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Subject: L'intelligenza artificiale è una minaccia?
Ecco perché il criterio estetico del "provare emozione" non basta a definire il valore artistico.
Ciò cui oggi riconosciamo valore d'arte è spesso stato non riconosciuto come tale al suo apparire... anzi, spesso è stato denigrato, rifiutato, censurato.
Eppure l'Artista, la maiuscola è d'obbligo, l'ha prodotto comunque... e l'ha fatto del tutto fuori da logiche di mercato.
Ciò cui oggi riconosciamo valore d'arte è spesso stato non riconosciuto come tale al suo apparire... anzi, spesso è stato denigrato, rifiutato, censurato.
Eppure l'Artista, la maiuscola è d'obbligo, l'ha prodotto comunque... e l'ha fatto del tutto fuori da logiche di mercato.
Insisto a dire che l'Oscar non premia l'attore, premia la performance: sennò è un premio alla carriera.
Parlando invece di "pericolo AI", penso che sia solo una questione di punti di vista: anche prima un Leonardo Di Caprio poteva fare una comparsata nel cinepanettone o nel filmetto leggero di turno, fatto per fare incassi a Natale o in altri momenti dell'anno (come detto nel post precedente, l'industria cinematografica produce format in momenti precisi e con regole precise). Di attori che hanno iniziato nel porno poi, ne sono spuntati eccome. Svariati eccellenti attori arrivano dal wrestling: non è strano vedere Dave Bautista fare ruoli impegnati, quando lo vedi recitare non pensi mica a lui con gli slippini che fa cretinate su un ring.
Allo stesso modo, non credo che lo sforzo per creare una performance convincente con un personaggio AI sia "scontato": nel cinema tradizionale bisogna lavorare sulla mente dell'interprete per ottenere un effetto, e questo se vogliamo è tanto meno gravoso quanto più alto è il livello dell'interprete. Che ci mette il proprio valore aggiunto, magari anche andando al di là di quello che regista e sceneggiatore si aspettavano. Quindi il tutto si basa, a volte, sul budget a disposizione per quel film o quella serie tv.
Per un personaggio AI, dato che lo stesso modello (per ora) ricrea più che inventare, fargli fare quello che si vuole penso sia uno sforzo notevole, fatto per esempio anche di "girato reale" per dare modo al modello di capire cosa si cerca e di "sceneggiature" create ad hoc.
Capisco che la propaganda è come sempre difficile da neutralizzare, ma il timore di avere gradi di libertà non lo capirò mai: tutto continuerà a esistere, semplicemente si potrà scegliere e soprattutto creare contenuti sarà accessibile. Non sarebbe meraviglioso se i futuri Vince Gilligan del mondo avessero modo di creare le loro storie, senza dover sperare di trovare produttori aperti al proprio eccezionale talento?
E dato che purtroppo gli attori invecchiano, non sarebbe meraviglioso per lo stesso Gilligan attuale poter dare agli interpreti che ormai hanno 20 anni in più sul groppone l'età che invece serve per -ad esempio- riavvolgere il nastro e creare uno spinoff convincente di Breaking Bad dedicato a Mike Ehrmantraut, o chi per lui?
(edited)
Parlando invece di "pericolo AI", penso che sia solo una questione di punti di vista: anche prima un Leonardo Di Caprio poteva fare una comparsata nel cinepanettone o nel filmetto leggero di turno, fatto per fare incassi a Natale o in altri momenti dell'anno (come detto nel post precedente, l'industria cinematografica produce format in momenti precisi e con regole precise). Di attori che hanno iniziato nel porno poi, ne sono spuntati eccome. Svariati eccellenti attori arrivano dal wrestling: non è strano vedere Dave Bautista fare ruoli impegnati, quando lo vedi recitare non pensi mica a lui con gli slippini che fa cretinate su un ring.
Allo stesso modo, non credo che lo sforzo per creare una performance convincente con un personaggio AI sia "scontato": nel cinema tradizionale bisogna lavorare sulla mente dell'interprete per ottenere un effetto, e questo se vogliamo è tanto meno gravoso quanto più alto è il livello dell'interprete. Che ci mette il proprio valore aggiunto, magari anche andando al di là di quello che regista e sceneggiatore si aspettavano. Quindi il tutto si basa, a volte, sul budget a disposizione per quel film o quella serie tv.
