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Subject: Piermario Morosini
Morire a 25 anni in un campo di calcio sembra assurdo... morire facendo ciò che si ama,sembra quasi uno scherzo del destino...tutto ciò deve farci riflettere,ora è il tempo dei se e dei ma.. Si poteva fare qualcosa per salvare la vita a questo povero ragazzo riflettiamoci e proviamo a pensare che disgrazie del genere non devono mai più accadere! Ciao Moro,ovunque tu sia tiferemo sempre per te!
Parlando dei se e dei ma, forse con una vita normale tutto questo non sarebbe mai successo, palestra, allenamento, integratori, in maniera spropositate non sono certo un aiuto per la salute.
bisogna che i calciatori stessi inizino a considerarsi uomini e non oggetti per fare calcio.
Parlando dei se e dei ma, forse con una vita normale tutto questo non sarebbe mai successo, palestra, allenamento, integratori, in maniera spropositate non sono certo un aiuto per la salute.
bisogna che i calciatori stessi inizino a considerarsi uomini e non oggetti per fare calcio.
ma i 40 sanitari stasera presenti a padova-pescara?
QUARANTA...
ridicoli
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ridicoli
c'è da sperare di non stare male nel resto della città...
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Morosini, non usato defibrillatore
Periti, Sforzo fisico ha favorito morte
"Tutti i membri dell'equipe medica hanno omesso di impiegare il defibrillatore". I medici sono chiamati "a detenere nel proprio patrimonio di conoscenza professionale il valore insostituibile del defibrillatore": lo scrivono i periti del gip - secondo quanto apprende l'ANSA - nella consulenza sulla morte del calciatore Piermario Morosini.
Le conclusioni dei periti del Gip non discostano molto dalla perizia già a suo tempo predisposta per il pm D'Agostino dal medico legale che effettuò l'autopsia, Cristian D'Ovidio. A suo tempo D'Ovidio scrisse che i medici "Porcellini e Sabatini omisero erroneamente di ricorrere all'uso del defibrillatore, sebbene nella concitazione del momento i sanitari possano non aver avuto immediata conoscenza della disponibilità". Anche per D'Ovidio è più grave la posizione del medico del 118, Vito Molfese, che ha "una condotta complessivamente omissiva su ogni aspetto diagnostico-terapeutico necessario ed atteso nel caso in esame". Questo perché "il medico del 118 rappresentava in quella situazione, e senza alcun dubbio, il sanitario più qualificato poiché preposto alla gestione dell'emergenza extraospedaliera. Lo stesso non solo non assumeva alcun controllo della situazione e non effettuava alcuna manovra diagnostica-terapeutica, ma oltretutto disponeva la mobilizzazione del paziente, in una fase in cui erano in atto le principali manovre di cardio-rianimazione ed il paziente non poteva considerarsi stabilizzato". Ma soprattutto, scriveva D'Ovidio, "il medico del 118 è leader indiscusso nei soccorsi". In sostanza i periti del Gip hanno confermato le conclusioni del medico legale quando questi concludeva che "data la giovane età del Morosini e l'esiguità dell'estensione cicatriziale riscontrata all'esame anatomo-patologico, l'assenza di coronaropatia e l'immediata disponibilità del defibrillatore", "la possibilità di un celere trattamento qualificato, consente di ritenere che l'evoluzione del quadro patologico in atto su Morosini sarebbe stata favorevole".
PERITI, SFORZO FISICO HA FAVORITO MORTE - I periti del gip hanno confermato nelle loro conclusioni - secondo quanto apprende l'ANSA - che il calciatore Piermario Morosini morì per "cardiomiopatia aritmiogena". "Il decesso - scrivono - è inquadrabile come morte improvvisa cardica aritmica, secondaria a cardiomiopatia da cui era affetto, precipitata dallo sforzo fisico intenso".
