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Subject: Libertà d’opinione o di stampa...

2025-12-05 13:57:45
L'euro digitale è una ALTERNATIVA e la BCE ha già chiarito che il contante non può e non deve essere abolito proprio per motivi di privacy e di controllo sociale.
Questa crociata da terrapiattisti contro l'euro digitale è irricevibile.

Quando ne faranno un obbligo potrete lamentarvi.
Oggi mi lamenterei dell'obbligo di avere un cc.. che è molto peggio.


Com'era che dicevi? é meglio che non si mettano a disposizione le armi per fare qualcoisa che sia potenzialmente dittatoriale? si, mi pare tu l'abbia scritto pensieri del genere varie volte.

Quando arriverá l'obbligo sará tardi e le battaglie si fanno per non arrivare a quelle situazione.

Mi dai del terrapiattista, pero ti lamenti dell'obbligo fattuale di cc e non hai ancora capito la tattica della rana bollita.

Adesso te la vendono come alternativa, intanto fanno l'arma, poi si crea un'emergenza e fine del discorso. Giá sucesso, nussun complotto.

E parlo con cognizione di causa dato che mi occupo di contabilitá interbancaria (rinconciliacione delle partite interbancarie nazionali e internazionali qui in Paraguay) e ho gestito le operazioni bancarie di clearing degli assegni di 10 banche, sono stato capo del progetto di sviluppo di un software di clearing degli assegni e uno ci riconciliazione interbancaria. Quindi so bene di quello che parlo e sono bene come funzionano quei "wallet".

https://mises.org/mises-wire/cbdcs-ultimate-tool-financial-intrusion

Ti ricordo che il Rebimbi digitale ha implementato varie limitazioni dei diritti, siccome l'UE va in questa direzione tu che gli fai? Gli dai l'arma definitiva contro i dissidenti?

Come tu a ogni nuova legge dici? Quali fattispecie copre che non coprono le altre? Se non ne copre é inutile, ossia serve ad altro.

La moneta oggi é giá digitale, da anni lo é, a che serve quindi l'euro digitale? Non certo alle stupidaggini he ha detto la Lagarde.
2025-12-05 14:21:30
è come dire che se fanno una strada poi mi obbligano ad adoperarla.
La strategia della rana bollita è richiamata a sproposito, mica qualsiasi innovazione va vietata.
Cosa facciamo togliamo gli smartphone perchè possono essere usati per spiarci?

PS: The Mises Institute is a non-profit organization that exists to promote teaching and research in the Austrian School of economics, individual freedom, honest history, and international peace, in the tradition of Ludwig von Mises and Murray N. Rothbard.

Non prenderei sul serio gente che si rifà a von Mises..
2025-12-11 00:06:14
Al momento è una proposta del Customs and Border Protection (Cbp), l’Agenzia americana per la protezione delle frontiere. Ma il contenuto della misura è molto rilevante: gli Stati Uniti chiederanno a tutti i turisti stranieri di fornire i dati relativi agli ultimi cinque anni di attività sui social media per poter entrare nel Paese. Una proposta, pubblicata sul Federal Register, che renderebbe così obbligatorio il controllo dei profili online anche per i visitatori che provengono dagli Stati che normalmente non necessitano di visto, come Regno Unito e Paesi dell’Unione europea, Italia compresa.
2025-12-17 16:01:59
Poteva mandare l'episodio natalizio? Poveri hater, pensa la bile.

La multa del Garante Privacy contro Report non stava in piedi. E ora lo certifica il Tribunale di Roma. Con una sentenza depositata il 16 dicembre 2025, il giudice ha annullato il provvedimento con cui nel luglio 2023 l’Autorità aveva ammonito la Rai per la messa in onda di due email di Andrea Mascetti nella puntata di Report “Vassalli, valvassori e valvassini”, trasmessa il 26 ottobre 2020.

Il caso era già stato raccontato dal Fatto Quotidiano: il Garante aveva ritenuto illecito l’uso delle email – provenienti dal database del consorzio di giornalismo investigativo OCCRP – sostenendo che la loro diffusione violasse la privacy di Mascetti e dei suoi interlocutori. Da qui l’ammonimento, il divieto di ulteriore diffusione dei documenti e l’annotazione del provvedimento nei registri interni dell’Autorità.

