nostre università se a Roma due ricercatori devono emigrare per non vedersi ricattati dal primario che vuole che la ricerca sia firmata dal figlio? .Come devono valutare le nostre università se tutti i concorsi sono pilotati? Perchè non si parla di baroni all'estero? Perchè nelle università straniere non ci sono comitati di gestione familiari?
http://www.repubblica.it/scienze/2009/08/17/news/via_dallitalia_per_nepotismo_trovano_gene_dello_sviluppo-1822544/
Come devono valutare l'università italiana se Lanzetta che è stato il primo al mondo a trapiantare mani non è idoneo a insegnare in Italia?
http://pensierimadyur.blogspot.com/2008/12/lanzetta-il-chirurgo-della-mano.html
L'unico che ti fa i trapianti di trachea costretto a emigrare a Stoccolma.
http://noteesalute.blogspot.com/2011/02/uno-dei-chirurghi-italiani-piu-famosi.html
Pensa ad avere un'università seria quali sarebbero i risultati.
senza andare troppo lontano: la neuroncologa che curò mio padre è in odore di nobel (glielo auguro perchè è una persona squisita).
lei le sue ricerche ha dovuto farle in belgio. BELGIO! MICA HARVARD!
il primariato?
"manco po ò cazzo."
la cattreda?
"Ohhhhhhh dottoressa che brutta cosa che ha dettoooooooooooo!!!!!! Ci sta prima er fijo de, er nipote de, er mignottaro de...etc. Anzi dottorè, ci sta il nipote dell'onorevole che cià da venì assunto qui perchè ha la ragazza che è di qui. Faccia la brava!"
(edited)
lei le sue ricerche ha dovuto farle in belgio. BELGIO! MICA HARVARD!
il primariato?
"manco po ò cazzo."
la cattreda?
"Ohhhhhhh dottoressa che brutta cosa che ha dettoooooooooooo!!!!!! Ci sta prima er fijo de, er nipote de, er mignottaro de...etc. Anzi dottorè, ci sta il nipote dell'onorevole che cià da venì assunto qui perchè ha la ragazza che è di qui. Faccia la brava!"
(edited)
che discorso è, ci mancherebbe che uno si metta a giustificare il nepotismo e la melma ipocrita e approfittatrice che popola le università italiane
quando devi trovarti da solo un articolo in una rivista scientifica in un enorme archivio polveroso, quando per avere un testo devi capire dove andarlo a cercare
Scusa ma la trovo una cosa molto cretina
non mi offendo, dico che ti sbagli e che non è per niente una cosa cretina
la gente pensa che internet sia la risposta a tutto, dimenticando che comunque, se hai bisogno di qualcosa di specifico, devi sapere cosa cerchi
conosco personalmente "pozzi di scienza" figli dell'università americana che nemmeno hanno idea di cosa sia l'ISBN
comunque io intendevo in senso molto più ampio che doversi arrangiare e adattare in continuazione rende molto più mentalmente flessibili, e mi pare lampante
prendi un ingegnere americano medio (non si parla di geni) che ha lavorato dieci anni nel settore aeronautico e spostalo in quello impiantistico. fai la stessa cosa con un ingegnere italiano. scommetto tutto quello che vuoi che l'italiano si adatta prima e meglio.
La ricerca non valutava il potenziale dei laureati ma dell'università. E qui tu come gli altri prendete il granchio.
e, se è così, è una bella ricerca da grazie ar ca'! :D
dovrebbe dimostrare che ai laureati di cambridge gli si offre anche il tè mentre studiano, che quelli dell'MIT hanno i migliori laboratori del mondo e che quando escono hanno il lavoro assicurato? scusa, ma allora è proprio da LOL spinto
citando laureati italiani che hanno successo all'estero e scalzano pari grado esteri non fai altro che darmi ragione su tutto!
