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Subject: Articolo/i interessante/i...
Dieko [del] to
All
Vorrei aprire un thread in cui postare quelli che riteniamo articoli interessanti da conservare a futura e imperitura memoria. Che ne dite?
Eccone uno di Travaglio, che sta diventando sempre più un mio idolo ogni giorno che passa..
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venerdì, 06 ottobre 2006
Furbetti & Furboni
di Marco Travaglio - L'Unità - 05 Ottobre 2006
Il ministro della Giustizia Clemente Mastella sostiene da tempo che non si può cancellare con un tratto di penna, come peraltro l'Unione aveva promesso, la controriforma Castelli dell'ordinamento giudiziario, perché al Senato la maggioranza non è autosufficiente e deve cercare il consenso della Cdl. Così ha avviato trattative con alcune preclare figure del centrodestra, fra le quali il senatore Schifani. Risultato: la Castelli verrà solo emendata in alcuni punti (come la separazione della carriere), mentre resterà o andrà in vigore in altri (fra i quali l'orrenda gerarchizzazione delle Procure, contro cui l'Anm sta per scioperare). L'altroieri s'è votato e, a causa dell'astensione di tre dipietristi, contrari all'inciucio col centrodestra, il governo è andato sotto. Domanda: ma se bastano tre astenuti per andare sotto, a che è servito il compromesso con l'opposizione, visto che la maggioranza non s'è allargata nemmeno di un'unità? Per andare allo scontro col centrodestra, tanto valeva andarci con un'abrogazione totale della Castelli, anziché cedere su molti (troppi) punti che, alla conta, non hanno portato nemmeno un voto in più. L'impressione è che qualcuno faccia il furbo, e fare i furbi alle spalle degli elettori non è una bella cosa.
Seconda furbata. Com'era ampiamente prevedibile, anche Luigi Chiatti, il cosiddetto mostro di Foligno, condannato a 30 anni per gli omicidi di Simone Allegretti (4 anni) e di Lorenzo Paolucci (13 anni), beneficerà dell'indulto, cioè uscirà di prigione tre anni prima e godrà in anticipo dei benefici della legge Gozzini. L'indulto varato a fine luglio dall'Unione meno Di Pietro più Forza Italia e Udc, infatti, comprende tutti gli omicidi commessi prima del maggio 2006. Ma, com'era ampiamente prevedibile, chi l'ha votato tenta di scaricarne le conseguenze sui magistrati. E' il caso delle ineffabili onorevoli Erminia Mazzoni (Udc) e Maria Burani Procaccini (FI), sdegnate contro i magistrati che, applicando la legge dell'indulto approvata con i voti determinanti dell'Udc e di FI, ha concesso lo sconto di pena a Chiatti. La Mazzoni si dice “sconcertata”. Par di sognare: questa brava donna prima vota uno sconto di pena di 3 anni per gli omicidi, poi chiede pene più alte per gli omicidi. La Burani Procaccini, in quanto Burani, ha votato l'indulto, e ora in quanto Procaccini definisce “vergognosa e schifosa” la decisione dei giudici, frutto di una legge che i giudici non hanno votato, ma lei sì. Notevole anche il capogruppo dell'Udeur in commissione Giustizia Gino Capotosti, che trova “di dubbio gusto sottoporre i parenti delle vittime a una nuova, gratuita sofferenza”: l'Udeur è il partito del ministro della Giustizia che non solo ha votato, ma ha sponsorizzato l'indulto, infischiandosi delle vittime dei beneficiari. Non si può nemmeno dire “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”, perché qui chi piange non ha causato il male, e chi ha causato il male fa il furbo accusando i giudici che non c'entrano nulla.
A questo proposito, ieri Susanna Ripamonti ha riportato le giustificazioni fornite dai membri della giunta per le elezioni della Camera, che dal mese di maggio mena il can per l'aia sulla sentenza che dichiara interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, e dunque decaduto dal seggio di deputato, il cosiddetto onorevole Cesare Previti, condannato definitivamente a 6 anni per corruzione giudiziaria, arrestato in giugno, trasferito dopo 5 giorni ai domiciliari e prossimamente libero e bello grazie all'indulto. Pare che il presidente dell'insigne consesso, il forzista Bruno, e il responsabile delle incompatibilità, l'ulivista Burchiellaro, sostengano di non poter cacciare l'abusivo perché la Cassazione non ha ancora depositato le motivazioni, e che il presidente Fausto Bertinotti abbia sollecitato la Corte a spicciarsi. Purtroppo l'argomentazione non sta in piedi: le sentenze della Cassazione sono immediatamente esecutive fin dal deposito del dispositivo, tant'è che il condannato a pene superiori a 3 anni viene arrestato subito dopo e attende in carcere le motivazioni. Lo stesso vale per le pene accessorie, come l'interdizione dai pubblici uffici. Se lorsignori non hanno il coraggio di mettere Previti alla porta, lo dicano chiaramente. Ma non facciano i furbi con scuse ridicole. Come si dice a Napoli, accà nisciuno è fesso.
Eccone uno di Travaglio, che sta diventando sempre più un mio idolo ogni giorno che passa..
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venerdì, 06 ottobre 2006
Furbetti & Furboni
di Marco Travaglio - L'Unità - 05 Ottobre 2006
Il ministro della Giustizia Clemente Mastella sostiene da tempo che non si può cancellare con un tratto di penna, come peraltro l'Unione aveva promesso, la controriforma Castelli dell'ordinamento giudiziario, perché al Senato la maggioranza non è autosufficiente e deve cercare il consenso della Cdl. Così ha avviato trattative con alcune preclare figure del centrodestra, fra le quali il senatore Schifani. Risultato: la Castelli verrà solo emendata in alcuni punti (come la separazione della carriere), mentre resterà o andrà in vigore in altri (fra i quali l'orrenda gerarchizzazione delle Procure, contro cui l'Anm sta per scioperare). L'altroieri s'è votato e, a causa dell'astensione di tre dipietristi, contrari all'inciucio col centrodestra, il governo è andato sotto. Domanda: ma se bastano tre astenuti per andare sotto, a che è servito il compromesso con l'opposizione, visto che la maggioranza non s'è allargata nemmeno di un'unità? Per andare allo scontro col centrodestra, tanto valeva andarci con un'abrogazione totale della Castelli, anziché cedere su molti (troppi) punti che, alla conta, non hanno portato nemmeno un voto in più. L'impressione è che qualcuno faccia il furbo, e fare i furbi alle spalle degli elettori non è una bella cosa.
