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Subject: Evasione fiscale

2012-03-18 20:37:42
infatti tra i 2 e 5 anni molti di noi delle classi meno abbienti saranno alla fame
2012-03-18 20:42:20
non credo fra due/5 anni e comunque non credo che gli effetti siano dovuti solo a questo... negli ultimi mesi sono stati dati soldi alle banche da parte del governo italiano e non mi ricordo nemmeno per cosa...
2012-03-18 23:01:36
non credo fra due/5 anni e comunque non credo che gli effetti siano dovuti solo a questo... negli ultimi mesi sono stati dati soldi alle banche da parte del governo italiano e non mi ricordo nemmeno per cosa...


per fargli comprare i titoli dello stato che glieli ha prestati a 5 volte il tasso di interesse che lo stesso stato applica a loro...
2012-03-24 19:52:17
tanto quelli a roma so bravi a farsi la bocca bella dicendo "combatteremo l'evasione"

e intanto non c'abbiamo più nemmeno la benzina per mandare avanti le macchine

ma ndo cacchio finiscono tutti i soldi che recuperiamo a tassazione?????????????

che schifo.........
2012-03-24 21:09:19
Il ragionamento è semplice, imho.
60 milioni di italiani, 20 milioni di lavoratori, dei quali 4M dipendenti pubblici, Xmila cassa-integrati, ecc...
Morale, meno di 15 milioni di persone devono lavorare per mantenerne almeno altre 40 milioni.
Sono almeno 40 anni che è chiaro che la tendenza demografica ci avrebbe portato a questo, e non si è fatto nulla per provvedere. Adesso è arrivato il momento di pagare il conto.
Certo che finché quello che paghiamo se lo intascano i politici, è dura...
2012-03-25 18:04:47
Adesso è arrivato il momento di pagare il conto.
Certo che finché quello che paghiamo se lo intascano i politici, è dura...


a me giovane di 22 anni che cacchio me ne frega di tutti quelli che non possono prendere la pensione se non posso nemmeno più vivere io?
2012-03-25 18:58:41
a me giovane di 22 anni che cacchio me ne frega di tutti quelli che non possono prendere la pensione se non posso nemmeno più vivere io?


paradossalmente almeno tu hai la speranza di trovare un lavoro che sopperisca ai mancati introiti futuri delle pensioni dei tuoi genitori... pensa a chi oggi ha fra i 40 d i 50 anni, famiglia a carico, precari, e gli viene detto che andranno in pensione a 66 anni ma probabilmente li licenzieranno prima per motivi economici?
2012-03-25 19:30:33
Morale, meno di 15 milioni di persone devono lavorare per mantenerne almeno altre 40 milioni.

Tenendo presente che di quei 15 milioni una buona percentuale sono tecnici vari (penso a consulenti del lavoro, fiscali, legali, ecc. ecc.) che gravano sui pochi restanti.
Una piu' che ovvia pubblicita'/progresso di Piero Angela diceva che per ogni cittadino che percepisce un reddito senza dare valore aggiunto ad un bene, un altro deve produrre il doppio per avere il giusto compenso.
Da almeno 20 anni continuo a dire che chi produce realmente qualcosa deve mantenere una marea di improduttivi. Fino appunto ad una ventina di anni fa si riusciva perche' i margini di resa delle produzioni erano abbastanza alti. Ma da quando si concorre sui mercati internazionali non ci possiamo piu' permettere un meccanismo simile.
Purtroppo chi governa di solito proviene in gran parte da quella parte improduttiva, perche' chi lavora non ha tempo per la politica, e quindi si tende a difendere sempre e comunque la categoria, anzi molte volte ci si inventa nuove norma che obbligano a dar lavoro a nuovi tecnici/consulenti esterni.
Solo oggi sentivo che l' economia che si sta salvando meglio dalla crisi e' quella islamica, basata sulla Sharia. Questo perche', semplificando una spiegazione piu' complessa, prevede che il reddito debba sempre essere legato alla produzione di qualcosa, e non tollera il rendimento puramente finanziario. E' chiaro che la realta' non puo' essere questa al 100% neppure nei paesi islamici, ma gia' tendere verso questi concetti limita il peso di certi meccanismi perversi.
2012-03-26 09:23:26
Da almeno 20 anni continuo a dire che chi produce realmente qualcosa deve mantenere una marea di improduttivi.

mi piacerebbe capire che cosa intendi per improduttivi.
Insegnanti? Impiegati pubblici e privati?
Lavoratori dei servizi? commercianti?
Cioè chiunque non lavora in industria e agricoltura?

oppure ho capito male?
2012-03-26 12:36:19
Se i settori economici si chiamano primario secondario e terziario una ragione c'é.
Noi viviamo da anni nell'illusione della societá postindustriale ma per campare di solo terziario devi sfornare nobel come se fossero patatine. Lavandosi gli uni le mutande degli altri non si va lontano.
2012-03-26 13:40:50
quindi se il sig. A produce il grano, B lo macina, C lo impasta a fa il pane, D lo vende all'ingrosso, E al dettaglio, F produce le strade per lo stato, G fa rispettare le regole, I fa l'insegnante ai figli degli altri e L lavora in ospedale per la salute di tutti..

solo A è produttivo?
2012-03-26 20:15:09
Secondo me si riferiva ai consulenti... ;)
2012-03-26 22:50:53
Message deleted

2012-03-28 22:52:02
solo A è produttivo?