quando devi trovarti da solo un articolo in una rivista scientifica in un enorme archivio polveroso, quando per avere un testo devi capire dove andarlo a cercare
Scusa ma la trovo una cosa molto cretina
non mi offendo, dico che ti sbagli e che non è per niente una cosa cretina
la gente pensa che internet sia la risposta a tutto, dimenticando che comunque, se hai bisogno di qualcosa di specifico, devi sapere cosa cerchi
conosco personalmente "pozzi di scienza" figli dell'università americana che nemmeno hanno idea di cosa sia l'ISBN
comunque io intendevo in senso molto più ampio che doversi arrangiare e adattare in continuazione rende molto più mentalmente flessibili, e mi pare lampante
prendi un ingegnere americano medio (non si parla di geni) che ha lavorato dieci anni nel settore aeronautico e spostalo in quello impiantistico. fai la stessa cosa con un ingegnere italiano. scommetto tutto quello che vuoi che l'italiano si adatta prima e meglio.
La ricerca non valutava il potenziale dei laureati ma dell'università. E qui tu come gli altri prendete il granchio.
e, se è così, è una bella ricerca da grazie ar ca'! :D
dovrebbe dimostrare che ai laureati di cambridge gli si offre anche il tè mentre studiano, che quelli dell'MIT hanno i migliori laboratori del mondo e che quando escono hanno il lavoro assicurato? scusa, ma allora è proprio da LOL spinto
citando laureati italiani che hanno successo all'estero e scalzano pari grado esteri non fai altro che darmi ragione su tutto!
io ritengo che si riferisse al fatto che le università italiana, dense di altro e non di ricerca, non sanno neanche valorizzare i loro laureati, finendo per farseli fottere all'estero e farli diventare scienziati con la S maiuscola.
vero, molti sono ultraspecializzati, ma è quello su cui vivere, per il fatto che spesso lavorano in staff (ing. comunicazioni, progettista, etc...non so esattamente) e con quello staff ottengono risultati.
anche io ho lavorato con un paio di tizi da ivy league, vero, non sono dei mostri singolarmente, ma messi insieme con altri ultraspecializzati ti rompono il deretano.
idem i giapponesi, magari non sono "adattabili" come gli italiani, ma in uno staff non credo che abbiano paragoni, ti rompono le chiappe, perchè all'università gli hanno insegnato anche questo.
noi invece, scusa punx, ce lo meniamo con il fatto che siamo creativi, adattabili etc.
la verità è che non abbiamo nulla e che il sistema fa acqua da tutte le parti e che l'ultimo nobel è stato quello di Fo in letteratura (sic!).
poi il buio pesto.
Permettimi che farmi fare una lezione di economia da modigliani al Mit o dal fratello della zoccola di turno che passava da arcore è diverso...
quello che imparo lo metto in tavola....
vero, molti sono ultraspecializzati, ma è quello su cui vivere, per il fatto che spesso lavorano in staff (ing. comunicazioni, progettista, etc...non so esattamente) e con quello staff ottengono risultati.
anche io ho lavorato con un paio di tizi da ivy league, vero, non sono dei mostri singolarmente, ma messi insieme con altri ultraspecializzati ti rompono il deretano.
idem i giapponesi, magari non sono "adattabili" come gli italiani, ma in uno staff non credo che abbiano paragoni, ti rompono le chiappe, perchè all'università gli hanno insegnato anche questo.
noi invece, scusa punx, ce lo meniamo con il fatto che siamo creativi, adattabili etc.
la verità è che non abbiamo nulla e che il sistema fa acqua da tutte le parti e che l'ultimo nobel è stato quello di Fo in letteratura (sic!).
poi il buio pesto.
Permettimi che farmi fare una lezione di economia da modigliani al Mit o dal fratello della zoccola di turno che passava da arcore è diverso...
quello che imparo lo metto in tavola....
