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Subject: [POLITICA]
L'unione europea ci ha dato 70 anni di pace!
Svolgimento:
La Germania si prepara alla guerra: 80mila soldati e 120mila riservisti in più, acquisti massicci di armi e riorganizzazione. “Entro il 2029 saremo l’esercito più forte d’Europa”
Svolgimento:
La Germania si prepara alla guerra: 80mila soldati e 120mila riservisti in più, acquisti massicci di armi e riorganizzazione. “Entro il 2029 saremo l’esercito più forte d’Europa”
Se la media in paesi molto seri verso questo genere di reati è X, non è che bisogna trovare una medesima % di colpevoli: perché banalmente, magari da noi potrebbero essere 2X o 3X. Il problema è capire perché facciamo di tutto per far sentire tranquilli i ladri, corrotti e responsabili di tragedie immani.
Quelli che tu chiami paesi molto seri in realtà non lo sono poi tanto: infatti neanche hanno gli strumenti, leggasi leggi, che puniscono determinate fattispecie.
La differenza e che in Italia le abbiamo e facciamo i processi, lenti ma li facciamo, nel resto d'Europa neanche li fanno perché neanche li beccano.
L'unico paese serio per reati da colletti bianchi sono gli USA.
(edited)
Quelli che tu chiami paesi molto seri in realtà non lo sono poi tanto: infatti neanche hanno gli strumenti, leggasi leggi, che puniscono determinate fattispecie.
La differenza e che in Italia le abbiamo e facciamo i processi, lenti ma li facciamo, nel resto d'Europa neanche li fanno perché neanche li beccano.
L'unico paese serio per reati da colletti bianchi sono gli USA.
(edited)
Guerra prevista per? 2032 2038?
Spero 2038, almeno dovrei essere in pensione :P :P :P
-_- (ero ironico)
Spero 2038, almeno dovrei essere in pensione :P :P :P
-_- (ero ironico)
La differenza e che in Italia le abbiamo e facciamo i processi, lenti ma li facciamo, nel resto d'Europa neanche li fanno perché neanche li beccano.
La seconda (insieme alla storiella che gli altri paesi europei non siano seri) mi sembra una roba scritta al bar tra un chupito e l'altro, la prima nasconde un problema di concetto: la velocità dei processi non è un qualcosa di omogeneo, c'è una (voluta) distribuzione a seconda della fattispecie.
Le cose non cadono dall'alto, non "succedono" e i risultati sono la conseguenza di un lavoro fatto a monte.
Occhio alla parte sottolineata: la bellezza disarmante dei dati, che non è oggetto di discussione nonostante la disperata missione degli amici di ladri e truffatori, quelli che pensano che sia tutto un dibattito, tutto un problema di soggettività.
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/11/25/colletti-bianchi-in-cella-germania-batte-italia-10-1/6885516/
Il traffico. La vera piaga, in Italia, è il traffico. Quello degli stupefacenti. Ce lo spiega il rapporto SPACE I 2021 (Statistiques Pénales Annuelles du Conseil de l’Europe). Parliamo di un report che da 39 anni mappa gli istituti penitenziari in 46 Stati del Vecchio continente. La mappatura fa riflettere sul sistema penale italiano che pare disegnato apposta per colpire alcuni reati e schivarne altri. Quelli dei colletti bianchi, innanzitutto, se è vero che, nella popolazione carceraria censita dal gennaio 2020 al gennaio 2021, soltanto lo 0,9 per cento (326 su 36.204 detenuti) sconta una pena per reati economico-finanziari.
Il report pubblicato nell’aprile scorso, include tra i reati in oggetto una serie di “frodi”, incluse quelle inerenti le gare d’appalto. Dovremmo dedurne che gli appalti in Italia godano di ottima salute: il 99 per cento dei detenuti s’è infatti occupato d’altro. Oppure ammettere che le leggi italiane (nonostante il dispendio di forze di polizia giudiziaria e pm) non portano quasi mai a una condanna il “colletto bianco” che ha frodato o riciclato o altro ancora.
I processi funzionano invece benissimo quando si parla di traffico di stupefacenti: il 31,7 per cento dei nostri detenuti sta scontando una pena per reati legati alla droga, ed è molto interessante confrontare i risultati del nostro sistema penale con quelli del resto d’Europa.
