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Subject: [SERIE A]
Ufficializzato Pippo? Avevo letto che sta facendo un grande staff
se non sbaglio questa risposta era riferita ad un tuo post in cui dicevi che seedorf era scarso e dati gli scarsi risultai andava mandato via subito ed anzi andava tenuto direttamente allegri.
detto questo i risultati finali di seedorf non sono stati niente malee non è certo stato mandato via per quello. se i dirigenti del milan sono bipolari non è mica colpa mia :)
(edited)
detto questo i risultati finali di seedorf non sono stati niente malee non è certo stato mandato via per quello. se i dirigenti del milan sono bipolari non è mica colpa mia :)
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ecco qui la tua apologia di allegri che ha portato alla mia risposta:
"Allegri che con una squadra molto più debole di questa l'anno scorso vi ha portato in Champions invece era il male assoluto...
Bah... Contenti voi..."
"E comunque parlo di risultati, non di gioco...
Nel calcio contano quelli... ;-)))"
"Allegri l'anno scorso è stato bravissimo, dopo l'innesto a Gennaio (quest'anno gli innesti sono stati molti di più) a trovare la quadratura del cerchio, adattare il modulo alla squadra e recuperare punti su punti.
Grazie anche agli arbitri, specie nell'ultima partita, e grazie alla "verve" di Balotelli, è arrivato in Champions, partendo da una situazione disastrosa, come quella che c'era quando è stato esonerato.
Ripeto, che secondo me, visti anche i precedenti, lo si fosse tenuto fino a fine anno avrebbe valorizzato di più la squadra"
a cui si aggiunge il commento dopo l'uscita dalla champions:
"Sta facendo peggio di Allegri, che era visto dai milanisti come il male assoluto, con in più in rosa tre titolari come Essien, Taarabt e Rami...
Se ieri fosse andato Allegri a Madrid a giocarsela con una punta dovendo recuperare avrebbero chiesto tutti la sua testa... non so francamente cosa abbia Seedorf da fare così da "ammortizzatore" con i tifosi...
Con Allegri era lui un cog...one.
Con Seedorf sono i giocatori...
Bah... "
ribadisco che l'unico dato di fatto sulla vicenda seedorf è che non è stato mandato via a causa dei risultati ma per altre vicende interne alla società.
il rendimento dell'olandese è stato molto superiore a quello di allegri in termini di punti e risultati.
se, come da te affermato, nel calcio contassero solo i risultati sulla panchina del milan siderebbe ancora il culone di seedorf ^_______^
"Allegri che con una squadra molto più debole di questa l'anno scorso vi ha portato in Champions invece era il male assoluto...
Bah... Contenti voi..."
"E comunque parlo di risultati, non di gioco...
Nel calcio contano quelli... ;-)))"
"Allegri l'anno scorso è stato bravissimo, dopo l'innesto a Gennaio (quest'anno gli innesti sono stati molti di più) a trovare la quadratura del cerchio, adattare il modulo alla squadra e recuperare punti su punti.
Grazie anche agli arbitri, specie nell'ultima partita, e grazie alla "verve" di Balotelli, è arrivato in Champions, partendo da una situazione disastrosa, come quella che c'era quando è stato esonerato.
Ripeto, che secondo me, visti anche i precedenti, lo si fosse tenuto fino a fine anno avrebbe valorizzato di più la squadra"
a cui si aggiunge il commento dopo l'uscita dalla champions:
"Sta facendo peggio di Allegri, che era visto dai milanisti come il male assoluto, con in più in rosa tre titolari come Essien, Taarabt e Rami...
Se ieri fosse andato Allegri a Madrid a giocarsela con una punta dovendo recuperare avrebbero chiesto tutti la sua testa... non so francamente cosa abbia Seedorf da fare così da "ammortizzatore" con i tifosi...
Con Allegri era lui un cog...one.
Con Seedorf sono i giocatori...
Bah... "
ribadisco che l'unico dato di fatto sulla vicenda seedorf è che non è stato mandato via a causa dei risultati ma per altre vicende interne alla società.
il rendimento dell'olandese è stato molto superiore a quello di allegri in termini di punti e risultati.
se, come da te affermato, nel calcio contassero solo i risultati sulla panchina del milan siderebbe ancora il culone di seedorf ^_______^
Sia tu che altri milanisti del forum erano straconvinti che Allegri fosse stato mandato via per Seedorf per seminare per l'anno prossimo, per preparare la squadra, iniziare a formare lo staff, agire sul mercato, tutto in vista della prossima stagione.
