Subpage under development, new version coming soon!
Topic closed!!!
Subject: [SERIE A]
giusto! :P
ieri manca un rigore su pogba e c'era il rosso di Vidal, la roma non l'ho vista.
Purtroppo ho visto il napoli
ieri manca un rigore su pogba e c'era il rosso di Vidal, la roma non l'ho vista.
Purtroppo ho visto il napoli
il rosso a vidal era netto
ma il fatto di non squalificarcelo in questo periodo direi che è un altro grandissimo favore alla roma!
ma il fatto di non squalificarcelo in questo periodo direi che è un altro grandissimo favore alla roma!
ah pensavo dicessi al napoli in vista della supercoppa :P
non penso conti squalifica in campionato e cmq prima c'è cagliari-juve
mi pare che valgano sai, infatti ogni volta che giocava la juve dicevano ci sono 5 diffidati per la supercoppa etcc... e 2 del napoli ma non ricordo chi.
Fermo restando che con questo napoli vincereste anche con 11 padoin
Fermo restando che con questo napoli vincereste anche con 11 padoin
questa della lunetta in effetti è na cazzata
quanto può far guadagnare? inezie
poi è il punto "cieco", impossibile da vedere per gli arbitri, sono tutti lontani
quanto può far guadagnare? inezie
poi è il punto "cieco", impossibile da vedere per gli arbitri, sono tutti lontani
però è anche vero che nel 99% dei casi il gioco viene fermato, viene fischiato fallo e ammonito l'ovvio simulatore. perchè è stato palese a tutti.
poi oh, è sfiga che da quell'azione sia scaturito il rigore
poi oh, è sfiga che da quell'azione sia scaturito il rigore
poporca schifaaa.........
tatticamente mi piacciono più dell'inetto
come impegno stanno dando il 120%.............
il guaio è che sono proprio SCARSIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
tatticamente mi piacciono più dell'inetto
come impegno stanno dando il 120%.............
il guaio è che sono proprio SCARSIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIII
poi oh, è sfiga che da quell'azione sia scaturito il rigore
Il gol karlacci...è nato il gol da quell'azione.
Fermo restando che si gioca fino a prova contraria....
Il gol karlacci...è nato il gol da quell'azione.
Fermo restando che si gioca fino a prova contraria....
si, il gol, mi so sbagliato
ps: vergognoso non aver espulso cesar per il fallo da killer su kovacic............. indecente
ps: vergognoso non aver espulso cesar per il fallo da killer su kovacic............. indecente
però è anche vero che nel 99% dei casi il gioco viene fermato, viene fischiato fallo e ammonito l'ovvio simulatore. perchè è stato palese a tutti.
Sì, ma in questo caso la difesa aveva recuperato la palla e l'azione era finita. Cosa interrompi a fare? Tra l'altro il tuffo era anche fuori area.
Anche dopo, quando Perotti si è tuffato (in area), l'arbitro mica ha fermaro il gioco.
Sì, ma in questo caso la difesa aveva recuperato la palla e l'azione era finita. Cosa interrompi a fare? Tra l'altro il tuffo era anche fuori area.
Anche dopo, quando Perotti si è tuffato (in area), l'arbitro mica ha fermaro il gioco.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/16/ndrangheta-milano-gli-interessi-cosca-sullo-stadio-meazza-59-arresti/1278190/
‘Ndrangheta a Milano, gli interessi della cosca sullo stadio Meazza: 59 arresti
Nel mirino della Direzione Distrettuale Antimafia e dei carabinieri le 'ndrine originarie di Reggio Calabria. Tra le accuse: traffico di armi, corruzione di pubblico ufficiale, l’estorsione e l’ associazione finalizzata al traffico internazionale di droga. In manette anche un carabiniere e imprenditori che da vittime si trasformano in complici
di F. Q. | 16 dicembre 2014
Nuovo scacco dell’antimafia milanese alla ‘ndrangheta. Questa volta nel mirino della Dda e dei carabinieri del Nucleo investigativo è finita la cosca dei Libri – De Stefano – Tegano, originaria di Reggio Calabria ma attiva a Milano, nella zona nord della città: tra piazza Prealpi e viale Certosa. Gli arrestati sono 59. Droga, armi, estorsioni e corruzione. Questi i reati contestati. Ma l’inchiesta ha smascherato anche gli interessi della ‘ndrangheta sullo stadio Giuseppe Meazza, la Scala del calcio di Milan e Inter.
