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Subject: A proposito di indipendenza

2013-04-16 17:47:11
se la mettiamo sui detti popolari, ti confermo che mica dappertutto si ragiona allo stesso modo

« Co San Marco comandava
se disnava e se senava;
soto Franza, brava gente,
se disnava solamente;
soto casa de Lorena
no se disna e no se sena;
soto casa de Savoia
de magnar te ga voja! »

serve traduzione?
2013-04-16 20:02:08
vala' che son 150 anni che fate anche merenda !
2013-04-17 09:55:28
vala' che son 150 anni che fate anche merenda !

LOL
2013-04-17 16:16:54
forse non sono io che devo ripassare storia...
cmq è inutile parlare a chi non vuol sentire, che per caso sei amico di Emanuele Filiberto e ti sei offeso che reputo i Savoia la peggior casa regnante mai esistita sul pianeta e la più grande disgrazia capitata nella penisola?
2013-04-17 17:11:38
Per L'italia non è unita,
1) via tutti gli statuti speciali, o fai parte dell'Italia o no. O sei come tutti o stai fuori. E si parla di Stati.
2) via tutte le agevolazioni di ogni sorta, da mancanza di controlli(es.maggiorazione sulla sanità), evasione fiscale, etc etc.. Siamo nel 2013 ogni cittadino si registra ad un Pc ed immette patrimonio con tessera di riconoscimento che registra entrate ed uscite.. Tutti pagano le Tasse.. O sei come tutti o stai fuori.. E si parla di Cittadini..

e posso andare avanti fino a rendere lo Stato Italiano uno Stato.
2013-04-17 17:20:29
Perciò anni e anni di tentativi di integrazione a livello europeo sono da cestinare? Bisogna dividerci in micro-stati come ai tempi dei Comuni o delle Repubbliche Marinare??? Fa piacere saperlo...
2013-04-17 17:27:28
Parlando seriamente, un localismo ancora più spiccato di un possibile federalismo fiscale non garantirebbe le risorse necessarie per far fronte ad eventi eccezionalmente distruttivi e/o compromettenti per l'economia o il territorio locale. Es: Se un terremoto come quello dell'Aquila fosse capitato in un ipotetico "Libero Territorio dell'Abruzzo" sarebbe stato devastante. La ricostruzione sarebbe stata impossibile.
Anche l'odierna crisi globale è inaffrontabile con piccoli numeri, le variabili a tua disposizione sarebbero minime riguardo al problema.
Io non voglio far polemica, ma nell'era della globalizzazione (o postglobalizzazione, vedete voi) stare ancora a discutere sulle dimensioni territoriali mi sembra un tantino anacronistico, un pò come le rivendicazioni nord coreane.
2013-04-17 17:28:38
quoto
2013-04-17 17:58:26
sto pensando di fondare uno stato condominiale...
anzi adesso che ci penso, quello del terzo piano mi sta sulle palle, lo faccio solo del pianerottolo, poi mi annetto la vicina che non è niente male
2013-04-17 18:00:15
intanto inizia ad annettere la vicina ;)
2013-04-17 18:36:38
Io non voglio far polemica, ma nell'era della globalizzazione (o postglobalizzazione, vedete voi) stare ancora a discutere sulle dimensioni territoriali mi sembra un tantino anacronistico, un pò come le rivendicazioni nord coreane

