Subpage under development, new version coming soon!
Subject: [UEFA Europa League] 2012-2013
non è che sparo a kaiser, è che lo juventino odia zeman perchè accusò la juve di aver fatto uso di farmaci illeciti e nonostante avesse perso giocando non ad armi pari è considerato un perdente, perchè quello che conta è vincere, non come
zeman? un perdente
come ha perso? contro chi? in modo onesto? pulito? non direi, ma non importa, perchè tanto si è vinto...
zeman? un perdente
come ha perso? contro chi? in modo onesto? pulito? non direi, ma non importa, perchè tanto si è vinto...
Spero che tu ti renda conto da solo che hai fatto un ragionamento deduttivo che non sta ne in cielo ne in terra....detto questo, non vorrei entrare pure nel merito del discorso zeman, delle sue accuse, di cosa si è scoperto (?) e tutto il resto
quanti sono i tifosi delle altre squadre che dicono che zeman è un perdente e quindi per questo non è un bravo allenatore?
non è che sto facendo una generalizzazione, dico che la media è questa, secondo me ha ragione pupe, e il fatto eclatante è che mezza italia tifi per una squadra che mai potrà vedere allo stadio (o magari una volta ogni 5 anni) solo perchè vince
o invertiamo, quanti juventini ti possono dire che pur non avendo vinto nulla è un bravo allenatore zeman? pochi, cioè la media è evidente che è questa, non sono io a dirlo, è l'intero juventus stadium che lo fischia e lo insulta, sono le cose che scrivete quasi tutti qua, è ovvio che ci siano persone fuori dal coro ma la media è un'altra, anche considerato che su sokker la media qi è più alta che al di fuori di questo sito, quindi immagino che fuori ci siano personaggi ancor più sanguigni, ancor più distanti da torino che però hanno quell'opinione su zeman
(edited)
non è che sto facendo una generalizzazione, dico che la media è questa, secondo me ha ragione pupe, e il fatto eclatante è che mezza italia tifi per una squadra che mai potrà vedere allo stadio (o magari una volta ogni 5 anni) solo perchè vince
o invertiamo, quanti juventini ti possono dire che pur non avendo vinto nulla è un bravo allenatore zeman? pochi, cioè la media è evidente che è questa, non sono io a dirlo, è l'intero juventus stadium che lo fischia e lo insulta, sono le cose che scrivete quasi tutti qua, è ovvio che ci siano persone fuori dal coro ma la media è un'altra, anche considerato che su sokker la media qi è più alta che al di fuori di questo sito, quindi immagino che fuori ci siano personaggi ancor più sanguigni, ancor più distanti da torino che però hanno quell'opinione su zeman
(edited)
Quindi non ti sfiora nemmeno la mente che per la maggior parte dei simpatizzanti per zeman, questi sia ben visto proprio perché ha fatto dellantijuventinita la sua bandiera
Anche Maifredi era bravissimo a fare un calcio champagne divertentissimo e fare 5 gol e prenderne 12, ma non aveva lo stesso appeal....come mai?
Anche Maifredi era bravissimo a fare un calcio champagne divertentissimo e fare 5 gol e prenderne 12, ma non aveva lo stesso appeal....come mai?
Guarda ne ero certo che rispondevi così, ma sai di essere un falso buonista sapendo di esserlo
È assolutamente da ipocriti dire una cosa del genere,
mi sono fermato qui...
È assolutamente da ipocriti dire una cosa del genere,
mi sono fermato qui...
Fosse per me farei fare a Zeman un contratto a vita con la Roma.
Che vinca o perda per me non ha la minima importanza; semplicemente mi piace il modo di concepire il senso di una partita di calcio. Che non abbia poi vinto nulla è anche il risultato di altre componenti e in particolare dal fatto che Zeman non ha mai allenato in una società formata ma sempre in società che tentavano di consolidarsi.
