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Subject: italia e lavoro

2013-10-05 17:06:33
Se pensi di prenderti una laurea ed andartene in giro per il mondo (come Ibrahimovic fa nel calcio) perché stanno aspettando te, rimarrai pesantemente deluso

Non credo. Dipende da dove vai e da cosa sai fare.

Io prendo quello che prendevo in Italia pero in un paese con il costo della vita mediamente 4-5 volte più basso (solo l'elettronica e viaggiare e la benzina hanno prezzi alti comparando con il salario). Prendo più del triplo del salario minimo legale, posso permettermi di pagare un affitto, mangiare senza guardare i prezzi, mantenere 5 gatti, vivere in un casa molto grande e ancora risparmio circa il 15% del salario nonostante abbia avuto spese impreviste.

La verità è che la professionalità in Italia è poco pagata. Trovo insultanti le paghe che leggo su questo forum mi fa specie che ci sia gente che le giustifichi accettando condizioni da schiavi invece di andarsene o fare la rivoluzione.

D'altro lato fa specie che gente senza arte ne parte aspiri a paghe da personale con esperienza e la cui unica occupazione consiste nell'usare lo smartphone, dimenticandosi che, auto, vacanze, smartphone e TV lcd sono lussi che un disoccupato non potrebbe permettersi.
2013-10-06 17:17:52
È un dogma religioso, dell'unica vera religione praticata in occidente.

quoto quotone.
2013-12-05 17:26:39
Quaranta ore di lavoro a settimana con rimborso spese. Lo stage lo offre un negozio di articoli per la casa nel centro di Bologna. Sei mesi di contratto, poi si valuterà. Ma non solo. Chi si affaccia sul mondo del lavoro, con o senza laurea, di speranze ne ha poche. E a raccontarlo sono i tanti annunci che si trovano tra siti internet e agenzie. Uno stage per diventare commesso in un minimarket, in una tabaccheria o in un negozio di abbigliamento. Ma anche per vendere giocattoli, lavorare come cassiere, cameriere o venditore telefonico. La vasta gamma dei mestieri che contemplano un inserimento lavorativo tramite stage, o tirocinio “formativo e di orientamento”, è sempre più ampia, e copre qualsiasi professionalità. Anche la più inaspettata. Perché se lo scorso gennaio la Conferenza Stato – Regioni ha di fatto eliminato la possibilità di assumere stagisti a costo zero, introducendo un compenso minimo garantito che varia da regione a regione, in Emilia Romagna, ad esempio è di 450 euro mensili, pagare un tirocinante costa poco. In media meno della metà rispetto a quanto si spenderebbe per assumere un lavoratore a tempo determinato. E la formula piace, tanto che sono sempre più frequenti le offerte di lavoro che prevedono questa modalità di inserimento, a prescindere dall’orario lavorativo o dalla mansione ricercata.

Ad Anzola Emilia, ad esempio, il Toys Center, catena di negozi specializzata nella vendita di giocattoli, cerca stagisti da impiegare come commessi, remunerandoli attraverso un rimborso spese di 600 euro mensili a fronte di un’orario lavorativo uguale a quello dei colleghi assunti, 40 ore settimanali. Stesso discorso a Faenza o a Reggio Emilia, dove uno stagista – commesso deve lavorare lo stesso numero di ore di chi è contrattualizzato, quindi full time con “flessibilità”, disponibilità cioè per i festivi, ricevendo però un rimborso spese da 500 – 600 euro al mese. A Piacenza un minimarket cerca un addetto alle vendite “tuttofare, serio e volenteroso”: 40 ore settimanali per 400 euro mensili. Ovviamente “si richiede puntualità, senza problemi di orari e di giornate”. Ancora, a Bologna un negozio specializzato nella vendita di prodotti casalinghi cercava uno stagista da collocare come addetto alla vendita, “neolaureato o neodiplomato”, per “sistemare la merce, accogliere i clienti, tenere in ordine in negozio e seguire il magazzino”, sempre 40 ore settimanali, rimborso spese di 500 euro mensili e a San Lazzaro, appena fuori città, la Conad recluta commesse e cassiere tirocinanti: 40 ore lavorative settimanali, orario fisso su turni, un giorno di riposo e 600 euro al mese. “Quando le dipendenti del Conad prendono almeno il doppio”, precisa la Filcams Cgil di Bologna.