Seconda furbata. Com'era ampiamente prevedibile, anche Luigi Chiatti, il cosiddetto mostro di Foligno, condannato a 30 anni per gli omicidi di Simone Allegretti (4 anni) e di Lorenzo Paolucci (13 anni), beneficerà dell'indulto, cioè uscirà di prigione tre anni prima e godrà in anticipo dei benefici della legge Gozzini. L'indulto varato a fine luglio dall'Unione meno Di Pietro più Forza Italia e Udc, infatti, comprende tutti gli omicidi commessi prima del maggio 2006. Ma, com'era ampiamente prevedibile, chi l'ha votato tenta di scaricarne le conseguenze sui magistrati. E' il caso delle ineffabili onorevoli Erminia Mazzoni (Udc) e Maria Burani Procaccini (FI), sdegnate contro i magistrati che, applicando la legge dell'indulto approvata con i voti determinanti dell'Udc e di FI, ha concesso lo sconto di pena a Chiatti. La Mazzoni si dice “sconcertata”. Par di sognare: questa brava donna prima vota uno sconto di pena di 3 anni per gli omicidi, poi chiede pene più alte per gli omicidi. La Burani Procaccini, in quanto Burani, ha votato l'indulto, e ora in quanto Procaccini definisce “vergognosa e schifosa” la decisione dei giudici, frutto di una legge che i giudici non hanno votato, ma lei sì. Notevole anche il capogruppo dell'Udeur in commissione Giustizia Gino Capotosti, che trova “di dubbio gusto sottoporre i parenti delle vittime a una nuova, gratuita sofferenza”: l'Udeur è il partito del ministro della Giustizia che non solo ha votato, ma ha sponsorizzato l'indulto, infischiandosi delle vittime dei beneficiari. Non si può nemmeno dire “chi è causa del suo mal, pianga se stesso”, perché qui chi piange non ha causato il male, e chi ha causato il male fa il furbo accusando i giudici che non c'entrano nulla.
A questo proposito, ieri Susanna Ripamonti ha riportato le giustificazioni fornite dai membri della giunta per le elezioni della Camera, che dal mese di maggio mena il can per l'aia sulla sentenza che dichiara interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, e dunque decaduto dal seggio di deputato, il cosiddetto onorevole Cesare Previti, condannato definitivamente a 6 anni per corruzione giudiziaria, arrestato in giugno, trasferito dopo 5 giorni ai domiciliari e prossimamente libero e bello grazie all'indulto. Pare che il presidente dell'insigne consesso, il forzista Bruno, e il responsabile delle incompatibilità, l'ulivista Burchiellaro, sostengano di non poter cacciare l'abusivo perché la Cassazione non ha ancora depositato le motivazioni, e che il presidente Fausto Bertinotti abbia sollecitato la Corte a spicciarsi. Purtroppo l'argomentazione non sta in piedi: le sentenze della Cassazione sono immediatamente esecutive fin dal deposito del dispositivo, tant'è che il condannato a pene superiori a 3 anni viene arrestato subito dopo e attende in carcere le motivazioni. Lo stesso vale per le pene accessorie, come l'interdizione dai pubblici uffici. Se lorsignori non hanno il coraggio di mettere Previti alla porta, lo dicano chiaramente. Ma non facciano i furbi con scuse ridicole. Come si dice a Napoli, accà nisciuno è fesso.
Tanto x rimanere in politica:
Caso Foley, parte un'inchiesta parlamentare sui messaggi erotici ai ragazzini
Un'inchiesta interna della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti si aggiungerà a quella dell'Fbi già in corso sul caso Mark Foley. Lo scandalo dei messaggi erotici che il deputato repubblicano ha inviato a suoi aiutanti minorenni rischia infatti di costare caro al partito di Bush. A un mese dal voto per la rielezione di tutti i deputati e di un terzo dei senatori americani, l'argomento sembra monopolizzare la campagna elettorale.
Il presidente della Camera dei rappresentanti Dennis Hastert ha negato di essere a conoscenza dei fatti già da tre anni e per questo ha rifiutato di dimettersi: "Quando un leader si trova in una posizione scomoda e nuoce al partito, ci deve essere un cambiamento. Io stesso sono diventato presidente in un'occasione simile. Ma non penso che sia questo il caso. Perché, come ho già detto, non ho fatto niente di sbagliato".
Una commisione etica della Camera indagherà per capire chi, pur sapendo delle avances sui ragazzi, non fece nulla per impedirle. "Qualcosa è andato davvero storto e la cosa ci preoccupa profondamente", dice il democratico Howard Berman, che fa parte del comitato.
Il presidente George Bush ha duramente criticato il deputato Mark Foley che, dimessosi una settimana fa, è ora in cura per alcolismo. Il capo della camera dei rappresentanti si è impegnato a rivedere il sistema degli aiutanti minorenni una tradizione al Campidoglio da 180 anni.
fonte: euronews.com
Caso Foley, parte un'inchiesta parlamentare sui messaggi erotici ai ragazzini
Un'inchiesta interna della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti si aggiungerà a quella dell'Fbi già in corso sul caso Mark Foley. Lo scandalo dei messaggi erotici che il deputato repubblicano ha inviato a suoi aiutanti minorenni rischia infatti di costare caro al partito di Bush. A un mese dal voto per la rielezione di tutti i deputati e di un terzo dei senatori americani, l'argomento sembra monopolizzare la campagna elettorale.
Il presidente della Camera dei rappresentanti Dennis Hastert ha negato di essere a conoscenza dei fatti già da tre anni e per questo ha rifiutato di dimettersi: "Quando un leader si trova in una posizione scomoda e nuoce al partito, ci deve essere un cambiamento. Io stesso sono diventato presidente in un'occasione simile. Ma non penso che sia questo il caso. Perché, come ho già detto, non ho fatto niente di sbagliato".
Una commisione etica della Camera indagherà per capire chi, pur sapendo delle avances sui ragazzi, non fece nulla per impedirle. "Qualcosa è andato davvero storto e la cosa ci preoccupa profondamente", dice il democratico Howard Berman, che fa parte del comitato.
