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Subject: [SERIE A]
no dai abbiamo la decenza di non parlarne,tranne giustamente magari i nuovi acquisti:D
Allenatore e presidente parlavano dei primi 3\5 posti, i giocatori tacevano, quest'anno ne parlano in tanti con tanta convinzione convinzione...
"sgrat"
"sgrat"
il diritto a non essere discriminati
È materia scivolosa.
Ritengo che un buon punto di partenza sia distinguere tra espressione del singolo ed espressione collettiva.
Se personalmente ritengo che tu sia uno "sporco+epitetod'origine", non ti sto arrecando alcun danno sociale. Sono "libero" di pensarlo e, male che vada, non ci frequenteremo. Nel caso del proprietario, siamo nella zona di confine. Perché è "libero" di pensarlo, ma in quanto proprietario di un'azienda, non è "libero" di discriminare (se lo ha fatto, ma non ne conosco i particolari) un lavoratore. È materia scivolosa, come detto.
Se lo ritiene un gruppo/comunità, invece, è discriminazione sociale. E va regolamentata in qualche maniera.
(edited)
È materia scivolosa.
Ritengo che un buon punto di partenza sia distinguere tra espressione del singolo ed espressione collettiva.
Se personalmente ritengo che tu sia uno "sporco+epitetod'origine", non ti sto arrecando alcun danno sociale. Sono "libero" di pensarlo e, male che vada, non ci frequenteremo. Nel caso del proprietario, siamo nella zona di confine. Perché è "libero" di pensarlo, ma in quanto proprietario di un'azienda, non è "libero" di discriminare (se lo ha fatto, ma non ne conosco i particolari) un lavoratore. È materia scivolosa, come detto.
Se lo ritiene un gruppo/comunità, invece, è discriminazione sociale. E va regolamentata in qualche maniera.
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Prendiamo ad esempio il nostro caso + eclatante: balotelli. E' libero di fare 1000 cagate e dire 1000 stronzate e nessuno dice niente. Poi lo stadio lo fischia per la sua imbecillità ed i tifosi sono razzisti?
Certo. È libero di fare 1000 cagate (nei limiti della legge) e di dire 1000 stronzate. Come lo sei tu e lo sono io.
Ogni singola persona è libera di fischiarlo (lo stadio non fischia, smettiamola di deresponsabilizzarci parlando di stadio. Nella liquefazione dei singoli individui in "massa" si sono consumati i peggiori crimini della storia). Un gruppo/comunità è libero di fischiarlo. Non è libero di gridargli "non esistono negri italiani". Perché è discriminazione.
Dovrebbe valere la seguente regoletta: "non gridargli nel gregge quello che non gli grideresti da soli faccia a faccia).
Il razzismo è nei confronti dei tifosi:D
I "tifosi" non esistono. Esiste IL tifoso.
Nel momento che ci si identifica ne "i tifosi", ci si deresponsabilizza, e si fanno quasi automaticamente cazzate. Come, giusto per fare un esempio, saccheggiare da pecoroni gli autogrill.
Certo. È libero di fare 1000 cagate (nei limiti della legge) e di dire 1000 stronzate. Come lo sei tu e lo sono io.
Ogni singola persona è libera di fischiarlo (lo stadio non fischia, smettiamola di deresponsabilizzarci parlando di stadio. Nella liquefazione dei singoli individui in "massa" si sono consumati i peggiori crimini della storia). Un gruppo/comunità è libero di fischiarlo. Non è libero di gridargli "non esistono negri italiani". Perché è discriminazione.
Dovrebbe valere la seguente regoletta: "non gridargli nel gregge quello che non gli grideresti da soli faccia a faccia).
Il razzismo è nei confronti dei tifosi:D
I "tifosi" non esistono. Esiste IL tifoso.
Nel momento che ci si identifica ne "i tifosi", ci si deresponsabilizza, e si fanno quasi automaticamente cazzate. Come, giusto per fare un esempio, saccheggiare da pecoroni gli autogrill.