Dico la mia da un punto di vista interno. Intanto non bisogna confondere università e laureato. La classifica delle università prendono in considerazione quasi sempre indici oggettivi che a seconda della natura premiano quella o quell'altra università. In tutti, comunque, le università italiane son scarsamente rappresentate e in posizioni di rincalzo. Tuttavia, nonostante questo, le nostre università offrono una preparazione teorica di base molto forte e solida, risultando davvero impegnative dal punto di vista dell'ottenimento della laurea rispetto a moltissime università straniere. Ovviamente difficile fare un discorso generale che valga per tutte, ma diciamo che mediamente è così. Questo genera persone che hanno una forte preparazione e determinazione che tuttavia si trovano in un sistema che NON investe, non ha investito e probabilmente non investirà mai sull'innovazione. A tutto questo aggiungeteci una bella dose di sano nepotismo e corruzione ed ecco che la ricerca in italia si trasforma in un calvario in cui chi resta fuori va avanti per vocazione. Questa situazione porta alla cosiddetta fuga dei cervelli. I nostri laureati o dottorati vanno all'estero e...spaccano sederi! Nonostante siamo una nazione del G8 (ancora per poco) è incredibile constatare la quantità di italiani all'estero che dirigono importanti gruppi di ricerca o lavorano con enorme profitto in laboratori prestigiosi. Quindi la situazione è doppiamente drammatica in quando disponiamo della capacità di formare potenziali ottime teste, ma poi li lasciamo andare all'estero, perdendo un patrimonio pagato da tutti ed "arricchendo" aggratis un'altra nazione.
Detto questo non bisogna fare di tutta l'erba un fascio, per cui vi dico che in Italia esistono eccellenti realtà che tuttavia l'uomo della strada non conosce. Ad esempio, a Roma esiste uno dei dipartimenti di matematica migliori del mondo, ma quando si parla della Sapienza si pensa all'esempio più fulgido del nepotismo e della inadeguatezza del nostro sistema universitario. Oppure a Firenze esiste un dipartimento di Biochimica che è uno dei migliori d'Europa, eppure l'università di Firenze è talmente in rosso che quasi non riesce a mantenere il personale che ha, figurarsi assumerne.
Detto questo non bisogna fare di tutta l'erba un fascio, per cui vi dico che in Italia esistono eccellenti realtà che tuttavia l'uomo della strada non conosce. Ad esempio, a Roma esiste uno dei dipartimenti di matematica migliori del mondo, ma quando si parla della Sapienza si pensa all'esempio più fulgido del nepotismo e della inadeguatezza del nostro sistema universitario. Oppure a Firenze esiste un dipartimento di Biochimica che è uno dei migliori d'Europa, eppure l'università di Firenze è talmente in rosso che quasi non riesce a mantenere il personale che ha, figurarsi assumerne.
fai la stessa cosa con un ingegnere italiano. scommetto tutto quello che vuoi che l'italiano si adatta prima e meglio.
Il problema è che li come pinkerton ti ha spioegato non se lo pongono il problema. Se fai l'ingegnere civile fai quello, l'ingegnere idraulico farà la parte idraulica.
La specializzazione era ed è il futuro, non si può avere competenza al 100% in tutto.
E' ovvio che io conosco la parte amministrativa ma un amministrativo la sa meglio di me. E' ovvio che un amministrativo abbia nozioni di logistica ma con lui un magazzino non girerà mai come un orologio svizzero, girerà ma con piccoli dettagli che sono SOLDI. Allo stesso modo se io lavoro in amministrazione io il lavoro lo faccio ma non lo faccio bene come uno specializzato in quel settore.
Ecco perchè da loro si usa molto il team, la squadra e l'andare d'accordo in squadre. Ti devi adattare alle persone non a un lavoro che non è il tuo, questo è l'errore degli italiani.
(edited)
Il problema è che li come pinkerton ti ha spioegato non se lo pongono il problema. Se fai l'ingegnere civile fai quello, l'ingegnere idraulico farà la parte idraulica.
La specializzazione era ed è il futuro, non si può avere competenza al 100% in tutto.
E' ovvio che io conosco la parte amministrativa ma un amministrativo la sa meglio di me. E' ovvio che un amministrativo abbia nozioni di logistica ma con lui un magazzino non girerà mai come un orologio svizzero, girerà ma con piccoli dettagli che sono SOLDI. Allo stesso modo se io lavoro in amministrazione io il lavoro lo faccio ma non lo faccio bene come uno specializzato in quel settore.
