Subpage under development, new version coming soon!
Subject: [Brasile 2014] XX Coppa del Mondo
Non è che "hanno trovato" la generazione... ma se la sono creata.
A dire di Bizzotto ( e ci credo dato che penso sia uno dei giornalisti più esperti circa il calcio tedesco) la mania di creare giocatori in casa, è diventata in Germania una vera ossessione che ha colpito non solo i club (che ne traggono notevoli benefici economici, rivendendo poi in Inghilterra, Spagna e adesso Francia) ma anche i tifosi :
Neuer è un prodotto del vivaio dello Shalke04 qunado fu venduto al BayerMonaco, i tifosi impiccarono un manichino con le sue fattezze allo stadio, dal canto loro (visto che non era un prodotto della loro cantera) i tifosi del Bayern proibirono a Neuer (per un pò di tempo) di baciare la maglia e di festeggiare sotto la loro curva...
In italia arriva Medel ed i tifosi dell'inter lo accolgono come manco arrivasse Beckembauer...
A dire di Bizzotto ( e ci credo dato che penso sia uno dei giornalisti più esperti circa il calcio tedesco) la mania di creare giocatori in casa, è diventata in Germania una vera ossessione che ha colpito non solo i club (che ne traggono notevoli benefici economici, rivendendo poi in Inghilterra, Spagna e adesso Francia) ma anche i tifosi :
Neuer è un prodotto del vivaio dello Shalke04 qunado fu venduto al BayerMonaco, i tifosi impiccarono un manichino con le sue fattezze allo stadio, dal canto loro (visto che non era un prodotto della loro cantera) i tifosi del Bayern proibirono a Neuer (per un pò di tempo) di baciare la maglia e di festeggiare sotto la loro curva...
In italia arriva Medel ed i tifosi dell'inter lo accolgono come manco arrivasse Beckembauer...
Non era per la diversa cantera ma per provenire dallo Schalke04, di cui era pure capitano e tifoso
Potrei anche condividere,ma... Baggio ,Totti,Nesta,Cannavaro,Pirlo per noi nascono non li crei
Muller per dirne uno loro non lo crei,ma nasce!!!
Muller per dirne uno loro non lo crei,ma nasce!!!
Non sono d'accordo, gli adolescenti italiani, come singoli, sono morti forti.
In pochissimi hanno senso di appartenenza ad una squadra (non inteso come società sportiva) e al sacrificio in allenamento.
In pochissimi hanno senso di appartenenza ad una squadra (non inteso come società sportiva) e al sacrificio in allenamento.
Più che ai singoli darei la colpa alle società... Le nostre società non rischiano e non mettono in campo i giovani... da noi uno che ha 23-24 anni anche se vale (vedi Balotelli) è ancora un "giovane che deve crescere", negli altri campionati a 23 anni sei già titolare nel club e con esperienza in nazionale...
E qui è colpa dei tifosi che chiedono alle società solo e soltanto risultati...
E qui è colpa dei tifosi che chiedono alle società solo e soltanto risultati...
menomale non sono uscita ieri con gli amici brasiliani a vedere la partita insieme, chi li sentiva a quest'ora. non per un paio di giorni non ho coraggio di chiamare nessuno :D
Eh si... tragedia nazionale per loro...
ma in fondo, io credo che un pò se lo aspettavano... ad essere realistici la sconfitta doveva essere messa in preventivo.
Magari si aspettavano di perdere con un gol o due di scarto e non certo facendo la figura da zozzoni del calcio quale hanno fatto...
ma in fondo, io credo che un pò se lo aspettavano... ad essere realistici la sconfitta doveva essere messa in preventivo.
Magari si aspettavano di perdere con un gol o due di scarto e non certo facendo la figura da zozzoni del calcio quale hanno fatto...
Potrei anche condividere,ma... Baggio ,Totti,Nesta,Cannavaro,Pirlo per noi nascono non li crei
Muller per dirne uno loro non lo crei,ma nasce!!!
vero nelle premesse, ma sbagliato nelle conclusioni
la selezione da noi, come diceva anche un ragazzo toscano, si fa solo sull'altezza, Messi sarebbe stato scartato...
vedi l'intervista di settimana scorsa di Gabbiadini che da ragazzo è stato lasciato a casa dall'Atalanta perché "TROPPO BASSO"... Gabbiadini che è quasi 190 da "grande"...
si vuole il perticone fisicato e si pensa "e poi gli si dà un po' di tecnica" col risultato che si seleziona malissimo e lasci fuori tanti, ma tanti di bravi...
e poi ne paghi le conseguenze...