Chissà dove stava Carlo Tavecchio la sera in cui Dani Alves, il difensore brasiliano del Barcellona, raccolse la banana lanciata in campo dai tifosi del Villarreal e se la mangiò quasi sogghignando. Quel gesto, così intelligente nella sua semplicità, ha fatto storia. E’ diventato lo spot universale contro la volgarità razzista che impesta gli stadi europei e italiani. Ma il candidato presidente della Figc dev’essersi mancato pure l’intero dibattito che ne è seguito visto che venerdì, nel suo fluviale discorso della corona, proprio su una buccia di banana è scivolato con fragorosa goffaggine. Ora è il suo mitico «Opti Poba è venuto qua che prima mangiava le banane e adesso gioca titolare nella Lazio» a fare il giro del web e dei social network. A sollevare un’onda di giustificata indignazione. E, diciamolo con chiarezza, a squalificarlo senza appello per la carica a cui aspira.
NESSUNA MORALE — Tavecchio, naturalmente, fa sapere che a rinunciare non ci pensa nemmeno. Anzi che è amareggiato - lui! - per il peso che si è dato alla sua uscita, pochi secondi in un discorsone programmatico durato due ore, roba che nemmeno Fidel Castro... Intanto, dal fronte che lo ha plebiscitariamente indicato nonostante l’opposizione della Gazzetta e di gran parte della pubblica opinione, viene una difesa militare. Beretta e Macalli parlano di strumentalizzazione. Ricordano l’impegno di Tavecchio in difesa dei più deboli. Gli ospedali in Africa e le sue tre adozioni a distanza. Ne prendiamo atto, nessuno vuol fargli la morale. E’ il concetto che non può e non deve passare. Sarà pure un buon diavolo, nei bar del nord ce ne sono tanti come lui, ma la sua frase non è solo un bisticcio di parole. E’ l’indice di una forma mentis che allinea l’extracomunitario all’uomo nero, quindi alla scimmia, quindi alle banane. Un pensiero primordiale, insinuante, pericoloso, censurabile anche dopo una partita a carte. Figuriamoci quando ambisci alla guida dello sport più amato e all’enorme responsabilità sociale che ciò comporta.
LA BATTAGLIA — Sul razzismo, sui buu e sugli insulti fuorilegge proprio la Federcalcio di Giancarlo Abete si è trovata a combattere una dura battaglia con il popolo ultrà. Le curve di molti stadi importanti sono state chiuse a ripetizione per le pene inflitte dal giudice sportivo in base alla celebre e forse troppo criticata discriminazione territoriale. Persino un ragazzino che ha chiamato l’avversario “vu cumprà” è stato squalificato per dieci giornate e mandato ai servizi sociali. Ora chi glielo spiega, a lui e alle migliaia di ultrà inveleniti sul web, che le punizioni saranno severe anche se il presidente federale la pensa più o meno come loro?
CREDIBILITÀ — Non fingiamo, per cortesia, di trovarci davanti una questione di opportunità. Qui c’è un serio problema di credibilità delle istituzioni. E siccome il futuro che ci attende negli stadi non è roseo, che forza di interlocuzione e censura potrebbe avere contro il tifo becero e razzista un uomo che ha accostato le banane ai giocatori extracomunitari? Nessuna. Rischierebbe solo di rimanere ostaggio di una frase per tutta la durata del mandato. Così come sarebbe svuotato di qualsiasi autorevolezza nel rappresentare il nostro calcio a livello internazionale davanti alla Fifa di Blatter e alla Uefa di Platini che da tempo hanno avviato una battaglia serrata contro il fenomeno razzista. Stadi chiusi e giocatori squalificati fanno parte di una tolleranza zero che viene portata avanti in maniera massiccia anche a livello di comunicazione. Ripetiamo: pure a Blatter, Platini, Rummenigge - e a Thuram, Seedorf, Boateng, Vieira, etc - chi glielo spiega “Opti Poba”?
