Azərbaycan dili Bahasa Indonesia Bosanski Català Čeština Dansk Deutsch Eesti English Español Français Galego Hrvatski Italiano Latviešu Lietuvių Magyar Malti Mакедонски Nederlands Norsk Polski Português Português BR Românã Slovenčina Srpski Suomi Svenska Tiếng Việt Türkçe Ελληνικά Български Русский Українська Հայերեն ქართული ენა 中文
Subpage under development, new version coming soon!

Subject: nucleare no o si

2011-03-14 17:14:00
in europa
non so se l'avete già linkato, nel caso mi scuso. come si vede, in molti paesi sta cominciando la marcia indietro...
2011-03-14 18:48:01
Noi e la turchia invece andiamo avanti e passiamo sopra a queste macabre speculazioni.
2011-03-14 19:04:33
eh sì, chi è contro il nucleare sta solo facendo sciacallaggio (cit) :(((
2011-03-14 20:27:04
Cronaca | di Redazione Il Fatto Quotidiano

14 marzo 2011


Nucleare, il governo vuole “nascondere” le centrali

Il governo vuole cancellare l’obbligo di indicare dove intende realizzare i siti delle centrali nucleari. E’ questa la proposta che l’esecutivo domani porterà in commissione congiunta per variare la vecchia versione su cui la Corte Costituzionale aveva imposto delle correzioni per aumentare il peso delle singole regioni interessate e coinvolte nello sviluppo delle centrali. Ma nella nuova versione l’obbligo di pubblicità potrebbe essere abrogato. A riportare la notizia è il sito internet Linkiesta.it che ha confrontato le due versioni del testo.

Il nuovo decreto recepisce le richieste della Corte Costituzionale ma modifica anche l’articolo 8, relativo alla “definizione delle caratteristiche delle aree idonee alla localizzazione degli impianti nucleari”. La norma, si legge, prevede infatti che il legislatore definisca nel dettaglio “uno schema di parametri esplicativi dei criteri tecnici, con particolare riferimento a popolazione e fattori socio-economici, idrologia e risorse idriche, fattori meteorologici, biodiversità, geofisica e geologia, valore paesistico, valore architettonico-storico, accessibilità, sismo-tettonica, distanza da aree abotate e da infrastrutture di trasporto, strategicità dell’area per il sistema energetico, rischi potenziali indotti da attività umane. Questi criteri sono rimasti intatti nelle due versioni di decreto legislativo”.

Quello che risulta modificato, nella versione che sarà discussa domani alla Camera e deve essere approvata in tempi strettissimi, sono i criteri di pubblicità delle aree idonee. “Nella versione iniziale – scrive Linkiesta - si prevedeva che la definizione dei criteri e lo schema definitivo fossero pubblicati sui siti internet di tre ministeri, dell’Agenzia per il nucleare e su almeno cinque quotidiani a diffusione nazionale. Questa pubblicità massima serviva perché gli enti locali interessati potessero formulare le proprie obiezioni. Anche le consultazioni con gli enti locali interessati, e le motivazioni del loro eventuale rifiuto, dovevano essere pubblicate sugli stessi siti internet e gli stessi quotidiani. Nella versione in discussione da domani, quella che è stata richiesta dalla Corte Costituzionale per tutelare una maggiore trasparenza, tutto questo è sparito. Si legge che i commi 2 e 3 che sancivano questi obblighi sono stati semplicemente abrogati”.




spero non sia vero, altrimenti uno è portato a dire che "c'è qualcosa sotto"...
2011-03-14 23:47:58
francamente dei sonni tranquilli del progettista non me ne puo´fregar di meno
il fatto che non tutti i sistemi di sicurezza abbiano resistito allo stesso modo alla catastrofe dimostra che qualche incongruenza progettuale c'era.

a me interessa che al progettista gli si diano le indicazioni esatte poi non ho dubbi che la progettera´abbastanza robusta.


ecco.. se tu viaggio su un auto progettata per andare a 200km/h e ci vai a 400km/h, se a quella velocità si rompessero tutte le sospensioni e ti vai a schiantare, così senza nessuna causa esterna, di certo non puoi andare a criticare o protestare col progettista, perchè lui te la garantiva fino ai 200, è un po' come se scendessi con l'orologio garantito per 10 metri di profondità e ci scendi a 30, vai oltre le prestazioni della macchina.
alle volte andando oltre le prestazioni la macchina riesce comunque a funzionare o regge all'evento per la quale non è stata progettata.
questa centrale, finora, ha resistito ad un terremoto 30 o 40 volte maggiore di quello massimo di progetto, inoltre ha resistito ad uno tsunami di 10 metri, nonostante fosse progettata per resistere a 6.

insomma, tutto questo per dire, che se anche avesse danni, dovresti levarti il cappello per la resistenza di questa centrale davanti un cataclisma di simili proporzioni. puoi chiedere la macchina più perfetta che vuoi, ma la perfezione costa, e costa sempre tanto, ci sono degli aspetti probabilistici che non vanno sottovalutati e per i quali si procede agli approcci progettuali di questa o quella condizione.

