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Subject: Tu e gli attacchi di panico
beh ...io in realtà sembravo all esterno sicuro di me...estroverso etc etc...in realtà ero molto insicuro.
intanto penso si debba distinguere tra attacchi di panico ed effettiva, motivata e assolutamente legittima strizza. Se uno ha avuto un'esperenza negativa con l'aereo e poi ha timore di risalirci, non è patologia ma sana e sacrosanta fifa. La patologia è quando si hanno reazioni del tutto sproporzionate alla situazione contingente, che è solo lontanamente collegata allo scatenarsi dell'evento.
Io per esempio ho provato una strizza notevole quando ho saputo che mia madre aveva un tumore pericolosissimo all'utero (per fortuna situazione risolta), ma non è certo la patologia. Tuttavia le sensazioni sono simili. E' terribile, gira tutto e viene a mancare "tutto". Non si può descrivere diversamente. E' come se ogni atomo del corpo implodesse su sé stesso.
Senza voler mancare di rispetto a chi purtroppo ne soffre chiudo con una battuta in tema, che piacerà sicuramente a grucho :p
differenza tra paura e terrore?
La paura è quando per la prima volta non si alza la seconda volta
Il terrore è quando per la seconda volta non si alza la prima volta.
;)
Io per esempio ho provato una strizza notevole quando ho saputo che mia madre aveva un tumore pericolosissimo all'utero (per fortuna situazione risolta), ma non è certo la patologia. Tuttavia le sensazioni sono simili. E' terribile, gira tutto e viene a mancare "tutto". Non si può descrivere diversamente. E' come se ogni atomo del corpo implodesse su sé stesso.
Senza voler mancare di rispetto a chi purtroppo ne soffre chiudo con una battuta in tema, che piacerà sicuramente a grucho :p
differenza tra paura e terrore?
La paura è quando per la prima volta non si alza la seconda volta
Il terrore è quando per la seconda volta non si alza la prima volta.
;)
io lo vedo più così
un incrocio tra teddy ruxpin e gorillalilla
porc....non credevo di averlo messo incinta!
un incrocio tra teddy ruxpin e gorillalilla
porc....non credevo di averlo messo incinta!
è il panico che soffre di attacchi di gorillalilla.
Io ne soffro da più di 5 anni.
Quello che consiglio a chi non ha le idee chiare in merito è di documentarsi innanzitutto sul come si genera un attacco di panico e come gestire le situazioni che lo precedono, in seconda battuta.
L'attacco di panico - è il terzo anello di un disagio che solitamente ha questa gerarchia:
paura => ansia => attacco di panico
La paura è un sentimento normalissimo e comune. E' il primo anello e ha senso prenderlo in esame solo se siamo coscienti che è ingiustificata o sproporzionata rispetto alla situazione che stiamo vivendo. In questo caso il richiamo all'autocontrollo è il primo metodo per bloccare sul nascere lo sviluppo verso il secondo anello.
L'ansia è una situazione di disagio generalmente durevole, dettata dall'incapacità di accettare una situazione che ci crea disturbo interiore. Questa in teoria dovrebbe essere la fase dove maggiore è il nostro impegno per spezzare il circolo vizioso, prevenendo l'anello successivo. Dato che nei casi che sfociano poi nell'attacco di panico spesso si produce una vera è propria alienazione da se stessi, qui può essere importante usare metodi fisici per superare l'en passe. Il mio terapista per favorire l'autocontrollo mi consigliava di ripetermi a voce alta "è solo ansia". Io non sono mai riuscito ad accettare il metodo ed ho preferito altre vie, come ad esempio spezzare la catena parlando con qualcuno presente o iniziando un'attività fisica di qualche minuto (passeggiata, corsa, uscita dalla situazione). Ciò che è certa è l'importanza di interrompere il pensiero negativo che ci porta allo stato d'ansia.