Tutti convinti che Allegri non si poteva proprio più tenere, quando vi aveva fatto passare i gironi di Champions con una squadretta del cavolo, visto che con tutti gli innesti fatti in più non mi sembra che il Milan in termini di risultati (e quelli contano), sia molto migliorato con Seedorf, tanto valeva, come avevo più volte ribadito, tenere Allegri come capro espiatorio (cosa che ha fatto infatti) fino a fine stagione.
Visto che il Salvatore dopo 6 mesi di semina è stato cacciato come un Tabarez qualunque...
Come sempre, al Milan degli ultimi anni, tante teste, guerre interne, pianificazione zero...
Tutti convinti che Allegri non si poteva proprio più tenere, quando vi aveva fatto passare i gironi di Champions con una squadretta del cavolo, visto che con tutti gli innesti fatti in più non mi sembra che il Milan in termini di risultati (e quelli contano), sia molto migliorato con Seedorf, tanto valeva, come avevo più volte ribadito, tenere Allegri come capro espiatorio (cosa che ha fatto infatti) fino a fine stagione.
Visto che il Salvatore dopo 6 mesi di semina è stato cacciato come un Tabarez qualunque...
Come sempre, al Milan degli ultimi anni, tante teste, guerre interne, pianificazione zero...
Come sempre, al Milan degli ultimi anni, tante teste, guerre interne, pianificazione zero...
questa è l'unica frase condivisibile di tutto il tuo post, imho.
seedorf nello stesso numero di partite di allegri ha fatto 35 punti (contro i 22 di acciuga) mostrando a tratti anche un bel gioco e ben figurando, pur perdendo, contro due corazzate come atletico madrid e juve.
ha tenuto una media se non da champions quasi.
ribadisco che l'idea della società era quella di cominciare con l'allenatore che avrebbe dovuto fare il campionato successivo e se poi non è andata così non è stato certo per i risultati ma le guerre interne da te citate.
dubito che a seedorf abbiano fatto un biennale a quelle cifre con l'idea di tenerlo sei mesi, è evidente che qualcosa si è rotto in corso d'opera e ha fatto saltare il banco ma quel qualcosa non riguardava certo i risultati ottenuti. con la media di allegri saremmo arrivati poco sopra la zona retrocessione.
se mi vuoi parlare della confusione societaria sfondi una porta aperta ma se mi vuoi dire che sarebbe stato meglio tenere allegri, rispetto la tua opinione ma non la condivido
(edited)
questa è l'unica frase condivisibile di tutto il tuo post, imho.
seedorf nello stesso numero di partite di allegri ha fatto 35 punti (contro i 22 di acciuga) mostrando a tratti anche un bel gioco e ben figurando, pur perdendo, contro due corazzate come atletico madrid e juve.
ha tenuto una media se non da champions quasi.
ribadisco che l'idea della società era quella di cominciare con l'allenatore che avrebbe dovuto fare il campionato successivo e se poi non è andata così non è stato certo per i risultati ma le guerre interne da te citate.
dubito che a seedorf abbiano fatto un biennale a quelle cifre con l'idea di tenerlo sei mesi, è evidente che qualcosa si è rotto in corso d'opera e ha fatto saltare il banco ma quel qualcosa non riguardava certo i risultati ottenuti. con la media di allegri saremmo arrivati poco sopra la zona retrocessione.
se mi vuoi parlare della confusione societaria sfondi una porta aperta ma se mi vuoi dire che sarebbe stato meglio tenere allegri, rispetto la tua opinione ma non la condivido
(edited)
Anche Allegri l'anno scorso nel girone di ritorno aveva fatto molto meglio di quello d'andata, evidentemente la preparazione era fatta a quel fine.
Poi se hanno fatto a cuor leggero un biennale a Seedorf non fanno altro che dimostrare l'incapacità attuale alla programmazione...
Poi se hanno fatto a cuor leggero un biennale a Seedorf non fanno altro che dimostrare l'incapacità attuale alla programmazione...