Il presidente George Bush ha duramente criticato il deputato Mark Foley che, dimessosi una settimana fa, è ora in cura per alcolismo. Il capo della camera dei rappresentanti si è impegnato a rivedere il sistema degli aiutanti minorenni una tradizione al Campidoglio da 180 anni.
fonte: euronews.com
Ragazzi, leggetevi per benino le citazioni della sentenza di primo grado verso Dell'Utri riportati in questo articolo di Travaglio.
Sono choccanti: non tanto per il contenuto che molti di voi danno già per appurato, ma perché mettono in evidenza dati reali.
http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search¤tArticle=C79LT
Sono choccanti: non tanto per il contenuto che molti di voi danno già per appurato, ma perché mettono in evidenza dati reali.
http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search¤tArticle=C79LT
akiro [del] to
algir
The ‘Busy’ Trap By TIM KREIDER
purtroppo non ho trovato la traduzione in italiano pubblicata su Internazionale con il titolo "Ho da fare"
ps. poi alla fine l'ho trovata :D
(edited)
purtroppo non ho trovato la traduzione in italiano pubblicata su Internazionale con il titolo "Ho da fare"
ps. poi alla fine l'ho trovata :D
(edited)
Altro articolo interessante.
La città d’oro
Nelle basi militari statunitensi in Iraq e in Afghanistan lavorano più di settantamila civili. Reclutati nei paesi poveri da intermediari senza scrupoli, sono ingannati, ricattati e costretti ad accettare stipendi da fame
The invisible army
un commento all'articolo, in italiano.
L’esercito occulto del Pentagono
Come tutti i giorni, anche oggi sei nel tuo negozio e stai tagliando i capelli a una delle tue clienti fisse, una delle poche clienti in realtà. In effetti, lavorare come parrucchiera alle Isole Fiji non ti permette di fare grandi soldi, anzi a stento riesci a garantire tutti i giorni al tuo bambino di mangiare. Ma sognare non costa nulla e così mentre la signora a cui stai tagliando i capelli ti racconta qualcosa in merito alla sorella della sua vicina di casa, tu ti perdi nel sogno di cambiare vita e di poter guadagnare abbastanza da poter garantire un futuro al tuo bambino, magari pagandogli una scuola in occidente perché lí sì che si sta bene.
…ABRACADABRA…
Mentre sei lì con le forbici in mano ecco che entrano due signori ben vestiti e con le scarpe lucide che ti offrono 3.800 euro al mese per tagliare i capelli alle ricche signore di Dubai.
Un sogno? No, è reale! Accetti, ovviamente, ed in fretta e furia firmi il contratto, dai un bacio al tuo bambino e a tuo marito promettendo loro che tornerai presto con un bel gruzzoletto da parte.
Nel tuo volo per Dubai ci sono tante altre persone a cui è stata fatta la stessa vantaggiosa proposta, molti, come te, vengono dalle Isole Fiji, altri invece sono Filippini. Anche se questa grande offerta di lavoro ti stupisce un po’, giustifichi i tuoi dubbi con l’esponenziale crescita economica della città d’oro degli Emirati Arabi.
Si atterra a Dubai, che emozione!
No aspetta ma che succede? Cosa vuol dire che non ci fermiamo a Dubai? Cosa c’entra l’Afganistan? L’Iraq? Ma anche lì c’è la guerra! No, io non posso andare lì, ho un bimbo piccolo!
Si riprende l’aereo. Destinazione: basi militari americane in Afganistan e in Iraq. Niente 3.800 euro al mese, ma solo 270. Lavoro 7 giorni su 7 per 12 ore al giorno. Le tue vacanze ci saranno solo dopo la scadenza del contratto: due anni. Niente più ricche signore di Dubai a cui tagliare i capelli, ma solo militari. Uno di loro approfitterà anche di te, violentandoti senza pietà.
Cara Lydia, l’unica cosa che può consolarti è che non sei sola, purtroppo. Sei una delle 70.000 persone impiegate e sfruttate nelle basi militari americane, il cui governo ha subappaltato la gestione dei servizi delle basi fino al punto di perderne totalmente il controllo. La Meridian Services Agency ha ingannato, come te, altre migliaia di persone delle Isole Fiji illudendo loro di poter trovare un futuro migliore, in realtà troveranno solo sfruttamento e stenti. In alcune basi militari il cibo basta a mala pena per la metà delle persone che ci lavorano. Molti sono costretti a dormire per terra perché non ci sono i letti. Ovviamente vietato chiamare i famigliari.
Questa é la storia dell’esercito occulto del Pentagono: cuochi, pettinatrici, estetiste, camerieri di fast food. Tutti al servizio degli americani. Molti di loro, se non tutti, per avere questo lavoro, o meglio quello che gli era stato promesso, pagano fino a 4.000 euro le agenzie come la Meridian Services Agency e questo fa sì che non possano ribellarsi o scappare perché non avrebbero i soldi per ripagare il debito.
Tiziano Terzani nella sua ultima intervista prima di morire di cancro ha detto: “oggi questa puzzona di America fa una politica spaventosa, che riporta la nostra civiltà indietro di centinaia di anni e che ha iniziato un processo di decivilizzazione dell’umanità che pagheremo carissimo!”. Come dargli torto?
Da un’inchiesta di Sarah Stillman, The New Yorker.
Pubblicata anche sul settimanale Internazionale del 3/23 agosto 2012 p. 96 e ss.
newstouch.net
La città d’oro
Nelle basi militari statunitensi in Iraq e in Afghanistan lavorano più di settantamila civili. Reclutati nei paesi poveri da intermediari senza scrupoli, sono ingannati, ricattati e costretti ad accettare stipendi da fame
The invisible army
un commento all'articolo, in italiano.
L’esercito occulto del Pentagono
Come tutti i giorni, anche oggi sei nel tuo negozio e stai tagliando i capelli a una delle tue clienti fisse, una delle poche clienti in realtà. In effetti, lavorare come parrucchiera alle Isole Fiji non ti permette di fare grandi soldi, anzi a stento riesci a garantire tutti i giorni al tuo bambino di mangiare. Ma sognare non costa nulla e così mentre la signora a cui stai tagliando i capelli ti racconta qualcosa in merito alla sorella della sua vicina di casa, tu ti perdi nel sogno di cambiare vita e di poter guadagnare abbastanza da poter garantire un futuro al tuo bambino, magari pagandogli una scuola in occidente perché lí sì che si sta bene.
…ABRACADABRA…
Mentre sei lì con le forbici in mano ecco che entrano due signori ben vestiti e con le scarpe lucide che ti offrono 3.800 euro al mese per tagliare i capelli alle ricche signore di Dubai.