MARCIA INDIETRO — C’è solo da sperare che Carlo Tavecchio veda l’enormità del buco in cui si è ficcato e si convinca a fare spontaneamente il passo indietro che una vera e propria rivolta popolare sulla Rete sta invocando. In caso contrario, a fermare la sua corsa dovrebbe provvedere l’ampio fronte che lo ha candidato, cominciando dalle Leghe di A e di B, dagli strateghi della continuità come Lotito, Galliani e Abodi. Dubitiamo che lo faranno a meno che non li costringa la voce dura di qualche imprenditore che vive il calcio come passione, non come affare. Ce ne sono, e sappiamo che sono sdegnati quanto noi. Si facciano sentire ora, o dovranno tacere per sempre.
CARTE NON IN REGOLA — Quanto alla Gazzetta, purtroppo, non partecipa al voto per l’elezione del presidente federale. Fosse stato per noi, e per tante altre persone di buon senso, non saremmo in questo pasticcio. Per settimane abbiamo inutilmente sostenuto che nell’anno zero del calcio italiano, dopo il disastro mondiale e l’omicidio di Ciro Esposito, bisognava fare piazza pulita dei vecchi poteri e metter mano a riforme profonde. Abbiamo aggiunto, facili profeti, che le conseguenze di un mancato rinnovamento sarebbero state disastrose. L’unica sorpresa è la velocità perentoria con cui l’Ancien Régime ha saputo autoaffondarsi. Sul fatto che Tavecchio, con i suoi alleati, non avesse le carte in regola per rinnovare il nostro movimento calcio siamo stati chiari sino alla noia. Ora che la conferma ce l’ha fornita lui stesso gli chiediamo, con tristezza e senza arroganza, di farsi da parte.
NESSUNA MORALE — Tavecchio, naturalmente, fa sapere che a rinunciare non ci pensa nemmeno. Anzi che è amareggiato - lui! - per il peso che si è dato alla sua uscita, pochi secondi in un discorsone programmatico durato due ore, roba che nemmeno Fidel Castro... Intanto, dal fronte che lo ha plebiscitariamente indicato nonostante l’opposizione della Gazzetta e di gran parte della pubblica opinione, viene una difesa militare. Beretta e Macalli parlano di strumentalizzazione. Ricordano l’impegno di Tavecchio in difesa dei più deboli. Gli ospedali in Africa e le sue tre adozioni a distanza. Ne prendiamo atto, nessuno vuol fargli la morale. E’ il concetto che non può e non deve passare. Sarà pure un buon diavolo, nei bar del nord ce ne sono tanti come lui, ma la sua frase non è solo un bisticcio di parole. E’ l’indice di una forma mentis che allinea l’extracomunitario all’uomo nero, quindi alla scimmia, quindi alle banane. Un pensiero primordiale, insinuante, pericoloso, censurabile anche dopo una partita a carte. Figuriamoci quando ambisci alla guida dello sport più amato e all’enorme responsabilità sociale che ciò comporta.
LA BATTAGLIA — Sul razzismo, sui buu e sugli insulti fuorilegge proprio la Federcalcio di Giancarlo Abete si è trovata a combattere una dura battaglia con il popolo ultrà. Le curve di molti stadi importanti sono state chiuse a ripetizione per le pene inflitte dal giudice sportivo in base alla celebre e forse troppo criticata discriminazione territoriale. Persino un ragazzino che ha chiamato l’avversario “vu cumprà” è stato squalificato per dieci giornate e mandato ai servizi sociali. Ora chi glielo spiega, a lui e alle migliaia di ultrà inveleniti sul web, che le punizioni saranno severe anche se il presidente federale la pensa più o meno come loro?
CREDIBILITÀ — Non fingiamo, per cortesia, di trovarci davanti una questione di opportunità. Qui c’è un serio problema di credibilità delle istituzioni. E siccome il futuro che ci attende negli stadi non è roseo, che forza di interlocuzione e censura potrebbe avere contro il tifo becero e razzista un uomo che ha accostato le banane ai giocatori extracomunitari? Nessuna. Rischierebbe solo di rimanere ostaggio di una frase per tutta la durata del mandato. Così come sarebbe svuotato di qualsiasi autorevolezza nel rappresentare il nostro calcio a livello internazionale davanti alla Fifa di Blatter e alla Uefa di Platini che da tempo hanno avviato una battaglia serrata contro il fenomeno razzista. Stadi chiusi e giocatori squalificati fanno parte di una tolleranza zero che viene portata avanti in maniera massiccia anche a livello di comunicazione. Ripetiamo: pure a Blatter, Platini, Rummenigge - e a Thuram, Seedorf, Boateng, Vieira, etc - chi glielo spiega “Opti Poba”?
