Azərbaycan dili Bahasa Indonesia Bosanski Català Čeština Dansk Deutsch Eesti English Español Français Galego Hrvatski Italiano Latviešu Lietuvių Magyar Malti Mакедонски Nederlands Norsk Polski Português Português BR Românã Slovenčina Srpski Suomi Svenska Tiếng Việt Türkçe Ελληνικά Български Русский Українська Հայերեն ქართული ენა 中文
Subpage under development, new version coming soon!

Subject: Carlo Petrini

  • 1
2012-07-10 09:07:58
akiro [del] to All
Ho letto per caso un editoriale su questo ex-calciatore scomparso qualche mese fa'.
Dicevano che non si è parlato molto della sua morte, sebbene sia stato piuttosto importante all'epoca in cui giocava in serie A.
Ed effettivamente neppure qui ho trovato un thread di asterischini...

Ecco chi era il personaggio scomodo:

Carlo Petrini, vittima e inquisitore del calcio
Per anni aveva denunciato i rischi del doping nei suoi libri e coi ragazzi delle scuole.
di Massimo Del Papa

Perché la gente applaude la bara di un ragazzo, di un atleta che casca improvvisamente sul campo, stroncato dalle convulsioni? Perché era un campione? O perché, con l'applauso, si copre quel che non si vuol sapere, non si vuol sospettare e perché chi muore giace e chi vive si dà pace e torna a tifare, a giocare, in attesa della prossima bara?
CONSUMATO DAL DOPING. Ma c'era chi aveva spento tutte le illusioni, libro dopo libro, e che era stato silenziato puntualmente. Carlo Petrini è morto consumato dal doping, almeno questo nel suo caso lo si può dire. Lui, per primo, lo aveva urlato fino all'ultimo, ed è morto perdendo i pezzi e contando i tumori. Sconfiggendoli, uno per uno. È morto con «una metastasi in un corpo ancora sano».
LE OSSESSIONI DI CARLO. Aveva due ossessioni Carlo. Ma il calcio malato, marcio, falso, era la seconda. La prima, la più divorante, era il figlio Diego, morto a neppure 20 anni senza il padre, che non poteva andare al funerale, che doveva nascondersi da chi lo braccava.
Nel malaffare nel calcio di oggi, non c'è niente di nuovo e Petrini l'aveva già raccontato pagando sulla propria pelle.
«Magari mi querelassero. Mi maledicono perché dico la verità»

Zingaro dal calcio, una carriera avventurosa, partita nelle giovanili del Genoa all'inizio degli Anni 60, per poi esplodere, come attaccante, nel Milan di Nereo Rocco e di Rivera, con cui vinse una Coppa dei Campioni nel 1968-1969. Poi ci fu il Torino, con cui si aggiudicò la Coppa Italia nel 1970-1971, e di lì a zonzo, vestendo le pelli di Catanzaro, Ternana, Roma, Verona, Cesena e Bologna.

TRAVOLTO DAL CALCIOSCANDALO. Fino al calcioscandalo del 1980, quello della Finanza negli stadi che portava via i calciatori ammanettati, nel quale si ritrovò coinvolto, e che lo fermò per sempre.
Il primo calcioscandalo poi esorcizzato con la provvidenziale vittoria al Mundial del 1982, esattamente come quello del 2006 è stato cancellato dal trionfo mondiale in Germania.

UNA VITA IN FUGA. Petrini si era perso, ridotto a una vita in fuga, un'esistenza da reietto. Poi era scattato qualcosa. Aveva realizzato di non avere più niente da perdere: se la vita doveva ridursi a questo, allora che finisse pure.

IL DIO NEL FANGO. Così tornò, cominciò a raccontarsi. Quando scrisse il primo libro, Nel fango del dio pallone - il suo più temuto, famigerato e di successo - viveva in un sottoscala con un tavolino, due sedie, una stufa a legna e l'umidità padrona di tutto.
Tutte queste cose gli diedero però una mano, gli fecero scoprire la noluntas - per dirla con Arthur Schopenhauer -, la totale mancanza di ambizione, di aspettative che lo rendeva libero.

