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Subject: Evasione fiscale

2010-04-21 23:32:16
chiunque ti sta accanto mente.
2010-04-21 23:32:46
ma noooooooooo, non hai davvero capito! e io che pensavo che tu avessi almeno un'idea del discorso che si faceva!

la confessione è il comportamento virtuoso, è la denuncia dell'altro il comportamento che devi paragonare all'evasione, è quello che ti da vantaggio solo se il tradimento della fiducia altrui riesce


ehm..
io l'avevo capito.

il punto che ribadisco è che, non conoscendo la scelta altrui, la tua scelta più conveniente diventa sempre quella non virtuosa.
così nel dilemma come nel caso delle tasse!
2010-04-21 23:41:02
è un mondo di galeotti ;-)
2010-04-21 23:57:28
il dilemma del prigioniero si applica tra te e me se siamo accusati dello stesso reato e siamo in due celle diverse dove ci vengono esposte le possibilità di salvezza in un equilibrio non-cooperativo (io frego l'altro e mi salvo), non è così nel rapporto stato-cittadino.
il discorso è diverso e legato alle aspettative del rapporto cooperativo tra stato e cittadino.
sono una cosa completamente diversa




lo posto per te, pupe, perchè evidentemente altri non l'hanno ancora capito.
il dilemma va bene tra individuo-individuo.
sfido chiunque a trovare una connessione valida nel rapporto stato-cittadino. Sarebbe da nobel, altro che l'equilibrio di nash che alcuni continuano a rimestare ignorando completamente il fatto che le persone hanno tendenza (da che mondo è mondo) all'accumulazione, cosa che sbilancerebbe l'equilibrio.
E si parla di rapporti tra stato e contribuenti.
2010-04-22 00:55:25
(stranamente) su questo sono più sulla tua linea di pensiero per le stesse motivazioni


(edited)
2010-04-22 06:12:38
chiunque evada mente, chiunque eluda mente, chiunque esporti illecitamente capitali all'estero, mente...

infatti: galera per tutti.

Per ladro intendevo il colui che ruba ad una persona specifica. Per evasore totale intendevo una serie di persone che tu hai specificato meglio
2010-04-22 16:28:48
non so se postarlo qui, in [POLITICA] O IN [SERIE A]

Paolo Maldini e la moglie indagati
2010-08-20 12:05:03
Ville e cani intestati a società
Trucchi d'Italia per battere il fisco

Il direttore dell'Agenzia delle entrate: qui c'è la cultura dell'evasione. Dai contribuenti fantasma agli stabilimenti balneari che guadagnano di più durante l'inverno


Per settimane si sono barricati in casa aspettando che i federali venissero a prenderli. Non pagavano le tasse da molto tempo, finché il tribunale li ha condannati a cinque anni di carcere. E loro non ci sono stati. Armati fino ai denti hanno sprangato le porte in attesa della polizia, proclamando di «lottare per la libertà». Proprio così hanno detto: «per la libertà». Ma forse i coniugi Ed e Elanie Brown, che tre anni fa sono stati al centro negli Stati Uniti di un caso nazionale, avevano semplicemente sbagliato posto: credevano di essere in Italia. Il Paese dove l'evasione fiscale non è semplicemente una patologia, ma l'effetto di una cultura radicata a fondo.