La Roma di Capello la tifavo, altrochè, ma giudicavo Capello dalla capacità di ottenere risultati perchè quello era il concetto di calcio di Capello.
La Juve è sempre stata il mio avversario calcistico preferito; e a furia di odiarla si impara a riconoscerne i pregi... e a invidiarle quella tigna assurda, quella sana ferocia, quella spietatezza sportiva che ne impregna tradizionalmente le partite: una squadra così o la tifi o la detesti non ci sono vie di mezzo; ci sono però forme differenti per detestare qualcuno. Il mio detestare la Juve passa attraverso il riconoscimento del suo valore. Quanto mi stava sulle scatole Nedved non potete nemmeno immaginarlo... ma che giocatore che era... e non ditemi che alla Lazio era lo stesso giocatore; Nedved diventò Nedved alla Juve e non credo,mi spiace per Zeman, che si possa ridurre tutto alla farmacia perchè è sempre stato così.
Paradossalmente Zeman vorrebbe dai suoi giocatori la stessa applicazione, la stessa ferocia, la stessa determinazione che caratterizza tradizionamente la Juve (per questo lavora bene soprattutto con chi ha fame, con i giovani, con i dimenticati o sottovalutati -tipo Cascione lo scorso anno). Se ci sono questi ingredienti si può anche vincere divertendo se stessi e il pubblico; se mancano si diverte solo il pubblico avversario.
Quello che della Juve non mi piace è il concepire il calcio esclusivamente come vittoria. Si trova in buona compagnia direi: il Manchester Utd di Ferguson, il Boca, il Liverpool anni '70-'80, la stessa Inter di Mourinho. Solo che la Juve è così sempre!
Ma il fatto che non piaccia a me non significa nulla; credo che se non si capisce che dalla Juve c'è molto da imparare per quanto riguarda la forza societaria, il modo di rispettare gerarchie e ruoli, il selezionare i giocatori valutandone il carattere in primo luogo, la capacità di trasformare i singoli in squadre ci si condannerà a perdere 3 volte su 4.
Perchè quella è concepita e costruita come una macchina da combattimento... e non c'è piacere maggiore del battere questo tipo di squadre
Che vinca o perda per me non ha la minima importanza; semplicemente mi piace il modo di concepire il senso di una partita di calcio. Che non abbia poi vinto nulla è anche il risultato di altre componenti e in particolare dal fatto che Zeman non ha mai allenato in una società formata ma sempre in società che tentavano di consolidarsi.
La Roma di Capello la tifavo, altrochè, ma giudicavo Capello dalla capacità di ottenere risultati perchè quello era il concetto di calcio di Capello.
La Juve è sempre stata il mio avversario calcistico preferito; e a furia di odiarla si impara a riconoscerne i pregi... e a invidiarle quella tigna assurda, quella sana ferocia, quella spietatezza sportiva che ne impregna tradizionalmente le partite: una squadra così o la tifi o la detesti non ci sono vie di mezzo; ci sono però forme differenti per detestare qualcuno. Il mio detestare la Juve passa attraverso il riconoscimento del suo valore. Quanto mi stava sulle scatole Nedved non potete nemmeno immaginarlo... ma che giocatore che era... e non ditemi che alla Lazio era lo stesso giocatore; Nedved diventò Nedved alla Juve e non credo,mi spiace per Zeman, che si possa ridurre tutto alla farmacia perchè è sempre stato così.
Paradossalmente Zeman vorrebbe dai suoi giocatori la stessa applicazione, la stessa ferocia, la stessa determinazione che caratterizza tradizionamente la Juve (per questo lavora bene soprattutto con chi ha fame, con i giovani, con i dimenticati o sottovalutati -tipo Cascione lo scorso anno). Se ci sono questi ingredienti si può anche vincere divertendo se stessi e il pubblico; se mancano si diverte solo il pubblico avversario.