2011-03-15 01:41:10
Tutti vivi a Fukushima. Ricalco il titolo di un celebre libro di Dario Paccino, “Tutti vivi ad Harrisburg”, scritto dopo l’incidente alla centrale nucleare americana di Three Mile Island, vicino Harrisburg, appunto, in Pennsylvania. Anche allora, come oggi in Giappone, si ebbe un’interruzione del flusso di acqua che “deve” raffreddare continuamente il nocciolo di un reattore, quell’insieme di tubi in cui avviene la fissione dell’uranio (e del plutonio) con liberazione del calore. Se cessa il riscaldamento, anche se la reazione di fissione nucleare viene interrotta, gli elementi radioattivi all’interno dei tubi del “combustibile” continuano a liberare calore che può provocare l’idrolisi dell’acqua con formazione di idrogeno, quello che si è incendiato e ha provocato la (o le) esplosioni
degli edifici delle centrali giapponesi. Non si può dire oggi quante persone siano state contaminate dalla radioattività, quante siano morte o moriranno per esposizione alle radiazioni. Di certo gli incidenti giapponesi hanno provocato l’interruzione della distribuzione dell’elettricità in vaste parti del paese che tanto aveva puntato, per soddisfare la fame elettrica delle sue fabbriche e città e metropolitane, su 55 centrali nucleari, a drammatica riprova della fragilità di questa tecnologia.
L’incidente ai reattori di Fukushima è il terzo importante nella storia dell’energia nucleare commerciale, lunga circa 14.000 anni-reattore (il numero dei reattori in funzione moltiplicato per gli anni di funzionamento di ciascuno): un incidente ogni circa 4.500 anni-reattore, un incidente in media ogni dieci anni quando sono in funzione, come oggi nel mondo, circa 450 reattori; una
probabilità di incidenti molto maggiore di quella assicurata dai solerti venditori di centrali nucleari.
Inaccettabili pericoli, inquinamenti e costi umani e monetari riguardano tutto intero il ciclo delle attività nucleari, ciclo che parte dalle miniere di uranio, comprende i processi di arricchimento dell’uranio e la preparazione del combustibile nucleare (durante la quale si verificarono gli
incidenti alla KerrMcGee negli Stati Uniti, del 1974, e a Tokaimura in Giappone del 1999). Vi sono poi i costi e i conflitti per la ricerca della localizzazione degli impianti; e poi i costi della costruzione e di funzionamento “normale” delle centrali nucleari e quelli, di soldi e politici, per i controlli di tipo militare. Non a caso il governo italiano ha dovuto invocare il segreto di stato sulle scelte e sul funzionamento delle infrastrutture energetiche, quello stato atomico autoritario di cui aveva parlato Robert Jungk in un libro del 1970.
E poi ancora vi sono i costi e i pericoli e gli incidenti del ciclo del ritrattamento del combustibile irraggiato per recuperare un po’ di plutonio da aggiungere all’uranio nelle centrali per trarne un po’ più di elettricità e di soldi; e poi i costi del ciclo di smaltimento delle centrali esaurite e della sistemazione del combustibile irraggiato e degli inevitabili rifiuti, la coda avvelenata delle centrali. Si
tratta, anche solo in Italia, di migliaia di tonnellate di prodotti radioattivi, tutti, sia pure in diverso grado, pericolosi, che continuano ad accumularsi anche quando è svanito e sarà svanito il sogno dell’elettricità abbondante a basso prezzo. Tutte operazioni che richiedono una vigilanza per secoli e decenni per evitare perdite di radioattività nell’ambiente.
Per tutti questi motivi le centrali nucleari, anche quelle “perfettissime” di “terza generazione” che già tanti guai e ritardi stanno incontrando prima ancora di entrare in funzione in Finlandia e in Francia, quelle che il nostro governo fa intendere di volar comprare a quattro per volta, non sono sicure né convenienti in termini di soldi. Sono insomma inaccettabili.
Se tutti i soldi che sono stati spesi anche in Italia in passato, e quelli che rischiamo di dover spendere per i programmi nucleari governativi, fossero investiti non dico per le fonti di energia rinnovabili, ma anche soltanto per la razionalizzazione dell’intero sistema economico e produttivo italiano, per scelte lungimiranti su quello che è utile produrre e consumare, con minori e diversi
consumi di energia, saremmo un paese con più posti di lavoro e veramente moderno. Non resta perciò che fermare l’avventura nucleare go vernativa col referendum e col voto, impegnando i futuri governanti a rinsavire.


