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Subject: Ucciso ambasciatore americano in Libia
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/09/14/Manifestanti-irrompono-ambasciata-Germania-Sudan_7474605.html
Stati Uniti evacuano due ambasciate
Via lo staff americano dalle sedi di Tunisi e del Sudan. Studenti in piazza a Kabul
NEW YORK - Gli Stati Uniti evacuano le ambasciate di Tunisi e Khartoum, ordinando alle famiglie e al personale non essenziale di abbandonarle. E ai cittadini americani chiedono di lasciare la Tunisia su voli di linea e comunque sconsigliano di viaggiare in quel Paese e in Sudan.
L'allarme del Dipartimento di Stato arriva in una giornata di calma relativa nei paesi della primavera araba dopo le proteste violente dei giorni scorsi nei confronti del film anti-islam. Agitazioni che metteranno alla prova la diplomazia americana e il presidente Barack Obama.
L'amministrazione - secondo indiscrezioni riportate dalla stampa - ritiene che "le proteste violente nei paesi musulmani possano presagire a una crisi prolungata con conseguenze diplomatiche e politiche imprevedibili". La tensione si evince dall'allerta del Dipartimento di Stato. "Tutto il personale non di emergenza del governo americano in Tunisia deve partire in seguito agli attacchi all'ambasciata di Tunisi" si legge in una nota.
Famiglie e personale non essenziale devono lasciare anche Khartoum. Agli americani, in via generale, è sconsigliato di viaggiare in Tunisia e in Sudan. Per Obama le proteste sono la più seria crisi di politica estera della stagione elettorale e secondo gli analisti alimenteranno le domande sui suoi principi politici in Medio Oriente, agitando dubbi sulla gestione della primavera araba e sull'adeguatezza della risposta dell'amministrazione ai timori sulla sicurezza. Secondo alcuni osservatori Obama non è riuscito a trovare il giusto equilibrio fra appoggiare la democrazia nel mondo musulmano e salvaguardare gli interessi americani in una regione strategica, il Medio oriente, dove i governi autoritari sono stati sostituiti da partiti pro-Islam, alcuni dei quali nemici degli Stati Uniti. L'amministrazione respinge le critiche, mettendo in evidenza come Obama sia riuscito a migliorare la posizione americana nel mondo musulmano. "Abbiamo compiuto molta strada nel dimostrare che gli Stati Uniti non sono in guerra con l'Islam" afferma Benjamin Rhodes, consigliere per la sicurezza nazionale. "E' chiaro che restano sfide in parte del mondo arabo".
STUDENTI IN PIAZZA A KABUL - Circa 1.500 studenti sono scesi in piazza oggi a Kabul per protestare contro il film anti-Islam, dopo che ieri manifestazioni pacifiche si erano svolte nell'est dell'Afghanistan. Lo riferisce la polizia. I dimostranti si sono radunati per un'ora presso l'università di Kabul, gridando slogan come "Morte all'America". La protesta si è conclusa senza incidenti.
AL QAIDA URLA,UCCIDETE DIPLOMATICI USA
di Rossella Benevenia
"Continuate le proteste, attaccate e incendiate le ambasciate americane, uccidete i diplomatici Usa": il giorno dopo il 'venerdi' della rabbia islamicà che ha riempito le piazze di gran parte delle capitali musulmane dal Nord Africa al Sud Est Asiatico, al Qaida nella Penisola arabica (Aqap) si fa portavoce dell'organizzazione terroristica creata da Osama bin Laden. E scaglia nuovi rabbiosi incitamenti alla violenza, "giusta reazione" all'offensivo film su Maometto messo su Youtube una settimana fa e definito "ennesimo capitolo" della "guerra dei crociati" contro l'islam.
"Chiunque si avvicini ad ambasciatori o emissari dell'America deve seguire l'esempio dei discendenti (libici) di Omar al Mukhtar, che hanno ammazzato (a Bengasi) l'ambasciatore americano", afferma il comunicato di Al Qaida nella Penisola Arabica. E aggiunge che l'eliminazione delle ambasciate e dei consolati deve "essere un passo verso la liberazione dei Paesi musulmani dall'egemonia e dall'arroganza americane". Il citato Omar al Mukhtar (1861-1931), libico, soprannominato 'il leone del deserto', religioso e guerrigliero, guidò la resistenza anticoloniale contro l'Italia ed è per la Libia un eroe nazionale.
