Azərbaycan dili Bahasa Indonesia Bosanski Català Čeština Dansk Deutsch Eesti English Español Français Galego Hrvatski Italiano Latviešu Lietuvių Magyar Malti Mакедонски Nederlands Norsk Polski Português Português BR Românã Slovenčina Srpski Suomi Svenska Tiếng Việt Türkçe Ελληνικά Български Русский Українська Հայերեն ქართული ენა 中文
Subpage under development, new version coming soon!

Subject: Venezuela

2026-01-07 16:21:13
Intanto, nel nord dell'Atlantico è stato infine abbordata dagli americani la nave russa fuggitiva... in zona pare siano presenti un sottomarino russo e diversi aerei antisommergibile americani.

Se ne parlava qui
2026-01-07 16:33:10
Io non faccio grande distinzione tra democratici e repubblicani quando si tratta degli interessi americani . Insomma divisi si ma fino ad un certo punto, guerre, rapimenti, invasioni, colpi di stato fanno parte della loro politica estera da sempre.
Che poi ci sia di mezzo anche il petrolio ok, però quello non è un ritorno economico a breve termine.

Di sicuro il petrolio è il primo della lista, sul suo aereo non ha parlato di altro, solo di petrolio, non di traffico di stupefacenti, non di profughi, non di esuli, ma di petrolio.
Non so quanto tempo ma non credo abbiano fatto tutto questo per aspettare degli anni...

Qualsiasi siano i problemi causati non credo che bombardare una capitale, sequestrare un dittatore ( così non ci sono confusioni) sia una risposta accettabile, anche perché potrebbe fare la stessa cosa con il Messico, la Colombia che notoriamente sono nazioni ad alto tasso di narcotraffico ma che non sono dittature, almeno fino ad oggi. Il punto è che ci sarebbero delle regole internazionali da rispettare. Invece sta prevalendo la regola del siccome posso lo faccio e sotto questo punto di vista trovare un motivo per fare qualcosa che puoi/vuoi fare è abbastanza facile, sia vero o meno.

E' come se noi ci mettessimo a bombardare tutti i paesi che ci creano problemi con l'immigrazione.
(edited)
2026-01-07 16:38:23
Tu che di che colore li vuoi carri armanti ? Io quasi quasi prendo i gialli....
2026-01-07 17:04:31
Io se possibile prendevo i verdi... tifavo già Celtics senza saperlo; almeno, non credo c'entrasse nulla l'Avellino
2026-01-07 17:34:34
Se ne parlava qui

Andate a 12:00, è meglio di Zelig
2026-01-07 17:59:29
Ok, Troy ti diamo i Viola e non ne parliamo più! :P
2026-01-07 18:26:09
No ma ragazzi, io a un certo punto non riesco più a trovare sinonimi... siamo circondati da content creator totalmente dissociati, questo (devo dire bravo nel descrivere armamenti e tecnologie) fa dei resoconti che non appartengono a questa dimensione fisica.

Ve lo dico che la sindrome del soldato giapponese è ormai un'epidemia, gente straconvinta di cose che esistono solo nella loro fantasia.
2026-01-07 18:27:29
ps: ovviamente nei commenti non si contano gli "slava ukraini!" e bandierine che sono da sempre una perfetta autocertificazione di difficoltà cognitive
(edited)
2026-01-07 18:39:23
Ormai è impossibile non trovare commenti di gente che non capisce quello che vede, legge, sente, ma che comunque deve per forza dire la sua.

Resoconti...in base alle localizzazioni se non ho capito male, che onestamente non so quanto possano essere attendibili.

Comunque mi sembra che riporti quello che riportano i media da noi, stiamo vincendo! ;D
2026-01-07 18:39:53
questo (devo dire bravo nel descrivere armamenti e tecnologie)

Ma secondo te perché l'ho postato? C'era anche un link relativo a una questione specifica e invece niente: addirittura suggerisci di saltare la ragione del link per andare direttamente al 12:00.
Io boh
2026-01-07 18:48:27
ps: ovviamente nei commenti non si contano gli "slava ukraini!" e bandierine che sono da sempre una perfetta autocertificazione di difficoltà cognitive

Hahaha, lol, ma hai appena postato uno come Orsini che ha i suoi fans equivalenti e contrari e non ti viene il dubbio che sei nella stessa barca?
Trovamene uno, Travaglio compreso, che si esprima sulla faccenda e che non sia "di parte"... Ma di parte com'è ovvio che sia in quanto su ogni cosa si prende posizione. Ed essendo di parte, compresi tu ed io, pur ammettendo che ci si sforzi di non farlo, si finisce sempre per fare propaganda in qualche misura.
Sul fatto che poi si giudichi chi è di parte avversa alla propria necessariamente in malafede lì entra in gioco la psicologia e il carattere suppongo.
(edited)
2026-01-07 19:02:54
Le ragioni vanno ascoltate però il tenore dei commenti, in generale sui social, fa cascare le braccia ovunque, su questo mi sento di essere d'accordo con Troy. Non si va per ascoltare ma per offendere o esaltare....

