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Subject: [SERIE A]
E' come si compie il turnover il problema.
Non puoi cambiare 9/11 per far rifiatare la squadra altrimenti finisce come contro il Parma in Coppa Italia, o la Fiorentina per non andare troppo lontano.
I giocatori si fanno girare in maniera programmata, non quando ormai non ce l'ha fanno più.
Adesso butti dentro Barzagli, De Ceglie, Sturaro, Pepe, Matri che insieme non hanno mai giocato (alcuni non hanno mai giocato e basta).
Il risultato è scontato.
Non puoi cambiare 9/11 per far rifiatare la squadra altrimenti finisce come contro il Parma in Coppa Italia, o la Fiorentina per non andare troppo lontano.
I giocatori si fanno girare in maniera programmata, non quando ormai non ce l'ha fanno più.
Adesso butti dentro Barzagli, De Ceglie, Sturaro, Pepe, Matri che insieme non hanno mai giocato (alcuni non hanno mai giocato e basta).
Il risultato è scontato.
Certo d'accordo sul fatto che il turnover non si compie cambiando 8-9/11 della squadra in una partita sola ma nel corso del campionato facendo rifiatare i cosiddetti titolari....detto ciò mercoledi abbiamo una partita troppo importante per far giocare tutti i titolari ed un vantaggio in campionato sulla seconda notevole !
Io se fossi stato l'allenatore della Juve avrei fatto riposare almeno tevez,morata,marchisio,bonucci,lich ed evra !
Ripeto per me la partita di mercoledì vale troppo e se la Juve dovesse pareggiare a Palermo non ne farei un dramma !
Io se fossi stato l'allenatore della Juve avrei fatto riposare almeno tevez,morata,marchisio,bonucci,lich ed evra !
Ripeto per me la partita di mercoledì vale troppo e se la Juve dovesse pareggiare a Palermo non ne farei un dramma !
Io sono contento... Tanto, sempre che la Roma ne vinca una, si va a -8 (che sarebbe -9) e anche quando i 3 punti li prende il Palermo e mi va sempre bene :)
Sarebbe stato più furbo cambiarne 3 a Sassuolo e 3 a Palermo anziché 6 tutti insieme.
Poi che a Palermo con questo turnover si pareggi è tutto da vedere :D
Poi che a Palermo con questo turnover si pareggi è tutto da vedere :D
Sarebbe stato più furbo cambiarne 3 a Sassuolo e 3 a Palermo anziché 6 tutti insieme.
Certo sono d'accordo e lo ripeto che sarebbe stato meglio fare un turnover nelle partite precedenti anzichè tutto insieme.....
Poi che a Palermo con questo turnover si pareggi è tutto da vedere :D
sono d'accordo anche qui,visto che possiamo andare a Palermo e....... vincere :D
Certo sono d'accordo e lo ripeto che sarebbe stato meglio fare un turnover nelle partite precedenti anzichè tutto insieme.....
Poi che a Palermo con questo turnover si pareggi è tutto da vedere :D
sono d'accordo anche qui,visto che possiamo andare a Palermo e....... vincere :D
Io sono contento... Tanto, sempre che la Roma ne vinca una, si va a -8 (che sarebbe -9) e anche quando i 3 punti li prende il Palermo e mi va sempre bene :)
Peppo sei di Palermo ??
A me la sicilia piace molto,purtroppo non ci sono tantissime opportunità di partire dalla Sardegna in Sicilia ed i costi oltretutto sono molto alti...è un peccato perchè sarebbe bello visitarla !
Peppo sei di Palermo ??
A me la sicilia piace molto,purtroppo non ci sono tantissime opportunità di partire dalla Sardegna in Sicilia ed i costi oltretutto sono molto alti...è un peccato perchè sarebbe bello visitarla !
Si, il costo nave da e per la Sardegna negli ultimi anni si è impennato tantissimo. A volte in aereo si risparmia, ma la tratta non è coperta da low cost, evitando l'alta stagione
No. Sono andato 3 volte e non mi è mai piaciuto a livello emozionale
Ok :)
Io sono salito una volta solo allo Stadium per il derby,devo dire che per me a livello emozionale è stata tanta roba, eppure la Juve sono andato a vederla altre due volte sempre a Torino ma all comunale!
