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Subject: nucleare no o si
si ma una diversificazione delle materie prime è fondamentale per evitare che eventi particolari incidano troppo sulla condizione energetica. Anche pagando di più è fondamentale che le fonti di energia siano diversificate, più lo sono e meno si risente da eventuali schock sia politici che economici.
sul nucleare tutti i ragionamenti logici, economici e cerebrali sono portati al si, ma secondo me non va fatto. Perché ad un certo punto bisogna anche mettere in conto che la ragione sta fallendo come strumento evoluzionistico. A causa di questo fattore stiamo cercando di autodistruggerci. Il perseguimento del miglior risultato non è detto che sia la strada giusta per il miglioramento. Anzi a questo punto sono portato a dire che non lo sia. Quindi anche a costo di pagare un prezzo salato dobbiamo dirigerci verso fonti alternative, che ora magari non promettono di essere sufficienti, ma che se opportunamente sviluppate potrebbero essere. E' ora anche di ridurre il fabisogno energetico. Abbiamo 3 frigoriferi + congelatore, lavatrice, lavastoviglie, 4 televisioni una per ogni membro della famiglia, più computer e stereo, e vogliamo fare tutto assieme. vedere la partita e contemporaneamente guardare il forum di sokker... e questo lo facciamo tutti (e siamo tanti). Io credo che se non avviene un "salto tecnologico" che renda l'approvviggionamento energetico meno traumatico per tutto il sistema mondo alla fine dei binari c'è un bel muro di cemento armato.
sul nucleare tutti i ragionamenti logici, economici e cerebrali sono portati al si, ma secondo me non va fatto. Perché ad un certo punto bisogna anche mettere in conto che la ragione sta fallendo come strumento evoluzionistico. A causa di questo fattore stiamo cercando di autodistruggerci. Il perseguimento del miglior risultato non è detto che sia la strada giusta per il miglioramento. Anzi a questo punto sono portato a dire che non lo sia. Quindi anche a costo di pagare un prezzo salato dobbiamo dirigerci verso fonti alternative, che ora magari non promettono di essere sufficienti, ma che se opportunamente sviluppate potrebbero essere. E' ora anche di ridurre il fabisogno energetico. Abbiamo 3 frigoriferi + congelatore, lavatrice, lavastoviglie, 4 televisioni una per ogni membro della famiglia, più computer e stereo, e vogliamo fare tutto assieme. vedere la partita e contemporaneamente guardare il forum di sokker... e questo lo facciamo tutti (e siamo tanti). Io credo che se non avviene un "salto tecnologico" che renda l'approvviggionamento energetico meno traumatico per tutto il sistema mondo alla fine dei binari c'è un bel muro di cemento armato.
sì sì...non facciamolo.
come scrissi ne riparleremo tra qualche anno...
http://www.corriere.it/economia/11_novembre_25/bollette-energetiche-rincaro-confartigianato_5ce21bea-17a2-11e1-8448-ba9de42f6fce.shtml
come scrissi ne riparleremo tra qualche anno...
http://www.corriere.it/economia/11_novembre_25/bollette-energetiche-rincaro-confartigianato_5ce21bea-17a2-11e1-8448-ba9de42f6fce.shtml
SHANGHAI – La Cina potrebbe riavviare quanto prima il suo ambizioso programma di potenziamento nucleare, che prevede l'installazione di 400 gigawatt di potenza entro il 2050, sospeso dopo l'incidente di Fukushima del marzo scorso.
Secondo quanto dichiarato alla stampa locale da un alto funzionario del China Nuclear Energy Association (l'ente governativo che sovrintende allo sviluppo dell'energia atomica nel paese), entro fine marzo il Consiglio di Stato potrebbe riprendere a rilasciare le autorizzazioni per la costruzione di nuovi centrali.
Non c'è da meravigliarsi perché la posizione di Pechino sulla spinosa questione era chiara da tempo: una volta terminate le ispezioni ai 12 reattori attualmente in funzione nel paese (sono distribuiti su 4 centrali che sviluppano una capacità complessiva di 10 gigawatt annui) il programma nucleare sarebbe ripartito.
