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Subject: La principessa incinta
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La principessa incinta: una fiaba tra privilegi e iniquità (Laurie Penny)
Quando è stato dato l’annuncio ufficiale che l’utero della duchessa di Cambridge era occupato, il primo ministro britannico David Cameron si è detto “entusiasta”.
E ci credo. La notizia non poteva arrivare in un momento migliore. L’informazione sulla Gloriosa Ingravidazione della Magica Vagina di successione monarchica ha opportunamente
scalzato dalle prime pagine lo stato pietoso della nostra economia e ha distolto l’attenzione dal casino che ha investito la stampa britannica dopo la conclusione dell’inchiesta Leveson. Adesso ci toccano mesi di ipotesi sul nome del neonato e di studio del pancione.
La Casa dei Windsor è diventata l’ennesima telenovela, anziché un’istituzione che non smette di confiscare i pieni diritti democratici agli altri 70 milioni di umani che abitano quest’isoletta piovosa. Ma non fa niente: i bebè sono tanto carini e dobbiamo augurare ogni bene alla Coppia Reale. Altrimenti…
Perfino i repubblicani più convinti si sentono obbligati a esprimere la loro felicità per i futuri genitori coronati.
Ecco cosa ci si aspetta che diciamo tutti in coro: quanto siamo contenti per il principe e la sua bella principessa, così giovani e innamorati, e ora in attesa di un pupo.
E allora io mi sbilancio e dichiaro di far parte delle molte migliaia di persone che non hanno provato particolari emozioni sentendo la notizia. Quei due non li conosco
e probabilmente non li conoscerò mai di persona. Al pari di tanti di noi, so solo cosa rappresentano, e cioè il potere e il privilegio, e i mille modi in cui si autogiustificano a forza di parate e di bandiere.
Quando penso a William e a Kate, e a quanto ci si chiede di essere felici per loro, non posso fare a meno di pensare a un’altra giovane coppia che conosco.
Sono due miei amici, più o meno coetanei dei reali, e abitano sull’altra sponda del fiume, a pochi chilometri di distanza.
All’inizio dell’anno sono stata al loro matrimonio da fiaba. E a modo suo, un modo molto qualunque, si tratta davvero di una fiaba. I due si sono conosciuti su una chat quando erano ancora adolescenti, una decina di anni fa. Si sono innamorati, hanno attraversato il paese per stare insieme, ma erano troppo giovani perché la cosa funzionasse, si sono separati e hanno perso i contatti. Poi, dieci anni dopo, si sono ritrovati grazie ad amici comuni, ed è stato come se il tempo non fosse mai passato: sono andati a vivere insieme, si sono fidanzati.
Adesso vorrebbero avere un bambino. E invece non possono. Solo perché lui fa il turno di notte e lei frequenta corsi per adulti a tempo pieno. Malgrado lavorino tanto, dalla fine della luna di miele si sono visti poco e non possono permettersi un appartamento grande
abbastanza per tre. I sussidi sugli alloggi sono stati tagliati, e quindi non sanno quando, anzi se, potranno permettersi di avere dei figli.
Poi c’è un’altra giovane coppia di mia conoscenza. Anche loro sono poco più giovani del principe William e della duchessa di Cambridge. Si sono conosciuti al college, si sono innamorati, volevano sposarsi e avere figli. Ma lei sofriva di una disabilità fisica dolorosa, che
si è aggravata quanto più ha lavorato per mettere su casa insieme. Lui l’ha vista sbattersi, come altri milioni di persone, per ottenere la pensione di invalidità. Ha visto la sua autostima
lentamente sgretolata dalla fatica massacrante di tirar fuori tutti i documenti che il nuovo sistema punitivo di welfare pretende dai malati che fanno domanda per i sussidi. Ogni volta che ci provava le andava male, ed è scivolata nella depressione e poi nella disperazione.
A volte le giovani coppie riescono a sopravvivere a queste difficoltà. Loro due invece si sono lasciati. È una storia che quest’anno non fa che ripetersi, in tutto il paese: gli attori cambiano ma il soggetto, arido, anzi tragico, resta lo stesso.
Sono le storie d’amore che non si vedono, quelle in cui la povertà, i rigidi inverni urbani e l’ingiustizia mortiicante della vita nel Regno Unito moderno si frappongono fra tante ragazze e i loro principi o principesse azzurre.
Perché la verità è che in questo paese le fiabe sono sempre più rare. Non lasciatevi ingannare
dallo sventolio delle bandiere e dalle grida di giubilo: questo sta diventando un paese più freddo e più cattivo, ed è diventato più difficile che mai proteggere il proprio amore, anche se dovrebbe essere una forza capace di sconfiggere perfino l’appartenenza di classe.
L’anno prossimo nel Regno Unito nasceranno circa750mila bambini. Almeno 250mila nasceranno in famiglie povere. Cresceranno senza avere idea di come potersi permettere un’istruzione, una casa e le altre cose che perino i loro genitori in una certa misura davano
per scontate. Questi bambini e i loro genitori passeranno i prossimi vent’anni a guardare, sulle pagine dei quotidiani, un piccoletto come loro crescere fra lussi e privilegi inimmaginabili.