Sono stato al calderon ed è bellissima l'atmosfera,ma stadio vecchissimo,Forse a Cagliari mi sono trovato un pò a disagio ma devo dire che allo stadio a me personalmente piace di più vedere la partita, se avessi l'opportunità io non mancherei mai :D
Io sono salito una volta solo allo Stadium per il derby,devo dire che per me a livello emozionale è stata tanta roba, eppure la Juve sono andato a vederla altre due volte sempre a Torino ma all comunale!
Sono stato al calderon ed è bellissima l'atmosfera,ma stadio vecchissimo,Forse a Cagliari mi sono trovato un pò a disagio ma devo dire che allo stadio a me personalmente piace di più vedere la partita, se avessi l'opportunità io non mancherei mai :D
allo stadio con il televisorino per il replay è il top :-)
Ma LoL!
Non si potrebbe dedicare un thread apposito alle "spigolature" di tiktaktoe?
Ho sempre paura di perdermi qualcosa!
Non si potrebbe dedicare un thread apposito alle "spigolature" di tiktaktoe?
Ho sempre paura di perdermi qualcosa!
mi è particolarmente piaciuto quest'articolo:
Si discute molto in questi giorni sull’utilità e sull’efficacia del possesso palla in confronto alla pericolosità del gioco in verticale e del contropiede.
Sono in molti, anche nell’ambiente partenopeo, ad essere perplessi su come, a volte, la gestione della sfera da parte del Napoli risulti sterile e poco efficace, conducendo a risultati deludenti che s’alternano, apparentemente con poche spiegazioni plausibili, a prestazioni spettacolari come quelle offerte nei primi 70 minuti di gioco dell’ultimo scontro di campionato o nel match di ieri sera contro la Dinamo Mosca nel quale, nonostante il goal subito a freddo, gli azzurri sono sempre sembrati in controllo del gioco e dominanti l’avversario.
Facciamo però un passo indietro. In seguito alla partita Lazio-Fiorentina, terminata con un roboante 4-0 per i biancocelesti, c’è stato chi, confortato dal cinismo di una Lazio verticale e dall’inconcludenza di una Viola tutta passaggi e difesa di burro, s’è affrettato a sostenere che “il dogma del Guardiolismo sembra superato”, per essere sopravanzato dalla riscoperta del contropiede e del gioco verticale. Salvo poi essere smentito dai fatti la sera stessa, quando il Bayern Monaco ha distrutto per 7-0 il malcapitato Shakhtar Donetsk.
Dov’è allora la verità? Cosa possiamo dire, oggi, rispetto al gioco del calcio, senza essere smentiti poche ore dopo dal campo?
Quello che sembra emergere da un’analisi complessa di quanto sta avvenendo nel calcio degli ultimi anni non si può rinchiudere all’interno di un’unica etichetta.
Nelle ultime 5 finali di Champions League precedenti a quella del 2014, 3 volte hanno vinto le squadre che effettuavano il calcio basato sul possesso e sul dominio del gioco (Barcelona 2009 e 2011, Bayern 2013) e 2 volte coloro che in campo hanno messo in mostra un gioco maggiormente speculativo, teso a sfruttare l’errore avversario (Inter 2010, Chelsea 2012), tra l’altro con una perfetta alternanza, rispettata regolarmente. Teniamo da parte la finale tra Real e Atletico dell’anno scorso: si sono affrontate due squadre paradossalmente speculative, con la forma fisica che ha “vinto la partita”: finché ha retto quella dell’Atletico, i colchoneros sono andati avanti 1-0 su un errore dei blancos su palla da fermo. Dopo il pareggio Merengue, su un errore da palla da fermo dei biancorossi, l’Atletico è crollato perdendo 4-1 ai supplementari.
E’ interessante però vedere come, in Semifinale, il Real Madrid abbia buttato fuori il Bayern Monaco di Guardiola con un incontestabile 5-0 sul doppio turno: Ancelotti ha giocato, sopratutto il ritorno in trasferta, con una squadra dall’atteggiamento che in Italia verrebbe definito provinciale senza alcuna titubanza, annientando in contropiede ogni velleità bavarese, imponendo uno 0-4 all’Allianz che resterà storico.