MARCIA INDIETRO — C’è solo da sperare che Carlo Tavecchio veda l’enormità del buco in cui si è ficcato e si convinca a fare spontaneamente il passo indietro che una vera e propria rivolta popolare sulla Rete sta invocando. In caso contrario, a fermare la sua corsa dovrebbe provvedere l’ampio fronte che lo ha candidato, cominciando dalle Leghe di A e di B, dagli strateghi della continuità come Lotito, Galliani e Abodi. Dubitiamo che lo faranno a meno che non li costringa la voce dura di qualche imprenditore che vive il calcio come passione, non come affare. Ce ne sono, e sappiamo che sono sdegnati quanto noi. Si facciano sentire ora, o dovranno tacere per sempre.
CARTE NON IN REGOLA — Quanto alla Gazzetta, purtroppo, non partecipa al voto per l’elezione del presidente federale. Fosse stato per noi, e per tante altre persone di buon senso, non saremmo in questo pasticcio. Per settimane abbiamo inutilmente sostenuto che nell’anno zero del calcio italiano, dopo il disastro mondiale e l’omicidio di Ciro Esposito, bisognava fare piazza pulita dei vecchi poteri e metter mano a riforme profonde. Abbiamo aggiunto, facili profeti, che le conseguenze di un mancato rinnovamento sarebbero state disastrose. L’unica sorpresa è la velocità perentoria con cui l’Ancien Régime ha saputo autoaffondarsi. Sul fatto che Tavecchio, con i suoi alleati, non avesse le carte in regola per rinnovare il nostro movimento calcio siamo stati chiari sino alla noia. Ora che la conferma ce l’ha fornita lui stesso gli chiediamo, con tristezza e senza arroganza, di farsi da parte.
libero di pensarlo senz'altro, libero di esprimerlo a mio avviso no.
Lascio da parte Tavecchio perchè non posso escludere si sia trattato di imperizia linguistica ad alti livelli (anche se poi sarebbe interessante sapere in quale cassetto della sua mente teneva insieme "Optì Pobà", banane e pedigree...), quello che però bisognerebbe chiarire è la legittimità di ogni tipo di "discorso razzista".
Pupe tiene fermo il punto del "danno" per giustificare una repressione; e io sono d'accordo. Ritengo però che quelle del "discorso razzista" non siano parole ma azioni; ritengo che esse generino comunque un danno morale o anche fisico (che le parole siano pietre sono convinto) a chi le riceve e un danno sociale alla comunità, un danno che non è detto possano risarcire i "discorsi non-razzisti" o le pubblicità progresso.
Lascio da parte Tavecchio perchè non posso escludere si sia trattato di imperizia linguistica ad alti livelli (anche se poi sarebbe interessante sapere in quale cassetto della sua mente teneva insieme "Optì Pobà", banane e pedigree...), quello che però bisognerebbe chiarire è la legittimità di ogni tipo di "discorso razzista".
Pupe tiene fermo il punto del "danno" per giustificare una repressione; e io sono d'accordo. Ritengo però che quelle del "discorso razzista" non siano parole ma azioni; ritengo che esse generino comunque un danno morale o anche fisico (che le parole siano pietre sono convinto) a chi le riceve e un danno sociale alla comunità, un danno che non è detto possano risarcire i "discorsi non-razzisti" o le pubblicità progresso.
anche la parola è azione, e produce danni di gran lunga superiore ad una (esempio) gamba rotta, nei termini che a persone discriminate sono inibite possibilità di carriera, uguale trattamento sociale e possibilità di accesso ai servizi che se quantificate darebbero luogo a risarcimenti di gran lunga superiori ad una degenza in ospedale. prova a pensare ad una selezione per un lavoro in cui viene assunto uno perchè è veneto rispetto ad uno che è napoletano (a parità di altri meriti), che risarcimento dovrebbe avere chi non ha avuto quel posto di lavoro?
