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Subject: Attacchi terroristici
Più si va avanti e più viene fuori il marcio...Non esistono buoni e cattivi in queste situazioni, ma interessi di parte che in qualche caso possono diventare comuni. Mi fa un pò strano vedere e sentire in giro questa santificazione di Putin, come se i russi fossere li "solo" per combattere l'isis...è una bufala. Sono li perchè ci sono sempre stati, la Siria è sempre stata nell'orbita della Russia. Non sono arrivati, erano già li dal 70 con le loro basi. Vogliono essere loro a decidere chi debba essere, eventualmente, il dopo Assad non certo farlo decidere agli occidentali ( amercani). Bombardano l'isis perchè rischia di far cadere Assad e di prendere il controllo del paese ma da quando è scoppiata la rivoluzione in Siria le bombe se le son prese anche tutti quelli che stavano e stanno contro Assad. I turchi già come democrazia lasciano un pò a desiderare, tanto per dire, ma da un punto di vista occidentale credo sia un paese troppo importante in quella zona per rischiare di perderlo. Oltre Israele l'occidente può contare solo sulla Turchia, paese dove i musulmani non sono ancora forti...questo implica tutta una serie di porcherie da tutte le parti in causa...
Dal punto di vista russo, questa è come se fosse una "terza guerra cecena".
Gli schieramenti sono più o meno gli stessi:
separatisti/terroristi/wahhabiti/mujahiddin(ora ISIS)/Turchia/Arabia Saudita (ovviamente tutti finanziati da Soros, neocon e altri servizi americani)
vs
unionisti/esercito russo
PS: nessuno ha mai negato gli interessi russi nella regione.
Gli schieramenti sono più o meno gli stessi:
separatisti/terroristi/wahhabiti/mujahiddin(ora ISIS)/Turchia/Arabia Saudita (ovviamente tutti finanziati da Soros, neocon e altri servizi americani)
vs
unionisti/esercito russo
PS: nessuno ha mai negato gli interessi russi nella regione.
che vuoi che sia qualche diritto in meno... l'importante è la sicurezza!!
IlFattoQuotidiano.it / Mondo
Guantanamo, 13 anni in cella per errore. Usa: “Non era un membro di Al Qaeda”
Il Governo americano ammette lo sbaglio. Mustafa al-Aziz al-Shamiri, yemenita di 37anni, ha passato 4.745 giorni dietro le sbarre per uno scambio d'identità, finché il comitato governativo che si occupa di monitorare i detenuti non si è accorto del "fraintendimento"
di F. Q. | 2 dicembre 2015
Tredici anni passati in carcere per errore: 4.745 giorni dietro le sbarre per uno scambio d’identità. E’ successo a Mustafa al-Aziz al-Shamiri, vittima di un fraintendimento che l’ha portato nelle celle del carcere militare di Guantanamo, fin quando qualcuno non si è accorto dello sbaglio.
L’uomo, 37enne di nazionalità yemenita, era sospettato di essere un membro importante di Al Qaeda e non soltanto un semplice combattente islamico. Per questo motivo nel 2002 era stato arrestato. Ad ammettere l’errore sono state le stesse autorità statunitensi, spiegando che è stata fatta confusione sul suo nome. A portare alla luce l’errore sono stati i documenti prodotti per il comitato governativo Periodic Review Board, che si occupa di decidere se alcuni detenuti possono essere rilasciati al fine di ridurre il numero di prigionieri nel carcere di massima sicurezza. Sul documento riguardante Mustafa si legge: “Mustafa Abd-al-Qawi Abd-al-Aziz al-Shamiri, ha combattuto nelle fila jihadiste associate ai membri di Al Qaeda in Afganistan” svolgendo funzioni di addestratore e corriere del gruppo terrorista. Subito dopo però, il comitato scrive: “Crediamo che tutte queste attività siano state svolte da estremisti noti con nomi o alias simili“, non ci sono prove, continua il report “del coinvolgimento in queste azioni di Mustafa Abd-al-Qawi”.
Il Periodic Review Board dovrà adesso decidere se rilasciarlo o no. Mustafa è solo uno dei 107 detenuti che ancora si trovano nel carcere di Guantanamo, al centro delle ultime battaglie di Obama. Il Presidente degli Stati Uniti, infatti, ha più volte dichiarato di voler chiudere la struttura: una delle promesse fatte in campana elettorale che Obama vorrebbe realizzare prima della fine del suo secondo mandato presidenziale. Il blocco che impedisce però la chiusura del carcere è legato ai costi che questo comporterebbe: per allestire negli Usa le adeguate strutture penitenziarie per accogliere i detenuti del supercarcere nella baia di Cuba, servirebbe oltre mezzo miliardo di dollari.