La lezione è: stattene al tuo posto, non dimenticare mai a che ceto sociale appartieni e quali sono i suoi limiti, mettiti bene in testa chi è che comanda.
Malgrado tutto quello che potrete leggere sulla stampa internazionale, qui oggi le fiabe sono merce sempre più rara.
(Laurie Penny è una giornalista britannica.
È columnist del settimanale New Statesman e collabora con il Guardian)
Fonte: Internazionale N° 979, 14/20 2012
lareginacattiva.blogspot.it
Quando è stato dato l’annuncio ufficiale che l’utero della duchessa di Cambridge era occupato, il primo ministro britannico David Cameron si è detto “entusiasta”.
E ci credo. La notizia non poteva arrivare in un momento migliore. L’informazione sulla Gloriosa Ingravidazione della Magica Vagina di successione monarchica ha opportunamente
scalzato dalle prime pagine lo stato pietoso della nostra economia e ha distolto l’attenzione dal casino che ha investito la stampa britannica dopo la conclusione dell’inchiesta Leveson. Adesso ci toccano mesi di ipotesi sul nome del neonato e di studio del pancione.
La Casa dei Windsor è diventata l’ennesima telenovela, anziché un’istituzione che non smette di confiscare i pieni diritti democratici agli altri 70 milioni di umani che abitano quest’isoletta piovosa. Ma non fa niente: i bebè sono tanto carini e dobbiamo augurare ogni bene alla Coppia Reale. Altrimenti…
Perfino i repubblicani più convinti si sentono obbligati a esprimere la loro felicità per i futuri genitori coronati.
Ecco cosa ci si aspetta che diciamo tutti in coro: quanto siamo contenti per il principe e la sua bella principessa, così giovani e innamorati, e ora in attesa di un pupo.
E allora io mi sbilancio e dichiaro di far parte delle molte migliaia di persone che non hanno provato particolari emozioni sentendo la notizia. Quei due non li conosco
e probabilmente non li conoscerò mai di persona. Al pari di tanti di noi, so solo cosa rappresentano, e cioè il potere e il privilegio, e i mille modi in cui si autogiustificano a forza di parate e di bandiere.
Quando penso a William e a Kate, e a quanto ci si chiede di essere felici per loro, non posso fare a meno di pensare a un’altra giovane coppia che conosco.
Sono due miei amici, più o meno coetanei dei reali, e abitano sull’altra sponda del fiume, a pochi chilometri di distanza.
All’inizio dell’anno sono stata al loro matrimonio da fiaba. E a modo suo, un modo molto qualunque, si tratta davvero di una fiaba. I due si sono conosciuti su una chat quando erano ancora adolescenti, una decina di anni fa. Si sono innamorati, hanno attraversato il paese per stare insieme, ma erano troppo giovani perché la cosa funzionasse, si sono separati e hanno perso i contatti. Poi, dieci anni dopo, si sono ritrovati grazie ad amici comuni, ed è stato come se il tempo non fosse mai passato: sono andati a vivere insieme, si sono fidanzati.
Adesso vorrebbero avere un bambino. E invece non possono. Solo perché lui fa il turno di notte e lei frequenta corsi per adulti a tempo pieno. Malgrado lavorino tanto, dalla fine della luna di miele si sono visti poco e non possono permettersi un appartamento grande
abbastanza per tre. I sussidi sugli alloggi sono stati tagliati, e quindi non sanno quando, anzi se, potranno permettersi di avere dei figli.
Poi c’è un’altra giovane coppia di mia conoscenza. Anche loro sono poco più giovani del principe William e della duchessa di Cambridge. Si sono conosciuti al college, si sono innamorati, volevano sposarsi e avere figli. Ma lei sofriva di una disabilità fisica dolorosa, che
si è aggravata quanto più ha lavorato per mettere su casa insieme. Lui l’ha vista sbattersi, come altri milioni di persone, per ottenere la pensione di invalidità. Ha visto la sua autostima
lentamente sgretolata dalla fatica massacrante di tirar fuori tutti i documenti che il nuovo sistema punitivo di welfare pretende dai malati che fanno domanda per i sussidi. Ogni volta che ci provava le andava male, ed è scivolata nella depressione e poi nella disperazione.
A volte le giovani coppie riescono a sopravvivere a queste difficoltà. Loro due invece si sono lasciati. È una storia che quest’anno non fa che ripetersi, in tutto il paese: gli attori cambiano ma il soggetto, arido, anzi tragico, resta lo stesso.
Sono le storie d’amore che non si vedono, quelle in cui la povertà, i rigidi inverni urbani e l’ingiustizia mortiicante della vita nel Regno Unito moderno si frappongono fra tante ragazze e i loro principi o principesse azzurre.