da "Liberazione" di oggi - articolo di Giorgio Nebbia
(edited)
2011-03-15 06:21:05
Ci si può anche levare il cappello quanto vuoi, ma le radiazioni restano. Il nucleare fa pagare troppo caro qualunque previsione sbagliata o progettazione fatta male.
E anche quando va tutto bene, fa comunque danni.

Una domanda per mrkendol: se chiedessero a te e alla tua famiglia il permesso per costruire una centrale a 10 km da casa vostra, cosa rispondereste? (non vale rispondere "sì" e poi trasferirsi in un'altra nazione)
2011-03-15 06:35:21
Ma che esempi fai ?
Io non sto guidando nessuna centrale, ne mai ho deto al progettista quale era il massimo terremoto che doveva essere messo alla base dei calcoli.
Sono loro che hanno stabilito che 8.2 era il massimo possibile ed invece e´arrivato a 8.9, cinque vlte peggio.

Se le faranno in Italia per resistere a terremoti 7 lo faranno solo perche´a "memoria d'uomo" non ce ne sono mai stati di piu´forti. Li registrano da un centinaio d'anni e per quelli piu' antichi ci si basa su qualche cronaca dove magar trovi due righe tipo "nell'anno 1652 la terra tremo´ a lungo"
Mi sai spiegare che significato statistico puo´avere un campione di centánni su un fenomeno che va avanti da 4 miliardi di anni e coinvolge lo spostamento verso nord di tutta l'Africa? Te lo dico io e´poco piu´che tirare ad indovinare.

Eppoi la centrale e´li per produre corrente e in questo momento sta solo producendo problemi, quindi non ha resistito a un bel niente. In questo momento e´gia´un rifiuto nucleare di difficilissimo smaltimento.
2011-03-15 08:33:28
...dovresti levarti il cappello per la resistenza di questa centrale davanti un cataclisma di simili proporzioni.....

benissimo, ci siamo tolti il cappello
e adesso?

il tuo discorso non mi interessa e non deve interessare nessuna persona con il sale in zucca

il primo paragone per me con le imprese dei free-climbers che scalano la montagna senza corda di protezione, o di chi si lancia con il paracadute con l'apertura ritardata

per me son tutte scemate, ma almeno se cascano si spiaciccano loro e non ammazzano gli altri!

invece sta storia delle centrali nucleari "sicure" è da paragonare con le "bombe intelligenti" sganciate dagli americani, che ammazzano "pochi" civili, e poi si stupiscono se la gente si incazza lo stesso anche se ne hanno ammazzati pochi
2011-03-15 08:40:14
Silly Asses
[Racconto di Isaac Asimov del 1957]