L'ha ammesso implicitamente ieri, sulle colonne del Sole24ore, il direttore dell'Agenzia delle entrate Attilio Befera. «Quello che ancora non si afferma è il cambiamento del modello culturale che ha favorito l'evasione», ha scritto, mostrandosi esterrefatto per aver letto in un'intervista «che tutto quello che si possiede, anche il proprio cane, è intestato a una società per limitare i danni patrimoniali». Quell'intervista è stata pubblicata da Repubblica il giorno prima di Ferragosto e l'intervistato è nientemeno che la rock star Vasco Rossi, finito nel mirino del fisco per una società, da lui posseduta al 90%, a cui è intestata la barca «Jamaica». Indispettito perché la notizia era trapelata sulle agenzie, dopo aver dichiarato «sono un cittadino onesto», il cantante ha spiegato: «Ho usato questa cautela per mettere un limite a eventuali ritorsioni contro la mia persona fisica per eventuali danni causati dalla barca o dall'equipaggio a terzi. Trovo questo oltre che lecito anche ragionevole e per nulla elusivo. Anche il mio cane è intestato a una società, perché se morde qualcuno si pagano giustamente i danni, ma si evita che qualcuno possa approfittarsene». Difficile comprendere la differenza fra essere morsi dal cane di Vasco Rossi piuttosto che dal cane della società di Vasco Rossi. Ma se la società della barca (in leasing) si chiama «Giamaica no problem» (!) ci sarà pure un motivo.

Anche perché Vasco non è il solo a pensarla così. Sono migliaia e migliaia le società a cui i proprietari intestano yacht e natanti. Il problema, o meglio, il «problem», è che sono pressoché tutte ditte di charter con un solo cliente, guarda caso il loro azionista. In italiano si chiamano società di comodo e non servono soltanto a pagare meno tasse sulla barca, ma a far scomparire lo yacht dai radar del fisco nel caso di accertamenti personali. Se l'Agenzia delle entrate mette il naso nella tua denuncia dei redditi, scoprirà che non hai un motoscafo da un milione di euro, ma una società di charter del capitale di 10 mila euro. Per giunta in perdita. Meglio della bandiera liberiana o panamense.
Ma le società di comodo non servono solo per le barche. Moltissimi ci mettono dentro anche la villa al mare, il casale in campagna, gli appartamenti in città. Poi ci sono le fuoriserie: Ferrari a centinaia, Porsche, Audi, Mercedes, Bmw, Lamborghini e Suv a rotta di collo. Mascherate da auto aziendali. Anche in questo caso non per risparmiare sulle tasse della macchina, ma perché non figuri nella denuncia dei redditi. A uno schermo societario, in Italia, non rinuncia nessuno: diversamente non sarebbero in perdita quasi metà (per l'esattezza il 45%) delle società di capitali. Ma c'è anche chi alla maschera di una srl o di una spa preferisce direttamente quella di una società fiduciaria. Si mettono le azioni là dentro e si può dormire fra due guanciali.

Per non parlare delle scatole dove finiscono i dividendi: spesso hanno sede all'estero, magari in un Paese comunitario. Tipo Lussemburgo. Poi però, grattando la vernice, salta fuori che la società è controllata da un'altra società che sta invece alle Isole Cayman o a San Marino. Migliaia e migliaia. E per non dire dei vip con residenza (spesso fittizia) nei paradisi fiscali, oppure a Montecarlo. Le cronache ne sono piene. Fin qui i comportamenti dove il confine fra evasione ed elusione è talvolta impalpabile. Oltre, ci sono le frodi. E anche in questo vantiamo una discreta specializzazione. Le società che aprono e chiudono i battenti nel giro di pochi mesi, per esempio: si chiamano cartiere perché servono soltanto a fare false fatture che permetteranno di chiedere il rimborso dell'Iva mai pagata. Un caso di scuola, che si può declinare in vari modi. Per esempio, come ha scoperto ad aprile di quest'anno la Guardia di finanza, con un giro di fiduciarie fra la Svizzera e il Lussemburgo. C'era coinvolto perfino un prete. Ma la tecnologia del crimine fiscale, purtroppo, è in continua evoluzione. Vi si dedicano menti raffinate, come quella che ha architettato una frode ai danni del Fisco arrivando a utilizzare i modelli 730: aveva creato una rete di finte società, formalmente gestite da una signora ottuagenaria, che erogavano false prestazioni detraibili dalle denunce dei redditi di comuni cittadini. Impiegati, infermieri delle Asl, pensionati. Con un danno di svariati milioni di euro per l'erario.
Roba da far impallidire gli artigiani dell'evasione. A partire dai commercianti refrattari alla ricevuta fiscale, i quali dichiarano redditi inferiori a quelli del proprio dipendente. Per continuare con gli stabilimenti balneari che dicono di guadagnare più d'inverno che d'estate. Nessuno, però, riesce a battere i veri artisti. Ovvero, coloro che per il Fisco non esistono nemmeno. Una volta scoprirono una donna, a Pavia, che per anni aveva gestito una casa di riposo per anziani totalmente abusiva.
Interrogato dal giudice che sta indagando sulla vicenda della cosiddetta P3, il «faccendiere» Flavio Carboni ha dichiarato senza fare una piega di non possedere beni patrimoniali avendone comunque la disponibilità. Tecnicamente è possibile. Ma quando si scopre che dall'anno di imposta 2002 non ha più presentato una dichiarazione dei redditi, come i poveri, allora non si può davvero trattenere la sorpresa.