Per un personaggio AI, dato che lo stesso modello (per ora) ricrea più che inventare, fargli fare quello che si vuole penso sia uno sforzo notevole, fatto per esempio anche di "girato reale" per dare modo al modello di capire cosa si cerca e di "sceneggiature" create ad hoc.
Capisco che la propaganda è come sempre difficile da neutralizzare, ma il timore di avere gradi di libertà non lo capirò mai: tutto continuerà a esistere, semplicemente si potrà scegliere e soprattutto creare contenuti sarà accessibile. Non sarebbe meraviglioso se i futuri Vince Gilligan del mondo avessero modo di creare le loro storie, senza dover sperare di trovare produttori aperti al proprio eccezionale talento?
E dato che purtroppo gli attori invecchiano, non sarebbe meraviglioso per lo stesso Gilligan attuale poter dare agli interpreti che ormai hanno 20 anni in più sul groppone l'età che invece serve per -ad esempio- riavvolgere il nastro e creare uno spinoff convincente di Breaking Bad dedicato a Mike Ehrmantraut, o chi per lui?
(edited)
Perdona eh, ma a me pare un futuro plasticoso quello che descrivi.
E, secondo me, pure a Vince Gilligan:
“Per Pluribus, non so nemmeno io con certezza quale sia il tema centrale, se non che sono affascinato dall’idea della felicità. La felicità è qualcosa con cui nella mia vita ho sempre avuto difficoltà, mi incuriosisce. E più invecchio, più mi chiedo: la felicitá è davvero così importante? Perché spesso è l’infelicità che ci spinge ad alzarci e a creare il mondo.”
Sta dicendo che il contesto vissuto, ciò che all'AI è interdetto per definizione, è necessario per la creazione... e, a dire il vero, dice pure che l'infelicità (gli ostacoli, le impossibilità, i rifiuti, le mancanze, i non finanziamenti ecc...) è il motore principale della creatività umana.
Ripeto che se poi si vuole istituire un premio ad hoc per chi istruisce l'attore AI e lo conduce alla performance non ho niente da dire: ma il premio all'umano non all'AI... sennò tanto vale premiare le lampadine invece del tecnico delle luci
(edited)
E, secondo me, pure a Vince Gilligan:
“Per Pluribus, non so nemmeno io con certezza quale sia il tema centrale, se non che sono affascinato dall’idea della felicità. La felicità è qualcosa con cui nella mia vita ho sempre avuto difficoltà, mi incuriosisce. E più invecchio, più mi chiedo: la felicitá è davvero così importante? Perché spesso è l’infelicità che ci spinge ad alzarci e a creare il mondo.”
Sta dicendo che il contesto vissuto, ciò che all'AI è interdetto per definizione, è necessario per la creazione... e, a dire il vero, dice pure che l'infelicità (gli ostacoli, le impossibilità, i rifiuti, le mancanze, i non finanziamenti ecc...) è il motore principale della creatività umana.
Ripeto che se poi si vuole istituire un premio ad hoc per chi istruisce l'attore AI e lo conduce alla performance non ho niente da dire: ma il premio all'umano non all'AI... sennò tanto vale premiare le lampadine invece del tecnico delle luci
(edited)
E dato che purtroppo gli attori invecchiano, non sarebbe meraviglioso per lo stesso Gilligan attuale poter dare agli interpreti che ormai hanno 20 anni in più sul groppone l'età che invece serve per -ad esempio- riavvolgere il nastro e creare uno spinoff convincente di Breaking Bad dedicato a Mike Ehrmantraut, o chi per lui?
Questo è interessante. Sembra una cosa bellissima ma in effetti non lo è.
Il fattore temporale è un elemento fondamentale della nostra percezione artistica e, soprattutto, libera spazio per il nuovo.
Per fortuna le cose, e gli uomini, hanno un tempo limitato in cui "stare"; e poi via, andare, thanks for the memories ma libera il posto, verrà qualcuno che farà meglio o forse qualcuno che farà peggio, ma certamente lo farà diverso o farà, speriamo, altro.
