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Subject: Il Risorgimento: VIVA V.E.R.D.I.

2012-11-26 22:09:46
Non penso fosse né l'art. 1, né il 2; sicuramente c'era però, c'è in tutti gli ordinamenti una previsione contro il pubblico ludibrio. E' per questo, sicuramente, che loro son stati attenti a non farlo.

E vorrei vedere, fucilavano per futili motivi! C'è da dire che erano repressivi in genere però, non solo con i nostri antenati: innumerevoli sono state le fucilazioni all'interno dello stesso esercito austriaco fino alla prima guerra mondiale (oltre che ovviamente nei confronti dei loro conterranei).


(edited)
2012-11-26 22:30:46
Con tutta questa cultura finiremo per prendervi sul serio... LOL
2012-11-26 23:51:44
Con tutta questa cultura finiremo per prendervi sul serio... LOL

quotone! questi moderatori non smettono mai di stupire
2012-11-27 00:49:19
Che grandi menti che erano i nostri padri, a un atteggiamento repressivo rispondevano con sottile ironia...

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Si, si e poi hanno fatto le 5 giornate di Milano, altro che ironia.


quoto Eheieh. Ci saranno anche state le ironie, le caricature, i motteggi ... ma alla fine il Risorgimento per non essere una caricatura di se stesso doveva esprimersi con la violenza

patrioti o terroristi?

Un agile strumento per avvicinarsi al periodo
Timeline interattiva del Risorgimento

ma niente è meglio di Mao

La rivoluzione non è un pranzo di gala

p.s. ...anche se il Risorgimento non fu propriamente una rivoluzione
2012-11-27 15:08:20
anche se il Risorgimento non fu propriamente una rivoluzione

sicuramente non fu una rivoluzione. son stati 4 babbei idealisti manovrati dall'imperialista di Cavour, a maggior gloria della più incapace dinastia europea (e a maggior deperimento dei più creativi popoli d'europa)
2012-11-27 17:57:07
..."fummo per secoli calpesti e derisi perchè non siam popolo perchè siam divisi"
2012-11-27 18:04:46
speriamo che i popoli teutonici (meglio ancora scandinavi) ci invadano presto!
propongo una petizione per farci invadere dalla Norvegia
2012-11-27 18:23:12
sospetto che tu voglia invadere le norvegesi, piuttosto. :p
2012-11-27 18:41:21
preferisco i latini


(edited)
(edited)
2012-11-27 18:52:34
non siam popolo perchè siam divisi

è un dato di fatto che NON ESISTE il popolo italiano, e non ci vedo nulla di grave in ciò. l'italia è un'espressione geografica (cit. von Metternich)
esiste 1 entità geografica: la penisola italiana (limitata dallo spartiaque alpino e il mar mediterraneo).
all'interno esistono 3 stati (Repubblica Italiana, Repubblica di San Marino, Città del Vaticano) - poi ci son pezzi di penisola che stanno in francia,svizzera,slovenia.
all'interno dello stato italiano vivono più popoli (sardi,friulani,tirolesi,ecc). la retorica dei savoia dello stato unitario vuole negare quelli che sono degli evidenti dati di fatto.

per fare un paio di esempi esaminiamo situazioni simili altrove in europa:
isola di gran bretagna (unità geografica)
vi è 1 solo stato (Regno Unito) e 3 popoli (gallesi,scozzesi e inglesi). non esiste il popolo "regnounionense" nato per magia dalla fusione dei precedenti.

ancora più complesso:
penisola iberica (unità geografica) è divisa in 4 stati (andorra, spagna, portogallo, gibilterra) ed è abitata da svariati popoli (portoghesi,baschi,catalani,castigliani,ecc)
o forse non me ne sono accorto, il portogallo è una regione spagnola, portoghesi e baschi sono frutto della mia immaginazione? catalano e portoghese sono dialetti dello spagnolo? (come spesso si sente dire delle lingue locali della penisola italiana?)
2012-11-27 19:24:11
ci sono delle vere e proprie lingue, altroché. la più caratterizzata è il sardo, sicuramente.
Molte non hanno avuto una letteratura, perché chi studia poi va con la lingua ufficiale nazionale, ma sono pronto a scommettermi il berretto (sono pelato e d'inverno perderlo sarebbe grave assai) che senza una lingua ufficiale, più o meno costruita, ci sarebbe stata molta più letteratura diciamo così, impropriamente, dialettale. Tra l'altro nel primo documento della lingua italiana, che è uno scritto che riguarda dei possedimenti terrieri, si riconoscono alcune inflessioni che oggi definiamo dialettali di quelle zone, che poi sono quelle in cui ho passato la mia infanzia (dove c'è il monastero di san benedetto a cassino):

"Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contiene trenta anni le possette parte sancti Benedecti".