Siamo oltre la parte...
2026-01-07 19:08:45
Stai mettendo sullo stesso piano un mostro di competenza (visto che ha previsto tutto prima, e si riferisce a situazioni reali e non "supposte tali") e coraggio come Orsini con un cretinetti che su Youtube straparla noiosamente di mondi che esistono solo nella sua testa.

Non aggiungo altro, prima o poi sono convinto che scatterà il ritorno al mondo reale per lui e altri.
2026-01-07 19:09:02
La tempistica è del tutto casuale, perché il piano era in discussione da mesi. Ma di certo colpisce che l’Ocse abbia annunciato l’atteso via libera all’accordo che concretizza l’esenzione delle multinazionali statunitensi dalla tassa minima globale del 15% lunedì 5 gennaio, subito dopo l’incredibile fine settimana del blitz delle forze Usa in Venezuela e dell’ufficializzazione delle mire dell’amministrazione Trump sulla Groenlandia. L’organizzazione parigina ha cercato di presentarlo come un successo: il segretario generale Mathias Cormann – ex ministro delle Finanze australiano di area conservatrice il cui mandato la scorsa estate è stato rinnovato per altri cinque anni con il sostegno di Washington – ha parlato di “decisione storica nella cooperazione fiscale internazionale” sostenendo che “rafforza la certezza del diritto, riduce la complessità e tutela le basi imponibili”. Per l’economista Gabriel Zucman, direttore dell’Eu Tax Observatory, si tratta al contrario di una “resa patetica“, che dimostra come “i nostri leader non abbiano alcun impegno nei confronti del principio di una tassa minima comune” e “preferiscano giocare al gioco di Trump e piegarsi agli interessi dei grandi capitali, di cui lui è un difensore così efficace”.

Fine del sogno di limitare l’elusione fiscale dei big

L’intesa di compromesso sulla global minimum tax raggiunta a livello Ocse nel 2021, ha ricordato Zucman su X, al netto dell’aliquota estremamente bassa aveva alimentato la speranza che si potesse limitare la corsa al ribasso nella tassazione delle grandi imprese e “mettere fine all’elusione fiscale delle multinazionali, grazie alla quale ogni anno 1.000 miliardi di dollari di profitti vengono spostati nei paradisi fiscali“. Fin dall’inizio il sistema era stato progettato per funzionare anche nel caso alcuni Paesi avessero deciso di non aderire o non recepire la tassa, come nel caso degli Usa: gli Stati aderenti ne avrebbero comunque garantito l’applicazione recuperando l’imposta mancante grazie alla cosiddetta Undertaxed Profits Rule.

Prendiamo una multinazionale americana soggetta a un’aliquota fiscale effettiva del 10% e con filiali in Francia, Germania e Giappone: Parigi, Berlino e Tokyo avrebbero potuto tassare ognuno una parte dei suoi profitti, in proporzione all’effettiva presenza economica del gruppo nel Paese, fino a portare l’aliquota globale effettiva al 15%. Ora quell’opzione scompare dal tavolo, come da promessa degli altri leader del G7 a Trump durante il summit canadese del giugno scorso. Tra loro anche Giorgia Meloni, che dall’opposizione ha sempre attaccato i governi colpevoli di non tassare abbastanza i “giganti del web“. Arrivata a Palazzo Chigi ha evidentemente cambiato idea, complici le minacce dell’amico Donald che era arrivato a ventilare una “revenge tax” con cui punire cittadini, aziende ed enti governativi di Stati rei di danneggiare le multinazionali statunitensi.

L’esenzione permanente concessa a Trump

L’impegno politico preso dal G7 richiedeva una formalizzazione con il via libera di tutti i 147 Paesi che avevano partecipato al tavolo negoziale sull’erosione della base imponibile e lo spostamento dei profitti. Dopo sei mesi di negoziati, la prima settimana di gennaio è stata quella decisiva e lunedì è stato appunto annunciato l’accordo su un pacchetto battezzato “side-by-side“, traducibile come “regime parallelo”.