I casi non sono limitati alla sola Emilia Romagna, poi. A Siena “un’importante azienda leader nel settore abbigliamento” cerca “addetta alle vendite”, ovviamente stagista, rimborso spese previsto pari a 350 euro mensili. A Brescia la Life in S.p.a recluta stagisti da inserire in filiale con orario full time, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18, a fronte di un compenso da 300 euro più buoni pasto, mentre a Milano un commesso tirocinante deve lavorare sei giorni la settimana, orario di negozio, per 300 euro mensili. A Roma la P&R richiede tirocinanti “dinamici, socievoli, disposti a trasferte, operativi, creativi, pazienti e con spiccate doti di problem solving”: giornata lavorativa full time, rimborso spese di 300 euro. A Como, poi, persino per lavorare in tabaccheria serve uno stage: 36 ore settimanali per 350 euro al mese. Tutti contratti da sei mesi, o al massimo da tre mesi prorogabili, il limite previsto dalla legge, che poi però non forniscono alcuna garanzia occupazionale.

“Purtroppo il fenomeno dello stage come formula per risparmiare sul costo del lavoro è in crescita”, racconta Matteo Negri, collaboratore della Camera del lavoro di Bologna e responsabile della campagna Ho.Stage, un’inchiesta volta a delineare “le ombre, le contraddizioni, le ambiguità di questo strumento perennemente in bilico tra opportunità formativa e forma di sfruttamento di lavoro sottopagato (quando non del tutto gratuito) e non tutelato”. “Originariamente il tirocinio nasce come modalità formativa non retribuita in quanto, appunto, volta a imparare una professione. Queste disposizioni, previste dal pacchetto Treu, però, sono state modificate quando le istituzioni hanno capito che in realtà spesso le cose non stavano così: perché non solo lo stagista è, in molti casi, un lavoratore a tutti gli effetti, senza alcuna tutela, ma è impiegato per svolgere lo stesso ruolo di chi è assunto con un contratto”. Senza però godere di alcun beneficio: il tirocinio non è un vero inserimento lavorativo, e infatti non prevede uno stipendio, ma un rimborso spese. Che quindi non contempla ferie né permessi, maternità o malattia. “Ricordo una ragazza che lavorava per una grossa azienda bolognese – continua Negri – le avevano promesso, in seguito al tirocinio, un contratto di apprendistato, ma rimase incinta e venne lasciata a casa dall’oggi al domani”.

Secondo lo studio condotto nel 2012 dalla Camera del Lavoro di Bologna, in collaborazione con Ires Emilia Romagna, prima della modifica normativa 1 tirocinio su 4 non era retribuito. Su un campione di 1200 stage analizzati, poi, il 21% prevedeva un rimborso spese da meno di 400 euro al mese, il 28% inferiore ai 600, e solo il 10% era tra i 600 e i 700 euro mensili. Oggi una delibera regionale ha imposto una retribuzione minima di 300 euro mensili, più alta in Emilia Romagna, pari a 450 euro, e a livello teorico nessun tirocinio dovrebbe essere a titolo gratuito, “ma non ci sono controlli – continua Negri – e l’Università, uno dei principali canali a disposizione dei giovani per intraprendere uno stage post laurea, tende ad approvare tutto senza guardare di cosa si andrà a occupare il tirocinante”.