Il Tribunale ribalta l’impostazione. E lo fa con una motivazione ampia, che non lascia molto spazio a interpretazioni creative. Prima di tutto chiarisce un punto dirimente: Report è giornalismo d’inchiesta, non semplice cronaca. Un’attività protetta dall’articolo 21 della Costituzione, caratterizzata – scrive il giudice – da ricerca autonoma delle fonti, collegamento critico delle informazioni e funzione di controllo sull’esercizio del potere.

In questo contesto, le due email contestate non sono un dettaglio accessorio né un’invasione della sfera privata. Al contrario, costituiscono un elemento essenziale dell’inchiesta, perché servono a verificare e smentire una dichiarazione dello stesso Mascetti, che aveva scritto alla redazione sostenendo di non avere più alcun ruolo politico nella Lega. Le email mostrano invece un coinvolgimento nel programma culturale del partito e scambi con l’entourage del governatore lombardo Attilio Fontana.

Secondo il Tribunale, quei documenti non rivelano aspetti della vita privata, ma riguardano Mascetti come professionista attivo in un contesto pubblico, inserito in una rete di rapporti politici e istituzionali che – come emerge dal servizio – ha inciso sull’assegnazione di incarichi e consulenze in Lombardia. Non a caso le email vengono mandate in onda per pochi secondi, con gli indirizzi oscurati, e fanno da sfondo alle dichiarazioni del conduttore Sigfrido Ranucci.

Il giudice richiama esplicitamente il principio di “essenzialità dell’informazione”: la privacy può cedere quando la diffusione dei dati è indispensabile per comprendere un fatto di interesse generale. Ed è esattamente questo il caso. Le email sono funzionali alla ricostruzione del “sistema feudale” descritto nell’inchiesta – quello dei vassalli, dei valvassori e dei valvassini – e corroborano le testimonianze di politici ed ex amministratori che raccontano la centralità di Mascetti nei rapporti tra Lega, enti pubblici e professionisti.

La sentenza contiene anche una critica netta all’operato del Garante. Le regole deontologiche sul trattamento dei dati personali in ambito giornalistico, ricorda il Tribunale, non possono essere interpretate in modo estensivo, perché incidono su un diritto costituzionale. Il potere sanzionatorio dell’Autorità è limitato alle violazioni evidenti e non può trasformarsi in uno strumento per comprimere il diritto di informare quando l’inchiesta è fondata su documenti leciti e rilevanti.

Risultato finale: sanzione annullata. Le spese di lite vengono liquidate in oltre 9.200 euro e compensate al 50%, con condanna di Garante e Mascetti a rimborsarne metà alla Rai. La compensazione parziale è legata solo al rigetto di un’eccezione tecnica sui termini del procedimento, ma sul merito la decisione è inequivocabile.

La sentenza chiude così una vicenda che va oltre il singolo caso. E manda un messaggio chiaro: la tutela della privacy non può diventare una scorciatoia per colpire il giornalismo d’inchiesta. Quando l’informazione documenta un sistema di potere e lo fa con fatti verificabili, il diritto dei cittadini a sapere viene prima. Anche se dà fastidio. Anche se qualcuno preferirebbe non vedere quelle mail, nemmeno sfocate.
2026-01-13 15:07:21
Cloudflare vs AGCOM:

La società americana Cloudflare, che si occupa di content delivery network, servizi di sicurezza internet e servizi di DNS distribuiti, è stata recentemente multata dall’AGCOM, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per 14 milioni di Euro, per non aver adempiuto alla legge “antipezzotto“, cioè non aver bloccato alcuni siti su cui vengono trasmessi contenuti diffusi illecitamente.

A quanto pare, però, Matthew Prince, Amministratore Delegato di Cloudflare, non ha reagito bene alla contravvenzione: dopo aver definito l’AGCOM “un’oscura cabala di élite mediatiche europee” che senza controllo giudiziario, processo o ricorso avrebbe intimato all’azienda di oscurare da internet qualsiasi sito ritenuto contro gli interessi, ha minacciato di interrompere tutti i rapporti con l’Italia. Ciò porterebbe alla rimozione di tutti i server presenti nelle città italiane, all’interruzione dei piani per la costruzione di una sede Cloudflare nella nostra penisola e di qualsiasi investimento in programma e, soprattutto, alla cessazione della fornitura dei servizi di sicurezza informatica, erogati pro bono, dedicati ai Giochi olimpici di Milano Cortina in programma a febbraio.

