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Subject: »[Nazionale italiana]

2010-10-08 14:30:33
18, mi pare
2010-10-08 19:55:35
il giappone di zac batte l'argentina 1-0
2010-10-08 19:56:07
Quanto vinciamo contro l'irlanda ?
2010-10-08 22:28:05
lol l'angolo dell'irlanda...
2010-10-08 22:39:39
che squadraccia :D
2010-10-08 22:40:36
guardare la nazionale sta diventando solo un dovere.. giochiamo male ed in più devo sorbirmi il commento irritante di dossena e gentili (ho provato col mute..ma proprio non mi piace senza i suoni ambientali).
Uff...
2010-10-08 22:45:36
son veramente pessimi. Ma poi non sanno neanche le regole, sul mani di chiellini con palla carambolata a caso da petto a braccio dicevano fosse rigore (con grande sicumera circa la "volontarietà": ma rotfl...); su quello di de rossi, chiaramente saltato con braccio ad aumentare il volume, invece, niente fallo e niente volontarietà.

Più tante altre cose... tipo i complimenti continui a mauri che non si sapeva neanche se fosse in campo o meno.

In generale comunque la nazionale la limiterei, con un meccanismo tipo coppa davis organizzato in differenti serie.
2010-10-08 22:50:07
son veramente pessimi.

con dossena che continuava a dire che gli irlandesi erano cotti e ci mancava solo di buttarla dentro..mi sa che stavam guardando partite diverse anche perchè in quel momento toccavam pochi palloni e loro guadagnavano un corner dopo l'altro...
spero torni cerqueti a sto punto..

ma dossena non stava allenando in etiopia???
2010-10-08 22:51:11
ma dossena non stava allenando in etiopia???

ma manco la squadra dell'antardide gli farei allenare
2010-10-08 22:55:22
il 31 agosto ha fimato con la squadra etiope del Saint-George...che l'abbian già cacciato?

trovategli una sistemazione a quest'uomo!
e pure a gentili va
(edited)
2010-10-08 23:10:56
mi sono addormentato sul divano con mio figlio dopo 20 minuti...mi risveglio ed un tipo da di calcio alla bandierina (l'imbianchino che faceva la punta con me nella squadra del bar ste cose non gli riuscivano neanche provandole più volte)...ho preferito finire la "pennichella"...
2010-10-09 00:50:36
partita noiosa... e Prandelli non ha perso il vizio di fare i cambi troppo tardi
2010-10-09 06:37:42
Qualche rischio l'han corso anche ieri sera ma almeno non han preso gol.
In avanti manca clamorosamente qualche combinazione per arrivare al tiro da fuori.
Alla mezzora si era gia' capito che questi facevano le barricate per portare a casa lo 0-0 e non ho visto un tiro da fuori degno di sto nome, non esiste.
2010-10-11 21:11:03
FIRENZE — Sono 71 ma non le dimostra. E 71 è il contrario di 17. Tranquilli, nessuna voglia di dare i numeri ma è solo che domani sera a Marassi il nostro centrocampista di maggiore talento, quello che Marcello Lippi diceva che «parla con i piedi» e che in Spagna avevano soprannominato «Pirlo da Vinci», si, insomma, Andrea Pirlo che è una sorta di Von Karajan dei campi di calcio, sarà chiamato ad attraversare un piccolo-grande incrocio della sua storia azzurra. Alla presenza numero 71 con la maglia della nazionale (raggiunto Claudio Gentile) ritroverà infatti gli avversari contro cui esattamente 8 anni fa (12 ottobre 2002, quando si dice il destino) debuttò a Napoli da titolare. Allenatore era il Trap e la Serbia di oggi si chiamava ancora Jugoslavia. Finì in parità con i gol di Mijatovic e di Del Piero. Il Trap sistemò il 23enne talentino bresciano, maglia numero 10 nell’occasione, nel bel mezzo di un centrocampo con Tommasi e Gattuso ai fianchi e Doni, l’anatrone atalantino, come trequartista alle spalle di Pippo Inzaghi e Del Piero. Buona partita con richiamo in panchina quasi allo scadere per lasciare spazio ad Ambrosini. Di acqua ne è passata sotto i ponti in questi otto anni. E di
assist ai compagni e di chilometri percorsi. Andrea Pirlo non è più il ragazzino introverso che qualcuno credeva afflitto da mutismo ma, come sottolinea Rino Gattuso, suo sodale al Milan e nei lunghi anni di avventure comuni in azzurro, «ora è uno che gli spagnoli e i brasiliani ci invidiano perché con il pallone fa quello che vuole: purtroppo di giocatori alla Pirlo, cioè di talento, in Italia non ce ne sono più tanti». Andrea ora è grande e produce vini che, giusto come lui, invecchiando migliorano: occhio all’etichetta Pratum Coller, sono rossi e bianchi bresciani doc. Andrea, quello che non parla mai, ha pure due grandi amici nel calcio, entrambi romani de Roma: Alessandro Nesta a Milanello (i due dormono da anni nella stessa camera) e Daniele De Rossi in nazionale. Due anni fa, alla vigilia di un Roma-Milan, il giallorosso si presentò addirittura in motorino al ritiro rossonero per abbracciare il suo amico del cuore. Titolare per la prima volta in quella notte napoletana di 8 anni fa, Pirlo aveva esordito in nazionale poco più di un mese prima, il 7 settembre 2002 in un posto fuori dal mondo (Baku) e a un’ora fuori dal mondo (le 23, corrispondenti alle 20 italiane): Azerbaijan-Italia 0-2, un autogol e raddoppio del solito Del Piero. Trapattoni lo battezzò nel finale mandandolo in campo al posto di Inzaghi con indosso una inusuale maglia numero 17 che, per l’appunto, è il contrario di 71. Ma oggi che le regole internazionali lasciano più spazio alla fantasia individuale, il filosofo del nostro centrocampo va pazzo per il 21. Lo ha indossato tanto nei due Europei (2004 e 2008) quanto nei due Mondiali (2006 e 2010) che ha disputato e la prima volta in assoluto che glielo abbiamo notato sulle spalle è stato a Marassi, stesso stadio di domani, il 12 febbraio 2003, in occasione dell’amichevole tra Italia e Portogallo (1-0) che lui vide fisso dalla panchina. La prima volta da titolare con il suo numero prediletto risale invece alla gestione Lippi, 31 maggio 2006, Svizzera-Italia 1-1 a Ginevra in avvicinamento al Mondiale di Germania. Sandro Mazzola se la ricorda bene la tormentata vicenda del numero 21. Fu lui infatti a portare Andrea all’Inter (che nel 2001, peraltro, pensò bene di girarlo al Milan
in cambio di Guglielminpietro): «Andrea al Brescia aveva il 10, che però da noi era occupato da Ronaldo. E il 20 era di Recoba. Lui non si decideva a scegliere e io gli dissi: punta sul 21, a me ha portato fortuna. Ai miei tempi tutto il materiale, calzettoni, maglie da allenamento, tute e via dicendo era numerato e io nelle giovanili avevo il 21. Quando poi Herrera mi chiamò in prima squadra il caso volle che mi capitasse ancora il 21. Quando gli spiegai tutto questo Andrea mi disse: o.k., voglio il 21». E la storia continua.