L'allarme resta dunque altissimo, anche se oggi non è stata segnalata alcuna protesta islamica di rilievo nelle capitali arabe. Manifestazioni con centinaia di persone nelle strade in Indonesia, il Paese musulmano più popolato al mondo, e in Australia si sono svolte nella calma. Per contro la protesta islamica anti-Usa oggi è scesa in piazza a Parigi e Anversa: sia la polizia francese che quella belga, a seguito di scontri, hanno fermato un centinaio di persone. Oltre ad Al-Qaida nella Penisola Arabica, anche gli integralisti islamici somali e i talebani pachistani oggi hanno diffuso appelli che incitano ad attaccare edifici e installazioni americane nel mondo.
Già la notte scorsa i talebani afghani hanno attaccato la base dove da qualche giorno tra i soldati britannici è in servizio il principe Harry. Il rampollo della casa reale è rimasto illeso ma sono stati uccisi due soldati Usa. La volontà sempre più chiaramente espressa sembra essere quella di 'mondializzare' il più possibile la "guerra ai crociati", trasformando in pretesto ogni più o meno discutibile evento. Aqap ha messo in rete oggi anche un altro comunicato: il sanguinoso assalto al consolato statunitense a Bengasi, afferma, non è solo la conseguenza del film blasfemo girato negli Stati Uniti, ma anche della morte del numero 2 della rete terroristica, Abu Yahya al-Libi, ucciso in giugno da un drone americano in Pakistan.
Ipotesi plausibile, secondo gli osservatori, se si crede - come ha dichiarato oggi il presidente dell'Assemblea nazionale libica Mohamed al-Megaryef - al fatto che il mortale attacco di martedì notte a Bengasi era stato "pianificato" da tempo ed é stato portato a termine meticolosamente. La doppia uscita su Internet di Al Qaida nella Penisola Arabica, organizzazione che ha la sua base nello Yemen, sembra peraltro aver sortito nell'immediato più un effetto a livello di governi che di piazza. Sia il Parlamento yemenita che il governo del Sudan hanno infatti respinto la richiesta, fatta da Washington, di inviare altri marines a Sanaa e a Khartoum per proteggere le sue sedi diplomatiche da eventuali altri attacchi.
"Diciamo no a qualunque forma di presenza straniera" nello Yemen, ha comunicato in serata il Parlamento, precisando che sono le autorità locali a dover garantire la protezione alle ambasciate straniere. Il Sudan ha seguito a ruota. Khartoum "é in grado di proteggere le missioni diplomatiche e i suoi ospiti del corpo diplomatico", ha dichiarato il ministro degli Esteri Ali Ahmed Karti. Due 'no' con i quali gli Usa saranno costretti, dopo aver inviato senza problemi marines e droni in Libia, a fare i conti.
(edited)
Stati Uniti evacuano due ambasciate
Via lo staff americano dalle sedi di Tunisi e del Sudan. Studenti in piazza a Kabul
NEW YORK - Gli Stati Uniti evacuano le ambasciate di Tunisi e Khartoum, ordinando alle famiglie e al personale non essenziale di abbandonarle. E ai cittadini americani chiedono di lasciare la Tunisia su voli di linea e comunque sconsigliano di viaggiare in quel Paese e in Sudan.
L'allarme del Dipartimento di Stato arriva in una giornata di calma relativa nei paesi della primavera araba dopo le proteste violente dei giorni scorsi nei confronti del film anti-islam. Agitazioni che metteranno alla prova la diplomazia americana e il presidente Barack Obama.
L'amministrazione - secondo indiscrezioni riportate dalla stampa - ritiene che "le proteste violente nei paesi musulmani possano presagire a una crisi prolungata con conseguenze diplomatiche e politiche imprevedibili". La tensione si evince dall'allerta del Dipartimento di Stato. "Tutto il personale non di emergenza del governo americano in Tunisia deve partire in seguito agli attacchi all'ambasciata di Tunisi" si legge in una nota.
