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Subject: Evasione fiscale
chi ha i soldi mica è stupido...fa un giro di intestazioni della barca, della casa e delle auto; un paio di transazioni bancarie e non pagherà mai
è tutto il sistema che non vuole pagare, le leggi e marione glielo permettono ancora
è tutto il sistema che non vuole pagare, le leggi e marione glielo permettono ancora
AGI) - Milano, 5 nov. - La Guardia di Finanza di Milano sta eseguendo un decreto di sequestro preventivo di beni immobili e partecipazioni societarie per un valore di oltre 65 milioni di euro nei confronti del gruppo della moda Marzotto. Il sequestro avviene nell'ambito di una inchiesta condotta dai pm Laura Pedio e Gaetano Ruta coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco, in cui sono indagate tredici persone, alcune appartenenti alla famiglia Marzotto.L'accusa nei loro confronti e' quella di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi e degli immobili, terreni e partecipazioni societarie a loro riconducibili. L'indagine della procura, in collaborazione con i funzionari dell'Agenzia delle Entrate, ha consentito di svelare in Italia la sede reale dell'amministrazione di una holding finanziaria che, si legge in una nota della Guardia di Finanza, sarebbe stata formalmente e consapevolmente costituita in Lussemburgo. Attraverso le indagini, sarebbero stati individuati i luoghi in cui venivano effettivamente assunte le decisioni e impartite le direttive sulla gestione della societa' di diritto lussemburghese da parte di soci che risultavano essere quasi tutti residenti in Italia. La costituzione della holding in Lussemburgo avrebbe consentito alla casa della moda di dribblare il fisco.Gli accertamenti condotti dalle Fiamme gialle, hanno permesso di riqualificare la holding lussemburghese come soggetto fiscalmente residente in Italia, con conseguente emersione dell'obbligo di denuncia la fisco italiano di una plusvalenza da cessione di partecipazioni, realizzata nel 2007, per un valore di quasi 200 milioni di euro e per la quale e' stata evasa una imposta di oltre 65 milioni di euro.
miiiiiiinchiaaaaaaaaaaaa ci lavora mia moglie (come operaia)
speriamo non incida sui lavoratori :(
speriamo non incida sui lavoratori :(
karla, mi spieghi perché le denuncie anonime non possono essere fatte? c'è una discoteca qui che dove ci lavorano circa 50 dipendenti tra buttafuori camerieri ecc ecc e io non posso denunciare il fatto che questa discoteca di scontrini non ne fa nemmeno uno... oltre a questo c'è anche il fatto che di camerieri assunti ce ne sono due e gli altri hanno un contratto da 100€ al mese e il resto ( 900€) glieli pagano in nero. apparte il fatto che mi sembra impossibile che nessuno nessuno nessuno degli organi della finanza di treviso abbia mai sentito voce su questa discoteca, anzi mi viene da pensare che in realtà, col giro di affari che ha questa discoteca si sono pure comprati i controllori... tanto per rendere l'idea, la discoteca dall anno scorso ha aperto le piscine, due piscine olimpioniche, una coperta e una scoperta. due piscine olimpioniche non ce le ha nemmeno treviso sulle piscine comunali (città di 100000 persone). Io perché non posso scrivere una denuncia anonima del cavolo ma invece mi tocca andare a dire che sono io quello che passa per cattivo in questo caso?
Una volta denunciati, i proprietari della discoteca, devono sapere che è stato pikkia, altrimenti con chi se la prendono?:D
perchè con una denuncia anonima si tornerebbe ai tempi della gestapo......dato che, come si diceva in facoltà "anche la più onesta delle aziende ha degli errori nel bilancio" vi sarebbe una bella battaglia, per esempio, per eliminare i concorrenti sleali o leali che siano...
sicuramente, ma hai voglia a dire che è un "errore" l'esempio postato sopra...
su quello poco ma sicuro.....
ciò che mi domando è perchè, allora, le persone vorrebbero nascondersi dietro l'anonimato...
ciò che mi domando è perchè, allora, le persone vorrebbero nascondersi dietro l'anonimato...
cosi ti trovano dentro un fosso a 50 km da casa? no grazie che continuino ad evadere pure
purtroppo è un annoso problema..........
gli esposti anonimi vengono cmq ricevuti, ma elaborati a discrezione dei comandanti.............. pensar male? non posso dirlo......ma di schifo ne ho visto tanto........... già il fatto che sono i grandi capi a decidere chi controllare e chi no.......... e cosa controllare in particolare........... fa venire strani pensieri
purtroppo se fai un esposto nominativo la legge impone di dire a chi viene denunciato chi lo denuncia.......... è na cazzata, ma è così...........
gli esposti anonimi vengono cmq ricevuti, ma elaborati a discrezione dei comandanti.............. pensar male? non posso dirlo......ma di schifo ne ho visto tanto........... già il fatto che sono i grandi capi a decidere chi controllare e chi no.......... e cosa controllare in particolare........... fa venire strani pensieri
purtroppo se fai un esposto nominativo la legge impone di dire a chi viene denunciato chi lo denuncia.......... è na cazzata, ma è così...........
È comunque secondo me che ci sia la guerra alla concorrenza sleale mi sembra solo che giusto
più che darti la mia solidarietà non posso............ :)
All'appello mancano 4 miliardi. E' questa la somma che manca nelle casse dell'erario secondo la procura di Firenze che indaga su una maxi evasione fiscale di diversi imprenditori cinesi che lavorano nel nostro Paese. Secondo la procura 4 miliardi negli ultimi 5 anni hanno seguito la via della seta fino ad arrivare in Cina. Ovviamente senza lasciare traccia in Italia. Per gli imprenditori cinesi di Prato e provincia l'accusa è di maxi-riciclaggio. Secondo la procura i soldi che mancano nelle casse dello Stato sarebbero stati guadagnati nel nostro Paese da imprenditori cinesi grazie allo sfruttamento di manodopera in nero, alla contraffazione di marchi italiani e soprattutto grazie all'evasione fiscale. Del caso se n'è occupata Repubblica qualche giorno fa ricostruendo le transazioni che dall'Italia partivano per la Cina. Tutti piccoli versamenti da 1999 euro per evitare i controlli che automaticamente scattano per transazioni dai 2000 euro in su.