Ad avere percentuali inferiori alle nostre, per quanto riguarda i reati economico-finanziari, sono davvero in pochi: l’Albania (0,1 su 2.284 detenuti), l’Estonia (0,1 su 1.882), l’Islanda (0,1 su 123), la Moldova (0,2 su 5.444) e la Lituania (0,7 su 4.739). A partire dalla Polonia (1 per cento su 58.571) il resto d’Europa combatte questo tipo di reato in modo molto più efficace. Al primo posto c’è la Slovenia (16,8 su 760), seguono Lettonia (10,1 su 2.243), Germania (9,8 su 46.851), Francia (7,1 su 44.817), Croazia (7 per cento sub 2.190), Repubblica Serba di Bosnia (6,9 su 480), Ungheria (6,1 su 13.914). E quindi – a meno di voler sostenere che un Paese come la Germania, per questo tipo di reati, delinqua dieci volte più di noi – non possiamo che trarre una conclusione: è il nostro sistema penale a essere più clemente (usiamo un eufemismo) verso questi crimini e (soprattutto) questi criminali. Ben altra sorte tocca chi delinque con gli stupefacenti.
Su questo fronte, con il nostro 31,7 per cento, siamo invece al terzo posto. Davanti a noi soltanto Islanda (37,4 su 123) e Lettonia (49,3 su 2.243). La Germania? 13,2 per cento. La Francia? 16 per cento. La Spagna? 17,2 per cento. E anche qui i casi sono due: o l’Italia è un Paese infestato dal doppio dei pusher (e di clienti, va da sé) rispetto a Germania, Francia e Spagna, oppure è il nostro sistema penale che (rispetto ai reati economico-finanziari) viaggia a una doppia velocità.
È il sintomo chiaro di una “giustizia di classe” clemente con le fasce sociali più alte (e con i loro tipici reati) e dura con quelle più basse. Niente di nuovo, quindi, quando il governo annuncia di voler “modificare” il reato d’abuso d’ufficio (peraltro già depotenziato da tempo). Reato che, oltre a essere la “spia” di crimini ben più gravi, a partire dalla corruzione, è caratteristico dei cosiddetti “colletti bianchi”. D’altronde, ce l’aveva già spiegato Roberto Benigni con il film Johnny Stecchino, nel 1991, quando suo zio lo accompagnava per le strade di Palermo spiegandogli che la piaga più grande di tutte, peggiore dell’Etna e la siccità, non era la mafia (innominabile) ma le “troppe macchine”. Il report dell’Osservatorio lo conferma: il vero problema dell’Italia è il “traffico”. Non quello di mazzette. Quello di droga.
La seconda (insieme alla storiella che gli altri paesi europei non siano seri) mi sembra una roba scritta al bar tra un chupito e l'altro, la prima nasconde un problema di concetto: la velocità dei processi non è un qualcosa di omogeneo, c'è una (voluta) distribuzione a seconda della fattispecie.
Le cose non cadono dall'alto, non "succedono" e i risultati sono la conseguenza di un lavoro fatto a monte.
Occhio alla parte sottolineata: la bellezza disarmante dei dati, che non è oggetto di discussione nonostante la disperata missione degli amici di ladri e truffatori, quelli che pensano che sia tutto un dibattito, tutto un problema di soggettività.
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/11/25/colletti-bianchi-in-cella-germania-batte-italia-10-1/6885516/
Il traffico. La vera piaga, in Italia, è il traffico. Quello degli stupefacenti. Ce lo spiega il rapporto SPACE I 2021 (Statistiques Pénales Annuelles du Conseil de l’Europe). Parliamo di un report che da 39 anni mappa gli istituti penitenziari in 46 Stati del Vecchio continente. La mappatura fa riflettere sul sistema penale italiano che pare disegnato apposta per colpire alcuni reati e schivarne altri. Quelli dei colletti bianchi, innanzitutto, se è vero che, nella popolazione carceraria censita dal gennaio 2020 al gennaio 2021, soltanto lo 0,9 per cento (326 su 36.204 detenuti) sconta una pena per reati economico-finanziari.
