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Subject: [SERIE A]²
Non è detto che buttino miliardi nella samp. Il. City se non sbaglio ha preso il Palermo ma non stanno facendo faville
Quindi lo sceicco avrebbe due squadre in B nella prossima stagione.
Ragiona già da italico
Ragiona già da italico
Qualcuno ha tentato di averle in A... qualcun altro le ha avute di fatto
Il PSG è la squadra fasulla per definizione. Nemmeno aveva una base di tifosi. Il club storico in Francia era il Saint-Étienne (tra l'altro avversario del Cagliari in Coppa Campioni e pure finalista della stessa contro il Bayern... ricordi personali eh :) ).
Quando sono arrivati i qatarioti il PSG aveva vinto la miseria (visti i favori) di 2 titoli di Francia... poi, di punto in bianco, ha cancellato la storia del campionato francese e ne ha iniziato una in cui figura dominatore avendo fatto seccare tutte le altre fonti.
Okay, mi ricordavo di giocatori passati di la come Leonardo, Ronaldinho, Anelka e altri (Rai?).
Non ricordavo la storia però! Grazie
Quando sono arrivati i qatarioti il PSG aveva vinto la miseria (visti i favori) di 2 titoli di Francia... poi, di punto in bianco, ha cancellato la storia del campionato francese e ne ha iniziato una in cui figura dominatore avendo fatto seccare tutte le altre fonti.
Okay, mi ricordavo di giocatori passati di la come Leonardo, Ronaldinho, Anelka e altri (Rai?).
Non ricordavo la storia però! Grazie
In matematica la cosa più importante è essere sicuri di aver capito ipotesi e tesi richiesta. Attento lennon che nell'ultima settimana questo schema si sta ripetendo: stai visibilmente passando dall'essere un simpatico casinaro a troll sciatto e molesto, e non vorrei che fosse la cattiva compagnia di qualcuno - lo stesso sciatto e molesto che in passato ha "contagiato" altri. Pensaci bene che con te non ho (ancora) alcun problema: non vorrei crearne e doverci poi fare i conti saltando del tutto i tuoi post così come faccio con il "bimbo speciale" del forum. Ammesso che la cosa ti importi.
Pace e bene.
E vai di nuove prese per il culo verso altri utenti
Pace e bene.
E vai di nuove prese per il culo verso altri utenti
hai questo brutto vizio di usare nomignoli e storpiare nomi, è una cosa che personalmente non sopporto ma tant'è, sarà un mio limite. Con persone come me però tronchi in partenza ogni possibilità di dialogo quindi, senza approfondire, la chiudo prima di iniziarla.
detto ciò, attualmente sono admin quindi il controllo dei forum non mi spetta. Riguardo all'intervento di oggi, facendo parte dello staff ed essndo un utente attivo e frequentatore del freestyle, mi son sentito di intervenire per farti notare un atteggiamento fastidioso. Io, fossi stato in troy, ti ci avrei già mandato da settimane.
aggiunto ciò, fai un pò come ti pare
@imann
ho scritto quell'intervento poco dopo il post di troy di cui ti lamenti ma l'ho letto solo ora, ero intervenuto solo perchè avevo letto lennon e poi mi son riconnesso solo ora. Se vuoi sapere cosa ne penso, beh, è ovvio che non lo trovi accettabile e se ritieni sia il caso, sai quali canali puoi usare per segnalare l'accaduto.
Io come MOD ho già dato.
detto ciò, attualmente sono admin quindi il controllo dei forum non mi spetta. Riguardo all'intervento di oggi, facendo parte dello staff ed essndo un utente attivo e frequentatore del freestyle, mi son sentito di intervenire per farti notare un atteggiamento fastidioso. Io, fossi stato in troy, ti ci avrei già mandato da settimane.
aggiunto ciò, fai un pò come ti pare
@imann
ho scritto quell'intervento poco dopo il post di troy di cui ti lamenti ma l'ho letto solo ora, ero intervenuto solo perchè avevo letto lennon e poi mi son riconnesso solo ora. Se vuoi sapere cosa ne penso, beh, è ovvio che non lo trovi accettabile e se ritieni sia il caso, sai quali canali puoi usare per segnalare l'accaduto.
Io come MOD ho già dato.
Apocalittico e col senno di poi ma insomma...