PERITI, LE CENSURE AI MEDICI CHE INTERVENNERO - I periti nominati dal Gip Maria Michela Di Fine - Vittorio Fineschi, Franco Della Corte e Riccardo Coppato - le cui conclusioni verranno dibattute nell'incidente probatorio il 19 aprile prossimo, hanno anche esaminato le responsabilità dei quattro medici intervenuti il 14 aprile 2012 intorno al calciatore collassato in campo durante Pescara-Livorno. Sul registro degli indagati ci sono il medico del Livorno Manlio Porcellini, quello del Pescara Ernesto Sabatini, il responsabile del 118 dello Stadio Vito Molfese e il primario dell'ospedale di Pescara Leonardo Paloscia. Se il medico del Pescara "in qualità di responsabile del soccorso nel campo della squadra ospitante era chiamato a conoscere la disponibilità della strumentazione - scrivono i periti - la assoluta incardinata attività posta in essere da tale sanitario comunque dati i tempi di intervento riveste sicura dignità causale nel concretizzarsi dell'exitus del Morosini". Per ciò che riguarda il medico sociale del Livorno 'sono riconosciute differenti incongruenze comportamentali, per il ruolo di non ospitante. Tuttavia anche egli avrebbe dovuto ricercare i defibrillatore'', perché avrebbe sfruttato "l'incomparabile opportunità di intervenire precocemente mediante defibrillazione esterna in un momento in cui la probabilità di pieno recupero del circolo cardiovascolare è massima (è il primo sanitario giunto nell'assistenza a Morosini). Tale omissione diagnostica-terapeutica, pertanto, riveste ruolo causale nel determinismo dell'exitus di Morosini". Ma secondo i periti "il ruolo più delicato" è rivestito dal medico del 118, Vito Molfese. A lui "sono addebitabili i maggiori profili di censurabilità comportamentale". "Pur intervenendo in un momento successivo rispetto ai primi due medici, si deve a lui riconoscere, tuttavia, il ruolo di leader che egli avrebbe dovuto assumere, procedendo immediatamente alla ricostruzione degli atti di soccorso praticati dai colleghi, immediatamente riconoscendo l'assenza di impiego del defibrillatore ed operandone l'impiego ad un tempo in cui una defibrillazione esterna si sarebbe associata ad una probabilità di sopravvivenza ancora piuttosto elevata (circa 60 - 70 per cento)". Più sfumato il ruolo del primario di cardiologia Paloscia perché quando interviene "solo residue chance di sopravvivenza erano ormai ipotizzabili nel Morosini al momento dell'intervento", e in conseguenza "per cui nessun rilievo causale è da assegnare all'erroneo comportamento di tale medico".
Periti, Sforzo fisico ha favorito morte
"Tutti i membri dell'equipe medica hanno omesso di impiegare il defibrillatore". I medici sono chiamati "a detenere nel proprio patrimonio di conoscenza professionale il valore insostituibile del defibrillatore": lo scrivono i periti del gip - secondo quanto apprende l'ANSA - nella consulenza sulla morte del calciatore Piermario Morosini.
Le conclusioni dei periti del Gip non discostano molto dalla perizia già a suo tempo predisposta per il pm D'Agostino dal medico legale che effettuò l'autopsia, Cristian D'Ovidio. A suo tempo D'Ovidio scrisse che i medici "Porcellini e Sabatini omisero erroneamente di ricorrere all'uso del defibrillatore, sebbene nella concitazione del momento i sanitari possano non aver avuto immediata conoscenza della disponibilità". Anche per D'Ovidio è più grave la posizione del medico del 118, Vito Molfese, che ha "una condotta complessivamente omissiva su ogni aspetto diagnostico-terapeutico necessario ed atteso nel caso in esame". Questo perché "il medico del 118 rappresentava in quella situazione, e senza alcun dubbio, il sanitario più qualificato poiché preposto alla gestione dell'emergenza extraospedaliera. Lo stesso non solo non assumeva alcun controllo della situazione e non effettuava alcuna manovra diagnostica-terapeutica, ma oltretutto disponeva la mobilizzazione del paziente, in una fase in cui erano in atto le principali manovre di cardio-rianimazione ed il paziente non poteva considerarsi stabilizzato". Ma soprattutto, scriveva D'Ovidio, "il medico del 118 è leader indiscusso nei soccorsi". In sostanza i periti del Gip hanno confermato le conclusioni del medico legale quando questi concludeva che "data la giovane età del Morosini e l'esiguità dell'estensione cicatriziale riscontrata all'esame anatomo-patologico, l'assenza di coronaropatia e l'immediata disponibilità del defibrillatore", "la possibilità di un celere trattamento qualificato, consente di ritenere che l'evoluzione del quadro patologico in atto su Morosini sarebbe stata favorevole".
PERITI, SFORZO FISICO HA FAVORITO MORTE - I periti del gip hanno confermato nelle loro conclusioni - secondo quanto apprende l'ANSA - che il calciatore Piermario Morosini morì per "cardiomiopatia aritmiogena". "Il decesso - scrivono - è inquadrabile come morte improvvisa cardica aritmica, secondaria a cardiomiopatia da cui era affetto, precipitata dallo sforzo fisico intenso".
