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Subject: Adozione e dintorni

2012-03-18 21:04:00
john.dumbar to All
Dal momento che l'argomento dell'adozione di un minore è venuto fuori in altre discussioni, ma rischiando sempre di portare fuori dal tema principale, apro una discussione dedicata all'argomento.

Inizio a parlarne io esponendo il mio parere, in modo più sintetico possibile.

Intanto bisogna sfatare il mito secondo il quale ci sono più bambini adottabili che non persone disposte ad accoglierli. Sicuramente - purtroppo - il mondo è pieno di bambini maltrattati e/o abbandonati, ma perchè un bimbo sia adottabile è necessario che un giudice ne abbia decretato l'adottabilità in funzione di uno stato di abbandono accertato oppure dell'impossibilità di reintegrare il bambino nella sua famiglia di origine.
Purtroppo ci sono più special needs adottabili (cioè bambini grandi o con patologie gravi o con esperienze particolarmente pesanti o gruppi di 3 o più fratelli) che non genitori disponibili ad accoglierli.

L'adozione internazionale è sussidiaria a quella nazionale, cioè è l'ultima spiaggia. Le autorità giudiziarie dovrebbero sempre cercare per prima cosa di rintracciare la famiglia di origine nel caso di abbandono oppure di reintegrare il bambino nella sua famiglia in caso ne sia stato allontanato. Il secondo passo è quello dell'adozione nazionale, in modo che il minore possa almeno rimanere nel suo Paese. L'ultimo è appunto quello dell'adozione internazionale.

Chi intraprende il percorso dell'adozione lo fa nel 99% dei casi (ed è giusto che sia così) per egoismo (nel senso completo, positivo e negativo del termine) cioè per avere quel figlio che non è riuscito ad avere per altre vie. Fortunatamente questo gesto di egoismo corrisponde con la soddisfazione dell'esigenza di un minore abbandonato di trovare una famiglia. E' cosa buona che l'adozione non sia dettata esclusivamente da un gesto altruistico, perchè le motivazioni potrebbero non essere sufficienti per portare a buon fine un percorso così difficile.

Un minore adottato si porterà per sempre la ferita dell'abbandono, a prescindere dall'età alla quale è stato abbandonato e adottato. Anche un bambino adottato a pochi giorni dalla nascita porterà per sempre questo trauma con sè, forse in forma addirittura peggiore. Adottare un bimbo molto piccolo non è più facile.

Chi realizza un'adozione internazionale deve sottostare sia ai requisiti imposti dalla legge italiana sia a quelli del Paese del bambino: spesso sono simili se come l'Italia anche l'altro Paese ha aderito alla convenzione dell'Aja. Il concetto fondamentale fissato da questa convenzione è che l'adozione è un diritto non di chi adotta ma del minore in stato di abbandono che ha diritto ad avere una famiglia.

La legge italiana fissa delle differenze di età minima e massima tra adottante ed adottato, richiede che l'adottante sia stato giudicato idoneo dal tribunale e che gli adottanti siano coppie sposate con almeno 3 anni di convivenza alle spalle. In casi speciali ammette che un single possa adottare.

In ogni caso il percorso dell'adozione è lungo ed estenuante sia per chi adotta sia per il minore, che ovviamente è la parte che soffre di più.
2012-03-18 21:21:54
probabilmente il fatto che per avere un bimbo in adozione bisogna intraprendere un lungo ed estenuante percorso,è un grosso freno per molte coppie o single,conosco una coppia quasi scoraggiata ormai
2012-03-18 22:16:09
Chi intraprende il percorso dell'adozione lo fa nel 99% dei casi (ed è giusto che sia così) per egoismo (nel senso completo, positivo e negativo del termine) cioè per avere quel figlio che non è riuscito ad avere per altre vie.

Ah, allevare un figlio lo si può vedere come un atto egoistico (in senso positivo e negativo)??

Ma pensa, ed io che credevo che fosse un atto di estrema "generosità", visto che porta innegabilmente ad un cambiamento drastico della propria vita e delle proprie abitudini, a rinunce, notti insonni, preoccupazioni. Il tutto, ovviamente, ripagato mille e mille volte da ogni sorriso, ogni passetto, ogni "ta ta ta..." eccetera.

