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Subject: Parma calcio
li avesse basta rimpiegati i capitali illeciti.. a parma non han visto un euro
Ma quindi alla fine sti soldi in Slovenia c'erano davvero!
Beh, tentava di trasferire capitali illeciti dall'estero, suppongo fossero i famosi bonifici...
"tentava di trasferire capitali all'estero...."
di cosa stiamo parlando? fermato alla dogana con san marino e i contanti in macchina?
muahahahahahahahah, l'italia!
si arresta il tizio senza motivazioni vere (se non quella di essere un pirla e presidente di una società di calcio) e poi gli omicidi manco fanno un giorno in carcere
il calcio: la vera dominante del paese italia
di cosa stiamo parlando? fermato alla dogana con san marino e i contanti in macchina?
muahahahahahahahah, l'italia!
si arresta il tizio senza motivazioni vere (se non quella di essere un pirla e presidente di una società di calcio) e poi gli omicidi manco fanno un giorno in carcere
il calcio: la vera dominante del paese italia
Panorama fa un bell'articolo:
Giampietro Manenti aveva davvero un piano per "salvare" il Parma Calcio dal fallimento: affidarsi a un’organizzazione criminale. Quando, a febbraio, diventa Presidente della squadra gialloblù e ha bisogno di soldi, si rivolge ad Angelo Augelli, uno dei capi di un gruppo specializzato in frodi informatiche transnazionali da decine di milioni di euro. È questa la ricostruzione della Procura di Roma che ne ha chiesto l’arresto per reimpiego di capitali illeciti.
Il piano di Augelli e Manenti, stando alle accuse, è quello di utilizzare 4 milioni e mezzo di euro, ottenuti con carte di pagamento clonate e conti correnti hackerati, per poi farli arrivare nelle casse del club come corrispettivo per l’acquisto di biglietti, merchandising e sponsorizzazioni inesistenti.
L’inchiesta sembra confermare i dubbi che i tifosi e i cittadini di Parma avevano sul patron, uno con un curriculum di rispetto, secondo quanto si legge nelle carte: precedenti per lesioni, possesso di armi, bancarotta semplice, violazione degli obblighi di assistenza familiare e tentata estorsione.
"Avrei un cliente pronto a sponsorizzare con carta di credito, da farsi anche in banca (totale 4 milioni e 500 mila)", scrive in un sms Augelli a Manenti intercettato dal Nucleo tributario della Guardia di Finanza di Roma. E precisa subito dopo: "Il tutto ovviamente quando il Parma sarà di tua proprietà".
E così quando Manenti diventa presidente del Parma per 1 euro, accollandosi 100 milioni di debiti, dopo averlo comprato dalla cipriota Dastraso Holding dell’albanese Rezart Taci, che a sua volta era entrata in possesso della società acquistandola a fine anno da Tommaso Ghirardi, in un passaggio di scatole vuote che ha portato i magistrati a chiedere l’istanza di fallimento del club (l’udienza è prevista domani n.d.r.), il neo patron si precipita a chiamare Augelli per concordare un incontro in merito ai finanziamenti che gli servono.
E Augelli sa come procedere, grazie al gruppo di tecnici a sua disposizione, capeggiati da Giuseppe Costanzo, detto Pippo, indicato da uno degli altri indagati come uno che non ci va leggero con le ritorsioni: "Ci squagliano proprio, è vicino ai Santapaola e alla mafia catanese".
Per "scaricare" subito i primi 350 mila euro tramite carta di credito basta utilizzare un Pos della società opportunamente modificato dagli hacker dell’organizzazione oppure procedere al trasferimento da banca a banca, passando da Dubai o dalla Svizzera. Simulando finte garanzie, Manenti potrà averne una da 50 milioni l’anno, rinnovabile naturalmente. Per il disturbo Augelli richiede appena 300 mila euro, con tanto di fattura fittizia "per servizi di consulenza sulla verifica della sicurezza presso lo stadio Tardini e il centro sportivo di Collecchio", a favore della Delta sas, società di investigazioni private intestata a sua madre.