Leggi anche: Attacco hacker a GNV, lunedì l’udienza
Prince ha poi annunciato che combatterà la “multa ingiusta” non in quanto comminata a Cloudflare ma perché “sbagliata per i valori democratici“.

L’unica risposta, per il momento, a Matthew Prince è arrivata dalla Lega Serie A: “Le affermazioni del CEO di Cloudflare, Matthew Prince, sono un cumulo di mistificazioni, minacce e falsità che lascia sbalorditi e che danneggia la stessa azienda americana. La sanzione comminata da AGCOM, perfettamente motivata, non ha nulla a che vedere con la censura di Internet, ma concerne esclusivamente la sacrosanta protezione dei diritti d’autore, sul live sportivo, come sui prodotti audiovisivi cinematografici e televisivi. Cloudflare è stata sanzionata perché è l’unica grande azienda che, per scelta del suo CEO, rifiuta qualsiasi collaborazione con le autorità, con le forze dell’ordine, con i titolari dei diritti e persino con i giudici e rappresenta per questo la prima e più comune scelta fatta dalle associazioni criminali per gestire i propri servizi illeciti proprio per questa determinazione a consentire atti di pirateria.“

Non resta, ora, che attendere eventuali sviluppi da parte di Cloudlfare o del Governo italiano.


PS: non ho sbagliato discussione, la battaglia per un internet libero è una battaglia di democrazia e contro i regimi che sono prossimi a venire.
2026-01-15 15:30:50
Eccoci con un nuovo succoso capitolo de Le cronache del Garante

Io in un certo senso li rigrazio: se non avessero iniziato a fare le canaglie mafiose con Ranucci non avremmo mai potuto scoperchiare la pentola di tutta questa bellezza

Blitz della Guardia di Finanza presso la sede del Garante della Privacy in piazza Venezia. Su mandato della Procura di Roma coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco le Fiamme Gialle hanno eseguito sequestri di tabulati, telefoni cellulari, computer e documentazione sui rimborsi e sulle spese. Tutti i membri del collegio sono ufficialmente indagati: il presidente Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. L’accusa per loro è tripla: peculato, uso privato di beni pubblici, e corruzione. Sono state disposte perquisizioni sia negli alberghi romani dove soggiornano per motivi di servizio che presso le loro abitazioni private.

Hotel, parrucchiere, macelleria
Dal 2021 al 2024, le spese per organi e incarichi istituzionali crescono da 851mila a 1 milione e 247mila euro. E come sono cresciute? Nel dettaglio: hotel a cinque stelle, cene pagate con carta di credito dell’ente, compresi il parrucchiere (poi rimborsato a Cerrina Feroni), e “pasti pronti” da una macelleria per oltre 6mila euro in tre anni intestati a Stanzione, palestra, fitness e cure della persona.

I costi di rappresentanza e gestione salgono così da 20mila euro nel 2021 a 400mila nel 2024, in parallelo all’innalzamento del tetto mensile (da 3.500 a 5.000 euro) deciso dal Collegio nel 2020. L’accusa della Procura: “Avendo per ragioni del loro ufficio la disponibilità di denaro pubblico se ne appropriavano attraverso richiesta di rimborsi per spese compiute per finalità estranee all’esercizio del mandato”.

L’auto blu per FdI e i viaggi in business class
Agostino Ghiglia usa la Citroën C5X il 22 ottobre 2025 per recarsi alla sede di Fratelli d’Italia in via della Scrofa. Vigilia del voto sulla sanzione contro Report, nella sede avrebbe incontrato Arianna Meloni. Stanzione si fa accompagnare presso la casa di cura Santo Volto (27 novembre 2025). Per il G7 Tokyo (2023), costo ufficialmente comunicato 34mila euro, in realtà ne spendono oltre 80mila (40mila solo voli). “Alcuni componenti hanno viaggiato in business class pur in assenza dei presupposti previsti dalla regolamentazione (durata superiore alle 5 ore senza interruzioni)”. Analogo per Georgia e Canada.

Il presidente Stanzione accampa rimborsi per “pasti pronti” alla macelleria Angelo Feroci: 1.551 euro (2023), 3.318 euro (2024), 1.750 euro (2025). Il segretario generale Angelo Fanizza testimonia che sono stati trovati “2-3 documenti con spese di circa 70 euro cadauno”, non fatture vere.