Quel 99% penso che lo dovresti davvero ridimensionare, soprattutto perchè vedo cosa comporta la trafila del voler adottare un figlio (lo stanno vivendo dei miei cari amici ed è un calvario).
2012-03-18 22:20:14
se non sbaglio lo stesso John ha una figlia adottata
2012-03-18 22:25:01
E allora come può parlare di egoismo? Saprà meglio di tutti che casino è, le visite, i controlli, etc etc etc.
La trafila è incredibile.
E' pazzesco che ci siano genitori "naturali" ai quali vengono lasciati minori che subiscono di tutto (giammai toglierli o anche solo farli seguire dalle INESISTENTI istituzioni), mentre per "condederne" uno in adozione si debba essere non perfetti, DI PIU'.
2012-03-18 22:55:51
credo che l'egoismo di cui si parla nasca nel voler superare una condizione fisiologica di incapacità a procreare...

...se non puoi procreare e vuoi lo stesso un bambino è un "egoismo", un bisogno della coppia di riempire un vuoto, così come l'amore per il bimbo sarà sempre condizionato da questo "peccato" originario.

un bambino lo si può aiutare in molti modi, ma scegliere l'adozione prevede l'illusione di ricreare una famiglia biologica pur sapendo che non è la stessa cosa.

il senso di colpa dei genitori (lo abbiamo adottato perchè ne avevamo bisogno), la consapevolezza che il bambino ha esigenze incomprensibili per i genitori adottivi, la mancata esperienza del parto e della prima socializzazione (quella tra la nascita ed i tre anni di vita), sono ostacoli quasi insormontabili per "ricreare" la famiglia biologica.
(edited)
2012-03-18 23:11:23
Sono in disaccordo col 90% abbondante di quello che hai scritto.

...se non puoi procreare e vuoi lo stesso un bambino è un "egoismo", un bisogno della coppia di riempire un vuoto

Per me è il bisogno della coppia di vivere come famiglia.


così come l'amore per il bimbo sarà sempre condizionato da questo "peccato" originario.

Secondo te due genitori adottivi si sentiranno in colpa per aver creato una famiglia?


un bambino lo si può aiutare in molti modi

L'adozione è uno dei modi più belli, non l'unico sicuramente ma il più "completo" se il bimbo non ha una famiglia che lo ami.


scegliere l'adozione prevede l'illusione di ricreare una famiglia biologica pur sapendo che non è la stessa cosa.

E perchè? Perchè non si condivide il DNA? La cacca di mio figlio puzza di meno di quella di un bimbo adottato? Quando aveva le coliche stava meno male, io stavo meno male io a culllarlo per ore aspettando che dormisse? Quando cade e si fa male mi preoccupo di più di quanto non farebbero due genitori adottivi?


il senso di colpa dei genitori (lo abbiamo adottato perchè ne avevamo bisogno)

Anche chi procrea lo fa "per bisogno" di fare una famiglia, non credi?


la consapevolezza che il bambino ha esigenze incomprensibili per i genitori adottivi

Questa non l'ho capita.


la mancata esperienza del parto e della prima socializzazione (quella tra la nascita ed i tre anni di vita)

Quindi in caso di cesareo i genitori naturali dovrebbero avere un senso di colpa perchè non hanno passato il travaglio, i mariti non hanno tenuto la mano della moglie mentre spingeva?

Sulla socializzazione poi dipende, è possibile adottare anche bimbi molto, molto piccoli.

2012-03-18 23:24:13
mettiamo una premessa. ci sono studi che hanno provato alcune cose, tra le quali:

- l'importanza della gravidanza e del parto per la consapevolezza del proprio ruolo di madre e padre

- il legame che si crea fra il neonato e la madre durante l'allattamento

- l'importanza del ruolo del padre e della madre nei primi tre anni di vita del bambino (fase di socializzazione primaria)

nel caso di adozioni di bambini non neonati la nuova famiglia non potrà mai sopperire o sostituire queste esperienze, in quanto sono l'imprinting di tutti gli esseri viventi.

se una coppia non può avere figli, può fare tante cose per aiutare i bambini (aprire un orfanotrofio ad esempio, o offrire i propri servigi alle case-famiglia). ma scegliere l'adozione vuol dire provare a sopperire alle esperienze sopra descritte con un surrogato (un essere umano già formato nelle funzioni primarie) nella consapevolezza che non sarà mai la stessa cosa.