Manenti si sarebbe dato un gran da fare per attivare l’operazione di scambio tra le banche, ma Monte dei Paschi non avrebbe permesso di effettuare l’operazione. Con la banca senese Manenti sembra proprio non andare d’accordo, tanto che, proprio in quei giorni in cui si affatica per far passare l’operazione, fa sapere che la banca per problemi tecnici, per lui inspiegabili, non è riuscita a bonificare i soldi degli stipendi che a Parma i dipendenti aspettano da mesi.
Può partire però il meccanismo delle carte di credito e Augelli si affretta ad andare a Parma per fare subito un test così da scaricare tramite i Pos il denaro. E le carte devono essere tante, "tante fino a quando non lo squaglia (il Pos, ndr)". Perché quello del Parma Calcio è un grande affare.
E se non bastasse Manenti rende noto di aver trovato anche due fondazioni su cui far transitare i soldi, quelle del resto sarebbero la specialità della banda. Il gruppo sarebbe riuscito infatti a entrare persino nel server della Banca UBS di Zurigo prendendosi 50 milioni di dollari dal conto corrente di una holding per poi trasferirli sul conto corrente di un presunto ente benefico, il Movimento Vibra Joao XXIII, di fatto da loro gestito. Operazioni complesse come quella di trasferire 1 milione e 600 mila euro sui conti di una fondazione a Fortaleza, in Brasile, simulando una donazione, per poi ricevere dalla stessa indietro il 60 per cento della somma investita, 960 mila euro, facendo perdere le tracce della provenienza illecita dei soldi.
E tra le accuse, nell’inchiesta coordinata dai procuratori aggiunti Nello Rossi e Michele Prestipino che ha portato all’arresto di 22 persone, viene contestato anche il reato di autoriciclaggio, così come prevede la norma entrata in vigore a gennaio 2015. Con tanto di aggravante del metodo mafioso.
Far girare i soldi non sembra essere un problema per Augelli e Adelio Zangrandi, il promotore dell’organizzazione, che entusiasti commentano subito dopo aver avviato i contatti con Manenti: "Ottimo, dai praticamente ce lo ricompriamo noi il Parma". L’obiettivo è inserire la società nel meccanismo dei loro traffici illeciti, utilizzando il flusso di denaro che girerebbe attorno al club attraverso attività di trading con il flusso di cassa disponibile servendosi proprio del Parma Calcio per ricevere fittizie donazioni mascherate da sponsorizzazioni e provenienti dai fondi scaricati da server bancari grazie ai tecnici di fiducia.
E dire che solo pochi giorni fa Manenti sentenziava: "Ho un piano di risanamento che sarà difficile smontare anche da parte della Procura. E quel piano sarà la salvezza del Parma Calcio".
(edited)
Giampietro Manenti aveva davvero un piano per "salvare" il Parma Calcio dal fallimento: affidarsi a un’organizzazione criminale. Quando, a febbraio, diventa Presidente della squadra gialloblù e ha bisogno di soldi, si rivolge ad Angelo Augelli, uno dei capi di un gruppo specializzato in frodi informatiche transnazionali da decine di milioni di euro. È questa la ricostruzione della Procura di Roma che ne ha chiesto l’arresto per reimpiego di capitali illeciti.
Il piano di Augelli e Manenti, stando alle accuse, è quello di utilizzare 4 milioni e mezzo di euro, ottenuti con carte di pagamento clonate e conti correnti hackerati, per poi farli arrivare nelle casse del club come corrispettivo per l’acquisto di biglietti, merchandising e sponsorizzazioni inesistenti.
L’inchiesta sembra confermare i dubbi che i tifosi e i cittadini di Parma avevano sul patron, uno con un curriculum di rispetto, secondo quanto si legge nelle carte: precedenti per lesioni, possesso di armi, bancarotta semplice, violazione degli obblighi di assistenza familiare e tentata estorsione.
