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Subject: [Attualità]
26 Marzo 2026
A saperlo prima
Di Marco Travaglio
Ma quindi il referendum non era per staccare i pm dai giudici, ma per incollare per sempre Santanchè, Delmastro e Bartolozzi alle rispettive poltrone? No, perché a saperlo prima non avremmo faticato tanto a spiegarlo e il No avrebbe vinto non col 53,7%, ma almeno col 90. Bastava scriverlo sulla scheda: "Volete essere rappresentati a vita da quei tre?". Sarebbe finita ancora meglio di dieci anni fa quando Renzi, pensando di minacciarci, ridusse la sua schiforma all'osso: "Volete che resti o che lasci la politica per sempre?". E trascinò alle urne anche i malati in coma, che si ridestarono per non perdere l'occasione. Ora però chi ha votato No perché aveva capito tutto, ma anche chi ha votato Sì perché non aveva capito nulla, inizierà a cogliere lo scampato pericolo. Se il No scaraventa fuori dal governo i tre impresentabili più impresentabili nel giro di 24 ore, con gravi danni per l'avanspettacolo, se ne deduce che il Sì li avrebbe lasciati tutti lì, col monumento equestre, l'aureola del martirio e la causa di beatificazione. Che poi il grande Nordio l'aveva pure detto e ridetto: ora noi salviamo i nostri, poi il centrosinistra salverà i suoi.
Oggi, se avesse vinto il Sì, lo scandalo non sarebbe il sottosegretario alla Giustizia in società coi prestanome dei Senese, ma la "manina" del Fatto che ha alzato il velo sulla Bisteccheria d'Italia dei fratelli d'Italia e del mafioso d'Italia. Lo scandalo non sarebbe la giudice-capogabinetto della Giustizia, indagata per aver mentito ai colleghi su Almasri, che definisce la magistratura "plotone d'esecuzione da togliere di mezzo", ma chi le chiede di sloggiare. Lo scandalo non sarebbe una ministra con quattro processi (due per bancarotta, uno per falso in bilancio, uno per truffa allo Stato, peraltro noti da due anni e del tutto incolpevole sul referendum), ma la "manina" che rivelò i suoi magheggi e maneggi. Che poi è la stessa che fece dimettere Sgarbi perché prendeva soldi da privati per eventi da sottosegretario già pagato dallo Stato: sempre il Fatto. Invece oggi, grazie al No, la Meloni dice cose che abbiamo sempre detto noi. E i giornali di destra sembrano il Fatto. Fino a ieri confondevano la "disciplina e onore" imposti dall'art. 54 della Costituzione col "giustizialismo" e si facevano i gargarismi col "garantismo" e la "presunzione di innocenza fino a condanna definitiva" (ma anche dopo). Ora esaltano Giorgia neogiustizialista e attaccano la Pitonessa per non essersi dimessa proprio subito subito. Cerno: "Meloni reloaded", "Rivoluzione Giorgia" (Giornale). Sechi: "La motosega di Giorgia" (Libero). Belpietro: "La Meloni fa piazza pulita" (Verità). Speriamo che non scoprano il vero colpevole della disfatta, sennò ci portano via pure Carletto Mezzolitro.
A saperlo prima
Di Marco Travaglio
Ma quindi il referendum non era per staccare i pm dai giudici, ma per incollare per sempre Santanchè, Delmastro e Bartolozzi alle rispettive poltrone? No, perché a saperlo prima non avremmo faticato tanto a spiegarlo e il No avrebbe vinto non col 53,7%, ma almeno col 90. Bastava scriverlo sulla scheda: "Volete essere rappresentati a vita da quei tre?". Sarebbe finita ancora meglio di dieci anni fa quando Renzi, pensando di minacciarci, ridusse la sua schiforma all'osso: "Volete che resti o che lasci la politica per sempre?". E trascinò alle urne anche i malati in coma, che si ridestarono per non perdere l'occasione. Ora però chi ha votato No perché aveva capito tutto, ma anche chi ha votato Sì perché non aveva capito nulla, inizierà a cogliere lo scampato pericolo. Se il No scaraventa fuori dal governo i tre impresentabili più impresentabili nel giro di 24 ore, con gravi danni per l'avanspettacolo, se ne deduce che il Sì li avrebbe lasciati tutti lì, col monumento equestre, l'aureola del martirio e la causa di beatificazione. Che poi il grande Nordio l'aveva pure detto e ridetto: ora noi salviamo i nostri, poi il centrosinistra salverà i suoi.
Oggi, se avesse vinto il Sì, lo scandalo non sarebbe il sottosegretario alla Giustizia in società coi prestanome dei Senese, ma la "manina" del Fatto che ha alzato il velo sulla Bisteccheria d'Italia dei fratelli d'Italia e del mafioso d'Italia. Lo scandalo non sarebbe la giudice-capogabinetto della Giustizia, indagata per aver mentito ai colleghi su Almasri, che definisce la magistratura "plotone d'esecuzione da togliere di mezzo", ma chi le chiede di sloggiare. Lo scandalo non sarebbe una ministra con quattro processi (due per bancarotta, uno per falso in bilancio, uno per truffa allo Stato, peraltro noti da due anni e del tutto incolpevole sul referendum), ma la "manina" che rivelò i suoi magheggi e maneggi. Che poi è la stessa che fece dimettere Sgarbi perché prendeva soldi da privati per eventi da sottosegretario già pagato dallo Stato: sempre il Fatto. Invece oggi, grazie al No, la Meloni dice cose che abbiamo sempre detto noi. E i giornali di destra sembrano il Fatto. Fino a ieri confondevano la "disciplina e onore" imposti dall'art. 54 della Costituzione col "giustizialismo" e si facevano i gargarismi col "garantismo" e la "presunzione di innocenza fino a condanna definitiva" (ma anche dopo). Ora esaltano Giorgia neogiustizialista e attaccano la Pitonessa per non essersi dimessa proprio subito subito. Cerno: "Meloni reloaded", "Rivoluzione Giorgia" (Giornale). Sechi: "La motosega di Giorgia" (Libero). Belpietro: "La Meloni fa piazza pulita" (Verità). Speriamo che non scoprano il vero colpevole della disfatta, sennò ci portano via pure Carletto Mezzolitro.