A patto, ovviamente, di avere la garanzia che i siti esistenti e in via di costruzione siano realizzati secondo i massimi standard di sicurezza. Il che significa essere in grado di resistere a stress analoghi a quelli provocati in Giappone dal terremoto e dallo tsunami della scorsa primavera.
L'imminente via libera del Consiglio di Stato, quindi, dovrebbe sospendere la moratoria post-Fukushima che aveva congelato una dozzina di nuove centrali in fase di costruzione, più altre 25 la cui progettazione si trovava in uno stadio avanzato.
Il Dragone anche dopo il fallout della centrale nucleare giapponese non aveva mai detto di voler rinunciare all'opzione nucleare. La più vorace consumatrice di energia del pianeta, infatti, non può fare a meno dell'atomo.
Ecco perché il nucleare è uno dei pilastri della politica energetica cinese. Spinta dalla fame crescente di materie prime necessarie per alimentare lo sviluppo economico e il processo di modernizzazione del paese, qualche anno fa Pechino ha capito che il suo portafoglio energetico andava radicalmente cambiato. E anche in tempi rapidi.
Per due ragioni. Una di carattere economico-politico: importare combustibili fossili costa, e costituisce un rischioso fattore di dipendenza dall'estero. L'altra di carattere ambientale: oggi il carbone copre quasi il 70% del fabbisogno energetico cinese e contribuisce per l'83% alle emissioni di gas serra del Dragone.
Secondo quanto dichiarato alla stampa locale da un alto funzionario del China Nuclear Energy Association (l'ente governativo che sovrintende allo sviluppo dell'energia atomica nel paese), entro fine marzo il Consiglio di Stato potrebbe riprendere a rilasciare le autorizzazioni per la costruzione di nuovi centrali.
Non c'è da meravigliarsi perché la posizione di Pechino sulla spinosa questione era chiara da tempo: una volta terminate le ispezioni ai 12 reattori attualmente in funzione nel paese (sono distribuiti su 4 centrali che sviluppano una capacità complessiva di 10 gigawatt annui) il programma nucleare sarebbe ripartito.
A patto, ovviamente, di avere la garanzia che i siti esistenti e in via di costruzione siano realizzati secondo i massimi standard di sicurezza. Il che significa essere in grado di resistere a stress analoghi a quelli provocati in Giappone dal terremoto e dallo tsunami della scorsa primavera.
L'imminente via libera del Consiglio di Stato, quindi, dovrebbe sospendere la moratoria post-Fukushima che aveva congelato una dozzina di nuove centrali in fase di costruzione, più altre 25 la cui progettazione si trovava in uno stadio avanzato.
Il Dragone anche dopo il fallout della centrale nucleare giapponese non aveva mai detto di voler rinunciare all'opzione nucleare. La più vorace consumatrice di energia del pianeta, infatti, non può fare a meno dell'atomo.
Ecco perché il nucleare è uno dei pilastri della politica energetica cinese. Spinta dalla fame crescente di materie prime necessarie per alimentare lo sviluppo economico e il processo di modernizzazione del paese, qualche anno fa Pechino ha capito che il suo portafoglio energetico andava radicalmente cambiato. E anche in tempi rapidi.
Per due ragioni. Una di carattere economico-politico: importare combustibili fossili costa, e costituisce un rischioso fattore di dipendenza dall'estero. L'altra di carattere ambientale: oggi il carbone copre quasi il 70% del fabbisogno energetico cinese e contribuisce per l'83% alle emissioni di gas serra del Dragone.
si eolico soprattutto ma anche il fotovoltaico ha avuto il suo boom nel 2010. Poi le ultime decisioni prese e l'incertezza (nel giro di 15 mesi sono stati cambiati 3 volte gli scenari) abbinata alla mancanza di una politica energetica, stopperanno il settore delle rinnovabili a beneficio delle fonte tradizionali. Ed ENEL ringrazia (ma anche EDF et similia che ci venderanno energia prodotta dal nucleare).
un interessante post di mamoru (unico-lab.blogspot.com) sulla "new age" energetica del giappone del post-tohoku 2012
meditate gente, meditate
lunedì 9 aprile 2012
La produzione di energia elettrica in Giappone - parte1
Premetto che, a causa di mancanza cronica di tempo, questo non e' un post vero e proprio, bensi' una raccolta di dati e qualche considerazione buttata li' che mi riservo comunque di approfondire in futuro. La pubblicazione spero stimoli un poco di dibattito e magari potra' essere anche d'aiuto a chi cerca informazioni sul tema.
mamoru
---
Un anno fa avevamo visto le prime conseguenze del terremoto del Tohoku e dell'incidente della centrale Tepco di Fukushima sulla produzione di energia elettrica in Giappone.