“Oggi – racconta il responsabile di Ho.Stage – in molti casi il tirocinio è utilizzato in maniera fraudolenta e i giovani, i disoccupati, gli inoccupati e le categorie deboli che si trovano in questo limbo tra regolamentazione e irregolarità sono sempre di più. L’aspetto più preoccupante è che il governo Letta sta trasmettendo un messaggio sbagliato. Passa l’idea che ‘qualcosa sia meglio di nulla’, anche se non ci sono tutele né controlli. Così però si rischia di legittimare uno strumento nato con altre funzioni, e forme di lavoro che in realtà sono sfruttamento”.

E ringraziate di avere un lavoro (cit.)
(edited)
2013-12-05 18:06:26
Ecco... esattamente quello che scivevo a pagina 1...
2013-12-05 18:37:06
E ringraziate di avere un lavoro (cit.)

Come disse il datore di lavoro... prima di mandarti a lavorare a 150km da casa.
2013-12-06 09:26:34
ringraziamo l'euro e annotiamo come è efficente nel raggiungere i suoi obiettivi ..

creare un continente pacifico, benestante e sicuro?
no,
impoverire i lavoratori ed i piccoli imprenditori a favore del grande capitale.
Questo è il suo obiettivo dall'inizio e lo sta raggiungendo in tempi record.
2013-12-06 12:47:01
confermo anche nella mia zona oltre a questi furti legalizzati ( spesso è il centro per l impiego a spingere)
si trovano solo lavori in assicurazioni(tra le piu note a livello nazionale) dove devi pagarti il corso (na discreta cifra) non riconosciuto da nessun tipo di ente per poi entrare cococo totalmente a provvigione (non solo tu; se tu vendi ti prendi un 5% ed il resto del 20%promesso viene diviso tra i diretti superiori) nonostante gli annunci parlino di un mensile.
o call center a chiamare a casa la gente 6 ore per 5gg alla settimana 350 euro per prenderti vaffanculi tutta la mattina
sennò notissima compagnia aerea low-cost anche lì corso all'estero da pagare (sia il corso che la trasferta)sempre non riconosciuto dagli enti di volo internzionali, divisa a tue spese (700 euro se non erro) ed un bel contratto ( irlandese per tramite di adecco compagnia interinale olandese che guadagnano entrambe una percentuale) dove se femmina rinunci per scritto alla maternità ed in tutti i casi a rappresentanti sindacali

poi vabbè a volte leggi annunci del tipo cerco apprendista con 5 anni di esperienza ........


chiudo con questo:
art.1
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
art.2
richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
art.3
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
art.4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

menomale che non ci ho mai creduto a ste fregnacce sennò ci sarebbe da rimanerci propio male

2013-12-06 14:07:20
creare un continente pacifico, benestante e sicuro?

del resto questo è un compito politico-sociale, che si raggiunge con conoscenza, istruzione, integrazione ecc.
la moneta (l'euro) invece è uno strumento puramente economico, dietro il quale si nasconde la politica di concentrazione della ricchezza che hai evidenziato e che sta portando i paesi industrializzati in un vicolo cieco
2013-12-06 14:24:07
io dico:
il giorno del rendez-vous ci dovremo ricordare dei complici e di quelli che hanno sfruttato la fame dei loro fratelli per ingrassare i loro cc all'estero.
Quando sarà ora di pagare il conto, i cosiddetti "imprenditori", i sedicenti "dirigenti", i presunti "leader" che hanno impreso/diretto/condotto con soldi altrui, senza rischio, senza responsabilità e chiedendo come condizione la schiavitù di loro simili..
a questi IO chiederò conto.

certi giorni penso che la vendetta sarebbe più giusta della giustizia,
ma proprio ieri è morto colui che ci ha insegnato che la pace passa per la conciliazione.
Ma prima passa per la VERITA'.
2013-12-06 15:37:08
2013-12-06 15:42:54
mi spiace ma mi riferisco ad altro..
mi pare che non centri nulla il fatto della distribuzione del reddito con l'evitare la guerra etnica alla fine dell'apartheid.
2013-12-06 16:14:23
mi pare che non centri nulla il fatto della distribuzione del reddito con l'evitare la guerra etnica alla fine dell'apartheid.