In breve, l’Ocse garantisce un’esenzione permanente dalle regole per la tassazione minima alle multinazionali che abbiano la sede principale in un Paese dotato di un regime di tassazione minima dei profitti domestici e di quelli realizzati all’esterno che garantisca che l’aliquota effettiva globale per i suoi grandi gruppi non scenda sotto il 15%. Gli Usa sono l’unica giurisdizione che ottiene da subito quello status, nonostante la minimum tax interna di Washington sui profitti esteri – la Gilti (Global Intangible Low-Taxed Income), introdotta nel 2017 dalla riforma fiscale della prima presidenza Trump – e la tassa minima del 15% sui profitti prodotti negli Usa – la Camt, Corporate alternative minimum tax – finora non siano state considerate equivalenti alla tassa minima globale, perché rispondono solo a interessi nazionali e le aliquote effettive applicate risultano in molti casi inferiori. L’accordo, insomma, è una palese concessione politica a Trump. E una grande vittoria per Big tech.

Non basta: la seconda parte dell’accordo riguarda il trattamento degli incentivi fiscali. Diversi Paesi, Usa in testa, avevano criticato l’architettura della tassa minima perché penalizzava alcuni sgravi come quelli per la ricerca e sviluppo: riducendo l’imposta pagata, facevano scendere l’aliquota effettiva sotto il 15% e scattare la tassa integrativa. Di fatto, i Paesi che usavano incentivi fiscali per attrarre investimenti rischiavano di vederne neutralizzati i benefici. Ora anche su questo fronte arriva una concessione: entro certi limiti legati all’effettiva presenza produttiva della multinazionale in un Paese, quei crediti di imposta godranno di un trattamento di favore.

Tax Justice Network: “Dite ai cittadini a quanto gettito state rinunciando”

L’impatto sul gettito sarà rilevante, visto che i gruppi Usa producono almeno un terzo dei profitti globali e oltre un terzo di quegli utili è generato dalle controllate estere. Ma cifre precise non ce ne sono. Come ha notato Alex Cobham, numero uno di Tax Justice Network, rete internazionale che da anni analizza l’elusione delle imprese e dei super-ricchi, “è significativo che l’Ocse, che ha partorito questo risultato vergognoso, e i membri dell’Ocse non abbiano quantificato l’entità delle perdite fiscali che ne deriveranno”.

Due le possibili spiegazioni: “O non sono disposti a dire ai cittadini contribuenti dei Paesi quanto costa loro l’accordo, o semplicemente non si sono preoccupati di calcolarlo. In entrambi i casi, si tratta di una totale negligenza dei doveri dell’organizzazione”. Di qui la provocazione dell’economista: “Ogni governo che oggi si inginocchia davanti a Trump deve rispondere alla domanda: a quanto gettito fiscale vi hanno costretto a rinunciare?”.

A questa “preoccupante sottomissione della sovranità statale“, conclude Cobham, fanno per fortuna da contraltare i progressi fatti in sede Onu durante l’ultimo ciclo di negoziati per una convenzione quadro per riformare il sistema fiscale globale promossa dal Sud del mondo. “I colloqui di novembre hanno chiarito che all’Onu esiste un ampio sostegno per andare ben oltre quanto l’Ocse avrebbe mai potuto fare in questo campo. La poca opposizione rimasta proveniva principalmente dai Paesi Ocse che oggi hanno rinunciato ai loro diritti fiscali a favore di Trump”.
2026-01-07 23:12:11
Qualsiasi siano i problemi causati non credo che bombardare una capitale, sequestrare un dittatore ( così non ci sono confusioni) sia una risposta accettabile, anche perché potrebbe fare la stessa cosa con il Messico, la Colombia che notoriamente sono nazioni ad alto tasso di narcotraffico ma che non sono dittature, almeno fino ad oggi. Il punto è che ci sarebbero delle regole internazionali da rispettare. Invece sta prevalendo la regola del siccome posso lo faccio e sotto questo punto di vista trovare un motivo per fare qualcosa che puoi/vuoi fare è abbastanza facile, sia vero o meno.

Se fosse solo per il narcotraffico non avrebbe senso la grazia che ha dato all'ex presidente dell'Honduras condannato a 45 anni per droga; grazia data solo per calcoli elettorali per sostenere il partito conservatore:
https://www.ilpost.it/2025/12/04/trump-grazia-hernandez-honduras/

Alla fine ci sono sempre due pesi per due misure, si giustifica l'amico e si condanna l'oppositore, come ha fatto Landini e mille altri prima di loro.

Tornando al Venezuela adesso abbiamo un dittatore in meno ma questo aprirà ad una inevitabile fase di guerra civile sperando di avere un governo democratico prima possibile che dovrà trattare con Trump.
2026-01-08 15:14:07
Mio cuggino, mio cuggino...

Ma quale mio cugino, ci sono riprese televisive di tutti queti posti.

Attenersi ai fatti. Poi possiamo essere favorevoli o contrari a quello che é successo, ma i venezuelani esuli hanno festeggiato in tutto il mondio, ti piaccia o no.