Il report pubblicato nell’aprile scorso, include tra i reati in oggetto una serie di “frodi”, incluse quelle inerenti le gare d’appalto. Dovremmo dedurne che gli appalti in Italia godano di ottima salute: il 99 per cento dei detenuti s’è infatti occupato d’altro. Oppure ammettere che le leggi italiane (nonostante il dispendio di forze di polizia giudiziaria e pm) non portano quasi mai a una condanna il “colletto bianco” che ha frodato o riciclato o altro ancora.
I processi funzionano invece benissimo quando si parla di traffico di stupefacenti: il 31,7 per cento dei nostri detenuti sta scontando una pena per reati legati alla droga, ed è molto interessante confrontare i risultati del nostro sistema penale con quelli del resto d’Europa.
Ad avere percentuali inferiori alle nostre, per quanto riguarda i reati economico-finanziari, sono davvero in pochi: l’Albania (0,1 su 2.284 detenuti), l’Estonia (0,1 su 1.882), l’Islanda (0,1 su 123), la Moldova (0,2 su 5.444) e la Lituania (0,7 su 4.739). A partire dalla Polonia (1 per cento su 58.571) il resto d’Europa combatte questo tipo di reato in modo molto più efficace. Al primo posto c’è la Slovenia (16,8 su 760), seguono Lettonia (10,1 su 2.243), Germania (9,8 su 46.851), Francia (7,1 su 44.817), Croazia (7 per cento sub 2.190), Repubblica Serba di Bosnia (6,9 su 480), Ungheria (6,1 su 13.914). E quindi – a meno di voler sostenere che un Paese come la Germania, per questo tipo di reati, delinqua dieci volte più di noi – non possiamo che trarre una conclusione: è il nostro sistema penale a essere più clemente (usiamo un eufemismo) verso questi crimini e (soprattutto) questi criminali. Ben altra sorte tocca chi delinque con gli stupefacenti.
Su questo fronte, con il nostro 31,7 per cento, siamo invece al terzo posto. Davanti a noi soltanto Islanda (37,4 su 123) e Lettonia (49,3 su 2.243). La Germania? 13,2 per cento. La Francia? 16 per cento. La Spagna? 17,2 per cento. E anche qui i casi sono due: o l’Italia è un Paese infestato dal doppio dei pusher (e di clienti, va da sé) rispetto a Germania, Francia e Spagna, oppure è il nostro sistema penale che (rispetto ai reati economico-finanziari) viaggia a una doppia velocità.
È il sintomo chiaro di una “giustizia di classe” clemente con le fasce sociali più alte (e con i loro tipici reati) e dura con quelle più basse. Niente di nuovo, quindi, quando il governo annuncia di voler “modificare” il reato d’abuso d’ufficio (peraltro già depotenziato da tempo). Reato che, oltre a essere la “spia” di crimini ben più gravi, a partire dalla corruzione, è caratteristico dei cosiddetti “colletti bianchi”. D’altronde, ce l’aveva già spiegato Roberto Benigni con il film Johnny Stecchino, nel 1991, quando suo zio lo accompagnava per le strade di Palermo spiegandogli che la piaga più grande di tutte, peggiore dell’Etna e la siccità, non era la mafia (innominabile) ma le “troppe macchine”. Il report dell’Osservatorio lo conferma: il vero problema dell’Italia è il “traffico”. Non quello di mazzette. Quello di droga.
a meno di voler sostenere che un Paese come la Germania, per questo tipo di reati, delinqua dieci volte più di noi
non vedo perchè no.
Non esistono indicatori seri di maggiore corruzione italiana rispetto a quella tedesca, se non quelli della "percezione". Ci raccontiamo da anni di essere pessimi e poi quando fanno i sondaggi veniamo fuori rappresentati così. In Germania la narrazione è l'opposto è così si spiegano le classifiche su "corruzione" o "libertà di stampa" fatte col questionario via mail.
L'unico dato reale pare questo e non mi è chiaro perchè dovremmo ignorarlo.
Sicuramente la Germania ha un tessuto imprenditoriale e politico corrotto e lo abbiamo visto bene quando c'è stata la crisi greca o quando c'è stato lo scandalo del dieselgate.
