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Subject: X la triste serie "Il muro di gomma"

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2012-08-04 18:33:48
karlacci to All
non ci sono solo ustica, piazza fontana, ecc ecc

ci sono anche altre storie tristi, mai raccontante e che tentano di insabbiare

abbiate la pazienza di leggere (spero di trovare la seconda parte dell'articolo)

Due finanzieri ammazzati dallo Stato italiano (parte prima)

- Gianni Lannes- 26 luglio 2012- La verità è prigioniera di un silenzio assordante. Due marzo 1994: serata di stelle lucenti e di vento che accarezza le nuvole sommerse. «Volpe 132 a Elmas, mi sentite? Passo». «Avanti Volpe 132, vi sentiamo forte e chiaro. Qual è la vostra posizione?». «Sorvoliamo Capo Carbonara, fra qualche istante saremo sull’obiettivo a Capo Ferrato». «Volpe 132, quale obiettivo?». «Volpe 132, mi sentite? Passo. Volpe 132, mi sentite? Qual è la vostra posizione?». Alle ore 19.15 l’elicottero – in missione perlustrativa – mantiene l’ultimo contatto radio; alle 19.18 scompare dagli schermi radar. Per oltre 40 minuti c’è un silenzio ingiustificato della base operativa delle Fiamme Gialle di Cagliari. L’Agusta A 109 decolla dalla base aerea di Elmas alle ore 18,44. Dopo circa 25 minuti, il velivolo, nel rispetto del piano di volo, compie una virata di avvistamento a 360 gradi contattando la centrale operativa e riferendo di aver individuato una nave sospetta, possibile obiettivo. Le condizioni meteomarine sono buone; il supporto via mare è fornito dalla motovedetta “Colombina”. Dopo Serpentara la “G. 63” stranamente cambia rotta per puntare su Capo Ferrato. Gli uomini della motovedetta inizialmente dichiarano di aver perso l’elicottero su Serpentara, salvo poi confermare quel che i tracciati testimoniano inequivocabilmente. Quando sparisce dal radar l’elicottero è proprio sulla motovedetta, così basso che ne leggono le insegne, ma poi ognuno prosegue per conto suo. Fatto sta che l’elicottero scompare, non vengono mai recuperati i corpi dei piloti – Gianfranco Deriu (41 anni) e Fabrizio Sedda (28 anni) – né il relitto, a parte alcuni rottami sospetti. L’inchiesta della Procura della Repubblica di Cagliari – archiviata e riaperta a più riprese – affidata al magistrato Guido Pani, è ancora in corso, ma sembra impantanata in un vicolo cieco, nonostante le schiaccianti evidenze e i depistaggi dei servizi segreti nostrani (alla voce ex Sismi). Le indagini del G.I Mauro Mura e del P.M. Guido Pani, vertono sull’accusa di “disastro aviatorio” e di “omicidio colposo plurimo”. Le perizie effettuate dai carabinieri del Ris subiscono però diversi rallentamenti nel corso delle indagini, per accertare se sui rottami del velivolo ci fossero tracce di esplosivo. «La risposta del Ris non è mai arrivata», dichiara Carmelo Fenudi, l’avvocato delle parti civili Deriu e Sedda. «L’accertamento se ci fosse stata traccia di esplosivo o di altro materiale che potesse far pensare all’abbattimento dell’elicottero sarebbe stata importante per trasformare l’accusa da omicidio colposo plurimo a duplice omicidio volontario, che prevede l’ergastolo e l’imprescrittibilità del reato – puntualizza il legale – Da parte del Ris sono arrivate solo due richieste di proroghe di 30 giorni: la prima avvenuta il 19 maggio 2005 e la seconda il 18 agosto dello stesso anno. Appare pertanto non giustificata una richiesta di archiviazione fondata sul fatto che, ancora oggi, la consulenza tecnica non sia stata ancora espletata e depositata».