"Avrei un cliente pronto a sponsorizzare con carta di credito, da farsi anche in banca (totale 4 milioni e 500 mila)", scrive in un sms Augelli a Manenti intercettato dal Nucleo tributario della Guardia di Finanza di Roma. E precisa subito dopo: "Il tutto ovviamente quando il Parma sarà di tua proprietà".
E così quando Manenti diventa presidente del Parma per 1 euro, accollandosi 100 milioni di debiti, dopo averlo comprato dalla cipriota Dastraso Holding dell’albanese Rezart Taci, che a sua volta era entrata in possesso della società acquistandola a fine anno da Tommaso Ghirardi, in un passaggio di scatole vuote che ha portato i magistrati a chiedere l’istanza di fallimento del club (l’udienza è prevista domani n.d.r.), il neo patron si precipita a chiamare Augelli per concordare un incontro in merito ai finanziamenti che gli servono.
E Augelli sa come procedere, grazie al gruppo di tecnici a sua disposizione, capeggiati da Giuseppe Costanzo, detto Pippo, indicato da uno degli altri indagati come uno che non ci va leggero con le ritorsioni: "Ci squagliano proprio, è vicino ai Santapaola e alla mafia catanese".
Per "scaricare" subito i primi 350 mila euro tramite carta di credito basta utilizzare un Pos della società opportunamente modificato dagli hacker dell’organizzazione oppure procedere al trasferimento da banca a banca, passando da Dubai o dalla Svizzera. Simulando finte garanzie, Manenti potrà averne una da 50 milioni l’anno, rinnovabile naturalmente. Per il disturbo Augelli richiede appena 300 mila euro, con tanto di fattura fittizia "per servizi di consulenza sulla verifica della sicurezza presso lo stadio Tardini e il centro sportivo di Collecchio", a favore della Delta sas, società di investigazioni private intestata a sua madre.
Manenti si sarebbe dato un gran da fare per attivare l’operazione di scambio tra le banche, ma Monte dei Paschi non avrebbe permesso di effettuare l’operazione. Con la banca senese Manenti sembra proprio non andare d’accordo, tanto che, proprio in quei giorni in cui si affatica per far passare l’operazione, fa sapere che la banca per problemi tecnici, per lui inspiegabili, non è riuscita a bonificare i soldi degli stipendi che a Parma i dipendenti aspettano da mesi.
Può partire però il meccanismo delle carte di credito e Augelli si affretta ad andare a Parma per fare subito un test così da scaricare tramite i Pos il denaro. E le carte devono essere tante, "tante fino a quando non lo squaglia (il Pos, ndr)". Perché quello del Parma Calcio è un grande affare.
E se non bastasse Manenti rende noto di aver trovato anche due fondazioni su cui far transitare i soldi, quelle del resto sarebbero la specialità della banda. Il gruppo sarebbe riuscito infatti a entrare persino nel server della Banca UBS di Zurigo prendendosi 50 milioni di dollari dal conto corrente di una holding per poi trasferirli sul conto corrente di un presunto ente benefico, il Movimento Vibra Joao XXIII, di fatto da loro gestito. Operazioni complesse come quella di trasferire 1 milione e 600 mila euro sui conti di una fondazione a Fortaleza, in Brasile, simulando una donazione, per poi ricevere dalla stessa indietro il 60 per cento della somma investita, 960 mila euro, facendo perdere le tracce della provenienza illecita dei soldi.
E tra le accuse, nell’inchiesta coordinata dai procuratori aggiunti Nello Rossi e Michele Prestipino che ha portato all’arresto di 22 persone, viene contestato anche il reato di autoriciclaggio, così come prevede la norma entrata in vigore a gennaio 2015. Con tanto di aggravante del metodo mafioso.