(edited)
IlFattoQuotidiano.it / Mondo
Guantanamo, 13 anni in cella per errore. Usa: “Non era un membro di Al Qaeda”
Il Governo americano ammette lo sbaglio. Mustafa al-Aziz al-Shamiri, yemenita di 37anni, ha passato 4.745 giorni dietro le sbarre per uno scambio d'identità, finché il comitato governativo che si occupa di monitorare i detenuti non si è accorto del "fraintendimento"
di F. Q. | 2 dicembre 2015
Tredici anni passati in carcere per errore: 4.745 giorni dietro le sbarre per uno scambio d’identità. E’ successo a Mustafa al-Aziz al-Shamiri, vittima di un fraintendimento che l’ha portato nelle celle del carcere militare di Guantanamo, fin quando qualcuno non si è accorto dello sbaglio.
L’uomo, 37enne di nazionalità yemenita, era sospettato di essere un membro importante di Al Qaeda e non soltanto un semplice combattente islamico. Per questo motivo nel 2002 era stato arrestato. Ad ammettere l’errore sono state le stesse autorità statunitensi, spiegando che è stata fatta confusione sul suo nome. A portare alla luce l’errore sono stati i documenti prodotti per il comitato governativo Periodic Review Board, che si occupa di decidere se alcuni detenuti possono essere rilasciati al fine di ridurre il numero di prigionieri nel carcere di massima sicurezza. Sul documento riguardante Mustafa si legge: “Mustafa Abd-al-Qawi Abd-al-Aziz al-Shamiri, ha combattuto nelle fila jihadiste associate ai membri di Al Qaeda in Afganistan” svolgendo funzioni di addestratore e corriere del gruppo terrorista. Subito dopo però, il comitato scrive: “Crediamo che tutte queste attività siano state svolte da estremisti noti con nomi o alias simili“, non ci sono prove, continua il report “del coinvolgimento in queste azioni di Mustafa Abd-al-Qawi”.
Il Periodic Review Board dovrà adesso decidere se rilasciarlo o no. Mustafa è solo uno dei 107 detenuti che ancora si trovano nel carcere di Guantanamo, al centro delle ultime battaglie di Obama. Il Presidente degli Stati Uniti, infatti, ha più volte dichiarato di voler chiudere la struttura: una delle promesse fatte in campana elettorale che Obama vorrebbe realizzare prima della fine del suo secondo mandato presidenziale. Il blocco che impedisce però la chiusura del carcere è legato ai costi che questo comporterebbe: per allestire negli Usa le adeguate strutture penitenziarie per accogliere i detenuti del supercarcere nella baia di Cuba, servirebbe oltre mezzo miliardo di dollari.
(edited)
Folle tenta di decapitare un passante in metropolitana, nella periferia di Londra.
"Per la Siria".
"Per la Siria".
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2015/12/05/londra-tenta-tagliare-gola-di-uomo-nella-metro_04c1d194-2347-4440-9f5f-0f78e1b1ec26.html
L'Inghilterra intanto bombarda i pozzi petroliferi
L'Inghilterra intanto bombarda i pozzi petroliferi
se non la smette subito finisce con i B-52 Stratofortress sul numero 10 di Downing Street
Hahaha!
Fenomeno vero. Poi uno dice che le religioni non fottano il cervello.
Fenomeno vero. Poi uno dice che le religioni non fottano il cervello.
scusa ma se la fermata era quella?!? C'ha ragione lui!
scusa ma se la fermata era quella?!? C'ha ragione lui!
il problema era quello...trattandosi della luftansa di sicuro ci si sarebbe arrivati...
se l'aveva detto su un alitalia, la gente non se lo cagava di striscio.
^_^
il problema era quello...trattandosi della luftansa di sicuro ci si sarebbe arrivati...
se l'aveva detto su un alitalia, la gente non se lo cagava di striscio.
^_^
Vi immaginate la scena tragi-comica?