Ecco perchè da loro si usa molto il team, la squadra e l'andare d'accordo in squadre. Ti devi adattare alle persone non a un lavoro che non è il tuo, questo è l'errore degli italiani.
(edited)
io faccio ripetizioni a gente quasi laureata in economia e design industriale che ha difficoltà, alcune volte, a fare somme di frazioni...
e io mi devo far progettare un letto, o pianificare le mie finanze da questi qui?
e io mi devo far progettare un letto, o pianificare le mie finanze da questi qui?
Allora siamo doppiamente bravi come ricercatori.
Comunque, sarà che ci son stato 12 anni fa in erasmus in Inghilterra, ma ero diecimila volte più preparato dei miei compagni di corso inglesi, ed io non ero un fenomeno: mi ritrovavo a spiegare loro a memoria roba che avevo studiato 3 o 4 anni prima!
Comunque, sarà che ci son stato 12 anni fa in erasmus in Inghilterra, ma ero diecimila volte più preparato dei miei compagni di corso inglesi, ed io non ero un fenomeno: mi ritrovavo a spiegare loro a memoria roba che avevo studiato 3 o 4 anni prima!
io faccio ripetizioni a gente quasi laureata in economia e design industriale che ha difficoltà, alcune volte, a fare somme di frazioni...
Sinceramente? salvo a chi fa ricerca economica la matematica per chi fa amministrazione d'impresa non è che serva a molto.... Uno che fa design industriale NON deve progettarti la struttura del letto, quello lo fa l'ingegnere.
Il designer fa il designer, l'ingegnere fa l'ingegnere, così funzionano le cose all'estero e così dovrebbero funzionare dappertutto.
Io mi occupo di amministrazione, bilanci, calcolo dei costi, dei prezzi, logica dei processi.
Tutto questo con la matematica ha ben poco a che fare, ha molto a che fare invece con il saper pensare.
Invece uno che prende indirizzo economico e statistico necessita di molta più matematica tipo quella attuariale che normalmente un matematico vede di striscio.
Per stilare un business plan a me più di addizioni e sottrazioni non servono. Non mi serve certo sapere la teoria dei grafi per stabilire i migliori percorsi dei lavoratori nei processi di produzione e non mi serve di più di addizione e divisione e percentuali per disegnare una curva di Pareto (Curva ABC) che è il pane quotidiano della logistica: calcoli che fa excel (se sai come farglieli fare).
Sinceramente? salvo a chi fa ricerca economica la matematica per chi fa amministrazione d'impresa non è che serva a molto.... Uno che fa design industriale NON deve progettarti la struttura del letto, quello lo fa l'ingegnere.
Il designer fa il designer, l'ingegnere fa l'ingegnere, così funzionano le cose all'estero e così dovrebbero funzionare dappertutto.
Io mi occupo di amministrazione, bilanci, calcolo dei costi, dei prezzi, logica dei processi.
Tutto questo con la matematica ha ben poco a che fare, ha molto a che fare invece con il saper pensare.
Invece uno che prende indirizzo economico e statistico necessita di molta più matematica tipo quella attuariale che normalmente un matematico vede di striscio.
Per stilare un business plan a me più di addizioni e sottrazioni non servono. Non mi serve certo sapere la teoria dei grafi per stabilire i migliori percorsi dei lavoratori nei processi di produzione e non mi serve di più di addizione e divisione e percentuali per disegnare una curva di Pareto (Curva ABC) che è il pane quotidiano della logistica: calcoli che fa excel (se sai come farglieli fare).
Comunque, sarà che ci son stato 12 anni fa in erasmus in Inghilterra, ma ero diecimila volte più preparato dei miei compagni di corso inglesi, ed io non ero un fenomeno: mi ritrovavo a spiegare loro a memoria roba che avevo studiato 3 o 4 anni prima!
questa è esattamente la mia esperienza, e quelli a cui dovevo spiegare calcolo numerico non erano di una earl grey university, ma di oxford (!)
questa è esattamente la mia esperienza, e quelli a cui dovevo spiegare calcolo numerico non erano di una earl grey university, ma di oxford (!)
quoto tutto quello che è stato detto da larxulu e punxatowneyphil..