Muller per dirne uno loro non lo crei,ma nasce!!!
vero nelle premesse, ma sbagliato nelle conclusioni
la selezione da noi, come diceva anche un ragazzo toscano, si fa solo sull'altezza, Messi sarebbe stato scartato...
vedi l'intervista di settimana scorsa di Gabbiadini che da ragazzo è stato lasciato a casa dall'Atalanta perché "TROPPO BASSO"... Gabbiadini che è quasi 190 da "grande"...
si vuole il perticone fisicato e si pensa "e poi gli si dà un po' di tecnica" col risultato che si seleziona malissimo e lasci fuori tanti, ma tanti di bravi...
e poi ne paghi le conseguenze...
ma in fondo, io credo che un pò se lo aspettavano...
stai proiettando su di loro quelle che erano le nostre attitudini...
tutti i brasiliani con cui ho parlato erano un po' critici sulla selecao, ma erano cmq convinti che - anche se nn era la miglior selecao di sempre - erano cmq tanto, ma tanto più forti degli altri... per questo vedevi le reazioni di shock e incredulità più che di tristezza o incazzatura
stai proiettando su di loro quelle che erano le nostre attitudini...
tutti i brasiliani con cui ho parlato erano un po' critici sulla selecao, ma erano cmq convinti che - anche se nn era la miglior selecao di sempre - erano cmq tanto, ma tanto più forti degli altri... per questo vedevi le reazioni di shock e incredulità più che di tristezza o incazzatura
Il Fatto Quotidiano > Mondiali Brasile 2014 > Mondiali, trasp...
Mondiali, trasparenza nei club e vivai obbligatori: il successo del calcio tedesco
Il successo ai Mondiali e la vittoria nella semifinale contro il Brasile, umiliato per 7 a 1, nasce da lontano ed è il frutto della rivoluzione compiuta dal calcio tedesco. Che si fonda su alcuni pilastri: squadre in mano ai tifosi, che devono mantenere la quota di maggioranza della società; fatturati da record grazie a marketing e merchandising e l'obbligo per le squadre di investire sui giovani talenti
di Andrea Tundo e Lorenzo Vendemiale | 9 luglio 2014
La semifinale dei Mondiali vinta per 7-1 dalla Germania sul Brasile passerà alla storia come la più grande umiliazione del calcio brasiliano. Ma è anche il trionfo della nuova scuola teutonica. Un successo che non è frutto d’improvvisazione, ma nasce da lontano. Da una solidità economica che solo i club tedeschi hanno in tutta Europa, pur restando saldamente in mano ai tifosi, che in Germania si sono rivelati i migliori presidenti possibili per le loro squadre. Il resto l’ha fatto una Federazione capace e innovatrice: che nel 2000 capì che il vecchio calcio tedesco era finito, e che per rinascere bisognava investire massicciamente sui vivai. E ora, a distanza di quattordici anni, raccoglie i frutti di quella semina, mostrando al mondo una nazionale giovane, bella e multietnica. Un modello a cui anche il calcio italiano potrebbe ispirarsi, dopo l’eliminazione dal Mondiale. Adesso per coronare il progetto manca l’ultimo tassello: vincere la finale di domenica a Rio de Janeiro.
Club in mano ai tifosi
Mentre il calcio italiano ha a lungo prosperato solo grazie ai milioni dei presidenti paperoni, quello tedesco poggia su basi molto più solide. Le squadre sono strettamente connesse al territorio e alla comunità di riferimento, che ha parte attiva nel processo gestionale. La regola d’oro è quella del “50+1”: secondo quanto previsto dallo statuto federale, i tifosi devono mantenere la quota di maggioranza della società. E questo accade in tutte le più importanti compagini tedesche, dal Bayern Monaco al Borussia Dortmund. Poi ci sono eccezioni in un senso e nell’altro: nel 2011 è stato stabilito che sponsor con un coinvolgimento di oltre 20 anni in un club possano assumerne la proprietà, se con il consenso dei soci. E infatti Wolfsburg e Leverkusen appartengono interamente alla Wolkswagen e alla Bayer. Ma ci sono anche società strutturate come polisportive, al 100 per cento di proprietà dei supporter (lo Schalke 04 e lo Stoccarda, ad esempio). Di base, comunque, la presenza dei tifosi nei consigli direttivi permette di verificare la correttezza delle scelte finanziarie, evitando abusi e garantendo la virtuosità economica e sportiva del club.