Attacco di panico. Non credo sia facile controllarlo, io non sono mai riuscito. Nel caso in cui ci si ritrovi dentro penso sia saggio fermarsi nell'azione in corso perché in maniera conscia o inconscia quell'azione è corresponsabile del nostro disagio. Andare avanti volendo combattere di petto la situazione rischia di rendere più lungo il successivo percorso terapico per risolvere il problema. A chi si ritrova ad assistere un soggetto in preda all'attacco di panico io consiglio solo di non far alcuna pressione ed evitare di minimizzare il fatto. Forse la cosa migliore è solo dire "aspettiamo che finisca, insieme" a meno che non siate perfettamente istruiti sul come aiutarlo.
Sono del parere che possano esistere persone perfettamente impermeabili a questo tipo di problema, così come ce ne siano altre più disposte. Nel mio specifico caso cado facilmente in meccanismi compulsivi e dunque la tendenza ad ansia e stress è quasi naturale.
Il disturbo ossessivo compulsivo è una perfetta anticamera all'attacco di panico e qui esorto chiunque sia nella situazione di arrabbiarsi quando è costretto a staccarsi da lavoro, giochi online, giochi strategici di lunga durata, play station, telefonia, informatica o qualsiasi impegno quotidiano di farsi un auto esame per capire cosa vi lega così indissolubilmente a quell'impegno.
Tengo molto a questa parte perché è forse quella che ha tagliato le gambe anche a me.
Io lavoravo anche 20 ore al giorno e l'imperativo era non fermarmi mai finché i lavori non erano finiti.
Al lavoro sono stato soprannominato pazienza, marziano, Stakanov, finché nel 2009 non mi sono ritrovato in questa precisa e contemporanea situazione:
- madre con un glioblastoma al cervello
- nonna allo stadio vegetativo della demenza senile con necessità di assistenza continua
- problemi importanti di coppia
- eccessivo carico di stress da superlavoro
- timori di perdita imminente del posto di lavoro
- nessuno stacco dalle situazioni che riconoscevo... di dovere
La stessa somma di cose (problemi di coppia esclusi), l'hanno affrontata anche i miei fratelli ma con uno spirito diverso e più distaccato; accettando i meccanismi della vita.
Sottolineo la parola accettare perché per me è fulcro di tanti problemi. Accettare meccanismi più o meno complessi senza ricadere nello stress e nell'ansia aiuta sicuramente a vivere meglio.
Accettare il modo di essere diverso dal nostro di altre persone aiuta noi a non ricadere in un continuo disagio.
Infine accettare anche se stessi, i propri difetti i propri limiti aiuta a non vivere nell'ansia continua di non essere mai all'altezza di situazioni o persone differenti da noi.
Come si è manifestato il mio primo attacco di panico.
In ufficio, in un momento di over stress, ho avuto una sensazione di occlusione totale delle vie respiratorie (oggi lo definirei uno spasmo muscolare tra la trachea e l'esofago), un brusco crollo della pressione, un'annebbiamento della vista, svarioni e la sensazione bruttissima di essermi sgonfiato come un canotto al quale viene levato il tappo. Il primo pensiero è stato: "collasso/infarto". E' stato un momento durissimo e il mio pensiero è andato al fatto che non potevo mollare perché avevo l'impegno di accompagnare mia madre nel calvario della sua malattia. Tentare di combattere il mio disagio ha finito per protrarlo finché - non so come - sono riuscito a chiamare un'ambulanza per prelevarmi. Quando penso a quel momento rischio di ricadere ancora oggi in quel disagio. Nella stessa misura, quando penso alle sensazioni ancora oggi non riesco a convincere me stesso che sono sano e che non rischio l'infarto.
Strascichi
Io (ma ribadisco l'io) non sono più riuscito a sopportare enormi carichi di stress. A livello psicologico un campanello d'allarme suona con molto anticipo rispetto a prima, se in condizione di stress mi addentro.
Personalmente lo trovo un problema invalidante, soprattutto nel lavoro. Paradosso vuole che qualche attacco mi venga anche al cinema; ne ignoro le cause dato che è una delle mie mete preferite.