Far girare i soldi non sembra essere un problema per Augelli e Adelio Zangrandi, il promotore dell’organizzazione, che entusiasti commentano subito dopo aver avviato i contatti con Manenti: "Ottimo, dai praticamente ce lo ricompriamo noi il Parma". L’obiettivo è inserire la società nel meccanismo dei loro traffici illeciti, utilizzando il flusso di denaro che girerebbe attorno al club attraverso attività di trading con il flusso di cassa disponibile servendosi proprio del Parma Calcio per ricevere fittizie donazioni mascherate da sponsorizzazioni e provenienti dai fondi scaricati da server bancari grazie ai tecnici di fiducia.
E dire che solo pochi giorni fa Manenti sentenziava: "Ho un piano di risanamento che sarà difficile smontare anche da parte della Procura. E quel piano sarà la salvezza del Parma Calcio".
(edited)
Repubblica
ROMA - Il patron del Parma calcio Giampietro Manenti è stato arrestato per reimpiego di capitali illeciti nell'ambito di un'operazione, denominata '"GFB-Oculus", condotta dal Nucleo di polizia tributaria di Roma su delega della Procura della Repubblica della capitale e del pm Giorgio Orano.
L'indagine ha portato all'arresto di 22 persone per vari reati tra cui frode informatica, riciclaggio e auto riciclaggio, è di concorso in tentato reimpiego.
In particolare Manenti, arrestato questa mattina nella sua abitazione nella provincia di Brescia, faceva parte di una "pericolosa organizzazione criminale - hanno spiegato i magistrati Nello Rossi, Michele Prestipino e i militari della Gdf - dedita alla commissione in Italia e all'estero di reati di frode informatica, utilizzo di carte di pagamento clonate, reimpiego di capitali di provenienza illecita, riciclaggio e auto riciclaggio aggravato dal metodo mafioso" composta da "hacker informatici e riciclatori" per fare pervenire nelle casse del Parma calcio "4,5 milioni di euro".
Come ha spiegato il procuratore aggiunto della Dda di Roma Michele Prestipino "attraverso le intercettazioni in corso è emerso un accordo in base al quale questo gruppo, attraverso l'utilizzazione delle provviste finanziarie caricate sulle carte credito clonate, avrebbe messo a disposizione di Manenti la somma di circa 4,5 mln spendendo queste somme caricate sulle carte di credito, in operazioni commerciali varie, da forme di sponsorizzazione, all'acquisto di gadget, all'acquisizione di abbonamento per fare confluire la somma di 4,5 mln di euro nella disponibilità di Manenti, che poi avrebbe dovuto impiegarle".
Di questa somma "il 50% sarebbe stata la percentuale per Manenti", per il fatto che avrebbe messo a disposizione del gruppo criminale un canale per riciclare il denaro. Tra l'altro Manenti risulta "gravato da precedenti per lesioni, armi, bancarotta semplice, violazione degli obblighi di assistenza familiare e tentata estorsione".
L'ipotesi accusatoria - E' che il Parma Calcio potendo ricevere versamenti per merchandising, attività abbastanza immateriali e impalpabili, sia stato considerato uno strumento utile per operazioni di riciclaggio. Questa è l'impostazione accusatoria che adesso deve essere soggetta al vaglio del Tribunale del Riesame". Lo ha detto il procuratore aggiunto di Roma Nello Rossi al termine della conferenza stampa sull'operazione condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma che ha portato in carcere 22 persone tra cui anche il patron del Parma Calcio Giampietro Manenti." Nel caso del Parma - ha sottolineato - è stato contestato un tentativo di autoriciclaggio perché l'operazione non è andata a buon fine anche in ragione del fatto che noi ci siamo mossi perché i reati erano in corso e bisognava intervenire. Bastava una sola transazione illecita andata a buon fine per produrre milioni di danni e quindi avevamo un'esigenza innanzitutto di interrompere attività in corso estremamente pericolose e sicuramente illecite: perché gli accessi abusivi c'erano stati, le frodi informatiche c'erano state e seguivamo per via telefonica delle persone che stavano ponendo in essere crimini gravi per l'intero sistema economico".