Fatturati da record
I risultati di una sana amministrazione si vedono subito in sede di bilancio. Nella Bundesliga 12 club su 18 hanno chiuso in attivo l’ultima stagione, e il giro d’affari complessivo del campionato è in crescita da otto anni di fila. I due “case history”, differenti fra loro ma di egual successo, sono quelli di Borussia e Bayern. Il Dortmund nel 2006 era ad un passo dal fallimento: con una radicale ristrutturazione, in sette anni è riuscito a rimettersi in piedi e arrivare a una finale di Champions, chiudendo l’ultimo esercizio con un profitto di 61 milioni di euro. Il Bayern Monaco, invece, è in attivo da 20 anni di fila, e vanta un fatturato record di quasi 400 milioni l’anno. Merito non solo dei diritti tv (unica fonte di introiti del calcio in Italia), ma anche di marketing e merchandising spregiudicati, e ricavi da stadio da capogiro. A queste cifre, i bavaresi (e in generale tutti i club tedeschi), possono permettersi di allestire squadre sempre più competitive. E di investire forte sui vivai.
La linea verde
Tutto inizia nel 2001, dopo l’eliminazione dall’Europeo di Belgio e Olanda di qualche mese prima. Il progetto della DFL, la lega calcio tedesca, è a lunga gittata e pone le basi dal reclutamento. È così che dodici anni fa viene introdotto l’obbligo per tutte le società di Bundesliga e Bundesliga 2 (la nostra serie B) di avere una squadra in ogni categoria giovanile a partire dagli under 12. Il mancato rispetto di questo vincolo comporterebbe la revoca della licenza di partecipazione al campionato. E per favorire la crescita dei giovani talenti tedeschi, ogni formazione dall’under 16 in su deve avere in rosa almeno 12 giocatori candidabili a una maglia della nazionale di categoria. Ne è scaturita una corsa a chi investe meglio che nel 2013 ha portato i club a spendere 80 milioni di euro nei settori giovanili (+3,3 per cento rispetto al 2011/12), facendo lievitare a 820 milioni il totale dei fondi destinati alle accademie del calcio dal 2001. E per accorciare il gap tra le società – che per ovvie ragioni non possono avere la stessa forza economica – la Federcalcio tedesca ha creato un fondo comune per aiutare i club con meno risorse, che hanno sfruttato l’occasione per sfornare talenti e rivenderli alle big ingrossando il conto in banca. Risultato: oltre la metà dei giocatori della Bundesliga sono tedeschi e spesso cresciuti in piccole realtà come Wolfsburg, Friburgo e Rostock. E’ così che sono maturati cinque punti fermi del ct Loew come Neuer, Schurrle, Hummels, Gotze e il grande assente in Brasile, Reus.
Da Schweinsteiger a Boateng, il multiculturalismo
La Germania ha saputo mescolare e attingere al serbatoio di multiculturalismo endemico nella società. Così a Bastian Schweinsteiger sono stati affiancati talenti di origini lontane. Come il turco Mesut Özil, classe ’88 e perno del centrocampo accanto a Sami Khedira, padre tunisino. Stesso discorso per Jerome Boateng, papà ghanese e mamma tedesca, e per il 22enne difensore doriano Shkodran Mustafi, origini albanesi ma cresciuto ad Amburgo. Ci sono anche due polacchi: il nuovo miglior cannoniere nella storia dei Mondiali, Miroslav Klose, e Lukasz Podolski, nato a Gliwice ma trasferitosi a due anni in Renania Settentrionale. Quattro di loro sono stati schierati da Loew fin dal primo minuto contro il Brasile, in un undici la cui età media era di appena 26 anni. Il meglio deve ancora venire.
Lo speciale mondiali de ilfattoquotidiano.it
Twitter: @AndreaTundo1 e @lVendemiale
Mondiali, trasparenza nei club e vivai obbligatori: il successo del calcio tedesco
Il successo ai Mondiali e la vittoria nella semifinale contro il Brasile, umiliato per 7 a 1, nasce da lontano ed è il frutto della rivoluzione compiuta dal calcio tedesco. Che si fonda su alcuni pilastri: squadre in mano ai tifosi, che devono mantenere la quota di maggioranza della società; fatturati da record grazie a marketing e merchandising e l'obbligo per le squadre di investire sui giovani talenti
di Andrea Tundo e Lorenzo Vendemiale | 9 luglio 2014
La semifinale dei Mondiali vinta per 7-1 dalla Germania sul Brasile passerà alla storia come la più grande umiliazione del calcio brasiliano. Ma è anche il trionfo della nuova scuola teutonica. Un successo che non è frutto d’improvvisazione, ma nasce da lontano. Da una solidità economica che solo i club tedeschi hanno in tutta Europa, pur restando saldamente in mano ai tifosi, che in Germania si sono rivelati i migliori presidenti possibili per le loro squadre. Il resto l’ha fatto una Federazione capace e innovatrice: che nel 2000 capì che il vecchio calcio tedesco era finito, e che per rinascere bisognava investire massicciamente sui vivai. E ora, a distanza di quattordici anni, raccoglie i frutti di quella semina, mostrando al mondo una nazionale giovane, bella e multietnica. Un modello a cui anche il calcio italiano potrebbe ispirarsi, dopo l’eliminazione dal Mondiale. Adesso per coronare il progetto manca l’ultimo tassello: vincere la finale di domenica a Rio de Janeiro.