Non c'è dubbio che l'evasione fiscale in Italia sia anche una questione culturale. A differenza degli Stati Uniti, dove non si scherza (fra il 2002 e il 2007 hanno sbattuto dentro 5 mila persone), qui non è mai stata considerata un peccato. Più che altro, una marachella. Nel 2002 l'avvocato Attilio Pacifico, che sarebbe stato condannato insieme all'ex ministro Cesare Previti per l'affare Imi-Sir, ammise candidamente in un colloquio con un giornalista: «Sì, sono un evasore fiscale. E allora, che mi volete fare?». E in una lettera al Corriere lo stesso Previti scrisse: «Se è vero che negli anni passati ho avuto disponibilità all'estero, è altrettanto vero che questa situazione l'ho regolarizzata e sanata anche attraverso un condono tombale, pagando quanto dovuto per legge». Già, il condono.
Quale contributo hanno dato le sanatorie a diffondere, come vorrebbe Befera, «la cultura della legalità fiscale»? Il primo condono dell'età moderna lo fece Bruno Visentini, nel 1973. Replicò Rino Formica, nel 1982. E ancora Formica, nel 1991. Per arrivare al 2002, con Tremonti. Poi gli scudi, a ripetizione, per chi aveva esportato illegalmente capitali. Questione forse di Dna italico, visto che la sanatoria capostipite risale addirittura all'epoca dell'imperatore Adriano (che era però di origini iberiche). Ma è difficile credere che la politica oggi non abbia le sue responsabilità. Per questo una domanda è inevitabile. Ora che il suo governo, impossibilitato a ridurre le imposte, sostiene di voler combattere a fondo l'evasione, ripeterebbe Silvio Berlusconi quel che disse il 18 febbraio del 2004, e cioè che evadere tasse troppo alte è «moralmente giustificabile»?

Sergio Rizzo
20 agosto 2010


corriere
(edited)
2011-12-17 11:09:52
VICENZA, 17 DIC - Colossale frode nella compravendita di telefoni cellulari scoperta dalla GdF di Vicenza. A due imprenditori contestate false fatture per mezzo mld di euro, mentre l'Iva non versata ammonta a 47mln di euro. La ditta, vicentina, grazie all'evasione Iva commercializzava, attraverso 49 societa' 'cartiere', cellulari a prezzi scontatissimi. A destare sospetti lo sviluppo rapidissimo dell'azienda, che dal 2005 ad oggi, partendo da zero, aveva fatto un giro d'affari di 70mln di euro l'anno.