Sarà sceso a terra con tutte le ossa spaccate o almeno me lo auguro
Sarà sceso a terra con tutte le ossa spaccate o almeno me lo auguro
Come scrive il Corriere dell'Alto Adige. "Se vuoi vivere in Italia è meglio che tu vada a Bolzano - si legge nelle intercettazioni risalenti al 27 aprile tra Muhamad Majid e tale Kalid - …ti pagano la casa anche se non lavori". "Per il lavoro e anche per il sociale – aggiunge Kahlid – basta che fai come ha fatto Mullah Kawa, lui ha pagato l’affitto di casa soltanto per sei mesi. Dopodiché ci hanno pensato i servizi sociali. Che lavora o che non lavora è uguale! Può starsene tranquillamente a casa che tanto gli paga tutto il Comune. Gli passano pure un mensile per lui, la moglie e i figli".
Come fare per ottenere l'alloggio gratis? "Il sistema che utilizzano a Bolzano è come quello tedesco – spiega Kalid – tutti i curdi che si trovano a Bolzano non lavorano. Stanno tranquillamente a casa… pensa bene a quello che ti ho detto".
Brrr
Come fare per ottenere l'alloggio gratis? "Il sistema che utilizzano a Bolzano è come quello tedesco – spiega Kalid – tutti i curdi che si trovano a Bolzano non lavorano. Stanno tranquillamente a casa… pensa bene a quello che ti ho detto".
Brrr
#cheat
Sono cose che "si sentono al bar" solo che il buon senso comune e la voglia di non vivere al cento per cento come un parassita non ti fanno proseguire.
Purtroppo c'è gente che sta così male che considera essere 100% parassita uno stare meglio.
Ad una mia ex collega è capitata una famiglia di extra comunitari che ha fatto così "appropriandosi" della sua casa per due anni e "restituendola" molto mal ridotta.
Contrariamente alla mia attitudine pacifica a prescindere in questi casi in cui si toglie la libertà a qualcun altro usando i #cheat io sarei per una linea molto, molto, molto dura.
(edited)
Sono cose che "si sentono al bar" solo che il buon senso comune e la voglia di non vivere al cento per cento come un parassita non ti fanno proseguire.
Purtroppo c'è gente che sta così male che considera essere 100% parassita uno stare meglio.
Ad una mia ex collega è capitata una famiglia di extra comunitari che ha fatto così "appropriandosi" della sua casa per due anni e "restituendola" molto mal ridotta.
Contrariamente alla mia attitudine pacifica a prescindere in questi casi in cui si toglie la libertà a qualcun altro usando i #cheat io sarei per una linea molto, molto, molto dura.
(edited)
Non so se postarlo qui oppure in Privacy :D
HACKERS ALLA VACCINARA – NEL 2014 HACKING TEAM STAVA PER DIVENTARE SAUDITA – A COMPRARE DOVEVA ESSERE UNA SOCIETÀ VICINA AL PRINCIPE BANDAR – L’OPERAZIONE SALTÒ SOLO PERCHÉ IL PRINCIPE PERSE POTERE
http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/hackers-vaccinara-2014-hacking-team-stava-diventare-saudita-106278.htm
Hacking Team ha fatto affari con l'Isis, poi quando degli hacker a loro volta li hanno bucati hanno fatto un comunicato per dire che internet non e' piu' sicuro come una volta.
http://www.iltempo.it/esteri/2015/11/04/software-per-intercettazioni-all-isis-1.1475373
That's business
HACKERS ALLA VACCINARA – NEL 2014 HACKING TEAM STAVA PER DIVENTARE SAUDITA – A COMPRARE DOVEVA ESSERE UNA SOCIETÀ VICINA AL PRINCIPE BANDAR – L’OPERAZIONE SALTÒ SOLO PERCHÉ IL PRINCIPE PERSE POTERE
http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/hackers-vaccinara-2014-hacking-team-stava-diventare-saudita-106278.htm
Hacking Team ha fatto affari con l'Isis, poi quando degli hacker a loro volta li hanno bucati hanno fatto un comunicato per dire che internet non e' piu' sicuro come una volta.