Agli esempi di larxulu "non conosciuti dall'uomo di strada", aggiungo che qui a Perugia c'è il più citato onco-ematologo del 2011 a livello mondiale, ma potrei fare altri esempi anche.
Per quanto riguarda le università all'estero, ho esperienze di amici che sono stati in erasmus in Spagna(Valencia, Madrid, Malaga) e USA (Ohio State University) e tutti hanno detto che sono molto più facili (gran parte degli esami scritti a risposta multipla e programmi molto meno densi)
Il vero problema dell'università italiana sono i baroni: se non hai agganci devi sperare o di trovarti nel posto giusto e nel momento giusto in cui il barone di turno ha posti in eccesso e prende anche te. Oppure devi avere la fortuna di trovarti con persone corrette, e ci sono anche se sono una minoranza.
Per il resto, la difficoltà nel prendere una laurea in Italia, è davvero formativa secondo me. E' vero, come dice Eheieh, che spesso si imparano cose che probabilmente non si applicheranno mai nella propria vita professionale, ma anche questo aiuta a formarsi e a impegnarsi per superare l'ostacolo.
Agli esempi di larxulu "non conosciuti dall'uomo di strada", aggiungo che qui a Perugia c'è il più citato onco-ematologo del 2011 a livello mondiale, ma potrei fare altri esempi anche.
Per quanto riguarda le università all'estero, ho esperienze di amici che sono stati in erasmus in Spagna(Valencia, Madrid, Malaga) e USA (Ohio State University) e tutti hanno detto che sono molto più facili (gran parte degli esami scritti a risposta multipla e programmi molto meno densi)
Il vero problema dell'università italiana sono i baroni: se non hai agganci devi sperare o di trovarti nel posto giusto e nel momento giusto in cui il barone di turno ha posti in eccesso e prende anche te. Oppure devi avere la fortuna di trovarti con persone corrette, e ci sono anche se sono una minoranza.
Per il resto, la difficoltà nel prendere una laurea in Italia, è davvero formativa secondo me. E' vero, come dice Eheieh, che spesso si imparano cose che probabilmente non si applicheranno mai nella propria vita professionale, ma anche questo aiuta a formarsi e a impegnarsi per superare l'ostacolo.
La specializzazione era ed è il futuro, non si può avere competenza al 100% in tutto.
a parte che, se uno ha solide basi teoriche, imho alla bisogna può "specializzarsi" in tutto in breve tempo, questo è un discorso che (forse) poteva andar bene una decina d'anni fa
adesso la crisi mondiale ha costretto tutti a rivedere i propri orizzonti. se oggi lavori in un settore, non è per niente detto (qui non lo è stato mai) che il prossimo lavoro lo avrai sempre in quel settore. USA compresi: se avete la possibilità di buttare ogni tanto un occhio a USA today, provate a fare il conto negli ultimi mesi degli articoli in prima pagina che piangono i loro laureati che, perso il lavoro, rimangono a spasso... il problema della ultraspecializzazione all'americana è che se sei un ingegnere idraulico e posti da ingegnere idraulico non ce ne sono rimani a spasso, perchè quello sai fare, a meno di duri sacrifici.
è da vedere poi cosa si intende per "specializzazione". io per esempio ho fatto esami molto specifici come altri molto più generali e propedeutici, ma non mi sognerei mai di togliere dal piano di studi di un ingegnere industriale scienza delle costruzioni, anche se di strutture non ne progetterà mai
uno negli USA (università di Boston!!!) può laurearsi in filosofia senza fare un solo esame di storia della filosofia, ma solo corsi monografici con testi che sembrano - e non sto esagerando - i libri di lettura delle nostre elementari
non sono per niente d'accordo sulla specializzazione estrema come teoria didattica. e secondo me è il passato, non il futuro. il futuro è di chi è capace di apprendere quello che gli è necessario anche a 50-60 anni.