Le mani della cosca su San Siro
I mammasantissima volevano entrare nel business di San Siro gestendo l’organizzazione del catering per le partite della squadra della famiglia Berlusconi, nella stagione 2014-2015. L’aiuto arriva da un imprenditore, Cristiano Sala (arrestato), che, sommerso dai debiti, nel 2011 decide di gettarsi tra le braccia della cosca, mettendo a disposizione la sua ‘Maestro di Casa’, un’importante società nel settore che in passato si occupava, tra l’altro, del servizio per l’Inter. Sala cerca di screditare una società concorrente. Lo fa grazie all’aiuto di un appuntato dei carabinieri, Carlo Milesi, del Nucleo ispettorato del lavoro a cui i colleghi dell’Investigativo, guidati dal tenente colonnello Alessio Carparelli, hanno dovuto mettere le manette. Il carabiniere, si legge nell’ordinanza, in cambio di mille euro deve fabbricare “un’indagine per far finire nei guai” la società concorrente. E così fa. L’appuntato mette in piedi un’inchiesta fasulla per sfruttamento del lavoro nero, effettuando un’ispezione nei bar dello stadio durante la partita Milan-Roma del 16 dicembre 2013, e consegna tutto alla Procura. Ma il carabiniere avrebbe anche parlato con alcuni dirigenti del Milan, tutti estranei ai fatti, tra cui Alfonso Cefaliello, componente del Cda, cercando di convincerli a estromettere la società concorrente nella gestione del catering e affidare il servizio a alla società di Sala. E’ lo stesso militare che lo scorso 20 gennaio racconta tutto all’imprenditore: “Poi abbiamo parlato con quello che ha firmato il contratto d’appalto della Milan-Entertainment”. “Cefaliello!! Minchia – risponde entusiasta Sala – cioè avete parlato con Cefaliello, figa! Cefaliello è nel consiglio di amministrazione Fininvest di fianco a Berlusconi…a Marina Berlusconi”. “Ma gli avete fatto paura?”, si preoccupa l’imprenditore. “Beh! Gliel’abbiamo… Insomma l’ha capito…abbiamo acquisito i documenti a lui direttamente. Il botto grosso lo faremo“, lo rassicura il carabiniere. E invece salta tutto grazie all’intervento della Dda.
Gli affari dei mammasantissima: droga, armi ed estorsioni
Al centro dell’operazione di oggi ci sono loro, i Libri. Potente clan che da Reggio Calabria ha esteso da decenni il suo potere fino a Milano. A sedere ai vertici – secondo i magistrati – sono Giulio Martino, arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso e altri reati, e i suoi fratelli Vincenzo e Domenico. Giulio Martino dopo 20 anni di reclusione, torna libero nel 2009 e, come ha spiegato il pm Marcello Tatangelo, “ha ridato vita all’organizzazione criminale”. Dall’indagine del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dei pm Marcello Tatangelo e Paola Biondolillo, oltre agli interessi su San Siro, emerge altro. L’ultima storia di ‘ndrangheta ricostruita dai detective dell’Arma racconta ancora di imprenditori che invece di denunciare alle forze dell’ordine si affidano ai padrini per risolvere i propri problemi, come raccontano Vincenzo e Domenico Martino nelle intercettazione. “Si tappa… si tappa il naso questo… Cristiano perché si mette con noi?”, si chiede Vincenzo. “Ha bisogno“, taglia corto Domenico. In molti casi, però, gli imprenditori “da vittime diventavano organici alle cosche”. Non c’è solo il caso di Cristiano Sala che mette a disposizione la sua azienda di catering. Tra gli episodi più emblematici che balzano fuori dalle carte c’è quello che ha per protagonista il titolare di una concessionaria di auto a Milano. L’imprenditore si rivolge alla ‘ndrangheta per opporsi alle pretese di un creditore che, a sua volta, ha cercato protezione da Cosa Nostra. Oppure il proprietario di una sala Bingo di Reggio Calabria che si era appoggiato alle cosche per aprire un locale a Cernusco sul Naviglio, nell’hinterland milanese. Ma ci sono anche gli imprenditori talmente “strizzati” dal clan che ormai non servono più e possono essere abbandonati al loro destino. “Con questa persona io ho chiuso, a me ha reso i miei soldi, da oggi, fate quello che volete – dice Domenico Martino riferendosi a un imprenditore taglieggiato da un altro gruppo – Se vedete che è giusto che ha sbagliato, fate quello che volete. A me non interessa”. E quando c’è da recuperare i soldi, i presunti affiliati non vanno per il sottile. “Quel canne mozze lo usiamo contro a loro mi sa”, fa sapere Giulio Martino.