PS: sicuramente hanno anche una giustizia penale più efficente, cosa che nessuno sano di mente negherebbe. Ma mi sfugge proprio perchè credere alla narrazione auto-razzista se i dati dicono che loro delinquono di più..
non vedo perchè no.
Non esistono indicatori seri di maggiore corruzione italiana rispetto a quella tedesca, se non quelli della "percezione". Ci raccontiamo da anni di essere pessimi e poi quando fanno i sondaggi veniamo fuori rappresentati così. In Germania la narrazione è l'opposto è così si spiegano le classifiche su "corruzione" o "libertà di stampa" fatte col questionario via mail.
L'unico dato reale pare questo e non mi è chiaro perchè dovremmo ignorarlo.
Sicuramente la Germania ha un tessuto imprenditoriale e politico corrotto e lo abbiamo visto bene quando c'è stata la crisi greca o quando c'è stato lo scandalo del dieselgate.
PS: sicuramente hanno anche una giustizia penale più efficente, cosa che nessuno sano di mente negherebbe. Ma mi sfugge proprio perchè credere alla narrazione auto-razzista se i dati dicono che loro delinquono di più..
Golba del zuberbonuz!
Evasione, FdI brinda per i “buoni risultati”. La Relazione del Mef dice che il nero è risalito sopra i 100 miliardi
Evasione, FdI brinda per i “buoni risultati”. La Relazione del Mef dice che il nero è risalito sopra i 100 miliardi
Manovra, FdI vuol riaprire il condono edilizio del 2003: cerca voti in Campania
Zi gombrano i vodi gon il reddido di nullavagenza!
Il zuzzidisdan! Gulo zul divano!
Zi gombrano i vodi gon il reddido di nullavagenza!
Il zuzzidisdan! Gulo zul divano!
20 Novembre 2025
Manovra, Fratelli d’Italia propone ben sei condoni per sanare gli abusi edilizi
di Marco Palombi
Le modifiche prioritarie. A 3 giorni dal voto Meloni e soci chiedono di riaprire le sanatorie dall’85 in poi e ne vogliono di nuove
Ne era atteso uno e invece dalle parti di Fratelli d’Italia hanno deciso di fare le cose in grande: tra i 400 emendamenti segnalati alla Manovra, quelli che andranno al voto in commissione in Senato fra le migliaia presentati dai gruppi, il partito di Giorgia Meloni ha presentato ben sei proposte di condono o sanatoria edilizia. Una cornucopia perdonista che arriva a tre giorni dal voto in Campania, la Regione che secondo gli ultimi dati disponibili, purtroppo non recentissimi, ha il maggior numero di domande inevase, oltre 650 mila: roba da vincerci le elezioni in carrozza. Sarà che la premier ha cambiato idea da quando, era appena arrivata al governo, discettava col direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana di questa “Italia dei condoni”, rivendicava che FdI fu “molto critico” con quello per Ischia deciso dal governo Conte-1 nel 2018 (in realtà era un tentativo di accelerare la definizione delle pratiche inevase nell’isola) e parlava di “approccio culturale diverso” e di “cura del territorio”: ora siamo arrivati ai Fratelli dell’Italia dei condoni.
Torniamo al florilegio di proposte edilizie che i meloniani hanno “segnalato” come fondamentali per l’iter della manovra. Un paio riguardano il condono del 2003, il secondo e ultimo targato Berlusconi, e sono pensate proprio per la Campania, che all’epoca provò a opporsi (senza successo) alla legge del fu Cavaliere: il primo emendamento affida la riapertura dei termini per fare domanda a leggi regionali da varare entro fine febbraio, il secondo garantisce – in una manovra a tenaglia – che per sanare gli abusi non sia richiesta (com’è oggi) la doppia conformità normativa, ma solo quella alle norme edilizie precedenti il 2003. Il perdono vale per tutti, esclusi – com’è ovvio – gli abusi in zone vincolate o a rischio.