Famiglie e personale non essenziale devono lasciare anche Khartoum. Agli americani, in via generale, è sconsigliato di viaggiare in Tunisia e in Sudan. Per Obama le proteste sono la più seria crisi di politica estera della stagione elettorale e secondo gli analisti alimenteranno le domande sui suoi principi politici in Medio Oriente, agitando dubbi sulla gestione della primavera araba e sull'adeguatezza della risposta dell'amministrazione ai timori sulla sicurezza. Secondo alcuni osservatori Obama non è riuscito a trovare il giusto equilibrio fra appoggiare la democrazia nel mondo musulmano e salvaguardare gli interessi americani in una regione strategica, il Medio oriente, dove i governi autoritari sono stati sostituiti da partiti pro-Islam, alcuni dei quali nemici degli Stati Uniti. L'amministrazione respinge le critiche, mettendo in evidenza come Obama sia riuscito a migliorare la posizione americana nel mondo musulmano. "Abbiamo compiuto molta strada nel dimostrare che gli Stati Uniti non sono in guerra con l'Islam" afferma Benjamin Rhodes, consigliere per la sicurezza nazionale. "E' chiaro che restano sfide in parte del mondo arabo".
STUDENTI IN PIAZZA A KABUL - Circa 1.500 studenti sono scesi in piazza oggi a Kabul per protestare contro il film anti-Islam, dopo che ieri manifestazioni pacifiche si erano svolte nell'est dell'Afghanistan. Lo riferisce la polizia. I dimostranti si sono radunati per un'ora presso l'università di Kabul, gridando slogan come "Morte all'America". La protesta si è conclusa senza incidenti.
AL QAIDA URLA,UCCIDETE DIPLOMATICI USA
di Rossella Benevenia
"Continuate le proteste, attaccate e incendiate le ambasciate americane, uccidete i diplomatici Usa": il giorno dopo il 'venerdi' della rabbia islamicà che ha riempito le piazze di gran parte delle capitali musulmane dal Nord Africa al Sud Est Asiatico, al Qaida nella Penisola arabica (Aqap) si fa portavoce dell'organizzazione terroristica creata da Osama bin Laden. E scaglia nuovi rabbiosi incitamenti alla violenza, "giusta reazione" all'offensivo film su Maometto messo su Youtube una settimana fa e definito "ennesimo capitolo" della "guerra dei crociati" contro l'islam.
"Chiunque si avvicini ad ambasciatori o emissari dell'America deve seguire l'esempio dei discendenti (libici) di Omar al Mukhtar, che hanno ammazzato (a Bengasi) l'ambasciatore americano", afferma il comunicato di Al Qaida nella Penisola Arabica. E aggiunge che l'eliminazione delle ambasciate e dei consolati deve "essere un passo verso la liberazione dei Paesi musulmani dall'egemonia e dall'arroganza americane". Il citato Omar al Mukhtar (1861-1931), libico, soprannominato 'il leone del deserto', religioso e guerrigliero, guidò la resistenza anticoloniale contro l'Italia ed è per la Libia un eroe nazionale.
L'allarme resta dunque altissimo, anche se oggi non è stata segnalata alcuna protesta islamica di rilievo nelle capitali arabe. Manifestazioni con centinaia di persone nelle strade in Indonesia, il Paese musulmano più popolato al mondo, e in Australia si sono svolte nella calma. Per contro la protesta islamica anti-Usa oggi è scesa in piazza a Parigi e Anversa: sia la polizia francese che quella belga, a seguito di scontri, hanno fermato un centinaio di persone. Oltre ad Al-Qaida nella Penisola Arabica, anche gli integralisti islamici somali e i talebani pachistani oggi hanno diffuso appelli che incitano ad attaccare edifici e installazioni americane nel mondo.