Un sogno? No, è reale! Accetti, ovviamente, ed in fretta e furia firmi il contratto, dai un bacio al tuo bambino e a tuo marito promettendo loro che tornerai presto con un bel gruzzoletto da parte.
Nel tuo volo per Dubai ci sono tante altre persone a cui è stata fatta la stessa vantaggiosa proposta, molti, come te, vengono dalle Isole Fiji, altri invece sono Filippini. Anche se questa grande offerta di lavoro ti stupisce un po’, giustifichi i tuoi dubbi con l’esponenziale crescita economica della città d’oro degli Emirati Arabi.
Si atterra a Dubai, che emozione!
No aspetta ma che succede? Cosa vuol dire che non ci fermiamo a Dubai? Cosa c’entra l’Afganistan? L’Iraq? Ma anche lì c’è la guerra! No, io non posso andare lì, ho un bimbo piccolo!
Si riprende l’aereo. Destinazione: basi militari americane in Afganistan e in Iraq. Niente 3.800 euro al mese, ma solo 270. Lavoro 7 giorni su 7 per 12 ore al giorno. Le tue vacanze ci saranno solo dopo la scadenza del contratto: due anni. Niente più ricche signore di Dubai a cui tagliare i capelli, ma solo militari. Uno di loro approfitterà anche di te, violentandoti senza pietà.
Cara Lydia, l’unica cosa che può consolarti è che non sei sola, purtroppo. Sei una delle 70.000 persone impiegate e sfruttate nelle basi militari americane, il cui governo ha subappaltato la gestione dei servizi delle basi fino al punto di perderne totalmente il controllo. La Meridian Services Agency ha ingannato, come te, altre migliaia di persone delle Isole Fiji illudendo loro di poter trovare un futuro migliore, in realtà troveranno solo sfruttamento e stenti. In alcune basi militari il cibo basta a mala pena per la metà delle persone che ci lavorano. Molti sono costretti a dormire per terra perché non ci sono i letti. Ovviamente vietato chiamare i famigliari.
Questa é la storia dell’esercito occulto del Pentagono: cuochi, pettinatrici, estetiste, camerieri di fast food. Tutti al servizio degli americani. Molti di loro, se non tutti, per avere questo lavoro, o meglio quello che gli era stato promesso, pagano fino a 4.000 euro le agenzie come la Meridian Services Agency e questo fa sì che non possano ribellarsi o scappare perché non avrebbero i soldi per ripagare il debito.
Tiziano Terzani nella sua ultima intervista prima di morire di cancro ha detto: “oggi questa puzzona di America fa una politica spaventosa, che riporta la nostra civiltà indietro di centinaia di anni e che ha iniziato un processo di decivilizzazione dell’umanità che pagheremo carissimo!”. Come dargli torto?
Da un’inchiesta di Sarah Stillman, The New Yorker.
Pubblicata anche sul settimanale Internazionale del 3/23 agosto 2012 p. 96 e ss.
newstouch.net
eccotela akiro.. :)
"The busy trap" - New York Times
Ho troppo da fare
Se vivete negli Stati Uniti del ventunesimo secolo, avrete già sentito un sacco di gente dirvi che ha da fare. È diventata la risposta standard ogni volta che chiedi a qualcuno come va: “Ho da fare”, “Ho un gran da fare.” “Ho troppo da fare.” È chiaramente un’ostentazione mascherata da lamentela. In realtà significa “Mica male come problema”, oppure “Meglio del contrario”. Fateci caso: di solito chi si lamenta del troppo da fare non è gente che fa mucchi di turni in reparto di terapia intensiva o fa la spola fra tre impieghi a salario minimo. Quelli non hanno troppo da fare: quelli sono stanchi. Sfiniti. Non stanno in piedi. No, a farlo sono quasi sempre delle persone che tutto il loro da fare, molto semplicemente, se lo impongono: si tratta sempre di lavori e di obblighi che hanno assunto volontariamente, di corsi e attività a cui i figli partecipano dopo essere stati “incoraggiati” a farlo.
Sono indaffarati a causa della loro stessa ambizione, del loro slancio o dell’ansia, perché sono dipendenti dall’iperattività e terrorizzati da ciò che dovrebbero fronteggiare in sua assenza. Quasi tutti quelli che conosco sono straindaffarati. Quando non lavorano, o non fanno qualcosa per promuovere il loro lavoro, provano ansia e senso di colpa.
Infilano nelle loro tabelle di marcia il tempo con gli amici, come certi studenti con la media bassa fanno in modo di mettere in curriculum qualche ora di lavori socialmente utili perché fa bella figura sulle domande per l’università.
Qualche giorno fa ho scritto a un amico chiedendogli se questa settimana gli andava di fare qualcosa. Mi ha risposto che non aveva molto tempo, ma se saltava fuori qualcosa di farglielo sapere, che magari si prendeva qualche ora dal lavoro. Ho avuto la tentazione di specificargli che la mia domanda non era un preavviso in vista di un futuro invito: la mia domanda era l’invito. Ma il suo da fare era come un fortissimo rumore continuo al di sopra del quale lui mi gridava le cose, e alla fine ho rinunciato a strillare per farmi sentire a mia volta.
Perfino i bambini, oggi, hanno sempre da fare, con giornate organizzate fin nelle mezz’ore, tra corsi e attività extrascolastiche. Arrivano a casa a fine giornata stanchi come gli adulti.Io appartengo a una generazione di mezzo, e ogni pomeriggio avevo tre ore di tempo totalmente disorganizzato e quasi sempre libero da controlli che usavo per fare qualsiasi cosa: sfogliare l’enciclopedia, creare filmini d’animazione, girare con gli amici per i boschi
lanciandosi zolle di terra negli occhi, tutte cose dalle quali ho ricavato capacità e informazioni importanti, che ancora oggi rimangono preziose. Quelle ore di libertà sono diventate il modello di come avrei voluto vivere il resto della mia vita. L’isteria di oggi non è una condizione della vita necessaria né inevitabile. È una cosa che ci siamo scelti, anche solo accettandola.