Gli altri sono pure peggio. Un emendamento riapre i termini dei condoni dal primo, quello di Bettino Craxi del 1985, per gli abusi terminati entro il 30 settembre 2025 (avete letto bene): l’obiettivo è sanare balconi, terrazze, logge, ristrutturazioni e quant’altro sia stato realizzato “in difformità dal titolo abilitativo edilizio”, purché non siano aumentate le volumetrie. Ma si torna anche più indietro: per le “difformità parziali” precedenti il 1977 – abusetti antichi – ci si mette a posto con 1.032 euro. Il quinto emendamento meloniano, invece, prova a connettere tutta questa meraviglia ai piani casa regionali: una modifica ingegnosa che consentirebbe ai condonati e condonanti secondo le leggi del 1985, 1994 e 2003 – in via di resurrezione – di partecipare ai regali di volumetrie per chi ristruttura un immobile inserite nei piani casa regionali.
Vi dobbiamo, infine, il sesto emendamento condonista di FdI, non si sa se il più pericoloso o il più inutile: prescrive che i Comuni debbano rispondere entro il 31 marzo 2026 a tutte le richieste inevase dal 1985 in poi. Non c’è scritto cosa succede in caso contrario, essendo escluso per ora che a una materia del genere possa applicarsi il silenzio-assenso (ma mai dire mai). La cosa è particolarmente assurda, specie in assenza di personale aggiuntivo dedicato (lo chiedono da anni le associazioni ambientaliste), perché le domande inevase sono milioni: come Il Fatto ha già scritto più volte, quelle totali per i tre condoni furono 15 milioni e spiccioli, quelle pendenti al 2019 erano oltre 4 milioni; la Campania, come detto, guidava questa speciale classifica con 656 mila domande davanti a Lazio e Sicilia (dati del centro studi Sogeea).
Tutto questo in un Paese che, a stare bassi, produce circa 20 mila edifici abusivi ogni anno e una miriade di piccole e grandi infrazioni su quelli vecchi: anche loro aspettano i nuovi condoni, come pure gli abusi che verranno finiti in questi mesi e quelli ancora in mente dei (sì, succede spesso che si chieda la sanatoria per un abuso ancora da fare). Ci sarebbe almeno da ricordare, di fronte alla valanga meloniana, che i condoni costano e non solo in termini ambientali ed estetici: in media lo Stato mette circa 24 mila euro ad abuso. L’erario dal 1985 ha incassato 15 miliardi dai condoni edilizi (invece dei 30 previsti) e ne ha spesi tre volte tanti in oneri di urbanizzazione (trasporti, fognature, illuminazione, etc.). Poco importa, “bisogna uscire dall’ipocrisia”, raccomanda Matteo Piantedosi: “L’alternativa al condono è l’abbattimento delle case e lo sgombero di migliaia di persone che nessuno fa”. E buon voto dal ministro dell’Interno.
Manovra, Fratelli d’Italia propone ben sei condoni per sanare gli abusi edilizi
di Marco Palombi
Le modifiche prioritarie. A 3 giorni dal voto Meloni e soci chiedono di riaprire le sanatorie dall’85 in poi e ne vogliono di nuove
Ne era atteso uno e invece dalle parti di Fratelli d’Italia hanno deciso di fare le cose in grande: tra i 400 emendamenti segnalati alla Manovra, quelli che andranno al voto in commissione in Senato fra le migliaia presentati dai gruppi, il partito di Giorgia Meloni ha presentato ben sei proposte di condono o sanatoria edilizia. Una cornucopia perdonista che arriva a tre giorni dal voto in Campania, la Regione che secondo gli ultimi dati disponibili, purtroppo non recentissimi, ha il maggior numero di domande inevase, oltre 650 mila: roba da vincerci le elezioni in carrozza. Sarà che la premier ha cambiato idea da quando, era appena arrivata al governo, discettava col direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana di questa “Italia dei condoni”, rivendicava che FdI fu “molto critico” con quello per Ischia deciso dal governo Conte-1 nel 2018 (in realtà era un tentativo di accelerare la definizione delle pratiche inevase nell’isola) e parlava di “approccio culturale diverso” e di “cura del territorio”: ora siamo arrivati ai Fratelli dell’Italia dei condoni.