in passato la pensavo esattamente come te, poi però a forza di pensare e ragionare con amici in real life e sui forum, ho realizzato 1 cosa:
in quest'epoca così dominata dalla globalizzazione, a farla da padrone sono gli stati-continente (cioè USA, Russia, Cina, in futuro India, forse Brasile). in rapporto a simili stati, le dimensioni dell'italia sono cmq troppo piccole x poter competere.
l'idea sulla carta buna era quella dell'integrazione europea a creare un altro stato-continente. il progetto è rimasto sulla carta, abbiamo avuto l'euro ma sugli altri fronti non c'è stata integrazione e di conseguenza l'euro si sta rivelando un clamoroso fallimento.
a mioavviso nn è anacronistico fare 2 passi indietro (abbandonare l'UE e poi dividere l'italia) per imboccare una nuova strada, come suggeriva anche john.dunbar (se ricordo l'utente giusto)
perchè è necessario fare 2 passi indietro e non 1 solo? perchè l'italia unita vanta gli stessi problemi della zona euro: integrazione non riuscita. e se dopo 150 anni la cosa non è riuscita, ma pensate sul serio che possa avvenire nei prossimi 5 o 10 anni?
2013-04-18 01:42:01
Secondo me potresti anche tornare alle città-stato, il problema continuerebbe ad esistere perchè è una condizione mentale. Se faccio lo Stato Milanese avrei lo stesso problema tra centro ricco e periferia povera. Potrei allora fare lo Stato del Centro Milano, ma avrei lo stesso problema tra via Montenapoleone e le sue parallele. Il capitalismo permette il benessere di una parte della popolazione a discapito di un'altra, qualunque sia la dimensione territoriale in cui venga applicato. Nord e Sud esistono anche in aree di pochi km quadrati, perchè sono concetti sociologici ed economici più che geografici. Perciò l'unica soluzione in caso di passaggio a piccole entità locali è l'applicazione di una sorta di proprietà comune che non crei diseguaglianze, altrimenti si potrebbe continuare la scissione fino a livello subatomico, poichè il problema non sarebbe eliminato.
C'è un però... l'attuale stato di Cuba ci dimostra come fare la mosca bianca in un alveare di vespe geneticamente modificate non paga e non è fattibile.
Il fatto che tu abbia trovato gente che avvalla la tua ipotesi non significa necessariamente che la cosa sia applicabile. C'è tanta paura e tanta ignoranza in giro.
Io sono Toscano di estrazione proletaria (una famiglia di "compagni"), ma non continuo ad andare in giro a menarmelo con Marx. Mia nonna ripete che si stava meglio quando si stava peggio. Mio padre ripete che se negli anni 70 continuava la lotta dura modello 60 ora saremmo stati tutti meglio.
Il fatto è che la storia non è ciclica, modelli vecchi non sono riapplicabili a situazione generale mutata. Un certo Penty voleva nel primo dopoguerra riportare l'Inghilterra ad un economia coorporativa di stampo medioevale. Logicamente parlando le sue idee erano inattaccabili, ma come è possibile tornare indietro di anni quando le cose son cambiate? E' come chiedere a tua moglie, dopo esserti fatto scoprire con l'amante, di tornare indietro al giorno prima e far finta di niente.
La mia opinione strettamente personale è che bisogna continuare la strada dell'integrazione, non solo a livello europeo bensì globale, perchè è necessario che l'umanità comprenda che se il Giappone è vittima di un disastro nucleare son cazzi di tutto l'estremo oriente e l'oceania, che se una banca americana fallisce si può generare una crisi esogena in altri stati popolati da gente che non sà neanche cosa sia il Wyoming. Per questo nel 2013 mi fa sorridere quando vedo accostati i temi dello "sviluppo" con quelli della "scissione". Viviamo in un sistema globalmente integrato, che tu abbia l'euro, la lira o i soldi del monopoli cambia poco se poi le merci che fabbrichi non possono reggere la concorrenza dei musi gialli; che tu ti senta Aretino, Pisano o Livornese è abbastanza irrilevante quando dalla Latveria possono oscurare il sole con un missile atomico.
Se restiamo legati a vecchi concetti si può anche tirar giù il cielo, piegarlo e andare a nanna belli caldi. Occorre un'"evoluzione" più che un progresso, che dovrà partire dall'educazione (sia sotto forma di istruzione che in senso morale) e da una rinnovata visione delle possibilità umane.
Non voglio sembrare naive, e a riguardo vi consiglio "Psyche e Techne" del Prof. Umberto Galimberti, è un libro che rende bene l'idea di dove realmente ci troviamo. Fa sembrare tutto tanto inutile eh, ma ricordatevi che la birra non costa più di tanto e che le donne sanno ancora amare.
2013-04-18 09:03:07
Parlando seriamente, un localismo ancora più spiccato di un possibile federalismo fiscale non garantirebbe le risorse necessarie per far fronte ad eventi eccezionalmente distruttivi e/o compromettenti per l'economia o il territorio locale. Es: Se un terremoto come quello dell'Aquila fosse capitato in un ipotetico "Libero Territorio dell'Abruzzo" sarebbe stato devastante. La ricostruzione sarebbe stata impossibile.
Anche l'odierna crisi globale è inaffrontabile con piccoli numeri, le variabili a tua disposizione sarebbero minime riguardo al problema.
Io non voglio far polemica, ma nell'era della globalizzazione (o postglobalizzazione, vedete voi) stare ancora a discutere sulle dimensioni territoriali mi sembra un tantino anacronistico, un pò come le rivendicazioni nord coreane.