Naron, dell'antichissima razza di Rigel, era il quarto della sua stirpe che teneva i registri galattici.
Aveva un libro grande, con l'elenco delle innumerevoli razze di tutte le galassie che avevano sviluppato una forma d'intelligenza, e quello, notevolmente piu' piccolo, nel quale erano registrate tutte le razze che, raggiungendo la maturita', venivano giudicate adatte a far parte della Federazione Galattica.
Nel registro grande erano stati cancellati molti nomi: erano quelli di popoli che, per una ragione o per l'altra, erano scomparsi. Sfortuna, difetti biochimici o biofisici, squilibri sociali avevano preteso il loro pedaggio. In compenso, nessuna annotazione era mai stata cancellata dal libro piccolo. Naron, grande e incredibilmente vecchio, guardo' il messaggiero che si stava avvicinando.
"Naron!" disse il messaggero. "Immenso e Unico!"
"Va bene, va bene, cosa c'e'? Lascia perdere il cerimoniale."
"Un altro insieme di organismi ha raggiunto la maturita'."
"Benone! Benone! Vengono su svelti, adesso. Non passa un anno senza che ne salti fuori uno nuovo. Chi sono?"
Il messaggero diede il numero di codice della galassia e le coordinate del pianeta al suo interno.
"Uhm, si'" disse Naron, "conosco quel mondo."
E con la sua fluente scrittura prese nota sul primo libro, poi trasferi' il nome sul secondo, servendosi, come di consueto, del nome con cui quel pianeta era conosciuto dalla maggior parte dei suoi abitanti.
Scrisse: .
"Queste nuove creature" disse poi, "detengono un bel primato. Nessun altro organismo e' passato dalla semplice intelligenza alla maturita' in un tempo tanto breve. Spero che non ci siano errori."
"Nessun errore, signore" disse il messaggero.
"Hanno scoperto l'energia termonucleare, no?"
"Certamente, signore."
"Benissimo, questo e' il criterio di scelta."
Naron ridacchio' soddisfatto.
"E molto presto le loro navi entreranno in contatto con la Federazione."
"Per ora, Immenso e Unico" disse con una certa riluttanza il messaggero, "gli osservatori riferiscono che non hanno ancora tentato le vie dello spazio."
Naron era stupefatto. "Proprio per niente? Non hanno nemmeno una stazione spaziale?"
"Non ancora, signore."
"Ma se hanno scoperto l'energia atomica, dove eseguono le loro prove, le esplosioni sperimentali?"
"Sul loro pianeta, signore."
Naron si drizzo' in tutti i suoi sei metri di altezza e tuono':
"Sul loro pianeta?"
"Si', signore."
Lentamente Naron prese la penna e traccio' una linea sull'ultima aggiunta del libro piccolo. Era un atto senza precedenti, ma Naron era molto, molto saggio e poteva vedere l'inevitabile meglio di chiunque nelle galassie.
"Razza di deficienti!" borbotto'.
2011-03-15 09:09:22
questa centrale, finora, ha resistito ad un terremoto 30 o 40 volte maggiore di quello massimo di progetto, inoltre ha resistito ad uno tsunami di 10 metri, nonostante fosse progettata per resistere a 6.

i limiti delle catastrofi naturali li mette l'uomo, mica la natura.


se anche avesse danni, dovresti levarti il cappello per la resistenza di questa centrale davanti un cataclisma di simili proporzioni.

io levo il cappello di fronte alla stupidità umana, che per la propria bramosia preferisce puntare tutto sulla roulette russa nucleare e sperare che la tecnologia ci salvi sempre.
2011-03-15 09:20:21
dovresti levarti il cappello per la resistenza di questa centrale

al limite, ma proprio al limite, smettere di fumare
2011-03-15 09:21:25
"Razza di deficienti!"

quoto Asimov
2011-03-15 09:59:36
Baluba, grazie mille per questo bellissimo racconto (Che non conoscevo).

Intanto il mister del "dormo sonni tranquilli" forse deve cominciare a ricredersi...
2011-03-15 11:13:38
ho ritrovato una disamina interessante del prof.Rubbia alquanto profetica


GINEVRA - Petrolio alle stelle? Voglia di nucleare? Ritorno al carbone? Fonti rinnovabili? Andiamo a lezione di Energia da un docente d'eccezione come Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica: a Ginevra, dove ha sede il Cern, l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Qui, a cavallo della frontiera franco-svizzera, nel più grande laboratorio del mondo, il professore s'è ritirato a studiare e lavorare, dopo l'indegna estromissione dalla presidenza dell'Enea, il nostro ente nazionale per l'energia avviluppato dalle pastoie della burocrazia e della politica romana.

Da qualche mese, Rubbia è stato nominato presidente di una task-force per la promozione e la diffusione delle nuove fonti rinnovabili, "con particolare riferimento - come si legge nel decreto del ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio - al solare termodinamico a concentrazione". Un progetto affascinante, a cui il premio Nobel si è dedicato intensamente in questi ultimi anni, che si richiama agli specchi ustori di Archimede per catturare l'energia infinita del sole, come lo specchio concavo usato tuttora per accendere la fiaccola olimpica. E proprio mentre parliamo, arriva da Roma la notizia che il governo uscente, su iniziativa dello stesso ministro dell'Ambiente e d'intesa con quello dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, ha approvato in extremis un piano nazionale per avviare anche in Italia questa rivoluzione energetica.

Prima di rispondere alle domande dell'intervistatore, da buon maestro Rubbia inizia la sua lezione con un prologo introduttivo. E mette subito le carte in tavola, con tanto di dati, grafici e tabelle.