Insabbiamento e oblìo – Dopo appena 18 anni la magistratura è venuta a capo di un bel niente. Sul fronte governativo, a tutt’oggi, due interrogazioni parlamentari ben documentate, non hanno ricevuto alcuna risposta: dalla quattordicesima legislatura alla quindicesima nessuna spiegazione della scomparsa di due integerrimi servitori dello Stato tricolore, a caccia di trafficanti bellici. Infine nella sedicesima è scattato l’oblio totale. La prima richiesta di urgenti chiarimenti (atto parlamentare numero 4-08574) è stata indirizzata il 20 gennaio 2004 da Giovanni Russo Spena (Rifondazione Comunista), ai ministri della Difesa e della Giustizia. «Il maresciallo Gianfranco Deriu e il brigadiere Fabrizio Sedda, morirono precipitando in mare, per cause mai rivelate, a bordo dell’elicottero Agusta A 109 “Volpe 132”. L’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Cagliari non è mai stata chiusa. Formalmente, quindi, è ancora in corso, ma in realtà nulla si muove – scrive Russo Spena – Nel 2001 i familiari dei piloti, tramite l’avvocato Carmelino Fenudi, chiesero al pm guido Pani una perizia sui frammenti del velivolo ritrovati in mare. Esami necessari per capire se quel metallo era stato devastato da un’esplosione interna, dallo scoppio di un missile che poteva aver centrato “Volpe 132” oppure dall’impatto con la superficie dell’acqua in seguito ad un guasto tecnico». L’avvocato Fenudi ormai non ha più dubbi: «La perizia è indispensabile per avvicinarsi alla verità, per capire se su quei pezzi ci sono tracce di esplosivo, ma anche un atto che, a quanto ci risulta, non è mai stato effettuato». In mezzo un assordante silenzio istituzionale, un muro di gomma impenetrabile di chi, ai vertici dello Stato sa, ma tace; un’omertà totale da parte di chi detiene il potere nella Repubblica italiana. Un chiaro caso di giustizia negata, come sostengono le famiglie Deriu e Sedda. Anche il senatore Mauro Bulgarelli (Verdi) si è occupato del caso. Infatti il 17 maggio 2004 ha presentato invano (l’iter è tuttora in corso) – al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e ai ministri della Difesa e dell’Interno – un’interrogazione a risposta scritta (numero 4-10046). L’atto parla chiaro, ma ha procurato non pochi imbarazzi addirittura a due governi di orientamenti politici opposti; tant’è che a distanza di alcuni lustri, nessuna autorità – tantomeno il Comando generale della Guardia di Finanza – si è preso la briga di fornire delucidazioni. Aveva annotato Bulgarelli: «Un testimone ha rivelato che nella rada di Feraxi, la sera del 2 marzo c’era una nave, la Lucina che avrebbe preso rapidamente il largo dopo l’incidente. Si tratterebbe quindi del mercantile che, 5 mesi dopo si trasformò nel teatro di un’orrenda mattanza e un processo troppo sbrigativo e superficiale ha attribuito le responsabilità agli integralisti islamici del Gia. Un ex gladiatore del Sid, Nino Arconte di Cabras, ha rivelato che su quella nave si sarebbe dovuto imbarcare un ex agente segreto, un certo Tano Giacomina di Oristano che solo un contrattempo lo salvò. Morirà poi misteriosamente a Capo Verde nel 1998». Bulgarelli al presidente Berlusconi e ai ministri della Difesa Martino e dell’Interno Pisanu aveva domandato «se il Governo disponga di informazioni circa un’eventuale perizia tesa a verificare se i nastri della comunicazione radio tra Deriu e Sedda ed Elmas che si interrompono siano stati manipolati; ed inoltre di quali informazioni il Governo disponga relativamente alla reale natura (equipaggio, carico, ruolo) della nave che ha rapidamente preso il largo dopo la tragedia». Le indagini sull’elicottero scomparso si orientano sull’incidente, ma una mezza dozzina di testimoni si fanno avanti; e le loro dichiarazioni coincidono tutte. Un agricoltore, Giovanni Utzeri, sostiene di aver sentito volteggiare un elicottero intorno alle 19 sulla baia di Feraxi, poi un forte boato, mentre Luigi Marini, che sta pescando in quell’area e Antonio Cuccu che attraversa la costa, vedono l’elicottero rovesciarsi ed avvertono una forte esplosione. Il tutto lontano da Serpentara, a Capo Ferrato: nella zona dove navigava la “Colombina”. In seguito l’Istituto idrogeologico di Genova individua il probabile punto di impatto nei pressi del luogo indicato dai testimoni, dei quali peraltro non conosce le dichiarazioni. Nel febbraio 