TOTEM PRESI A SASSATE. Scrisse altri libri, e sempre più gente s'incazzava. Non faceva sconti a niente e nessuno a cominciare da se stesso, non perdonava nessuno dentro e fuori dal campo, prendeva a sassate anche i totem.

MOGGI, BERSAGLIO PRIVILEGIATO. Ma il suo principale bersaglio, curiosamente, era il suo conterraneo di Monticiano Luciano Moggi, che Petrini considerava non certo l'unico colpevole ma il burattinaio malvagio del calcio italiano.
Quando lo incontrava, Moggi lo apostrofava immancabilmente: «Però, i tuoi libri...». Seguito, si capisce, anche da tutti gli altri - gli ex colleghi, gli ex amici - che non gli perdonavano la verità, di aver lavato i panni sporchi fuori casa.
Ricordava sempre lui con amarezza quasi incredula: «Non mi accusano di dire bugie, mi maledicono perché dico le cose come stanno».
Nessuno l'ha mai citato in giudizio. Lui aspettava: «Magari mi querelassero. Ma non lo faranno mai, nessuno ne ha le palle?».
L'impegno contro il doping e contro il marciume del calcio

Adriana, l'ultima compagna, ricorda i nove anni insieme senza un minuto di non amore: «Quante ne ha dovute passare, e non tanto per la malattia. I medici hanno detto che è morto in un corpo 'sano'? Certo, sapevamo che doveva succedere, io come lui. Ma i tanti tumori subiti, al cervello, al polmone, al rene, erano stati debellati uno dopo l'altro, e lui era perfino integro. Aveva avuto un crollo prima di Natale, tutti pensavano che non sarebbe arrivato alla fine dell'anno. Dopo una settimana di ospedale, era uscito rifiorito, rigenerato».

LA CENSURA DE LE IENE. No, erano altre le cose terribili. Nessuno può sapere quanto astio, quanto isolamento per Carlo, che aveva scelto di parlare. «L'ultima amarezza», continua Adriana, «è stata un'intervista che gli avevano fatto Le Iene a gennaio: mai andata in onda. Qualcuno s'è messo di mezzo, e non è difficile immaginare chi. Eppure qui a Lucca, dove è morto (non a Monticiano, come hanno scritto le agenzie, ndr), davvero gli volevano bene tutti. Io dico sempre che lui era ingombrante, in senso buono: non si poteva prescindere da Carlo, ti riempiva la vita, ogni momento».

A SCUOLA TRA I RAGAZZI. E alla vita Carlo era tornato, senza contarci troppo, senza chiederle niente, ma riscoprendo l'amore, proprio grazie ad Adriana.
E non scriveva per astio. Andava nelle scuole, tra i ragazzi. Entrava, quasi cieco, scortato dalla moglie. Si sedeva. E, col suo vocione baritonale, diceva semplicemente: «Vedete qua?». E protendeva il cranio. C'era un buco, un abisso.

I TUMORI E LE RADIOTERAPIE. E raccontava come gli era venuto il tumore, le operazioni, la radioterapia assorbita in quantità industriali. Poi spiegava cosa gli facevano prendere e ricordava l'eccitazione in campo, che non si placava mai, neanche a ore di distanza dalla partita.
Tanto che c'era bisogno di un'altra scopata selvaggia. Tanto la depravazione non mancava mai nel fango dorato del pallone, ce 'era quanta ne volevi, come e dove la volevi. L'unica differenza, aggiungeva, «era che noi ce le scopavamo, questi invece se le sposano».