NIC to
A_Squizzato
Io la penso esattamente come sig
Se pensi che il Milan abbia fatto più punti nel ritorno grazie alla preparazione ti sbagli di grosso, perché anche con seedorf si giocava (meglio) solo 60 minuti e poi erano sfatti
Se pensi che il Milan abbia fatto più punti nel ritorno grazie alla preparazione ti sbagli di grosso, perché anche con seedorf si giocava (meglio) solo 60 minuti e poi erano sfatti
Anche Allegri l'anno scorso nel girone di ritorno aveva fatto molto meglio di quello d'andata, evidentemente la preparazione era fatta a quel fine.
Poi se hanno fatto a cuor leggero un biennale a Seedorf non fanno altro che dimostrare l'incapacità attuale alla programmazione...
che l'operazione seedorf sia stata una cazzata ci siamo perchè avrebbero anche dovuto conoscere il personaggio e essere consci dei suoi difetti.
ma è stata una cazzata da un punto di vista societario, non tecnico e il fatto che sia stata una cazzata non esclude che i progetti fossero diversi.
allegri avrà fatto pure bene il girone di ritorno dell'anno scorso ma non puo regalare sempre mezza stagione agli avversari mentre seedorf ha il merito di aver fatto bene nonostante sia subentrato a campionato in corso.
Poi se hanno fatto a cuor leggero un biennale a Seedorf non fanno altro che dimostrare l'incapacità attuale alla programmazione...
che l'operazione seedorf sia stata una cazzata ci siamo perchè avrebbero anche dovuto conoscere il personaggio e essere consci dei suoi difetti.
ma è stata una cazzata da un punto di vista societario, non tecnico e il fatto che sia stata una cazzata non esclude che i progetti fossero diversi.
allegri avrà fatto pure bene il girone di ritorno dell'anno scorso ma non puo regalare sempre mezza stagione agli avversari mentre seedorf ha il merito di aver fatto bene nonostante sia subentrato a campionato in corso.
copincollo serafini, il migliore articolo dell'anno con distacco
Si pensava che dopo Arrigo Sacchi fosse impossibile fare meglio. Poi Fabio Capello vinse 4 scudetti e fece 3 finali di Champions in 5 anni. Si pensava che dopo di lui fosse impossibile fare meglio, poi Alberto Zaccheroni vinse lo scudetto al suo primo anno con una squadra da 4° posto ad andar bene. Si pensava che fosse impossibile fare meglio poi Carlo Ancelotti vinse scudetto, 2 Champions, 2 Supercoppe europee, la Coppa Italia dopo una vita e mezza, il Mondiale per club. Infine è arrivato Clarence Seedorf che con il peggior Milan degli ultimi 30 anni, nel solo girone di ritorno in proporzione ha fatto più punti di Sacchi alla sua prima stagione.
Al meglio come al peggio non sembra esserci limite. Dopo le bugie sulla cessione di Kakà nel 2009 si pensava fosse stato toccato il fondo, poi arrivarono quelle sulle cessioni di Ibrahimovic e Thiago Silva. Dopo le cene ad Arcore per salvare la testa di Allegri e fare felice il commercialista, arrivò quella per discutere della liquidazione di Adriano Galliani al quale per la pensione non bastano 100 milioni. Allora venne la cena di famiglia in cui Barbara esplose: “Adesso basta, cambiamo registro”, ma suo padre impotente allargò le braccia scuotendo il capo: “Non posso farci niente”. Dopo l’umiliazione di Sassuolo i Berlusconi provarono la mossa Seedorf, corteggiato per un anno e mezzo, allo scopo di coltivare un allenatore e un dirigente attraverso la stessa persona: “Vai a Milanello, comanda tu, parla soltanto con noi di famiglia”. Esattamente quello che l’allenatore ha fatto. Ingenui, i Berlusconi. E ingenuo Seedorf. Un gioco da ragazzi, in un mese e mezzo soltanto a prescindere dai risultati, aizzargli contro la “squadra”, lo staff, la stampa, i camerieri degli hotel, i cuochi, gli addetti al servizio in camera, gli scrittori dei dossier. Tutti come legati insieme e imbavagliati da un’unica corda gialla simile a una cravatta con cui l’uomo nero olandese è rimasto impiccato da subito. Avrebbe potuto anche vincere tutte le partite e portare la squadra in Champions: il suo destino era segnato lo stesso giorno in cui ha firmato il contratto.