Perché la verità è che in questo paese le fiabe sono sempre più rare. Non lasciatevi ingannare
dallo sventolio delle bandiere e dalle grida di giubilo: questo sta diventando un paese più freddo e più cattivo, ed è diventato più difficile che mai proteggere il proprio amore, anche se dovrebbe essere una forza capace di sconfiggere perfino l’appartenenza di classe.
L’anno prossimo nel Regno Unito nasceranno circa750mila bambini. Almeno 250mila nasceranno in famiglie povere. Cresceranno senza avere idea di come potersi permettere un’istruzione, una casa e le altre cose che perino i loro genitori in una certa misura davano
per scontate. Questi bambini e i loro genitori passeranno i prossimi vent’anni a guardare, sulle pagine dei quotidiani, un piccoletto come loro crescere fra lussi e privilegi inimmaginabili.
La lezione è: stattene al tuo posto, non dimenticare mai a che ceto sociale appartieni e quali sono i suoi limiti, mettiti bene in testa chi è che comanda.
Malgrado tutto quello che potrete leggere sulla stampa internazionale, qui oggi le fiabe sono merce sempre più rara.
(Laurie Penny è una giornalista britannica.
È columnist del settimanale New Statesman e collabora con il Guardian)
Fonte: Internazionale N° 979, 14/20 2012
lareginacattiva.blogspot.it
tutta la ragione del mondo, stanno dipingendo lo UK come una terra di sogni e favole per sti due qua, ma non credo che la maggioranza degli inglesi sia davvero a quei livelli economici e sociali
Almeno a loro mantenere la casa reale gli costa meno che a noi mantenere il solo Quirinale...
un articolo un po' populista, imho.
devono ringraziare la thatcher, non la regina, per questi fantastici doni.
..e non crediate che a noi andrà molto meglio.
devono ringraziare la thatcher, non la regina, per questi fantastici doni.
..e non crediate che a noi andrà molto meglio.
Più che populista direi realista, la thatcher per lo meno seguiva certi ideali e credo che avrebbe da ridire anche su quello, ma sarebbe stato un altro articolo.
Il problema è che i nobili in una democrazia sono anacronistici, anche a fronte delle centinaia di migliaia di persone uguali ma che nascono e vivono molto meno "regalmente"
Il problema è che i nobili in una democrazia sono anacronistici, anche a fronte delle centinaia di migliaia di persone uguali ma che nascono e vivono molto meno "regalmente"
...ma non credo che la maggioranza degli inglesi sia davvero a quei livelli economici e sociali
come primo indicatore si potrebbe prendere il
"People at risk of poverty or social exclusion by NUTS 2 regions" dell'Eurostat che indica a 22.7% la popolazione nel 2011 che era a rischio di povertà... (italia 28.2%)
Direi che è una bella fetta di popolazione anche solo così.
come primo indicatore si potrebbe prendere il
"People at risk of poverty or social exclusion by NUTS 2 regions" dell'Eurostat che indica a 22.7% la popolazione nel 2011 che era a rischio di povertà... (italia 28.2%)
Direi che è una bella fetta di popolazione anche solo così.
speriamo non così tanto indietro, teniamoci almeno la speranza che dietro l'angolo ci sia una nuova rivoluzione francese o rivoluzione d'ottobre
però scusate cosa cambia se ad avere privilegi sono i nobili o gli onorevoli, il re o un presidente. In una democrazia anacronistici non sono i nobili ma i privilegi
A seguire certe notizie pare che anche agli italiani si propinino le vicende fiabesche (più volgarotte però) della nostra famiglia reale: che, tra l'altro, consta di ben 1 Presidente-re e 945 familiari :)
A seguire certe notizie pare che anche agli italiani si propinino le vicende fiabesche (più volgarotte però) della nostra famiglia reale: che, tra l'altro, consta di ben 1 Presidente-re e 945 familiari :)
e a loro aggiungiamoci qualche decina di migliaia di nobili di vario livello
però scusate cosa cambia se ad avere privilegi sono i nobili o gli onorevoli, il re o un presidente. In una democrazia anacronistici non sono i nobili ma i privilegi
I politici (o amministratori dello stato) almeno potrebbero dare qualche valore aggiunto e non sono lì per il semplice fatto di avere "il sangue blu"...
Che poi siano lì solo per dar voce alle lobby e per il proprio tornaconto, quello è un problema.
I politici (o amministratori dello stato) almeno potrebbero dare qualche valore aggiunto e non sono lì per il semplice fatto di avere "il sangue blu"...
Che poi siano lì solo per dar voce alle lobby e per il proprio tornaconto, quello è un problema.
a me pare un'altra specie di sangue blu dall'aristocrazia alla partitocrazia. Con l'aggravante che questi non hanno neppure l'investitura divina ma al massimo quella del Vicario
Meglio una decina con il sangue blu, che 500 con l'auto blu!
Meglio una decina con il sangue blu, che 500 con l'auto blu!
Quotone!! :D
Quotone!! :D
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