http://www.iltempo.it/esteri/2015/11/04/software-per-intercettazioni-all-isis-1.1475373
That's business
(Ansa)TERRORISMOMilano, 5 gennaio 2016 - 07:57
«Riportatemi mio nipote,
è il bambino del video dell’Isis»
di Fabio Cavalera, corrispondente da Londra
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«Certamente è il figlio della mia Grace». Non ha dubbi Henry Dare, taxista londinese, quando parla con il Daily Telegraph : quel bel bambino, quattro o cinque anni, con i folti capelli neri e increspati, la fronte bendata dalla fascia nera e la tuta mimetica, il braccio e il dito sinistro a indicare l’orizzonte, è il suo nipotino. Isa si chiama. E compare alla fine del video che lo Stato Islamico ha diffuso due giorni fa per divulgare l’esecuzione di cinque prigionieri, cinque presunte spie britanniche. Isa compare alla fine del terribile filmato: si sente la voce del piccolo pronunciare poche parole: i jihadisti «uccideranno gli infedeli». Il video ha anche sancito l’arrivo di un nuovo tagliagole anglofono che ha preso il posto di quel Jihadi John eliminato nel 2015 da una bomba americana. Si tratta di Siddharta Dhar, 32 anni, di origine indiane, sposato con quattro figli, arrestato nel settembre 2014, e incredibilmente rilasciato su cauzione. La sorella e la madre l’avrebbero riconosciuto dalla voce.
Ad atrocità si aggiunge atrocità, perché di questo si tratta: un bambino usato per comunicare il linguaggio della guerra. Grace (Grazia), la mamma, la figlia del taxista, è scappata in Siria nel 2012. Ventenne viveva nel Sud-est londinese, si è sposata con un coetaneo svedese, di origine turca, pure lui richiamato dalle suggestioni della radicalizzazione islamica e insieme sono partiti per Raqqa. Grace ha modificato il suo nome ed è diventata Kadijah, ha aperto un profilo twitter, poi oscurato ma nel quale ha fatto in tempo a postare messaggi di estrema durezza e foto raccapriccianti. Ha scritto e rilanciato in Rete, un’ora dopo che l’Isis aveva decapitato il giornalista James Foley: «Voglio essere la prima donna a uccidere un terrorista inglese o americano». E sempre su Twitter, nel 2014, ha pubblicato l’immagine del piccolo Isa con in mano il fucile AK47, il Kalashnikov. Era cattolica. E aveva frequentato una scuola cattolica a Londra. I genitori, Henry e Victoria, nigeriani e devoti cattolici. Poi Grace, adolescente, ha cominciato a frequentare un gruppo di giovani del centro islamico di Levisham, lo stesso gruppo da cui usciranno i killer del soldato Lee Rigby massacrato a Woolwich, in strada a colpi di machete. Un bel giorno un vicino di casa ha sentito una ragazza col burka che lo salutava: «Ciao, non puoi riconoscermi, sono Grace». Quella fanciulla si era convertita, assorbita dalla martellante propaganda via Internet e dalla compagnia di Lewisham. Ed è fuggita. In Turchia e da lì in Siria.
A Raqqa si era fatta intervistare da una troupe di Channel 4. Un documentario. Lei, il marito col soprannome Abu Bakr arruolato nel «battaglione dei migranti», i loro Kalashnikov appoggiati al muro e il pick-up parcheggiato fuori. Ancora: lei e le sua nuova vita nello Stato Islamico, la spesa quotidiana con l’unico rimpianto che le era rimasto: «Non avere più il mio adorato cibo cinese». La scelta dell’Islam: «Portavo il velo e la gente di Londra mi urlava di tornare al mio Paese e io rispondevo che ero nata dietro l’angolo». Il bambino, Isa, in fasce o quasi. Il fanatismo divenuto banale normalità che stritola una piccola creatura.
I giornali inglesi avevano intercettato i genitori e la madre in lacrime aveva detto: «È l’unica figlia che ho, il diavolo me l’ha portata via». Ogni tanto una telefonata dalla Siria. Le sue tracce comparivano sempre su Twitter, prima che le venisse congelato il profilo.
Grace, Grazia. Ora Kadijah. È il quotidiano Daily Telegraph a svelare che Isa, il bimbo dell’ultimo filmato dell’Isis, è suo figlio. Il nonno Henry, il taxista, l’ha confermato. «È lui ne sono sicuro». Arrabbiato? «Più che altro preoccupato, ma purtroppo non posso fare niente. Posso solo sperare che un giorno qualcuno li riporti indietro» .