scusa ma che stupidaggini..
la teoria del "troppo piccolo nellì'era globale" è il nulla cosmico, non ha proprio nessun senso economico. Che poi ci sarebbe sempre l'UE che servirebbe a quello..
sulla gestione delle crisi poi avrei giusto da rimarcare che si possono trovare soluzioni molto più semplici di fare uno stato apposta..
2013-04-18 09:05:43
ma come è possibile tornare indietro di anni quando le cose son cambiate?

ecco vedi, questo è l'errore di fondo, credere che la fine di uno stato sia "tornare indietro", non è chiaro perchè indietro e non avanti..
tu non ti stai chiedendo che pro e che contro ci sarebbero, tu stai ragionando in modo ideologico.
2013-04-18 09:07:35
La mia opinione strettamente personale è che bisogna continuare la strada dell'integrazione, non solo a livello europeo bensì globale, perchè è necessario che l'umanità comprenda che se il Giappone è vittima di un disastro nucleare son cazzi di tutto l'estremo oriente e l'oceania, che se una banca americana fallisce si può generare una crisi esogena in altri stati popolati da gente che non sà neanche cosa sia il Wyoming.

La mia opinione è che la finanza va sterilizzata e così i popoli possono vivere con le regole, le monete le aggregazioni che meglio li rappresentano.
Credere nell'integrazione senza sapere cosa è e quanto tempo prende significa consegnarci inermi nelle mani del dio denaro.
2013-04-18 11:29:37
a molte obiezioni ti ha risposto bene el pupe.
io ci tengo solo a farti notare che se leggevi il mio primo post evitavi sta menata: ho esplicitamente detto che le divisioni, che pure teoricamente possono procedere all'infinito, nella pratica devono essere portate solo fino al raggiungimento del punto di ottimo, che al giorno d'oggi si individua in stati "regionali" (in realtà un po' più grandi delle attuali regioni italiane)
poi forse hai saltato anche il post di john.dunbar che proponeva di rifondare la UE sulla base di detti stati regionali (catalogna,scozia,baviera,ecc). ma è chiaro che per farlo bisogna prima abbattere gli stati ottocenteschi, creare gli stati regionali e infine ricreare una sorta di UE imparando dagli errori presenti!

per quel che riguarda grandi catastrofi naturali, anche in assenza di una nuova UE c'è sempre una rete di solidarietà internazionale. si è visto con lo tsunami indonesiano e il terremoto di haiti. certo se parti da condizioni disperate come haiti non è che serva poi a molto... però sta alla capacità di ogni stato di sfruttare al meglio le risorse che gli vengono fornite dall'estero
invece in tema di possibili guerre termonucleari: cosa c'è da discuterne? tanto dopo saremo tutti morti quindi non è un problema!