Gli alberghi e il B&B delle figlie del Presidente
Rilevanti e anomale anche le spese per soggiornare a Roma. Cerrina Feroni risulta soggiornare spesso al Sina Bernini Bristol e all’hotel Mancino. Nel fascicolo: “Una cena per sei-sette persone” e “una spesa dal parrucchiere pagata con la carta dell’ente, salvo poi successivo rimborso”. Ghiglia alloggia presso due hotel, sempre di alta gamma, dall’Hotel Parco dei Principi al Rose Garden Palace. Nelle sue fatture compaiono voci per “bevande e fiori”. Scorza, unico residente a Roma, chiede rimborsi per alloggi e trasporti come pendolare.

Un caso a parte, l’affitto di piazza della Pigna scoperto dal Fatto. Per il Presidente Stanzione il garante nel 2020 ha affittato un appartamento da 142 metri quadri al n. 56. Ma il Fatto scopre che lui stesso al 53, il portone accanto, aveva comprato un appartamento per le figlie che è adibito a B&B senza titolo né licenze. “Sulla stessa via insiste un altro immobile, sito al numero civico vicino, nel quale risulta insistere una struttura ricettiva nella forma di B&B, riconducibile a società facente capo alle figlie del Presidente Stanzione, i cui rapporti con i rimborsi da parte dell’Autorità sono in corso di accertamento”. Gli investigatori sottolineano questa contiguità come “meritevole di ulteriore approfondimento investigativo”. L’affitto al 56 sale da 2.900 a 3.700 euro mensili “dopo rinegoziazione privata”, non comunicata formalmente all’ente.

I viaggi in business e l’accusa di corruzione
Un grosso tema riguarda indebiti viaggi in volo in categoria business e in treno in classe executive per i quali i membri del collegio non avrebbero diritto. A questo si lega il capo di imputazione riferito alla corruzione perché indirettamente collegato all’ipotesi di emissione di provvedimenti in ritardo o con sanzioni più leggere di quanto inizialmente previsto dagli uffici.

In particolare nei confronti di Ita Ita Airways, che come responsabile della protezione dei dati aveva un legale dell0 studio E-Lex fondato da Guido Scorza, membro del Garante e nel quale ancora lavora moglie. La contropartita ipotizzata: a Marzo 2023 (stesso mese in cui ITA aderisce a “Finalmente un po’ di privacy”) i quattro ricevono da Ita tessere “Volare Executive” da 6mila euro l’una senza requisiti di chilometraggio.

Ombre anche sul procedimento sugli smart glasses Ray-Ban di Meta, la sanzione ipotizzata inizialmente pari a 44 milioni di euro viene progressivamente ridotta: prima a 12,5 milioni, poi a 1 milione, fino a essere annullata per intervenuta scadenza dei termini. Guido Scorza ne parla in termini positivi sui social, mentre Agostino Ghiglia avrebbe manifestato l’intenzione di “smontare” la relazione tecnica.

La Procura annota che i vertici dell’Autorità sapevano che il protrarsi dei tempi avrebbe fatto decadere il termine legale. In procedimenti paralleli, l’ASL Abruzzo 1, assistita sempre dallo studio E-Lex, si è vista comminare un semplice ammonimento, mentre l’ASL Napoli 3, in un caso analogo, è stata sanzionata per 30 mila euro.
2026-01-15 15:46:18
Interessante la velina della procura, ma il "giornalista" s'è preso la briga di consultare anche gli indagati e riferirci la notizia per intero?
No, ha scritto un articolo per convincerci del fatto che "è tutto un magna-magna".

Eppure c'è in INTERNET un video del commissario in quota M5S (Scorza) che spiega bene il tema del suo ex-studio..
Una dichiarazione della tizia in quota lega sul parrucchiere, una di Ghiglia sulla macchina... etc.


Detto questo: spero che il Garante lo chiudano assieme ad AGCOM e chiunque pronunci la parola "autorità indipendente" sia trasferito d'ufficio in un paese di common law.
2026-01-16 02:17:58
L'Agcom è compista da una manica di incompetenti.
Se Cloudflare avese fatto quanto chiesto sarebbe venuta giù 3/4 di internet.
Una legge cretina e una manica di incompetenti la applica.
2026-01-16 02:19:58

Detto questo: spero che il Garante lo chiudano assieme ad AGCOM e chiunque pronunci la parola "autorità indipendente" sia trasferito d'ufficio in un paese di common law.