Non manca la droga, tanta droga: eroina, marijuana e cocaina da riversare nelle piazze storiche di Milano, come piazza Prealpi, quartier generale del clan. In un solo colpo gli investigatori sequestrano a Genova 300 chili di cocaina appartenenti ai boss. Cassano, uomo di fiducia dei Martino, parla di un carico da 20 chili di marijuana da far arrivare a Milano dalla Bulgaria. E mette in risalto la professionalità dell’organizzazione. “Così si fanno le cose! Eh lo so però spendono anche i soldi… ragazzi… spendono anche i soldi… a me adesso mi hanno mandato a vedere questa cosa qua che mi hanno fatto fare il giro del mondo”. Poi spiega all’interlocutore: “Ma sai che prima di iniziare a lavorare con loro queste quante informazioni hanno chiesto di me?”.
Ma non è ancora finita. Gli appetiti della cosca si concentrano sulle sale Bingo, fino agli hotel della riviera ligure. L’asse che parte da Sanremo, passa da Ventimiglia e sconfina in Francia è un territorio che da sempre attira gli appetiti delle ‘ndrine. Proprio a Ventimiglia, racconta il presunto capo clan Giulio Martino, “c’è la camera di controllo di tutta la Liguria”. Ma ci sono anche i vecchi boss, che per Martino sembrano troppo legati alla tradizione e a una mentalità antiquata: “No, là c’è…eee vecchietti, cose, hanno i terreni, si riuniscono mangiano la carne. Si, la capra, si mangiano la capra, eh eh… poi quando capita che devono qualcuno… no, ah dice aah”.
Dal luglio scorso, questa è la quarta operazione contro la ‘ndrangheta nella Lombardia che corre verso Expo 2015. “E’ da 20 anni che non c’erano operazioni di questo tipo nell’area metropolitana milanese”, dice Maurizio Stefanizzi, comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri di Milano.
‘Ndrangheta a Milano, gli interessi della cosca sullo stadio Meazza: 59 arresti
Nel mirino della Direzione Distrettuale Antimafia e dei carabinieri le 'ndrine originarie di Reggio Calabria. Tra le accuse: traffico di armi, corruzione di pubblico ufficiale, l’estorsione e l’ associazione finalizzata al traffico internazionale di droga. In manette anche un carabiniere e imprenditori che da vittime si trasformano in complici
di F. Q. | 16 dicembre 2014
Nuovo scacco dell’antimafia milanese alla ‘ndrangheta. Questa volta nel mirino della Dda e dei carabinieri del Nucleo investigativo è finita la cosca dei Libri – De Stefano – Tegano, originaria di Reggio Calabria ma attiva a Milano, nella zona nord della città: tra piazza Prealpi e viale Certosa. Gli arrestati sono 59. Droga, armi, estorsioni e corruzione. Questi i reati contestati. Ma l’inchiesta ha smascherato anche gli interessi della ‘ndrangheta sullo stadio Giuseppe Meazza, la Scala del calcio di Milan e Inter.
Le mani della cosca su San Siro
I mammasantissima volevano entrare nel business di San Siro gestendo l’organizzazione del catering per le partite della squadra della famiglia Berlusconi, nella stagione 2014-2015. L’aiuto arriva da un imprenditore, Cristiano Sala (arrestato), che, sommerso dai debiti, nel 2011 decide di gettarsi tra le braccia della cosca, mettendo a disposizione la sua ‘Maestro di Casa’, un’importante società nel settore che in passato si occupava, tra l’altro, del servizio per l’Inter. Sala cerca di screditare una società concorrente. Lo fa grazie all’aiuto di un appuntato dei carabinieri, Carlo Milesi, del Nucleo ispettorato del lavoro a cui i colleghi dell’Investigativo, guidati dal tenente colonnello Alessio Carparelli, hanno dovuto mettere le manette. Il carabiniere, si legge nell’ordinanza, in cambio di mille euro deve fabbricare “un’indagine per far finire nei guai” la società concorrente. E così fa. L’appuntato mette in piedi un’inchiesta fasulla per sfruttamento del lavoro nero, effettuando un’ispezione nei bar dello stadio durante la partita Milan-Roma del 16 dicembre 2013, e consegna tutto alla Procura. Ma il carabiniere avrebbe anche parlato con alcuni dirigenti del Milan, tutti estranei ai fatti, tra cui Alfonso Cefaliello, componente del Cda, cercando di convincerli a estromettere la società concorrente nella gestione del catering e affidare il servizio a alla società di Sala. E’ lo stesso militare che lo scorso 20 gennaio racconta tutto all’imprenditore: “Poi abbiamo parlato con quello che ha firmato il contratto d’appalto della Milan-Entertainment”. “Cefaliello!! Minchia – risponde entusiasta Sala – cioè avete parlato con Cefaliello, figa! Cefaliello è nel consiglio di amministrazione Fininvest di fianco a Berlusconi…a Marina Berlusconi”. “Ma gli avete fatto paura?”, si preoccupa l’imprenditore. “Beh! Gliel’abbiamo… Insomma l’ha capito…abbiamo acquisito i documenti a lui direttamente. Il botto grosso lo faremo“, lo rassicura il carabiniere. E invece salta tutto grazie all’intervento della Dda.