Un post, in particolare, metteva in evitanza alcune problematiche tecniche delle infrastrutture giapponesi, alla luce degli ingenti danni provocati dal sisma e dallo tsunami alla rete di trasmissione ed ai siti di produzione di energia elettrica.
Superata l'emergenza iniziale, da molte parti si e' iniziato ad interrogarsi sul futuro energetico del paese, a cominciare dall'ex primo ministro Kan e dalle sue dichiarazioni su un possibile Giappone "nuclear-free" ed alla decisione di non autorizzare il riavvio delle centrali nucleari ferme per manutenzione programmata, richiedendo nel frattempo una serie di verifiche tecniche e progettuali sugli impianti per testarne il grado di sicurezza contro eventi di straordinaria portata.
Questa scelta sta portando allo spegnimento progressivo del parco nucleare giapponese, con un solo reattore, al momento, in funzione ed ha aperto un serio problema di approvigionamento energetico.
Per alcuni la notizia dello spegnimento delle centrali e' stata una gran bella notizia, associandola inconsciamente ad una svolta "green" dell'arcipelago verso un nuovo e radioso futuro.
Tuttavia guardando il grafico qui sotto (ingrandibile) ci si rende subito conto che le prospettive green di cui sopra si sono scontrate con la necessita' di continuare a dare energia ad un paese privo di risorse: se osservate le curve verde e rossa noterete che il venir meno del nucleare e' stato colmato facendo lavorare a pieno regime gli impianti termoelettrici (a carbone, olio pesante e GPL) con un calo complessivo della produzione (viola).
http://4.bp.blogspot.com/-EoCNcFeUhcU/T4L8BU8QQUI/AAAAAAAAAwE/JV6ejDrdlmM/s1600/METI2.png
Se vi fate due conti noterete che il Giappone ha una produzione annuale di energia elettrica dell'ordine di 900-1000 TWh che, per darvi un raffronto in termini assoluti (nonche' per tutta una serie di ragioni), e' grossomodo il triplo di quella italiana.
Dal successivo grafico si puo' analizzare il peso, in percentuale, delle singole fonti.
http://4.bp.blogspot.com/-IQ3L_UxUGrw/T4L8AbkX3JI/AAAAAAAAAv8/NYFbQQw8nOU/s1600/METI1.png
Possiamo fare le seguenti osservazioni:
- il nucleare giapponese aveva una quota di produzione a cavallo del 30%
- l'idroelettrico ha un andamento stagionale piuttosto costante con un massimo di produzione attorno a maggio/giugno ed una quota a cavallo dell'8-10%
- il termoelettrico era stabilmente sopra il 50%
- la produzione su vasta scale mediante energie rinnovabili e' trascurabile ed ha un apporto di circa lo 0.3%
- dopo l' 11/3 e' palese che la produzione termoelettrica abbia assorbito anche la quota del nucleare.
Cio' che pare non preoccupare l'opinione pubblica e' che una quota di energia elettrica pari all'intera produzione annuale italiana viene attualmente ricavata bruciando combustibili fossili con relativa immisione in atmosfera di SOx, NOx, CO2 e particolati fini (PMx).
E qui trovo a dir poco paradossale la passiva accettazione del rischio ambientale che si porta dietro l'uso massivo del termoelettrico rispetto ad una certa radiofobia della popolazione che, tra l'altro, e' stata prontamente cavalcata dalla politica e ha portato a diminuire i limiti di legge a livelli inferiori a tutti gli standard internazionali (creando tra l'altro situazioni a dir poco ridicole, ma su questo troverete su Unico-Lab persone ben piu' competenti del sottoscritto che ve lo potranno spiegare per bene).
