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Subject: Adozione e dintorni

2012-03-19 18:42:33
l'amore è una cosa speciale e complicata proprio perché in sé reca entrambe le nature dell'uomo, quella positiva e quella negativa. Il positivo che nasce dal negativo e viceversa. E' per questo che siamo fatti così. E' per questo che ci hanno creati con anche il male, perché senza quello non potremmo amare davvero.
Qui andiamo su un piano differente e lo abbandoniamo subito.

Mi riallaccio al discorso dell'adozione. E' vero che quando il bambino è più grande è più difficile l'inizio, ma secondo me poi è più facile il prosieguo. Infatti se il bambino sa già che è adottato, bisogna solo vincere le sue problematiche iniziali e una volta guadagnato il suo affetto e una volta affezzionatisi a lui, e quasi fatta. Diciamo.
Quando il bambino è piccolissimo da non aver subito traumi da abbandono (se non legati alla sensibilità inconscia che è comunque sviluppatissima), poi il problema risiede nell'impostazione del rapporto.
Come ti regoli? Appena è in grado di capire glielo dici? Non glielo dici mai? Quando lo scopre come va a finire?
Se glielo dici, come fai a comunicare che lo dici per essere onesto e non per puntualizzare che non è davvero figlio tuo? La materia è, credo, tra le più complicate al mondo.
Mi viene da pensare che le adozioni migliori siano quelle interraziali ed inequivocabili.
2012-03-19 21:29:12
Sigfrid, sei stato bravissimo! Sono assolutamente d'accordo con quello che hai scritto.

Per spunti dati da altri, il mio pensiero è il seguente.
più è piccolo più e facile
Al di là che adottare un bimbo vicino all'adolescenza è molto difficile, bisogna però dire che adottare un bimbo di poche settimane non è più facile rispetto ad uno di qualche anno. Infatti il bimbo molto piccolo (a parte il fatto che ce ne sono pochissimi) ha aspetti che possono essere più problematici:
- il fatto di non aver vissuto l'attaccamento primario alla madre, che gli costerà una maggior difficoltà nel ricostruire i legami con la nuova famiglia
- il fatto di aver vissuto l'abbandono a livello inconscio, il che non toglie il trauma dell'abbandono stesso, ma aggiunge il rischio di idealizzare i genitori naturali e colpevolizzare i genitori adottivi (un bimbo più grande, più consapevole dell'abbandono e della conseguente vita in istituto desidera essere adottato)
- conseguentemente, la maggior difficoltà nello spiegargli le cause dell'abbandono, le sue origini e l'adozione

è il senso di colpa del non aver messo al mondo un figlio proprio
Più che di senso di colpa, si parla di lutto biologico, cioè la coppia per adottare serenamente deve prima aver superato il trauma del fatto di non essere riuscita a procreare, un vero e proprio lutto per il figlio non venuto al mondo (e non è così facile nè riconoscere il lutto nè superarlo).

Le motivazioni alla base sono egoistiche
L'egoismo che c'è nel desiderare un'adozione è lo stesso che c'è nel mettere al mondo un figlio naturale. Avere un figlio significa per un essere umano raggiungere il sogno dell'immortalità, perchè equivale alla consapevolezza di vedere la propria vita che continua nel proprio figlio.
E' proprio in virtù di questo egoismo che si è disposti a sopportare tanti sacrifici sia come genitori naturali sia come genitori adottivi (in questo caso si aggiunge tutto il percorso pre adozione).

Se devo pensare ad un gesto di generosità pura, mi viene in mente l'affido: lì ssì che non c'è egoismo, ma ci si regala ad un minore in stato di disagio con totale gratuità. Ci sono tanti bambini che hanno bisogno di affido, ma così poche persone disponibili!

E' pazzesco che ... per "concederne" uno in adozione si debba essere non perfetti, DI PIU'.
Se si incontrano professionisti seri (io in questo caso sono stato piuttosto fortunato, se si esclude una #@ç#§§ di psicologa ...) il percorso adottivo è un momento non solo di doveroso controllo, ma anche un'occasione di crescita per la coppia. Quelli che rimpiango del mio percorso sono i tempi morti (6 mesi dalla richiesta al corso, 1 mese dagli esami medici allo studio di coppia, 2 mesi dalla richiesta in tribunale all'incontro con il giudice, 3 mesi dall'incontro al decreto, 12 mesi dal mandato all'Ente all'abbinamento, 9 mesi dall'abbinamento al viaggio). Certo ho usato questo tempo per leggere tanti libri, accrescere la mia formazione, confrontarmi con altre coppie, però se fossero stati un po' meno sarei stato sicuramente meglio. Invece non toccherei niente del percorso, nel senso degli eventi che si sono succeduti, perchè è indispensabile che una coppia sia attentamente valutata: anche se ciò non sclude il rischio di fallimenti adottivi, almeno lo riduce.