I precedenti - Lesioni, possesso illegale di armi, bancarotta semplice, violazione degli obblighi di assistenza familiare e tentata estorsione: sono i precedenti penali di Manenti come risultano dall'ordinanza di custodia cautelare del Gip di Roma che stamani ha portato nel carcere milanese di Opera il 45enne imprenditore, accusato di reimpiego illecito di capitali.
Gli inquirenti sottolineano come come l'imprenditore è "il soggetto che, dopo aver acquisito la società calcistica parma notoriamente gravata da debiti, ha ritenuto di farvi fronte con strumenti illeciti; la notevole spregiudicatezza mostrata fa ritenere estremamente elevato il pericolo di reiterazione dei reati, sia in relazione al Parma calcio che in diversi ambiti".
Le intercettazioni - "Ottimo dai, praticamente ce lo ricompriamo noi il Parma" dice in una conversazione intercettata del 13 febbraio, Angelo Augelli parlando col socio Adelio Zangrandi, arrestati assieme a Manenti.
Augelli è l'uomo che tratta con Manenti per trovargli 4,5 milioni di euro di provenienza illecita per pagare gli stipendi ed evitare il fallimento del Parma. Zangrandi si informa con Augelli sul cash flow, la liquidità della società. "Hanno un debito di 100 milioni - risponde Augelli - hanno incassi più diritti televisivi intorno ai 40 milioni l'anno e spese pari grosso modo se non di più". "Adelio io ti dico che ci sarebbe da divertirsi se fossimo già a posto - osserva ancora Augelli - ma a prescindere dal pallone, eh. Praticamente ce la mette a disposizione, hai capito?".
"Ma noi già solo con un cash flow così gli faccio vedere io cosa combiniamo", dice Zangrandi, che ipotizza di rinviare di 30 giorni i pagamenti del club e intanto usare i milioni per il trading finanziario sulla piazza di Londra, aprendo una società ad hoc. Tre milioni e 800 mila euro il guadagno ipotizzato in un solo mese. "Ottimo dai, praticamente ce lo ricompriamo noi il Parma".
Procura Parma: fatti separati da indagini locali - Il procuratore della Repubblica di Parma Salvatore Rustico ha chiarito che il procedimento avviato dagli inquirenti romani al momento non ha connessioni con le indagini condotte a Parma e che sarà compito dei magistrati valutare eventuali legami giudiziari con la vicenda Parma Fc.
Manenti, dalle promesse all'arresto - Manenti è diventato presidente del Parma il 9 febbraio scorso quando ha rilevato il club per un euro dalla Dastraso, holding di riferimento di Rezart Taci che a sua volta aveva acquistato la società a fine 2014 da Tommaso Ghirardi, accusato dalla Procura di Parma di bancarotta fraudolenta.
Un caos societario che avrebbe potuto trovare un punto fermo giovedì con l'udienza del tribunale fallimentare di Parma chiamato a decidere sull'eventuale fallimento del club, gravato da circa 100 milioni di debiti. Tuttavia le vicende giudiziarie delle ultime ore hanno rimesso in discussione la procedura che poteva portare all'esercizio provvisorio con uno o più curatori chiamati a gestire il sodalizio nella speranza che qualche imprenditore rilevi la società facendosi carico dei debiti sportivi. Gli scenari giudiziari per il club dopo l'arresto di Manenti.
La breve parentesi di Manenti alla guida del Parma è stato un susseguirsi di annunci e promesse di pagamento che non si sono mai concretizzate. Anche la Dda di Bologna pochi giorni fa aveva avuti un incontro con gli inquirenti parmigiani per valutare il ruolo di alcuni faccendieri nei vorticosi e poco chiari recenti passaggi societari.
A capo di una piccola società con sede in Slovenia, Manenti - che in passato aveva già provato a scalare Brescia e Pro Vercelli - aveva promesso di rilanciare il Parma veicolando capitali dall'estero.