Già la notte scorsa i talebani afghani hanno attaccato la base dove da qualche giorno tra i soldati britannici è in servizio il principe Harry. Il rampollo della casa reale è rimasto illeso ma sono stati uccisi due soldati Usa. La volontà sempre più chiaramente espressa sembra essere quella di 'mondializzare' il più possibile la "guerra ai crociati", trasformando in pretesto ogni più o meno discutibile evento. Aqap ha messo in rete oggi anche un altro comunicato: il sanguinoso assalto al consolato statunitense a Bengasi, afferma, non è solo la conseguenza del film blasfemo girato negli Stati Uniti, ma anche della morte del numero 2 della rete terroristica, Abu Yahya al-Libi, ucciso in giugno da un drone americano in Pakistan.
Ipotesi plausibile, secondo gli osservatori, se si crede - come ha dichiarato oggi il presidente dell'Assemblea nazionale libica Mohamed al-Megaryef - al fatto che il mortale attacco di martedì notte a Bengasi era stato "pianificato" da tempo ed é stato portato a termine meticolosamente. La doppia uscita su Internet di Al Qaida nella Penisola Arabica, organizzazione che ha la sua base nello Yemen, sembra peraltro aver sortito nell'immediato più un effetto a livello di governi che di piazza. Sia il Parlamento yemenita che il governo del Sudan hanno infatti respinto la richiesta, fatta da Washington, di inviare altri marines a Sanaa e a Khartoum per proteggere le sue sedi diplomatiche da eventuali altri attacchi.
"Diciamo no a qualunque forma di presenza straniera" nello Yemen, ha comunicato in serata il Parlamento, precisando che sono le autorità locali a dover garantire la protezione alle ambasciate straniere. Il Sudan ha seguito a ruota. Khartoum "é in grado di proteggere le missioni diplomatiche e i suoi ospiti del corpo diplomatico", ha dichiarato il ministro degli Esteri Ali Ahmed Karti. Due 'no' con i quali gli Usa saranno costretti, dopo aver inviato senza problemi marines e droni in Libia, a fare i conti.
(edited)
chiussà perchè mi pare che tutte ste "rivolte" o sommosse o come si voglia chiamarle, siano state preparate e organizzate da tempo... erano lì che covavano e aspettavano solo un pretesto.
pretesto fornito prontamente dal trailer di questo fantomatico film, girato da qualcuno che non è chi ha detto di essere... mi vien da pensare che sto presunto film sia diretto e girato dalla cia.
a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca (cit.)
pretesto fornito prontamente dal trailer di questo fantomatico film, girato da qualcuno che non è chi ha detto di essere... mi vien da pensare che sto presunto film sia diretto e girato dalla cia.
a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca (cit.)
e se fosse un islamico a girare sto film invece! per fomentare le masse. anche se e difficile per come vedono loro la religione.
La primavera araba porta le sue conseguenze.
E' genetica in alcune zone del mondo
E' genetica in alcune zone del mondo
Non c’è nessuna rivolta islamica.
Pubblicato il 15 settembre 2012
Sono del tutto fuori bersaglio i titoli con i quali i nostri media hanno presentato agli italiani la crisi che ha coinvolto le ambasciate americane e occidentali nei paesi musulmani. Attori diversi hanno animato le diverse piazze e non sempre ispirati dalla stessa agenda, ma sempre con un seguito popolare molto esiguo. Nella maggior parte dei paesi si è trattato di manifestazioni frequentate da qualche centinaio di persone, quelle più affollate ne hanno radunate qualche migliaio. Il che smentisce l’idea di una rivolta generale del mondo arabo e musulmano, qualcuno ha cavalcato la faccenda del film, ma le masse arabe e musulmane sono rimaste per lo più indifferenti, quando non addirittura seccate per la veemenza di certe dimostrazioni.
Ogni manifestazione ha avuto una storia a sé e quella dell’attacco al consolato di Bengasi è stata l’unica occasione nella quale uomini armati hanno sparato contro gli americani. In Bahrein si sono visti in strada i sunniti pro-monarchia e gli sciiti che chiedono le riforme, ai quali per una vota è stata rubata la scena, anche se i governativi non hanno mancato di attaccare la loro manifestazione e d’ignorare quella contro il film blasfemo.