Per me e' produttivo chi conferisce un valore aggiunto ad un bene, ma un valore aggiunto reale proporzionato al suo impegno ed al suo costo.
Se un impiegato statale lavora e produce in modo proporzionale a quanto costa, fa parte dei produttivi. Ma se non ha lavoro e per trovarglielo devono inventare un nuovo impegno burocratico perche' abbia qualcosa da fare, fa parte degli improduttivi.
Ti potrei portare una marea di esempi di enti e consorzi completamente inutili, creati solo per il preciso scopo di sistemare un po' di gente, da politici trombati nel consiglio di amministrazione a amici degli amici come dirigenti ed impiegati, naturalmente in sovrannumero rispetto a quanti servirebbero. Ecco chi sono gli improduttivi. Ma sono solo alcuni esempi...
Poi il discorso sarebbe ancora piu' ampio. Da noi lavorano e gudaganano bene molti piu' intermediari o "procacciatori d' affari". E qui porto un altro esempio.
Io produco un bene in grande scala e lo immetto sul mercato. Per questo vendo direttamente ad imprese che utilizzano il bene, ma anche a molti grossisti che comprano grandi volumi del mio prodotto e lo rivendono ad utilizzatori minori.
Un tempo i grossisti compravano appunto grandi volumi, godendo di prezzi vantaggiosi proprio per la scala di acquisto. Dopodiche', grazie al magazzino, rifornivano gli utilizzatori finali di tanti e svariati prodotti, per piccole quantita' e con un servizio espresso: questo e' dare valore aggiunto, ed era giusto l' usuale margine, intorno al 20/30%.
Oggi la maggior parte dei grossisti lavora quasi senza magazzino, compra il minimo indispensabile e cerca di caricare da me e scaricare dal cliente, senza passare dal magazzino, e magari incassando anche prima di pagare. Per me questo non e' dare un valore aggiunto, e costoro si dovrebbero accontentare di un 10%, visto che lavorano come un rappresentante, che non supera il 5% di provvigione. Certo e' il mercato a determinare i guadagni, ma in Italia non sempre e' cosi', perche' in molte aziende ci sono compratori che fanno il minimo indispensabile e su prodotti di basso costo, come gli imballi, si rivolgono al primo conoscente, invece di cercare un produttore, quando i volumi sono importanti. E anni di abitudine hanno sedimentato certi meccanismi.
Certo nel libero mercato non si puo' agire contro chi liberamente compra e vende, ma se si volesse aumentare la competitivita' si dovrebbe incoraggiare tutti a limtare gli intermediari. Invece gran parte degli oneri, compresi contributi vari, gravano sempre sui produttori.
2012-03-28 23:00:18
Se i settori economici si chiamano primario secondario e terziario una ragione c'é.
Noi viviamo da anni nell'illusione della societá postindustriale ma per campare di solo terziario devi sfornare nobel come se fossero patatine. Lavandosi gli uni le mutande degli altri non si va lontano.


E questa e' la seconda parte del mio ragionamento, espressa molto chiaramente.
Il terziario e' indispensabile, ma quando supera di gran lunga il livello utile, si finisce per vedere i propri prodotti costare piu' cari e per non riuscire a venderli sul mercato. Ricordo quando all' Olivetti per continuare a mantenere certi "capetti" si costruivano loro attorno reparti inutili e costosi. Credo tutti sappiate il risultato finale.
2012-03-28 23:20:45
Porto ancora un esempio di una mia vecchia idea.
Esiste un Testo Unico sulla sicurezza, con una serie di disposizioni. Ebbene queste disposizioni sono sovente sproporzionate ai rischi effettivi di una impresa, soprattutto piccola. Ma intanto una piccola impresa deve mantenere un medico aziendale, ed alcuni tecnici nei vari settori per le varie misurazioni. Senza contare che ci sono norme interpretabili, per cui non si ha mai la certezza che un ispettore richieda le stesse soluzioni di un altro. Come risultato nel campo della sicurezza, fra tecnici, addetti e produttori/venditori di articoli vari circolano cifre enormi. Eppure alla fine le aziende fanno il minimo indispensabiule per essere in regola, col risultato che alcune spendono soldi inutili ed altre si espongono a rischi non indifferenti, pur rimanendo tutte piu' o meno dentro le normative.
Altre non spendono neppure un euro perche' contano sul fatto che i controlli sono rarissimi (ecco l' aggancio con l' evasione fiscale).
Troverei molto piu' sensato che si istituissero dei tecnici o gruppi di tecnici che ispezionassero regolarmente (ogni 3 anni, ogni 5 anni: bene tutto, purche' non sia mai) le piccole imprese.
L' ispezione iniziale, di inizio lavori, non dovrebbe essere subito punitiva, ma di consulenza: esaminando il tipo di attivita' si dovrebbe stendere, insieme col datore di lavoro, un piano di sicurezza. A quel punto l' imprenditore dovrebbe avere un periodo di tempo proporzionato ai provvedimenti, dopodiche' una seconda visita dovrebbe stabilire che sia stato fatto tutto quanto previsto. Superato questo scoglio, dopo alcuni anni (appunto 3,4 o 5), visite successive cadenzate in base alla categoria di rischio o al cambiamento di qualcosa in azienda, la visita andrebbe ripetuta con la medesima modalita'. Ecco, questi tecnici non sarebbero improduttivi, anzi, farebbero risparmiare costi enormi sotto forma di sprechi evitati e, soprattutto, di provvedimenti sensati presi per evitare incidenti.
Quando le regole sono poche, sensate, ed efficaci, ed i controlli sono regolari, la gente trova facile e conveniente attenersi e lo fa regolarmente. Quando sono tante, complesse, costose e sovente esplicitamente inutili, sono in tanti a non attenersi, e non e' neppure facile identificarli.