Cure
Nel momento più drammatico ho dovuto intervenire con una terapia comportamentale mirata. Lo specialista mi ha illustrato le reazioni fisiche ed epidermiche generiche e specifiche del mio caso. Nella fase iniziale mi è stata affiancata anche una cura di psicofarmaci con una durata di circa un anno per cercare di inibire le sinapsi che mi traghettavano nella zona d'ombra.
Oggi non seguo nessuna cura ma il farmaco miracoloso lo tengo a portata di mano in caso di possibilità di perdita di controllo della situazione.
Vorrei concludere affermando che questa non è una malattia, chi lo pensa secondo me sbaglia. E' un vizio di forma che va combattuto appena si ritiene di ricadere tra il secondo e terzo anello del problema.
Scusate se ho risposto solo ora ma vista la pappardella che dovevo scrivere ho cercato il momento più opportuno per poterlo fare! :)
Quello che consiglio a chi non ha le idee chiare in merito è di documentarsi innanzitutto sul come si genera un attacco di panico e come gestire le situazioni che lo precedono, in seconda battuta.
L'attacco di panico - è il terzo anello di un disagio che solitamente ha questa gerarchia:
paura => ansia => attacco di panico
La paura è un sentimento normalissimo e comune. E' il primo anello e ha senso prenderlo in esame solo se siamo coscienti che è ingiustificata o sproporzionata rispetto alla situazione che stiamo vivendo. In questo caso il richiamo all'autocontrollo è il primo metodo per bloccare sul nascere lo sviluppo verso il secondo anello.
L'ansia è una situazione di disagio generalmente durevole, dettata dall'incapacità di accettare una situazione che ci crea disturbo interiore. Questa in teoria dovrebbe essere la fase dove maggiore è il nostro impegno per spezzare il circolo vizioso, prevenendo l'anello successivo. Dato che nei casi che sfociano poi nell'attacco di panico spesso si produce una vera è propria alienazione da se stessi, qui può essere importante usare metodi fisici per superare l'en passe. Il mio terapista per favorire l'autocontrollo mi consigliava di ripetermi a voce alta "è solo ansia". Io non sono mai riuscito ad accettare il metodo ed ho preferito altre vie, come ad esempio spezzare la catena parlando con qualcuno presente o iniziando un'attività fisica di qualche minuto (passeggiata, corsa, uscita dalla situazione). Ciò che è certa è l'importanza di interrompere il pensiero negativo che ci porta allo stato d'ansia.
Attacco di panico. Non credo sia facile controllarlo, io non sono mai riuscito. Nel caso in cui ci si ritrovi dentro penso sia saggio fermarsi nell'azione in corso perché in maniera conscia o inconscia quell'azione è corresponsabile del nostro disagio. Andare avanti volendo combattere di petto la situazione rischia di rendere più lungo il successivo percorso terapico per risolvere il problema. A chi si ritrova ad assistere un soggetto in preda all'attacco di panico io consiglio solo di non far alcuna pressione ed evitare di minimizzare il fatto. Forse la cosa migliore è solo dire "aspettiamo che finisca, insieme" a meno che non siate perfettamente istruiti sul come aiutarlo.
Sono del parere che possano esistere persone perfettamente impermeabili a questo tipo di problema, così come ce ne siano altre più disposte. Nel mio specifico caso cado facilmente in meccanismi compulsivi e dunque la tendenza ad ansia e stress è quasi naturale.
Il disturbo ossessivo compulsivo è una perfetta anticamera all'attacco di panico e qui esorto chiunque sia nella situazione di arrabbiarsi quando è costretto a staccarsi da lavoro, giochi online, giochi strategici di lunga durata, play station, telefonia, informatica o qualsiasi impegno quotidiano di farsi un auto esame per capire cosa vi lega così indissolubilmente a quell'impegno.
Tengo molto a questa parte perché è forse quella che ha tagliato le gambe anche a me.
Io lavoravo anche 20 ore al giorno e l'imperativo era non fermarmi mai finché i lavori non erano finiti.