Dal punto di vista economico questa situazione ha comportato maggiori costi per importazione di ingenti quantita' di combustibili fossili, contribuendo al primo ingente rosso nella bilancia commerciale giapponese, situazione che se perdurante nel medio periodo rischierebbe di portare al tracollo del paese con il suo debito pubblico proiettato al 200% del PIL in un contesto internazionale pessimo. Senza contare che avere un paese con necessita' energetiche delle proporzioni del Giappone che rastrella idrocarburi sui mercati non contribuisce certo alla stabilita' dei prezzi, ma questo e' un tema che lascio ad altri.
Nel frattempo le centrali nucleari restano ferme, nonostante sia in corso una (doverosa) revisione in 3 parti di tutte le centrali:
1- misure aggiuntive di contrasto ai problemi emersi a Fukushima (generatori di emergenza offsite, sistemi di raffreddamento esterni) in caso di tsunami
2- stress test con simulazioni computerizzate della risposta sismica delle strutture e una verifica delle contromisure messe in campo per contrastare la possibilita' di meltdown
3- la messa in campo di una road map con tempi certi per definire gli interventi da mettere in campo per contrastare eventuali problematiche emerse nel punto 2
Nonostante questi passi il Giappone sembra restare diviso sul tema nucleare, con alcune comunita' (quelle vicino alle centrali in primis) che stanno risentendo pesantemente del fermo degli impianti, in quanto si trovano le casse locali senza una cospicua fonte di entrata e quelle piu' lontante che non trovano rassicurazioni nelle fasi di revisione in corso. E questo e', in parte, causato dalla scarsa capacita' delle autorita' di rassicurare ed informare in maniera semplice le persone e dalla confusione nella gestione dell'emergenza del 3/11 del precedente governo.
La cosa piu' disarmante e' che la questione sta entrando pesantemente nella polemica politica con argomentazioni che non guardano piu' a dati e numeri, ma al tornaconto elettorale locale (e qui polemicamente direi "in stile tedesco") o alla mera contrapposizione tra schieramenti.
In questi termini la richiesta di riavvio dei reattori di Oi (prefettura di Fukui) del governo del premier Noda e' un atto razionale alla luce della necessita' energetica del paese e commisurate alle performance delle strutture: 1200 gal di accelerazione massima e 11 metri di tsunami come prima linea di difesa oltre a mezzi aggiuntivi tenuti sulle alture in caso di emergenza.
Perche' ci sono molte attivita' umane che devono tenere conto del rapporto rischi/benefici (e questo magari lo si capira' meglio nella seconda parte del post). Nel caso di un disastro che superasse i parametri di Oi (fate conto che 980 gal sono pari all'accelerazione di gravita' media sulla terra) probabilmente l'ultimo dei problemi sarebbe la centrale, anche se per certa stampa 19000 morti dello tsunami son diventati un trafiletto (per alcuni l'inciso in una frase) tra gli articoli scritti su Fukushima.
E lasciatemi dire che se si dovesse accettare la politica del "rischio zero", allora qualunque attivita' umana in Giappone non dovrebbe essere permessa che tra tsunami, sismi, vulcani, tifoni e perturbazioni monsoniche varie non si fanno mancare nulla.
(da giappopazzie.blogspot.com)
meditate gente, meditate
lunedì 9 aprile 2012
La produzione di energia elettrica in Giappone - parte1
Premetto che, a causa di mancanza cronica di tempo, questo non e' un post vero e proprio, bensi' una raccolta di dati e qualche considerazione buttata li' che mi riservo comunque di approfondire in futuro. La pubblicazione spero stimoli un poco di dibattito e magari potra' essere anche d'aiuto a chi cerca informazioni sul tema.
mamoru
---
Un anno fa avevamo visto le prime conseguenze del terremoto del Tohoku e dell'incidente della centrale Tepco di Fukushima sulla produzione di energia elettrica in Giappone.
Un post, in particolare, metteva in evitanza alcune problematiche tecniche delle infrastrutture giapponesi, alla luce degli ingenti danni provocati dal sisma e dallo tsunami alla rete di trasmissione ed ai siti di produzione di energia elettrica.