Tutti come legati insieme, tranne i tifosi. Loro hanno capito benissimo che le uova a colazione, le assenze agli allenamenti di scarico o di rifinitura, lo psicologo nell’armadio, i panchinari trogloditi permalosi e i modi autoritari di Clarence, colpevole di aver eseguito alla lettera gli ordini del presidente, sono una gigantesca balla, l’ultima farsa che ha umiliato un’altra icona della storia rossonera, strozzato da una cravatta sin dal primo giorno in cui ha (ri)messo piede a Milanello. Come lo sono state le voci sparse ad arte che starnazzavano del ritorno di Ancelotti, o l’ingaggio dell’allenatore del Siviglia, o quello del Benfica, o quello… Quello che costa di meno, altro che balle, così Fininvest non può opporsi all’esonero di Seedorf come invece era accaduto per quello di Allegri, salvato più volte esclusivamente dalla sua stessa liquidazione e dall’ingaggio del suo successore.
La storia del Milan ormai da tempo la fanno i commercialisti, i camerieri (nel vero senso della parola), i bottegai, i parcheggiatori, i cuochi... Certamente non i Berlusconi, il padre impegnato mentalmente e fisicamente su ben altri fronti e ben altre sconfitte, costretto a bersi le menzogne su un allenatore scelto e prescelto da lui, la figlia imbavagliata da qualcuno che può comportarsi come se fosse il padrone del club senza esserlo. La stessa corda gialla simile a una cravatta che strozza Seedorf, la stessa che ora trascina sul patibolo Pippo Inzaghi. (Il quale di mestiere fa l’allenatore. Quindi se gli offrono la panchina del Milan ovviamente la accetta. Quindi prima di accusarlo di egoismo o di manicheismo fateci almeno un pensierino, nonostante lo sport nazionale italiano sia di essere froci con il culo degli altri).
Molte volte in questi ultimi 28 anni qualcuno ha pensato che fosse impossibile per il Milan superare se stesso. Non sembra impossibile invece, nel bene e nel male. Con questa triste verità comincia l’ennesima estate di passione al mercatino dell’usato. Più o meno rigorosamente a parametro zero.
Si pensava che dopo Arrigo Sacchi fosse impossibile fare meglio. Poi Fabio Capello vinse 4 scudetti e fece 3 finali di Champions in 5 anni. Si pensava che dopo di lui fosse impossibile fare meglio, poi Alberto Zaccheroni vinse lo scudetto al suo primo anno con una squadra da 4° posto ad andar bene. Si pensava che fosse impossibile fare meglio poi Carlo Ancelotti vinse scudetto, 2 Champions, 2 Supercoppe europee, la Coppa Italia dopo una vita e mezza, il Mondiale per club. Infine è arrivato Clarence Seedorf che con il peggior Milan degli ultimi 30 anni, nel solo girone di ritorno in proporzione ha fatto più punti di Sacchi alla sua prima stagione.
Al meglio come al peggio non sembra esserci limite. Dopo le bugie sulla cessione di Kakà nel 2009 si pensava fosse stato toccato il fondo, poi arrivarono quelle sulle cessioni di Ibrahimovic e Thiago Silva. Dopo le cene ad Arcore per salvare la testa di Allegri e fare felice il commercialista, arrivò quella per discutere della liquidazione di Adriano Galliani al quale per la pensione non bastano 100 milioni. Allora venne la cena di famiglia in cui Barbara esplose: “Adesso basta, cambiamo registro”, ma suo padre impotente allargò le braccia scuotendo il capo: “Non posso farci niente”. Dopo l’umiliazione di Sassuolo i Berlusconi provarono la mossa Seedorf, corteggiato per un anno e mezzo, allo scopo di coltivare un allenatore e un dirigente attraverso la stessa persona: “Vai a Milanello, comanda tu, parla soltanto con noi di famiglia”. Esattamente quello che l’allenatore ha fatto. Ingenui, i Berlusconi. E ingenuo Seedorf. Un gioco da ragazzi, in un mese e mezzo soltanto a prescindere dai risultati, aizzargli contro la “squadra”, lo staff, la stampa, i camerieri degli hotel, i cuochi, gli addetti al servizio in camera, gli scrittori dei dossier. Tutti come legati insieme e imbavagliati da un’unica corda gialla simile a una cravatta con cui l’uomo nero olandese è rimasto impiccato da subito. Avrebbe potuto anche vincere tutte le partite e portare la squadra in Champions: il suo destino era segnato lo stesso giorno in cui ha firmato il contratto.