Qualche tempo fa ho parlato su Skype con un’amica che ha lasciato la città per gli affitti troppo alti, e che adesso vive in una residenza per artisti in un paesino nel sud della Francia. Dice di essere felice e rilassata per la prima volta dopo anni. Lavora, sia chiaro, ma il lavoro non le consuma l’intera giornata e il cervello. Dice che le sembra di essere tornata all’università: ha un giro di amici che si ritrovano al bar tutte le sere. Ha di nuovo un fidanzato (una volta mi aveva così riassunto, con mestizia, la questione delle relazioni a New York: “Hanno tutti troppo da fare e credono tutti di poter fare di più”). Lei credeva che la sua personalità – frenetica, nervosa, ansiosa e triste – fosse l’effetto di una deformazione imposta dall’ambiente. Ma nessuno di noi vuole vivere in questo modo, non più di quanto uno voglia trovarsi in un ingorgo stradale o farsi calpestare dalla folla di uno stadio, o subire i crudeli responsabili delle scuole superiori: è una cosa che ci costringiamo a fare collettivamente e vicendevolmente.
Essere indaffarati funziona come una sorta di rassicurazione esistenziale, di barriera contro il senso di vuoto: è chiaro che la nostra vita non può essere insulsa o banale o priva di senso se siamo sempre così indaffarati, pieni di impegni, richiesti a ogni ora del giorno.
Una volta conoscevo una ragazza che faceva uno stage nella redazione di una rivista. Durante la pausa pranzo non le permettevano di uscire, nel caso avessero avuto urgente bisogno di lei. Parliamo di una rivista di programmi televisivi, la cui esistenza è diventata inutile nell’istante in cui sui telecomandi è comparso il tasto “menù”, ed è quindi difficile interpretare una simile pretesa di indispensabilità come qualcosa di più di una forma di autoinganno istituzionalizzato.
Oggi, un numero crescente di persone non fa più nulla di tangibile.
Forse tutto questo nostro istrionico sfinimento è solo un modo per dissimulare il fatto che controlli che quel che facciamo, in buona parte, non ha la minima importanza.
Io non sono indaffarato. Sono l’ambizioso più pigro che conosco.
Come molti di quelli che scrivono, anch’io sento di non meritare di vivere quando per un giorno non scrivo, ma penso anche che quattro o cinque ore siano sufficienti per guadagnarmi un altro giorno di permanenza sul pianeta.
Nelle migliori giornate normali della mia vita, al mattino scrivo, al pomeriggio vado a fare un lungo giro in bicicletta e le commissioni, e alla sera vedo gli amici, leggo o guardo un film.
A me questo sembra un ritmo sano e piacevole. E se mi chiamate chiedendomi se ho voglia di lasciar perdere il lavoro e andare a visitare la nuova ala americana del Metropolitan, o a guardare le ragazze a Central Park, o semplicemente a bere cocktail rosa con un retrogusto di menta per tutto il giorno, io vi risponderò: “a che ora?”.
Negli ultimi mesi, però, a causa di una serie di obblighi professionali ho pericolosamente cominciato a essere indaffarato anch’io.
Per la prima volta ho potuto dire agli altri, e senza mettermi a ridere, che avevo “troppo da fare” per andare in un certo posto o fare quello che mi si chiedeva. E ho capito perché alla gente questo tipo di lamentela piace: ti fa sentire importante, richiesto e sfruttato.
Solo che io detesto essere indaffarato davvero. Ogni mattina avevo la posta piena di email in cui mi si chiedeva di fare cose che non volevo fare o mi si presentavano problemi che dovevo risolvere. la situazione si è fatta sempre più insopportabile, fino a quando un giorno sono fuggito nella località segreta da cui vi scrivo.
Qui di obblighi quasi non ne esistono. Non c’è la televisione. Per controllare la posta elettronica devo prendere la macchina e andare in biblioteca. Passo anche una settimana intera senza vedere nessuno che conosco. Mi sono ricordato dell’esistenza dei ranuncoli, delle cimici e delle stelle. Leggo. E mi sono rimesso a scrivere sul serio per la prima volta dopo mesi.
È difficile trovare qualcosa da dire sulla vita se non ci si immerge nel mondo, ma è altrettanto impossibile capire di cosa potrebbe trattarsi, o come meglio dirlo, se poi non si fugge.
L’ozio non è solo una vacanza, un’indulgenza o un vizio: è indispensabile al cervello come la vitamina D al corpo, e in sua assenza viviamo una sofferenza mentale deformante come il rachitismo.Lo spazio e il silenzio offerti dall’ozio sono una condizione necessaria per fare un passo indietro e osservare la vita nella sua interezza, effettuare connessioni inaspettate e attendere il repentino lampo estivo dell’ispirazione. Paradossalmente, è necessario se si vuole combinare qualcosa. “L’indolente sognare è spesso l’essenza di ciò che facciamo”, scriveva Thomas Pynchon nel suo saggio sull’accidia. L’eureka di Archimede nella vasca da bagno, la mela di Newton, Jekyll e Hyde: la storia è piena di aneddoti in cui l’ispirazione arriva nei momenti di ozio e in sogno.
Viene quasi da chiedersi se le più grandi idee, invenzioni e capolavori non sono merito dei fannulloni, perdigiorno e scansafatiche più che degli stacanovisti.
“L’obiettivo del futuro è la piena disoccupazione, così che tutti possano giocare. Ecco perché è necessario distruggere l’attuale sistema politico-economico”. Può sembrare il proclama di un anarchico armato di canne, ma in realtà sono parole di Arthur C. Clarke, che tra un’immersione in mare e una partita a flipper trovò il tempo di scrivere Le guide del tramonto e concepire i satelliti per le telecomunicazioni.
Il mio vecchio collega Ted Rall ha da poco scritto un editoriale in cui propone di separare il reddito dal lavoro, dando a tutti i cittadini uno stipendio garantito, il che suona esattamente come il genere di idea assurda che tra un secolo verrà considerata un diritto umano fondamentale, come l’abolizione della schiavitù, il suffragio universale e la giornata lavorativa di otto ore.
Furono i puritani a trasformare il lavoro in virtù, evidentemente scordandosi che Dio l’aveva inventato come punizione.
Forse il mondo andrebbe rapidamente a rotoli se tutti si comportassero come me. Ma mi sento di ipotizzare che una vita umana ideale si collochi da qualche parte tra la mia proterva indolenza e il corri corri frenetico del resto del mondo.
Il mio ruolo è semplicemente quello di cattivo esempio: sono il ragazzino che fuori dalla finestra dell’aula fa le smorfie a te seduto al banco, invitandoti, solo per stavolta, a inventare una scusa e venire qui fuori a giocare.