Quello che della Juve non mi piace è il concepire il calcio esclusivamente come vittoria. Si trova in buona compagnia direi: il Manchester Utd di Ferguson, il Boca, il Liverpool anni '70-'80, la stessa Inter di Mourinho. Solo che la Juve è così sempre!
Ma il fatto che non piaccia a me non significa nulla; credo che se non si capisce che dalla Juve c'è molto da imparare per quanto riguarda la forza societaria, il modo di rispettare gerarchie e ruoli, il selezionare i giocatori valutandone il carattere in primo luogo, la capacità di trasformare i singoli in squadre ci si condannerà a perdere 3 volte su 4.
Perchè quella è concepita e costruita come una macchina da combattimento... e non c'è piacere maggiore del battere questo tipo di squadre
Che vinca o perda per me non ha la minima importanza; semplicemente mi piace il modo di concepire il senso di una partita di calcio.
Concepire il calcio va bene, puo' essere apprezzabile la filosofia zemaniana e il suo modo di vedere il calcio. Ma da un allenatore mi aspetto tattica, capacita' di leggere l'avversario, adeguare il proprio modulo al bisogno del momento, attenzione ad entrambe le fasi, difensiva ed offensivam capacita' di gestione dell'ambiente.
Tutte doti che Zeman non ha.
Concepire il calcio va bene, puo' essere apprezzabile la filosofia zemaniana e il suo modo di vedere il calcio. Ma da un allenatore mi aspetto tattica, capacita' di leggere l'avversario, adeguare il proprio modulo al bisogno del momento, attenzione ad entrambe le fasi, difensiva ed offensivam capacita' di gestione dell'ambiente.
Tutte doti che Zeman non ha.
ora siamo totalmente OT :)
1) Se dai tutto te stesso giochi bene il 433
2) Se giochi bene il 433 probabilmente fai più gol dell'avversario, vinci e tutti vanno a casa contenti
3) Se l'avversario gioca meglio di te perdi
4) Se non dai tutto te stesso giochi male il 433
5) Se giochi male il 433 probabilmente fai meno gol dell'avversario, perdi e tutti ti sfregiano la macchina
corollario: naturalmente la Juve si droga :)
questo è Zeman...(si può amare Zeman a prescindere dal corollario)
(edited)
1) Se dai tutto te stesso giochi bene il 433
2) Se giochi bene il 433 probabilmente fai più gol dell'avversario, vinci e tutti vanno a casa contenti
3) Se l'avversario gioca meglio di te perdi
4) Se non dai tutto te stesso giochi male il 433
5) Se giochi male il 433 probabilmente fai meno gol dell'avversario, perdi e tutti ti sfregiano la macchina
corollario: naturalmente la Juve si droga :)
questo è Zeman...(si può amare Zeman a prescindere dal corollario)
(edited)
Boh, paradossalmente siamo arrivati alla pomposa agiografia di una società di calcio.
Paradossalmente Zeman vorrebbe dai suoi giocatori la stessa applicazione, la stessa ferocia, la stessa determinazione che caratterizza tradizionamente la Juve (per questo lavora bene soprattutto con chi ha fame, con i giovani, con i dimenticati o sottovalutati -tipo Cascione lo scorso anno). Se ci sono questi ingredienti si può anche vincere divertendo se stessi e il pubblico; se mancano si diverte solo il pubblico avversario.
No, perdindirindina. Fattene una ragione.
Una delle prime regole degli allenatori, ma anche dell'educazione è: difendi la tua squadra in pubblico e criticala dentro lo spogliatoio.
Zeman ha sempre fatto i cazzi suoi.Finché allena gli sconosciuti, questo difetto (enorme) fa pochi danni. Quando ha in squadra gente forte, con personalità, distrugge lo spogliatoio dopo poco.
Infatti le cose migliori le ha fatte vedere in categorie basse.
Zeman non sa gestire uno spogliatoio. Anzi, Zeman non sa gestirSI con i media, e di conseguenza con lo spogliatoio.