a parte che, se uno ha solide basi teoriche, imho alla bisogna può "specializzarsi" in tutto in breve tempo, questo è un discorso che (forse) poteva andar bene una decina d'anni fa
adesso la crisi mondiale ha costretto tutti a rivedere i propri orizzonti. se oggi lavori in un settore, non è per niente detto (qui non lo è stato mai) che il prossimo lavoro lo avrai sempre in quel settore. USA compresi: se avete la possibilità di buttare ogni tanto un occhio a USA today, provate a fare il conto negli ultimi mesi degli articoli in prima pagina che piangono i loro laureati che, perso il lavoro, rimangono a spasso... il problema della ultraspecializzazione all'americana è che se sei un ingegnere idraulico e posti da ingegnere idraulico non ce ne sono rimani a spasso, perchè quello sai fare, a meno di duri sacrifici.
è da vedere poi cosa si intende per "specializzazione". io per esempio ho fatto esami molto specifici come altri molto più generali e propedeutici, ma non mi sognerei mai di togliere dal piano di studi di un ingegnere industriale scienza delle costruzioni, anche se di strutture non ne progetterà mai
uno negli USA (università di Boston!!!) può laurearsi in filosofia senza fare un solo esame di storia della filosofia, ma solo corsi monografici con testi che sembrano - e non sto esagerando - i libri di lettura delle nostre elementari
non sono per niente d'accordo sulla specializzazione estrema come teoria didattica. e secondo me è il passato, non il futuro. il futuro è di chi è capace di apprendere quello che gli è necessario anche a 50-60 anni.
Il vero problema dell'università italiana sono i baroni
secondo me non è un problema dell'universtità, ma della società italiana in genere.
Abbiamo un gravissimo problema di meritocrazia. A tutti i livelli ed in ogni processo della società!
secondo me non è un problema dell'universtità, ma della società italiana in genere.
Abbiamo un gravissimo problema di meritocrazia. A tutti i livelli ed in ogni processo della società!
noi invece, scusa punx, ce lo meniamo con il fatto che siamo creativi, adattabili etc.
la verità è che non abbiamo nulla e che il sistema fa acqua da tutte le parti e che l'ultimo nobel è stato quello di Fo in letteratura (sic!).
poi il buio pesto.
Permettimi che farmi fare una lezione di economia da modigliani al Mit o dal fratello della zoccola di turno che passava da arcore è diverso...
giustissimo, pinky (anche se conterei anche i nobel italiani di origine che hanno lavorato all'estero)
nessuno se la vuole menare, stiamo solo cercando di tirare le somme
quotone sul sistema che fa acqua da tutte le parti, PERO' anche tu ti accorgi che
le università italiana, dense di altro e non di ricerca, non sanno neanche valorizzare i loro laureati, finendo per farseli fottere all'estero e farli diventare scienziati con la S maiuscola.
questo è tutto un altro problema!
io mica mi sto ponendo il problema di salvare l'italia, fossi un neolaureato nemmeno manderei curriculum ad aziende italiane ma direttamente in centro europa o USA
personalmente spaccherei il deretano a tutti i baronazzi e i mafiosi dell'amministrativo che hanno diritto di vita e di morte su ricercatori e borsisti, butterei fuori loro e i loro sette figli tutti infilati nell'università italiana e finalmente farei una seria e approfondita spending review, altro che convegni su "i giovani e l'amore" o "l'energia dei social network". ma se l'italia vuole continuare a spendere 1mln di euro a laureato per poi regalarli ai concorrenti, beh, mi pare lampante che sia destinata a fallire
anche a me dispiace vedere ragazzi ottimi che in italia non riescono a lavorare. poi escono, e in generale spaccano il c**o ai passeri. secondo me è questione di preparazione universitaria e non altro. per esempio, sapevate che i direttori dei programmi di ricerca su fotovoltaico e solare termodinamico della Commissione Europea sono due fisici italiani di 37 anni?
la verità è che non abbiamo nulla e che il sistema fa acqua da tutte le parti e che l'ultimo nobel è stato quello di Fo in letteratura (sic!).
poi il buio pesto.