Nel mio caso, quest’incrollabile indolenza è più un lusso che una virtù, ma è vero che ho preso la decisione, molto tempo fa, di privilegiare il tempo rispetto al denaro, perché ho sempre avuto chiaro che il miglior modo d’investire il mio tempo limitato sulla terra è trascorrerlo con le persone che amo.
È possibile che sul letto di morte io mi penta di tutto il lavoro non fatto, e di non aver detto tutto quello che avevo da dire, ma in realtà penso che il mio vero rimpianto sarà quello di non potermi più fare un’altra birra con Chris, un’altra lunga chiacchierata con Megan, o un’ultima grassa risata con Boyd.
La vita è troppo breve per darsi davvero da fare. - mc
"The busy trap" - New York Times
Ho troppo da fare
Se vivete negli Stati Uniti del ventunesimo secolo, avrete già sentito un sacco di gente dirvi che ha da fare. È diventata la risposta standard ogni volta che chiedi a qualcuno come va: “Ho da fare”, “Ho un gran da fare.” “Ho troppo da fare.” È chiaramente un’ostentazione mascherata da lamentela. In realtà significa “Mica male come problema”, oppure “Meglio del contrario”. Fateci caso: di solito chi si lamenta del troppo da fare non è gente che fa mucchi di turni in reparto di terapia intensiva o fa la spola fra tre impieghi a salario minimo. Quelli non hanno troppo da fare: quelli sono stanchi. Sfiniti. Non stanno in piedi. No, a farlo sono quasi sempre delle persone che tutto il loro da fare, molto semplicemente, se lo impongono: si tratta sempre di lavori e di obblighi che hanno assunto volontariamente, di corsi e attività a cui i figli partecipano dopo essere stati “incoraggiati” a farlo.
Sono indaffarati a causa della loro stessa ambizione, del loro slancio o dell’ansia, perché sono dipendenti dall’iperattività e terrorizzati da ciò che dovrebbero fronteggiare in sua assenza. Quasi tutti quelli che conosco sono straindaffarati. Quando non lavorano, o non fanno qualcosa per promuovere il loro lavoro, provano ansia e senso di colpa.
Infilano nelle loro tabelle di marcia il tempo con gli amici, come certi studenti con la media bassa fanno in modo di mettere in curriculum qualche ora di lavori socialmente utili perché fa bella figura sulle domande per l’università.
Qualche giorno fa ho scritto a un amico chiedendogli se questa settimana gli andava di fare qualcosa. Mi ha risposto che non aveva molto tempo, ma se saltava fuori qualcosa di farglielo sapere, che magari si prendeva qualche ora dal lavoro. Ho avuto la tentazione di specificargli che la mia domanda non era un preavviso in vista di un futuro invito: la mia domanda era l’invito. Ma il suo da fare era come un fortissimo rumore continuo al di sopra del quale lui mi gridava le cose, e alla fine ho rinunciato a strillare per farmi sentire a mia volta.
Perfino i bambini, oggi, hanno sempre da fare, con giornate organizzate fin nelle mezz’ore, tra corsi e attività extrascolastiche. Arrivano a casa a fine giornata stanchi come gli adulti.Io appartengo a una generazione di mezzo, e ogni pomeriggio avevo tre ore di tempo totalmente disorganizzato e quasi sempre libero da controlli che usavo per fare qualsiasi cosa: sfogliare l’enciclopedia, creare filmini d’animazione, girare con gli amici per i boschi
lanciandosi zolle di terra negli occhi, tutte cose dalle quali ho ricavato capacità e informazioni importanti, che ancora oggi rimangono preziose. Quelle ore di libertà sono diventate il modello di come avrei voluto vivere il resto della mia vita. L’isteria di oggi non è una condizione della vita necessaria né inevitabile. È una cosa che ci siamo scelti, anche solo accettandola.
Qualche tempo fa ho parlato su Skype con un’amica che ha lasciato la città per gli affitti troppo alti, e che adesso vive in una residenza per artisti in un paesino nel sud della Francia. Dice di essere felice e rilassata per la prima volta dopo anni. Lavora, sia chiaro, ma il lavoro non le consuma l’intera giornata e il cervello. Dice che le sembra di essere tornata all’università: ha un giro di amici che si ritrovano al bar tutte le sere. Ha di nuovo un fidanzato (una volta mi aveva così riassunto, con mestizia, la questione delle relazioni a New York: “Hanno tutti troppo da fare e credono tutti di poter fare di più”). Lei credeva che la sua personalità – frenetica, nervosa, ansiosa e triste – fosse l’effetto di una deformazione imposta dall’ambiente. Ma nessuno di noi vuole vivere in questo modo, non più di quanto uno voglia trovarsi in un ingorgo stradale o farsi calpestare dalla folla di uno stadio, o subire i crudeli responsabili delle scuole superiori: è una cosa che ci costringiamo a fare collettivamente e vicendevolmente.
Essere indaffarati funziona come una sorta di rassicurazione esistenziale, di barriera contro il senso di vuoto: è chiaro che la nostra vita non può essere insulsa o banale o priva di senso se siamo sempre così indaffarati, pieni di impegni, richiesti a ogni ora del giorno.
Una volta conoscevo una ragazza che faceva uno stage nella redazione di una rivista. Durante la pausa pranzo non le permettevano di uscire, nel caso avessero avuto urgente bisogno di lei. Parliamo di una rivista di programmi televisivi, la cui esistenza è diventata inutile nell’istante in cui sui telecomandi è comparso il tasto “menù”, ed è quindi difficile interpretare una simile pretesa di indispensabilità come qualcosa di più di una forma di autoinganno istituzionalizzato.
Oggi, un numero crescente di persone non fa più nulla di tangibile.
Forse tutto questo nostro istrionico sfinimento è solo un modo per dissimulare il fatto che controlli che quel che facciamo, in buona parte, non ha la minima importanza.
Io non sono indaffarato. Sono l’ambizioso più pigro che conosco.
Come molti di quelli che scrivono, anch’io sento di non meritare di vivere quando per un giorno non scrivo, ma penso anche che quattro o cinque ore siano sufficienti per guadagnarmi un altro giorno di permanenza sul pianeta.
Nelle migliori giornate normali della mia vita, al mattino scrivo, al pomeriggio vado a fare un lungo giro in bicicletta e le commissioni, e alla sera vedo gli amici, leggo o guardo un film.