Superata l'emergenza iniziale, da molte parti si e' iniziato ad interrogarsi sul futuro energetico del paese, a cominciare dall'ex primo ministro Kan e dalle sue dichiarazioni su un possibile Giappone "nuclear-free" ed alla decisione di non autorizzare il riavvio delle centrali nucleari ferme per manutenzione programmata, richiedendo nel frattempo una serie di verifiche tecniche e progettuali sugli impianti per testarne il grado di sicurezza contro eventi di straordinaria portata.
Questa scelta sta portando allo spegnimento progressivo del parco nucleare giapponese, con un solo reattore, al momento, in funzione ed ha aperto un serio problema di approvigionamento energetico.
Per alcuni la notizia dello spegnimento delle centrali e' stata una gran bella notizia, associandola inconsciamente ad una svolta "green" dell'arcipelago verso un nuovo e radioso futuro.
Tuttavia guardando il grafico qui sotto (ingrandibile) ci si rende subito conto che le prospettive green di cui sopra si sono scontrate con la necessita' di continuare a dare energia ad un paese privo di risorse: se osservate le curve verde e rossa noterete che il venir meno del nucleare e' stato colmato facendo lavorare a pieno regime gli impianti termoelettrici (a carbone, olio pesante e GPL) con un calo complessivo della produzione (viola).
http://4.bp.blogspot.com/-EoCNcFeUhcU/T4L8BU8QQUI/AAAAAAAAAwE/JV6ejDrdlmM/s1600/METI2.png
Se vi fate due conti noterete che il Giappone ha una produzione annuale di energia elettrica dell'ordine di 900-1000 TWh che, per darvi un raffronto in termini assoluti (nonche' per tutta una serie di ragioni), e' grossomodo il triplo di quella italiana.
Dal successivo grafico si puo' analizzare il peso, in percentuale, delle singole fonti.
http://4.bp.blogspot.com/-IQ3L_UxUGrw/T4L8AbkX3JI/AAAAAAAAAv8/NYFbQQw8nOU/s1600/METI1.png
Possiamo fare le seguenti osservazioni:
- il nucleare giapponese aveva una quota di produzione a cavallo del 30%
- l'idroelettrico ha un andamento stagionale piuttosto costante con un massimo di produzione attorno a maggio/giugno ed una quota a cavallo dell'8-10%
- il termoelettrico era stabilmente sopra il 50%
- la produzione su vasta scale mediante energie rinnovabili e' trascurabile ed ha un apporto di circa lo 0.3%
- dopo l' 11/3 e' palese che la produzione termoelettrica abbia assorbito anche la quota del nucleare.
Cio' che pare non preoccupare l'opinione pubblica e' che una quota di energia elettrica pari all'intera produzione annuale italiana viene attualmente ricavata bruciando combustibili fossili con relativa immisione in atmosfera di SOx, NOx, CO2 e particolati fini (PMx).
E qui trovo a dir poco paradossale la passiva accettazione del rischio ambientale che si porta dietro l'uso massivo del termoelettrico rispetto ad una certa radiofobia della popolazione che, tra l'altro, e' stata prontamente cavalcata dalla politica e ha portato a diminuire i limiti di legge a livelli inferiori a tutti gli standard internazionali (creando tra l'altro situazioni a dir poco ridicole, ma su questo troverete su Unico-Lab persone ben piu' competenti del sottoscritto che ve lo potranno spiegare per bene).
Dal punto di vista economico questa situazione ha comportato maggiori costi per importazione di ingenti quantita' di combustibili fossili, contribuendo al primo ingente rosso nella bilancia commerciale giapponese, situazione che se perdurante nel medio periodo rischierebbe di portare al tracollo del paese con il suo debito pubblico proiettato al 200% del PIL in un contesto internazionale pessimo. Senza contare che avere un paese con necessita' energetiche delle proporzioni del Giappone che rastrella idrocarburi sui mercati non contribuisce certo alla stabilita' dei prezzi, ma questo e' un tema che lascio ad altri.