Tornando alle finali europee, e passando a quelle di Europa League, invece, l’alternanza non è altrettanto riscontrabile. La motivazione è semplice e, contemporaneamente, alla base – almeno secondo noi – dell’analisi generale che proponiamo: il livello tecnico delle squadre finaliste di Europa League negli ultimi anni è molto più omogeneo rispetto a quello delle finaliste di Champions.
Quello che intendiamo dire è che pare che il calcio si stia orientando verso un sostanziale equilibrio delle possibilità di vincere un incontro, purché una squadra abbia la capacità di capire quando ha la possibilità di gestire in tranquillità la propria superiorità tecnica, agendo da martello che batte sull’incudine, e quando invece è costretta dalle circostanze a dover fare diversamente, dovendo subire la superiorità tecnica avversaria e piegandosi al tentativo di colpirla in contropiede, sfruttandone gli errori.
Il Real Madrid della decima sembra il miglior esempio di quanto detto finora: martello fino ai quarti di finale, incudine in semifinale contro il Bayern.
La storia del Napoli degli ultimi anni sembra venire in sostegno di tale ipotesi, ampliandola e completandola.
Con la gestione tecnica di Mazzarri, improntata ad un’umile consapevolezza del tasso tecnico inferiore dell’undici mandato in campo, sono arrivati risultati sorprendenti, anche contro avversari di assoluto livello (pensiamo alle grandi del campionato nei primi anni e al Manchester City in Champions), proprio grazie al gioco impostato sulle ripartenze e sugli spazi lasciati da avversari tecnicamente – sulla carta – superiori. Ma il voler essere squadra “incudine” sempre e comunque, anche contro avversari tecnicamente inferiori, è spesso significato essere sterili contro avversari tecnicamente inferiori, con l’incapacità della squadra d’imporre un qualsiasi tipo di gioco di fronte a un’altra squadra che giocava da “incudine”.
Con l’arrivo di Benitez il Napoli ha cercato di trasformarsi in una squadra “martello”, capace d’imporre il proprio gioco attraverso il possesso palla e il controllo. La cosa ha funzionato, e anche molto bene, contro la maggior parte delle squadre dal tasso tecnico inferiore, e ha consentito alla squadra d’esprimersi a pari livello contro formazioni europee di tasso tecnico più o meno pari, pur venendo travolta quasi sistematicamente in trasferta.
Ma così come accaduto alle finaliste di Champions del 2010 e del 2012, succede nel calcio che a volte il tasso tecnico inferiore possa essere ben compensato dall’attenzione e dal corretto sfruttamento degli errori avversari. Tanto più se la squadra superiore – o che si presume tale – è obbligata a schierare in alcuni ruoli nevralgici del proprio sistema di gioco calciatori con un’alta percentuale di palle perse e di passaggi sbagliati. Cosa c’è di meglio, per una squadra contropiedista, di un pallone rubato mentre l’avversario è in fase d’uscita dalla propria metà campo?
Quello che sembrano dimostrare gli ultimi anni del gioco del calcio, in estrema sintesi, è che il possesso palla si sta dimostrando vincente quando si è tecnicamente superiori e, contemporaneamente e proprio per questo, quando si riduce al minimo il rischio di perdita della sfera in momenti in cui si hanno ampi spazi tra le linee e alle spalle. Viceversa, basta essere veloci e freddi, pur se tecnicamente molto inferiori, per capitalizzare il gioco verticale.
Sembra costituirsi il tramonto definitivo del “modo giusto” di giocare, almeno considerato in assoluto, a prescindere dall’avversario. Questa nuova frontiera, formata dalla necessità d’essere consapevoli di quando si può giocare da martello, e battere l’avversario costringendolo nella sua metà campo, e la contemporanea capacità di farsi incudine, schierandosi in modo maggiormente umile quando i propri limiti s’evidenziano di fronte ad avversari più forti o semplicemente meglio organizzati, vira verso un concetto che ormai da tanti anni, anche in campo scientifico, è ampiamente riconosciuto: non è il più forte a sopravvivere – o vincere – ma chi s’adatta meglio alle condizioni esterne in continuo mutamento.
