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Subject: Prospero Gallinari, R.i.p. ?

2013-01-16 15:53:17
Direi un rivoluzionario

E la rivoluzione dove l'hai vista ?
2013-01-16 15:58:18
la storia la scrivono i vincitori, ma questi non possono mai decidere quale fu la parte giusta o sbagliata dalla quale schierarsi. è per questo che ci sono storici e storiografi.

Non sono d'accordo, gli storici che leggiamo sono gli storici dei vincitori e non è necessario conoscere Marx (struttura/sovrastruttura) per rendersi conto che ciò che leggiamo deve essere pubblicato da una casa editrice e già questo pone lo scrittore in una condizione di libertà intellettuale ridotta.
Se il fascismo fosse uscito vincitore dalla guerra credo avremmo letto e imparato una storia molto diversa magari scritta dagli stessi storici sui quali ci siamo formati: forse oggi Giampaolo Pansa scriverebbe libri per informarci di quanto erano cattivi quelli della X Mas !!!
Se invece intendi che comunque la verità storica alla fine viene scritta perchè il revisionismo è l'essenza stessa della ricerca storica posso essere d'accordo; il problema è che la verità storica vede la luce molto dopo rispetto a quella dettata dai vincitori.

Ecco perchè ancora oggi qualcuno può sostenere che le BR erano un movimento rivoluzionario e i brigatisti eroi: basta ritenere che lo Stato di allora non fosse democratico ma autoritario e che quindi combatterlo fosse l'opzione corretta; di conseguenza, nonostante le vittime innocenti, i brigatisti erano eroi, o liberatori, o dalla parte giusta. Il fatto che l'esperienza BR sia condannata dagli storici, e conseguentemente dall'opinione comune, non può far mutare il giudizio di chi parte dal presupposto che quegli storici siano nient'altro che l'espressione intellettuale di quello Stato autoritario e antidemocratico che ha sconfitto militarmente le BR.

p.s. A scaso di equivoci vorrei sottolineare che considero tutta la deriva terrorista di quegli anni (da Prima Linea alle BR per finire ai NAR) una peste che ha trascinato con sè almeno due generazioni di ragazzi di sinistra e di destra sacrificandoli sull'altare della guerra fredda attraverso la strategia della tensione. Certo, Gallinari o, per dire, Fioravanti non sono eroi e non lo saranno mai ma più viene fuori la verità di quegli anni più è chiaro che furono vittime anch'esse di un meccanismo azionato da altri... Cossiga docet
2013-01-16 16:13:57
E la rivoluzione dove l'hai vista ?

Sono rivoluzioni anche quelle che falliscono. Sostenere che tra la fine dei Sessanta e l'assassinio Moro in Italia non ci fossero fermenti rivoluzionari è impossibile; basta la cronaca di quegli anni.
Se poi questi fermenti rimasero tali e non riuscirono, com'era nelle intenzioni dei terroristi, a coinvolgere la classe operaia (...che allora esisteva e si guardava bene dal'applaudire Agnelli) e divenire una vera rivoluzione ciò accadde per diversi fattori:
1) la scelta politica del PCI e della CGIL
2) l'impreparazione politica e l'incapacità di leggere la realtà storica in atto da parte delle formazioni terroristiche
3) il deciso rifiuto della lotta armata che, a poco a poco, maturò nella classe operaia soprattutto a partire dall'omicidio Moro (1978 BR) e del giudice Alessandrini (1979 PL)

errori di battitura
(edited)
2013-01-16 16:15:27
Se invece intendi che comunque la verità storica alla fine viene scritta perchè il revisionismo è l'essenza stessa della ricerca storica posso essere d'accordo; il problema è che la verità storica vede la luce molto dopo rispetto a quella dettata dai vincitori.

esatto. ma siamo nel secolo brevissimo, i tempi (per fortuna) forse non sono più quelli dell'epoca della carboneria. documenti disponibili, a volerne cercare, ce ne sono moltissimi e credo che ormai di inedito sull'argomento BR sia rimasto ben poco, tranne le memorie di cossiga che si porterà nella tomba a patto che non rincoglionisca prima.

Ecco perchè ancora oggi qualcuno può sostenere che le BR erano un movimento rivoluzionario e i brigatisti eroi: basta ritenere che lo Stato di allora non fosse democratico ma autoritario e che quindi combatterlo fosse l'opzione corretta; di conseguenza, nonostante le vittime innocenti, i brigatisti erano eroi, o liberatori, o dalla parte giusta.

capisco, ma non riesco a concepire alla luce dei fatti successivi come si possa sostenere che lo stato degli anni '70 fosse autoritario e antidemocratico più di quello di oggi. il voto contava di più. c'era maggiore equità sociale. welfare e servizi erano garantiti.
paradossalmente, imho l'esistenza di un movimento rivoluzionario armato è più logica (non giusta, ovvio) al giorno d'oggi!
2013-01-16 16:24:08
Sono rivoluzioni anche quelle che falliscono

Al massimo tentate rivoluzioni ma non era certamente quello il caso.