Permettimi che farmi fare una lezione di economia da modigliani al Mit o dal fratello della zoccola di turno che passava da arcore è diverso...
giustissimo, pinky (anche se conterei anche i nobel italiani di origine che hanno lavorato all'estero)
nessuno se la vuole menare, stiamo solo cercando di tirare le somme
quotone sul sistema che fa acqua da tutte le parti, PERO' anche tu ti accorgi che
le università italiana, dense di altro e non di ricerca, non sanno neanche valorizzare i loro laureati, finendo per farseli fottere all'estero e farli diventare scienziati con la S maiuscola.
questo è tutto un altro problema!
io mica mi sto ponendo il problema di salvare l'italia, fossi un neolaureato nemmeno manderei curriculum ad aziende italiane ma direttamente in centro europa o USA
personalmente spaccherei il deretano a tutti i baronazzi e i mafiosi dell'amministrativo che hanno diritto di vita e di morte su ricercatori e borsisti, butterei fuori loro e i loro sette figli tutti infilati nell'università italiana e finalmente farei una seria e approfondita spending review, altro che convegni su "i giovani e l'amore" o "l'energia dei social network". ma se l'italia vuole continuare a spendere 1mln di euro a laureato per poi regalarli ai concorrenti, beh, mi pare lampante che sia destinata a fallire
anche a me dispiace vedere ragazzi ottimi che in italia non riescono a lavorare. poi escono, e in generale spaccano il c**o ai passeri. secondo me è questione di preparazione universitaria e non altro. per esempio, sapevate che i direttori dei programmi di ricerca su fotovoltaico e solare termodinamico della Commissione Europea sono due fisici italiani di 37 anni?
punx, ma quella cruda statistica cita proprio questo. il nostro sistema di studio non valorizza lo studio stesso!
All'estero sono più facili? Vero. Ma poi si sanno inserire nel sistema lavoro/ricerca molto meglio di noi. Imparano ad integrarsi. Crescono. Lavorano di squadra in università perchè l'università stessa pretende risultati da una squadra.
Nel 2002 circa intervistai riccardo giacconi (durante la sua vita aveva studiato a cremona) e fu chiaro:
in italia la base della ricerca (università) non esiste, per un semplice motivo; una formazione pur severa non è lo stimolo per crescita se non è accompagnata dalla capacità di integrarsi. hai voglia a spaccare il deretano agli studenti (cosa corretta) quando poi, al momento di dedicarsi alla ricerca ti rispondono
"ma che voi?" "à ricerca? ma statte bono e non rompere lì cojoni"
Non è solo una questione di baronato (ma anche), è una questione che l'università italiana - mediamente - se ne sbatte gli zebedei, non valorizza nulla (questo è il senso di quel elenco).
Ad un laureato di harvard - magari non preparatissimo su tutto e tutti come i nostrani - chiedono a cosa vuole dedicarsi. Alla ricerca. Se vedono l'idea e i numeri buona la prima.
A quelli italiani cosa chiedono?
All'estero sono più facili? Vero. Ma poi si sanno inserire nel sistema lavoro/ricerca molto meglio di noi. Imparano ad integrarsi. Crescono. Lavorano di squadra in università perchè l'università stessa pretende risultati da una squadra.
Nel 2002 circa intervistai riccardo giacconi (durante la sua vita aveva studiato a cremona) e fu chiaro:
in italia la base della ricerca (università) non esiste, per un semplice motivo; una formazione pur severa non è lo stimolo per crescita se non è accompagnata dalla capacità di integrarsi. hai voglia a spaccare il deretano agli studenti (cosa corretta) quando poi, al momento di dedicarsi alla ricerca ti rispondono
"ma che voi?" "à ricerca? ma statte bono e non rompere lì cojoni"
Non è solo una questione di baronato (ma anche), è una questione che l'università italiana - mediamente - se ne sbatte gli zebedei, non valorizza nulla (questo è il senso di quel elenco).
Ad un laureato di harvard - magari non preparatissimo su tutto e tutti come i nostrani - chiedono a cosa vuole dedicarsi. Alla ricerca. Se vedono l'idea e i numeri buona la prima.
A quelli italiani cosa chiedono?