Qualcosa di diverso dallo scevro pragmatismo che, grazie anche a improvvise rivoluzioni tattiche (che assomigliano tanto ai salti evolutivi) come quella proposta proprio da Guardiola l’altroieri, s’avvicina maggiormente a quello che potremmo chiamare “adattamento crescente”: sfruttare le proprie capacità al meglio, in modo nuovo, per affrontare ogni sfida nel modo migliore possibile, imparando dai propri errori e limando i propri limiti.
Con uno sguardo che, sul terreno di gioco, includa sé stessi e l’altro in un sistema con dinamiche contemporanee e interdipendenti.
Alberto Francesco Sanci – Redazione Napolisoccer.net
Si discute molto in questi giorni sull’utilità e sull’efficacia del possesso palla in confronto alla pericolosità del gioco in verticale e del contropiede.
Sono in molti, anche nell’ambiente partenopeo, ad essere perplessi su come, a volte, la gestione della sfera da parte del Napoli risulti sterile e poco efficace, conducendo a risultati deludenti che s’alternano, apparentemente con poche spiegazioni plausibili, a prestazioni spettacolari come quelle offerte nei primi 70 minuti di gioco dell’ultimo scontro di campionato o nel match di ieri sera contro la Dinamo Mosca nel quale, nonostante il goal subito a freddo, gli azzurri sono sempre sembrati in controllo del gioco e dominanti l’avversario.
Facciamo però un passo indietro. In seguito alla partita Lazio-Fiorentina, terminata con un roboante 4-0 per i biancocelesti, c’è stato chi, confortato dal cinismo di una Lazio verticale e dall’inconcludenza di una Viola tutta passaggi e difesa di burro, s’è affrettato a sostenere che “il dogma del Guardiolismo sembra superato”, per essere sopravanzato dalla riscoperta del contropiede e del gioco verticale. Salvo poi essere smentito dai fatti la sera stessa, quando il Bayern Monaco ha distrutto per 7-0 il malcapitato Shakhtar Donetsk.
Dov’è allora la verità? Cosa possiamo dire, oggi, rispetto al gioco del calcio, senza essere smentiti poche ore dopo dal campo?
Quello che sembra emergere da un’analisi complessa di quanto sta avvenendo nel calcio degli ultimi anni non si può rinchiudere all’interno di un’unica etichetta.
Nelle ultime 5 finali di Champions League precedenti a quella del 2014, 3 volte hanno vinto le squadre che effettuavano il calcio basato sul possesso e sul dominio del gioco (Barcelona 2009 e 2011, Bayern 2013) e 2 volte coloro che in campo hanno messo in mostra un gioco maggiormente speculativo, teso a sfruttare l’errore avversario (Inter 2010, Chelsea 2012), tra l’altro con una perfetta alternanza, rispettata regolarmente. Teniamo da parte la finale tra Real e Atletico dell’anno scorso: si sono affrontate due squadre paradossalmente speculative, con la forma fisica che ha “vinto la partita”: finché ha retto quella dell’Atletico, i colchoneros sono andati avanti 1-0 su un errore dei blancos su palla da fermo. Dopo il pareggio Merengue, su un errore da palla da fermo dei biancorossi, l’Atletico è crollato perdendo 4-1 ai supplementari.
E’ interessante però vedere come, in Semifinale, il Real Madrid abbia buttato fuori il Bayern Monaco di Guardiola con un incontestabile 5-0 sul doppio turno: Ancelotti ha giocato, sopratutto il ritorno in trasferta, con una squadra dall’atteggiamento che in Italia verrebbe definito provinciale senza alcuna titubanza, annientando in contropiede ogni velleità bavarese, imponendo uno 0-4 all’Allianz che resterà storico.
Tornando alle finali europee, e passando a quelle di Europa League, invece, l’alternanza non è altrettanto riscontrabile. La motivazione è semplice e, contemporaneamente, alla base – almeno secondo noi – dell’analisi generale che proponiamo: il livello tecnico delle squadre finaliste di Europa League negli ultimi anni è molto più omogeneo rispetto a quello delle finaliste di Champions.
Quello che intendiamo dire è che pare che il calcio si stia orientando verso un sostanziale equilibrio delle possibilità di vincere un incontro, purché una squadra abbia la capacità di capire quando ha la possibilità di gestire in tranquillità la propria superiorità tecnica, agendo da martello che batte sull’incudine, e quando invece è costretta dalle circostanze a dover fare diversamente, dovendo subire la superiorità tecnica avversaria e piegandosi al tentativo di colpirla in contropiede, sfruttandone gli errori.