Club in mano ai tifosi
Mentre il calcio italiano ha a lungo prosperato solo grazie ai milioni dei presidenti paperoni, quello tedesco poggia su basi molto più solide. Le squadre sono strettamente connesse al territorio e alla comunità di riferimento, che ha parte attiva nel processo gestionale. La regola d’oro è quella del “50+1”: secondo quanto previsto dallo statuto federale, i tifosi devono mantenere la quota di maggioranza della società. E questo accade in tutte le più importanti compagini tedesche, dal Bayern Monaco al Borussia Dortmund. Poi ci sono eccezioni in un senso e nell’altro: nel 2011 è stato stabilito che sponsor con un coinvolgimento di oltre 20 anni in un club possano assumerne la proprietà, se con il consenso dei soci. E infatti Wolfsburg e Leverkusen appartengono interamente alla Wolkswagen e alla Bayer. Ma ci sono anche società strutturate come polisportive, al 100 per cento di proprietà dei supporter (lo Schalke 04 e lo Stoccarda, ad esempio). Di base, comunque, la presenza dei tifosi nei consigli direttivi permette di verificare la correttezza delle scelte finanziarie, evitando abusi e garantendo la virtuosità economica e sportiva del club.
Fatturati da record
I risultati di una sana amministrazione si vedono subito in sede di bilancio. Nella Bundesliga 12 club su 18 hanno chiuso in attivo l’ultima stagione, e il giro d’affari complessivo del campionato è in crescita da otto anni di fila. I due “case history”, differenti fra loro ma di egual successo, sono quelli di Borussia e Bayern. Il Dortmund nel 2006 era ad un passo dal fallimento: con una radicale ristrutturazione, in sette anni è riuscito a rimettersi in piedi e arrivare a una finale di Champions, chiudendo l’ultimo esercizio con un profitto di 61 milioni di euro. Il Bayern Monaco, invece, è in attivo da 20 anni di fila, e vanta un fatturato record di quasi 400 milioni l’anno. Merito non solo dei diritti tv (unica fonte di introiti del calcio in Italia), ma anche di marketing e merchandising spregiudicati, e ricavi da stadio da capogiro. A queste cifre, i bavaresi (e in generale tutti i club tedeschi), possono permettersi di allestire squadre sempre più competitive. E di investire forte sui vivai.
La linea verde
Tutto inizia nel 2001, dopo l’eliminazione dall’Europeo di Belgio e Olanda di qualche mese prima. Il progetto della DFL, la lega calcio tedesca, è a lunga gittata e pone le basi dal reclutamento. È così che dodici anni fa viene introdotto l’obbligo per tutte le società di Bundesliga e Bundesliga 2 (la nostra serie B) di avere una squadra in ogni categoria giovanile a partire dagli under 12. Il mancato rispetto di questo vincolo comporterebbe la revoca della licenza di partecipazione al campionato. E per favorire la crescita dei giovani talenti tedeschi, ogni formazione dall’under 16 in su deve avere in rosa almeno 12 giocatori candidabili a una maglia della nazionale di categoria. Ne è scaturita una corsa a chi investe meglio che nel 2013 ha portato i club a spendere 80 milioni di euro nei settori giovanili (+3,3 per cento rispetto al 2011/12), facendo lievitare a 820 milioni il totale dei fondi destinati alle accademie del calcio dal 2001. E per accorciare il gap tra le società – che per ovvie ragioni non possono avere la stessa forza economica – la Federcalcio tedesca ha creato un fondo comune per aiutare i club con meno risorse, che hanno sfruttato l’occasione per sfornare talenti e rivenderli alle big ingrossando il conto in banca. Risultato: oltre la metà dei giocatori della Bundesliga sono tedeschi e spesso cresciuti in piccole realtà come Wolfsburg, Friburgo e Rostock. E’ così che sono maturati cinque punti fermi del ct Loew come Neuer, Schurrle, Hummels, Gotze e il grande assente in Brasile, Reus.