Tutti come legati insieme, tranne i tifosi. Loro hanno capito benissimo che le uova a colazione, le assenze agli allenamenti di scarico o di rifinitura, lo psicologo nell’armadio, i panchinari trogloditi permalosi e i modi autoritari di Clarence, colpevole di aver eseguito alla lettera gli ordini del presidente, sono una gigantesca balla, l’ultima farsa che ha umiliato un’altra icona della storia rossonera, strozzato da una cravatta sin dal primo giorno in cui ha (ri)messo piede a Milanello. Come lo sono state le voci sparse ad arte che starnazzavano del ritorno di Ancelotti, o l’ingaggio dell’allenatore del Siviglia, o quello del Benfica, o quello… Quello che costa di meno, altro che balle, così Fininvest non può opporsi all’esonero di Seedorf come invece era accaduto per quello di Allegri, salvato più volte esclusivamente dalla sua stessa liquidazione e dall’ingaggio del suo successore.
La storia del Milan ormai da tempo la fanno i commercialisti, i camerieri (nel vero senso della parola), i bottegai, i parcheggiatori, i cuochi... Certamente non i Berlusconi, il padre impegnato mentalmente e fisicamente su ben altri fronti e ben altre sconfitte, costretto a bersi le menzogne su un allenatore scelto e prescelto da lui, la figlia imbavagliata da qualcuno che può comportarsi come se fosse il padrone del club senza esserlo. La stessa corda gialla simile a una cravatta che strozza Seedorf, la stessa che ora trascina sul patibolo Pippo Inzaghi. (Il quale di mestiere fa l’allenatore. Quindi se gli offrono la panchina del Milan ovviamente la accetta. Quindi prima di accusarlo di egoismo o di manicheismo fateci almeno un pensierino, nonostante lo sport nazionale italiano sia di essere froci con il culo degli altri).
Molte volte in questi ultimi 28 anni qualcuno ha pensato che fosse impossibile per il Milan superare se stesso. Non sembra impossibile invece, nel bene e nel male. Con questa triste verità comincia l’ennesima estate di passione al mercatino dell’usato. Più o meno rigorosamente a parametro zero.
che uomo..
non ci sono più i giocatori come lui!
o cmq son sempre meno..
Paolo Montero: storia di una Pigna
Paolo Montero: storia di una Pigna
“Lo vedevo il terrore negli attaccanti: si spostavano dall’altra parte, se c’era Paolo nei paraggi. La sua tecnica era: il primo intervento deve essere duro per far capire immediatamente che aria tira. E poi parlava agli avversari in continuazione, li faceva impazzire, era davvero temutissimo”. No signori, queste non sono le parole di un giornalista, in cerca di facili sensazionalismi. Così parlò David Trezeguet, uno che Montero l’ha visto da vicino, uno che i suoi tacchetti li ha assaggiati più e più volte durante le sedute di allenamento, probabilmente. Anzi, sicuramente.
In un mondo ideale questa sarebbe dovuta essere la prima storia delinquenziale da raccontare, per tutta una serie di motivi. Paolo Montero è la Delinquenza. Non solo per il fatto di detenere il record di espulsioni della serie A (sono 17), ma perché non esiste giocatore in grado di impersonificare quanto lui la cattiveria applicata al gioco del pallone. Paolo nasce calcisticamente nel Penarol, dove lo battezzano subito Terminator, soprannome che in Italia lascerà il posto al più diretto “Pigna” dopo il famoso episodio del pugno in faccia sferrato a Gigi Di Biagio. Che sia un uomo senza fronzoli lo capisci guardandogli la faccia. Dritto negli occhi no, bisogna avere troppo coraggio. Lo sguardo fiero ed i suoi lineamenti spigolosi lasciano ben poco spazio all’immaginazione, le poche parole, tipiche di chi preferisce far parlare i fatti, fanno il resto.