Magari in futuro sarà perfettamente possibile creare l'equivalente di un Maradona artificiale, indistinguibile in tutto, da quello che è stato: lo percepiremmo uguale?
Questo è interessante. Sembra una cosa bellissima ma in effetti non lo è.
Il fattore temporale è un elemento fondamentale della nostra percezione artistica e, soprattutto, libera spazio per il nuovo.
Per fortuna le cose, e gli uomini, hanno un tempo limitato in cui "stare"; e poi via, andare, thanks for the memories ma libera il posto, verrà qualcuno che farà meglio o forse qualcuno che farà peggio, ma certamente lo farà diverso o farà, speriamo, altro.
Magari in futuro sarà perfettamente possibile creare l'equivalente di un Maradona artificiale, indistinguibile in tutto, da quello che è stato: lo percepiremmo uguale?
Scusa ma mi pare una sparata che manco al bar sotto casa... la lampadina non apprende e non ragiona, le AI sì e proprio grazie all'addestramento che per noi durerebbe milioni di anni sono destinate a farlo meglio di noi da qualsiasi punto di vista: risolvendo anche quell'infelicità quando questa è privazione di possibilità.
Sulla definizione di felicità di Gilligan, non puoi certo essere sicuro di cosa intenda. Sai solo che la sua vocazione è costruire e raccontare storie, non credo proprio che per lui il bello sia vivere in un mondo nel quale quelli come lui al 99% potrebbero dover rinunciare causa mancanza di possibilità. Poi magari trovano la felicità altrove, ma di sicuro non ci sarà nessuno a rincorrerli per chiederglielo in un rilanciatissimo evento per i media... non so se mi spiego.
Noi non conosciamo solo quello che vediamo.
Sulla definizione di felicità di Gilligan, non puoi certo essere sicuro di cosa intenda. Sai solo che la sua vocazione è costruire e raccontare storie, non credo proprio che per lui il bello sia vivere in un mondo nel quale quelli come lui al 99% potrebbero dover rinunciare causa mancanza di possibilità. Poi magari trovano la felicità altrove, ma di sicuro non ci sarà nessuno a rincorrerli per chiederglielo in un rilanciatissimo evento per i media... non so se mi spiego.
Noi non conosciamo solo quello che vediamo.
Questo è interessante. Sembra una cosa bellissima ma in effetti non lo è.
Il fattore temporale è un elemento fondamentale della nostra percezione artistica e, soprattutto, libera spazio per il nuovo.
Per fortuna le cose, e gli uomini, hanno un tempo limitato in cui "stare"; e poi via, andare, thanks for the memories ma libera il posto, verrà qualcuno che farà meglio o forse qualcuno che farà peggio, ma certamente lo farà diverso o farà, speriamo, altro.
Magari in futuro sarà perfettamente possibile creare l'equivalente di un Maradona artificiale, indistinguibile in tutto, da quello che è stato: lo percepiremmo uguale?
Non ho capito nulla.
Il fattore temporale è un elemento fondamentale della nostra percezione artistica e, soprattutto, libera spazio per il nuovo.
Per fortuna le cose, e gli uomini, hanno un tempo limitato in cui "stare"; e poi via, andare, thanks for the memories ma libera il posto, verrà qualcuno che farà meglio o forse qualcuno che farà peggio, ma certamente lo farà diverso o farà, speriamo, altro.
Magari in futuro sarà perfettamente possibile creare l'equivalente di un Maradona artificiale, indistinguibile in tutto, da quello che è stato: lo percepiremmo uguale?
Non ho capito nulla.
risolvendo anche quell'infelicità quando questa è privazione di possibilità.
Penso che non possiamo convergere: tu scrivi questa frase pensando sia positiva perché "risolve"; io penso che sia negativa perché è l'illusione di sempre: che sia possibile la vita senza alcune componenti spiacevoli della vita.
Questo è ciò che intendo con "plasticoso".
Penso che non possiamo convergere: tu scrivi questa frase pensando sia positiva perché "risolve"; io penso che sia negativa perché è l'illusione di sempre: che sia possibile la vita senza alcune componenti spiacevoli della vita.
Questo è ciò che intendo con "plasticoso".
Non ho capito nulla.