1996 l’inchiesta viene archiviata: senza il relitto tutto è più difficile. Ma i coriacei familiari dei due piloti non si arrendono, insistono e si continua, per modo di dire, a indagare. Nel novembre 1999 i sommozzatori della Marina cercano ma non trovano niente. Il 17 giugno 2002 il pm chiede per la seconda volta l’archiviazione; nel febbraio dello stesso anno la Procura militare aveva gettato la spugna. Scrive Bulgarelli nell’atto parlamentare inevaso: «Stupisce che dopo tanti anni non sia ancora stato recuperato alcun tracciato radar dell’elicottero ed è incredibile che i radar della base militare di Capo San Lorenzo fossero tutti in disattivati. Oltretutto non è stato accertato in via definitiva se quella sera fossero in corso esercitazioni militari con lancio di missili. Alcuni testimoni hanno visto “Volpe 132” sorvolare una nave porta-container ferma per tre giorni in rada a Feraxi. Di quali informazioni il Governo dispone relativamente alla reale natura (equipaggio, carico, ruolo) della nave che rapidamente prese il largo dopo la tragedia?». Un fatto sembra certo. La “Colombina” G. 63 (la motovedetta) gettò l’ancora al largo dell’isola di Serpentara, a sud di Capo Ferrato. Questi erano gli ordini del tenente colonnello Antonio Bolacchi e del tenente Tonino Cossa. I due elicotteristi, invece, proseguirono. Per quale ragione? Cosa cercavano? Allo stato attuale dell’inchiesta non è possibile escludere che siano stati abbattuti da un missile. «Da tempo abbiamo chiesto ai magistrati – rivela il legale Carmelino Fenudi – una perizia per capire se il metallo sia stato devastato da un’esplosione interna o da un missile. A tutt’oggi non è stata ancora fatta un’analisi di laboratorio dei rottami ripescati. Il pm ha disposto una consulenza a Torino, ma i risultati ancora non si sono visti». Peppino Sedda, fratello di uno dei due elicotteristi, racconta e ci mostra una lettera anonima in cui si sostiene che «“Volpe 132” sarebbe stato abbattuto perché i due militari si rifiutarono di interrompere la caccia a una nave che trasportava armi». Altre anomalie: il 26 marzo ‘94 da un hangar della Wind Air (una società di copertura dei servizi segreti) di Oristano viene rubato un elicottero identico a quello precipitato. Poche settimane dopo, viene ritrovato in un deposito a Quartu Sant’Elena parzialmente smontato. Ai familiari dei finanzieri è venuto il sospetto che i pezzi mancanti potessero stati gettati in mare per depistare le indagini, per sostituire i rottami veri. In un’interrogazione parlamentare più recente, a risposta in commissione (numero 5-05297 dell’8 settembre 2011), presentata da Caterina Pes è scritto che «Si è anche supposto che si volesse utilizzare parte della strumentazione dell’elicottero di Oristano per intossicare le indagini su Volpe 132, facendo spostare le ricerche lontano da Capo Ferrato dove tre testimoni hanno visto esplodere in cielo l’elicottero della Finanza; dell’elicottero A-109 sparito dal capannone di Oristano, era gestito dalla società Wind Air srl, la cui identità è sempre stata ambigua così come ambigua è sempre stata l'identità del rappresentante legale Costantino Polo che, stando ai documenti camerali ufficiali ha tre date e tre luoghi di nascita diversi, nonché residenze molto dubbie – l’onorevole sarda ipotizza che – la Wind Air srl sia una società di copertura dei servizi segreti; la novità emerge dall'analisi di alcuni documenti dell’Agenzia del demanio, dai quali risulterebbe che tra gli immobili del patrimonio indisponibile dello Stato vi sia un'unità in via della tribuna di Campitelli al numero 23 il cui codice della scheda e il codice cespite corrisponde con lo stabile dove aveva sede legale la società Wind Air srl; a fianco a questo immobile vi è un altro immobile del quale vengono indicati il valore catastale e l'amministrazione che lo gestisce (il Ministero dell’interno), dati che non vengono invece indicati per l'unità di via della tribuna di Campitelli al numero 23, per il quale si specifica solo l'uso governativo; ad avvolgere ulteriormente nel mistero la società Wind Air srl vi è lo spostamento della sede a Nuoro, in un indirizzo inesistente». A suo tempo erano già stati richiesti accertamenti giudiziari, ma senza esito. Il primo ministro Monti Mario, delegato a rispondere, non ha ancora fornito uno straccio di spiegazione.