Il primo documento che il professore squaderna preoccupato sul tavolo è un rapporto dell'Energy Watch Group, istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti, come osservatori indipendenti. Contiene un confronto impietoso con le previsioni elaborate finora dagli esperti della IEA, l'Agenzia internazionale per l'energia. Un "outlook", come si dice in gergo, sull'andamento del prezzo del petrolio e sulla produzione di energia a livello mondiale. Balzano agli occhi i clamorosi scostamenti tra ciò che era stato previsto e la realtà.

Dalla fine degli anni Novanta a oggi, la forbice tra l'outlook della IEA e l'effettiva dinamica del prezzo del petrolio è andata sempre più allargandosi, nonostante tutte le correzioni apportate dall'Agenzia nel corso del tempo. In pratica, dal 2000 in poi, l'oro nero s'è impennato fino a sfondare la quota di cento dollari al barile, mentre sulla carta le previsioni al 2030 continuavano imperterrite a salire progressivamente di circa dieci dollari di anno in anno. "Il messaggio dell'Agenzia - si legge a pagina 71 del rapporto tedesco - lancia un falso segnale agli uomini politici, all'industria e ai consumatori, senza dimenticare i mass media".

Analogo discorso per la produzione mondiale di petrolio. Mentre la IEA prevede che questa possa continuare a crescere da qui al 2025, lo scenario dell'Energy Watch Group annuncia invece un calo in tutte le aree del pianeta: in totale, 40 milioni di barili contro i 120 pronosticati dall'Agenzia. E anche qui, "i risultati per lo scenario peggiore - scrivono i tedeschi - sono molto vicini ai risultati dell'EWG: al momento, guardando allo sviluppo attuale, sembra che questi siano i più realistici". C'è stata, insomma, una ingannevole sottovalutazione dell'andamento del prezzo e c'è una sopravvalutazione altrettanto insidiosa della capacità produttiva.

Passiamo all'uranio, il combustibile per l'energia nucleare. In un altro studio specifico elaborato dall'Energy Watch Group, si documenta che fino all'epoca della "guerra fredda" la domanda e la produzione sono salite in parallelo, per effetto delle riserve accumulate a scopi militari. Dal '90 in poi, invece, la domanda ha continuato a crescere mentre ora la produzione tende a calare per mancanza di materia prima. Anche in questo caso, come dimostra un grafico riassuntivo, le previsioni della IEA sulla produzione di energia nucleare si sono fortemente discostate dalla realtà.

Che cosa significa tutto questo, professor Rubbia? Qual è, dunque, la sua visione sul futuro dell'energia?
"Significa che non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l'uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l'oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra".

Eppure, dagli Stati Uniti all'Europa e ancora più nei Paesi emergenti, c'è una gran voglia di nucleare. Anzi, una corsa al nucleare. Secondo lei, sbagliano tutti?
"Sa quando è stato costruito l'ultimo reattore in America? Nel 1979, trent'anni fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l'arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l'uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie".

Ma non si parla ormai di "nucleare sicuro"? Quale è la sua opinione in proposito?
"Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo".

In che cosa consiste?
"Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile".

Lei sarebbe in grado di progettare un impianto di questo tipo?
"E' già stato fatto e la tecnologia sperimentata con successo su piccola scala. Un prototipo da 500 milioni di euro servirebbe per bruciare le scorie nucleari ad alta attività del nostro Paese, producendo allo stesso tempo una discreta quantità di energia".

Ora c'è anche il cosiddetto "carbone pulito". La Gran Bretagna di Gordon Brown ha riaperto le sue miniere e negli Usa anche Hillary Clinton s'è detta favorevole...
"Questo mi ricorda la storia della botte piena e della moglie ubriaca. Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell'umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l'anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso".

E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l'uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l'alternativa?
"Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell'elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità".

Ma noi, in Italia e in Europa, non abbiamo i deserti...
"E che vuol dire? Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per trasportare poi l'energia nel nostro Paese. Anche gli antichi romani dicevano che l'uva arrivava da Cartagine. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l'energia necessaria all'intero pianeta. E un'area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell'Italia, un'area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma".

Il sole, però, non c'è sempre e invece l'energia occorre di giorno e di notte, d'estate e d'inverno.
"D'accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l'energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l'acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente".

Se è così semplice, perché allora non si fa?
"Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com'è accaduto del resto per il computer vent'anni fa".


(30 marzo 2008)
2011-03-15 13:44:50
L'Unica cosa che interessa al governo è farle a dispetto dei santi magari affidandone la realizzazione a Scajola,e' per loro interessante il fatto dei costi miliardari,e la percentuale ammessa dalla legge a favore dei vari ministri....si la legge del lader....oooppps lapsus volevo dire del leader.