Da Schweinsteiger a Boateng, il multiculturalismo
La Germania ha saputo mescolare e attingere al serbatoio di multiculturalismo endemico nella società. Così a Bastian Schweinsteiger sono stati affiancati talenti di origini lontane. Come il turco Mesut Özil, classe ’88 e perno del centrocampo accanto a Sami Khedira, padre tunisino. Stesso discorso per Jerome Boateng, papà ghanese e mamma tedesca, e per il 22enne difensore doriano Shkodran Mustafi, origini albanesi ma cresciuto ad Amburgo. Ci sono anche due polacchi: il nuovo miglior cannoniere nella storia dei Mondiali, Miroslav Klose, e Lukasz Podolski, nato a Gliwice ma trasferitosi a due anni in Renania Settentrionale. Quattro di loro sono stati schierati da Loew fin dal primo minuto contro il Brasile, in un undici la cui età media era di appena 26 anni. Il meglio deve ancora venire.
Lo speciale mondiali de ilfattoquotidiano.it
Twitter: @AndreaTundo1 e @lVendemiale
mi spiace ma non è una questione di ragazzi ma dell'intero movimento..
cercavo un esempio e subito sulla gazzetta eccolo.
i veri problemi dell'italia calcistica
con questa gente (sia lui sia il suo avversario) dove volete che andiamo?
Slogan, attacchi e nulla cosmico di contenuti.
L'unico obiettivo e prendere poltrone per distribuire soldi e favori.
cercavo un esempio e subito sulla gazzetta eccolo.
i veri problemi dell'italia calcistica
con questa gente (sia lui sia il suo avversario) dove volete che andiamo?
Slogan, attacchi e nulla cosmico di contenuti.
L'unico obiettivo e prendere poltrone per distribuire soldi e favori.
tutti i brasiliani con cui ho parlato erano un po' critici sulla selecao, ma erano cmq convinti che - anche se nn era la miglior selecao di sempre - erano cmq tanto, ma tanto più forti degli altri...
Ma si stavano guardando le repliche di Messico70?
Noi saremo anche superctitici nei confronti dei nostri, ma penso che un tifoso con un minimo di obiettività riesca a capire da solo quanto vale la propria squadra...
Ma si stavano guardando le repliche di Messico70?
Noi saremo anche superctitici nei confronti dei nostri, ma penso che un tifoso con un minimo di obiettività riesca a capire da solo quanto vale la propria squadra...
quanto vale la propria squadra senza il miglior attaccante ed il miglior difensore, oltretutto
rotfl, parla macalli da crema
meglio che me ne stia zitto o mi querela
comunque un candidato di 75 anni è una buona cosa, pensa se tiravano fuori dal cilindro uno con 87 anni....
sbrotfl
meglio che me ne stia zitto o mi querela
comunque un candidato di 75 anni è una buona cosa, pensa se tiravano fuori dal cilindro uno con 87 anni....
sbrotfl
da decenni ho sempre scritto che il vivaio è un investimento.
sai crescere se lo fai crescere.
solo ultimamente mi danno ragione, prima era un continuo "giocatore straniero forte in squadra", con risultati sul bilancio devastanti.
ho sempre apprezzato la politica di crescita delle giovanili di squadre come l'atalanta, così come (dal 2007) la cremonese che manda gli ex giocatori in giro per i campetti degli oratori a cercare giovani. alla fine i risultati si vedono, come mi spiegava il mondo giocatori come cabrini e vialli sono unici, ma puoi far crescere piccoli talenti che ti offriranno grandi soddisfazioni anche economiche.
le squadre costruite con i giocatori "da figurina" o vendono (inter) o dissanguano (altre)
sai crescere se lo fai crescere.
solo ultimamente mi danno ragione, prima era un continuo "giocatore straniero forte in squadra", con risultati sul bilancio devastanti.
ho sempre apprezzato la politica di crescita delle giovanili di squadre come l'atalanta, così come (dal 2007) la cremonese che manda gli ex giocatori in giro per i campetti degli oratori a cercare giovani. alla fine i risultati si vedono, come mi spiegava il mondo giocatori come cabrini e vialli sono unici, ma puoi far crescere piccoli talenti che ti offriranno grandi soddisfazioni anche economiche.
le squadre costruite con i giocatori "da figurina" o vendono (inter) o dissanguano (altre)