PSG: non al denaro non all’amore né al cielo
15 Marzo 2022
Lo ha spiegato bene Jorge Valdano su El País:
Donnarumma aveva la palla tra i piedi e, come accade a molti portieri, ostentava tranquillità. Tra le difficoltà con le sue gambe lunghe e la pressione di Benzema che lo destabilizza, ha finito per consegnare la palla a Vinicius, che l’ha data a Karim per inaugurare un inferno. Perché da quel gol, la partita è passata da essere giocata sul campo a essere giocata in uno stadio con i canini affilati da decenni di leggenda. Non era la tattica, non era la tecnica, non era la fisicità, non erano gli allenatori. Era l’emozione, che quando scatenata interviene nel gioco come una burrasca.
Per comprendere le ragioni del trionfo madridista contro il Paris Saint-Germain dello sceicco al-Khelaïfi non possiamo che partire da qui. Il fattore Bernabéu conta, anzi spesso è determinante. Perché la storia ha il suo peso, il blasone ha la sua importanza, la tradizione, anche in quest’epoca di mercenari, vuol dire comunque qualcosa, l’esperienza internazionale non è secondaria, avere in panchina Ancelotti o avere Pochettino non è secondario e poter contare sulla passione viscerale di un pubblico come quello “blanco” fa eccome la differenza. Il PSG è sbarcato nel calcio che conta in maniera artificiale, ha alluvionato il mercato con centinaia di milioni, ha speso tutto ciò che poteva spendere, ha allestito una versione calcistica degli Harlem Globetrotters, ha collezionato figurine e personaggi ormai a fine carriera, stanchi, senza più voglia di lottare, con bacheche personali già stipate di trofei all’inverosimile e una salute malferma che non consente loro di fare la differenza; ha umiliato il buonsenso e qualsiasi concetto di tattica e di strategia, presentandosi con inusitata arroganza al cospetto delle grandi vere, fino a quando qualcuno, ogni anno, non è arrivato a ricordargli che in realtà non esiste.
Perché questa è la triste verità di questa sublimazione del capitalismo in salsa pallonara, con buona pace dei diritti umani e dei pochi che ancora ci credono: puoi anche acquistare montagne di fenomeni ormai giunti all’epilogo, trasformandoti in una sorta di cimitero degli elefanti, come accadeva un tempo ai club più importanti di campionati minori come quello statunitense, ma non potrai mai colmare la tua netta inferiorità in termini di cultura sportiva con qualche assegno stratosferico.
La realtà ci dice con chiarezza che il Paris Saint-Germain non ha alcuna ragione di esistere, se non come vetrina, spot permanente per i petrodollari e la sete di penetrazione e predominio delle monarchie del Golfo, intenzionate a trasformare il Vecchio Continente in una passerella, a spettacolarizzare tutto e a rendere ogni elemento pacchiano, insulso, diremmo persino volgare, finché qualche blasonata compagine di antica scuola non le rimette al loro posto a suon di gol e bel gioco, gli unici due aspetti che contino davvero nel calcio. Il PSG non ha perso sul campo ma negli spogliatoi o, per meglio dire, sugli spalti. Erano arrivati a Madrid convinti, dopo l’1 a 0 dell’andata, di poter compiere una passeggiata e, invece, hanno trovato davanti a sé un popolo resistente, determinato a sbarrare la strada a un’ingiustizia che va avanti ormai da troppo tempo.
Se l’avversario fosse stato il Bayern Monaco o lo United, per quanto infernale, il tifo sarebbe stato, infatti, leggermente più moderato: nei confronti di compagini altrettanto gloriose c’è sempre quel misto di stima e rispetto che rende lo sport ancora unico nel suo genere, una sorta di codice cavalleresco che altrove è andato perduto ma che in qualche cattedrale del pallone si può ancora trovare e ci riconcilia col mondo.
Se davanti alle “merengues” ci fosse stata la Juve, per dire, sarebbe stato diverso. Col PSG no, abbiamo visto con ogni evidenza, per tutta la partita, l’accanimento di un popolo che chiedeva non vendetta ma giustizia, che chiedeva di cacciare i mercanti dal tempio e di rimandarli a casa con la loro unione di opposti che stanno insieme solo per soldi, senz’anima e senza identità, come se una bandiera del Barcellona come Messi e la quintessenza del Real Madrid che risponde al nome di Sergio Ramos potessero davvero esser felici di abitare sotto lo stesso tetto e di recitare a soggetto in un contesto che chiede solo divertimento, senza alcun altro obiettivo che non sia l’accrescimento dell’ego finanziario di una congrega di ricconi.