Il Real Madrid della decima sembra il miglior esempio di quanto detto finora: martello fino ai quarti di finale, incudine in semifinale contro il Bayern.
La storia del Napoli degli ultimi anni sembra venire in sostegno di tale ipotesi, ampliandola e completandola.
Con la gestione tecnica di Mazzarri, improntata ad un’umile consapevolezza del tasso tecnico inferiore dell’undici mandato in campo, sono arrivati risultati sorprendenti, anche contro avversari di assoluto livello (pensiamo alle grandi del campionato nei primi anni e al Manchester City in Champions), proprio grazie al gioco impostato sulle ripartenze e sugli spazi lasciati da avversari tecnicamente – sulla carta – superiori. Ma il voler essere squadra “incudine” sempre e comunque, anche contro avversari tecnicamente inferiori, è spesso significato essere sterili contro avversari tecnicamente inferiori, con l’incapacità della squadra d’imporre un qualsiasi tipo di gioco di fronte a un’altra squadra che giocava da “incudine”.
Con l’arrivo di Benitez il Napoli ha cercato di trasformarsi in una squadra “martello”, capace d’imporre il proprio gioco attraverso il possesso palla e il controllo. La cosa ha funzionato, e anche molto bene, contro la maggior parte delle squadre dal tasso tecnico inferiore, e ha consentito alla squadra d’esprimersi a pari livello contro formazioni europee di tasso tecnico più o meno pari, pur venendo travolta quasi sistematicamente in trasferta.
Ma così come accaduto alle finaliste di Champions del 2010 e del 2012, succede nel calcio che a volte il tasso tecnico inferiore possa essere ben compensato dall’attenzione e dal corretto sfruttamento degli errori avversari. Tanto più se la squadra superiore – o che si presume tale – è obbligata a schierare in alcuni ruoli nevralgici del proprio sistema di gioco calciatori con un’alta percentuale di palle perse e di passaggi sbagliati. Cosa c’è di meglio, per una squadra contropiedista, di un pallone rubato mentre l’avversario è in fase d’uscita dalla propria metà campo?
Quello che sembrano dimostrare gli ultimi anni del gioco del calcio, in estrema sintesi, è che il possesso palla si sta dimostrando vincente quando si è tecnicamente superiori e, contemporaneamente e proprio per questo, quando si riduce al minimo il rischio di perdita della sfera in momenti in cui si hanno ampi spazi tra le linee e alle spalle. Viceversa, basta essere veloci e freddi, pur se tecnicamente molto inferiori, per capitalizzare il gioco verticale.
Sembra costituirsi il tramonto definitivo del “modo giusto” di giocare, almeno considerato in assoluto, a prescindere dall’avversario. Questa nuova frontiera, formata dalla necessità d’essere consapevoli di quando si può giocare da martello, e battere l’avversario costringendolo nella sua metà campo, e la contemporanea capacità di farsi incudine, schierandosi in modo maggiormente umile quando i propri limiti s’evidenziano di fronte ad avversari più forti o semplicemente meglio organizzati, vira verso un concetto che ormai da tanti anni, anche in campo scientifico, è ampiamente riconosciuto: non è il più forte a sopravvivere – o vincere – ma chi s’adatta meglio alle condizioni esterne in continuo mutamento.
Qualcosa di diverso dallo scevro pragmatismo che, grazie anche a improvvise rivoluzioni tattiche (che assomigliano tanto ai salti evolutivi) come quella proposta proprio da Guardiola l’altroieri, s’avvicina maggiormente a quello che potremmo chiamare “adattamento crescente”: sfruttare le proprie capacità al meglio, in modo nuovo, per affrontare ogni sfida nel modo migliore possibile, imparando dai propri errori e limando i propri limiti.
Con uno sguardo che, sul terreno di gioco, includa sé stessi e l’altro in un sistema con dinamiche contemporanee e interdipendenti.
Alberto Francesco Sanci – Redazione Napolisoccer.net
Ho letto di due statistiche incredibili sul calcio inglese:
- rose di 22 giocatori ma giocano quasi sempre gli stessi
- Tottenham ha disputato 48 partite ufficiali, Fiorentina 38
Premier che ha quindi maggiori entroiti dai diritti TV (giustificati) e dagli stadi.