A questo punto torna anche in discussione lo svolgimento del campionato: domenica sera al Tardini è atteso il Torino ma l'arresto apre nuovi dubbi sulla possibilità di organizzare la gara. Lega Calcio e Figc hanno garantito 5 milioni di euro per consentire alla società - rimasta con le casse completamente vuote - di concludere la stagione e salvare pure la stagione dei palinsesti tv. Il Comune di Parma - in rotta con Manenti e creditore nei confronti della società per affitti e tasse non pagate - ha tolto la concessione dello stadio.
Federico Pizzarotti - "Lo dissi da subito: a Parma nessun spazio per i disonesti. Nessun sciacallo tocchi i parmigiani, la città e la nostra squadra" scrive il sindaco sui social.
(edited)
ROMA - Il patron del Parma calcio Giampietro Manenti è stato arrestato per reimpiego di capitali illeciti nell'ambito di un'operazione, denominata '"GFB-Oculus", condotta dal Nucleo di polizia tributaria di Roma su delega della Procura della Repubblica della capitale e del pm Giorgio Orano.
L'indagine ha portato all'arresto di 22 persone per vari reati tra cui frode informatica, riciclaggio e auto riciclaggio, è di concorso in tentato reimpiego.
In particolare Manenti, arrestato questa mattina nella sua abitazione nella provincia di Brescia, faceva parte di una "pericolosa organizzazione criminale - hanno spiegato i magistrati Nello Rossi, Michele Prestipino e i militari della Gdf - dedita alla commissione in Italia e all'estero di reati di frode informatica, utilizzo di carte di pagamento clonate, reimpiego di capitali di provenienza illecita, riciclaggio e auto riciclaggio aggravato dal metodo mafioso" composta da "hacker informatici e riciclatori" per fare pervenire nelle casse del Parma calcio "4,5 milioni di euro".
Come ha spiegato il procuratore aggiunto della Dda di Roma Michele Prestipino "attraverso le intercettazioni in corso è emerso un accordo in base al quale questo gruppo, attraverso l'utilizzazione delle provviste finanziarie caricate sulle carte credito clonate, avrebbe messo a disposizione di Manenti la somma di circa 4,5 mln spendendo queste somme caricate sulle carte di credito, in operazioni commerciali varie, da forme di sponsorizzazione, all'acquisto di gadget, all'acquisizione di abbonamento per fare confluire la somma di 4,5 mln di euro nella disponibilità di Manenti, che poi avrebbe dovuto impiegarle".
Di questa somma "il 50% sarebbe stata la percentuale per Manenti", per il fatto che avrebbe messo a disposizione del gruppo criminale un canale per riciclare il denaro. Tra l'altro Manenti risulta "gravato da precedenti per lesioni, armi, bancarotta semplice, violazione degli obblighi di assistenza familiare e tentata estorsione".
L'ipotesi accusatoria - E' che il Parma Calcio potendo ricevere versamenti per merchandising, attività abbastanza immateriali e impalpabili, sia stato considerato uno strumento utile per operazioni di riciclaggio. Questa è l'impostazione accusatoria che adesso deve essere soggetta al vaglio del Tribunale del Riesame". Lo ha detto il procuratore aggiunto di Roma Nello Rossi al termine della conferenza stampa sull'operazione condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Roma che ha portato in carcere 22 persone tra cui anche il patron del Parma Calcio Giampietro Manenti." Nel caso del Parma - ha sottolineato - è stato contestato un tentativo di autoriciclaggio perché l'operazione non è andata a buon fine anche in ragione del fatto che noi ci siamo mossi perché i reati erano in corso e bisognava intervenire. Bastava una sola transazione illecita andata a buon fine per produrre milioni di danni e quindi avevamo un'esigenza innanzitutto di interrompere attività in corso estremamente pericolose e sicuramente illecite: perché gli accessi abusivi c'erano stati, le frodi informatiche c'erano state e seguivamo per via telefonica delle persone che stavano ponendo in essere crimini gravi per l'intero sistema economico".