In Giordania e Marocco pochi manifestanti hanno sfilato tenuti a prudente distanza dalle ambasciate, molti meno di quanti anche in queste settimane hanno manifestato contro le monarchie. Anche in Indonesia, il paese musulmano più popoloso al mondo, non si è andato oltre le centinaia, così in Pakistan, Afghanistan, Siria e Iran, dove le proteste avevano il chiaro imprimatur del governo. Più robusta la presenza in strada in Iraq, dove si è colta l’occasione per chiedere agli americani di sloggiare definitivamente.
I paesi nei quali le proteste sono state più animate non hanno comunque offerto scorci di tragedia paragonabili a quanto accaduto in Libia. In Egitto, dove le proteste erano cominciate per prime, il venerdì è trascorso in quello che ormai è un rituale confronto tra polizia e manifestanti, ci sono infatti parecchi egiziani che quando c’è da affrontare la polizia si presentano comunque e ieri erano in piazza anche se i Fratelli Musulmani avevano fatto sapere di avere già dato e non c”erano politici di nome a sostenere la protesta.
Diverso ancora in Yemen, un paese che da maggio ha subito 110 bombardamenti americani, che hanno ucciso per lo più civili innocenti, oggi è a cavallo di un cambiamento di regime che ha come tutor USA ed Arabia Saudita e che fino a oggi si è rivelato una truffa agli occhi di quanti pensavano di liberarsi di Saleh, che si è dimesso, ma comanda ancora e male come prima. 200.000 persone avevano manifestato in settimana chiedendo la realizzazione delle riforme previste, poche migliaia ieri hanno provato a sfondare gli uffici dell’ambasciata americana. per dare un idea della postura americana in Yemen, basta sapere che nel giro di poche ore Washington ha spedito 100 marines a guardia del suo compound senza alcuna obiezione da parte del governo. Lo stesso è accaduto in Libia, dove libici e governo si sono mostrati molto solidali con gli americani, che in Yemen godono invece di diversa considerazione. Sarà per questo che il bilancio dell’attacco è stato particolarmente pesante dal punto di vista dei veicoli dell’ambasciata distrutti, ben 61, a testimoniare una presenza massiccia d’americani, non tutti diplomaticamente impegnati nel paese. È appena il caso di ricordare che i cittadini dello Yemen sono i più armati al mondo, che spesso si spara alle manifestazioni e sulle manifestazioni, ma che ieri non è successo nulla del genere.
In Sudan invece le proteste sono partite dall’ambasciata britannica e dal quella tedesca, inizialmente date per “attaccate” anche se poi s’è scoperto che quella britanniche non ha subito attacchi, mentre in quella tedesca (deserta) sono state appiccate le fiamme a una macchina e a bidoni della spazzatura nel parcheggio interno e non all’edificio(nell’immagine). La manifestazione è poi proseguita verso l’ambasciata americana e si è conclusa con due vittime, investite dalla polizia in un incidente stradale. L’assenza di vittime in tutte queste occasioni dimostra l’assenza di manifestazioni di violenza reali, le proteste sono rimaste per lo più nell’ambito del vandalismo e governabili dalle forze dell’ordine, che si sono comportate in maniera sensibilmente diversa a seconda dei paesi, anche in Sudan ad esempio le manifestazioni hanno goduto dell’evidente favore del regime.
Diverso ancora il caso della Tunisia, dove le proteste sono state condannate del partito islamico al governo e animate dagli estremisti, che l’assalto all’ambasciata l’hanno tentato più seriamente, ma anche qui si sono fermati alla distruzione delle autovetture dei diplomatici. Degno di nota l’incendio di una scuola americana, evidentemente meno custodita dell’ambasciata, ma nemmeno a Tunisi si sono viste folle oceaniche e nemmeno a Tunisi i marines di guardia all’edificio hanno dovuto sparare sui manifestanti, che evidentemente hanno saputo auto-disciplinarsi in una maniera che ha soddisfatto i soldati che dai tetti tenevano le armi puntate sulla folla. In questo caso la manifestazione ha avuto quindi accenti anti-governativi.