A me questo sembra un ritmo sano e piacevole. E se mi chiamate chiedendomi se ho voglia di lasciar perdere il lavoro e andare a visitare la nuova ala americana del Metropolitan, o a guardare le ragazze a Central Park, o semplicemente a bere cocktail rosa con un retrogusto di menta per tutto il giorno, io vi risponderò: “a che ora?”.
Negli ultimi mesi, però, a causa di una serie di obblighi professionali ho pericolosamente cominciato a essere indaffarato anch’io.
Per la prima volta ho potuto dire agli altri, e senza mettermi a ridere, che avevo “troppo da fare” per andare in un certo posto o fare quello che mi si chiedeva. E ho capito perché alla gente questo tipo di lamentela piace: ti fa sentire importante, richiesto e sfruttato.
Solo che io detesto essere indaffarato davvero. Ogni mattina avevo la posta piena di email in cui mi si chiedeva di fare cose che non volevo fare o mi si presentavano problemi che dovevo risolvere. la situazione si è fatta sempre più insopportabile, fino a quando un giorno sono fuggito nella località segreta da cui vi scrivo.
Qui di obblighi quasi non ne esistono. Non c’è la televisione. Per controllare la posta elettronica devo prendere la macchina e andare in biblioteca. Passo anche una settimana intera senza vedere nessuno che conosco. Mi sono ricordato dell’esistenza dei ranuncoli, delle cimici e delle stelle. Leggo. E mi sono rimesso a scrivere sul serio per la prima volta dopo mesi.
È difficile trovare qualcosa da dire sulla vita se non ci si immerge nel mondo, ma è altrettanto impossibile capire di cosa potrebbe trattarsi, o come meglio dirlo, se poi non si fugge.
L’ozio non è solo una vacanza, un’indulgenza o un vizio: è indispensabile al cervello come la vitamina D al corpo, e in sua assenza viviamo una sofferenza mentale deformante come il rachitismo.Lo spazio e il silenzio offerti dall’ozio sono una condizione necessaria per fare un passo indietro e osservare la vita nella sua interezza, effettuare connessioni inaspettate e attendere il repentino lampo estivo dell’ispirazione. Paradossalmente, è necessario se si vuole combinare qualcosa. “L’indolente sognare è spesso l’essenza di ciò che facciamo”, scriveva Thomas Pynchon nel suo saggio sull’accidia. L’eureka di Archimede nella vasca da bagno, la mela di Newton, Jekyll e Hyde: la storia è piena di aneddoti in cui l’ispirazione arriva nei momenti di ozio e in sogno.
Viene quasi da chiedersi se le più grandi idee, invenzioni e capolavori non sono merito dei fannulloni, perdigiorno e scansafatiche più che degli stacanovisti.
“L’obiettivo del futuro è la piena disoccupazione, così che tutti possano giocare. Ecco perché è necessario distruggere l’attuale sistema politico-economico”. Può sembrare il proclama di un anarchico armato di canne, ma in realtà sono parole di Arthur C. Clarke, che tra un’immersione in mare e una partita a flipper trovò il tempo di scrivere Le guide del tramonto e concepire i satelliti per le telecomunicazioni.
Il mio vecchio collega Ted Rall ha da poco scritto un editoriale in cui propone di separare il reddito dal lavoro, dando a tutti i cittadini uno stipendio garantito, il che suona esattamente come il genere di idea assurda che tra un secolo verrà considerata un diritto umano fondamentale, come l’abolizione della schiavitù, il suffragio universale e la giornata lavorativa di otto ore.
Furono i puritani a trasformare il lavoro in virtù, evidentemente scordandosi che Dio l’aveva inventato come punizione.
Forse il mondo andrebbe rapidamente a rotoli se tutti si comportassero come me. Ma mi sento di ipotizzare che una vita umana ideale si collochi da qualche parte tra la mia proterva indolenza e il corri corri frenetico del resto del mondo.
Il mio ruolo è semplicemente quello di cattivo esempio: sono il ragazzino che fuori dalla finestra dell’aula fa le smorfie a te seduto al banco, invitandoti, solo per stavolta, a inventare una scusa e venire qui fuori a giocare.
Nel mio caso, quest’incrollabile indolenza è più un lusso che una virtù, ma è vero che ho preso la decisione, molto tempo fa, di privilegiare il tempo rispetto al denaro, perché ho sempre avuto chiaro che il miglior modo d’investire il mio tempo limitato sulla terra è trascorrerlo con le persone che amo.
È possibile che sul letto di morte io mi penta di tutto il lavoro non fatto, e di non aver detto tutto quello che avevo da dire, ma in realtà penso che il mio vero rimpianto sarà quello di non potermi più fare un’altra birra con Chris, un’altra lunga chiacchierata con Megan, o un’ultima grassa risata con Boyd.
La vita è troppo breve per darsi davvero da fare. - mc
Prodi condannato dalla Corte di Giustizia Europea , ma non si deve sapere !
05/08/2012
Romano Prodi è stato condannato dalla Corte di Giustizia Europea per azioni compiute quando era Presidente della Commissione e nessuno dei media importanti nazionali, sia della carta stampata che soprattutto della TV, sempre pronti a guardare nel letto dei politici, ne ha fatto cenno? Queste le motivazioni di condanna espresse dalla Corte a carico del Prof. Prodi: 1 – aver fornito al Parlamento Europeo notizie false e non documentate; 2 – aver emesso comunicati che mettevano in dubbio l’onorabilità di alti dirigenti che non si erano sottomessi alle sue imposizioni; 3 – aver tentato di ostacolare la giustizia. I fatti che hanno portato alla condanna risalgono al 2002-2003 e si riferiscono a una contorta vicenda relativa all’Eurostat, innescata dalla lettera di una funzionaria che si riteneva discriminata. L’inchiesta è iniziata per capire se tali irregolarità fossero state effettuate su iniziativa di dirigenti o addirittura dallo stesso responsabile della Commissione, Prodi.
È cominciato così il rimbalzo delle responsabilità, nonché la “fughe di notizie” – questo afferma la sentenza – depistate verso giornali amici. Proprio per la paura di rivangare anche questioni irrisolte del passato (gli scheletri nell’armadio: Iri, Nomisma), Prodi ha pensato bene, da far suo, di chiudere con un colpo di mano gli Istituti, ma, non avendo elementi per mandare a spasso un migliaio di persone li ha destituiti tutti dai loro incarichi, tenendoli a non fare nulla fino alla pensione!