Interessante questa considerazione, se la Lega avesse la seconda Coppa Italia aumenterebbe il giro d'affari.
Ridurre le rose dei titolari vorrebbe dire risparmiare qualche stipendio e magari concentrarsi più sugli 11 titolari e dare maggiore visibilità ai giovani per far rifiatare la squadra
- rose di 22 giocatori ma giocano quasi sempre gli stessi
- Tottenham ha disputato 48 partite ufficiali, Fiorentina 38
Premier che ha quindi maggiori entroiti dai diritti TV (giustificati) e dagli stadi.
Interessante questa considerazione, se la Lega avesse la seconda Coppa Italia aumenterebbe il giro d'affari.
Ridurre le rose dei titolari vorrebbe dire risparmiare qualche stipendio e magari concentrarsi più sugli 11 titolari e dare maggiore visibilità ai giovani per far rifiatare la squadra
Io invece penso che sarebbe meglio ridurle le squadre ( a 18 sarebbe top ),mantenendo sempre la coppa Italia !
Questo tipo di soluzione sarebbe come accade in Germania, quindi la torta dei diritti tv sarebbe da dividere per 18 e non più a 20,e di conseguenza le società partecipanti la serie A avrebbero qualche milione in più nelle loro casse,altro dato da tener conto sono proprio le partite da disputare,sarebbero 4 in meno e quindi un mese a disposizione per eventuali amichevoli o stage con la nazionale ed una sosta invernale più lunga in modo che tu possa lavorare bene atleticamente senza aver l'assillo delle partite di mezzo..... Secondo me la premier dobbiamo prenderla solo come esempio di management,di ricavi e marketing :)
Questo tipo di soluzione sarebbe come accade in Germania, quindi la torta dei diritti tv sarebbe da dividere per 18 e non più a 20,e di conseguenza le società partecipanti la serie A avrebbero qualche milione in più nelle loro casse,altro dato da tener conto sono proprio le partite da disputare,sarebbero 4 in meno e quindi un mese a disposizione per eventuali amichevoli o stage con la nazionale ed una sosta invernale più lunga in modo che tu possa lavorare bene atleticamente senza aver l'assillo delle partite di mezzo..... Secondo me la premier dobbiamo prenderla solo come esempio di management,di ricavi e marketing :)
Secondo me la premier dobbiamo prenderla solo come esempio di management,di ricavi e marketing :)
il calcio e' un business
come accade in Germania, quindi la torta dei diritti tv sarebbe da dividere per 18 e non più a 20,e di conseguenza le società partecipanti la serie A avrebbero qualche milione in più nelle loro casse
FALSO! ghghgh non so ma la penso diversamente
Diminuendo il numero di partite diminuirebbe l'offerta del pacchetto TV per cui diminuiscono o restano invariati i diritti TV.
Diminuiscono le entrate da stadio (leggasi Juventus Stadium per capire bene la differenza).
Rimarrebbe invariata la questione utilizzo dei giovani che invece in un campionato piu' stressante vuoi infortuni o altro diventano piu' visibili (Bernardeschi ad esempio)
Juventus Stadium che fattura, mettiamo 1 miliardo a partita tra tutto.
10 partite in piu' sono 10 miliardi :)
4 partite in meno sono 4 miliardi in meno :)
(edited)
il calcio e' un business
come accade in Germania, quindi la torta dei diritti tv sarebbe da dividere per 18 e non più a 20,e di conseguenza le società partecipanti la serie A avrebbero qualche milione in più nelle loro casse
FALSO! ghghgh non so ma la penso diversamente
Diminuendo il numero di partite diminuirebbe l'offerta del pacchetto TV per cui diminuiscono o restano invariati i diritti TV.
Diminuiscono le entrate da stadio (leggasi Juventus Stadium per capire bene la differenza).
Rimarrebbe invariata la questione utilizzo dei giovani che invece in un campionato piu' stressante vuoi infortuni o altro diventano piu' visibili (Bernardeschi ad esempio)
Juventus Stadium che fattura, mettiamo 1 miliardo a partita tra tutto.
10 partite in piu' sono 10 miliardi :)
4 partite in meno sono 4 miliardi in meno :)
(edited)