Ci auguriamo di cuore che questo scempio dei valori dello sport, questa colonizzazione neanche troppo dolce, questa forma di intrusione in quella che Pasolini riteneva, a ragione, una delle ultime rappresentazioni del sacro, che tutto questo, insomma, finisca dopo i Mondiali farsa di quest’anno, quando i paperoni avranno avuto ciò che chiedevano e la FIFA avrà compiuto un passo ulteriore verso il più totale e indescrivibile discredito. Poi basta, però. È abbastanza noto che un fuoriclasse come Mbappé si sia già promesso proprio al Real Madrid: va bene il guadagno, difatti, ma quando si è intelligenti, si ha bisogno anche di un minimo di autenticità, e oltretutto non è che a Madrid gli abbiano promesso il reddito di cittadinanza!
È vero che al Bernabéu sono caduti praticamente tutti, perché il mito è il mito e la bellezza scenica, unita all’imponenza, di quel colosso umano e architettonico non passa mai inosservata; fatto sta che si può perdere e si può crollare, e il PSG è crollato sotto i colpi di una squadra unica, di un centravanti fenomenale come Benzema, di una mente superiore come Modrić, di un portiere di un’altra categoria come Courtois ma, soprattutto, sotto i cori, le urla e l’umano desiderio di liberazione di una platea abituata alla grandezza pura e sinceramente stanca di assistere a esibizioni posticce.
Qualcuno potrebbe obiettare che la stagione dei “galacticos” l’abbiamo inaugurata proprio loro: è così, ma non è la stessa cosa. Ogni campione portato a Madrid ha avuto, infatti, un senso e una collocazione in campo e nella storia. A Parigi, invece, si è assemblato, come peggio non si sarebbe potuto, un insieme di individualità, chiedendo loro di vincere e basta, senza alcuna idea collettiva, senza uno spogliatoio, senza alcuna passione civile, senza alcun impegno, senza credere nella causa comune, nulla di nulla, perché tutto è transitorio quando viene fatto solo per avere un palcoscenico su cui esibire la propria sete di potere.
Hanno razziato fenomeni dappertutto, offerto contratti faraonici, drogato il marcato, superato le colonne d’Ercole della moralità e, al dunque, si ritrovano con un pugno di mosche in mano. Al che, ci viene in mente la poesia immortale di Fabrizio De André che, mettendo in musica l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, cantava: “Da ragazzo spiare i ragazzi giocare / al ritmo balordo del tuo cuore malato / e ti viene la voglia di uscire e provare / che cosa ti manca per correre al prato”. Anche il titolo fa perfettamente al caso nostro: “Non al denaro non all’amore né al cielo”. La sintesi del vuoto che corre su un campo di calcio senza meta.
PSG: non al denaro non all’amore né al cielo
15 Marzo 2022
Lo ha spiegato bene Jorge Valdano su El País:
Donnarumma aveva la palla tra i piedi e, come accade a molti portieri, ostentava tranquillità. Tra le difficoltà con le sue gambe lunghe e la pressione di Benzema che lo destabilizza, ha finito per consegnare la palla a Vinicius, che l’ha data a Karim per inaugurare un inferno. Perché da quel gol, la partita è passata da essere giocata sul campo a essere giocata in uno stadio con i canini affilati da decenni di leggenda. Non era la tattica, non era la tecnica, non era la fisicità, non erano gli allenatori. Era l’emozione, che quando scatenata interviene nel gioco come una burrasca.