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Esistono dati, statistiche ed analisi sociali che io non chiamo preconcetti.
Le parole, per antonomasia, volano, sono leggere.
Meglio un razzismo a parole, che uno concreto, nei fatti.
Imho.
Le parole, per antonomasia, volano, sono leggere.
Meglio un razzismo a parole, che uno concreto, nei fatti.
Imho.
proprio le analisi sociali hanno già dimostrato da anni che non esistono differenze legate a etnie o appartenenze geografiche, ma individui con più o meno mezzi a disposizione che usano il loro potere per legittimare con gli stereotipi il loro benessere a danno degli individui a cui tale benessere è stato sottratto.
A tale proposito sono stati esemplari i casi di Lombroso che hanno avvallato teorie sulla discriminazione partendo da basi completamente false (tipo la frenologia, con la selezioni di teschi falsata sin dalla scelta delle etnie in questione). per fortuna l'antropologia fisica è stata rimossa dal novero delle scienze proprio perchè si posava su dati falsi raccolti per confermare piuttosto che dimostrare le teorie.
L'antropologia culturale e le scienze comportamentali e linguistiche hanno difatto smantellato ogni impianto che "dimostrava" la superiorità di un qualsiasi gruppo sociale su un altro, dimostrando che le differenze non sono insite ma create dagli squilibri di potere all'interno del contesto in cui i gruppi sociali si muovono.
se poi citi le fonti facciamo un discorso approfondito.
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A tale proposito sono stati esemplari i casi di Lombroso che hanno avvallato teorie sulla discriminazione partendo da basi completamente false (tipo la frenologia, con la selezioni di teschi falsata sin dalla scelta delle etnie in questione). per fortuna l'antropologia fisica è stata rimossa dal novero delle scienze proprio perchè si posava su dati falsi raccolti per confermare piuttosto che dimostrare le teorie.
L'antropologia culturale e le scienze comportamentali e linguistiche hanno difatto smantellato ogni impianto che "dimostrava" la superiorità di un qualsiasi gruppo sociale su un altro, dimostrando che le differenze non sono insite ma create dagli squilibri di potere all'interno del contesto in cui i gruppi sociali si muovono.
se poi citi le fonti facciamo un discorso approfondito.
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io francamente non riesco a capire come si possa fare queste dotte disquisizioni partendo da un fatto che è stato:
uno che ha consigliato alla sua compagna in privato di non farsi una foto con uno di colore ed è stato intercettato.
Qui siamo al grande fratello.
Insisto che lui possa pensare da razzista e che ciò sia SUO DIRITTO.
insisto che nessuno possa punirlo per questo. Neanche se ne facesse pubblica annunciazione.
Tantopiù se ne parla per i fatti suoi ed in privato...
uno che ha consigliato alla sua compagna in privato di non farsi una foto con uno di colore ed è stato intercettato.
Qui siamo al grande fratello.
Insisto che lui possa pensare da razzista e che ciò sia SUO DIRITTO.
insisto che nessuno possa punirlo per questo. Neanche se ne facesse pubblica annunciazione.
Tantopiù se ne parla per i fatti suoi ed in privato...
quello è un caso che è iniziato quando a 60 anni ti sei preso una modella di 25....