Torniamo al florilegio di proposte edilizie che i meloniani hanno “segnalato” come fondamentali per l’iter della manovra. Un paio riguardano il condono del 2003, il secondo e ultimo targato Berlusconi, e sono pensate proprio per la Campania, che all’epoca provò a opporsi (senza successo) alla legge del fu Cavaliere: il primo emendamento affida la riapertura dei termini per fare domanda a leggi regionali da varare entro fine febbraio, il secondo garantisce – in una manovra a tenaglia – che per sanare gli abusi non sia richiesta (com’è oggi) la doppia conformità normativa, ma solo quella alle norme edilizie precedenti il 2003. Il perdono vale per tutti, esclusi – com’è ovvio – gli abusi in zone vincolate o a rischio.
Gli altri sono pure peggio. Un emendamento riapre i termini dei condoni dal primo, quello di Bettino Craxi del 1985, per gli abusi terminati entro il 30 settembre 2025 (avete letto bene): l’obiettivo è sanare balconi, terrazze, logge, ristrutturazioni e quant’altro sia stato realizzato “in difformità dal titolo abilitativo edilizio”, purché non siano aumentate le volumetrie. Ma si torna anche più indietro: per le “difformità parziali” precedenti il 1977 – abusetti antichi – ci si mette a posto con 1.032 euro. Il quinto emendamento meloniano, invece, prova a connettere tutta questa meraviglia ai piani casa regionali: una modifica ingegnosa che consentirebbe ai condonati e condonanti secondo le leggi del 1985, 1994 e 2003 – in via di resurrezione – di partecipare ai regali di volumetrie per chi ristruttura un immobile inserite nei piani casa regionali.
Vi dobbiamo, infine, il sesto emendamento condonista di FdI, non si sa se il più pericoloso o il più inutile: prescrive che i Comuni debbano rispondere entro il 31 marzo 2026 a tutte le richieste inevase dal 1985 in poi. Non c’è scritto cosa succede in caso contrario, essendo escluso per ora che a una materia del genere possa applicarsi il silenzio-assenso (ma mai dire mai). La cosa è particolarmente assurda, specie in assenza di personale aggiuntivo dedicato (lo chiedono da anni le associazioni ambientaliste), perché le domande inevase sono milioni: come Il Fatto ha già scritto più volte, quelle totali per i tre condoni furono 15 milioni e spiccioli, quelle pendenti al 2019 erano oltre 4 milioni; la Campania, come detto, guidava questa speciale classifica con 656 mila domande davanti a Lazio e Sicilia (dati del centro studi Sogeea).
Tutto questo in un Paese che, a stare bassi, produce circa 20 mila edifici abusivi ogni anno e una miriade di piccole e grandi infrazioni su quelli vecchi: anche loro aspettano i nuovi condoni, come pure gli abusi che verranno finiti in questi mesi e quelli ancora in mente dei (sì, succede spesso che si chieda la sanatoria per un abuso ancora da fare). Ci sarebbe almeno da ricordare, di fronte alla valanga meloniana, che i condoni costano e non solo in termini ambientali ed estetici: in media lo Stato mette circa 24 mila euro ad abuso. L’erario dal 1985 ha incassato 15 miliardi dai condoni edilizi (invece dei 30 previsti) e ne ha spesi tre volte tanti in oneri di urbanizzazione (trasporti, fognature, illuminazione, etc.). Poco importa, “bisogna uscire dall’ipocrisia”, raccomanda Matteo Piantedosi: “L’alternativa al condono è l’abbattimento delle case e lo sgombero di migliaia di persone che nessuno fa”. E buon voto dal ministro dell’Interno.
Mi dai l'occasione per segnalare che la presentazione degli emendamenti è un'attività di propaganda.
Ha senso parlare dei soli emendamenti che sono segnalati o supersegnalati, ma probabilmente solo quelli che fa propri il governo diventano davvero parte della manovra.
Il resto serve per i post su FB dei parlamentari... che per carità è utilissimo.. come no?
PS: nel merito la sanatoria delle difformità edilizie di 50 anni fa (1977) è una cosa NECESSARIA. Ci sono intere città fatte di palazzi che sono "difformi" e questo rende le compravendite rischiose con la norma attuale e le sanatorie costosissime.