Nel frattempo le centrali nucleari restano ferme, nonostante sia in corso una (doverosa) revisione in 3 parti di tutte le centrali:
1- misure aggiuntive di contrasto ai problemi emersi a Fukushima (generatori di emergenza offsite, sistemi di raffreddamento esterni) in caso di tsunami
2- stress test con simulazioni computerizzate della risposta sismica delle strutture e una verifica delle contromisure messe in campo per contrastare la possibilita' di meltdown
3- la messa in campo di una road map con tempi certi per definire gli interventi da mettere in campo per contrastare eventuali problematiche emerse nel punto 2
Nonostante questi passi il Giappone sembra restare diviso sul tema nucleare, con alcune comunita' (quelle vicino alle centrali in primis) che stanno risentendo pesantemente del fermo degli impianti, in quanto si trovano le casse locali senza una cospicua fonte di entrata e quelle piu' lontante che non trovano rassicurazioni nelle fasi di revisione in corso. E questo e', in parte, causato dalla scarsa capacita' delle autorita' di rassicurare ed informare in maniera semplice le persone e dalla confusione nella gestione dell'emergenza del 3/11 del precedente governo.
La cosa piu' disarmante e' che la questione sta entrando pesantemente nella polemica politica con argomentazioni che non guardano piu' a dati e numeri, ma al tornaconto elettorale locale (e qui polemicamente direi "in stile tedesco") o alla mera contrapposizione tra schieramenti.
In questi termini la richiesta di riavvio dei reattori di Oi (prefettura di Fukui) del governo del premier Noda e' un atto razionale alla luce della necessita' energetica del paese e commisurate alle performance delle strutture: 1200 gal di accelerazione massima e 11 metri di tsunami come prima linea di difesa oltre a mezzi aggiuntivi tenuti sulle alture in caso di emergenza.
Perche' ci sono molte attivita' umane che devono tenere conto del rapporto rischi/benefici (e questo magari lo si capira' meglio nella seconda parte del post). Nel caso di un disastro che superasse i parametri di Oi (fate conto che 980 gal sono pari all'accelerazione di gravita' media sulla terra) probabilmente l'ultimo dei problemi sarebbe la centrale, anche se per certa stampa 19000 morti dello tsunami son diventati un trafiletto (per alcuni l'inciso in una frase) tra gli articoli scritti su Fukushima.
E lasciatemi dire che se si dovesse accettare la politica del "rischio zero", allora qualunque attivita' umana in Giappone non dovrebbe essere permessa che tra tsunami, sismi, vulcani, tifoni e perturbazioni monsoniche varie non si fanno mancare nulla.
(da giappopazzie.blogspot.com)
hanno maree enormi e tantissimo vento. La realtà è che non vogliono sviluppare le produzioni green per la lobby nucleare.
soprattutto, hanno sbagliato la pianificazione strategica del parco fonti energetiche
capisco che all'epoca il nucleare sembrasse la quadratura del cerchio, ma esporsi per una quota del 30% della produzione totale è da pazzi. questi effetti-panico a mio parere sono scontati
la francia fa la metà della sua produzione con centrali nucleari perlopiù obsolete e che ogni tanto spetacchiano fuori qualche nuvoletta radioattiva, ora nell'aria, ora in falda
dovesse succedere un incidente grave che fai, ti trovi con metà energia in meno?
capisco che all'epoca il nucleare sembrasse la quadratura del cerchio, ma esporsi per una quota del 30% della produzione totale è da pazzi. questi effetti-panico a mio parere sono scontati
la francia fa la metà della sua produzione con centrali nucleari perlopiù obsolete e che ogni tanto spetacchiano fuori qualche nuvoletta radioattiva, ora nell'aria, ora in falda
dovesse succedere un incidente grave che fai, ti trovi con metà energia in meno?
i giapp sono terrorizzati dall'idea di dipendere da altri per l'energia......vedasi cause scoppio WW2 .....
Alle 18.00 di oggi, chiuso l'ultimo reattore nucleare giapponese.
sucm [del] to
Eridon
Sono pazzi questi giapponesi.
Piccoli ignorantelli.
Non lo sanno loro che il nucleare è pulito e sicuro?
(edited)
Piccoli ignorantelli.
Non lo sanno loro che il nucleare è pulito e sicuro?
(edited)