Gli affari dei mammasantissima: droga, armi ed estorsioni
Al centro dell’operazione di oggi ci sono loro, i Libri. Potente clan che da Reggio Calabria ha esteso da decenni il suo potere fino a Milano. A sedere ai vertici – secondo i magistrati – sono Giulio Martino, arrestato per associazione a delinquere di stampo mafioso e altri reati, e i suoi fratelli Vincenzo e Domenico. Giulio Martino dopo 20 anni di reclusione, torna libero nel 2009 e, come ha spiegato il pm Marcello Tatangelo, “ha ridato vita all’organizzazione criminale”. Dall’indagine del procuratore aggiunto Ilda Boccassini e dei pm Marcello Tatangelo e Paola Biondolillo, oltre agli interessi su San Siro, emerge altro. L’ultima storia di ‘ndrangheta ricostruita dai detective dell’Arma racconta ancora di imprenditori che invece di denunciare alle forze dell’ordine si affidano ai padrini per risolvere i propri problemi, come raccontano Vincenzo e Domenico Martino nelle intercettazione. “Si tappa… si tappa il naso questo… Cristiano perché si mette con noi?”, si chiede Vincenzo. “Ha bisogno“, taglia corto Domenico. In molti casi, però, gli imprenditori “da vittime diventavano organici alle cosche”. Non c’è solo il caso di Cristiano Sala che mette a disposizione la sua azienda di catering. Tra gli episodi più emblematici che balzano fuori dalle carte c’è quello che ha per protagonista il titolare di una concessionaria di auto a Milano. L’imprenditore si rivolge alla ‘ndrangheta per opporsi alle pretese di un creditore che, a sua volta, ha cercato protezione da Cosa Nostra. Oppure il proprietario di una sala Bingo di Reggio Calabria che si era appoggiato alle cosche per aprire un locale a Cernusco sul Naviglio, nell’hinterland milanese. Ma ci sono anche gli imprenditori talmente “strizzati” dal clan che ormai non servono più e possono essere abbandonati al loro destino. “Con questa persona io ho chiuso, a me ha reso i miei soldi, da oggi, fate quello che volete – dice Domenico Martino riferendosi a un imprenditore taglieggiato da un altro gruppo – Se vedete che è giusto che ha sbagliato, fate quello che volete. A me non interessa”. E quando c’è da recuperare i soldi, i presunti affiliati non vanno per il sottile. “Quel canne mozze lo usiamo contro a loro mi sa”, fa sapere Giulio Martino.
Non manca la droga, tanta droga: eroina, marijuana e cocaina da riversare nelle piazze storiche di Milano, come piazza Prealpi, quartier generale del clan. In un solo colpo gli investigatori sequestrano a Genova 300 chili di cocaina appartenenti ai boss. Cassano, uomo di fiducia dei Martino, parla di un carico da 20 chili di marijuana da far arrivare a Milano dalla Bulgaria. E mette in risalto la professionalità dell’organizzazione. “Così si fanno le cose! Eh lo so però spendono anche i soldi… ragazzi… spendono anche i soldi… a me adesso mi hanno mandato a vedere questa cosa qua che mi hanno fatto fare il giro del mondo”. Poi spiega all’interlocutore: “Ma sai che prima di iniziare a lavorare con loro queste quante informazioni hanno chiesto di me?”.
Ma non è ancora finita. Gli appetiti della cosca si concentrano sulle sale Bingo, fino agli hotel della riviera ligure. L’asse che parte da Sanremo, passa da Ventimiglia e sconfina in Francia è un territorio che da sempre attira gli appetiti delle ‘ndrine. Proprio a Ventimiglia, racconta il presunto capo clan Giulio Martino, “c’è la camera di controllo di tutta la Liguria”. Ma ci sono anche i vecchi boss, che per Martino sembrano troppo legati alla tradizione e a una mentalità antiquata: “No, là c’è…eee vecchietti, cose, hanno i terreni, si riuniscono mangiano la carne. Si, la capra, si mangiano la capra, eh eh… poi quando capita che devono qualcuno… no, ah dice aah”.
Dal luglio scorso, questa è la quarta operazione contro la ‘ndrangheta nella Lombardia che corre verso Expo 2015. “E’ da 20 anni che non c’erano operazioni di questo tipo nell’area metropolitana milanese”, dice Maurizio Stefanizzi, comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri di Milano.
nessuna parola su questo nuovo capolavoro di tosel?
qui superiamo i confini della fantagiurisprudenza.
qui superiamo i confini della fantagiurisprudenza.