I precedenti - Lesioni, possesso illegale di armi, bancarotta semplice, violazione degli obblighi di assistenza familiare e tentata estorsione: sono i precedenti penali di Manenti come risultano dall'ordinanza di custodia cautelare del Gip di Roma che stamani ha portato nel carcere milanese di Opera il 45enne imprenditore, accusato di reimpiego illecito di capitali.
Gli inquirenti sottolineano come come l'imprenditore è "il soggetto che, dopo aver acquisito la società calcistica parma notoriamente gravata da debiti, ha ritenuto di farvi fronte con strumenti illeciti; la notevole spregiudicatezza mostrata fa ritenere estremamente elevato il pericolo di reiterazione dei reati, sia in relazione al Parma calcio che in diversi ambiti".
Le intercettazioni - "Ottimo dai, praticamente ce lo ricompriamo noi il Parma" dice in una conversazione intercettata del 13 febbraio, Angelo Augelli parlando col socio Adelio Zangrandi, arrestati assieme a Manenti.
Augelli è l'uomo che tratta con Manenti per trovargli 4,5 milioni di euro di provenienza illecita per pagare gli stipendi ed evitare il fallimento del Parma. Zangrandi si informa con Augelli sul cash flow, la liquidità della società. "Hanno un debito di 100 milioni - risponde Augelli - hanno incassi più diritti televisivi intorno ai 40 milioni l'anno e spese pari grosso modo se non di più". "Adelio io ti dico che ci sarebbe da divertirsi se fossimo già a posto - osserva ancora Augelli - ma a prescindere dal pallone, eh. Praticamente ce la mette a disposizione, hai capito?".
"Ma noi già solo con un cash flow così gli faccio vedere io cosa combiniamo", dice Zangrandi, che ipotizza di rinviare di 30 giorni i pagamenti del club e intanto usare i milioni per il trading finanziario sulla piazza di Londra, aprendo una società ad hoc. Tre milioni e 800 mila euro il guadagno ipotizzato in un solo mese. "Ottimo dai, praticamente ce lo ricompriamo noi il Parma".
Procura Parma: fatti separati da indagini locali - Il procuratore della Repubblica di Parma Salvatore Rustico ha chiarito che il procedimento avviato dagli inquirenti romani al momento non ha connessioni con le indagini condotte a Parma e che sarà compito dei magistrati valutare eventuali legami giudiziari con la vicenda Parma Fc.
Manenti, dalle promesse all'arresto - Manenti è diventato presidente del Parma il 9 febbraio scorso quando ha rilevato il club per un euro dalla Dastraso, holding di riferimento di Rezart Taci che a sua volta aveva acquistato la società a fine 2014 da Tommaso Ghirardi, accusato dalla Procura di Parma di bancarotta fraudolenta.
Un caos societario che avrebbe potuto trovare un punto fermo giovedì con l'udienza del tribunale fallimentare di Parma chiamato a decidere sull'eventuale fallimento del club, gravato da circa 100 milioni di debiti. Tuttavia le vicende giudiziarie delle ultime ore hanno rimesso in discussione la procedura che poteva portare all'esercizio provvisorio con uno o più curatori chiamati a gestire il sodalizio nella speranza che qualche imprenditore rilevi la società facendosi carico dei debiti sportivi. Gli scenari giudiziari per il club dopo l'arresto di Manenti.
La breve parentesi di Manenti alla guida del Parma è stato un susseguirsi di annunci e promesse di pagamento che non si sono mai concretizzate. Anche la Dda di Bologna pochi giorni fa aveva avuti un incontro con gli inquirenti parmigiani per valutare il ruolo di alcuni faccendieri nei vorticosi e poco chiari recenti passaggi societari.
A capo di una piccola società con sede in Slovenia, Manenti - che in passato aveva già provato a scalare Brescia e Pro Vercelli - aveva promesso di rilanciare il Parma veicolando capitali dall'estero.