SEMPRE PIÙ DURO. Era tornato a vivere, ad amare, a credere Petrini. Ma non si era rammollito, anzi non era mai stato così duro, neanche quando ingaggiava furibonde battaglie nel fango di un campo d'inverno.
I suoi libri sono gironi infernali, è dura arrivare fino in fondo. È stato lui il primo anche a denunciare la storia di Donato Bergamini, il calciatore «suicidato» a Cosenza nell'alone di criminalità organizzata. A distanza di oltre 20 anni, adesso hanno riaperto le indagini.
Il modo per riscattare il figlio perduto

E i ragazzi lo ascoltavano sconvolti, choccati. Qualcuno non ce la faceva, usciva dalla sala, e lui se ne accorgeva: «Dove vai, tu? Non ho ancora finito». Era il suo modo per amarli, per riscattare Diego, il figlio perduto.

L'IMPORTANZA DELLA CONSAPEVOLEZZA. Non faceva prediche, diceva solo: «Se volete distruggervi, sono affari vostri. Ma non potrete ignorare che lo state facendo».
«Se ci hanno ridotto così», aggiungeva amaro, «se stiamo morendo tutti a 60 anni, uno dopo l'altro (l'ultimo, Giorgio Chinaglia, suo contemporaneo, poche giorni fa), come finiranno i calciatori di oggi, che rispetto a noi sono dei giganti, dei missili?».

«LA MENTALITÀ NON CAMBIA». Ma i calciatori di oggi, che non sono, non possono essere ignari come Petrini, al quale non dicevano cosa gli propinavano, non sembrano preoccuparsene. Cosa che Carlo non riusciva ad accettare: «La mentalità è ancora quella. Eh no, cazzo, basta, è finita!».
Ma non è finita, non è mai finita. Solo i giovani, cari agli dei, finiscono. E poi un'altra bara, un altro applauso. Un altro oblio.

FIDANZATO CON LA MORTE. Petrini era fidanzato con la morte ma non era pronto a concedersi ancora. Troppe cose gli restavano da dire, altri libri da scrivere, tra cui uno proprio su Diego. L'ultimo, dedicato ancora a Moggi, Lucianone da Monticiano, è appena uscito, per Kaos, come tutti gli altri. Nel silenzio generale, come per tutti gli altri.
Lui continuava. Non era messo male come si credeva, anzi. Poi, la settimana scorsa, è arrivata una febbriciattola, che non preoccupava i medici. Invece, sabato 14 aprile è entrato in coma. Forse non ha fatto in tempo ad apprendere dell'ultima possibile conferma, il crollo di Piermario Morosini. Adriana glielo sussurrava, «Sai Carlo, c'è stato un altro morto, un ragazzo giovane», ma lui non reagiva più.
Però le stringeva la mano, gliel'ha stretta fino all'ultimo.
lettera43
2012-07-10 10:43:46
io l'intervista alle iene però l'avevo vista...
2012-07-10 10:53:13
E' un nome che ogni tanto gira nel sottobosco ed una storia interessante.


Difficilmente se ne parlerà in TV anche se mi sembra che qualcuno ci abbia provato, velatamente.
2012-07-10 12:12:02
io però il suo libro l'ho sentito nominare decine di volte e sul Guerin Sportivo, di cui sono un appassionato lettore, ha sempre ricevuto grande visibilità
2012-07-10 19:41:52
io l'intervista alle iene però l'avevo vista...

sul web?
2012-07-10 19:42:16
io però il suo libro l'ho sentito nominare decine di volte e sul Guerin Sportivo, di cui sono un appassionato lettore, ha sempre ricevuto grande visibilità

con tutto il rispetto per il Guerin Sportivo... mi sembra un po' poco xD
2012-07-10 19:53:40
carlo petrini,ho sentito interviste sue a radio24,su rai 3,bisognava cercare un pò nel sottofondo radiotelevisivo,ma è apparso in diverse circostanze,ma con le radio e le tv che pensano principalmente ai vari reality o cazzate varie è già tanto
2012-07-10 21:24:24
Se servisse per altre info
http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Petrini_%28calciatore%29
2012-07-11 11:20:42
mi ricordo che quando morì qualcuno aveva postato qui un link di una sua intervista che durava 2 ore.... ne avevo vista un bel pezzo ed era interessante, se qualcuno riuscisse a trovare il topic si potrebbe trovare anche il link
  • 1