2012-11-27 21:54:10
Come sottolineate, la situazione italiana non è unica anzi; potremmo dire normale ritrovare all'interno degli stati moderni popoli di storia, lingua, costumi differenti. Bene, ciò significa forse che il Risorgimento fu un'idea babbea?
In quel contesto storico l'unità d'Italia era il mezzo per smetterla di essere la periferia d'Europa e cercare di diventare una potenza politica competitiva in un contesto europeo e mondiale che penalizzava le piccole entità nazionali.
I Savoia (e Cavour) possono essere accusati delle peggiori nefandezze (lotta al brigantaggio su tutte imho) e di tutte le pusillanimità di questo mondo ma erano anche l'unica dinastia italiana dotata di una visione politica moderna. Ingrandirsi non era solo un'idea imperialista, era percepita come l'unica strada per avere un futuro autonomo e non vassallo: non per caso imperialismo e colonialismo vanno insieme nell'800.
Tra l'altro l'idea della necessità di una unità politica italiana circolava nella penisola da almeno 4 secoli e Machiavelli la espose con chiarezza nel Principe: senza un'Italia unica entità politica i piccoli e medi stati italiani perderanno la loro libertà a beneficio di Francia e Spagna. Storia vecchia dunque, pesce grande mangia pesce piccolo.
Cavour pensava realisticamente a un Italia del centro-nord che finiva con la Toscana. Il Sud non lo capiva, lo considerava troppo diverso e certamente lo era; fu Garibaldi, ex-mazziniano, a forzare la situazione e a mettere il Piemonte nella condizione di potersi estendere a tutta la penisola.
Il vero errore venne commesso tuttavia dopo il 1861 quando si trattò di scegliere che forma dare a questo nuovo Stato così esteso e così ricco di differenze: purtroppo prevalse l'idea di accentrare i poteri invece di ascoltare Cattaneo creando uno stato federale. Lì nascono in larga misura i risentimenti e le pulsioni antistatali che ci caratterizzazo.
L'idea Italia era storicamente giusta addirittura necessaria, gli italiani, come diceva D'Azeglio (forse), si sarebbero fatti poi. Niente di diverso rispetto ai francesi, agli spagnoli, agli inglesi; solo che noi siamo particolarmente recenti e certe differenze ci sembrano insormontabili.

p.s. la Catalogna merita un discorso a parte
(edited)
2012-11-27 22:17:46
Trovo che sia un'ottima disamina
2012-11-28 18:41:54
son d'accordo, ottima disanima della situazione che a portato all'unità politica.
(a parte questo: Ingrandirsi non era solo un'idea imperialista, era percepita come l'unica strada per avere un futuro autonomo e non vassallo. i savoia son sempre stati "vassalli" della francia, anche dopo aver ottenuto la corona del Regno d'Italia il loro sguardo è sempre stato rivolto a Parigi)

ma io son sognatore e vado oltre a quella che è la contingenza della storia passata, e cerco di immaginarmi un futuro: preso atto che nell'800 aveva senso la conquista dei savoia, ora che son passati 150 anni le cose stanno ancora così? cioè è ancora valida la politica di potenza degli stati europei ottocenteschi?
a mio parere no! son stati troppo piccoli per essere potenze globali (sovrastati da USA,Cina,Russia, in futuro India), e troppo grandi per essere efficenti. basta guardarsi intorno per vedere quali sono gli stati che veleggiano bene e quali no. con l'eccezione (in positivo) della germania e (in negativo) della grecia, la situazione attuale vede in condizioni migliori gli stati più piccoli (svizzera, austria, olanda, slovenia, repubblica ceca) piuttosto che i grandi stati "nazionali" cioè italia,spagna,francia,regno unito.

se la situazione politica nell'ottocento spingeva per la creazione di grandi stati, ora spinge nella direzione opposta: la frammentazione in stati "regione". nessuno di questi stati diventerà mai la potenza egemone del pianeta, ma sinceramente è necessario vivere nella superpotenza planetaria per vivere bene?
2012-11-28 19:37:56
Personalmente considero la diversità culturale e ogni tipo di differenza una ricchezza.
Tuttavia c'è bisogno di una gestione politica delle diversità. Ce nè bisogno perchè in caso contrario queste diversità diventerebbero solo debolezze facilmente manipolabili da mostri senza volto come la finanza internazionale. Un governo mondiale, politico e non solo economico, capace di conservare le diversità e di contrastare la natura e logica del puro mercato potrebbe essere una soluzione.
Un mondo frammentato politicamente in innumerevoli stati-regione caratterizzati da omogeneità culturale, linguistica (economica, religiosa ecc) produrrebbe solo disastri, avrebbe effetti incontrollabili sotto l'aspetto militare, sanitario, economico e chissà cos'altro.
Per capirci, nel caso di una crisi di qualunque tipo oggi interviene l'ONU, magari autorizzando qualcuno a fare le sue veci. Ora l'ONU avrà i suoi ben noti limiti, ma l'idea di un'entità sovranazionale, di un governo mondiale è l'unica percorribile ad evitare il caos. Che nei fatti l'ONU non funzioni è secondario (è l'effetto delle resistenze degli stati a cedere parte dei loro poteri) la cosa importante è che il concetto di ONU è corretto.

Mi sembra di essere stato un pò confuso ma, come diceva quel tale, "del doman non v'è certezza"
2012-11-28 22:03:55
cioè è ancora valida la politica di potenza degli stati europei ottocenteschi?
a mio parere no! son stati troppo piccoli per essere potenze globali (sovrastati da USA,Cina,Russia, in futuro India), e troppo grandi per essere efficenti. basta guardarsi intorno per vedere quali sono gli stati che veleggiano bene e quali no. con l'eccezione (in positivo) della germania e (in negativo) della grecia, la situazione attuale vede in condizioni migliori gli stati più piccoli (svizzera, austria, olanda, slovenia, repubblica ceca) piuttosto che i grandi stati "nazionali" cioè italia,spagna,francia,regno unito.


mah..
e se facciamo gli esempi di portogallo, irlanda, grecia?

Mi sa che il quid non è la dimensione, nè in positivo, nè in negativo.
Questo detto da uno che da poco ha cambiato idea e considera la separazione nord/sud una necessità. Ma una necessità contingente dovuta alle esigenze dei due lati d'italia, non dovuta a chissà che vantaggio ad essere più piccoli, anzi. A ben vedere ad essere più piccoli si finisce per fare lo stato satellite della germania, proprio come quelli che hai evidenziato tu.