Al lavoro sono stato soprannominato pazienza, marziano, Stakanov, finché nel 2009 non mi sono ritrovato in questa precisa e contemporanea situazione:
- madre con un glioblastoma al cervello
- nonna allo stadio vegetativo della demenza senile con necessità di assistenza continua
- problemi importanti di coppia
- eccessivo carico di stress da superlavoro
- timori di perdita imminente del posto di lavoro
- nessuno stacco dalle situazioni che riconoscevo... di dovere
La stessa somma di cose (problemi di coppia esclusi), l'hanno affrontata anche i miei fratelli ma con uno spirito diverso e più distaccato; accettando i meccanismi della vita.
Sottolineo la parola accettare perché per me è fulcro di tanti problemi. Accettare meccanismi più o meno complessi senza ricadere nello stress e nell'ansia aiuta sicuramente a vivere meglio.
Accettare il modo di essere diverso dal nostro di altre persone aiuta noi a non ricadere in un continuo disagio.
Infine accettare anche se stessi, i propri difetti i propri limiti aiuta a non vivere nell'ansia continua di non essere mai all'altezza di situazioni o persone differenti da noi.
Come si è manifestato il mio primo attacco di panico.
In ufficio, in un momento di over stress, ho avuto una sensazione di occlusione totale delle vie respiratorie (oggi lo definirei uno spasmo muscolare tra la trachea e l'esofago), un brusco crollo della pressione, un'annebbiamento della vista, svarioni e la sensazione bruttissima di essermi sgonfiato come un canotto al quale viene levato il tappo. Il primo pensiero è stato: "collasso/infarto". E' stato un momento durissimo e il mio pensiero è andato al fatto che non potevo mollare perché avevo l'impegno di accompagnare mia madre nel calvario della sua malattia. Tentare di combattere il mio disagio ha finito per protrarlo finché - non so come - sono riuscito a chiamare un'ambulanza per prelevarmi. Quando penso a quel momento rischio di ricadere ancora oggi in quel disagio. Nella stessa misura, quando penso alle sensazioni ancora oggi non riesco a convincere me stesso che sono sano e che non rischio l'infarto.
Strascichi
Io (ma ribadisco l'io) non sono più riuscito a sopportare enormi carichi di stress. A livello psicologico un campanello d'allarme suona con molto anticipo rispetto a prima, se in condizione di stress mi addentro.
Personalmente lo trovo un problema invalidante, soprattutto nel lavoro. Paradosso vuole che qualche attacco mi venga anche al cinema; ne ignoro le cause dato che è una delle mie mete preferite.
Cure
Nel momento più drammatico ho dovuto intervenire con una terapia comportamentale mirata. Lo specialista mi ha illustrato le reazioni fisiche ed epidermiche generiche e specifiche del mio caso. Nella fase iniziale mi è stata affiancata anche una cura di psicofarmaci con una durata di circa un anno per cercare di inibire le sinapsi che mi traghettavano nella zona d'ombra.
Oggi non seguo nessuna cura ma il farmaco miracoloso lo tengo a portata di mano in caso di possibilità di perdita di controllo della situazione.
Vorrei concludere affermando che questa non è una malattia, chi lo pensa secondo me sbaglia. E' un vizio di forma che va combattuto appena si ritiene di ricadere tra il secondo e terzo anello del problema.
Scusate se ho risposto solo ora ma vista la pappardella che dovevo scrivere ho cercato il momento più opportuno per poterlo fare! :)
Lo dovevo in primis a me stesso, dunque grazie a te che lo hai proposto. ;)
(edited)
(edited)
mi complimento con te per aver saputo reagire ed affrontare il problema. Bravo.
ti faccio i miei complimenti per la forza d'animo che c'hai messo ad affrontare la situazione. se ho ben capito, visto l'eccessivo stress che vivevi, questa reazione può essere associata ad una forma di autodifesa?
l'attacco di panico è una forma di difesa. Almeno io la vedo così.