Quito e ricordo che Cossiga, che era un costituzionalista, aveva seri dubbi sulla costituzionalità delle autorità indipendenti.
2026-01-16 18:15:44
2026-01-17 02:01:02
Un vigile del fuoco non può manifestare indossando la divisa, né “tantomeno parlare in pubblico per difendere le ragioni per le quali stanno manifestando”: con questa tesi – riferisce il sindacato Usb di Pusa – il Ministero degli Interni ha avviato una contestazione disciplinare per i pompieri che avevano manifestato per Gaza nello scorso autunno. In risposta, l’Usb ha organizzato un’assemblea contro “la militarizzazione del corpo nazionale”: l’appuntamento è fissato per mercoledì 28 nella sala Aci di via Marsala, a Roma.

La vicenda riguarda dieci lavoratori che sono stati raggiunti da contestazioni disciplinari per aver partecipato alle manifestazioni e ai cortei dello scorso autunno, quando gran parte dell’attenzione pubblica era rivolta al genocidio nella Striscia di Gaza: i lavoratori avevano sfilato per le strade indossando le divise e portando striscioni a sostegno del popolo palestinese. Tra le persone sanzionate c’è anche il delegato sindacale Claudio Mariotti che si era inginocchiato assieme ai suoi colleghi di Pisa.

Secondo la sede locale, l’obiettivo del Ministero è quello di “intimidire un’intera categoria, anche in vista del riordino del settore, la riforma del corpo dei vigili del fuoco con la quale questo governo vuole equiparare i pompieri a operatori di pubblica sicurezza”. E definisce l’atto un “attacco alla libertà di espressione, al diritto di sciopero e al diritto di organizzazione sindacale, diritti fondamentali che sono previsti dalla nostra Costituzione”. Che si inserisce in un disegno politico più ampio: “È un ulteriore segnale dell’indirizzo militarista del governo e della volontà di reprimere il dissenso“.
2026-01-23 11:08:12
Il video del professore Alessandro Barbero sul perché voterà “No” al referendum è stato oscurato da Meta su Facebook: la sua visibilità è stata ridotta sulle pagine che lo hanno pubblicato e ricondiviso dopo un fact checking che lo ha etichettato come “Falso”. Il motivo per cui è stato sottoposto ad analisi? Era virale.

La “censura”.
Nelle scorse ore, sulla piattaforma social dove prima compariva l’anteprima dell’intervento dello storico, è apparsa una etichetta con una frase netta su sfondo sfocato: “Informazione falsa: esaminata da fact checkers di terze parti”. Accanto, per spiegare il motivo, il fact checking del quotidiano
Open: “Referendum Giustizia, cosa dice davvero la riforma rispetto a quanto affermato da Barbero”. La foto del professore nell’articolo ha un’etichetta rossa, anche qui con un perentorio “Falso”, una X sulla parola “governo” e una introduzione meno perentoria: “Attraverso il video – si legge- si potrebbe pensare che una vittoria del ‘Sì’ comporterebbe un aumento del potere del governo sulla magistratura, fino a evocare scenari autoritari e un ritorno a un modello fascista. Di fatto, contiene affermazioni che risultano fuorvianti”.

Il punto.
Sul
Fatto è stato (e sarà) spiegato perché non siano così “fuorvianti” né così “false”: dall’indebolimento del Csm che si farà in due ma per effetto della riforma perderà il potere disciplinare in favore dell’Alta Corte, passando dal doppio standard per quel che riguarda il sorteggio (per la componente togata sarà secco, mentre la politica continuerà a potersi scegliere i propri rappresentanti in una lista ristretta di prescelti), fino al punto ritenuto “infondato” e “inesistente” dal fact checker del controllo del governo sulla magistratura. Un ragionamento complesso, di contesto ma di pubblico dominio che, però, Meta e i suoi fact checker sembrano non vedere, al punto di non menzionarlo come invece fa Pagella Politica riconoscendo che “perché il rischio descritto da Barbero si concretizzi dovrebbero verificarsi insieme più condizioni”. È oltretutto parte fondamentale delle esplicite motivazioni del fronte del “No”. Per avere il privilegio di rimanere pienamente visibile sulla piattaforma, Barbero avrebbe insomma dovuto spiegare pedissequamente la riforma punto per punto in una video-lezione che avrebbe richiesto almeno un’ora. Che non solo non corrisponde agli standard social ma non era evidentemente neanche l’obiettivo del video. Pure in quel caso comunque, stando al metodo adottato da Open, non avrebbe avuto garanzia di salvezza. La sintesi del suo pensiero (“A me però sembra che un CSM, anzi due, anzi tre organismi dove i membri magistrati sono tirati a sorte mentre il governo continua a scegliere quelli che nomina lui, saranno per forza di cose organismi dove il peso della componente politica sarà molto superiore, dove di fatto il governo potrà di nuovo, come in uno stato autoritario, dare ordini ai magistrati e minacciarli di sanzioni”) – per Open, deve essere “verificata” ed etichettata. Il motivo? È troppo visibile.

