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Subject: [SERIE A]
all'inter è la dirigenza che vuole un calcio di possesso e aggressivo e non una squadra chiusa e "provinciale". Nè Mazzarri, nè Mancini sono così folli.
Certo che se comprassero qualche palleggiatore in più al posto di portatori di palla.. magari si potrebbe tentare di farlo il possesso di palla con un minimo di pericolosità..
in questo senso l'unico acquisto azzeccato è Brozovic, che infatti quando gioca migliora sensibilmente la squadra.
Certo che se comprassero qualche palleggiatore in più al posto di portatori di palla.. magari si potrebbe tentare di farlo il possesso di palla con un minimo di pericolosità..
in questo senso l'unico acquisto azzeccato è Brozovic, che infatti quando gioca migliora sensibilmente la squadra.
Zanetti ha detto che l'inter non é per tutti.
Shaqiri primo acquisto azzeccato veramente;)
Shaqiri primo acquisto azzeccato veramente;)
Troy_McLure to
2Tone
con seedorf c'erano due fattori che, da soli, facevano di quel gruppo una squadra:
1) lui è stato da sempre un leader. E nello spogliatoio, con i giornalisti, con la società, questa cosa era evidente. E il gruppo non poteva fare altro che riconoscerlo. Pippo è sempre stato fuori da queste logiche, anche per deformazione professionale (egoismo e opportunismo che ha sfoderato anche all'inizio della sua avventura, andando a contrattare col gatto e la volpe e incontrando menez mentre l'ex compagno di squadra era ancora l'allenatore...)
2) gli allenamenti hanno dato frutti evidenti dal pdv della condizione fisica. Con inzaghi io non so quanto e come si allenino, ma poi nelle gambe non hanno benzina.
Detto questo concordo con squiz quando parla di fanfara mediatica. L'entusiasmo è stato costruito a tavolino su dictat della solita cravatta che ha al soldo tutta la comunicazione in orbita rossonera. Che ora se la prende con inzaghi e mai con chi gli sta sopra.
1) lui è stato da sempre un leader. E nello spogliatoio, con i giornalisti, con la società, questa cosa era evidente. E il gruppo non poteva fare altro che riconoscerlo. Pippo è sempre stato fuori da queste logiche, anche per deformazione professionale (egoismo e opportunismo che ha sfoderato anche all'inizio della sua avventura, andando a contrattare col gatto e la volpe e incontrando menez mentre l'ex compagno di squadra era ancora l'allenatore...)
2) gli allenamenti hanno dato frutti evidenti dal pdv della condizione fisica. Con inzaghi io non so quanto e come si allenino, ma poi nelle gambe non hanno benzina.
Detto questo concordo con squiz quando parla di fanfara mediatica. L'entusiasmo è stato costruito a tavolino su dictat della solita cravatta che ha al soldo tutta la comunicazione in orbita rossonera. Che ora se la prende con inzaghi e mai con chi gli sta sopra.
Mazzarri doveva vincere lo scudetto veramente, aveva una bella squadra a Napoli
Ma seedorf per me era indiscutibile...è stata cmq sempre una persona intelligente durante tutta la sua carriera e i livelli di carisma etc sono sempre stati altissimi.
Inzaghi l'ultima cosa che avrei detto facesse era proprio l'allenatore. E cmq iniziare col milan è difficile eh...Conte per esempio si è fatto la serie B, si è vissuto momenti particolari a bergamo etc
Inzaghi l'ultima cosa che avrei detto facesse era proprio l'allenatore. E cmq iniziare col milan è difficile eh...Conte per esempio si è fatto la serie B, si è vissuto momenti particolari a bergamo etc
a beh ...se vogliamo mettere in puntini sulle i
il fatto che un neo allenatore possa allenare direttamente una squadra di serie A non lo trovo professionalmente giusto nei confronti di tutti gli allenatori che fanno la gavetta nelle serie inferiori
una tristezza:(:(:(
il fatto che un neo allenatore possa allenare direttamente una squadra di serie A non lo trovo professionalmente giusto nei confronti di tutti gli allenatori che fanno la gavetta nelle serie inferiori
una tristezza:(:(:(
appunto... in questo senso quoto un pezzo di articolo di milan-night.
(Parlando di sabatini)
Si assume la responsabilità in prima persona, di fronte a proprietà, allenatore e tifosi. Nelle frasi di Galliani tutto questo non si trova. Mai un’autocritica. Mai un’ammissione di responsabilità. Mai una scusa. Mai un “colpa mia, abbiate pazienza”. A nessuno. Invece di ammettere il fallimento Ad1 si inventa un nuovo obiettivo stagionale, l’ennesimo, attaccandosi a tabelline e matematica. Trovate le differenze.