Tanto rumore per nulla quindi, se non fosse che l’uccisione dei quattro americani in Libia ha aperto le gabbie e i vomitatori d’odio si sono precipitati, visibilmente eccitati, a scolpire titoli assurdi contro i libici “ingrati” e contro l’Islam barbarico che vuole limitare la libertà d’espressione e distruggere i valori più sacri dell’Occidente. La solita partita tra fanatici, insomma, il calcio d’inizio è stato dato da alcuni folli truffatori cristiani che han provato a tirare in mezzo anche gli ebrei, poi la palla è stata raccolta dagli estremisti islamici e infine la partita si è allargata alla schiera di quei commentatori che per anni hanno cavalcato l’islamofobia e incitato a bombardare i paesi musulmani. Che poi a ben vedere sono gli stessi che hanno sostenuto la guerra in Iraq, minimizzato le torture e promosso leggi assurde per rendere l’Occidente “più sicuro”, quando allo scopo sarebbe bastato che proprio loro tacessero.
Chi ha fatto quei titoli non è per niente diverso dai truffatori antisemiti che hanno prodotto il film o dai furbi che hanno cavalcato il film con il pretesto dell’offesa al profeta. per scatenare proteste o violenze utili in prospettiva locale. Lo scontro di civiltà esiste, ma per fortuna in giornate come quelle di ieri, al di là della cortina fumogena prodotta dai media, si scopre che i nostri guerrafondai e i loro fanatici sono un’esigua minoranza. Basterebbe la consapevolezza di questo dato per avere ben chiaro quali siano i problemi e chi siano gli estremisti da condannare e da isolare, che lancino le loro fatwe da YouTube o dal Corriere della Sera, siano essi musulmani, ebrei o cristiani.
Pubblicato in Giornalettismo
La primavera araba porta le sue conseguenze.
E' genetica in alcune zone del mondo
scusa pink, ma la parola genetica mi sa tanto di cagata.
la realtà è che la democrazia ha delle precondizioni, e male si adatta a un popolo manovrabile ed ignorante.
Portare la democrazia, non è portare le elezioni. E' portare istruzione, sanità, cibo e rispetto dei diritti umani e di opinione.
E' genetica in alcune zone del mondo
scusa pink, ma la parola genetica mi sa tanto di cagata.
la realtà è che la democrazia ha delle precondizioni, e male si adatta a un popolo manovrabile ed ignorante.
Portare la democrazia, non è portare le elezioni. E' portare istruzione, sanità, cibo e rispetto dei diritti umani e di opinione.
Come spesso accade la religione viene strumentalizzata per accrescere l'odio verso il nemico.
Immagino che la scintilla di quest'odio siano questo tipo di notizie, che se da noi stanno in fondo alla colonnina del corriere on line, giustamente nei giornali locali avranno il titolone in prima pagina:
http://www.corriere.it/esteri/12_settembre_16/poliziotto-afhano-spara-sui-soldati-nato_326ba5f4-ffc6-11e1-8b0a-fcb4af5c52c7.shtml
Per non farsi odiare, bisognerebbe cominciare ad agire in maniera diversa. Se uccidi (gli ennesimi) 8 innocenti, non puoi che aspettarti rancore.
Immagino che la scintilla di quest'odio siano questo tipo di notizie, che se da noi stanno in fondo alla colonnina del corriere on line, giustamente nei giornali locali avranno il titolone in prima pagina:
http://www.corriere.it/esteri/12_settembre_16/poliziotto-afhano-spara-sui-soldati-nato_326ba5f4-ffc6-11e1-8b0a-fcb4af5c52c7.shtml
Per non farsi odiare, bisognerebbe cominciare ad agire in maniera diversa. Se uccidi (gli ennesimi) 8 innocenti, non puoi che aspettarti rancore.
io davvero non capisco perchè non si ritirano da queste aree gli USA?
in quanto prima potenza mondiale non possono fare passi indietro
scusa pink, ma la parola genetica mi sa tanto di cagata.
la realtà è che la democrazia ha delle precondizioni, e male si adatta a un popolo manovrabile ed ignorante.
Portare la democrazia, non è portare le elezioni. E' portare istruzione, sanità, cibo e rispetto dei diritti umani e di opinione.
mi sa che hai capito male.
io parlo di genetica sociale, non umana.
se mi parli di democrazia ti rispondo: i profughi che chiedono asilo politico dalla libia in questi giorni perchè lo fanno? il regime non c'è più, sono in una democrazia, allora perchè vogliono l'asilo politico?
così come, nelle aree senza i vari rais la situazione non è cambiata se non peggiorata.