Ma io dico, può un eventuale parere del "nonno adottivo" essere vincolante???

No, è consigliato ma non vincolante. E' bene che ci sia per garantire che la famiglia allargata sostenga la coppia in questo progetto, ma come si è liberi di far figli con chi si vuole (se si riesce!), si è anche liberi di adottare senza il consenso dei futuri nonni. Basta spiegare i motivi del mancato consenso ai servizi sociali.


Ah, solo per darvi un'idea dei tempi: dopo essere rientrato dall'India nel febbraio 2011, finalmente dopo un anno di sorveglianza e affido preadottivo, giovedì prossimo incontriamo il giudice per avere la sentenza definitiva di adozione!!!! (beh, per avere la sentenza passeranno poi ancora 3 - 4 mesi ...)
2012-03-19 23:04:55
Avevamo gia' parecchie conoscenze di famiglie adottive, ed anche di una casa famiglia che ha sempre un certo numero di affidamenti.
Dal Luglio scorso una coppia di vicini (abitano ad un piano di distanza) ha avuto in affidamento preadottivo una bimba di 8 anni, coetanea della mia figlia minore. Hanno fatto subito amicizia e passano molto tempo insieme, tanto che la nostra famiglia e' stata citata dalla bimba nell' intervista di controllo ( e confesso che la cosa mi ha commosso). E' un caso di incredibile fortuna reciproca perche' una meravigliosa coppia ha adottato una meravigliosa bimba. Purtroppo so che non e' sempre cosi'.
A 8 anni la bimba e' perfettamente consapevole del suo status, ma e' fantastico sapere che si riconosce fortunata, perche' aveva capito che essere adottati alla sua eta' non era facile.
Non voglio dilungarmi, ma in questi mesi ho imparato tantissimo sulle adozioni, e mai avrei potuto immaginare che cosa significhi veramente. Purtroppo ho anche visto tanta ignoranza da parte di molta gente, ed ho sentito cose che mai avrei voluto sentire.
Ma vedere come un' estranea di 8 anni, entrata in una casa di estranei ultraquarantenni, abbia potuto e saputo trasformare il tutto in una famiglia meravigliosa, mi ha veramente impressionato. E ringrazio il Cielo di averla potuta condividere anche solo un pochino.
2012-03-19 23:51:31
hai bisogno di soddisfare una tuo bisogno di essere genitore perchè tu hai necessita di arricchire la tua vita che ti sembrerebbe altrimenti incompleta

E che differenza c'è rispetto a due persone che decidono di mettere al mondo un figlio, scusa?
2012-03-20 07:49:36
Come ti regoli? Appena è in grado di capire glielo dici?

Si, anche perchè, se vogliamo metterla su un piano prosaico, ''nessuno è fesso'' e anche se nessuno mai farà menzione all'adozione al primo esame sanguigno uno potrebbe avere delle perplessità e cominciare a farsi 2 conti. Ovviamente non sempre succede e forse il nostro è un caso limite ma su 6 in famiglia abbiamo 6 gruppi sanguigni diversi e, seppur relativamente religiosi abbiamo sempre avuto qualche problema a giustificare un intervento dello Spirito Santo in faccende strettamente di carattere biologico :)

Se glielo dici, come fai a comunicare che lo dici per essere onesto e non per puntualizzare che non è davvero figlio tuo?

Qui dipende molto dalla fiducia e dalla credibilità che hai saputo guadagnarti e trasmettere. Nessuno ha la medesima reazione di fronte ad una rivelazione delicata; c'è chi ha maggior difficoltà a metabolizzarla e chi meno. Sta di fatto che le bugie e i sotterfugi non ti fanno crescere. Non è facile ma è un passo fondamentale da compiere per trovare un equilibrio interiore sia personale che famigliare. Personalmente ho notato che il valore della famiglia ne esce spesso rafforzato e di conseguenza anche la propria posizione al suo interno.
2012-03-20 07:58:47
E che differenza c'è rispetto a due persone che decidono di mettere al mondo un figlio, scusa?


La possibilità di procreare rientra nella sfera della normalità e non causa problemi o traumi in chi si accinge a procreare ma chi è fisiologicamente impossibilitato a farlo si trova a dover affrontare problemi psicologici. Diciamo che qualche differenza c'è .
2012-03-20 08:20:42
che lo si debba informare è fuori di dubbio. volevo solo evidenziare come fosse estremamente rischiosa come situazione, secondo me più di quando adotti il bambino già abbastanza grande da esserne consapevole.
2012-03-20 08:27:49
Non è rischiosa, è complicata :)
2012-03-20 10:45:44
E che differenza c'è rispetto a due persone che decidono di mettere al mondo un figlio, scusa?