Ci vuol poco a trovarle. Come ci vuol poco a capire di che pasta siano i due titolari delle panchine di Roma e Milan. Garcia riconosce il momento di difficoltà, sprona i suoi, dalle sue parole emerge una piena assunzione di responsabilità. Garcia sa di essere il capobranco di lupi che hanno perso la fame e l’istinto di caccia, e chiede ai suoi di seguirlo, come un condottiero in battaglia. Lo dice chiaro, Garcia: il capo deve dare l’esempio. Mister Entusiasmo invece pare vivere nel meraviglioso mondo di Amelie. Per lui conta poco la sconfitta (l’ennesima, peraltro). D’altronde “siamo ritornati a giocare come sapevamo”. Viene da chiedergli come sarebbe finita se non avessimo giocato come sapevamo, ma queste sono domande taboo per la nostra stimata fanfara mediatica. E dopo aver detto di essere soddisfatto del gioco, dopo una sconfitta, Mister Entusiasmo rimarca il suo attaccamento alla panca, rivendicando il contratto e scaricando sulla società ogni eventuale scelta. Come dire: se non mi vogliono più mi devono cacciare. E, di conseguenza, pagare. Non serve aggiungere altro. Bastano queste poche frasi – estrapolate – per intuire di che pasta sian fatti gli uni e di quale gli altri. A voi ogni giudizio di merito e ogni considerazione.
Come a voi ogni valutazione sulla differenza di trattamento che la stessa società ha riservato a due delle sue bandiere più importanti degli ultimi 15 anni: Clarence Seerdof e Filippo Inzaghi. Il primo è stato chiamato a metà stagione al capezzale di una squadra in coma ed è stato in grado – di riffa o di raffa – di chiudere il girone di ritorno con 35 punti in 19 partite con una media punti/gara di 1,84. Media che oggi collocherebbe il Milan in piena zona Champions. Nonostante questo è stato lasciato solo, non è stato difeso dagli attacchi, dalle imboscate e dalle spiate di chi a Milanello voleva fare il bello e il cattivo tempo. Lui faceva punti e dall’altra parte il gelo. Lui vinceva e in cambio riceveva soltanto indifferenza e voci – mai smentite – di esonero a fine stagione. Forse la sua colpa era quella di non essere stato voluto dalla persona giusta. Quella, per intenderci, che bloccò Inzaghi sulla via di Sassuolo, proprio mentre all’olandese veniva fatto firmare un contratto di due anni e mezzo per allenare il Milan. A Mister Entusiasmo invece hanno addirittura costruito il personaggio. Un supereroe armato di voglia, ferocia sportiva, ambizione e di tanto, ma tanto Entusiasmo. La fanfara mediatica ha accordato i violini più acuti e ha spolverato le trombe più squillanti. Una vera e propria campagna di marketing. Non c’era articolo di giornale, notizia nei siti web di informazione, intervento televisivo, post nei blog più allineati, che non contenesse nel titolo o nell’incipit la parola magica: Entusiasmo. Quasi un lavaggio del cervello per il tifoso medio. Secondo loro avremmo potuto arrivare ovunque, anche in Champions league e, chissà, se la Juve non avesse digerito Allegri… A fare i gol, a salvare i pali, a rubare palla a centrocampo e ripartire, a dettare l’ultimo passaggio non ci avrebbero mica pensato cavalli a fine corsa, parametri zero, prestiti senza diritto di riscatto o altri elementi aggiunti alla bisogna. Bastava l’Entusiasmo, dopo la negatività portata dall’Uomo nero, mai più citato, ma sempre sottinteso.
Piccole differenze di trattamento e di rispetto, che non ci stanchiamo mai e mai ci stanchermo di farle notare. Saremo ripetitivi? Pazienza.
Come siamo ripetitivi quando riscriviamo per l’ennesima volta che qui, delle due l’una: o arrivano i soldi per investire nel rifacimento della squadra o tanto vale rassegnarsi a tante annate come questa. O la proprietà – quella attuale o quella che ipotizzano giornali e tv – non si decide una volta per tutte a cambiare chi è deputato alle scelte dei giocatori oppure continueremo con i mercati al ristorante, con la politica dei procuratori amici e dei parametri zero, delle formule bizantine o, ancora peggio, dei prestiti secchi di gente come quell’olandesino con le lentiggini, che magari qualche talento avrebbe pure, ma che non voleva venire a Milano e sapendo che tanto a fine anno tornerà a casa non si sbatte certamente più di tanto.