Questo ne ha fatto a certi livelli un allenatore da pochi mesi e via.
Io non dico di avere la smania delle statistiche degli anglosassoni. Ma qui siamo al romanzo di un'idea di calcio. Siamo a giustificare un mediocre semplicemente perché si è fiondato in un nervo scoperto della società italiana.
No, perdindirindina. Fattene una ragione.
Una delle prime regole degli allenatori, ma anche dell'educazione è: difendi la tua squadra in pubblico e criticala dentro lo spogliatoio.
Zeman ha sempre fatto i cazzi suoi.Finché allena gli sconosciuti, questo difetto (enorme) fa pochi danni. Quando ha in squadra gente forte, con personalità, distrugge lo spogliatoio dopo poco.
Infatti le cose migliori le ha fatte vedere in categorie basse.
Zeman non sa gestire uno spogliatoio. Anzi, Zeman non sa gestirSI con i media, e di conseguenza con lo spogliatoio.
Questo ne ha fatto a certi livelli un allenatore da pochi mesi e via.
Io non dico di avere la smania delle statistiche degli anglosassoni. Ma qui siamo al romanzo di un'idea di calcio. Siamo a giustificare un mediocre semplicemente perché si è fiondato in un nervo scoperto della società italiana.
Una delle prime regole degli allenatori, ma anche dell'educazione è: difendi la tua squadra in pubblico e criticala dentro lo spogliatoio.
dipende, se non vedi altra soluzione puoi provare con lo shock; alla Roma c'è, incancrenita da anni, una situazione indisciplinare diffusa.
Che Zeman poi sia uno sfasciafamiglie non mi risulta... la gran parte dei suoi allievi non ne parla in questi termini.
dipende, se non vedi altra soluzione puoi provare con lo shock; alla Roma c'è, incancrenita da anni, una situazione indisciplinare diffusa.
Che Zeman poi sia uno sfasciafamiglie non mi risulta... la gran parte dei suoi allievi non ne parla in questi termini.
Molto famosa è la conferenza stampa[19] cui presenziò il 10 marzo 1998 a Monaco di Baviera
Il 30/06/98 Giovanni Trapattoni conclude la sua esperienza al Bayern.
(edited)
Il 30/06/98 Giovanni Trapattoni conclude la sua esperienza al Bayern.
(edited)
lo shock non funzionò... a testimonianza del fatto che si tratta di un'ultima risorsa.
Vediamo invece un allenatore agli antipodi rispetto a Zeman come si comporta in situazioni difficili e con giocatori di personalità che lo ostacolano... a me pare non molto diversamente
Tredici partite alla guida dell'Atalanta gli erano bastate. Tre vittorie, quattro pareggi e sei sconfitte: tredici punti, quindi. Che non sono nemmeno male per una squadra che lottava per non retrocedere. La luna di miele tra Antonio Conte e l'ambiente nerazzurro era però durata poco: focoso lui, focosi i tifosi. Avrebbero potuto andare d'amore e d'accordo, invece furono scintille e non tutte positive. «Quell'esperienza è stata comunque utile - avrebbe poi raccontato lui -. Sono stati mesi importanti e significativi: sono maturato, mettiamola così». Un processo durato tredici partite. Poi, dopo avere perso in casa contro il Napoli nella prima gara del 2010, le dimissioni che avevano fatto seguito a un pomeriggio di quelli che ogni tanto rendono celebre (negativamente) l'Italia del pallone: contestazione da parte del pubblico, Conte che non si tira indietro e risponde per le rime fin da dentro il campo, quindi un confronto aspro con la squadra e con lo stesso tecnico. Arrivarono anche parole grosse e - dicono - qualche spintone. Il 7 gennaio Conte si dimise e il presidente Ruggeri lo salutò così: «Contro il Napoli non abbiamo perso solo una partita, ma anche la faccia. Spero di non avere perso anche qualche tifoso, perché la gente è il nostro patrimonio».