Ha senso parlare dei soli emendamenti che sono segnalati o supersegnalati, ma probabilmente solo quelli che fa propri il governo diventano davvero parte della manovra.
Il resto serve per i post su FB dei parlamentari... che per carità è utilissimo.. come no?
PS: nel merito la sanatoria delle difformità edilizie di 50 anni fa (1977) è una cosa NECESSARIA. Ci sono intere città fatte di palazzi che sono "difformi" e questo rende le compravendite rischiose con la norma attuale e le sanatorie costosissime.
Intanto secondo uno studio indipendente il 60% dei giovani francesi musulmani pensa che la sharia debba essere applicata a livello nazionale e che la religione sia più importante dello Stato.
Chi lo avrebbe mai detto? Forse chi aveva notato che in Turchia Erdogan vince da anni grazie ai voti dei Turchi nati in Germania, ben più radicali degli islamici in Turchia? Mala tempora currunt
Chi lo avrebbe mai detto? Forse chi aveva notato che in Turchia Erdogan vince da anni grazie ai voti dei Turchi nati in Germania, ben più radicali degli islamici in Turchia? Mala tempora currunt
Questa me l'ero persa. Fantastico.
Hanno spacciato per tesi del Financial Times un redazionale ospitato nella sezione Opinions, scritta da uno che lavora con Giorgetti. Un po' come se Bocchino scrivesse un editoriale nella sezione Blog del FQ (che ospita appunto interventi di ogni posizionamento per dare "pluralità" alle opinioni) e dicessero che anche Travaglio e il Fatto Quotidiano lodano il governo Meloni.
Il dramma purtroppo è il solito: i fessi che ci credono e poi vanno a votarli.
https://pagellapolitica.it/articoli/fratelli-italia-elogio-financial-times-governo-meloni
(edited)
Hanno spacciato per tesi del Financial Times un redazionale ospitato nella sezione Opinions, scritta da uno che lavora con Giorgetti. Un po' come se Bocchino scrivesse un editoriale nella sezione Blog del FQ (che ospita appunto interventi di ogni posizionamento per dare "pluralità" alle opinioni) e dicessero che anche Travaglio e il Fatto Quotidiano lodano il governo Meloni.
Il dramma purtroppo è il solito: i fessi che ci credono e poi vanno a votarli.
https://pagellapolitica.it/articoli/fratelli-italia-elogio-financial-times-governo-meloni
(edited)
Mio commento alle regionali:
1 vince chi era previsto che vincesse, nessuna sorpresa
2 il csx vince le elezioni solo associando proposte politiche che A LIVELLO NAZIONALE sono incoerenti
3 il cdx vince con la solita squadra in cui FI non c'entra nulla (non mi è chiara la differenza col PD a questo punto, se non che i rispettivi elettori si considerano di dx o di sx, evidentemente senza esserlo)
4 il maggioritario uccide la democrazia e di conseguenza un po' alla volta sta distruggendo la partecipazione, con tassi di astensionismo vergognosi.
5 i partitini extra portano a casa risultati incoraggianti in alcuni casi, ma sono destinati a restare fuori o a essere digeriti dal sistema se per caso si ingrossano (vedi saga M5S).
1 vince chi era previsto che vincesse, nessuna sorpresa
2 il csx vince le elezioni solo associando proposte politiche che A LIVELLO NAZIONALE sono incoerenti
3 il cdx vince con la solita squadra in cui FI non c'entra nulla (non mi è chiara la differenza col PD a questo punto, se non che i rispettivi elettori si considerano di dx o di sx, evidentemente senza esserlo)
4 il maggioritario uccide la democrazia e di conseguenza un po' alla volta sta distruggendo la partecipazione, con tassi di astensionismo vergognosi.
5 i partitini extra portano a casa risultati incoraggianti in alcuni casi, ma sono destinati a restare fuori o a essere digeriti dal sistema se per caso si ingrossano (vedi saga M5S).
l'astensionismo è la vera vergogna italiana. Perchè poi si lamenta anche chi non vota.... troppo comodo.
quello che è un diritto conquistato con mille lotte.... ormai viene sfanculato da troppi
quello che è un diritto conquistato con mille lotte.... ormai viene sfanculato da troppi