Per comprendere le ragioni del trionfo madridista contro il Paris Saint-Germain dello sceicco al-Khelaïfi non possiamo che partire da qui. Il fattore Bernabéu conta, anzi spesso è determinante. Perché la storia ha il suo peso, il blasone ha la sua importanza, la tradizione, anche in quest’epoca di mercenari, vuol dire comunque qualcosa, l’esperienza internazionale non è secondaria, avere in panchina Ancelotti o avere Pochettino non è secondario e poter contare sulla passione viscerale di un pubblico come quello “blanco” fa eccome la differenza. Il PSG è sbarcato nel calcio che conta in maniera artificiale, ha alluvionato il mercato con centinaia di milioni, ha speso tutto ciò che poteva spendere, ha allestito una versione calcistica degli Harlem Globetrotters, ha collezionato figurine e personaggi ormai a fine carriera, stanchi, senza più voglia di lottare, con bacheche personali già stipate di trofei all’inverosimile e una salute malferma che non consente loro di fare la differenza; ha umiliato il buonsenso e qualsiasi concetto di tattica e di strategia, presentandosi con inusitata arroganza al cospetto delle grandi vere, fino a quando qualcuno, ogni anno, non è arrivato a ricordargli che in realtà non esiste.
Perché questa è la triste verità di questa sublimazione del capitalismo in salsa pallonara, con buona pace dei diritti umani e dei pochi che ancora ci credono: puoi anche acquistare montagne di fenomeni ormai giunti all’epilogo, trasformandoti in una sorta di cimitero degli elefanti, come accadeva un tempo ai club più importanti di campionati minori come quello statunitense, ma non potrai mai colmare la tua netta inferiorità in termini di cultura sportiva con qualche assegno stratosferico.
La realtà ci dice con chiarezza che il Paris Saint-Germain non ha alcuna ragione di esistere, se non come vetrina, spot permanente per i petrodollari e la sete di penetrazione e predominio delle monarchie del Golfo, intenzionate a trasformare il Vecchio Continente in una passerella, a spettacolarizzare tutto e a rendere ogni elemento pacchiano, insulso, diremmo persino volgare, finché qualche blasonata compagine di antica scuola non le rimette al loro posto a suon di gol e bel gioco, gli unici due aspetti che contino davvero nel calcio. Il PSG non ha perso sul campo ma negli spogliatoi o, per meglio dire, sugli spalti. Erano arrivati a Madrid convinti, dopo l’1 a 0 dell’andata, di poter compiere una passeggiata e, invece, hanno trovato davanti a sé un popolo resistente, determinato a sbarrare la strada a un’ingiustizia che va avanti ormai da troppo tempo.
Se l’avversario fosse stato il Bayern Monaco o lo United, per quanto infernale, il tifo sarebbe stato, infatti, leggermente più moderato: nei confronti di compagini altrettanto gloriose c’è sempre quel misto di stima e rispetto che rende lo sport ancora unico nel suo genere, una sorta di codice cavalleresco che altrove è andato perduto ma che in qualche cattedrale del pallone si può ancora trovare e ci riconcilia col mondo.
Se davanti alle “merengues” ci fosse stata la Juve, per dire, sarebbe stato diverso. Col PSG no, abbiamo visto con ogni evidenza, per tutta la partita, l’accanimento di un popolo che chiedeva non vendetta ma giustizia, che chiedeva di cacciare i mercanti dal tempio e di rimandarli a casa con la loro unione di opposti che stanno insieme solo per soldi, senz’anima e senza identità, come se una bandiera del Barcellona come Messi e la quintessenza del Real Madrid che risponde al nome di Sergio Ramos potessero davvero esser felici di abitare sotto lo stesso tetto e di recitare a soggetto in un contesto che chiede solo divertimento, senza alcun altro obiettivo che non sia l’accrescimento dell’ego finanziario di una congrega di ricconi.
Ci auguriamo di cuore che questo scempio dei valori dello sport, questa colonizzazione neanche troppo dolce, questa forma di intrusione in quella che Pasolini riteneva, a ragione, una delle ultime rappresentazioni del sacro, che tutto questo, insomma, finisca dopo i Mondiali farsa di quest’anno, quando i paperoni avranno avuto ciò che chiedevano e la FIFA avrà compiuto un passo ulteriore verso il più totale e indescrivibile discredito. Poi basta, però. È abbastanza noto che un fuoriclasse come Mbappé si sia già promesso proprio al Real Madrid: va bene il guadagno, difatti, ma quando si è intelligenti, si ha bisogno anche di un minimo di autenticità, e oltretutto non è che a Madrid gli abbiano promesso il reddito di cittadinanza!