PERITI, LE CENSURE AI MEDICI CHE INTERVENNERO - I periti nominati dal Gip Maria Michela Di Fine - Vittorio Fineschi, Franco Della Corte e Riccardo Coppato - le cui conclusioni verranno dibattute nell'incidente probatorio il 19 aprile prossimo, hanno anche esaminato le responsabilità dei quattro medici intervenuti il 14 aprile 2012 intorno al calciatore collassato in campo durante Pescara-Livorno. Sul registro degli indagati ci sono il medico del Livorno Manlio Porcellini, quello del Pescara Ernesto Sabatini, il responsabile del 118 dello Stadio Vito Molfese e il primario dell'ospedale di Pescara Leonardo Paloscia. Se il medico del Pescara "in qualità di responsabile del soccorso nel campo della squadra ospitante era chiamato a conoscere la disponibilità della strumentazione - scrivono i periti - la assoluta incardinata attività posta in essere da tale sanitario comunque dati i tempi di intervento riveste sicura dignità causale nel concretizzarsi dell'exitus del Morosini". Per ciò che riguarda il medico sociale del Livorno 'sono riconosciute differenti incongruenze comportamentali, per il ruolo di non ospitante. Tuttavia anche egli avrebbe dovuto ricercare i defibrillatore'', perché avrebbe sfruttato "l'incomparabile opportunità di intervenire precocemente mediante defibrillazione esterna in un momento in cui la probabilità di pieno recupero del circolo cardiovascolare è massima (è il primo sanitario giunto nell'assistenza a Morosini). Tale omissione diagnostica-terapeutica, pertanto, riveste ruolo causale nel determinismo dell'exitus di Morosini". Ma secondo i periti "il ruolo più delicato" è rivestito dal medico del 118, Vito Molfese. A lui "sono addebitabili i maggiori profili di censurabilità comportamentale". "Pur intervenendo in un momento successivo rispetto ai primi due medici, si deve a lui riconoscere, tuttavia, il ruolo di leader che egli avrebbe dovuto assumere, procedendo immediatamente alla ricostruzione degli atti di soccorso praticati dai colleghi, immediatamente riconoscendo l'assenza di impiego del defibrillatore ed operandone l'impiego ad un tempo in cui una defibrillazione esterna si sarebbe associata ad una probabilità di sopravvivenza ancora piuttosto elevata (circa 60 - 70 per cento)". Più sfumato il ruolo del primario di cardiologia Paloscia perché quando interviene "solo residue chance di sopravvivenza erano ormai ipotizzabili nel Morosini al momento dell'intervento", e in conseguenza "per cui nessun rilievo causale è da assegnare all'erroneo comportamento di tale medico".
Morosini, nessun aiuto alla sorella disabile
Le vane promesse del mondo del calcio
Udinese, Livorno e Atalanta avevano assicurato il proprio contributo per sostenere la ragazza malata e sola, ma finora non è arrivato un euro
11:54 - Maria Carla è una grave disabile psichica, ma è anche la sorella di Piermario Morosini, il centrocampisca bergamasco vittima di un malore durante Pescara-Livorno, il 14 aprile 2012. Dopo la tragica scomparsa del calciatore, la ragazza è ricoverata all'Istituto Palazzolo di Grumello del Monte perché entrambi i genitori e un terzo fratello sono morti. Così oggi a occuparsi di Maria Carla c'è solo uno zio, Abramo Ferrari. Come denuncia BergamoNews, dopo i funerali di Piermario, tanti gli avevano promesso un aiuto concreto per la nipote, ma finora non è arrivato un euro.
L'Udinese Calcio fu la prima società ad assicurare il proprio contributo per bocca del presidente Giampaolo Pozzo e poi del capitano Totò Di Natale. "Ho immediatamente contattato i miei amici - dichiarò il calciatore, - ho mandato un messaggio a Cannavaro, ho sentito Tommasi dell'Aic e altri. Tutti si sono resi disponibili a darci una mano perché l'importante sarà essere vicini alla sorella di Piermario non solo per un giorno ma per tutta la vita".