Serve una rivoluzione. Sulle scrivanie, ma anche in panchina. Anche qui non c’è scampo. O la proprietà si decide a investire su un allenatore formato, esperto, relativamente giovane e possibilmente vincente, oppure proseguirà il gioco al massacro dei novellini buttati allo sbaraglio e poi bruciati dagli stessi eventi. La Juventus fece lo stesso errore con Ciro Ferrara, e pagò cara quella scelta forse troppo avventata. E il tanto – giustamente – esaltato Conte, in bianconero ci arrivò dopo una gavetta trascorsa sui campi di Siena, Arezzo, Bari e Atalanta. Un allenatore valido e affidabile costerebbe caro? Certo che sì, ma se si vuole vincere occorre spendere, altrimenti tanto vale davvero dare la squadra al Brocchi di turno sperando di evitare almeno la retrocessione.
Il rafforzamento del marketing, Casa Milan, il progetto per la costruzione del nuovo stadio rossonero sono certamente iniziative lodevoli e soprattutto necessarie che, se tutte realizzate (e bene) potranno davvero sul medio-lungo periodo, portare un incredibile valore aggiunto alla società e, di conseguenza alla squadra. Ma la priorità oggi come oggi deve essere quella di invertire quel cirolo vizioso iniziato formalmente nel giugno 2009, ma aggravatosi nel luglio del 2013, quando da un giorno all’altro il Milan si sbarazzò – ufficialmente per mettere a posto i conti per l’ennesima volta – di due totem come Ibrahimovic e Thiago Silva. Inutile girarci intorno: da quel giorno nulla è stato più come prima e forse mai più lo potrà essere.
Perchè a precipitare da un dirupo ci va un attimo. Per riscalare la montagna, invece, possono volerci giorni se non mesi. Sempre che si sia ancora vivi.
Marco Traverso
(edited)
(Parlando di sabatini)
Si assume la responsabilità in prima persona, di fronte a proprietà, allenatore e tifosi. Nelle frasi di Galliani tutto questo non si trova. Mai un’autocritica. Mai un’ammissione di responsabilità. Mai una scusa. Mai un “colpa mia, abbiate pazienza”. A nessuno. Invece di ammettere il fallimento Ad1 si inventa un nuovo obiettivo stagionale, l’ennesimo, attaccandosi a tabelline e matematica. Trovate le differenze.
Ci vuol poco a trovarle. Come ci vuol poco a capire di che pasta siano i due titolari delle panchine di Roma e Milan. Garcia riconosce il momento di difficoltà, sprona i suoi, dalle sue parole emerge una piena assunzione di responsabilità. Garcia sa di essere il capobranco di lupi che hanno perso la fame e l’istinto di caccia, e chiede ai suoi di seguirlo, come un condottiero in battaglia. Lo dice chiaro, Garcia: il capo deve dare l’esempio. Mister Entusiasmo invece pare vivere nel meraviglioso mondo di Amelie. Per lui conta poco la sconfitta (l’ennesima, peraltro). D’altronde “siamo ritornati a giocare come sapevamo”. Viene da chiedergli come sarebbe finita se non avessimo giocato come sapevamo, ma queste sono domande taboo per la nostra stimata fanfara mediatica. E dopo aver detto di essere soddisfatto del gioco, dopo una sconfitta, Mister Entusiasmo rimarca il suo attaccamento alla panca, rivendicando il contratto e scaricando sulla società ogni eventuale scelta. Come dire: se non mi vogliono più mi devono cacciare. E, di conseguenza, pagare. Non serve aggiungere altro. Bastano queste poche frasi – estrapolate – per intuire di che pasta sian fatti gli uni e di quale gli altri. A voi ogni giudizio di merito e ogni considerazione.