È vero che al Bernabéu sono caduti praticamente tutti, perché il mito è il mito e la bellezza scenica, unita all’imponenza, di quel colosso umano e architettonico non passa mai inosservata; fatto sta che si può perdere e si può crollare, e il PSG è crollato sotto i colpi di una squadra unica, di un centravanti fenomenale come Benzema, di una mente superiore come Modrić, di un portiere di un’altra categoria come Courtois ma, soprattutto, sotto i cori, le urla e l’umano desiderio di liberazione di una platea abituata alla grandezza pura e sinceramente stanca di assistere a esibizioni posticce.
Qualcuno potrebbe obiettare che la stagione dei “galacticos” l’abbiamo inaugurata proprio loro: è così, ma non è la stessa cosa. Ogni campione portato a Madrid ha avuto, infatti, un senso e una collocazione in campo e nella storia. A Parigi, invece, si è assemblato, come peggio non si sarebbe potuto, un insieme di individualità, chiedendo loro di vincere e basta, senza alcuna idea collettiva, senza uno spogliatoio, senza alcuna passione civile, senza alcun impegno, senza credere nella causa comune, nulla di nulla, perché tutto è transitorio quando viene fatto solo per avere un palcoscenico su cui esibire la propria sete di potere.
Hanno razziato fenomeni dappertutto, offerto contratti faraonici, drogato il marcato, superato le colonne d’Ercole della moralità e, al dunque, si ritrovano con un pugno di mosche in mano. Al che, ci viene in mente la poesia immortale di Fabrizio De André che, mettendo in musica l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, cantava: “Da ragazzo spiare i ragazzi giocare / al ritmo balordo del tuo cuore malato / e ti viene la voglia di uscire e provare / che cosa ti manca per correre al prato”. Anche il titolo fa perfettamente al caso nostro: “Non al denaro non all’amore né al cielo”. La sintesi del vuoto che corre su un campo di calcio senza meta.
Ogni campione portato a Madrid ha avuto, infatti, un senso e una collocazione in campo e nella storia.
Mmm non so. Un certo Ricardo Dos Santos Leite fu proprio solo uno sfizio da sceicco. Un soprammobile preso solo per far vedere a tutti gli altri che potevi.
(edited)
Mmm non so. Un certo Ricardo Dos Santos Leite fu proprio solo uno sfizio da sceicco. Un soprammobile preso solo per far vedere a tutti gli altri che potevi.
(edited)
Beh, capita... capitò anche al Milan berlusconiano di acquistare per acquistare ma restano eccezioni perché la storia del club (che significa pure i tifosi, il nome e il prestigio da salvaguardare ecc.) ti richiama all'ordine e alle cose serie fatte per vincere.
Nel caso del PSG si sente qualcosa di diverso; un'idea di calcio aliena.
Il City, che pure non ha una grandissima storia alle spalle, ha comunque quell'identità che hanno pure i club più scalcinati d'Inghilterra. E arrivati i soldi sono stati usati con competenza calcistica.
Non amo nemmeno il doping del City e mi piace quando perde ma è una cosa diversa rispetto al PSG.
Sempre rigorosamente imho
(edited)
Nel caso del PSG si sente qualcosa di diverso; un'idea di calcio aliena.
Il City, che pure non ha una grandissima storia alle spalle, ha comunque quell'identità che hanno pure i club più scalcinati d'Inghilterra. E arrivati i soldi sono stati usati con competenza calcistica.
Non amo nemmeno il doping del City e mi piace quando perde ma è una cosa diversa rispetto al PSG.
Sempre rigorosamente imho
(edited)
Sono d'accordo a metà, anzi... a 3/4
Real e Barça per me sono la prova che quando i soldi arrivano, si può cadere nella tentazione di annacquare la propria identità. Vero che hanno puntato a fare di giocatori forti una squadra, ma questo non sempre è riuscito... spesso proprio nelle stagioni di spese pazze.
Ricordo per esempio il Capello bis. Quelle gran feste con champagne, uva e squillo di lusso portano sempre grandi incognite. Non metto il primo Elliot perché era proprio un ricostruire da zero, quindi si è poi fatto schifino da ricchi invece che far schifo da poveri. E l'identità, che non c'era in nessuno dei due stadi, quantomeno è stata sostituita dall'entusiasmo travolgente dei tifosi.