La proposta di creare un vitalizio in favore di Maria Carla era avvivata poi, dal Livorno, la squadra in cui militava Morosini prima della scomparsa. Il presidente dell'Atalanta Antonio Percassi, aveva infine preso personalmente in carico la vicenda e sollevato così l'Udinese da ogni ruolo: "Ritengo sia mio dovere personale e quello dell'Atalanta prenderci cura per sempre di Maria Carla Morosini – spiegò Percassi attraverso una nota pubblicata sul sito del club nerazzurro - così come avrebbe fatto Piermario se la sua esistenza non fosse stata tragicamente stroncata. Maria Carla Morosini sarà per sempre parte della famiglia atalantina e non dovrà mai preoccuparsi di nulla".
A oggi però, Maria Carla non ha ricevuto né l'aiuto economico né l'amicizia del mondo del calcio che pure si era schierato al suo fianco in diverse occasioni.
Le vane promesse del mondo del calcio
Udinese, Livorno e Atalanta avevano assicurato il proprio contributo per sostenere la ragazza malata e sola, ma finora non è arrivato un euro
11:54 - Maria Carla è una grave disabile psichica, ma è anche la sorella di Piermario Morosini, il centrocampisca bergamasco vittima di un malore durante Pescara-Livorno, il 14 aprile 2012. Dopo la tragica scomparsa del calciatore, la ragazza è ricoverata all'Istituto Palazzolo di Grumello del Monte perché entrambi i genitori e un terzo fratello sono morti. Così oggi a occuparsi di Maria Carla c'è solo uno zio, Abramo Ferrari. Come denuncia BergamoNews, dopo i funerali di Piermario, tanti gli avevano promesso un aiuto concreto per la nipote, ma finora non è arrivato un euro.
L'Udinese Calcio fu la prima società ad assicurare il proprio contributo per bocca del presidente Giampaolo Pozzo e poi del capitano Totò Di Natale. "Ho immediatamente contattato i miei amici - dichiarò il calciatore, - ho mandato un messaggio a Cannavaro, ho sentito Tommasi dell'Aic e altri. Tutti si sono resi disponibili a darci una mano perché l'importante sarà essere vicini alla sorella di Piermario non solo per un giorno ma per tutta la vita".
La proposta di creare un vitalizio in favore di Maria Carla era avvivata poi, dal Livorno, la squadra in cui militava Morosini prima della scomparsa. Il presidente dell'Atalanta Antonio Percassi, aveva infine preso personalmente in carico la vicenda e sollevato così l'Udinese da ogni ruolo: "Ritengo sia mio dovere personale e quello dell'Atalanta prenderci cura per sempre di Maria Carla Morosini – spiegò Percassi attraverso una nota pubblicata sul sito del club nerazzurro - così come avrebbe fatto Piermario se la sua esistenza non fosse stata tragicamente stroncata. Maria Carla Morosini sarà per sempre parte della famiglia atalantina e non dovrà mai preoccuparsi di nulla".
A oggi però, Maria Carla non ha ricevuto né l'aiuto economico né l'amicizia del mondo del calcio che pure si era schierato al suo fianco in diverse occasioni.
Sono profondamente intristito dalla posizione di questa povera ragazza a cui è stato tolto tutto
Ripeto per l'ennesima volta: voi non avete neanche lontanamente idea di cosa sia il mondo del calcio, eppure qui vi sono persone che vivono nella speranza che il calciomercato li illumini
Il mondo del calcio odierno è una sorta di 33 girone infernale dove quasi tutti sono d'accordo
Pensate a tevez, cippa e sto cavolo mentre qui si va allo sfascio
Ripeto per l'ennesima volta: voi non avete neanche lontanamente idea di cosa sia il mondo del calcio, eppure qui vi sono persone che vivono nella speranza che il calciomercato li illumini
Il mondo del calcio odierno è una sorta di 33 girone infernale dove quasi tutti sono d'accordo
Pensate a tevez, cippa e sto cavolo mentre qui si va allo sfascio
pensa che giorni fa mi è tornata in mente la storia che hai riportato di quel calciatore caduto in disgrazia..
(edited)
(edited)
Lo hanno aiutato in parte, quantomeno sopravvive
Miracoli non li pretendo da nessuno, già tanto quello che sono riusciti a fare il mondo, il fina, vialli e il prande
Di più era quasi impossibile va dato atto che almeno loro si sono attivati (il fina soprattutto)
Miracoli non li pretendo da nessuno, già tanto quello che sono riusciti a fare il mondo, il fina, vialli e il prande
Di più era quasi impossibile va dato atto che almeno loro si sono attivati (il fina soprattutto)