Non ci credo ma fingo di crederci :)
In altre parole: se il "vecchio" può perpetuarsi il "nuovo" non ha spazio. Normalmente il "nuovo" si afferma proprio contro il "vecchio" (parricidio direbbe Platone)... ma lo scenario che descrivi sembra crogiolarsi nell'artificiale sopravvivenza del "vecchio" (potenzialmente eterno) che diventa materiale continuamente riciclabile per le stesse storie e personaggi.
Che poi un autore possa ricavare un beneficio a usufruire di attori AI per realizzare più facilmente i suoi sogni narrativi è vero; e non ho niente in contrario.
Non ci credo ma fingo di crederci :)
In altre parole: se il "vecchio" può perpetuarsi il "nuovo" non ha spazio. Normalmente il "nuovo" si afferma proprio contro il "vecchio" (parricidio direbbe Platone)... ma lo scenario che descrivi sembra crogiolarsi nell'artificiale sopravvivenza del "vecchio" (potenzialmente eterno) che diventa materiale continuamente riciclabile per le stesse storie e personaggi.
Che poi un autore possa ricavare un beneficio a usufruire di attori AI per realizzare più facilmente i suoi sogni narrativi è vero; e non ho niente in contrario.
Sono d'accordissimo sul fatto che "fare spazio al nuovo" sia importante: è il problema numero 1 della società italiana. Se lasci che le regole della competizione siano sempre le stesse, quel nuovo non lo vedrai mai: e infatti dai per scontato che non esista, o abbia meno valore.
Ripeto: non conosciamo solo quello che vediamo.
Ripeto: non conosciamo solo quello che vediamo.
è l'illusione di sempre: che sia possibile la vita senza alcune componenti spiacevoli della vita
Dico una cosa diversa: che ci siano componenti totalmente artificiali (la politica, le pubbliche relazioni, l'appartenenza alla cerchia) che non rendono possibili alternative. E queste componenti non sono un arricchimento, ma una forma di resistenza del vecchio.
La paura che trasuda parte del sistema è il sintomo di quella resistenza. E fa sorridere che tu stesso non ti renda conto che quel fare spazio al nuovo riguarda anche la disciplina: l'AI non è altro che un nuovo strumento, può togliere sapore a una fase tecnica della creazione ma nulla che in misura diversa non abbiamo già sperimentato in passato. Tutto è stato sostituito con strumenti che fanno guadagnare tempo e risorse, assolutamente tutto.
Lo stesso cinema non è altro che una evoluzione comoda di una rappresentazione teatrale, che non ha più bisogno di essere replicata in 100'000 teatri dal vivo spendendo milioni di volte quel budget. La distribuzione in digitale non è altro che un metodo che costa un miliardesimo rispetto a quella in pellicola, eccetera eccetera: non credo troverai mai attori che rimpiangono una o l'altra cosa. Eppure entrambe hanno visto perdere componenti artistiche, tecniche "di settore", ostacoli che danno gusto alla vitah.
Dico una cosa diversa: che ci siano componenti totalmente artificiali (la politica, le pubbliche relazioni, l'appartenenza alla cerchia) che non rendono possibili alternative. E queste componenti non sono un arricchimento, ma una forma di resistenza del vecchio.
La paura che trasuda parte del sistema è il sintomo di quella resistenza. E fa sorridere che tu stesso non ti renda conto che quel fare spazio al nuovo riguarda anche la disciplina: l'AI non è altro che un nuovo strumento, può togliere sapore a una fase tecnica della creazione ma nulla che in misura diversa non abbiamo già sperimentato in passato. Tutto è stato sostituito con strumenti che fanno guadagnare tempo e risorse, assolutamente tutto.
Lo stesso cinema non è altro che una evoluzione comoda di una rappresentazione teatrale, che non ha più bisogno di essere replicata in 100'000 teatri dal vivo spendendo milioni di volte quel budget. La distribuzione in digitale non è altro che un metodo che costa un miliardesimo rispetto a quella in pellicola, eccetera eccetera: non credo troverai mai attori che rimpiangono una o l'altra cosa. Eppure entrambe hanno visto perdere componenti artistiche, tecniche "di settore", ostacoli che danno gusto alla vitah.