Perché barbero.
Al di là del merito, infatti, il video di Barbero è stato sottoposto a verifica perché circolava troppo, con centinaia di migliaia di visualizzazioni e condivisioni tali da influenzare l’esito del voto. È una questione di percezione: non esiste un dato oggettivo che certifichi la “viralità”, cioè un numero oltre il quale un video diventa “critico”.
Open decide autonomamente quindi, come fa per altri video virali su tematiche “sensibili”, di sottoporlo a fact checking. La testata è infatti partner di Meta. “Collaboriamo con organizzazioni di terze parti che esaminano e classificano la disinformazione virale – spiega la piattaforma -. I partner sono certificati da organizzazioni indipendenti”.

Falso ma anche meno.
Esistono diverse etichette: “Falso”, “Alterato” o “Parzialmente falso” e la distribuzione del contenuto viene limitata in base a questi criteri. “Riduciamo drasticamente la distribuzione dei post Falsi e Alterati e in misura minore quella dei Parzialmente Falsi” dice Meta. Ma ci sarebbe anche l’opzione “Privo di contesto”. In quel caso il social si concentra “sul mostrare più informazioni provenienti dai fact-checker”. Eppure, tra queste opzioni, per Barbero è stato scelto “Falso”. In alcuni casi, il post è stato ripristinato: i titolari dell’account che lo avevano condiviso hanno dovuto “rettificare” o aggiungere dettagli al post per spiegare le ragioni del professore. Per fortuna i cittadini sono più fact checker dei fact checker.
2026-01-23 11:59:54
Il problema è che si permettono di decidere loro cosa sia vero o falso.. nel merito hanno anche ragione ma il punto è che non devono deciderlo loro.
2026-01-23 12:49:33
Barbero ha detto una sequela di sciocchezze, ed é stato corretto nche da un ex presidente della Corte Costituzionale.

L'ha fatta fuori da vaso, fine.

mentre il governo continua a scegliere quelli che nomina lui

Questo é FALSO. per esempio: il governo non sceglierá nessuno, lo fará il Parlamento nella stessa proporzione di adesso.

Poi se lo tolgono fanno male, sia chiaro
(edited)
2026-01-23 14:44:50
Questo blogger (Vincent Russo) ci ha preso in pieno: l'intervento di un mostro come Barbero ha mandato letteralmente al galoppo le orde di hater con bava colante e risposta compulsiva che già infestano forum e social network 24h/7

Il dibattito su Alessandro Barbero non è solo accademico, lo sappiamo tutti: su Internet è un re e può sfidare a colpi di like e di follower chiunque, non ha rivali. Ed eccelle non in natiche o balletti frivoli o lip sync, ma in cultura; è uno storico, è un professore, prima che un fenomeno di massa da almeno dieci anni a questa parte.

Vedo che sui social, ma non solo, sta facendo discutere la sua presa di posizione sull’imminente referendum sulla giustizia, in cui ha annunciato e spiegato perché voterà No. Ma quanto pesa davvero la sua voce? A giudicare da come i giornali e i mass-media (ma anche i mini-media e influencer a vario titolo) filo-governativi lo stanno attaccando, qualcosa conterà: qualche voto lo sposterà.

Ecco i dati che spiegano perché i suoi 4 minuti di video sul referendum stanno facendo tremare il governo:

– Non è solo un professore: è un titano digitale. Sebbene non gestisca personalmente i suoi profili, i canali “fan-made” e i podcast che rilanciano le sue lezioni registrano numeri da capogiro; ma non da oggi: da almeno dieci anni, con un’accelerata sicuramente negli ultimi 5.