Stagione 2009-10, allora. Conte ha appena riportato il Bari in serie A decidendo poi di non rimanere in Puglia: l'Atalanta si affida ad Angelo Gregucci, ma il 21 settembre il presidente Ruggeri decide per un cambio di panchina e si rivolge all'ex centrocampista della Juventus. A digiuno di massima serie nelle vesti di tecnico, ma già da molti considerato degno delle luci della ribalta. Come spesso capita, pur nella difficoltà dell'impresa, all'inizio furono rose e fiori: «Bergamo è il posto giusto - disse l'attuale allenatore della Juventus -. C'è tutto per fare bene: buoni giocatori, grande pubblico, ottimo vivaio e un centro sportivo d'eccellenza». Avanti, allora. Salvo poi rendersi conto strada facendo che qualche bastone tra le ruote cominciava a esserci. La cronaca dice che i rapporti tra Conte, Cristiano Doni e alcuni senatori si deteriorarono molto in fretta. Ed è facile intuire per chi parteggiassero i tifosi. «In quel momento non ero l'uomo giusto per l'Atalanta - racconterà poi Conte -. Personalmente sono stato molto onesto a capire che non c'era tempo per portare avanti il mio progetto e che le cose sarebbero andate a finire male: tutta la colpa sarebbe ricaduta su di me e non mi pareva giusto. Quello che mi lascia tranquillo è che quando lavoro come dico io, quando i giocatori mi appoggiano nella mia idea di gioco e la società tutela il progetto, le cose hanno maggiori possibilità di andare bene. Ho preferito dimettermi rinunciando anche a tanti soldi, ma alcune situazioni erano in conflitto con le mie idee».
A Torino, casa Juventus, le sue idee sono invece tutelate e comunque tenute in massimo conto: «Con la società il confronto è quotidiano, andiamo d'amore e d'accordo». Anche perché ci sono i risultati e a quel punto diventa tutto più facile. Sabato sera, in occasione di Atalanta-Juventus, sarà poi curioso verificare - adesso che Doni «non è più uno di noi», come recitava uno striscione esposto pochi giorni fa - quale tipo di accoglienza gli riserverà lo stadio Atleti Azzurri d'Italia. Lo scorso anno, quando Conte sedeva sulla panchina del Siena, filò tutto liscio e vinse l'educazione: «È giusto pensare al calcio giocato e basta», disse lui. Con Doni non si è lasciato bene («è presuntuoso», disse all'epoca il capitano nerazzurro: «pensi a giocare e non a fare il dio in terra», rispose il tecnico), Ruggeri non è più il presidente e comunque nel frattempo di cose ne sono successe davvero parecchie. In due anni l'Atalanta ha fatto in tempo a retrocedere (con Mutti, che aveva preso il posto di Conte) e a tornare in A, mentre Conte si è preso la Signora dopo avere festeggiato la promozione con il Siena. Entrambi hanno trovato la strada che cercavano: l'unico a essersi perso è il capitano nerazzurro di allora.
Vediamo invece un allenatore agli antipodi rispetto a Zeman come si comporta in situazioni difficili e con giocatori di personalità che lo ostacolano... a me pare non molto diversamente
Tredici partite alla guida dell'Atalanta gli erano bastate. Tre vittorie, quattro pareggi e sei sconfitte: tredici punti, quindi. Che non sono nemmeno male per una squadra che lottava per non retrocedere. La luna di miele tra Antonio Conte e l'ambiente nerazzurro era però durata poco: focoso lui, focosi i tifosi. Avrebbero potuto andare d'amore e d'accordo, invece furono scintille e non tutte positive. «Quell'esperienza è stata comunque utile - avrebbe poi raccontato lui -. Sono stati mesi importanti e significativi: sono maturato, mettiamola così». Un processo durato tredici partite. Poi, dopo avere perso in casa contro il Napoli nella prima gara del 2010, le dimissioni che avevano fatto seguito a un pomeriggio di quelli che ogni tanto rendono celebre (negativamente) l'Italia del pallone: contestazione da parte del pubblico, Conte che non si tira indietro e risponde per le rime fin da dentro il campo, quindi un confronto aspro con la squadra e con lo stesso tecnico. Arrivarono anche parole grosse e - dicono - qualche spintone. Il 7 gennaio Conte si dimise e il presidente Ruggeri lo salutò così: «Contro il Napoli non abbiamo perso solo una partita, ma anche la faccia. Spero di non avere perso anche qualche tifoso, perché la gente è il nostro patrimonio».