Si innesca per porre fine all'ansia nel momento in cui tu non sei più in grado di controllarla e rischia di trasformarsi in uno stato di stress fuori controllo.
L'ansia non ha effetti collaterali nocivi che io conosca, lo stress prolungato invece può incidere gravemente sul sistema nervoso o portare per estremo anche alla morte.
Un attacco di panico generalmente dura un tot di minuti e pone fine al circolo ansioso, con una sensazione di sfinimento che inevitabilmente rilassa.
A ben vedere una forma di difesa lo è anche l'ansia: ti segnala che stai mettendo a dura prova organismo e psiche venendo meno alla tua serenità.
Gorilla e varlam: a precisazione io non sono fuori da questa situazione, l'ho solo dovuta accettare ed è ancora spesso invalidante soprattutto nel lavoro. La differenza è che oggi prevengo l'attacco di panico con più facilità perché riconosco le modalità che mi ci ficcano dentro ma il forte stato d'ansia è inevitabile.
Si innesca per porre fine all'ansia nel momento in cui tu non sei più in grado di controllarla e rischia di trasformarsi in uno stato di stress fuori controllo.
L'ansia non ha effetti collaterali nocivi che io conosca, lo stress prolungato invece può incidere gravemente sul sistema nervoso o portare per estremo anche alla morte.
Un attacco di panico generalmente dura un tot di minuti e pone fine al circolo ansioso, con una sensazione di sfinimento che inevitabilmente rilassa.
A ben vedere una forma di difesa lo è anche l'ansia: ti segnala che stai mettendo a dura prova organismo e psiche venendo meno alla tua serenità.
Gorilla e varlam: a precisazione io non sono fuori da questa situazione, l'ho solo dovuta accettare ed è ancora spesso invalidante soprattutto nel lavoro. La differenza è che oggi prevengo l'attacco di panico con più facilità perché riconosco le modalità che mi ci ficcano dentro ma il forte stato d'ansia è inevitabile.
Sottolineo la parola accettare perché per me è fulcro di tanti problemi. Accettare meccanismi più o meno complessi senza ricadere nello stress e nell'ansia aiuta sicuramente a vivere meglio.
Accettare il modo di essere diverso dal nostro di altre persone aiuta noi a non ricadere in un continuo disagio.
Infine accettare anche se stessi, i propri difetti i propri limiti aiuta a non vivere nell'ansia continua di non essere mai all'altezza di situazioni o persone differenti da noi.
grazie
Accettare il modo di essere diverso dal nostro di altre persone aiuta noi a non ricadere in un continuo disagio.
Infine accettare anche se stessi, i propri difetti i propri limiti aiuta a non vivere nell'ansia continua di non essere mai all'altezza di situazioni o persone differenti da noi.
grazie
scusate se riporto su questo 3d (già dalle scuse si vede che sono ansioso)...ma in questo periodo come si è evoluta la cosa per voi...io in questo periodo sto un po peggio e domani..un viaggio che faccio ansiosamente per la sicilia in auto...dovrò farlo ansiosamente in pulmann....sono un po di mesi che sto peggio
Hai provato a contattare uno specialista? Meglio prenderli prima che degenerino gli attacchi di panico. Se puoi, il viaggio fallo con qualcuno e chiacchiera tutto il tempo! ;)
beh in pulmann non si è soli...ma preferisco il treno....gli attacchi di panico li ho da 25 anni fa
e il malessere si concentra sull emisoma sinistro ..con altre sensazioni concentrate su quell emisoma...l emisoma destro sta perfettamente
e il malessere si concentra sull emisoma sinistro ..con altre sensazioni concentrate su quell emisoma...l emisoma destro sta perfettamente
Da quello che ti posso dire so che a Parma (clinica universitaria) vi è un centro specializzato in emicrania e attacchi di panico (che portano a dolori di testa)
Una amica si è messa nelle mani degli specialisti e ha migliorato notevolmente la sua posizione
Una amica si è messa nelle mani degli specialisti e ha migliorato notevolmente la sua posizione