Montero è uno di quei giocatori sempre più difficili da reperire al giorno d’oggi, un combattente nato guidato dalla Garra Charrua ,quella di chi è nato in determinate zone del globo terracqueo, il Sudamerica per esempio. Le luci della ribalta non gli sono mai appartenute, e per uno che preferisce vivere nell’ombra è sicuramente un vanto di cui andare orgogliosi. Ecco, l’Orgoglio: brutta bestia per il quale saresti disposto a tutto. Perché la partita di pallone la puoi perdere ma non la dignità, non il rispetto della tua gente per cui devi sempre uscire a testa alta.
«Sono un tipo riservato, da calciatore non mi piaceva parlare dei fatti miei e cercavo di passare inosservato. Non come quelli che fanno i duri e poi vanno a piangere in tv per diventare simpatici ai giornalisti e strappare mezzo punto in più nelle pagelle…”
Nell’avventura italiana è seguito dalla madre e dal padre che, mentre lui è impegnato a giocare, fa il venditore ambulante in quel di Milano. Le prime espulsioni nel nostro campionato arrivano con la maglia della Dea e sono tante -per la precisione 7- che gli valgono 15 giornate di squalifica in totale. In maglia neroazzurra si fa notare oltre che dalle caviglie dei vari avversari, dai più grandi club che ne apprezzano il temperamento, l’abilità nella marcatura grazie ad un senso del posizionamento con pochi eguali, e i piedi non disprezzabili (quando ovviamente non impegnati a colpire i parastinchi altrui).
Nel 1992 arriva Lippi ad allenare l’Atalanta, e decide che Montero deve giocare terzino. Peccato che questo fosse solo il pensiero del tecnico ,perché Paolo non è esattamente dello stesso avviso : “o faccio il centrale o non gioco”. Ed è troppo forte per restare in panchina. Lippi capisce inoltre che scherzare con l’Uruguayo non è cosa, abdica al suo credo e lo schiera centrale. Disputerà una stagione impeccabile.
Con i colori neroazzurri conosce anche il sapore amaro della retrocessione, i primi dissapori con gli allenatori (Guidolin nella fattispecie a cui non rivolgerà mai più la parola nemmeno da avversario)e la contestazione feroce nei suoi confronti. Passa quindi alla Juventus, consacrandosi nell’elite del calcio europeo. Gli anni bianconeri sono pieni di aneddoti dentro e fuori dal campo ma una menzione immediata la vogliamo dedicare al rapporto con l’Avvocato Agnelli. “Mi chiamava alle 6 di mattina, la prima volta l’ho mandato affanculo e ho messo giù”. Nonostante questa piccola incomprensione il loro legame sarà molto forte, come testimonia anche questo simpatico scambio di battute sulla già citata pigna a Di Biagio:
Dopo il pugno a Di Biagio l’Avvocato mi vede e scuote la testa: “Paolo, non mi sei piaciuto per niente». Io mi preoccupo: chissà che predica. “Paolo, non mi sei piaciuto perché non l’hai preso bene: un bravo pugile con un gancio così l’avrebbe fatto cadere!”
Per quel che concerne gli episodi in campo, in un Roma-Juve si rende protagonista di un gesto che tutti hanno sognato almeno una volta nella vita: sfogare tutta la propria rabbia e frustrazione agonistica in un calcione senza pensieri, come non ci fosse un domani. Dritto, duro, diretto sulle gambe di Totti a palla lontana chilometri. Gli avversari protestano, Totti si ribalta a terra, lui, senza nemmeno aspettare il rosso prende la strada degli spogliatoi, a testa alta come sempre.
A sentirlo raccontare di come fosse naturale, al termine delle partite, cercare la rissa negli spogliatoi avversari si rischia l’innamoramento. Altri tempi, altri valori. Come quella volta in cui si trova faccia a faccia con Toldo e volano i pugni, quelli veri.
In Europa la storia non cambia, i suoi gomiti incontrano spesso e volentieri i visi degli avversari come nel caso della gomitata a Karpin nella partita contro il Celta Vigo. Sotto lo sguardo attonito di arbitro, guardalinee e tifosi urlanti Montero esce dal campo come nulla fosse, con gli occhi che sembrano dire “che volete? che c’è di strano?”