Anche io, come zinzillino, non arrivo a cogliere le differenze.
2012-03-20 11:03:45
Mi riferivo a questa frase:

hai bisogno di soddisfare una tuo bisogno di essere genitore perchè tu hai necessita di arricchire la tua vita che ti sembrerebbe altrimenti incompleta

In entrambi i casi (adozione o figlio naturale) si applica questo pensiero. SU questo non vedo differenza, quindi si può dire che tutti i genitori (adottivi o naturali) siano egoisti.

Ora, prendendo un significato a caso (wikipedia) del termine "egoismo" io leggo:


Per egoismo si intende un insieme di comportamenti finalizzati unicamente, o in maniera molto spiccata, al conseguimento dell'interesse del soggetto che ne è autore, il quale persegue i suoi fini anche a costo di danneggiare, o comunque limitare, gli interessi del prossimo (questa è già un'accezione peggiorativa dell'egoismo). La radice del termine è la parola latina ego, che significa io. Il comportamento opposto all'egoismo è l'altruismo.

Francamente non riesco a vedere il termine "egoismo" in maniera positiva, ma forse sto solo facendo la punta...
2012-03-20 11:10:55
infatti il positivo non sta nell'atteggiamento dei genitori, ma nell'effetto che poi ne consegue, nonostante il comportamento egoistico.

Ti faccio un esempio che non c'entra nulla ma che può far luce sul concetto.
i coccodrilli dopo mangiato subiscono l'assalto di una razza di uccellini che mangiano i residui che si annidano tra i denti. Sicuramente non lo fanno per fare un piacere al coccodrillo, ma per un egoismo personale, dettato dalla necessità di nutrirsi. Tuttavia sortiscono l'effetto di evitare che la dentatura dell'animale a sangue freddo vada a farsi benedire.
Allo stesso modo i genitori fanno quel che fanno per un proprio istinto egoistico, che però sortisce l'effetto di essere funzionale alla crescita e al sostentamento del figlio.
Il rapporto figlio/genitori è una forma di simbiosi, d'altra parte. Nelle simbiosi, entrambi i soggetti sono li per propri fini egoistici, ma l'accoppiata è funzionale reciprocamente.
Non ci piove che da questo punto di vista tra adozione e procreazione diretta non c'è differenza, o comunque se c'è è minima.
2012-03-20 11:31:04
credo il discrimine tra soddisfare un proprio bisogno e l'egoismo sia in questa parte della definizione:

anche a costo di danneggiare, o comunque limitare, gli interessi del prossimo

il genitore diventa tale per sua scelta e per suo "interesse", ma naturalmente non è disposto a perseguire questa sua inclinazione a danno del figlio.
Credo la cosa valga per genitori naturali e non!
2012-03-20 11:35:29
Consapevolmente no.. ma genitori troppo protettivi possono ottenere un risultato di danno. In alcuini casi anche grave.
Mi viene in mente, non so se ve lo ricordate, "robertino" di ricomincio da tre.


(edited)
2012-03-21 17:08:51
sai che ho assistito alla nascita di mio figlio? E' stata un'emozione unica. Anche se sembravo lo scemo del villaggio, della serie "visto che stai qui ti metto a tenere la testa della mamma cosi sembra che fai qualcosa di utile"

Cmq avevamo avviato il percorso di adozione e a dire il vero il percorso di adozione è molto lungo costellato di discussioni idiote con psicologi neolaureati che ti devono valutare (cosa e soprattutto come me lo devono ancora spiegare).

In merito la nostra scelta di adottare un bambino/a era nata da un desiderio di paternità/maternità, che in me in modo particolare ha avuto un lungo percorso di maturazione perchè non volevo fosse un "tappabuchi". E sapete cosa ho provato quando ho sentito il piccolo Carlo piangere? 'Ecco, sta gridando il suo voler essere se stesso', a dispetto di tutti i progetti che inevitabilmente adombrano la mente di un genitore. E che il concetto di "mio" figlio non è un possedere ma una responsabilità nei suoi confronto per sostenere quel suo grido.
E questa consapevolezza mi ha permesso di capire una cosa rispetto all'adozione: questa responsabilità non cambia se tuo figlio ti è stato affidato da un tribunale.
2012-03-21 17:22:25
grazie per quello che hai scritto è molto bello
2012-03-21 17:23:13
il concetto di "mio" figlio non è un possedere ma una responsabilità nei suoi confronto per sostenere quel suo grido.

Grande sunto!!!!!!!!!!!!!


E questa consapevolezza mi ha permesso di capire una cosa rispetto all'adozione: questa responsabilità non cambia se tuo figlio ti è stato affidato da un tribunale.

Ti quoto al 101%

Sei il mio nuovo eroe!! :)