Il discorso sul PSG con me è come sfondare l'Arco della pace: non è una società di calcio, è semplicemente l'unico tramite che permette "calcisticamente" di monetizzare Parigi, Tour Eiffel e una piazza potenzialmente vastissima di "tifosi digitali". Le partite sono quasi un intermezzo tra un evento e l'altro del circo.
(edited)
Real e Barça per me sono la prova che quando i soldi arrivano, si può cadere nella tentazione di annacquare la propria identità. Vero che hanno puntato a fare di giocatori forti una squadra, ma questo non sempre è riuscito... spesso proprio nelle stagioni di spese pazze.
Ricordo per esempio il Capello bis. Quelle gran feste con champagne, uva e squillo di lusso portano sempre grandi incognite. Non metto il primo Elliot perché era proprio un ricostruire da zero, quindi si è poi fatto schifino da ricchi invece che far schifo da poveri. E l'identità, che non c'era in nessuno dei due stadi, quantomeno è stata sostituita dall'entusiasmo travolgente dei tifosi.
Il discorso sul PSG con me è come sfondare l'Arco della pace: non è una società di calcio, è semplicemente l'unico tramite che permette "calcisticamente" di monetizzare Parigi, Tour Eiffel e una piazza potenzialmente vastissima di "tifosi digitali". Le partite sono quasi un intermezzo tra un evento e l'altro del circo.
(edited)
Concludendo, Eric Cantona:
Amo ancora il calcio. Ma ci sono alcuni abusi che mi piacciono di meno. Se diventassi presidente, ma non accadrà, sarebbe di un club un po’ rock’n’roll, che avrebbe conservato la sua anima. Alcuni l’hanno persa. Come l’Arsenal, che ha lasciato lo stadio di Highbury per un altro, sponsorizzato, più grande, da 80.000 posti. Questo posto era comunque ricco di storia! E i tifosi sono nostalgici. Riesci a immaginare il Manchester United fuori dall’Old Trafford? Liverpool fuori Anfield Road?.
Cosa ne pensi del calcio francese?
Il calcio francese non ha storia. È l’unico paese al mondo in cui la stessa città non ospita due squadre. Quindi sì, ci sono persone che amano il calcio, ci sono veri tifosi, ma non abbastanza per avere due club in una città. E sarò anche un vecchio coglione, ma preferisco sostenere il calcio che ha un’anima, che ha qualcosa che mi tocca. Dalla parte di Parigi, preferirei andare a vedere la Stella Rossa, a Saint-Ouen, piuttosto che il Psg
Amo ancora il calcio. Ma ci sono alcuni abusi che mi piacciono di meno. Se diventassi presidente, ma non accadrà, sarebbe di un club un po’ rock’n’roll, che avrebbe conservato la sua anima. Alcuni l’hanno persa. Come l’Arsenal, che ha lasciato lo stadio di Highbury per un altro, sponsorizzato, più grande, da 80.000 posti. Questo posto era comunque ricco di storia! E i tifosi sono nostalgici. Riesci a immaginare il Manchester United fuori dall’Old Trafford? Liverpool fuori Anfield Road?.
Cosa ne pensi del calcio francese?
Il calcio francese non ha storia. È l’unico paese al mondo in cui la stessa città non ospita due squadre. Quindi sì, ci sono persone che amano il calcio, ci sono veri tifosi, ma non abbastanza per avere due club in una città. E sarò anche un vecchio coglione, ma preferisco sostenere il calcio che ha un’anima, che ha qualcosa che mi tocca. Dalla parte di Parigi, preferirei andare a vedere la Stella Rossa, a Saint-Ouen, piuttosto che il Psg
Mi sono reso conto solo ora che in una serratissima lotta per non retrocedere i geni della Lega hanno pensato bene di mettere le partite delle squadre interessate in tre momenti diversi della giornata...
Ovviamente prima lo Spezia, non fosse chiaro chi è la designata più gradita a scendere...
Ovviamente prima lo Spezia, non fosse chiaro chi è la designata più gradita a scendere...
E lo Spezia non ha montato un casino internazionale?
Però, aspetta, non è l'ultima giornata
(edited)
Però, aspetta, non è l'ultima giornata
(edited)
Comandano i diritti TV, lo ha precisato marotta o qualcun altro dell'Inter.