L'Imu cinese - Ma a vigilare su questo mare di denaro che viaggiava da ovest a est c'era anche la Banca d'Italia che ha ravvisato diversi flussi sospetti negli ultimi anni, soprattutto nel periodo che va dal 2006 al 2010. Da Prato sono partiti in un solo anno 430 milioni di euro. Gli indagati dalla procura di firenze sono 287, in maggioranza sono imprenditori cinesi. Considerando tutto il denaro che dall'Italia è andato a finire nelle banche di Pechino, il conto presentato dalla procura di Firenze fa paura: 4.501.198.227,58 miliardi di euro. Una somma che equivale al gettito dell'Imu sulla prima casa. In un momento in cui lo Stato ha difficoltà a trovare le risorse per mettere in moto la crescita e con fare invadente svuota le tasche degli italiani, 4 miliardi di euro recuperati dalla presunta evasione degli imprenditori cinesi di certo farebbero comodo. La lotta all'evasione va detto va fatta anche sul fronte interno. Ma considerando i bilanci perennemente in attivo delle aziende cinesi che operano sul nostro territorio, una maggiore attenzione su queste potrebbe arrestare l'illegale fuga di denaro che da Roma porta dritti dritti a Pechino.
L'Imu cinese - Ma a vigilare su questo mare di denaro che viaggiava da ovest a est c'era anche la Banca d'Italia che ha ravvisato diversi flussi sospetti negli ultimi anni, soprattutto nel periodo che va dal 2006 al 2010. Da Prato sono partiti in un solo anno 430 milioni di euro. Gli indagati dalla procura di firenze sono 287, in maggioranza sono imprenditori cinesi. Considerando tutto il denaro che dall'Italia è andato a finire nelle banche di Pechino, il conto presentato dalla procura di Firenze fa paura: 4.501.198.227,58 miliardi di euro. Una somma che equivale al gettito dell'Imu sulla prima casa. In un momento in cui lo Stato ha difficoltà a trovare le risorse per mettere in moto la crescita e con fare invadente svuota le tasche degli italiani, 4 miliardi di euro recuperati dalla presunta evasione degli imprenditori cinesi di certo farebbero comodo. La lotta all'evasione va detto va fatta anche sul fronte interno. Ma considerando i bilanci perennemente in attivo delle aziende cinesi che operano sul nostro territorio, una maggiore attenzione su queste potrebbe arrestare l'illegale fuga di denaro che da Roma porta dritti dritti a Pechino.
La procura di Milano addenta la mela di Apple, la multinazionale californiana dell’iPhone. L’attività della filiale italiana è infatti oggetto di una indagine penale che ipotizza il reato di dichiarazione dei redditi fraudolenta, al momento contestato a due manager dell’azienda, in concorso tra loro e con l’aggravante della continuazione nel tempo. Il nome dei due dirigenti, in attesa di ulteriori accertamenti, è al momento ancora riservato.
Gli importi sottratti al fisco italiano, stando ai primi accertamenti, sarebbero molto rilevanti. Se le ipotesi investigative trovassero conferma, Apple Italia avrebbe sottostimato di 206 milioni di euro circa l’imponibile fiscale del 2010 di oltre 853 milioni quello del periodo d’imposta 2011, sulla base di una falsa rappresentazione delle scritture contabili e avvalendosi di mezzi fraudolenti tesi a ostacolare l’accertamento.
In pratica, nei due anni contestati finora, Apple avrebbe nascosto al Fisco un miliardo e 60 milioni di euro di quelli che in gergo tributario si chiamano gli “elementi attivi” che concorrono al formazione dell’imponibile.
Stando all’accusa, i profitti realizzati in Italia da Apple venivano contabilizzati dalla società di diritto irlandese Apple Sales International, seguendo uno schema molto diffuso anche in altre multinazionali dell’hi-tech e di internet, Google in primis, grazie al quale questi gruppi riescono a pagare tasse risibili sui loro enormi profitti, approfittando di una serie di norme nella legislazione irlandese che, di recente, sono state messe sotto osservazione dall’Unione europea.
Gli importi sottratti al fisco italiano, stando ai primi accertamenti, sarebbero molto rilevanti. Se le ipotesi investigative trovassero conferma, Apple Italia avrebbe sottostimato di 206 milioni di euro circa l’imponibile fiscale del 2010 di oltre 853 milioni quello del periodo d’imposta 2011, sulla base di una falsa rappresentazione delle scritture contabili e avvalendosi di mezzi fraudolenti tesi a ostacolare l’accertamento.
In pratica, nei due anni contestati finora, Apple avrebbe nascosto al Fisco un miliardo e 60 milioni di euro di quelli che in gergo tributario si chiamano gli “elementi attivi” che concorrono al formazione dell’imponibile.
Stando all’accusa, i profitti realizzati in Italia da Apple venivano contabilizzati dalla società di diritto irlandese Apple Sales International, seguendo uno schema molto diffuso anche in altre multinazionali dell’hi-tech e di internet, Google in primis, grazie al quale questi gruppi riescono a pagare tasse risibili sui loro enormi profitti, approfittando di una serie di norme nella legislazione irlandese che, di recente, sono state messe sotto osservazione dall’Unione europea.