Invece sono due facce della stessa medaglia.
2013-12-06 16:16:56
però prima di parlare di Mandela almeno leggiti wikipedia, che poi vedi che discutiamo delle stesse cose..
2013-12-06 16:24:55
se rifiuti certe paghe da schiavismo come tu dici,nessuno può dirti nulla,e d'altronde quasi tutti i giovani la pensano al tuo stesso modo,soprattutto se laureati,e posso dire che avete le vostre ragioni,eppure poi non bisognerebbe lamentarsi della mancanza di lavoro,perchè se tu o chicchessia rifiuti un lavoro per la paga troppo bassa,poi non puoi lamentarti di essere disoccupato a mio avviso!
io non sono laureato,ma diplomato in ragioneria,ma a mio tempo tra fare qualche mese di tirocinio a poche lire e fare un lavoro"dove sporcarsi le mani" ho optato per il secondo avendone avuto la possibilità


ragazzi, già è difficile fare paragoni tra la mia generazione e quella di cicciopancaro (ci passano 5 anni).

Paragonare "epoche" (passami il termine, perdonami) così lontane è puro esercizio anacronistico.

Le epoche vanno contestualizzate con tutta una serie di "valori" (inteso come elementi) relativi all'epoca stessa. Altrimenti si cade nel banale "quando ero giovane io, mi alzavo alle 5 la mattina e andavo nei campi, te oggi giri con l'i-phone e vuoi il lavoro sotto casa"

La generazione dei 30 enni di adesso (e occhio, vi avviso: quella che arriverà tra 10-15 anni sarà peggio, molto peggio ;->) è fatta di tanti laureati che, spinti dal contesto sociale di benestantismo in cui si viveva una decina-quindicina d'anni fa, sono andati a prendere una laurea.

Qualcuno in materie "utili" e "rivendibili" nel mercato del lavoro...tanti, tantissimi sono diventati psicologi, archeologi, scienziati della formazione, nutrizionisti...hanno speso (economicamente) tanti soldi e hanno passato un po' di tempo sui libri (chi più chi meno), ma spesso guardando poco più in là del proprio naso.

La mia scelta universitaria è stata in parte dovuta anche a una visione del domani. Mi piaceva tanto fare un corso di laurea come media&giornalismo...ma oggettivamente poi ho pensato che mi piaceva anche mangiare. E oggi non rinnego la mia scelta.

Una laurea come quelle che ho elencato, seppur valida per la formazione di un essere umano, apre pochi/pochissimi sbocchi in ambito lavorativo. Se vengono cercati continuamente programmatori java e non psicologi, ci sarà un motivo?

Avere una laurea di quel tipo è come quelli che, un paio di decenni fa, uscivano con il liceo classico e cercavano lavoro...era dura, durissima, vero?

Aggiungiamoci poi, oggettivamente, che una buona fetta di chi va all'università ci va esclusivamente per rimanere ancora un po' parcheggiato...non è una vergogna ammetterlo, ma è un po' vergognoso che venga permesso.

Ma ci siamo mai chiesti come mai, negli ultimi anni, c'è stato il boom delle lauree? Provate a chiedere alle famiglie di chi studia...e ancora di più, ora va molto di moda andare a studiare fuori sede...altri vaini che partono.

Questi a mio avviso sono gli ultimi 5-10 anni di boom di lauree...poi ci sarà il vuoto perchè le famiglie non potranno più reggere il peso dell'università.

Ripartiremo quindi a essere una massa di "diplomati", e poi a 20 anni si dovrà cercare un lavoro...
2013-12-06 16:30:58
Io non parlo di Mandela.
Parlo di quella frase.
Che è ciò che Malan si aspettava di sentire.
2013-12-06 16:32:11
mi tocca riportare zerocalcare:


(edited)