Alberto Costa
2010-10-11 21:17:33
Presi i biglietti, domani sera si va al Ferraris a tifare Italia, evvai!
2010-10-11 22:41:03
Oltre il GRA c'è ancora vita...

Da La Stampa a firma di Marco Ansaldo (grazie di esistere e soprattutto resistere):

La storia di Totti che verrebbe convocato in Nazionale per accondiscendere al desiderio di Cassano di giocargli ancora una volta insieme ci sembra un altro straordinario esempio di questa Italia che ragiona con la pancia, al di sopra di qualsiasi regola che non sia un "format" televisivo alla De Filippi. Non ci avevamo creduto. Pensavamo a una "boutade" e ci avevano rassicurato le parole di Prandelli, un mese fa, dopo che Cassano aveva lanciato l’idea. Con una smorfia il ct aveva detto che se l’intento di Cassano doveva avere un seguito si pensasse a un match di beneficenza, in cui quei due potevano esibirsi insieme. Venerdì, a Belfast, Prandelli ha concluso invece che sarebbe «un bel segnale per i bambini, direbbe loro che nel calcio esiste l’amicizia». Di fatto ha avallato il progetto che potrebbe svilupparsi l’anno prossimo più che per l’amichevole di novembre contro la Romania. Non ci pare una cosa seria. Punto primo: se Totti (58 presenze e 9 gol in Nazionale) merita una celebrazione, cosa si sarebbe dovuto fare per Paolo Maldini, per Cannavaro e poi per Nesta, Gattuso, Del Piero? Come dimostrano i numeri è tutta gente che alla Nazionale ha dato almeno quanto il capitano della Roma, che in maglia azzurra è stato un protagonista più marginale che nel suo club, vivendo anche episodi poco educativi e che danneggiarono la squadra. Punto secondo: certi riguardi toccano solo a Cassano e, se passa questa linea, quante altre convocazioni ad honorem sopporteremo? La Figc stamperà un modulo apposito sul quale ogni giocatore apporrà il nome di un compagno con cui vorrebbe dividere ancora l’emozione di una partita in Nazionale, con lo slogan «Abbraccia un azzurro»? Punto terzo: per spiegare ai bambini che nel calcio esiste l’amicizia perché Cassano non organizza per il suo grande amico una festicciola come si fa tra i bancari e si fa riprendere mentre brindano insieme? La Nazionale è ancora una cosa seria. Se Totti ci torna, dopo averla abbandonata, deve essere perché Prandelli lo ritiene migliore di quelli che convocherebbe e non per una partita sola. Farne un clone di «Carramba che sorpresa» è davvero una concessione ipocrita.