Il suo più fido compagno di scorribande notturne è Mark Iuliano, con il quale frequenta tutti i locali del Nord Italia non facendosi mancare una rissetta di tanto in tanto. Poi, succede che magari qualche giornalista lo becchi in condizioni non proprio impeccabili in questo o in quel locale notturno. Come una volta ai tempi dell’Atalanta. Alla vista del cronista ,quattro compagni di Paolo si nascondono in bagno, qualcuno dietro il bancone facendo finta di non vedere. Montero si fa avanti, saluta calorosamente e sussurra al giornalista: “Tanto, se esce qualcosa, so che sei stato tu…”. Come fai a non innamorarti?
Potremmo continuare a parlare per delle ore, ma, come per tutte le leggende, a un certo punto bisogna fermarsi e lasciar correre la fantasia. Perchè il calcio ci fa sognare, ma non è detto che siano per forza i gol e le giocate dei grandi campioni a farci volare ed entusiasmare. A volte, a quelli come noi, per sognare in grande bastava chiudere gli occhi e immaginare di essere Paolo Montero, almeno per un giorno.
Paolo Vigo
twitter: @Pagolo
non ci sono più i giocatori come lui!
o cmq son sempre meno..
Paolo Montero: storia di una Pigna
Paolo Montero: storia di una Pigna
“Lo vedevo il terrore negli attaccanti: si spostavano dall’altra parte, se c’era Paolo nei paraggi. La sua tecnica era: il primo intervento deve essere duro per far capire immediatamente che aria tira. E poi parlava agli avversari in continuazione, li faceva impazzire, era davvero temutissimo”. No signori, queste non sono le parole di un giornalista, in cerca di facili sensazionalismi. Così parlò David Trezeguet, uno che Montero l’ha visto da vicino, uno che i suoi tacchetti li ha assaggiati più e più volte durante le sedute di allenamento, probabilmente. Anzi, sicuramente.
In un mondo ideale questa sarebbe dovuta essere la prima storia delinquenziale da raccontare, per tutta una serie di motivi. Paolo Montero è la Delinquenza. Non solo per il fatto di detenere il record di espulsioni della serie A (sono 17), ma perché non esiste giocatore in grado di impersonificare quanto lui la cattiveria applicata al gioco del pallone. Paolo nasce calcisticamente nel Penarol, dove lo battezzano subito Terminator, soprannome che in Italia lascerà il posto al più diretto “Pigna” dopo il famoso episodio del pugno in faccia sferrato a Gigi Di Biagio. Che sia un uomo senza fronzoli lo capisci guardandogli la faccia. Dritto negli occhi no, bisogna avere troppo coraggio. Lo sguardo fiero ed i suoi lineamenti spigolosi lasciano ben poco spazio all’immaginazione, le poche parole, tipiche di chi preferisce far parlare i fatti, fanno il resto.
Montero è uno di quei giocatori sempre più difficili da reperire al giorno d’oggi, un combattente nato guidato dalla Garra Charrua ,quella di chi è nato in determinate zone del globo terracqueo, il Sudamerica per esempio. Le luci della ribalta non gli sono mai appartenute, e per uno che preferisce vivere nell’ombra è sicuramente un vanto di cui andare orgogliosi. Ecco, l’Orgoglio: brutta bestia per il quale saresti disposto a tutto. Perché la partita di pallone la puoi perdere ma non la dignità, non il rispetto della tua gente per cui devi sempre uscire a testa alta.
«Sono un tipo riservato, da calciatore non mi piaceva parlare dei fatti miei e cercavo di passare inosservato. Non come quelli che fanno i duri e poi vanno a piangere in tv per diventare simpatici ai giornalisti e strappare mezzo punto in più nelle pagelle…”
Nell’avventura italiana è seguito dalla madre e dal padre che, mentre lui è impegnato a giocare, fa il venditore ambulante in quel di Milano. Le prime espulsioni nel nostro campionato arrivano con la maglia della Dea e sono tante -per la precisione 7- che gli valgono 15 giornate di squalifica in totale. In maglia neroazzurra si fa notare oltre che dalle caviglie dei vari avversari, dai più grandi club che ne apprezzano il temperamento, l’abilità nella marcatura grazie ad un senso del posizionamento con pochi eguali, e i piedi non disprezzabili (quando ovviamente non impegnati a colpire i parastinchi altrui).