Si dimette il capogruppo al senato di Forza Italia, Maurizio Gasparri. La decisione - a quanto si apprende da fonti parlamentari azzurre - verrà formalizzata oggi nel corso di una riunione dei senatori forzisti che si terrà alle 16.30. All'ordine del giorno della convocazione, infatti, si legge: "Dimissioni Presidente del Gruppo; Elezione nuovo Presidente del Gruppo". La decisione arriva dopo la lettera firmata da 14 senatori su 20 di FI che chiedevano di fatto la sostituzione di Gasparri, tra questi anche due ministri: Elisabetta Casellati e Paolo Zangrillo, mentre non sarebbe ancora arrivata quella di Annamaria Bernini.
Intorno alle 14 arriva la sua versione con una nota: "Ho deciso autonomamente di lasciare il mio incarico da capogruppo di Forza Italia al Senato. Chi ha un lungo percorso basato sulla solidità e il senso del dovere e non solo sull'incarico che svolge, sa come gestire tempi e modalità in momenti complessi. Avanti con coerenza e guardando al futuro".
Stefania Craxi nuova capogruppo di Fi al Senato
Nel pomeriggio alle 16.30 è stata convocata una riunione dei senatori azzurri e all'ordine del giorno ci sarà la questione e la scelta del successore. Come anticipato ufficialmente anche da Tajani, sarà la senatrice Stefania Craxi a sostituire Gasparri come capogruppo in Senato. Si tratta di un nome gradito ai figli del fondatore del partito Silvio Berlusconi: Marina e Pier Silvio, che da tempo invocano un rinnovamento a partire proprio dai capigruppo.
Ricordiamo che la riforma costituzionale della Giustizia, bocciata con il referendum del 22 e 23 marzo, è stata una bandiera di Forza Italia. La sconfitta brucia particolarmente nel partito del Cavaliere e accelera l'esigenza di cambiamento che da tempo si profilava.
Ps ... decisione autonoma non ce credo manco un pò ... secondo me è lui che ha voluto la Bortolozzi ... e i Berlusconi je l'hanno fatta pagare ... ma questa è una mia speculazione
Intorno alle 14 arriva la sua versione con una nota: "Ho deciso autonomamente di lasciare il mio incarico da capogruppo di Forza Italia al Senato. Chi ha un lungo percorso basato sulla solidità e il senso del dovere e non solo sull'incarico che svolge, sa come gestire tempi e modalità in momenti complessi. Avanti con coerenza e guardando al futuro".
Stefania Craxi nuova capogruppo di Fi al Senato
Nel pomeriggio alle 16.30 è stata convocata una riunione dei senatori azzurri e all'ordine del giorno ci sarà la questione e la scelta del successore. Come anticipato ufficialmente anche da Tajani, sarà la senatrice Stefania Craxi a sostituire Gasparri come capogruppo in Senato. Si tratta di un nome gradito ai figli del fondatore del partito Silvio Berlusconi: Marina e Pier Silvio, che da tempo invocano un rinnovamento a partire proprio dai capigruppo.
Ricordiamo che la riforma costituzionale della Giustizia, bocciata con il referendum del 22 e 23 marzo, è stata una bandiera di Forza Italia. La sconfitta brucia particolarmente nel partito del Cavaliere e accelera l'esigenza di cambiamento che da tempo si profilava.
Ps ... decisione autonoma non ce credo manco un pò ... secondo me è lui che ha voluto la Bortolozzi ... e i Berlusconi je l'hanno fatta pagare ... ma questa è una mia speculazione
La Bortolozzi è una di fiducia di Nordio (il suo capo gabinetto se lo sceglie lui ovviamente)
Gasparri è stato sfiduciato dai parlamentari di FI, stufi e arcistufi.
Gasparri è stato sfiduciato dai parlamentari di FI, stufi e arcistufi.
Ps ... decisione autonoma non ce credo manco un pò ... secondo me è lui che ha voluto la Bortolozzi ... e i Berlusconi je l'hanno fatta pagare ... ma questa è una mia speculazione
Del Mastro ( condannato in primo grado per rivelazioni di segreto d'ufficio nel 2025) Bortolazzi, Santanchè ( guai con la giustizia da un paio di anni )fino a Gasparri non sono state certo dimissioni o scelte autonome ma imposte alla luce del risultato del referendum di cui nessuno si è preso la paternità . L'unico che si è assunto la responsabilità politica della sconfitta nel referendum è il ministro della giustizia Nordio, che però non si è dimesso...roba da ridere se non fosse una cosa seria.
Del Mastro ( condannato in primo grado per rivelazioni di segreto d'ufficio nel 2025) Bortolazzi, Santanchè ( guai con la giustizia da un paio di anni )fino a Gasparri non sono state certo dimissioni o scelte autonome ma imposte alla luce del risultato del referendum di cui nessuno si è preso la paternità . L'unico che si è assunto la responsabilità politica della sconfitta nel referendum è il ministro della giustizia Nordio, che però non si è dimesso...roba da ridere se non fosse una cosa seria.