Stagione 2009-10, allora. Conte ha appena riportato il Bari in serie A decidendo poi di non rimanere in Puglia: l'Atalanta si affida ad Angelo Gregucci, ma il 21 settembre il presidente Ruggeri decide per un cambio di panchina e si rivolge all'ex centrocampista della Juventus. A digiuno di massima serie nelle vesti di tecnico, ma già da molti considerato degno delle luci della ribalta. Come spesso capita, pur nella difficoltà dell'impresa, all'inizio furono rose e fiori: «Bergamo è il posto giusto - disse l'attuale allenatore della Juventus -. C'è tutto per fare bene: buoni giocatori, grande pubblico, ottimo vivaio e un centro sportivo d'eccellenza». Avanti, allora. Salvo poi rendersi conto strada facendo che qualche bastone tra le ruote cominciava a esserci. La cronaca dice che i rapporti tra Conte, Cristiano Doni e alcuni senatori si deteriorarono molto in fretta. Ed è facile intuire per chi parteggiassero i tifosi. «In quel momento non ero l'uomo giusto per l'Atalanta - racconterà poi Conte -. Personalmente sono stato molto onesto a capire che non c'era tempo per portare avanti il mio progetto e che le cose sarebbero andate a finire male: tutta la colpa sarebbe ricaduta su di me e non mi pareva giusto. Quello che mi lascia tranquillo è che quando lavoro come dico io, quando i giocatori mi appoggiano nella mia idea di gioco e la società tutela il progetto, le cose hanno maggiori possibilità di andare bene. Ho preferito dimettermi rinunciando anche a tanti soldi, ma alcune situazioni erano in conflitto con le mie idee».
A Torino, casa Juventus, le sue idee sono invece tutelate e comunque tenute in massimo conto: «Con la società il confronto è quotidiano, andiamo d'amore e d'accordo». Anche perché ci sono i risultati e a quel punto diventa tutto più facile. Sabato sera, in occasione di Atalanta-Juventus, sarà poi curioso verificare - adesso che Doni «non è più uno di noi», come recitava uno striscione esposto pochi giorni fa - quale tipo di accoglienza gli riserverà lo stadio Atleti Azzurri d'Italia. Lo scorso anno, quando Conte sedeva sulla panchina del Siena, filò tutto liscio e vinse l'educazione: «È giusto pensare al calcio giocato e basta», disse lui. Con Doni non si è lasciato bene («è presuntuoso», disse all'epoca il capitano nerazzurro: «pensi a giocare e non a fare il dio in terra», rispose il tecnico), Ruggeri non è più il presidente e comunque nel frattempo di cose ne sono successe davvero parecchie. In due anni l'Atalanta ha fatto in tempo a retrocedere (con Mutti, che aveva preso il posto di Conte) e a tornare in A, mentre Conte si è preso la Signora dopo avere festeggiato la promozione con il Siena. Entrambi hanno trovato la strada che cercavano: l'unico a essersi perso è il capitano nerazzurro di allora.
che stufo che sono di cassano.....spero proprio che arrivi icardi andava fino in porta altro che 2 all' ora...
che bravo alvarez,bisogna dargli continuità....vorrei una squadra giovane con gente che corre il prossimo anno,