Come a voi ogni valutazione sulla differenza di trattamento che la stessa società ha riservato a due delle sue bandiere più importanti degli ultimi 15 anni: Clarence Seerdof e Filippo Inzaghi. Il primo è stato chiamato a metà stagione al capezzale di una squadra in coma ed è stato in grado – di riffa o di raffa – di chiudere il girone di ritorno con 35 punti in 19 partite con una media punti/gara di 1,84. Media che oggi collocherebbe il Milan in piena zona Champions. Nonostante questo è stato lasciato solo, non è stato difeso dagli attacchi, dalle imboscate e dalle spiate di chi a Milanello voleva fare il bello e il cattivo tempo. Lui faceva punti e dall’altra parte il gelo. Lui vinceva e in cambio riceveva soltanto indifferenza e voci – mai smentite – di esonero a fine stagione. Forse la sua colpa era quella di non essere stato voluto dalla persona giusta. Quella, per intenderci, che bloccò Inzaghi sulla via di Sassuolo, proprio mentre all’olandese veniva fatto firmare un contratto di due anni e mezzo per allenare il Milan. A Mister Entusiasmo invece hanno addirittura costruito il personaggio. Un supereroe armato di voglia, ferocia sportiva, ambizione e di tanto, ma tanto Entusiasmo. La fanfara mediatica ha accordato i violini più acuti e ha spolverato le trombe più squillanti. Una vera e propria campagna di marketing. Non c’era articolo di giornale, notizia nei siti web di informazione, intervento televisivo, post nei blog più allineati, che non contenesse nel titolo o nell’incipit la parola magica: Entusiasmo. Quasi un lavaggio del cervello per il tifoso medio. Secondo loro avremmo potuto arrivare ovunque, anche in Champions league e, chissà, se la Juve non avesse digerito Allegri… A fare i gol, a salvare i pali, a rubare palla a centrocampo e ripartire, a dettare l’ultimo passaggio non ci avrebbero mica pensato cavalli a fine corsa, parametri zero, prestiti senza diritto di riscatto o altri elementi aggiunti alla bisogna. Bastava l’Entusiasmo, dopo la negatività portata dall’Uomo nero, mai più citato, ma sempre sottinteso.
Piccole differenze di trattamento e di rispetto, che non ci stanchiamo mai e mai ci stanchermo di farle notare. Saremo ripetitivi? Pazienza.
Come siamo ripetitivi quando riscriviamo per l’ennesima volta che qui, delle due l’una: o arrivano i soldi per investire nel rifacimento della squadra o tanto vale rassegnarsi a tante annate come questa. O la proprietà – quella attuale o quella che ipotizzano giornali e tv – non si decide una volta per tutte a cambiare chi è deputato alle scelte dei giocatori oppure continueremo con i mercati al ristorante, con la politica dei procuratori amici e dei parametri zero, delle formule bizantine o, ancora peggio, dei prestiti secchi di gente come quell’olandesino con le lentiggini, che magari qualche talento avrebbe pure, ma che non voleva venire a Milano e sapendo che tanto a fine anno tornerà a casa non si sbatte certamente più di tanto.
Serve una rivoluzione. Sulle scrivanie, ma anche in panchina. Anche qui non c’è scampo. O la proprietà si decide a investire su un allenatore formato, esperto, relativamente giovane e possibilmente vincente, oppure proseguirà il gioco al massacro dei novellini buttati allo sbaraglio e poi bruciati dagli stessi eventi. La Juventus fece lo stesso errore con Ciro Ferrara, e pagò cara quella scelta forse troppo avventata. E il tanto – giustamente – esaltato Conte, in bianconero ci arrivò dopo una gavetta trascorsa sui campi di Siena, Arezzo, Bari e Atalanta. Un allenatore valido e affidabile costerebbe caro? Certo che sì, ma se si vuole vincere occorre spendere, altrimenti tanto vale davvero dare la squadra al Brocchi di turno sperando di evitare almeno la retrocessione.
Il rafforzamento del marketing, Casa Milan, il progetto per la costruzione del nuovo stadio rossonero sono certamente iniziative lodevoli e soprattutto necessarie che, se tutte realizzate (e bene) potranno davvero sul medio-lungo periodo, portare un incredibile valore aggiunto alla società e, di conseguenza alla squadra. Ma la priorità oggi come oggi deve essere quella di invertire quel cirolo vizioso iniziato formalmente nel giugno 2009, ma aggravatosi nel luglio del 2013, quando da un giorno all’altro il Milan si sbarazzò – ufficialmente per mettere a posto i conti per l’ennesima volta – di due totem come Ibrahimovic e Thiago Silva. Inutile girarci intorno: da quel giorno nulla è stato più come prima e forse mai più lo potrà essere.
Perchè a precipitare da un dirupo ci va un attimo. Per riscalare la montagna, invece, possono volerci giorni se non mesi. Sempre che si sia ancora vivi.