Le rivoluzioni richiedono popolazioni stremate e vessate che aspettano solo una scintilla per esplodere. L'emilia romagna degli anni 60 e 70 invece somigliava piú al paese di bengodi e solo un gruppo di balordi poteva vederla in modo diverso.
2013-01-16 16:36:18
e' vero, non sono più i tempi della carboneria (bellissima eh :)) ma credo che ci sia ancora molto di nascosto e spero che Cossiga (rincoglionito o no) non sappia resistere e un bel giorno ci dica quello che sà (scommetto che muore dalla voglia...)

capisco, ma non riesco a concepire alla luce dei fatti successivi come si possa sostenere che lo stato degli anni '70 fosse autoritario e antidemocratico più di quello di oggi. il voto contava di più. c'era maggiore equità sociale. welfare e servizi erano garantiti.
paradossalmente, imho l'esistenza di un movimento rivoluzionario armato è più logica (non giusta, ovvio) al giorno d'oggi!


Sono d'accordo, però non dimentichiamoci che lo Stato non era solo questo; visto da sinistra lo Stato era anche altro: violenza, imbroglio, macchinazione, mafia, stragi (di Stato appunto), CIA, finanziamenti a nuclei terroristici neofascisti, esclusione del PCI dal governo con mezzi giudicati antidemocratici, sudditanza agli interessi imperialistici americani (per riesumare una fraseologia tipica di allora)... insomma era uno Stato pericoloso, fascista e da combattere.
A me pare che invece oggi parlare di rivoluzione armata sia assurdo; oggi basterebbe usare bene una matita copiativa
2013-01-16 17:01:01
Le rivoluzioni richiedono popolazioni stremate e vessate che aspettano solo una scintilla per esplodere. L'emilia romagna degli anni 60 e 70 invece somigliava piú al paese di bengodi e solo un gruppo di balordi poteva vederla in modo diverso.

Che l'idea rivoluzionaria allora fosse sbagliata è un fatto.
Che il clima politico, italiano e internazionale, non potesse sembrare pre-rivoluzionario non sono molto d'accordo: vorrei far notare che esistevano gruppi rivoluzionari in ogni paese europeo occidentale (la RAF in Germania il più noto), che erano gli anni del terrorismo palestinese (Settembre nero in primis) che questi gruppi erano visti con simpatia da buona parte dei giovani di sinistra di allora, che la scelta del PCI di rinunciare alla rivoluzione sembrò a molti un errore (l'esperienza di Cuba era recente, quella del Vietnam era contemporanea) perchè l'Occidente borghese sembrava vicino alla sconfitta ovunque.
Oggi godiamo del senno del poi, ma sbagliare l'analisi allora non era poi così difficile.

2013-01-16 17:33:52
spero che Cossiga (rincoglionito o no) non sappia resistere

è leggerissimamente salma...
consolati leggendo questo

Probabilmente quel che vuoi ottenere (una discussione franca sull'argomento) è oggi impossibile: fatti troppo vicini e vivi per essere giudicati "storiograficamente".
2013-01-16 17:37:41
Oggi godiamo del senno del poi, ma sbagliare l'analisi allora non era poi così difficile

Sta di fatto che a sbagliarla veramente l'analisi e a finire in galera a causa di quest'errore son stati un centinaio di balordi ma contandoli proprio tutti, a destra e a sinistra. E di questi quelli che han maneggiato delle armi sono stati una minoranza.
Tutto senza il minimo appoggio popolare.
Piú fumo che arrosto, altro che rivoluzione.
2013-01-16 18:26:42
liquidi in maniera sprezzante quello che è stato sicuramente un principio di rivoluzione.

Poi si puo' essere d'accordo o meno sui morti.

Ma non c'è rivoluzione senza violenza (e morti).

Definirli quattro balordi è riduttivissimo. Se vedi i filmati dell'epoca dietro gli striscioni non erano quattro gatti, e neppure dietro le molotov

La storia ha detto che hanno completamente sbagliato e che hanno ammazzato per niente. Ma come ti hanno scritto sopra, la storia la scrivono i vincitori.

Pensa solo se i leader del PCI avessero appoggiato la lotta armata invece di essere (a quei tempi) democratici: non puoi non ammettere che la storia adesso sarebbe diversa
2013-01-16 18:41:51
basta leggere la pagina dei commenti su Unità online (per dire di un giornale ormai moderato) per vedere sostenere anche quell'opinione

Hai ragione.

Avrei dovuto chiedere: C'è qualcuno sano di mente che sostiene che sia morto un eroe?
2013-01-16 18:42:16
Sta di fatto che a sbagliarla veramente l'analisi e a finire in galera a causa di quest'errore son stati [i]un centinaio di balordi ma contandoli proprio tutti, a destra e a sinistra. E di questi quelli che han maneggiato delle armi sono stati una minoranza.
Tutto senza il minimo appoggio popolare.[/i]

Vabbè, che ti posso dire? Mi tengo soft; stai sottovalutando la reale dimensione del fenomeno.