In Italia questi si sarebbero trovati un secondo lavoro, e comunque tutti a ringraziare il benefattore che paga senza far fare niente; ma all’estero, qualcuno dal senso civico sviluppato e con un sano amor proprio, si sente discriminato e sottostimato… e si lamenta.
Col suo modo di fare credeva di passarla franca, padroncino anche all’estero, ma, fortunatamente, da quelle parti sanno bacchettare le mani come agli studentelli presi con le mani nella marmellata, anche se si tratta di Professoroni.
05/08/2012
Romano Prodi è stato condannato dalla Corte di Giustizia Europea per azioni compiute quando era Presidente della Commissione e nessuno dei media importanti nazionali, sia della carta stampata che soprattutto della TV, sempre pronti a guardare nel letto dei politici, ne ha fatto cenno? Queste le motivazioni di condanna espresse dalla Corte a carico del Prof. Prodi: 1 – aver fornito al Parlamento Europeo notizie false e non documentate; 2 – aver emesso comunicati che mettevano in dubbio l’onorabilità di alti dirigenti che non si erano sottomessi alle sue imposizioni; 3 – aver tentato di ostacolare la giustizia. I fatti che hanno portato alla condanna risalgono al 2002-2003 e si riferiscono a una contorta vicenda relativa all’Eurostat, innescata dalla lettera di una funzionaria che si riteneva discriminata. L’inchiesta è iniziata per capire se tali irregolarità fossero state effettuate su iniziativa di dirigenti o addirittura dallo stesso responsabile della Commissione, Prodi.
È cominciato così il rimbalzo delle responsabilità, nonché la “fughe di notizie” – questo afferma la sentenza – depistate verso giornali amici. Proprio per la paura di rivangare anche questioni irrisolte del passato (gli scheletri nell’armadio: Iri, Nomisma), Prodi ha pensato bene, da far suo, di chiudere con un colpo di mano gli Istituti, ma, non avendo elementi per mandare a spasso un migliaio di persone li ha destituiti tutti dai loro incarichi, tenendoli a non fare nulla fino alla pensione!
In Italia questi si sarebbero trovati un secondo lavoro, e comunque tutti a ringraziare il benefattore che paga senza far fare niente; ma all’estero, qualcuno dal senso civico sviluppato e con un sano amor proprio, si sente discriminato e sottostimato… e si lamenta.
Col suo modo di fare credeva di passarla franca, padroncino anche all’estero, ma, fortunatamente, da quelle parti sanno bacchettare le mani come agli studentelli presi con le mani nella marmellata, anche se si tratta di Professoroni.
eh grazie... com'è premuroso lei :D
avevo aperto un thread ad hoc infatti ;P
(edited)
avevo aperto un thread ad hoc infatti ;P
(edited)
Prodi condannato dalla Corte di Giustizia Europea , ma non si deve sapere !
05/08/2012
per maggior completezza, anche se mi sembra più un argomento da [POLITICA].
Prodi condannato: le cose non stanno così
Nei giorni scorsi abbiamo riportato la notizia, diffusa da numerosi blog (l'avevamo ripresa da un testo di Roberto Pepe di "Italia chiama Italia") che Romano Prodi sarebbe stato condannato dalla Corte di Giustizia Europea:
A seguito di un susseguirsi di email e commenti discordanti tra loro, riguardanti la questione, abbiamo approfondito la vicenda: in realtà, non è stato condannato PRODI ma la Commissione Europea, da lui presieduta (1999 - 2004)
la sentenza che condanna la C.E. si trova qui:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:62005A0048:IT:HTML
dobbiamo rilevare come il nome di Romano Prodi non sia mai citato nel documento.
05/08/2012
per maggior completezza, anche se mi sembra più un argomento da [POLITICA].
Prodi condannato: le cose non stanno così
Nei giorni scorsi abbiamo riportato la notizia, diffusa da numerosi blog (l'avevamo ripresa da un testo di Roberto Pepe di "Italia chiama Italia") che Romano Prodi sarebbe stato condannato dalla Corte di Giustizia Europea:
A seguito di un susseguirsi di email e commenti discordanti tra loro, riguardanti la questione, abbiamo approfondito la vicenda: in realtà, non è stato condannato PRODI ma la Commissione Europea, da lui presieduta (1999 - 2004)
la sentenza che condanna la C.E. si trova qui:
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:62005A0048:IT:HTML
dobbiamo rilevare come il nome di Romano Prodi non sia mai citato nel documento.
ed io avevo preso il contenuto per girarlo ad un mio amico che si ritrova esattamente in quella situazione.. :D
notizia non ancora smentita:
nome sito o descrizione
vari capi d'accusa:
1 – aver fornito al Parlamento Europeo notizie false e non documentate;
2 – aver emesso comunicati che mettevano in dubbio l’onorabilità di alti dirigenti che non si erano sottomessi alle sue imposizioni;
3 – aver tentato di ostacolare la giustizia. I fatti che hanno portato alla condanna risalgono al 2002-2003 e si riferiscono a una contorta...............
ed infine un commento personale:
Prodi condannato:Se presiedeva la commissione è colpevole
nome sito o descrizione
vari capi d'accusa:
1 – aver fornito al Parlamento Europeo notizie false e non documentate;
2 – aver emesso comunicati che mettevano in dubbio l’onorabilità di alti dirigenti che non si erano sottomessi alle sue imposizioni;
3 – aver tentato di ostacolare la giustizia. I fatti che hanno portato alla condanna risalgono al 2002-2003 e si riferiscono a una contorta...............
ed infine un commento personale:
Prodi condannato:Se presiedeva la commissione è colpevole
Scienza
Come muore un medico
Quando capiscono che la fine è vicina, molti dottori rifiutano ulteriori cure e vivono il resto dei loro giorni insieme ai familiari. La testimonianza di un medico statunitense
Internazionale n 968 (28 settembre/4 ottobre 2012)
articolo
ps. lo diceva già parecchi anni fa' Beppe Grillo in uno dei suoi spettacoli...
(edited)
Come muore un medico
Quando capiscono che la fine è vicina, molti dottori rifiutano ulteriori cure e vivono il resto dei loro giorni insieme ai familiari. La testimonianza di un medico statunitense
Internazionale n 968 (28 settembre/4 ottobre 2012)
articolo
ps. lo diceva già parecchi anni fa' Beppe Grillo in uno dei suoi spettacoli...
(edited)