Prove di guerra – Negli atti a seguito della richiesta di archiviazione (17 giugno 2002) è contenuta una relazione datata 16 marzo 2000, redatta dalla sezione della Polizia giudiziaria: a pagina 8 si afferma che «il giorno della scomparsa dell’elicottero erano in corso esercitazioni militari con lancio di missili». Effettivamente dalla lettura delle ordinanze dell’Ufficio Circondariale marittimo di Arbatax (n. 01/’94 e n. 02/’94) relative ai mesi febbraio e marzo, era possibile evincere che il giorno 2 marzo 1994 era stata interdetta la navigazione dalle ore 8 alle ore 17,30, da Capo Monte Santo a capo Ferrato, in quanto dovevano essere effettuate «esercitazioni militari con lancio di missili e razzi». In questa relazione giudiziaria si dà atto che le zone interdette alla navigazione, chiamate in codice “Alfa e “Delta”, racchiudono le coordinate riferite all’area marina in cui vennero rinvenuti i frammenti di Volpe 132. Inspiegabilmente, il pm Guido Pani non ne ha tenuto debito conto. Inoltre, nella richiesta di riapertura indagini (29 luglio 2003) sottoscritta dall’avvocato Fenudi si fa riferimento ad una misteriosa nave notata dai testimoni oculari Giovanni e Paolo Utzeri, Antonio e Giampiero Cuccu, Enrico Boi, Luigi Marini. Un altro testimone della caduta dell’elicottero Volpe 132, il pastore Giuseppe Zuncheddu, ha dichiarato agli inquirenti di avere ricevuto a Burcei, la visita di un colonnello dei carabinieri che, a bordo di un elicottero, è atterrato in prossimità del suo ovile e lo ha interrogato personalmente su cosa avesse visto quel 2 marzo 1994. Zuncheddu era un testimone ancora sconosciuto alla Procura ed è apparso strano che, senza avvertire la magistratura, un ufficiale dell’Arma sia andato a casa di un pastore quando avrebbe potuto convocarlo in caserma. Per ordine di chi? La testimonianza del pastore indica la rotta dell’elicottero. Secondo quanto visto da Zuncheddu, infatti, il velivolo Volpe 132 ha sorvolato ad una certa quota il massiccio dei Sette Fratelli e il canalone di Campuomu. Quindi l’elicottero non si trovava in una zona d’ombra invisibile ai radar: infatti, a sud della costa non si ergono montagne.
2012-08-05 00:06:04
bruttissima storia.
2012-08-05 10:36:03
nemmeno io la conoscevo......... per far capire come è manovrata l'informazione e come sia prassi insabbiare le cose scabrose..........
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