Non parlo di genetica da colore della pelle, parlo di genetica sociale (religione) ed estremizzazioni tipiche di quella zona. E' stato più facile in sudafrica integrare, perchè? perchè la genetica era il colore della pelle.
Quando la genetica diventa sociale non vi è la possibilità di una democrazia
la realtà è che la democrazia ha delle precondizioni, e male si adatta a un popolo manovrabile ed ignorante.
Portare la democrazia, non è portare le elezioni. E' portare istruzione, sanità, cibo e rispetto dei diritti umani e di opinione.
mi sa che hai capito male.
io parlo di genetica sociale, non umana.
se mi parli di democrazia ti rispondo: i profughi che chiedono asilo politico dalla libia in questi giorni perchè lo fanno? il regime non c'è più, sono in una democrazia, allora perchè vogliono l'asilo politico?
così come, nelle aree senza i vari rais la situazione non è cambiata se non peggiorata.
Non parlo di genetica da colore della pelle, parlo di genetica sociale (religione) ed estremizzazioni tipiche di quella zona. E' stato più facile in sudafrica integrare, perchè? perchè la genetica era il colore della pelle.
Quando la genetica diventa sociale non vi è la possibilità di una democrazia
allora avevo capito male..
in pratica capisco che siam daccordo.
in pratica capisco che siam daccordo.
Vignette su Maometto, Parigi chiude ambasciate e scuole in 20 Paesi
c'è da dire che i francesi hanno le palle...vera libertà di stampa sempre
c'è da dire che i francesi hanno le palle...vera libertà di stampa sempre
a parte che ho qualche dubbio che "avere le palle" voglia dire anche essere incosciente o solo un provocatore...
Comunque:
L’ironia dei musulmani
18 settembre 2012
Dopo le rivolte contro le ambasciate statunitensi la rivista Newsweek ha pubblicato una copertina con il titolo a tutta pagina “Rabbia musulmana”, lanciando un articolo della nota polemista somala e anti-islamica Ayaan Hirsi Ali. E ha chiesto ai suoi lettori di utilizzare su Twitter l’hashtag #MuslimRage per esprimere il loro parere.
Ma con grande sorpresa dei redattori, #MuslimRage è stato invece inondato di risposte da parte dei musulmani. Non rabbiose, ma ironiche.
Finora, il tweet più popolare sembra essere: “Perdi tuo nipote all’aeroporto, ma non puoi chiamarlo perché il suo nome è Jihad.” Oppure: “Il cameriere non mi ha detto che stavo mangiando carne di maiale. Ero così arrabbiata ho lasciato cadere il mio bicchiere di vino”.
E anche il sito Gawker ha preso con ironia la copertina di Newsweek: pubblicando foto di musulmani tutt’altro che rabbiosi.
‘Muslim Rage’ Becomes ‘Muslim Irony’
internazionale
Comunque:
L’ironia dei musulmani
18 settembre 2012
Dopo le rivolte contro le ambasciate statunitensi la rivista Newsweek ha pubblicato una copertina con il titolo a tutta pagina “Rabbia musulmana”, lanciando un articolo della nota polemista somala e anti-islamica Ayaan Hirsi Ali. E ha chiesto ai suoi lettori di utilizzare su Twitter l’hashtag #MuslimRage per esprimere il loro parere.
Ma con grande sorpresa dei redattori, #MuslimRage è stato invece inondato di risposte da parte dei musulmani. Non rabbiose, ma ironiche.
Finora, il tweet più popolare sembra essere: “Perdi tuo nipote all’aeroporto, ma non puoi chiamarlo perché il suo nome è Jihad.” Oppure: “Il cameriere non mi ha detto che stavo mangiando carne di maiale. Ero così arrabbiata ho lasciato cadere il mio bicchiere di vino”.
E anche il sito Gawker ha preso con ironia la copertina di Newsweek: pubblicando foto di musulmani tutt’altro che rabbiosi.
‘Muslim Rage’ Becomes ‘Muslim Irony’
internazionale