Nel 1992 arriva Lippi ad allenare l’Atalanta, e decide che Montero deve giocare terzino. Peccato che questo fosse solo il pensiero del tecnico ,perché Paolo non è esattamente dello stesso avviso : “o faccio il centrale o non gioco”. Ed è troppo forte per restare in panchina. Lippi capisce inoltre che scherzare con l’Uruguayo non è cosa, abdica al suo credo e lo schiera centrale. Disputerà una stagione impeccabile.
Con i colori neroazzurri conosce anche il sapore amaro della retrocessione, i primi dissapori con gli allenatori (Guidolin nella fattispecie a cui non rivolgerà mai più la parola nemmeno da avversario)e la contestazione feroce nei suoi confronti. Passa quindi alla Juventus, consacrandosi nell’elite del calcio europeo. Gli anni bianconeri sono pieni di aneddoti dentro e fuori dal campo ma una menzione immediata la vogliamo dedicare al rapporto con l’Avvocato Agnelli. “Mi chiamava alle 6 di mattina, la prima volta l’ho mandato affanculo e ho messo giù”. Nonostante questa piccola incomprensione il loro legame sarà molto forte, come testimonia anche questo simpatico scambio di battute sulla già citata pigna a Di Biagio:
Dopo il pugno a Di Biagio l’Avvocato mi vede e scuote la testa: “Paolo, non mi sei piaciuto per niente». Io mi preoccupo: chissà che predica. “Paolo, non mi sei piaciuto perché non l’hai preso bene: un bravo pugile con un gancio così l’avrebbe fatto cadere!”
Per quel che concerne gli episodi in campo, in un Roma-Juve si rende protagonista di un gesto che tutti hanno sognato almeno una volta nella vita: sfogare tutta la propria rabbia e frustrazione agonistica in un calcione senza pensieri, come non ci fosse un domani. Dritto, duro, diretto sulle gambe di Totti a palla lontana chilometri. Gli avversari protestano, Totti si ribalta a terra, lui, senza nemmeno aspettare il rosso prende la strada degli spogliatoi, a testa alta come sempre.
A sentirlo raccontare di come fosse naturale, al termine delle partite, cercare la rissa negli spogliatoi avversari si rischia l’innamoramento. Altri tempi, altri valori. Come quella volta in cui si trova faccia a faccia con Toldo e volano i pugni, quelli veri.
In Europa la storia non cambia, i suoi gomiti incontrano spesso e volentieri i visi degli avversari come nel caso della gomitata a Karpin nella partita contro il Celta Vigo. Sotto lo sguardo attonito di arbitro, guardalinee e tifosi urlanti Montero esce dal campo come nulla fosse, con gli occhi che sembrano dire “che volete? che c’è di strano?”
Il suo più fido compagno di scorribande notturne è Mark Iuliano, con il quale frequenta tutti i locali del Nord Italia non facendosi mancare una rissetta di tanto in tanto. Poi, succede che magari qualche giornalista lo becchi in condizioni non proprio impeccabili in questo o in quel locale notturno. Come una volta ai tempi dell’Atalanta. Alla vista del cronista ,quattro compagni di Paolo si nascondono in bagno, qualcuno dietro il bancone facendo finta di non vedere. Montero si fa avanti, saluta calorosamente e sussurra al giornalista: “Tanto, se esce qualcosa, so che sei stato tu…”. Come fai a non innamorarti?
Potremmo continuare a parlare per delle ore, ma, come per tutte le leggende, a un certo punto bisogna fermarsi e lasciar correre la fantasia. Perchè il calcio ci fa sognare, ma non è detto che siano per forza i gol e le giocate dei grandi campioni a farci volare ed entusiasmare. A volte, a quelli come noi, per sognare in grande bastava chiudere gli occhi e immaginare di essere Paolo Montero, almeno per un giorno.
Paolo Vigo
twitter: @Pagolo
cioè, questo è una leggenda perché mena tutti quelli che gli passano vicino.
Boh.
Io ho un altro concetto di leggenda
Boh.
Io ho un altro concetto di leggenda
Ho sempre amato Montero come calciatore, con Ferrara formava una coppia insuperabile.
Però credo che in Italia ci fosse uno ancora + cattivo:Pasquale Bruno.
Però credo che in Italia ci fosse uno ancora + cattivo:Pasquale Bruno.
quelli che difendono materazzi e poi non difendono montero :D
(edited)
(edited)