2011-12-17 11:17:16
infatti la manovra attuale è iniqua perchè non colpisce affatto questi meccanismi.

bisognerebbe tassare i beni in italia anche se riconducibili a società estere nel momento in cui l'usufrutto è a beneficio di un italiano.
2011-12-17 12:15:20
classica e tristemente nota come "frode carosello"

c'è sempre una che è un'azienda fittizia che non paga l'iva e che va a gambe all'aria, di solito con prestanome...........
2012-01-05 13:29:47
L'operazione messa in campo a Cortina lo scorso 30 dicembre, che ha impegnato 80 agenti delle Entrate per effettuare i controlli in soli 35 esercizi commerciali (su un totale di quasi mille presenti nella località turistica delle Dolomiti), ha portato risultati e informazioni utili per il recupero dell'evasione.

Gli incassi degli esercizi commerciali (alberghi, bar, ristoranti, gioiellerie, boutique, farmacie, saloni di bellezza, eccetera) nel giorno dei controlli - rileva l'Agenzia delle Entrate - sono lievitati rispetto sia al giorno precedente sia allo stesso periodo del 2010.

In particolare, i ristoranti hanno registrato incrementi negli incassi fino al 300% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno (+ 110% rispetto al giorno prima), i commercianti di beni di lusso fino al 400% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno (+106% rispetto al giorno prima), i bar fino al 40% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno (+104% rispetto al giorno prima).

Non sono mancati singoli episodi particolarmente significativi: un commerciante deteneva beni di lusso in conto vendita per più di 1,6 milioni di euro, senza alcun documento fiscale.

Controllate anche le dichiarazioni dei proprietari di 251 auto di lusso di grossa cilindrata: su 133 intestate a persone fisiche, «42 appartengono a cittadini che fanno fatica a "sbarcare il lunario", avendo dichiarato 30mila euro lordi di reddito».

Una task force di 80 ispettori tra il 30 dicembre e San Silvestro è calata in città e ha passato al setaccio i più noti alberghi della conca ampezzana, ma anche negozi, antiquari, ristoranti e gioiellerie frequentati abitualmente dai vip. Controllate anche le auto di lusso che circolano all'ombra delle Tofane.
«Sono arrivati alle 8 del mattino e se ne sono andati dieci minuti dopo mezzanotte - si sfoga l'albergatrice di un noto hotel cortinese - ho firmato il verbale che ero già in camicia da notte. Un blitz del genere in queste date è un attentato a chi lavora». E aggiunge: «i miei clienti hanno detto che se ne vanno a Sankt Moritz, questo stato poliziesco nessuno lo vuole accettare».
Qualche perplessità sulle modalità, ma soprattutto sui tempi scelti per i controlli, anche dall'assessore municipale al commercio, Luca Alfonsi. «È uno shock per la località - dice - che così perde anche in immagine».

si lamentano? e chi viene tartassato tutti i giorni da una vita,cosa dovrebbe dire? vergognatevi altro che lamentele
2012-01-05 13:56:52
boh.
qui sò tutti boni a dire "clima poliziesco"

forse non sono mai stati all'estero..
2012-01-05 14:16:08
considerato quanti soldi gli evasori rubano allo stato e di conseguenza a tutti quelli che non evadono (ad esempio i lavoratori dipendenti che son tanti e mediamente poco ricchi) secondo me ci vorrebbe eccome un bel po' di clima poliziesco....sarà che ho il dente avvelenato con gente che deve decine di migliaia di euro al mio datore di lavoro (mettendo in crisi l'azienda) ma che risultano "nullatenenti" (e quindi nonostante gli avvocati è difficile riavere i soldi indietro).... nonostante possiedano fabbriche: solo perchè le hanno intestate a parenti vari!
2012-01-05 16:34:49
Ma poi fosse da dire che era tutto a posto o quasi....
No! Niente affatto!!!
Spero che questo sia un segnale chiaro al quale ne seguiranno altri. Speriamo che l'era dei condoni e degli scudi fiscali sia finita!
2012-01-05 18:02:16
Non sono mancati singoli episodi particolarmente significativi: un commerciante deteneva beni di lusso in conto vendita per più di 1,6 milioni di euro, senza alcun documento fiscale.

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