Non ho letto tutti gli interventi precedenti, e nemmeno quelli passati, in quanto mi pare già si fosse discusso su questo argomento....però pupe, come nel caso di tavecchio, secondo la mia opinione personale, tu stai confondendo una sanzione (penale, amministrativa o comunque che venga dell'ordinamento giuridico sulla base di un comportamento individuato dell'ordinamento come reo e conseguentemente sanzionato) con una conseguenza che si fa in modo sia dato luogo perché ritenuto opportuno sulla base di un comportamento non reo e non sanzionato dell'ordinamento giuridico ma ritenuto inopportuno in relazione a chi lo ha commesso ed al contesto sociale in cui lo si è commesso. Bene o male è la stessa cosa che si imputava a Berlusconi prima di ruby....non gli si incolpava l'avere una tipo di vita sessualmente libertina in quanto tale, che non è un reato, ma il farlo lui in relazione alla sua posizione pubblica e di rappresentante di una nazione ( nel suo caso, società, federazione in altri casi). Se il soggetto che diventerà presidente federale, federazione che in questi anni sta cercando di combattere il fenomeno del razzismo, mi fa quel tipo di dichiarazione, è ovvio che non ha commesso un reato, è ovvio che lui possa pensare liberamente nella sua mente di essere razzista, ma se pubblicamente rende evidente questa sua opinione, allora mi pare altrettanto evidente non possa occupare quella posizione perché non mi pare opportuno. E se conosci bene la situazione sociale attuale e del passato medio recente degli Stati Uniti, dove il fenomeno razzista non è quello che siamo abituati a vedere noi ogni giorno ( dove fino a 40 anni fa un bianco poteva pestare e far scendere dal l'autobus in cui si trovava un'altra persona sol perché di colore diverso, per dirne una, ma ne sa sappiamo 1000 di esempi), allora comprenderai che li, quando un personaggio di una certa rilevanza, o che occupa una posizione particolare, compie un gesto platealmente razzista, deve necessariamente essere "ghettizzato" per il suo gesto, perché il non farlo equivarrebbe a giustificarlo e condividerlo, con tutto quello che ne consegue.
con una conseguenza che si fa in modo sia dato luogo perché ritenuto opportuno sulla base di un comportamento non reo e non sanzionato dell'ordinamento giuridico ma ritenuto inopportuno in relazione a chi lo ha commesso ed al contesto sociale in cui lo si è commesso.
caso sterling?
milioni di dollri di multa e l'obbligo di vendere..
non mi sembra per niente una "conseguenza" che in uno stato di diritto possa essere prevista per un'opinione.
Se mi parli di Tavecchio io concordo. ma credo che l'elezione debba ancora essere fatta, perciò basterebbe non votarlo..
Ma io contestavo che si potessero equiparare il caso sterling con Tavecchio..
Il caso Sterling è una cosa vergognosa..
caso sterling?
milioni di dollri di multa e l'obbligo di vendere..
non mi sembra per niente una "conseguenza" che in uno stato di diritto possa essere prevista per un'opinione.
Se mi parli di Tavecchio io concordo. ma credo che l'elezione debba ancora essere fatta, perciò basterebbe non votarlo..
Ma io contestavo che si potessero equiparare il caso sterling con Tavecchio..
Il caso Sterling è una cosa vergognosa..
E se conosci bene la situazione sociale attuale e del passato medio recente degli Stati Uniti, dove il fenomeno razzista non è quello che siamo abituati a vedere noi ogni giorno ( dove fino a 40 anni fa un bianco poteva pestare e far scendere dal l'autobus in cui si trovava un'altra persona sol perché di colore diverso, per dirne una, ma ne sa sappiamo 1000 di esempi), allora comprenderai che li, quando un personaggio di una certa rilevanza, o che occupa una posizione particolare, compie un gesto platealmente razzista, deve necessariamente essere "ghettizzato" per il suo gesto, perché il non farlo equivarrebbe a giustificarlo e condividerlo, con tutto quello che ne consegue.
a questo proposito io vorrei dire che una cosa sbagliata come questa non diventa corretta a causa del "contesto".
Per citare la saggezza popolare: "due torti non fanno una ragione"..
a questo proposito io vorrei dire che una cosa sbagliata come questa non diventa corretta a causa del "contesto".
Per citare la saggezza popolare: "due torti non fanno una ragione"..
Nella teoria hai ragione tu, ma nella realtà di fatto no....non so se tu sei stato negli Stati Uniti, ma li il problema razzista ha una valenza ed è vissuto in un modo in cui non non siamo abituati. Ed il modo di affrontarlo quindi non può essere ben compreso da noi. Se non si fosse presa una posizione così forte, non hai idea di cosa si sarebbe scatenato.....non è come da noi in cui qualcuno avrebbe detto quello è un idiota ignorante, ignoriamolo