Marco Traverso
(edited)
ognuno ha delle idee che a volte arriva a difendere per presa di posizione e in maniera prevenuta, come te ad esempio nei confronti di Allegri :)
vidal trequartista ci sta e può fare bene e anche a mio avviso è un cc di livello assoluto, sa fare tutto ma forse causa infortunio o/e voci di mercato che lo hanno distratto (magari voleva il man utd a tutti i costi ) quest'anno è al di sotto delle sue potenzialità.
certo esistono diversi modi di interpretare il ruolo di trequartista e bisogna mettersi d'accordo su questo, c'è ad esempio il giocatore, di solito brevilineo molto tecnico e creativo, bravo a prendere la palla fra le linee anche spalle alla porta e a creare gioco saltando l'uomo e servendo i compagni e andando lui stesso al tiro. poi c'è chi non può e nn deve assolutamente giocare spalle alla porta ma deve stare fronte alla porta molto utile in fase difensiva per agire da mirino insieme agli attaccanti e pressare alto, con tanta corsa tempi di inserimento capacità realizzative è questo è il suo, cosi come per il boa al milan ad esempio.
vidal trequartista ci sta e può fare bene e anche a mio avviso è un cc di livello assoluto, sa fare tutto ma forse causa infortunio o/e voci di mercato che lo hanno distratto (magari voleva il man utd a tutti i costi ) quest'anno è al di sotto delle sue potenzialità.
certo esistono diversi modi di interpretare il ruolo di trequartista e bisogna mettersi d'accordo su questo, c'è ad esempio il giocatore, di solito brevilineo molto tecnico e creativo, bravo a prendere la palla fra le linee anche spalle alla porta e a creare gioco saltando l'uomo e servendo i compagni e andando lui stesso al tiro. poi c'è chi non può e nn deve assolutamente giocare spalle alla porta ma deve stare fronte alla porta molto utile in fase difensiva per agire da mirino insieme agli attaccanti e pressare alto, con tanta corsa tempi di inserimento capacità realizzative è questo è il suo, cosi come per il boa al milan ad esempio.
Io vorrei che la si smettesse da parte di alcuni utenti (NEWTON e SUCM e altri 99...) di perculare il Maestro
:)
Ma in realtà io non perculo IL MAESTRO, che di per sé ha fatto i milioni diventando una macchietta kafkiana, l'antieroe che guidava la lazio di cragnotti e la roma dei rolex, ed in tribunale non sapeva, non ricordava.
Io perculo tutto quel sottobosco di invasati come quelli postati da tiktaktoe ("machemeciaiportato", "fammevenìluneddiaparlà","noisemorimo","noisemolaroma"), che vivono in un mondo parallelo di ladri contro una società cristallina, che riescono a sostenere che perdere 100 a 99 sia meglio di vincere 1 a 0, e altre amenità.
P.S.
Scopigno brekkami il calzino.
:p
(edited)
:)
Ma in realtà io non perculo IL MAESTRO, che di per sé ha fatto i milioni diventando una macchietta kafkiana, l'antieroe che guidava la lazio di cragnotti e la roma dei rolex, ed in tribunale non sapeva, non ricordava.
Io perculo tutto quel sottobosco di invasati come quelli postati da tiktaktoe ("machemeciaiportato", "fammevenìluneddiaparlà","noisemorimo","noisemolaroma"), che vivono in un mondo parallelo di ladri contro una società cristallina, che riescono a sostenere che perdere 100 a 99 sia meglio di vincere 1 a 0, e altre amenità.
P.S.
Scopigno brekkami il calzino.
:p
(edited)
ALLEGRI VATTENE etc lo faccio anche apposta ci mancherebbe :D
comq trequartista per me è imbarazzante
molto più forte quando lo metti dietro a recuperare per poi inserirsi come ha sempre fatto
molto più forte quando lo metti dietro a recuperare per poi inserirsi come ha sempre fatto
ma infatti è un incursore
palla al piede non mi ha mai abbagliato, pur avendo un bel piede...
palla al piede non mi ha mai abbagliato, pur avendo un bel piede...
Lui deve recuperare palla che è quello che sa far meglio ed essere presente nelle ripartenze. Non gli si può dare palla al piede e aspettarsi che dribbli secco gli avversari e inventi assist etc..
Tra l'altro mezzo rotto e fuori ruolo è sempre nervoso rischia sempre cartellini inutili.
Si dice che si sta riprendendo.....
balle
semplicemente con l'infortunio di pirlo lui è tornato nel suo ruolo perchè arretrato marchisio
(edited)
Tra l'altro mezzo rotto e fuori ruolo è sempre nervoso rischia sempre cartellini inutili.
Si dice che si sta riprendendo.....
balle
semplicemente con l'infortunio di pirlo lui è tornato nel suo ruolo perchè arretrato marchisio
(edited)
Infatti Vidal è una mezz'ala non un trequartista :) è adattato in quel ruolo :)
Io sostengo sempre la candidatura di Paul in quel ruolo :)
Io sostengo sempre la candidatura di Paul in quel ruolo :)