:(
«Riportatemi mio nipote,
è il bambino del video dell’Isis»
di Fabio Cavalera, corrispondente da Londra
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«Certamente è il figlio della mia Grace». Non ha dubbi Henry Dare, taxista londinese, quando parla con il Daily Telegraph : quel bel bambino, quattro o cinque anni, con i folti capelli neri e increspati, la fronte bendata dalla fascia nera e la tuta mimetica, il braccio e il dito sinistro a indicare l’orizzonte, è il suo nipotino. Isa si chiama. E compare alla fine del video che lo Stato Islamico ha diffuso due giorni fa per divulgare l’esecuzione di cinque prigionieri, cinque presunte spie britanniche. Isa compare alla fine del terribile filmato: si sente la voce del piccolo pronunciare poche parole: i jihadisti «uccideranno gli infedeli». Il video ha anche sancito l’arrivo di un nuovo tagliagole anglofono che ha preso il posto di quel Jihadi John eliminato nel 2015 da una bomba americana. Si tratta di Siddharta Dhar, 32 anni, di origine indiane, sposato con quattro figli, arrestato nel settembre 2014, e incredibilmente rilasciato su cauzione. La sorella e la madre l’avrebbero riconosciuto dalla voce.
Ad atrocità si aggiunge atrocità, perché di questo si tratta: un bambino usato per comunicare il linguaggio della guerra. Grace (Grazia), la mamma, la figlia del taxista, è scappata in Siria nel 2012. Ventenne viveva nel Sud-est londinese, si è sposata con un coetaneo svedese, di origine turca, pure lui richiamato dalle suggestioni della radicalizzazione islamica e insieme sono partiti per Raqqa. Grace ha modificato il suo nome ed è diventata Kadijah, ha aperto un profilo twitter, poi oscurato ma nel quale ha fatto in tempo a postare messaggi di estrema durezza e foto raccapriccianti. Ha scritto e rilanciato in Rete, un’ora dopo che l’Isis aveva decapitato il giornalista James Foley: «Voglio essere la prima donna a uccidere un terrorista inglese o americano». E sempre su Twitter, nel 2014, ha pubblicato l’immagine del piccolo Isa con in mano il fucile AK47, il Kalashnikov. Era cattolica. E aveva frequentato una scuola cattolica a Londra. I genitori, Henry e Victoria, nigeriani e devoti cattolici. Poi Grace, adolescente, ha cominciato a frequentare un gruppo di giovani del centro islamico di Levisham, lo stesso gruppo da cui usciranno i killer del soldato Lee Rigby massacrato a Woolwich, in strada a colpi di machete. Un bel giorno un vicino di casa ha sentito una ragazza col burka che lo salutava: «Ciao, non puoi riconoscermi, sono Grace». Quella fanciulla si era convertita, assorbita dalla martellante propaganda via Internet e dalla compagnia di Lewisham. Ed è fuggita. In Turchia e da lì in Siria.
A Raqqa si era fatta intervistare da una troupe di Channel 4. Un documentario. Lei, il marito col soprannome Abu Bakr arruolato nel «battaglione dei migranti», i loro Kalashnikov appoggiati al muro e il pick-up parcheggiato fuori. Ancora: lei e le sua nuova vita nello Stato Islamico, la spesa quotidiana con l’unico rimpianto che le era rimasto: «Non avere più il mio adorato cibo cinese». La scelta dell’Islam: «Portavo il velo e la gente di Londra mi urlava di tornare al mio Paese e io rispondevo che ero nata dietro l’angolo». Il bambino, Isa, in fasce o quasi. Il fanatismo divenuto banale normalità che stritola una piccola creatura.
I giornali inglesi avevano intercettato i genitori e la madre in lacrime aveva detto: «È l’unica figlia che ho, il diavolo me l’ha portata via». Ogni tanto una telefonata dalla Siria. Le sue tracce comparivano sempre su Twitter, prima che le venisse congelato il profilo.
Grace, Grazia. Ora Kadijah. È il quotidiano Daily Telegraph a svelare che Isa, il bimbo dell’ultimo filmato dell’Isis, è suo figlio. Il nonno Henry, il taxista, l’ha confermato. «È lui ne sono sicuro». Arrabbiato? «Più che altro preoccupato, ma purtroppo non posso fare niente. Posso solo sperare che un giorno qualcuno li riporti indietro» .
:(
I fatti di Colonia sono qualcosa di pianificato ai limiti del terrorismo
Girano video di quella notte, orrenda
Credo che il multiculturalismo imposto dall'alto (anche la mascherazione di questi eventi va in questa direzione) sia destinato a fallire
Girano video di quella notte, orrenda
Credo che il multiculturalismo imposto dall'alto (anche la mascherazione di questi eventi va in questa direzione) sia destinato a fallire