ecco perchè si parla di "egoismo", perchè è un atto di imposizione verso il bambino (da oggi sono tua madre\padre) senza che questo possa opporsi, volto a riempire un proprio disagio interiore.

se questo è bene\male, ce lo dicono altri studi che mettono in luce non tanto la struttura della famiglia, ma il bisogno di stabilità emotiva del bambino che deve essere "protetto" da ulteriori traumi.

insomma bisogna essere consapevoli della differenza tra l'aiutare un bambino in difficoltà e proporsi come sua famiglia. le due cose spesso si confondono e aumentano le difficoltà del bambino.

alla fine puoi salvare tanti bambini anche se non hai la pretesa che ti chiamino "papà" (scusa se sono stato brutale)

(edited)

(edited)
2012-03-18 23:29:05
c'è un equivoco secondo me. una cosa sono le motivazioni alla base, un'altra è il percorso di vita insieme che ne consegue (se tutto va bene).
Le motivazioni alla base sono egoistiche perché non conosci ancora il bambino, non sei mosso da una pulsione di generosità nei suoi confronti, non adotti per togliere un bambino dal suo stato di abbandono, e questo è innegabile. Ma questo vale anche per i genitori naturali, non desideri un bambino per generosità verso qualcuno che non esiste ancora. Lo fai per istinto e per esigenza di completezza personale, e di coppia.
Poi però quando c'è il bambino (adottato o naturale che si) tutto cambia, l'individuo esiste, si instaura un rapporto.
Quando si tratta di un figlio, il concetto di egoismo e generosità sono totalmente privi di senso... è una tua propaggine, una parte di te, non pensi che sia generosità dargli delle cose, è come se le dai a te stesso. Quindi è... egoismo e generosità assieme, ed entrambe 100%
2012-03-18 23:50:45
Questo è un punto di vista condivisibile.
Quel che non capisco è il dover considerare la coppia di genitori adottivi come una coppia che, rispetto a quella di genitori naturali, parte con l'handicap del "senso di colpa permanente".
2012-03-18 23:53:31
Quel che non capisco è il dover considerare la coppia di genitori adottivi come una coppia che, rispetto a quella di genitori naturali, parte con l'handicap del "senso di colpa permanente".


è il senso di colpa del non aver messo al mondo un figlio proprio. non è una cosa razionale, ma più una cosa da far esaminare a psicologi...
2012-03-19 07:53:24
forse tutto sta a vedere l'età del bimbo adottato

se è grande è difficile, se è molto piccolo diventa come uno "normale"

io ho due zii che hanno adottato una bimba indiana ormai praticamente 25 anni fa.

Tutto splendido. eccetto la trafila immane e i soldi che hanno dovuto tirare fuori
2012-03-19 08:59:10
è il senso di colpa del non aver messo al mondo un figlio proprio. non è una cosa razionale, ma più una cosa da far esaminare a psicologi...

Ma io penso che questa sia una cosa individuale, magari qualcuno lo vivrà con "senso di colpa", qualcuno no.
Non credo si possa dare una %.
2012-03-19 11:27:24
forse tutto sta a vedere l'età del bimbo adottato


l'avevo evidenziato prima. l'età è un fattore determinante. più è piccolo più e facile ricostruire le categorie del nuovo contesto in cui viene proiettato.
2012-03-19 11:29:47
Ma io penso che questa sia una cosa individuale, magari qualcuno lo vivrà con "senso di colpa", qualcuno no.
Non credo si possa dare una %.


guadra, per quanto crudele, la psicologia evidenzia questo problema. ciò non toglie che poi si abbia la forza di trasformare questo vuoto in ulteriore amore verso il bambino, ma l'assenza della gravidanza, del parto e dell'allattamento rendono la relazione col bambino molto diversa rispetto ai genitori biologici.
2012-03-19 11:42:43
l'allattamento è relativo, ci sono mamme che per vari motivi non possono comunque allattare.
il parto: in tutti i casi di parto cesareo il padre non può essere partecipe, e PURTROPPO ci sono ancora tanti casi di papà che "preferiscono non assistere" (sic!)

Sulla gravidanza, ovviamente non c'è "soluzione".