– Su YouTube i video che lo vedono protagonista superano regolarmente il mezzo milione di visualizzazioni in pochi giorni, con picchi che arrivano a diversi milioni di views per le lezioni più iconiche (sul Medioevo, sulla Seconda Guerra Mondiale, ecc.).

– Il re dei podcast: il “Podcast di Alessandro Barbero” è stabilmente nella Top 5 dei più ascoltati in Italia, superando spesso programmi di informazione mainstream.

Engagement: la sua capacità di penetrazione tra i giovani under 24 è superiore a quella di qualsiasi talk show televisivo, che faticano a raggiungere lo zero virgola di share tra i giovani. E quanti ne abbiamo visti di giovani in fila alle sue conferenze? All’ultima Festa del Fatto erano oltre diecimila: un colpo d’occhio immenso e in maggioranza giovani e giovanissimi.

Vedo che alcuni lo criticano dicendo che è “più influencer che storico”, ma non sta in piedi nemmeno questo: se i numeri contano qualcosa, la sua credibilità da ricercatore è indiscussa. Centinaia di pubblicazioni scientifiche e un Premio Strega (1996) bastano? Quando parla di politica, il pubblico recepisce il messaggio non come un’opinione qualunque da talk, ma come un’estensione del suo sapere storico; certi fenomeni li ha studiati, interpreta il presente con le categorie scientifiche e sociali fondate su studi solidi e approfonditi.

E poi, qualche giorno fa, arriva il video in cui prima si chiede: “Ma perché devo dire di votare No? Sono di sinistra, è risaputo che voti No”. Eppure, eppure, in soli 240 secondi Barbero ha generato più dibattito editoriale di tutti i precedenti giorni di campagna, sia per il Sì sia per il No. I giornali di destra (e non solo) hanno dedicato al caso più di un articolo ed editoriale. Tra i più critici: Libero (“Arriva il soccorso rosso in difesa della Costituzione”), Il Giornale (“Alessandro Barbero, storico discreto e marxista formidabile, spiega perché votare No. Ah… anche costituzionalista!”), Il Foglio (“Storico con qualche trascurabile differenza rispetto a Renzo De Felice”). Sempre sul Foglio: “Il popolare storico spiega in un video le sue ragioni del No al referendum, sommando falsità e disinformazione”. Il Dubbio: “Il professor Barbero non ha studiato il testo della riforma”.

Attacchi feroci che io interpreto come un vero timore. Le cose si mettono male per il comitato per il Sì. Forse farei solo un appunto: non so se questo endorsement sia stato concordato con il comitato del No — e non credo che lo sia stato — ma l’annuncio l’avrei fatto a ridosso del voto, perché è risaputo che le persone inizieranno ad accorgersi che c’è da votare nei giorni precedenti, anche nelle ore precedenti al voto. Spesso gli elettori dichiarano di decidere cosa e chi votare anche poco prima di recarsi al seggio.

Perché fa paura averlo contro? La forza di Barbero, secondo me, è la sua capacità di rendere semplici e raccontabili anche fenomeni complessi ed eventi complessi (come è la giustizia del resto); si fa capire (a differenza di molti politici che questa capacità, loro malgrado, non ce l’hanno).

Che lo si veda come un militante di sinistra o come un genio della ricerca storica, i numeri dicono che Alessandro Barbero è oggi il più potente “media” individuale in Italia su una certa fascia di persone, che coincide molto con i giovani, con le persone che si informano, che leggono, che mantengono ancora un senso critico verso il mondo, le cose, la gente, la società. E se andranno in massa a votare loro, beh, per il comitato del Sì ci sarà poco da fare.
2026-01-23 15:17:05
ah beh .. se lo dice il blogger..

Seriamente, che Barbero sia un influencer lo sapeva anche il gatto del mio vicino.
Che gli influencer siano influenti sul dibattito è un'ovvietà, che sia "il più potente" è da vedere, ma cambia poco.
Che faccia "paura" può essere, sicuramente attira di più l'attenzione della censura chi fa rumore rispetto a chi è irrilevante.

Ma la censura è sbagliata come metodo e dunque IN TUTTI I CASI. Anche in questo.