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Subject: Compassione?

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2013-06-14 10:44:37
Ho visto un servizio al TG2 un mese fa che mi ha molto sorpreso perché parlava di COMPASSIONE.

L'introduzione al servizio spiegava, nel cervello, dove si trova e i procedimenti scientifici.
Il servizio poi ha approfondito il fatto che la compassione sia l'attività dell'uomo di entrare in empatia con gli altri condividendone gioie e soprattutto dolori, sofferenze.
La compassione è importantissima perché aiuta a dare speranza nel momento in cui non mi sento solo ma so che qualcuno crede in me e nelle mie potenzialità oppure sapere che qualcuno ha affrontato delle situazioni difficili e che le ha poi superate.

Il servizio concludeva con l'evidenzare che nella società attuale i modelli che noi prendiamo ad esempio sono il contrario perché televisione ed economia ci portano ad essere narcisisti e indipendenti che è proprio il modo "sbagliato" di vivere, il modo che quando le cose non vanno ci porta ad essere soli e tendenti alla depressione.

Questo servizio mi ha colpito molto perché lo trovo molto veritiero e dimostrabile, nella mia vita più volte ho provato una sensazione di gioia profonda quando sono riuscito a consolare una persona o quando qualcuno mi ha dato una parola incoraggiante.

Voi cosa ne pensate?
(edited)
2013-06-14 10:52:13
"Conosci te stesso" (cit. Socrate)
2013-06-14 10:58:22
Ne faccio uno dei capisaldi del mio sistema di rapporti oltre che della mia stessa vita.
Ho sempre messo in secondo piano il raggiungimento di obiettivi personali e del "successo" modernamente inteso. Ovviamente le mie condizioni professionali ed economiche non se ne sono affatto giovate, anzi. Tuttavia sono soddisfatto della persona che sono diventato e credo fortemente che questi siano i valori più importante che un uomo possa acquisire (stima di sé che non dipenda dalle conquiste materiali).
Tuttavia sono spesso assalito dal dubbio che una tale impostazione sia di comodo; che sia facile giustificare fallimenti o scarsi risultati con il fatto di aver scelto una strada "altra" rispetto ai modelli imperanti. Questo pensiero mi porta spesso a mettere in discussione, e benché io lo affronti e mi dia la risposta, torna sempre ad affacciarsi. Poi ragionandoci penso che anche questo fatto mi fa capire che è la strada giusta, perché mettere in discussione, e ammettere una possibile mancanza o debolezza, è un altro valore importante. Insomma, sono convinto che sia il modo "giusto" di vivere, ma ammetto anche che, in fondo, è anche per giustificare il mio voler rimanere nel "cerchio di confidenza" e non "rischiare" fallimenti al di fuori di esso.
Comunque, non voglio vivere diversamente.

(edited)
2013-06-14 11:01:38
grande post. Complimenti.
2013-06-14 11:15:17
grande post. Complimenti.
2013-06-14 11:36:14
Comunque, non voglio vivere diversamente.




Allora il problema non si pone :)
E comunque solo gli idioti non hanno mai dubbi
2013-06-14 11:53:57
Il servizio concludeva con l'evidenzare che nella società attuale i modelli che noi prendiamo ad esempio sono il contrario perché televisione ed economia ci portano ad essere narcisisti e indipendenti che è proprio il modo "sbagliato" di vivere, il modo che quando le cose non vanno ci porta ad essere soli e tendenti alla depressione.

e alla violenza?!
è molto veritiero e penso si possa ricollegare a quanto ho scritto poco fa nel 3d violenza a Roma, quando si parla di mancanza di cultura è qua che si va a parare, perchè la cultura è conoscienza accoglienza, tolleranza, condivisione, compassione ecc ecc se veniamo lasciati soli davanti ai modelli passati dalla televisione, moda, successo, denaro consumo senza altri strumenti formativi la società tutta è a rischio violenza (nelle sue varie forme non necessariamente solo quella fisica, anzi).
mi ritrovo molto nel post di felix
2013-06-14 12:23:14
bel post.
sottolineo che

Tuttavia sono spesso assalito dal dubbio che una tale impostazione sia di comodo; che sia facile giustificare fallimenti o scarsi risultati con il fatto di aver scelto una strada "altra" rispetto ai modelli imperanti.