I dati sono freddi calcoli e comparazioni, ma a volte descrivono più di ogni altra cosa i termini di una guerra combattuta con ogni mezzo e non ancora conclusa. Dal 1969 al 1989 sono 4087 le persone condannate in via definitiva per banda armata, associazione sovversiva, insurrezione contro i poteri dello Stato, omicidi, ferimenti, furti, rapine, reati più o meno gravi, comunque collegati all’attività dei gruppi armati di sinistra. In prevalenza sono uomini, 3142, il 76,9%. Ne fanno parte 945 donne, il 23,1%. La maggioranza, il 60,3%, risulta di età compresa tra i 21 e i 30 anni, di cultura e istruzione medio-alta: solo il 2,5% frequenta le scuole elementari e il 20,4% le medie inferiori. Operai, studenti, impiegati, insegnanti, liberi professionisti, lavoratori nei servizi pubblici, docenti, ricercatori, artigiani, commercianti, agricoltori, militari, politici, sindacalisti, precari, disoccupati. In pratica l’esatta fotografia della società italiana. Anche la ripartizione in regioni offre la percezione di un fenomeno a dir poco trasversale: sono residenti in Lombardia, Lazio, Campania, Veneto, Piemonte, Sardegna, Marche. A queste 4097 persone condannate dai tribunali, se ne devono aggiungere almeno 20000, inquisite poi prosciolte, sfiorate di un soffio dalle indagini, coinvolte dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e uscite poi assolte dai processi dei tribunali, con formula piena e insufficienza di prove.
E’ assai bassa la percentuale di militanti della lotta armata proveniente dalla sinistra tradizionale: solo il 2,8 % dal PCI, Partito Comunista Italiano, il 6,5% dai sindacati CIGL e CISL. Il 38% giunge dalle esperienze politiche nei gruppi storici della sinistra extraparlamentare: LC, Lotta Continua, POT OP, Potere Operaio, AO, Avanguardia Operaia. La parte maggioritaria, il 42,7%, é invece attiva nei circoli giovanili, nei collettivi di quartiere e nelle aree autonome emersi intorno alla metà degli anni Settanta.
Per almeno 1500 di loro, le BR, Brigate Rosse, rappresentano la principale organizzazione di riferimento. Seguono PL, Prima Linea, UCC, Unione Comuniste Combattenti, NAP, Nuclei Armati Proletari, GAP, Gruppi di Azione Partigiana, FCC, Formazioni Comuniste Combattenti, COLP, Comitati Organizzati per la Liberazione Proletaria, PAC, Proletari Armati per il Comunismo, COCORI, Comitati Comunisti Rivoluzionari, AR, Azione Rivoluzionaria, FCA, Formazioni Comuniste Armate.
Sul piano statistico, sono 24 le sigle maggiori della lotta armata di sinistra, 78 quelle considerate minori, 21 sono invece collettivi e riviste di movimento, gruppi semilegali in seguito indagati per associazione sovversiva e banda armata.
Sono 131 le persone assassinate dal terrorismo di sinistra. Oltre 2000, i feriti. 71 i militanti uccisi in conflitti a fuoco con le forze dell’ordine, durante la preparazione di un attentato e di una rapina di autofinanziamento, soli e malati gravi dentro una cella, percossi dalle guardie, accusati di delazione, uccisi dai loro stessi compagni, morti all’estero.


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2013-01-16 18:47:01
Certo, e poi spieghiamo anche Hitler con un bel era solo un pazzo e abbiamo risolto tutto... poi però se il fenomeno si ripresenta che facciamo? Tutto daccapo!
2013-01-16 18:47:02
Pensa solo se i leader del PCI avessero appoggiato la lotta armata

Ho capito ma quella é solo un'ipotesi. Il fatto é che il PCI non appoggio' un bel niente perché non conveniva a nessuno.

Non é mia intenzione sminuire gli anni di piombo che per le vittime sono stati certamente drammatici.

D'altra parte non si devono perdere di vista le proporzioni del fenomeno perché ci sono faide di delinquenza comune che si lasciano dietro scie di sangue ben piú lunghe nella piú totale indifferenza dei media.

100 terroristi e una manciata di omicidi su 60 milioni di abitanti sono una bazzecola per parlare di rivoluzione.
Una rivoluzione é una cosa durante la quale diversi milioni di morti di fame fanno fuori poche migliaia di persone che le stanno affamando.

Da noi non é successo nulla di neanche lontanamente simile. La grandissima parte degli italiani gli anni di piombo li hanno visti solo in tv tra una puntata di fantastico e una della domenica sportiva.
2013-01-16 18:55:42
Certo, e poi spieghiamo anche Hitler con un bel era solo un pazzo e abbiamo risolto tutto... poi però se il fenomeno si ripresenta che facciamo? Tutto daccapo!

Io invece non penso certo che oggi si possa trascendere dall'esperienza conseguente a Hitler e la seconda guerra mondiale, come anche a quella più recente delle brigate rosse e degli "anni di piombo".
2013-01-16 19:07:56
capisco, ma non riesco a concepire alla luce dei fatti successivi come si possa sostenere che lo stato degli anni '70 fosse autoritario e antidemocratico più di quello di oggi.

Studiati un po' di storia, quella vera e di documenti declassificati della CIA.