A questo punto torna anche in discussione lo svolgimento del campionato: domenica sera al Tardini è atteso il Torino ma l'arresto apre nuovi dubbi sulla possibilità di organizzare la gara. Lega Calcio e Figc hanno garantito 5 milioni di euro per consentire alla società - rimasta con le casse completamente vuote - di concludere la stagione e salvare pure la stagione dei palinsesti tv. Il Comune di Parma - in rotta con Manenti e creditore nei confronti della società per affitti e tasse non pagate - ha tolto la concessione dello stadio.
Federico Pizzarotti - "Lo dissi da subito: a Parma nessun spazio per i disonesti. Nessun sciacallo tocchi i parmigiani, la città e la nostra squadra" scrive il sindaco sui social.
(edited)
Sembra incredibile che possano succedere simili cose in un contesto in cui sei sotto gli occhi di tutti
E' la cultura dell'impunità.
Non sto a ricotdare "chi" ne ha sancito un modello di vita e di costume per l'intera società.
cioè accadeva anche prima, ma veniva almeno nascosta. poi ... modello .... anche per i più "tonti"
Non sto a ricotdare "chi" ne ha sancito un modello di vita e di costume per l'intera società.
cioè accadeva anche prima, ma veniva almeno nascosta. poi ... modello .... anche per i più "tonti"
Ufficiale, il Parma Calcio è fallito. Nominati i curatori fallimentari
Pubblicato il: 19 Mar 2015 15:53 Autore: Redazione Fiorentina.it
Era nell'aria, adesso arriva anche l'ufficialità: Il Tribunale di Parma ha notificato il fallimento del Parma Calcio. Sono anche stati nominati i curatori fallimentari Angelo Anedda e Alberto Guiotto che possono dare il via all'esercizio provvisorio. Adesso dovranno essere trovati dei compratori che si facciano carico dei debiti della vecchia società. Se questo non avverrà il club ripartirà dai dilettanti.
Pubblicato il: 19 Mar 2015 15:53 Autore: Redazione Fiorentina.it
Era nell'aria, adesso arriva anche l'ufficialità: Il Tribunale di Parma ha notificato il fallimento del Parma Calcio. Sono anche stati nominati i curatori fallimentari Angelo Anedda e Alberto Guiotto che possono dare il via all'esercizio provvisorio. Adesso dovranno essere trovati dei compratori che si facciano carico dei debiti della vecchia società. Se questo non avverrà il club ripartirà dai dilettanti.
A) Manenti ne ricava qualcosa?
B) I due curatori sono indagati per qualcosa?
C) Quali sono gli scenari possibili da oggi alla fine del campionato?
B) I due curatori sono indagati per qualcosa?
C) Quali sono gli scenari possibili da oggi alla fine del campionato?
A)
Dimenticavo che Manenti ha fatturato circa 600M di consulenze fatte da "suoi amici", per cui qualcosa ha già preso forse
Dimenticavo che Manenti ha fatturato circa 600M di consulenze fatte da "suoi amici", per cui qualcosa ha già preso forse
e ora sky come la prenderà?
Sky vuole che il Parma termini la stagione giocando tutte le partite che rimangono(così come Tavecchio e il suo amico)...credo sia stato raggiunto l'obiettivo.
A meno che i giocatori non fanculizzino tutto e tutti (ma a loro i soldi sono stati promessi quindi dubito...)
Sky vuole che il Parma termini la stagione giocando tutte le partite che rimangono(così come Tavecchio e il suo amico)...credo sia stato raggiunto l'obiettivo.
A meno che i giocatori non fanculizzino tutto e tutti (ma a loro i soldi sono stati promessi quindi dubito...)
che vergogna..............
una squadra che manco si doveva iscrivere....... campionato falsatissimo
tra l'altro preda del calcioscommesse
una squadra che manco si doveva iscrivere....... campionato falsatissimo
tra l'altro preda del calcioscommesse