Il dubbio è anche frutto di un aspetto della società moderna: la solitudine.

Quella solitudine, che fu il combustibile della formazione della cultura di massa descritta da Ortega y Gasset, ora riemerge con forza allo sgretolarsi di tutti i fattori che facevano da collante di queste masse di individui tutti uguali.

In questo contesto di omogeinizzazione, la solitudine dell'alienazione dalla coscienza di massa, che lo stesso sociologo spagnolo sottolineava avere un "fatto caratteristico del momento è che l'anima volgare, riconoscendosi volgare, ha l'audacia di affermare il diritto della volgarità e lo impone ovunque" (parliamo di più di 80 anni fa ma sembra oggi), rende ancora più difficile l'accettazione di un "se" in antitesi con i valori imperanti nel modello attuale.

Si direbbe che l'unica via è quella di soverchiare il modello di massa ponendo al centro di nuovo l'individuo, e dell'individuo la sua unicità, genialità, importanza e partecipazione; questo neo-individualismo dovrebbe però essere fondato su valori condivisi in antitesi con quelli "storici" (successo, ricchezza, potere).

Forse ci stiamo arrivando..
2013-06-14 12:46:17
Forse ci stiamo arrivando..

seguo il filo del ragionamento, ma se ho capito bene e non mi sono perso
chiudi con una frase di speranza e ottimismo, io invece avrei scritto "forse ci stiamo allontanando sempre di più, da un neo individualismo fondato su valori in antitesi con quelli "storici"
2013-06-14 12:56:57
Il fatto è che già ci siamo dentro da un secolo appunto, ed ogni ciclo storico è destinato ad una fine, qualunque essa sia.
Pur essendo un pessimista cosmico spero che storia mi smentisca :)
2013-06-14 13:23:44
speriamo
a me pare che siamo in pieno clima "affermare il diritto alla volgarità"...interessante il pensiero di ortega, davvero leggendo i suoi capisaldi riguardo alla "massa" pare di leggere
dei nostri giorni; anche perchè leggendo di diritto alla volgarità delle masse potevo anche pensare ad una valenza positiva, masse uguale classe operaia che tenta di emanciparsi, ma quando parla di masse non parla affatto di classe operaia, "poiche massa è luomo medio".

non conoscevo Ortega, ora un po meglio grazie:)
2013-06-14 13:42:44
leggevo su wiki di questo Ortega (quindi ne ho un'idea superficiale) ma devo dire che trovo quello che ho capito del suo pensiero davvero spaventoso, antidemocratico e elitario.
2013-06-14 13:47:09
spaventoso, antidemocratico e elitario.

esattamente.
siamo negli anni 30, l'era dei totalitarismi.
2013-06-14 13:48:00
certo
2013-06-14 13:48:27
boh..
non posso discuterne, non ne so nulla.
Però l'elitarismo mi prude, l'idea che il mondo prosegue a girare sulle spalle dei migliori che non devono massificarsi fa a pugni con ciò che io penso.
2013-06-14 14:11:31
boh..
non posso discuterne, non ne so nulla.
Però l'elitarismo mi prude, l'idea che il mondo prosegue a girare sulle spalle dei migliori che non devono massificarsi fa a pugni con ciò che io penso.



io la penso come te,
la considerazione che trovo molto attuale con i nostri tempi e l'azzeccatissima frase
riguardo il "diritto alla volgarità", mi è molto piaciuta e sintetizza la sopraffazione della cultura che personalmente avverto e denuncio.


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